Monthly Archives: Giugno 2016

Abusi su minori e razzismo lombrosiano: abusi al nord, “cultura” al sud

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di Lorenzo Piccolo

“Al meridione l’incesto è cultura”, ed ancora “Campania, dove l’incesto è normalità”: sono solo alcuni dei messaggi e dei titoli, testuali, che giornali e testate giornalistiche nazionali stanno trasmettendo all’opinione pubblica, nelle ultime settimane, in seguito alle indagini sul gravissimo caso di Fortuna Loffredo, la bambina uccisa perché non voleva cedere all’ennesimo abuso. Si è arrivati persino all’assurdo di far passare Caivano, luogo del tragico evento, per un quartiere di Napoli, pur di speculare contro i meridionali e le loro istanze di rivalsa durante la recente tornata amministrativa.

Il caso è tornato agli “onori della cronaca”, con i soliti toni velatamente o apertamente antimeridionali, in seguito alla pubblicazione dei risultati del primo studio sull’incesto condotto dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Campania, Cesare Romano, relativo agli abusi intrafamiliari subiti dai minori in Campania.

Tuttavia se banalmente ci si limita a leggere tale studio, risulta che i casi accertati in Campania sono almeno 200, e la domanda che ci poniamo è: premesso l’ovvio, ovvero che anche un singolo episodio sarebbe inaccettabile, 200 casi su una popolazione di 5 milioni di persone rappresenta una base statistica sufficiente per far passare messaggi del genere, ovvero che nella nostra regione l’incesto è normalità, che fa parte addirittura dell’intera cultura meridionale? Evidentemente no, si tratta di estensioni su base razzista della colpa infame di singoli ad una intera popolazione e cultura degne del peggior Lombroso.

Tanto per fare un parallelo per ordini di grandezza, ricordiamo che in base a dati della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul traffico di rifiuti illeciti, nella sola Lombardia sono stati rinvenuti ben 3.970 siti di sversamenti illegali, più di tutti quelli delle regioni meridionali messe assieme (3.392), Sicilia e Sardegna comprese.  Posto che buona parte degli sversamenti illegali nelle nostre regioni è di provenienza settentrionale, si sono mai letti titoli relativi al fatto che in Lombardia condannare ad un tumore il proprio vicino di casa, seppellendogli dietro casa gli scarti della propria fabbrichetta, corrisponde a normalità? Si è mai vista sui nostri media l’estensione dei singoli a comportamento generalizzato e cronico della popolazione, quando si tratta di latitudini settentrionali? Ad essere onesti non si è mai parlato granchè neanche dei reati in sé, se rapportati al clamore mediatico riservato alla cosiddetta terra dei fuochi, ed è questa disparità di trattamento, ai limiti del razzismo ed oltre, tra nord e sud dello stivale che denunciamo apertamente.

E ritornando al tema di cui prima, vorremmo sommessamente ricordare il dossier pubblicato da Telefono Azzurro in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia, relativo ad oltre seimila casi registrati dalle linee di ascolto dell’associazione in difesa dei bambini tra il primo gennaio 2008 e il 15 marzo 2010. Ebbene, in merito alla distribuzione geografica di tali orrendi crimini precisa il presidente Ernesto Caffo ebbe a precisare che “Lazio,Lombardia e Veneto sono le regioni che si guadagnano la maglia nera della classifica, con il 30% delle segnalazioni provenienti dai territori di appartenenza”. Come a dire che, oltre ad essere affetti da un evidente tasso di pregiudizi antimeridionali, i commentatori e i giornalisti di cui sopra non sanno neanche fare correttamente il proprio mestiere, ovvero documentarsi, approfondire e riportare correttamente le notizie ed il quadro generale in cui andrebbero inserite.

Facci, ma quale schifo? MO ti racconto io chi sono i napoletani!

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di Mattia Di Gennaro

“A meno di pensare i napoletani come un popolo incapace di intendere e di volere (la tentazione c’è) l’unico modo di non offenderli è concludere che hanno il sindaco che meritano” – Filippo Facci su riconferma de Magistris a sindaco di Napoli

 “Napoli fa schifo, in tutta Europa non esiste una città del genere, lo pensiamo anche noi, e quello della spazzatura è un problema storico-culturale che nel tardo 2015 salta ancora agli occhi. E al naso” – Filippo Facci su Napoli

Era il settembre del 1943. A Napoli imperversava la Seconda Guerra Mondiale. Mentre tedeschi e Alleati si contendevano la città a suon di bombe e mitragliatrici, ovunque regnava sovrana fame, morte e miseria.

Un giorno di fine estate il colonnello Scholl, luogotenente del Führer a Napoli, per stanare i partigiani napoletani e le altre “forze alleate” intente a preparare l’insurrezione armata contro i nazisti, fece affiggere in città e in provincia un manifesto, il cui testo è riprodotto nell’immagine di seguito.

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Per figurarvi la drammaticità del contesto, pensate che, solo qualche ora prima, decine di migliaia di famiglie napoletane furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per l’istituzione di una zona militare di sicurezza lungo la fascia costiera a cui si aggiungevano le centinaia di migliaia di sventurati che da mesi non riuscivano a mettere insieme che qualche patata e un sorso d’acqua come pasto della giornata. Immaginate, dunque, quanti poveri diavoli affamati, atterriti, disperati avrebbero improvvisamente potuto trovare il modo di sfamare loro stessi e i loro cari, grazie a una “cantata” ai nazisti.

Come racconta lo storico Aldo de Jaco “Quel <<L. 1.000 e viveri>> era stampato a parte, a grossi caratteri, al centro del foglio, quasi a rendere più evidente il ricatto alla fame e alla miseria. Ma fu un ricatto inutile.

Il manifesto passò sotto gli occhi di tutti i napoletani, decine di migliaia dei quali sapevano qualcosa a proposito di militari stranieri; se l’uomo da nascondere non era proprio a casa loro, infatti, era a casa del vicino e s’era collaborato tutti a sostentarlo; comunque si sapeva – anche se nessuno parlava – che in quel fondo o su quel loggiato aspettava nascosto <<uno degli alleati>>.

E nessuno fu tradito; nessun napoletano prese la via del Corso per portare le informazioni richieste”.

Nessun napoletano, nessuno, cedette alle lusinghe delle truppe del Reich, nessun napoletano, nessuno, svendette la propria dignità ai tedeschi in cambio di pane e acqua. Anzi, col sangue negli occhi e il fuoco nel cuore questo popolo straordinario insorse – prima grande città in Europa – il 28 settembre del’43 liberandosi dopo quattro giornate di eroica battaglia dal giogo nazista, senza che l’esercito Alleato in forze fosse intervenuto.

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Perciò, quando il signor Filippo Facci vuole parlare della mia gente faccia attenzione e sciacqui bocca e penna con l’acido muriatico. Dopotutto, cosa ci potevamo aspettare mai da un polemista navigato che nella vita non ha saputo fare di meglio che collezionare querele per diffamazione? Che conoscesse la Storia?

A Leno (BS) soda caustica e scorie di amianto sotterrati vicino alle abitazioni, falda a rischio

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di Massimo Mastruzzo

“L’immunità” che ancora oggi rende impuniti gli attori della vicenda Caffaro a Brescia continua a fare scuola, ed allora nel già martoriato territorio lombardo alcuni industriali, che per usare un eufemismo chiamerò criminali, continuano impunemente ad avvelenare i cittadini di Brescia e provincia.

È di oggi 21 giugno 2016  la scoperta dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico e dei tecnici Arpa di una maxi discarica abusiva a Porzano di Leno, frazione del comune di Leno in provincia di Brescia.

Un’azienda, la Alnor Alluminio fallita nel 2014, lo stabilimento, finito all’asta nel 2015,  comprato dalla friulana Aps Extrusion – quest’ultima estranea all’inquinamento – sembra si sia (le indagini sono in corso) liberata in modo totalmente illecito di scorie altamente pericolose, contenenti soda caustica ma anche amianto, sotterrandole dietro lo stabilimento, a pochissima distanza dalla prima falda e vicino alle abitazioni.

Una dettagliata segnalazione giunta agli investigatori ha indotto gli stessi, il 14 giugno a recarsi allo stabilimento, ed così che i carabinieri del Noe ed i tecnici Arpa, trovando la totale collaborazione dei vertici dell’Aps Extrusion, e con l’ausilio di un piccolo escavatore messo a disposizione dall’amministrazione locale, hanno scoperto sul retro dello stabilimento, a pochi metri di profondità, diversi sacchi contenenti una polvere di idrossido di sodio (soda caustica) probabilmente residui delle vasche di pulitura dei manufatti prodotti in passato dalla Alnor Alluminio, che anziché essere portati in una discarica specializzata qualche industriale criminale a trovato più “vantaggioso” smaltirli sotto qualche metro di terra.

La soda caustica ( quella che si usa per sturare i lavandini) è altamente solubile ed essendo stata sotterrata a pochissima distanza dalla prima falda, potrebbe portare seri problemi a chi possiede pozzi artesiani privati ( in zona ci sono diverse abitazioni). Per fortuna l’acquedotto comunale sembra non corra rischi visto che  il pozzo di pescaggio si trova in un’altra zona  e  ad una profondità maggiore.

I cittadini non dovrebbero però misurare in distanza e profondità i rischi per la loro salute, eppure istituzione e politici, che sono responsabili della tutela del territorio, sembrano più preoccupati a difendere il buon nome del territorio evidenziando disappunto quando la provincia bresciana viene ribattezzata come Terra dei fuochi del nord, tutelando più il buon nome dell’imprenditoria locale che la salute dei cittadini. Eppure è cosa nota che anche da questi territori sono partiti gli inquinanti che hanno resa famosa la ben più tristemente nota Terra dei Fuochi campana, residui della stessa Caffaro di Brescia furono ritrovati nel lontano sud, come se alimentare un pregiudizio verso l’altrui inquinamento rendesse meno visibile quello in casa propria.

Ma scoperta la pentola, scoperto l’inganno e con la conseguente presa di coscienza dei cittadini bresciani che stanno comprendendo che gli “altri” cittadini residenti un poco più a sud sono a loro volta vittime di criminali (passatemi ancora un’ultima volta l’eufemismo) si è arrivati il 10 aprile ad una manifestazione, organizzata da BASTA VELENI, che racchiude decine di sigle dell’ambientalismo bresciano, a portare in strada a Brescia circa 12 mila persone provenienti da tutta la provincia ma anche con rappresentanze arrivate da Firenze e da Acerra.

Nel Bresciano gli assassini (avevo detto che non avrei più usato un eufemismo) hanno prodotto 148 discariche che contengono 55 milioni di metri cubi di scorie. E l’Arpa ha stimato che solo nel sito inquinato Caffaro siano stati dispersi 500 chili di diossine. E da sotto la fabbrica, nei fossi, finiscono ancora 478 chili di veleni l’anno (cromo, mercurio, solventi clorurati).

Eppure anche questa volta individuare i responsabili non sarà facile, ed una volta individuati rimarrà il problema di dove reperire i soldi per le bonifiche visto che come al solito i profitti privati risultano sempre indisponibili. Quello che, come sempre, resta sono i danni ai cittadini ed all’ambiente pubblico. Come sempre.