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SICILIA, Manifestazione NO MUOS, contro le grandi OPERE INUTILI

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L’8 dicembre a Niscemi in Sicilia si è tenuta una grande manifestazione indetta dai NO MUOS, in occasione della Giornata di lotta europea contro le Grandi Opere Inutili e Imposte.

Ma questa è una notizia…che non fa notizia.

Altrimenti perché mai un solo telegiornale (il tg3 nel suo spazio regionale destinato alla fruizione esclusiva delle televisioni siciliane) ha avuto la dignità di riportare il fatto ai suoi spettatori?

Appare anche anomalo e preoccupante che né “la Sicilia” (il quotidiano più venduto nella parte orientale dell’Isola) né il “Giornale di Sicilia” (il più importante di quella occidentale) menzionino nulla riguardo all’accaduto. Neanche con un misero trafiletto di cronaca locale?

A queste domande non è facile rispondere, e un’analisi sistemica sul funzionamento dei mass media siciliani, meriterebbe un serio approfondimento.

Noi di Unione Mediterranea ci limiteremo, in questa sede, a riportare la nostra testimonianza diretta, cercando così di colmare il più possibile l’asimmetria informativa che grava sulla comunicazione di queste ultime vicende siciliane, prepotentemente taciute.

Nel primo pomeriggio, un clima mite e poco freddo accoglie il corteo alla partenza. I Comitati pacifisti, come da prassi, prendono la guida della marcia, mentre i partiti e le loro bandiere (perlopiù ascrivibili al mosaico delle formazioni di sinistra e alla galassia sicilianista), viene riservata la coda del corteo. In mezzo, la partecipazione di tanti e tanti siciliani provenienti da ogni parte dell’Isola, che ricordiamo essere la più grande e popolosa del Mediterraneo.

Pesa l’assenza delle istituzioni e di larga parte della cittadinanza niscemese, forse perché rassegnatasi alla logica disfattista, che vede irreversibile l’impianto militare straniero, impostogli dallo Stato italiano, e per la piena entrata in funzione dello stesso sistema M.U.O.S..

Il percorso, partendo dalla periferia, ha impegnato diverse vie della città, lungo il tragitto la folla per scandire ed euforizzare la sfilata (e tutti i niscemesi, stavano come di sale, affacciati ai balconi delle proprie abitazioni), andava intonando slogan e canzoni.  Dopo il tramonto la marcia volge al termine, raggiungendo la piazza principale (che per l’occasione era ben  presidiata dalle forze dell’ordine), dove le diverse componenti hanno avuto modo di prendere parola. Tante le tematiche affrontate, fra tutte la più condivisa riguarda lo smantellamento immediato del sistema satellitare, nonché dell’intera base militare che insiste all’interno della riserva naturale.

Gli organizzatori hanno ribadito chiaramente il doppio gioco perpetrato da tutto il Movimento 5 Stelle, prima (a parole) sostenitori delle istanze dei Comitati, oggi irriducibili politicanti che come al solito alle promesse (ricompensate a suon di voti!), non danno mai seguito!

Si sono trattate poi, in modo accurato, le questioni giuridico-amministrative. Dall’attesa della sentenza del Consiglio di Giustizia amministrativa, per il ricorso presentato dai Comitati e Lega Ambiente, sulla inedificabilità della struttura militare all’interno della riserva naturale della Sughereta di Niscemi, alla scarcerazione del noto pacifista siciliano Turi Vaccaro, ai procedimenti vergognosi che vedono imputati gli attivisti No Muos per aver difeso con la loro presenza i diritti dei siciliani e l’ambiente dell’Isola.

Altri interventi, ponevano l’attenzione sull’inquinamento che continua indiscriminatamente a danneggiare l’ambiente e la salute dei siciliani.

Gli interventi fatti dai più giovani (i meno inquadrabili negli schemi politici più definiti) hanno raccolto tutta l’attenzione dei presenti, come una boccata d’aria buona, limpida e frizzantina, esternando subito una netta presa di posizione contro le politiche razziste e xenofobe del vice primo ministro Salvini, nell’interesse e nel rispetto dell’altro in quanto persona fisica, nella tutela della dignità degli individui in quanto tali che (come nel caso specifico degli abitanti del comune di Niscemi) spesso non vedono garantiti i servizi primari più elementari (neanche l’acqua!); e proseguendo con una forte denuncia del vilipendio in atto alla stessa dignità di tutto popolo siciliano, costretto sempre più pressantemente alla fuga verso le latitudini più disparate, forzato a cercarsi un’altra vita.

Riflessioni profonde e coraggiose, di ragazzi che hanno compreso il nesso fra la povertà del proprio territorio e il dramma dell’emigrazione per necessità.

Unione Mediterranea è dalla parte del popolo siciliano, già troppo discriminato dalle politiche unitarie dello Stato centrale, già barbaramente tradito e svenduto dalla propria classe dirigente, che sta dimostrando di saper incarnare egregiamente tutti i vizi che contraddistinguono le peggiori aristocrazie: privilegi, clientelismi e malaffare. Uniti i popoli partecipano alla Storia!

Unione Mediterranea si batte per la pace ed appoggia pienamente tutte le rivendicazioni che sono emerse nel corso degli interventi.

Vogliamo difendere la reputazione dei siciliani, che si vedono esclusi (non per loro volontà), dal novero dei popoli che perseguono la pace, che si rifiutano di esasperare, a seguito degli americani, un contesto già caldo come quello del bacino mediterraneo.

La Sicilia da più di 75 anni viene mortificata dagli Stati Uniti d’America, bombardata, governata, controllata, armata e pesantemente militarizzata, tanto da farne un hub per i loro interessi che oltrepassano i confini della N.A.T.O., e poiché risulta, ormai di fatto, un territorio totalmente sottomesso non vale nemmeno più la pena di rispettare formalmente le norme dello Stato “sovrano” italiano.

L’Italia è un paese anomalo, dopo essere stato pesantemente sconfitto durante il secondo conflitto mondiale, e pur essendo dotato di una costituzione che esplicitamente ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali, è a tutti gli effetti un “paese armato” che viene ripetutamente coinvolto nelle politiche imperialiste dell’Alleanza Atlantica.

Lo Stato italiano preferisce spendere 68 milioni al giorno per armarsi, e non si preoccupa di investirne neanche una parte in servizi e spese sociali…in questa crisi…una vergogna.

Per questo, in tema di difesa, Unione Mediterranea persegue una linea chiara: non vogliamo essere complici dei guerrafondai, né appartenere ad uno Stato palesemente subalterno, che scarica sui suoi territori più deboli gli oneri delle guerre per conto terzi!

Noi vogliamo subito la completa smilitarizzazione della Sicilia e di tutti i territori italiani. Abbiamo come dovere morale l’abbandono della N.A.T.O. e come obiettivo l’adesione al MOVIMENTO DEI PAESI NON ALLINEATI (N.A.M.).

 

 

Unione Mediterranea voce del Sud

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Sabato 1 dicembre una delegazione di Unione Mediterranea ha partecipato a Roma all’assemblea sollecitata da dem-A per la costruzione di un fronte popolare democratico, di tipo federale.

Abbiamo portato il nostro contributo alla discussione rappresentando come sempre facciamo le nostre istanze, le istanze del Sud.

Le abbiamo sintetizzate in un documento inviato all’assemblea nei giorni precedenti l’incontro che proponiamo anche a voi che ci leggete.

MO! Unione Mediterranea fa proprio il documento “PER CAMBIARE IL PAESE DAL BASSO” ed in consonanza con esso ritiene fondamentale considerare e fare proprie tutte le sofferenze e rimuovere tutti gli ostacoli posti a freno dello sviluppo, della libera realizzazione di ogni essere umano – e di conseguenza della Libertà.

Si rendono indispensabili quindi la presa d’atto della induzione della disuguaglianza quale strumento di governo di questo Paese e della indispensabile necessità di riparazione del danno causato e presente. Senza il riequilibrio dello svantaggio indotto in termini di condizioni infrastrutturali, ambientali, economiche, sanitarie e sociali tra le regioni meridionali e quelle settentrionali, la stessa definizione di STATO perde di significato concreto e finisce con l’essere una imposizione inaccettabile e soprattutto fallimentare.

Proponiamo alle nostre compagne ed ai nostri compagni di viaggio, alcune possibili soluzioni volte alla rimozione degli ostacoli che impediscono le trasformazioni indispensabili per la realizzazione del progetto certi del prezioso contributo che il consesso a cui ci rivolgiamo intenderà fornire.

1 LEGAMI

Creare lavoro il ruolo dello stato.

L’Italia non sarà una Repubblica, non sarà democratica, fino a quando non sarà fondata TUTTA sul lavoro.

C’è necessità di interrogarsi sulla scarsezza del tessuto economico meridionale, delle capacità imprenditoriali e della bassa competitività delle aziende, sgombrando subito il campo ovviamente da teorie genetiche, caratteriali o endemiche.

Il rapporto Svimez 2018 sull’economia del Meridione ha denunciato il rischio desertificazione: in 16 anni, hanno lasciato il Mezzogiorno, un milione e 883mila residenti, la metà giovani.

La situazione è tale da richiedere interventi mirati a ridurre il divario nord sud, attraverso incentivi fiscali alle aziende che assumono giovani e politiche ad hoc, ma soprattutto investimenti pubblici.

Al Sud è più difficile intraprendere rispetto al Nord in quanto si evidenziano ostacoli e voci di bilancio che inficiano sulla capacità di fare impresa:

a) Difficoltà di accesso al credito che impedisce a tante aziende del Sud di cominciare o espandere la loro attività.

Chiediamo interventi statali (fondi di garanzia, sviluppo di altre forme di finanziamento, misure fiscali che agevolino la patrimonializzazione) e un generale riordinamento del sistema creditizio laddove la raccolta del risparmio delle regioni meridionali finisce per finanziarie investimenti nelle regioni più produttive e dove le risorse delle Fondazioni bancarie, ormai tutte del Nord, finiscono per sostenere attività assistenziali, culturali, di promozione del territorio in quelle regioni dove hanno sede legale.

Inoltre per favorire le attività imprenditoriali, commerciali ed artigianali i fitti commerciali devono essere calmierati. E’ inaccettabile che si preferisca tutelare le rendite derivanti dagli investimenti immobiliari anzichè l’indotto positivo derivante da un’attività commerciale o artigianale, soprattutto in termini occupazionali.

b) Scandalosa differenza infrastrutturale: mancano collegamenti ferroviari, autostradali, aeroportuali, non vengono fatti investimenti sulla logistica, con grave aggravio di costi e opportunità.

È vergognoso, e immediatamente da capovolgere, che la spesa ordinaria e straordinaria in conto capitale, come anche le spese correnti della P.A., siano di gran lunga inferiori proprio nella zona del paese meno sviluppata.

c) Pressione fiscale più alta per effetto delle imposte locali in seguito al federalismo fiscale, sciagurato sistema tributario in presenza di livelli di reddito e industriali così diseguali geograficamente.

Al contrario quindi c’è bisogno di ridurre la pressione fiscale per le aziende del Mezzogiorno, rifinanziare Comuni e Regioni, fissare i livelli essenziali delle prestazioni, limiti che incidono sul tessuto produttivo, sul reddito delle famiglie, sulla convenienza ad investire in una determinata zona.

d) Burocrazia ed inefficienze della Pubblica Amministrazione.

Occorre una maggiore dotazione di risorse da destinare alla macchina amministrativa per l’erogazione di migliori servizi di pubblica utilità, in modo da favorire lo sviluppo delle risorse umane e territoriali in molta parte non valorizzate e far guadagnare competitività alle nostre aziende.

e) Spese di pubblicità, di distribuzione, di ricerca e sviluppo.

Dando per scontato che non esiste nessuna pregiudiziale da parte dei consumatori meridionali, il dato che emerge e di cui non si può non tenere conto in ogni politica a favore dell’occupazione nel Sud, è che i nostri consumi di beni e servizi prodotti al Nord generano un PIL di 186 miliardi l’anno. Da questo fattore scaturiscono una serie di conseguenze che implicano ripercussioni su posti di lavoro, sviluppo economico, redditi pro capite, entrate erariali, capitale sociale, vivibilità.

Oltre ad una campagna massiccia di sensibilizzazione che promuova l’acquisto di prodotti di aziende del meridione, si potrebbero prevedere degli aiuti, sotto forma di detrazioni e credito d’imposta, a sostegno delle spese di pubblicità e di ricerca, lì dove oggi è difficile competere per le nostre piccole e medie imprese contro gli imperi industriali del nord e le loro agenzie pubblicitarie, in grado di influenzare il consumatore finale. Proponiamo l’introduzione di un’aliquota IVA agevolata sui prodotti delle aziende con sede legale e stabilimenti al sud, allo scopo di favorirne l’espansione. Inoltre è necessario dislocare le sedi legali dei giganti dell’energia e della comunicazione, o riformulare l’imposizione fiscale vigente.

f) Minore tutela per le esportazioni.

Anziché favorire l’export di prodotti meridionali, gli accordi di libero scambio (come il Ceta) che prevedono eliminazione dei dazi, misure di tutela riguardo la contraffazione, semplificazione degli investimenti, prendono in considerazione quasi esclusivamente prodotti del centro nord.

g) Criminalità organizzata, clientelismo, corruzione, sicurezza, evasione fiscale, lavoro nero.

Alle difficoltà sopra descritte, per chi vuole intraprendere un’attività imprenditoriale qui al Sud, se ne aggiungono queste altre nel quadro già discriminante tra settentrione e meridione: occorre una seria volontà politica che finalmente metta al primo posto la legalità, indispensabile per lo sviluppo socio- economico ed etico-culturale del Mezzogiorno.

2 UMANITA’

Umanità ed accoglienza

Adozione del Modello Riace, esempio vivente di come l’accoglienza possa rivelarsi un vantaggio per le popolazioni autoctone.

3 TERRA

Debito

Oltre alla cancellazione del debito “odioso” chiediamo l’istituzione di una Commissione per l’audit sul debito pubblico italiano e locale, allo scopo di individuare i segmenti del debito pubblico contratti non nell’interesse dei cittadini.

Abolizione del Fiscal Compact. Questo significa rottura degli attuali Trattati europei che impediscono la spesa pubblica espansiva, cioè la spesa per investimenti pubblici, per lo stato sociale e per il sud.

Abolizione della legge costituzionale n. 1 del 2012, che ha introdotto nella Carta costituzionale (art. 81) il principio dell’obbligo del pareggio di bilancio, ulteriore ostacolo alla spesa espansiva.

Ambiente

Abolizione artt 35 e 38 del DL n. 133 del 12/09/2014 (c.d. Sblocca Italia) convertito dalla L. 164/2014, che sottraggono potere alle Regioni e alle Autonomie locali in materia di inceneritori ed idrocarburi.

Pubblico

Rilancio dei beni comuni attraverso la nazionalizzazione, sotto controllo popolare dei beni strategici e dei servizi pubblici.

Diritto all’abitare

Reintroduzione dell’equo canone per la locazione di alloggi, tranne le abitazioni di lusso.

Molte famiglie non hanno possibilità di accedere all’edilizia popolare, perché non rientrano nei parametri, ma questo non significa che siano agiate. Le rendite immobiliari vengono utilizzate per sostituire un reddito da lavoro o per accumulare ricchezza, a discapito di chi è costretto a pagare il canone di locazione ed affanna ad andare avanti. La casa è un bene primario, non è ammissibile alcuna forma di speculazione. E’amorale.

4 CONOSCENZA

Introduzione nelle scuole dello studio delle lingue, della storia e delle tradizioni locali, si tratta di un patrimonio che non va perduto.

Revisione dei testi scolastici per un racconto plurale del Risorgimento italiano. Revisione della toponomastica.

Blocco dell’esodo degli studenti verso le università del nord, incrementando FFO per gli atenei del sud, rivedendo i parametri attualmente in vigore che penalizzano il sud e innescano un circolo vizioso. I fondi devono andare a chi più ne ha bisogno.

Due le criticità:

1) Alloggi per gli studenti fuori sede, presenti in maniera massiccia al nord e quasi del tutto assenti al sud, situazione

che spinge gli studenti ad iscriversi agli Atenei del nord.

2) Possibilità di trovare un lavoro dopo gli studi, molto elevata al nord e bassa al sud.

5 RISORSE

Introduzione del principio di equità e giustizia nella distribuzione delle risorse economiche del paese. Approvare questo principio serve ad evitare quella odiosa prassi che negli ultimi anni ha portato la classe politica ad adottare nella distribuzione delle risorse parametri profondamente ingiusti, oltre che fantasiosi e contraddittori. Ad esempio per lo stanziamento dei fondi per la sanità il criterio adottato è quello dell’anzianità della popolazione, per gli asili nido quello della spesa storica, per la manutenzione delle strade provinciali si è scelto come parametro il tasso di occupazione. Tutti questi anomali criteri hanno un solo elemento in comune, quello di favorire, nella distribuzione delle risorse, la parte del paese più ricca e avvantaggiata, secondo un principio ingiusto ed iniquo.

Per fronteggiare questa barbarie politico amministrativa bisogna stabilire criteri univoci, ispirati al principio di giustizia ed equità. Per estensione a questi principi chiediamo di approvare, da subito, una legge sulle Rc auto che premi i guidatori meritevoli ovunque essi risiedano, senza alcuna discriminazione territoriale.

Il principio serve anche a rafforzare ed armonizzare la clausola del 34% (la legge di conversione del decreto Mezzogiorno di fine 2016 ha sancito l’obbligo per le amministrazioni centrali di riservare al Mezzogiorno un volume complessivo di stanziamenti ordinari in conto capitale proporzionale alla popolazione di riferimento. Quindi almeno il 34%). Quest’ultima infatti dev’essere intesa come limite positivo e non negativo nel senso che la soglia del 34% deve essere ponderata, per ragioni di equità per garantire standard minimi di prestazioni in tutto il territorio a prescindere dalla entità percentuale della popolazione.

contributo

MO – Basilicata 2019!

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In Basilicata ci troviamo in pieno marasma istituzionale.

Il Presidente in carica, il democratico Marcello Pittella, è indagato, sospeso dall’incarico e sottoposto al divieto di dimora a Potenza, perché su di lui pende l’accusa di abuso di ufficio e falso, nel quadro di un’inchiesta che interessa alcuni concorsi nella Sanità.

Come se non bastasse, tutta la classe politica di questa legislatura sembra non conoscere la resa e appare incapace di accettare l’inevitabile fine di un pessimo modo di amministrare, legiferare e governare. Le elezioni vengono oggi ritardate, manifestando anche nel dibattito politico la volontà di restare a galla ben oltre il decorrere della scadenza naturale; infatti dopo mesi di rinvii, in merito alla data delle elezioni regna ancora la più totale confusione.

Però questo non è certo il momento di aspettare: i Lucani hanno il diritto di sperare e soprattutto il dovere di agire, ora e subito.

Per questo MO-Unione Mediterranea è già pronta, scioglie le riserve, e annuncia ufficialmente la candidatura del noto attivista Giuseppe Di Bello, già responsabile territoriale del Partito, al Consiglio Regionale lucano, per esprimere un voto diverso, libero, lontano dalle logiche partitocratiche e dal clientelismo perpetrato dai partiti nazionali, un voto capace di ricongiungere la mente con il cuore e che possa riscattare, stavolta davvero, tutto il popolo lucano.

 

Campagna tesseramenti 2019 MO! Unione Mediterranea

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Cari Mediterranei, vi informiamo che è aperta la campagna tesseramenti di MO! Unione Mediterranea per l’anno 2019.
Vi ricordiamo che le nuove iscrizioni effettuate entro il 31/12/2018 avranno validità fino al 31/12/2019.
E’ possibile iscriversi o rinnovare l’iscrizione, contattando il Responsabile di Circolo a voi più vicino.
L’elenco è disponibile al seguente link:
oppure attraverso la procedura on line che troverete al seguente link:
Vi aspettiamo per un 2019 ricco di incontri ed eventi interessanti, abbiamo bisogno anche di voi!!!

Caro Mimmo Lucano, caro Sindaco di Riace

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Caro Mimmo Lucano, caro Sindaco di Riace

Ti posto a nome di tutti gli iscritti del movimento Unione Mediterranea, di tutti i suoi Circoli Territoriali e di tutti gli altri suoi organi, la nostra piena solidarietà e con essa tutto il nostro sostegno in tutto ciò che rientra nelle nostre possibilità e che è necessario fare.

Abbiamo avuto la possibilità di conoscere Riace il 3 giugno scorso in occasione del nostro ultimo Congresso, reso possibile anche dall’ospitalità che ci avete così cordialmente offerto, e l’esperienza vissuta in una comunità nuova e antica insieme, rinnovata ed aperta al futuro ha lasciato su ognuno di noi il segno. Il desiderio di tornare e quello di avviare nei nostri territori, nelle nostre comunità la presenza di altrettante Riace.

Nelle immediate dichiarazioni tu hai detto che nel contrasto tra la giustizia e la legge tu preferisci la giustizia, tra “perdere una vita” e salvarla tu preferisci ( ma è antico comandamento) salvarla. Debbo aggiungere che questo è vero anche per la legge positiva che discrimina, dichiarandoli legittimi, ogni atto dettato dalla necessità di salvare non solo se stessi ma anche “altri dal pericolo attuale lucano )di un danno grave alla persona , da lei non volontariamente causato”, perciò tu sei così profondamente in pace con te stesso; come non saresti se quanto era necessario fare tu non avessi fatto, agendo non secondo una lettura morta della legge ma secondo il suo spirito.

Siamo insieme a te serenamente e fiduciosi e ci terrai informati per quanto è necessario fare ed a noi è possibile.

Mi firmo quale presidente di UM ed a nome dei suoi iscritti, dei suoi Circoli e di tutte le altre sue strutture; ed anche come responsabile della rivista Quaderni del Sud- Quaderni calabresi a nome di tutti i componenti della sua Redazione; e insieme, e con lo stesso impegno anche come persona.

Vibo Valentia, 3 ottobre 2018 Francesco Tassone

lucano )

Uniti per la petizione: nasce il Comitato a sostegno della denuncia di Unione Mediterranea.

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Ieri, sabato 8 settembre, a Castellammare di Stabia presso il Restoring Ancient Stabiae – RAS Foundation, si è tenuto il primo incontro finalizzato alla costituzione di un Comitato in sostegno della Petizione presentata nel 2015 da MO! Unione Mediterranea alla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea e dichiarata ricevibile nel 2016.

Nel documento si denunciano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori) della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Ai lavori del costituendo Comitato, promosso da Unione Mediterranea, Pompei Città Ribelle, Partito Separatista delle Due Sicilie , Un’infanzia da Vivere, hanno preso parte Giovanni Precenzano di Pompei Città Ribelle, Gino Giammarino della Rivista Il Brigante, Sergio Angrisano della Federazione Movimenti di base, Ciro Borrelli di Nazione Napulitana Indipendente, Maurizio Gargano del Partito Separatista delle Due Sicilie.

Un particolare ringraziamento va a Giuseppe Di Bello, Presidente dell’Associazione Liberiamo la Basilicata che ha descritto la tragica situazione in cui versa la Lucania, devastata dalle trivellazioni delle Compagnie petrolifere, sotto lo sguardo indifferente delle istituzioni.

Un ringraziamento anche a chi non ha potuto partecipare all’incontro, ma ha offerto il suo sostegno all’iniziativa, in particolare Sud che Sogna, Un’infanzia da Vivere e Basilicata Bene comune della Prof.ssa Albina Colella.

Immigrazione tra realtà e percezione

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L’immigrazione è stato un tema centrale durante la scorsa campagna elettorale ed è rimasto al centro della discussione pubblica anche nei mesi successivi, dopo la nomina del governo Conte. Sicuramente, si è trattato di una tematica che ha contribuito al successo elettorale della Lega e sulla quale lo stesso Matteo Salvini – come si è visto nelle ultime settimane – ha impostato la propria agenda di governo (e di comunicazione) come ministro dell’Interno.

Però, su questo argomento i dati a disposizione dell’opinione pubblica sono spesso frammentari e talvolta presentati in maniera “partigiana”, stiracchiandoli da una parte o dall’altra in base agli interessi dei partiti. Il che contribuisce spesso a proiettare un’immagine distorta della realtà del fenomeno migratorio in Italia, dove le percezioni contano più dei dati concreti. Ma quanto pesa questa possibile distorsione nel caso italiano, soprattutto se confrontata con gli altri paesi dell’Unione Europea?

Per rispondere a questo interrogativo, l’Istituto Cattaneo ha analizzato i dati forniti dall’Eurobarometro in merito alla presenza di immigrati stimati dai cittadini in ciascuno degli Stati- membri dell’UE. In particolare, la domanda che è stata rivolta agli intervistati era la seguente: “Per quanto ne sa Lei, qual è la percentuale di immigrati rispetto alla popolazione complessiva in Italia?”. Va precisato che, in questo sondaggio, per “immigrati” si intendono soltanto le persone nate fuori dai confini dell’Unione Europea e che attualmente risiedono legalmente nel nostro paese.

Il quadro europeo: tra scarsa conoscenza ed errata percezione

Il primo dato che emerge dalla nostra analisi (figura 1) è che, nell’intero contesto europeo, all’incirca un terzo dei rispondenti (31,5%) non sa fornire una risposta sulla percentuale di immigrati che vivono nei loro paesi. In alcuni casi (Bulgaria, Portogallo, Malta e Spagna) la percentuale di chi non sa rispondere supera abbondantemente il 50%, mentre l’Italia si attesta al di sotto della media europea. Infatti, gli italiani che non sanno rispondere sono “soltanto” il 27% del campione.

Il quadro che emerge da questi primi dati segnala innanzitutto un’elevata incertezza dei cittadini sull’ampiezza del fenomeno migratorio in Europa. Se passiamo poi ad osservare le stime sulla percentuale di immigrati fornite dagli intervistatori, confrontandole con i dati reali forniti dall’Eurostat (2017), l’incertezza e l’imprecisione nella valutazione sulla presenza di immigrati vengono ulteriormente confermate. Come mostra la figura 2, i cittadini europei sovrastimano nettamente la percentuale di immigrati presenti nei loro paesi: di fronte al 7,2% di immigrati non- UE presenti “realmente” negli Stati europei, gli intervistati ne stimano il 16,7%. Ma in questo caso il dato che riguarda l’Italia è quello più significativo: gli intervistati italiani sono quelli che mostrano un maggior distacco (in punti percentuali) tra la percentuale di immigrati non-UE realmente presenti in Italia (7%) e quella stimata, o percepita, pari al 25%.

Fig. 1. Conoscenza dei cittadini europei sulla percentuale di immigrati nei rispettivi paesi (% di chi “non sa” rispondere)

Fonte: Elaborazione dell’Istituto Cattaneo su dati dell’Eurobarometro. N = 28080 (intero campione); N Italia = 1025.

L’errore di percezione commesso dagli italiani è quello più alto tra tutti i paesi dell’Unione Europea (+17,4 punti percentuali) e si manterrebbe ugualmente elevato anche se considerassimo la percentuale di tutti gli immigrati presenti in Italia – che, secondo i dati delle Nazioni Unite, corrispondono attualmente al 10% della popolazione (cresciuti di oltre 6 punti percentuali rispetto al 2007). Gli altri paesi che mostrano un “errore percettivo” di poco inferiore a quello italiano sono il Portogallo (+14,6 punti percentuali), la Spagna (+14,4 p.p.) e il Regno Unito (+12,8 p.p.). Al contrario, la differenza tra la percentuale di immigrati “reali” e “percepiti” è minima nei paesi nordici (Svezia +0,3; Danimarca +2,2; Finlandia +2,6) e in alcuni paesi dell’Europa centro-orientale (Estonia -1,1; Croazia +0,1).

Fig. 2. Immigrazione nell’Unione Europea tra realtà e percezione (2017)

 

Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo su dati Eurobarometro e Eurostat (2017). N = 28080.

Gli errori di percezione sull’immigrazione in Europa segnalano dunque l’esistenza di una scarsa informazione dell’opinione pubblica su questa tematica. Però, l’errata stima sulla presenza di immigrati potrebbe derivare anche da pregiudizi – radicati negli elettori – che ne condizionano ex ante ogni valutazione. Detto diversamente: chi, per principio, ha una posizione sfavorevole verso gli immigrati potrebbe essere indotto a ingigantire la portata del fenomeno oppure a giustificare il proprio atteggiamento in virtù di una percezione distorta della questione. Per analizzare nel dettaglio questa relazione, abbiamo preso in considerazione l’indice NIM elaborato dal Pew Research Center, che misura il grado di sentimento Nazionalista, anti-Immigrati e contrario alle Minoranze religiose in 15 nazioni europee. Questo indice ha un intervallo che va da 0 a 10, dove 0 corrisponde a un atteggiamento di estrema apertura verso le minoranze religiose e l’immigrazione in generale, mentre 10 indica il massimo livello di chiusura e ostilità verso immigrati o cittadini appartenenti ad altre religioni.

Nella figura 3 l’indice NIM (o, per brevità, Indice di nazionalismo) è messo in relazione con l’errore di percezione tra gli immigrati “reali” e quelli “percepiti” dagli intervistati in tutti i paesi per i quali erano disponibili entrambi i dati. Come si può notare, esiste una relazione positiva tra l’errata percezione del fenomeno migratorio e l’atteggiamento verso l’immigrazione. Cioè: all’aumentare dell’ostilità verso gli immigrati, aumenta anche l’errore nella valutazione sulla presenza di immigrati nel proprio paese. Come in precedenza, l’Italia si conferma – su entrambi i fronti – il paese collocato nella posizione più “estrema”, caratterizzata dal maggior livello di ostilità verso l’immigrazione e le minoranze religiose.

Naturalmente, da questa correlazione non è possibile stabilire nessun nesso di tipo causa-effetto. Nel senso che l’atteggiamento fortemente negativo verso l’immigrazione potrebbe essere la causa di una sovrastima degli immigrati presenti nella società così come potrebbe esserne la conseguenza (chi ritiene che gli immigrati siano “troppi” potrebbe essere indotto a maturare un sentimento di ostilità verso gli stessi immigrati). Ad ogni modo, è chiaro che la questione della “errore percettivo” in riferimento al fenomeno migratorio non deriva soltanto da un problema di poca o scarsa informazione, bensì da diverse “visioni” del mondo che inevitabilmente ne condizionano l’osservazione.

 

 

Paesi Bassi

Belgio

Francia

Indice di nazionalismo

3

4

Fig. 3. Relazione tra indice di nazionalismo (scala NIM-Pew Research Center) ed errore di percezione sulla presenza di immigrati in 13 paesi europei

Italia

Portogallo

Finlandia

Germania Danimarca

Austria

Irlanda Regno Unito

Spagna

Svezia

0

5

10

15

20

Differenza (in p.p.) tra % immigrati reali e percepiti

1

2

Fonte: Elaborazione dell’Istituto Cattaneo su dati del Pew Research Center (indice NIM) e dell’Eurobarometro. Per il sondaggio del Pew Research Center, N = 21415 (13 paesi) e N = 1804 (Italia).

  1. Focus italiano: tra pregiudizi e disinformazione

    A conferma di quanto appena sostenuto, è possibile osservare i dati riportati nella figura 4, riguardanti esclusivamente il caso italiano. Come si può vedere, lo scarto tra la percentuale di immigrati presenti in Italia e quella percepita dagli intervistati è maggiore tra chi si definisce di centrodestra o di destra. In quest’ultimo caso, la percezione è del 32,4%, superiore di oltre sette punti rispetto alla media nazionale. All’opposto, tra chi si definisce di sinistra, centrosinistra o di centro la differenza tra il dato reale e quello stimato si riduce notevolmente. Ad esempio, per gli intervistati di sinistra gli immigrati presenti in Italia sono “solo” il 18,5%, rispetto a una media nazionale che li stima attorno al 25%.

    Fig. 4. Immigrati reali e immigrati percepiti in Italia per orientamento ideologico (valore medio,

    %)

    Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo su dati Eurobarometro. Nota: vedi Appendice per i dettagli sul campione analizzato.

    Dunque, gli orientamenti politici dei cittadini “orientano” anche le loro valutazioni sulla presenza, più o meno diffusa, degli immigrati. Ma oltre a questo fattore “politico” in grado di spiegare, almeno in parte, la distanza tra realtà e percezione, va tenuto conto anche del livello di informazioni posseduto dai cittadini. Da questo punto di vista, si può ipotizzare che gli intervistati con un maggiore grado di istruzione siano anche quelli più informati sulla società e sulla politica, e quindi capaci di fornire un’indicazione più precisa sul fenomeno dell’immigrazione.

    Fig. 5. Immigrati reali e immigrati percepiti in Italia per livello di istruzione (valore medio, %)

    Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo su dati Eurobarometro.

    Questa ipotesi trova conferma nei dati presentati nella figura 5, che riporta il valore medio della stima di immigrati presenti in Italia in base al titolo di studio degli intervistati. Come si può vedere, per chi non è andato oltre la scuola dell’obbligo nel suo percorso di istruzione, l’immigrazione percepita in Italia supera il 28%, mentre tra i laureati la stima si riduce di oltre 10 punti percentuali, attestandosi al 17,9%. L’istruzione e, tramite essa, la predisposizione a una maggiore informazione politica sembrano dunque in grado di limitare l’errore percettivo dei cittadini italiani sulla questione dell’immigrazione.

    Un altro fattore in grado di spiegare i diversi livelli nella percezione del fenomeno migratorio in Italia riguarda la sfera professionale dei cittadini. In particolare, sono i lavoratori manuali o a bassa

    qualifica quelli che considerano maggiormente a rischio la loro occupazione e che, quindi, possono avvertire come una minaccia la presenza o l’arrivo di persone straniere. Al contrario, i lavoratori che svolgono mansioni altamente qualificate non vedono necessariamente messo in pericolo il proprio posto di lavoro dagli immigrati. Pertanto l’occupazione professionale degli intervistati potrebbe avere un effetto sui loro orientamenti nei confronti dell’immigrazione. Dai dati riportati nella figura 6, sembra effettivamente essere questo il caso: i lavoratori appartenenti alle classi medio-alte tendono a sottostimare di circa 5 punti percentuali – rispetto al valore medio nel campione italiano (25%) – la presenza di immigrati in Italia. Invece, tra chi ha una professione riconducibile alla classe operaia (specializzata e non-specializzata) la percentuale di immigrati tende ad essere ulteriormente sovrastimata, superando il 28%.

    Fig. 6. Immigrati reali e immigrati percepiti in Italia per tipo di occupazione professionale (valore medio, %)

    Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo su dati Eurobarometro. Nota: non sono considerati gli studenti, i pensionati e chi si dichiara in cerca di occupazione.

    Se passiamo a osservare la stima sulla presenza di immigrati in Italia in base alle zone geografiche di appartenenza degli intervistati, si può notare nella figura 7 una differenza piuttosto netta tra i residenti al nord e quelli al centro-sud. Sia a est che a ovest, gli intervistati del nord Italia stimano un livello di immigrazione di circa il 20%, mentre nelle altre zone la percentuale di immigrati è indicata, in media, attorno al 26%, con uno scarto di 6 punti percentuali tra nord e sud.

    Fig. 7. Immigrati reali e immigrati percepiti in Italia per zona geo-politica di residenza (valore medio, %)

    Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo su dati Eurobarometro. Nota: Nord-ovest: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia; Nord-est: Veneto, Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia-Giulia; Regioni ex-rosse: Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria; Centro: Lazio, Abruzzo, Sardegna; Sud: Molise, Campania, Basilicata, Puglie, Calabria, Sicilia.

    Questo dato è particolarmente significativo perché contrasta completamente con la realtà della diffusione degli immigrati nelle regioni/zone italiane. La tabella 1 metta a confronto la stima sulla presenza degli immigrati secondo gli intervistati dall’Eurobarometro con i dati forniti dall’Istat sulla presenza di immigrati in Italia nel 2017. Come si può notare, la distanza tra il dato reale e quello stimato è maggiore dove la presenza di immigrati è minore (al sud, inferiore al 5% della popolazione). Al contrario, lo scarto tra realtà e percezione è più contenuto nelle regioni del nord, dove la percentuale di immigrati – corrispondente a circa il 10% della popolazione – è tendenzialmente più elevata.

    Tab. 1. Percentuale di immigrati reali (Istat) e percepiti (sondaggio Eurobarometro) in Italia nel 2017, per zone geo-politiche (valori medi)

    Zona

    Presenza percepita di immigrati (%)

    % immigrati nel 2017

    Differenza (in p.p.) tra percezione e realtà

    Nord-ovest

    21,2

    10,7

    +10,5

    Nord-est

    20,1

    9,0

    +11,1

    Regioni rosse

    27,9

    11,1

    +16,8

    Centro

    25,9

    9,4

    +16,5

    Sud

    27,5

    4,3

    +23,2

    Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo su dati Istat e Eurobarometro.

    Sempre per quanto riguarda la geografia della percezione dell’immigrazione in Italia, la figura 8 mostra il valore medio percepito della percentuale di immigrati in riferimento al tipo di comune di residenza degli intervistati. Come emerge chiaramente, la percezione sulla diffusione dell’immigrazione è maggiore nelle grandi città rispetto ai piccoli comuni o alle aree rurali: nelle prima la stima raggiunge quasi il 31%, mentre nei secondi si ferma al 21,9%. Questo dato, tra l’altro, sembra essere in linea con la realtà dell’immigrazione italiana, maggiormente concentrata nelle grandi metropoli e tendenzialmente più diluita nei piccoli paesi lontani dai centri urbani.

    Fig. 8. Immigrati reali e immigrati stimati in Italia per dimensione del comune di residenza (valore medio, %)

    Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo su dati Eurobarometro.

  2. Le conseguenze della percezione sugli atteggiamenti reali dei cittadini

Alla luce di quanto abbiamo osservato fin qui, è possibile domandarsi se gli errori nella percezione del fenomeno migratorio in Italia abbiano delle conseguenze rilevanti sugli atteggiamenti degli italiani nei confronti degli immigrati e del loro impatto sulla società. Per analizzare nel dettaglio questo aspetto, nella figura 9 abbiamo messo a confronto il parere degli intervistati italiani con quello degli altri intervistati europei su tre specifiche questioni: 1) il rapporto tra immigrati e criminalità; 2) l’ipotesi che gli immigrati riducano le possibilità occupazionali degli italiani; 3) il peso o il contributo degli immigrati sulla sostenibilità del welfare nazionale.

Su tutte le tre questioni, l’opinione degli italiani è decisamente più negativa nei confronti dell’immigrazione e dei loro eventuali benefici per l’economia o la società. Rispetto a una media europea del 57%, gli intervistati italiani che ritengono che gli immigrati peggiorino la situazione della criminalità rappresentano il 74% dell’intero campione, con una differenza di 17 punti percentuali. Allo stesso modo, gli italiani che pensano che una maggiore immigrazione comporti una riduzione dell’occupazione per i residenti in Italia corrispondo al 58% sul totale, mentre la media europea si ferma al di sotto del 41% (con uno scarto sempre di 17 punti percentuali).

Fig. 9. Atteggiamento degli italiani verso l’immigrazione e le sue conseguenze socio-economiche in confronto con gli altri cittadini dell’UE nel 2017 (valori percentuali)

Fonte: Elaborazione Istituto Cattaneo su dati Eurobarometro. N = 28080 (EU); N Italia = 1025.

Infine, le differenze tra gli atteggiamenti degli italiani e quelli europei sono più sfumate quando si tratta di valutare il contributo – positivo o negativo – dell’immigrazione per il welfare state. In Italia, la percentuale di chi pensa che gli immigrati siano un peso per lo stato sociale è pari al 62%, mentre tra i cittadini europei questa percentuale è inferiore solo di 3 punti percentuali (59%).

Nell’insieme, emergono dunque differenze sostanziali tra gli atteggiamenti degli italiani e quelli degli europei sulla questione dell’immigrazione e delle loro conseguenze socio- economiche. Almeno in parte, queste differenze sembrano essere anche il prodotto di una errata percezione del fenomeno migratorio: chi ne ingigantisce la portata, è indotto anche a ingigantirne le conseguenze. Però, sarebbe sbagliato pensare che il tema dell’immigrazione sia soltanto una questione di mal-percezione: perché i suoi effetti sugli atteggiamenti dei cittadini sono concreti e reali. Ed è soprattutto con quelli che la politica e i partiti devono fare i conti.

Analisi a cura di Marco Valbruzzi Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo Tel. 051235599 / 051239766

Sito web: www.cattaneo.org

Appendice

Distribuzione di frequenza per le variabili considerate nell’analisi del caso italiano

Auto-collocazione politica

N.

%

Sinistra

77

7,5

Centrosinistra

171

16,7

Centro

211

20,6

Centrodestra

129

12,6

Destra

88

8,6

Non sa/non risponde

349

34,0

Totale

1025

100,0

Livello di istruzione

Nessun titolo

4

0,4

Obbligo

295

28,8

Diploma

450

43,9

Laurea (o superiore)

165

16,1

Ancora studente

68

6,6

Non sa/non risponde

43

3,2

Totale

1025

100,0

Occupazione professionale

Classe agiata

102

15,2

Classe media

89

13,3

Piccoli imprenditori

92

13,7

Classe operaia specializzata

336

50,2

Classe operaia non

51

7,6

specializzata

Totale

670

100,0

Zone geo-politiche

Nord-ovest

274

26,8

Nord-est

84

8,2

Regioni rosse

187

18,2

Centro

162

15,8

Sud

318

31,0

Totale

1025

100,0

Dimensione del comune di residenza

Area rurale

168

16,4

Medio-piccolo comune

599

58,4

Grande città

255

25,0

Non sa/non risponde

3

0,3

Totale

1025

100,0

Il Segretario di MO Unione Mediterranea Vittorio Terracciano a “Rinascita in festa”, organizzata lo scorso 19 agosto a Cinquefrondi dall’Associazione Rinascita Per

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L’intervento del Segretario di MO Unione Mediterranea, Vittorio Terracciano, nella giornata conclusiva di “Rinascita in festa”, organizzata lo scorso 19 agosto a Cinquefrondi dall’Associazione Rinascita Per.
All’evento, di portata nazionale, hanno preso parte diverse realtà del Sud, e non solo, come Il Sud che Sogna con il sindaco di Cinquefrondi Michele Conia, Dema con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, Rinascita per Cinquefrondi, Potere al Popolo, Cambiamenti, il sindaco uscente di Messina Renato Accorinti e tante Associazioni che operano sul territorio per parlare di autodeterminazione del Sud e degli strumenti per uscire da una logica di tipo coloniale che toglie ogni speranza di rinascita.

 

 

AL SENATO : GLI ” SBAGLI” DELLA SPERANZA !

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Venerdì 3 agosto al Senato con 148 Sì, 110 No e 3 astenuti passa un emendamento che in pochi minuti scatena il web e non solo.

Nell’ambito della discussione sul decreto dignità e milleproroghe in discussione alla Camera il 6 agosto ma al voto in Senato il 3, viene approvato anche il famoso colpo di coda che migliaia di precari della scuola speravano da tempo: l’apertura delle gae( graduatorie ad esaurimento) dalle quali si accede al ruolo.

Dal 20 dicembre 2017,giorno in cui il Consiglio di Stato aveva formalmente espresso parere negativo all’inserimento in queste graduatorie dei diplomati magistrale ante 2002, degli abilitati TFA e del laureati in Sfp, ad oggi non c’era mai stata intenzione da parte del governo a smentire o andare contro il parere della magistratura anzi ci si preparava alla stesura di un decreto per un imminente concorso straordinario a cui accedere con almeno 24 mesi di servizio ed avere dunque possibilità di ruolo.

Un concorso però studiato solo per le regioni in cui le gm( graduatorie di merito) siano esaurite , ovvero solo al Nord.

Con tutto il malessere che ne deriva al Sud, per il quale non esiste ancora una proposta capace di ammortizzare la situazione delle graduatorie strapiene e che non scorrono mai( causa della desertificazione umana, della mobilita, della contrazione delle scuole e delle classi pollaio)i docenti meridionali fortemente preoccupati e ormai poco speranzosi di poter stabilizzare la propria precarietà nelle loro terre, erano comunque pronti ad una nuova ondata di migrazione verso il Nord proprio per questo concorso straordinario.

Se non fosse che il relatore di maggioranza, senatore della Lega, per una ” erronea” interpretazione del testo dell’emendamento presentato da Leu( liberi e uguali)consente al Senato l’approvazione della riapertura delle gae con sommo gaudio di chi aspettava un miracolo .

Ma il tempo che il web si riempisse di sentimenti altalenanti per questa notizia, il senatore Pittoni , presidente della Commissione Cultura , scrive sulla propria pagina Facebook che si è trattato di un errore del Senato e che non é il caso di farsi illusioni.

Ora, che un senatore sbagli forse ci può stare ma che si affermi che c’è stato un fraintendimento del testo dell’emendamento presentato non credo che sia ” onorevole” a dirsi.

È prerogativa di chi vota per il futuro del popolo sincerarsi di aver compreso ciò che legge e/o che ascolta, perché in gioco c’è la vita e la speranza di molti uomini e donne e delle loro famiglie.

Il silenzio tombale che ne è derivato ha invece riecheggiato prepotentemente sui social dove per la prima volta si scorge una unione tra le diverse categorie di docenti che sperano che questo errore come lo ha definito il signor Pittoni( e solo lui perché non c’è stata dichiarazione di nessun esponente politico o sindacale o di altri senatori)possa invece dare una speranza più certa a chi ha appeso la propria vita lavorativa al filo delle manovre e delle intenzioni politiche.

Intanto dopo le discussioni sul decreto dignità del 6 agosto si rimanda il voto finale all’11 settembre prossimo alla Camera in occasione degli emendamenti “milleproroghe” nel quale fortuitamente o intenzionalmente ( credo che il dubbio sia lecito)è passato questo emendamento per l’apertura ed inserimento nelle gae per tutti gli abilitati.

Se da uno sbaglio come è stato definito ne deriverà invece finalmente una soluzione politica capace di salvare il lavoro e di dare dignità ai precari della scuola allora ben venga se sbagliare è umano poiché l’errore potrebbe decretare la fine di speranze che poi venivano disattese per anni .

Luigina Favale

Coordinatrice Nazionale MO Unione Mediterranea

Vittorio Feltri: quando il potere della parola diventa offes

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Questa settimana alcune edicole salentine boicottano ” Libero ” il giornale di cui è  direttore Vittorio Feltri.
Motivazione di alcuni edicolanti ” impedimenti tecnici: ci stiamo grattando le ‘sfere’ in quanto pugliesi!”
Freddura molto english di risposta ad una affermazione del suddetto direttore che in una twittata ha scritto senza farsi problemi di sorta né  di natura morale , né di etica giornalistica testuali parole ” in Puglia c’è un forte tasso di disoccupazione pertanto sarebbe il caso che i pugliesi andassero a raccogliere olive piuttosto che grattarsi le palle e aspettare che  i negri lavorino al loro posto”. In poche righe Vittorio ha offeso pugliesi e sudafricani: è  andato al risparmio !
Come si suol dire ‘due piccioni con una fava’.
Ma siccome il popolo pugliese non è stupido ha subito reagito.
Primo boicottando Libero, in secundus riempiendo di migliaia di commenti la pagina del direttore invitandolo simpaticamente ad un viaggio in Puglia ad aiutare nella raccolta delle olive rinunciando al finanziamento pubblico per il suo giornale e mettendosi quindi alla prova nel lavoro manuale.
In realtà insulti di questo tipo non sono una novità per la Puglia, da Briatore a Sgarbi non è  certo il disprezzo di Feltri che spaventa o getta nello sconforto un popolo che effettivamente soffre il tasso di disoccupazione ma senza per questo rovesciare su terzi ( in questo caso nigeriani, marocchini o altri extracomunitari che giungono nella disperazione sulle nostre coste)la responsabilità della mancanza del lavoro né  tantomeno sta a guardare cosa succede senza prodigarsi a lavorare.
Al contrario, la Puglia sta tentando di riscattare il proprio territorio promuovendo i prodotti della propria terra e difendendo con tutte le forze a disposizione anche quegli ulivi a cui fa riferimento Feltri che qualcuno vuole malati di xilella.
Come donna (e non è  nuovo neanche in commenti poco felici nei riguardi delle donne il direttore, basta fare una visitina sulla sua  pagina facebook per rendersene conto)come pugliese e come pubblicista sento di dover esprimere non solo le mie distanze e del giornale tutto che rappresento in questo momento, nei riguardi di insulti così miseri ma la mia disistima nei riguardi di un direttore che per quanto ” libero” non può esprimere giudizi di stampo razziale sapendo di poter fomentare all’odio tra le terre e tra gli individui di uno stesso Stato o di altri come nello specifico africani definiti ” negri” proprio per designare il disprezzo.
Come persone che scriviamo e che veniamo lette da migliaia di persone dovremmo darci un’ etica ed una morale di rispetto e  di libertà che salvaguarda il diritto ad ” essere ” al di là di ogni differenza e che no sfoci invece nel liberismo e nel linguaggio sporco dei pregiudizi e della cattiveria.
di Luigina Favale
Coordinatrice Nazionale di Unione Mediterranea
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