Abusi su minori e razzismo lombrosiano: abusi al nord, “cultura” al sud

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di Lorenzo Piccolo

“Al meridione l’incesto è cultura”, ed ancora “Campania, dove l’incesto è normalità”: sono solo alcuni dei messaggi e dei titoli, testuali, che giornali e testate giornalistiche nazionali stanno trasmettendo all’opinione pubblica, nelle ultime settimane, in seguito alle indagini sul gravissimo caso di Fortuna Loffredo, la bambina uccisa perché non voleva cedere all’ennesimo abuso. Si è arrivati persino all’assurdo di far passare Caivano, luogo del tragico evento, per un quartiere di Napoli, pur di speculare contro i meridionali e le loro istanze di rivalsa durante la recente tornata amministrativa.

Il caso è tornato agli “onori della cronaca”, con i soliti toni velatamente o apertamente antimeridionali, in seguito alla pubblicazione dei risultati del primo studio sull’incesto condotto dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Campania, Cesare Romano, relativo agli abusi intrafamiliari subiti dai minori in Campania.

Tuttavia se banalmente ci si limita a leggere tale studio, risulta che i casi accertati in Campania sono almeno 200, e la domanda che ci poniamo è: premesso l’ovvio, ovvero che anche un singolo episodio sarebbe inaccettabile, 200 casi su una popolazione di 5 milioni di persone rappresenta una base statistica sufficiente per far passare messaggi del genere, ovvero che nella nostra regione l’incesto è normalità, che fa parte addirittura dell’intera cultura meridionale? Evidentemente no, si tratta di estensioni su base razzista della colpa infame di singoli ad una intera popolazione e cultura degne del peggior Lombroso.

Tanto per fare un parallelo per ordini di grandezza, ricordiamo che in base a dati della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul traffico di rifiuti illeciti, nella sola Lombardia sono stati rinvenuti ben 3.970 siti di sversamenti illegali, più di tutti quelli delle regioni meridionali messe assieme (3.392), Sicilia e Sardegna comprese.  Posto che buona parte degli sversamenti illegali nelle nostre regioni è di provenienza settentrionale, si sono mai letti titoli relativi al fatto che in Lombardia condannare ad un tumore il proprio vicino di casa, seppellendogli dietro casa gli scarti della propria fabbrichetta, corrisponde a normalità? Si è mai vista sui nostri media l’estensione dei singoli a comportamento generalizzato e cronico della popolazione, quando si tratta di latitudini settentrionali? Ad essere onesti non si è mai parlato granchè neanche dei reati in sé, se rapportati al clamore mediatico riservato alla cosiddetta terra dei fuochi, ed è questa disparità di trattamento, ai limiti del razzismo ed oltre, tra nord e sud dello stivale che denunciamo apertamente.

E ritornando al tema di cui prima, vorremmo sommessamente ricordare il dossier pubblicato da Telefono Azzurro in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia, relativo ad oltre seimila casi registrati dalle linee di ascolto dell’associazione in difesa dei bambini tra il primo gennaio 2008 e il 15 marzo 2010. Ebbene, in merito alla distribuzione geografica di tali orrendi crimini precisa il presidente Ernesto Caffo ebbe a precisare che “Lazio,Lombardia e Veneto sono le regioni che si guadagnano la maglia nera della classifica, con il 30% delle segnalazioni provenienti dai territori di appartenenza”. Come a dire che, oltre ad essere affetti da un evidente tasso di pregiudizi antimeridionali, i commentatori e i giornalisti di cui sopra non sanno neanche fare correttamente il proprio mestiere, ovvero documentarsi, approfondire e riportare correttamente le notizie ed il quadro generale in cui andrebbero inserite.

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