Monthly Archives: Giugno 2016

Omicidi in calo, si uccide sempre meno e sempre meno al Sud

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Di Mattia Di Gennaro

In barba ai sociologi, criminologi e gomorrologici, il tasso di omicidi nel Mezzogiorno diminuisce ogni anno di più, quasi a rappresentare l’inizio della fine dei fenomeni di criminalità organizzata, che non neghiamo ancora esista e, soprattutto, che vada combattuta strappandogli risorse territoriali, economiche e umane. ‪#‎MO‬ però sappiamo che la strada intrapresa da tante associazioni e movimenti antimafia – come R-Esistenza Anticamorra e Pedagogia della R-Esistenza o le associazioni in Calabria e nei quartieri Sanità di Napoli – da noi sempre seguite con attenzione è quella giusta.

Questo quanto riportato dal sito LaVoce.info, nell’articolo del Prof. Marzio Bargagli dell’Università di Bologna.

“Nel 2015, il numero di omicidi commessi nel nostro paese è diminuito ancora, passando dai 475 dell’anno precedente a 468. E d’altra parte è dal 1992, ovvero da ventitré anni, che il tasso di questo reato ha conosciuto una continua e apparentemente inarrestabile flessione, arrivando ora a 0,80 per 100mila abitanti (figura 1).
Il calo ha riguardato tutte le forme di omicidio: di criminalità organizzata, legato a furti e rapine, commesso per liti, risse e futili motivi o per passioni e conflitti fra familiari. Così oggi l’Italia ha il tasso più basso di questo reato della sua storia recente e passata (figura 1). Il più basso dell’ultimo secolo e mezzo, perché, subito dopo l’Unità, era di 6,8 per 100mila abitanti, otto volte e mezzo maggiore di quello attuale. E a ben vedere anche il più basso degli ultimi sei secoli, perché nella prima metà del Quattrocento era di 62 per 100mila abitanti, secondo una stima fatta da storici seri e rigorosi in base a una buona documentazione.

“Il tasso di omicidi nell’ultimo quarto di secolo è diminuito in tutte le regioni italiane, salvo che nel Molise dove è sempre stato particolarmente basso (tabella 1). La flessione è stata molto forte anche nelle regioni settentrionali più avanzate – in Piemonte, in Lombardia, in Liguria, nel Veneto, in Emilia Romagna – dove si è ridotto di due terzi. Ma ancora più forte è stata la riduzione in quelle meridionali. In Campania, oggi, il tasso di omicidi è quasi un quarto rispetto al 1991, in Calabria un settimo, in Sicilia addirittura un decimo. Il divario fra il Sud e il Nord è dunque diminuito, in modo considerevole. Se nel 1991 nel Mezzogiorno ci si uccideva 5,4 volte più che nel Settentrione, oggi lo si fa 2,2 volte di più (figura 2).
La letteratura scientifica internazionale è sostanzialmente d’accordo nell’attribuire diminuzioni così forti della violenza omicida all’affermazione dello Stato, della sua capacità di detenere il monopolio della violenza legale, della sua legittimità e all’interiorizzazione, da parte dei cittadini, dell’imperativo che non ci si può fare giustizia da soli. Questa ipotesi può aiutarci a capire cosa è successo, e sta succedendo, nel nostro paese”.

Abusi su minori e razzismo lombrosiano: abusi al nord, “cultura” al sud

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di Lorenzo Piccolo

“Al meridione l’incesto è cultura”, ed ancora “Campania, dove l’incesto è normalità”: sono solo alcuni dei messaggi e dei titoli, testuali, che giornali e testate giornalistiche nazionali stanno trasmettendo all’opinione pubblica, nelle ultime settimane, in seguito alle indagini sul gravissimo caso di Fortuna Loffredo, la bambina uccisa perché non voleva cedere all’ennesimo abuso. Si è arrivati persino all’assurdo di far passare Caivano, luogo del tragico evento, per un quartiere di Napoli, pur di speculare contro i meridionali e le loro istanze di rivalsa durante la recente tornata amministrativa.

Il caso è tornato agli “onori della cronaca”, con i soliti toni velatamente o apertamente antimeridionali, in seguito alla pubblicazione dei risultati del primo studio sull’incesto condotto dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Campania, Cesare Romano, relativo agli abusi intrafamiliari subiti dai minori in Campania.

Tuttavia se banalmente ci si limita a leggere tale studio, risulta che i casi accertati in Campania sono almeno 200, e la domanda che ci poniamo è: premesso l’ovvio, ovvero che anche un singolo episodio sarebbe inaccettabile, 200 casi su una popolazione di 5 milioni di persone rappresenta una base statistica sufficiente per far passare messaggi del genere, ovvero che nella nostra regione l’incesto è normalità, che fa parte addirittura dell’intera cultura meridionale? Evidentemente no, si tratta di estensioni su base razzista della colpa infame di singoli ad una intera popolazione e cultura degne del peggior Lombroso.

Tanto per fare un parallelo per ordini di grandezza, ricordiamo che in base a dati della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul traffico di rifiuti illeciti, nella sola Lombardia sono stati rinvenuti ben 3.970 siti di sversamenti illegali, più di tutti quelli delle regioni meridionali messe assieme (3.392), Sicilia e Sardegna comprese.  Posto che buona parte degli sversamenti illegali nelle nostre regioni è di provenienza settentrionale, si sono mai letti titoli relativi al fatto che in Lombardia condannare ad un tumore il proprio vicino di casa, seppellendogli dietro casa gli scarti della propria fabbrichetta, corrisponde a normalità? Si è mai vista sui nostri media l’estensione dei singoli a comportamento generalizzato e cronico della popolazione, quando si tratta di latitudini settentrionali? Ad essere onesti non si è mai parlato granchè neanche dei reati in sé, se rapportati al clamore mediatico riservato alla cosiddetta terra dei fuochi, ed è questa disparità di trattamento, ai limiti del razzismo ed oltre, tra nord e sud dello stivale che denunciamo apertamente.

E ritornando al tema di cui prima, vorremmo sommessamente ricordare il dossier pubblicato da Telefono Azzurro in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia, relativo ad oltre seimila casi registrati dalle linee di ascolto dell’associazione in difesa dei bambini tra il primo gennaio 2008 e il 15 marzo 2010. Ebbene, in merito alla distribuzione geografica di tali orrendi crimini precisa il presidente Ernesto Caffo ebbe a precisare che “Lazio,Lombardia e Veneto sono le regioni che si guadagnano la maglia nera della classifica, con il 30% delle segnalazioni provenienti dai territori di appartenenza”. Come a dire che, oltre ad essere affetti da un evidente tasso di pregiudizi antimeridionali, i commentatori e i giornalisti di cui sopra non sanno neanche fare correttamente il proprio mestiere, ovvero documentarsi, approfondire e riportare correttamente le notizie ed il quadro generale in cui andrebbero inserite.

Facci, ma quale schifo? MO ti racconto io chi sono i napoletani!

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di Mattia Di Gennaro

“A meno di pensare i napoletani come un popolo incapace di intendere e di volere (la tentazione c’è) l’unico modo di non offenderli è concludere che hanno il sindaco che meritano” – Filippo Facci su riconferma de Magistris a sindaco di Napoli

 “Napoli fa schifo, in tutta Europa non esiste una città del genere, lo pensiamo anche noi, e quello della spazzatura è un problema storico-culturale che nel tardo 2015 salta ancora agli occhi. E al naso” – Filippo Facci su Napoli

Era il settembre del 1943. A Napoli imperversava la Seconda Guerra Mondiale. Mentre tedeschi e Alleati si contendevano la città a suon di bombe e mitragliatrici, ovunque regnava sovrana fame, morte e miseria.

Un giorno di fine estate il colonnello Scholl, luogotenente del Führer a Napoli, per stanare i partigiani napoletani e le altre “forze alleate” intente a preparare l’insurrezione armata contro i nazisti, fece affiggere in città e in provincia un manifesto, il cui testo è riprodotto nell’immagine di seguito.

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Per figurarvi la drammaticità del contesto, pensate che, solo qualche ora prima, decine di migliaia di famiglie napoletane furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per l’istituzione di una zona militare di sicurezza lungo la fascia costiera a cui si aggiungevano le centinaia di migliaia di sventurati che da mesi non riuscivano a mettere insieme che qualche patata e un sorso d’acqua come pasto della giornata. Immaginate, dunque, quanti poveri diavoli affamati, atterriti, disperati avrebbero improvvisamente potuto trovare il modo di sfamare loro stessi e i loro cari, grazie a una “cantata” ai nazisti.

Come racconta lo storico Aldo de Jaco “Quel <<L. 1.000 e viveri>> era stampato a parte, a grossi caratteri, al centro del foglio, quasi a rendere più evidente il ricatto alla fame e alla miseria. Ma fu un ricatto inutile.

Il manifesto passò sotto gli occhi di tutti i napoletani, decine di migliaia dei quali sapevano qualcosa a proposito di militari stranieri; se l’uomo da nascondere non era proprio a casa loro, infatti, era a casa del vicino e s’era collaborato tutti a sostentarlo; comunque si sapeva – anche se nessuno parlava – che in quel fondo o su quel loggiato aspettava nascosto <<uno degli alleati>>.

E nessuno fu tradito; nessun napoletano prese la via del Corso per portare le informazioni richieste”.

Nessun napoletano, nessuno, cedette alle lusinghe delle truppe del Reich, nessun napoletano, nessuno, svendette la propria dignità ai tedeschi in cambio di pane e acqua. Anzi, col sangue negli occhi e il fuoco nel cuore questo popolo straordinario insorse – prima grande città in Europa – il 28 settembre del’43 liberandosi dopo quattro giornate di eroica battaglia dal giogo nazista, senza che l’esercito Alleato in forze fosse intervenuto.

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Perciò, quando il signor Filippo Facci vuole parlare della mia gente faccia attenzione e sciacqui bocca e penna con l’acido muriatico. Dopotutto, cosa ci potevamo aspettare mai da un polemista navigato che nella vita non ha saputo fare di meglio che collezionare querele per diffamazione? Che conoscesse la Storia?

A Leno (BS) soda caustica e scorie di amianto sotterrati vicino alle abitazioni, falda a rischio

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di Massimo Mastruzzo

“L’immunità” che ancora oggi rende impuniti gli attori della vicenda Caffaro a Brescia continua a fare scuola, ed allora nel già martoriato territorio lombardo alcuni industriali, che per usare un eufemismo chiamerò criminali, continuano impunemente ad avvelenare i cittadini di Brescia e provincia.

È di oggi 21 giugno 2016  la scoperta dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico e dei tecnici Arpa di una maxi discarica abusiva a Porzano di Leno, frazione del comune di Leno in provincia di Brescia.

Un’azienda, la Alnor Alluminio fallita nel 2014, lo stabilimento, finito all’asta nel 2015,  comprato dalla friulana Aps Extrusion – quest’ultima estranea all’inquinamento – sembra si sia (le indagini sono in corso) liberata in modo totalmente illecito di scorie altamente pericolose, contenenti soda caustica ma anche amianto, sotterrandole dietro lo stabilimento, a pochissima distanza dalla prima falda e vicino alle abitazioni.

Una dettagliata segnalazione giunta agli investigatori ha indotto gli stessi, il 14 giugno a recarsi allo stabilimento, ed così che i carabinieri del Noe ed i tecnici Arpa, trovando la totale collaborazione dei vertici dell’Aps Extrusion, e con l’ausilio di un piccolo escavatore messo a disposizione dall’amministrazione locale, hanno scoperto sul retro dello stabilimento, a pochi metri di profondità, diversi sacchi contenenti una polvere di idrossido di sodio (soda caustica) probabilmente residui delle vasche di pulitura dei manufatti prodotti in passato dalla Alnor Alluminio, che anziché essere portati in una discarica specializzata qualche industriale criminale a trovato più “vantaggioso” smaltirli sotto qualche metro di terra.

La soda caustica ( quella che si usa per sturare i lavandini) è altamente solubile ed essendo stata sotterrata a pochissima distanza dalla prima falda, potrebbe portare seri problemi a chi possiede pozzi artesiani privati ( in zona ci sono diverse abitazioni). Per fortuna l’acquedotto comunale sembra non corra rischi visto che  il pozzo di pescaggio si trova in un’altra zona  e  ad una profondità maggiore.

I cittadini non dovrebbero però misurare in distanza e profondità i rischi per la loro salute, eppure istituzione e politici, che sono responsabili della tutela del territorio, sembrano più preoccupati a difendere il buon nome del territorio evidenziando disappunto quando la provincia bresciana viene ribattezzata come Terra dei fuochi del nord, tutelando più il buon nome dell’imprenditoria locale che la salute dei cittadini. Eppure è cosa nota che anche da questi territori sono partiti gli inquinanti che hanno resa famosa la ben più tristemente nota Terra dei Fuochi campana, residui della stessa Caffaro di Brescia furono ritrovati nel lontano sud, come se alimentare un pregiudizio verso l’altrui inquinamento rendesse meno visibile quello in casa propria.

Ma scoperta la pentola, scoperto l’inganno e con la conseguente presa di coscienza dei cittadini bresciani che stanno comprendendo che gli “altri” cittadini residenti un poco più a sud sono a loro volta vittime di criminali (passatemi ancora un’ultima volta l’eufemismo) si è arrivati il 10 aprile ad una manifestazione, organizzata da BASTA VELENI, che racchiude decine di sigle dell’ambientalismo bresciano, a portare in strada a Brescia circa 12 mila persone provenienti da tutta la provincia ma anche con rappresentanze arrivate da Firenze e da Acerra.

Nel Bresciano gli assassini (avevo detto che non avrei più usato un eufemismo) hanno prodotto 148 discariche che contengono 55 milioni di metri cubi di scorie. E l’Arpa ha stimato che solo nel sito inquinato Caffaro siano stati dispersi 500 chili di diossine. E da sotto la fabbrica, nei fossi, finiscono ancora 478 chili di veleni l’anno (cromo, mercurio, solventi clorurati).

Eppure anche questa volta individuare i responsabili non sarà facile, ed una volta individuati rimarrà il problema di dove reperire i soldi per le bonifiche visto che come al solito i profitti privati risultano sempre indisponibili. Quello che, come sempre, resta sono i danni ai cittadini ed all’ambiente pubblico. Come sempre.

Frecciarossa: la metropolitana di una parte d’Italia

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“Lo avevamo detto e lo abbiamo fatto: oggi è il giorno del Freccia Rossa: Da Milano a Lecce in otto ore. Prendete in massa questo Treno e otterremo che venga fatto viaggiare ogni giorno e non solo dal venerdì al sabato”. E’ questo il commento del governatore della Puglia Michele Emiliano sulla notizia del frecciarossa da Milano a Lecce in “sole” 8 ore.

Analizziamo in modo semplice la questione: la linea ad alta velocità, che consente di raggiungere i 300 km/h, è operativa sino a Bologna, poiché in tutta la parte adriatica (quindi compresa la Puglia con le stazioni di Bari e Lecce), i treni hanno l’obbligo di restare sotto i 200 km/h: quasi la velocità di un frecciabianca. E allora dov’è la notizia sensazionale? Perché dovremmo esultare per un treno che impiega un’ora in meno rispetto a quelli già esistenti e con i costi del biglietto raddoppiati?

E’ chiaro che il problema al Sud non è il tipo di treno ma sono le infrastrutture: le nostre stazioni, ovviamente non attrezzate, non hanno proprio i binari adatti ad accogliere un treno che viaggi ad una velocità che consenta di DIMEZZARE le distanze. Chi lo dirà ad Emiliano?

Siamo stanchi dei contentini, siamo stanchi di dover continuare a pagare questa “malaunità”, siamo stanchi di essere presi in giro: abbiamo diritto di avere gli stessi servizi del centro-nord. Non staremo più a guardare, MO! basta.

Rosarno, come tutto il Sud, abbandonato dallo Stato

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Di Massimo Mastruzzo

Sono cresciuto a pochi chilometri da Rosarno ne conosco vizi e virtù, ed una cosa mi sento di dirla, i Rosarnesi, come la maggior parte dei cittadini del Sud, non sono razzisti.

Ed allora perché a distanza di 6 anni si ripetono avvenimenti che portano alla morte di vite umane ed agli inesorabili teatrini dove la scarsità di nutrienti delle capacità intellettuali non favoriscono un’analisi seria ed inducono altresì alle classiche, se non che banali, prese di posizione pro o contro immigrati?

Perché in quelle numerose baraccopoli, tendopoli, fabbriche abbandonate dove vengono stimate circa 2.500 presenze di bracciati stranieri, termini come: DIGNITÀ, DISPERAZIONE, DEGRADO, SFRUTTAMENTO, GHETTO, FATISCENZA, MISERIA, si impregnano dell’esistenza di questi condannati alla sopravvivenza, che sovente non hanno più nulla da perdere se non la loro stessa vita, rendendoli “brutti” ai loro stessi occhi, ma soprattutto agli occhi di chi li guarda. Tutto ciò che ci appare brutto non ci piace ed istintivamente non lo accettiamo, ed allora cos’è che ha indotto comunque un territorio, che già di suo tanto bello non appariva, alla forzata accettazione di questa manodopera a costo quasi zero?

Bisogna fare un breve passo indietro e senza avventurarsi in dettagliate analisi economiche, tornare al valore dell’agrume calabro negli anni ’70/2000, quando gli unici stranieri che si incontravano erano i marocchini venuti in Italia negli anni ’70, per lo più venditori ambulanti di tappeti e altri prodotti artigianali. In quegli anni il prezzo pagato ai produttori per un Kg di arance si aggirava intorno alle 300/400 lire, una importante fonte di reddito per un territorio dove la perenne assenza dello Stato non ha mai offerto nessun’altra alternativa alla nostrana emigrazione, il compenso dato ad un bracciante per una giornata di lavoro era di circa 50 mila lire, io stesso, come altri ragazzi allora studenti, andavo, durante le vacanze natalizie, a raccogliere le arance per racimolare qualche lira da spendere sotto le feste. L’avvento della globalizzazione, l’apertura delle frontiere l’abbattimento dei dazi per le importazioni, ma soprattutto il proseguo di quell’assenza dello Stato che ha continuato a non offrire alternative, ha portato progressivamente all’abbattimento del prezzo delle arance ed al conseguente margine di un giusto guadagno del produttore che permetta una, seppur modesta, giusta paga.

Qui entrano in gioco i disperati, gli immigrati che tolgono ai disoccupati locali l’ultimo dubbio sull’ unica scelta che questo Stato continua ad offrire: fare a loro volta gli emigranti, visto che i Briganti li ha già sterminati con l’unità di questa malnata nazione; i nuovi braccianti stranieri ridanno ai produttori quel minino margine di guadagno che gli eviti la scelta di abbandonare completamente gli aranceti.

Eppure dalla Comunità Europea accordi per compensare l’arrivo sul mercato comunitario di prodotti agroalimentari stranieri con il conseguente abbattimento dei prezzi di quelli locali si sono fatti, cos’è che non funzionato?

In Italia è abbastanza semplice spiegarlo, sostanzialmente questi accordi prevedono scambi commerciali, quindi si fanno accordi con il Marocco e la Tunisia per l’importazione di agrumi ed olio di oliva ed in cambio si esportano mezzi e macchinari industriali Made in Italy… dov’è l’inghippo? Pensate ai territori dove in Italia si producono le merci usate per questi accordi di scambi commerciali ed avrete le risposte.

Renderci conto del voluto fallimento nel sud della politica nazionale è il primo passo per ridare i nutrienti necessari alle nostre capacità intellettuali ed evitare di prendere posizioni a favore del povero carabiniere che svolge il suo lavoro alle dipendenze di uno Stato inesistente in questi territori martoriati o del povero migrante che non ha certo scelto di condurre un’esistenza che toglie ogni dignità di essere umano, essendo entrambi vittime di una male maggiore. Prendere coscienza del voluto fallimento di questo Stato non è un esercizio così arduo, e senza ancora una volta andare ad infilarsi in analisi su verità storiche oramai alla portata di tutti, si può osservare come questa nazione fin dalla sua nascita abbia favorito, per ovvia genitorialità, uno sviluppo economico non equo, scegliendo (in)coscientemente di far progredire una parte, il nord, del suo territorio a discapito di un’altra, il sud.

Farlo non è stato complicato è bastato che in poco di 150 anni diversificasse in modo oculato gli investimenti pubblici operando in tutto il sud per sottrazione verso quelle infrastrutture indispensabili allo sviluppo di un territorio, ed così che il mezzogiorno oggi ha: meno strade ed autostrade, meno ferrovie e aeroporti, meno scuole ed università, meno ospedali …

MO! Lo sai che carabiniere e immigrato sono vittime, al pari di tutto il sud, MO! Fai la tua scelta.

R-esistenze Meridionali

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Scampia e UniCal.
Napoli e Rende.
Campania e Calabria.
Due regioni in apnea, oppresse da camorra e ‘ndrangheta che si uniscono sotto un’unica bandiera.
Ed è vero che si sente aria di cambiamento, un’aria buona, pulita, onesta.
Perché? Com’è possibile che Scampia, descritta da Gomorra come luogo di camorra irrecuperabile e Cosenza, etichettata (come tutta la Calabria) luogo di ‘ndrangheta, possano opporre resistenza? Dove trovano questa forza?

Crediamo sia giusto chiamare in causa Ciro Corona e Giancarlo Costabile, due anime del nostro Sud che non si arrendono, che non hanno paura, che devono essere sostenute. Il loro impegno è linfa vitale, è una boccata di ossigeno per la nostra terra.
Dall’unione dei due progetti R-Esistenza Anticamorra Scampia e Pedagogia della R-Esistenza Università della Calabria è nato un qualcosa di unico nel suo genere, qualcosa che dà speranza a giovani e meno giovani, qualcosa che invita a restare, a lottare per la libertà.

R-esistenze Meridionali è l’unione di un popolo che non ha più intenzione di piegarsi al volere della mafia e noi sosterremo il progetto, con l’umiltà dei nostri mezzi e delle nostre forze, con l’apporto umano che può dare solo chi ci crede ancora in un futuro migliore. E allora crediaMOci, lottiaMO, uniaMOci.

Riprendiamo il motto dei nostri amici Briganti: uniti vincimu, spartuti carimu!

MO! Unione Mediterranea sostiene la campagna ALL IN

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Il Movimento politico meridionalista, MO! Unione Mediterranea, annuncia la sua adesione ed il suo sostegno alla campagna “ALL IN”, la legge di iniziativa popolare (LIP) con cui si vuole eliminare la disparità di trattamento e quindi la disuguaglianza di fondi erogati alle Regioni in materia di diritto allo studio universitario.

Da anni ci battiamo affinché i nostri studenti possano essere liberi di scegliere cosa e dove studiare e non di dover imboccare la via (obbligata) dell’emigrazione a causa di una politica dell’istruzione che considera le nostre università di serie B rispetto ad altre, facendo sì che queste ricevano meno fondi e che quindi sia più conveniente studiare a Torino o Milano che a Lecce o Catania. Il nostro impegno sarà attivo: organizzeremo con i gli studenti di “LINK – Coordinamento Universitario” degli incontri per spiegare meglio i contenuti della legge e soprattutto per raccogliere le firme necessarie alla sua presentazione.

Intraprendiamo questa nuova battaglia con la consapevolezza che il destino della nostra terra potrà essere risollevato dai nostri ragazzi, che si distinguono nel mondo per le loro capacità e per far sì che l’emigrazione diventi mobilità, in cui la scelta di partire sia appunto una scelta e non un obbligo dettato da scelte politiche scellerate.

 

Lo stato di abbandono e lo Stato che abbandona

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In questi giorni ne abbiamo sentite di tutti i tipi sulla triste vicenda del ragazzo di colore ucciso da un carabiniere, pare per legittima difesa.
Ci discostiamo dal tipico teatrino all’italiana, composto da opportunisti, sciacalli, leoni da tastiera e tanto altro, tutti pronti a voler mandare via gli immigrati o a puntare il dito contro il carabiniere perché ci vorrebbe più accoglienza.

Noi vi proponiamo un’analisi diversa. Sono passati ormai 6 anni dalla rivolta di Rosarno ma non sono finiti gli incidenti e la convivenza con la popolazione locale continua ad essere incandescente.
Non ci sono vittime o colpevoli, i migranti vivono in condizioni disumane: sottopagati lavorano i nostri campi e molto spesso sono costretti a spostarsi in bicicletta, di notte, tra i vari paesini della Piana di Gioia Tauro (che non si distingue per le strade sicure ed illuminate), il tutto per garantirsi un pezzo di pane per la sera con il rischio di essere investiti innumerevoli volte.
Le forze dell’ordine non solo operano in una zona difficile della Calabria, ma senza mezzi e risorse adeguate sono costretti a fare il possibile per garantire la convivenza tra tutti, rischiando la vita tra ‘ndrangheta e liti tra migranti e popolazione locale.

E’ una guerra tra poveri, senza vincitori né vinti. Una cosa è certa: il fallimento dello Stato e dei nostri politici che continuano ad abbandonarci, quasi come se volessero che tutto resti in bilico, quasi come se non aspettino altro che la situazione degeneri.
Non ci bastano più le visite alle tendopoli, gli elogi alle forze dell’ordine, le passerelle: quando capiremo che sono loro i complici di questa triste situazione?

MO! sui risultati delle elezioni amministrative a Napoli

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MO! Unione Mediterranea esprime grande soddisfazione per la netta affermazione del candidato sindaco Luigi de Magistris e della coalizione che lo sostiene: successo ampio che lo accompagna al ballottaggio del 19 giugno con un distacco di diciotto punti percentuali sul candidato del centro-destra Lettieri.

Ci impegneremo perché al ballottaggio vinca la parte migliore della città, quella che non abbassa la testa davanti ai diktat arroganti del Governo, quella che ripudia i partiti nazionali i quali, tutti, non battono ciglio davanti al razzismo e alla discriminazione che la città subisce.

Siamo certi che anche grazie al nostro aiuto vincerà Napoli onesta, quella leale con i Napoletani stessi, che crede e si impegna per il miglioramento costante, che guarda con saggezza politica ad un progetto di autonomia e che vuole prendersi cura della propria identità culturale.

Nell’ambito della coalizione, MO! Unione Mediterranea non ha raggiunto una quota di voti sufficiente a far eleggere almeno un consigliere comunale. Questo naturalmente dispiace fortemente, ma non fa arretrare di un passo nell’impegno per il riscatto del Sud. Il lavoro infaticabile svolto dai candidati e dagli attivisti di MO! Unione Mediterranea durante la campagna elettorale, è un patrimonio prezioso di contatti e passione, che sarà valorizzato nel prosieguo del lavoro. Presto sarà avviato un processo di maggiore radicamento nel territorio, per essere partecipi delle lotte per i diritti di quanti pagano in prima persona le iniquità di un sistema politico che promuove un’Italia a due velocità.

Grazie a tutti coloro che hanno dato fiducia alla lista: questo consenso troverà corrispondenza anzitutto nell’impegno al fianco di de Magistris nella campagna che precede il ballottaggio e poi, continuativamente, nella piena disponibilità a collaborare con la nuova amministrazione, soprattutto per quella parte di programma da noi proposta (Napoli Autonoma, scontrino parlante, sportello difendo la città) che il sindaco ha deciso di fare propria.

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