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Tutte le notizie dal mondo del meridionalismo

Continua l’impegno di Unione Mediterranea al servizio del comitato del “Vespro 2019”!

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Domenica 16 giugno Unione Mediterranea era a Randazzo, al fianco del popolo Siciliano, per dare il proprio contributo anche all’ultimo ed importante appuntamento*, organizzato dalla rete indipendentista siciliana.
Due i momenti salienti, che hanno scandito l’intera giornata. Il primo nella mattinata, un’ora di raccoglimento presso il cimitero di Catania, per rendere omaggio alle spoglie mortali dei caduti. A seguire, nel pomeriggio, c’è stato un partecipato corteo commemorativo, per le vie della città di Randazzo, proprio lì infatti, avvenne l'”Eccidio di Murazzorotto”, dove con un agguato, trovarono la morte il comandante Antonio Canepa e due giovani guerriglieri dell’EVIS, Giuseppe Lo Giudice e Carmelo Rosano.

Antonio Canepa, professore ordinario dell’Università di Catania durante l’epoca fascista, fu un gigante dell’antifascismo! Preparò, ma in quell’occasione fallì, perfino un attentato a Mussolini, agevolò lo sbarco Alleato in Sicilia (assaltando treni di rifornimento munizioni e attaccando i depositi di carburante e di munizioni dei tedeschi, funzionali all’aviazione), costretto alla macchia dalla repressione, risalì la penisola rifugiandosi a Firenze dove fondò una nutrita e combattiva cellula di resistenza partigiana.
Ma perchè pur essendo stato talmente incisivo ed in contatto con le più grandi personalità antifasciste dell’epoca, nella vulgata comune non si parla mai della sua figura?
Il suo destino probabilmente fu deciso durante la Conferenza di Jalta pochi mesi prima della sua morte (avvenuta il 17 giugno 1945), ed affidato al CLN e al suo governo di “unità nazionale”, che oltre a metterlo fisicamente fuori gioco, si preoccupò di mascariare (cioè di infangare, tradotto dalla lingua siciliana!) la sua memoria e di condannarlo ad una ignobile “damnatio memorie” da parte partigiana.
La colpa del professore Canepa era una sola, quella di aver lottato, fondando l’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana), contro i mali che affliggevano la Sicilia, ieri come oggi, di aver tentato armi in pugno la liberazione dei siciliani dal colonialismo italiano. Con la sua morte e l’immeritata condizione di “Partigiano Dimenticato”, vincitori e vinti speravano di soffocare per sempre l’aspirazione all’indipendenza dell’Isola.
Per la coscienza di molti siciliani fortunatamente non è andata così, ed oggi anche tramite l’impegno del sopracitato comitato “Vespro 2019” (che richiama in causa, già nel nome, la famosissima rivolta dei siciliani del 1282** e cui aderiscono, oggi, ben 28 realtà differenti radicate nell’Isola), la pagina più alta e più recente della storia separatista non è andata perduta.

   
Unione Mediterranea essendo un movimento che si batte per l’emancipazione dei popoli del Mediterraneo, non si è sottratta al dovere morale di sostenere, e di accompagnare anche in questo caso, il popolo Siciliano nella dura lotta contro tutte le forme di imperialismo che l’opprimono.
Nella consapevolezza che saper distinguere la Storia dalla Propaganda (del potere o dei vincitori) è un passo importante verso la riappropriazione della propria identità, ed è la prima tappa fondamentale per il pieno conseguimento della dignità e per la difesa della stessa!
UNITI O NIENTE!

 

 

* seguito a “CU’ CCI VENI A PALERMU?“, tenutosi a Palermo il 30 marzo per festeggiare, nell’antica capitale siciliana, la ricorrenza dell’insurrezione dei Vespri, momento nel quale tradizionalmente si fonda l’identità e lo spirito del fiero popolo di Sicilia.

** con la sconfitta della dinastia Normanno-Sveva si ha la fine del primo Regno di Sicilia (1130-1266), a cui fa seguito l’istaurazione della dominazione Angioina della parte continentale e di quella insulare del Regno. Ben presto però le vessazioni perpetrate nell’Isola dall’occupante francese, fomentarono la rivolta generale. Dopo alterne vicende locali ed internazionali, prese forza la prospettiva “legittimista” che proponeva nella forte figura di Pietro III d’Aragona, già consorte di Costanza II di Sicilia (discentente diretto del celeberrimo Federico II di Svevia) l’alternativa più valida in campo. Ovviamente questo stato di cose rese instabili i rapporti fra le due parti del vecchio Regno, che presero a guerreggiare per novant’anni pieni, fino alla piena risoluzione del conflitto avutasi nel 1372 con il Trattato d’Avignone.

EUROPEE 2019: la parola a CROCIFISSO ALOISI il candidato “VERDE” di UNIONE MEDITERRANEA

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EUROPEE 2019: BASTA CON LA DEVASTAZIONE DEL SUD!

Il Sud Italia è la più estesa area europea che presenta maggiori devastazioni sociali ed economiche: nel Sud Italia è in corso un processo di desertificazione economica ed umana che sembra non interessare a nessuno, ma che invece investe tutti i meridionali senza distinzione sociale. E, laddove ci sono maggiori criticità economiche, è più facile imporre ed accettare l’ignobile RICATTO LAVORO/SALUTE a scapito della tutela ambientale e paesaggistica.
Visto che l’Italia ha più volte dimostrato concreto disinteresse verso il Sud, anzi, per moltissimi aspetti, è stata causa della maggior parte dei mali che affliggono il meridione, occorre spostare direttamente nel Parlamento Europeo il problema Sud Italia e Sud Europa.

Siamo cittadini europei ? Bene, allora anche l’Europa dovrà preoccuparsi affinché i meridionali abbiano, nei fatti, gli stessi diritti fondamentali che sono riconosciuti agli altri cittadini: il diritto alla SALUTE, al LAVORO, allo STUDIO, ai TRASPORTI, all’ASSISTENZA SOCIALE non possono essere garantiti in base alla residenza geografica dei cittadini. Diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione che, a quanto pare, per oltre 20.000.000 di meridionali sono diritti di carta, perché milioni di persone devono spostarsi altrove per vederseli riconosciuti.
Non è accettabile che, per volontà politiche nazionali, il Sud Italia sia destinatario di politiche economiche devastanti, impattanti, che non portano un progresso diffuso e strutturale, o che comportano costi sociali ed ambientali così elevati da compromettere anche il presunto beneficio economico.
Non è accettabile che il Sud sia svenduto sull’altare di interessi commerciali internazionali ed usato come merce di scambio per favorire altri interessi ed altri territori.
Le INFRASTRUTTURE, da realizzare per favorire uno sviluppo economico rispettoso ed in armonia con l’ambiente circostante, non sono le opere che stanno portando avanti le multinazionali cui sono state consegnate diverse aree del meridione, dal Salento alla Basilicata.
Le infrastrutture, anche quelle sociali, non devono realizzarle queste multinazionali come compensazione per i sacrifici imposti ai territori: è inaccettabile questo ricatto.
In Europa occorre portare, con forza, il problema del RISANAMENTO AMBIENTALE di diverse aree del Sud utilizzate per lo smaltimento illecito di rifiuti, ma anche il risanamento di quelle aree che hanno ancora poli industriali altamente impattanti. A tal proposito credo sia necessaria una COMMISSIONE DI INCHIESTA europea ad hoc, visto che più volte la Corte di Giustizia europea ha richiamato l’Italia per non aver tutelato la salute dei propri cittadini.
Si rende necessario RIVEDERE ALCUNI ACCORDI COMMERCIALI che stanno distruggendo l’economia agricola meridionale le cui eccellenze subiscono una oggettiva concorrenza sleale che non viene tutelata concretamente da nessun politico o associazione: occorre FAR SCATTARE LE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA anche per i prodotti agricoli meridionali che subiscono concorrenza sleale.
È urgente istituire una commissione parlamentare d’inchiesta europea sulla riconversione olivicola e sullo stravolgimento paesaggistico ed ambientale in atto in mezza Puglia a causa della FACCENDA XYLELLA.
Ogni anno l’UE destina delle risorse finanziarie per sostenere politiche agricole: secondo il rapporto Cambia la Terra del 2018, su un totale di circa 63 miliardi di euro (42 fondi europei e 21 di co-finanziamento nazionale) oltre il 97% è destinato all’agricoltura convenzionale/industriale che ha processi produttivi inquinanti, ed appena il 3% va all’AGRICOLTURA BIOLOGICA, malgrado che il 15% della superficie agricola utilizzata sia destinata al biologico ! Occorre dunque riequilibrare queste percentuali ed indirizzare alle produzioni bio almeno il 15% delle risorse pubbliche destinate all’agricoltura.
Solo uno SVILUPPO ARMONIZZATO E RISPETTOSO DELL’AMBIENTE CIRCOSTANTE può portare enormi benefici per tutti e, grazie anche ad un territorio di inestimabile valore, competere con le sfide nazionali e globali.

OLTRE LE CHIACCHIERE  LEGHISTE…
I prodotti agricoli meridionali da molti anni subiscono una micidiale concorrenza sleale. Le nostre eccellenze sono trattate come merce di scambio sull’altare degli accordi commerciali che hanno sempre favorito l’economia del Nord Italia. Caroppo e soprattutto l’Assessore all’agricoltura Di Gioia, dove erano mentre si adottavano i provvedimenti che hanno distrutto la nostra economia agricola ? Occorre, nell’immediato, imporre alla Lega l’applicazione delle clausole di salvaguardia per i prodotti agricoli meridionali.

CHI VUOLE VERAMENTE BENE AL SUD STIA ATTENTO AGLI IMBONITORI, CHE BEFFARDAMENTE USANO I NOSTRI MESSAGGI!
Ultimamente molti politici nazionali e loro referenti burattini locali sembra si siano accorti dello stato di agonia del Sud e usano gli stessi termini e gli stessi messaggi utilizzati da chi da anni denuncia lo status di colonia interna imposto al nostro meridione. Non lasciatevi ingannare: chi vuole veramente bene al Sud e vuole difenderlo,
deve bloccare il regionalismo differenziato;
deve approvare i LEP;
deve indignarsi perché “ogni giorno nella sola Lombardia circolano più treni regionali di tutte le regioni meridionali messe insieme”(dal rapporto Pendolaria di Legambiente);
deve bloccare le inutili opere impattanti per il territorio e smetterla di far credere che sono infrastrutture per il Sud;
deve indignarsi per lo stato pietoso delle infrastrutture e trovare fondi veri perché lo Stato faccia finalmente il suo dovere al Sud;
deve bloccare immediatamente il meccanismo perverso che elargisce ogni anno sempre di più fondi pubblici alle università del Nord aumentando il divario con gli atenei del Sud;
deve imporre all’UE l’applicazione delle clausole di salvaguardia per i prodotti agricoli meridionali che subiscono concorrenza sleale e che sono sacrificati sull’altare di interessi commerciali portati avanti dall’Italia per tutelare altri interessi territoriali;
deve impedire che si imponga il vergognoso ricatto lavoro/salute..
Devo continuare ??

Crocifisso Aloisi

EUROPEE 2019: CROCIFISSO ALOISI E’ IL CANDIDATO DI UNIONE MEDITERRANEA CON LA LISTA “EUROPA VERDE”

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PRESENTAZIONI

Ho accettato volentieri la candidatura alle prossime elezioni europee con i Verdi, perché la battaglia sui temi ambientali deve essere fatta ovunque, sui social, nella vita reale, in consiglio comunale o nel Parlamento europeo.

Le devastazioni ambientali vecchie e nuove riguardano l’intero Paese ma il nostro Territorio, il Sud Italia, presenta maggiori rischi di devastazione e saccheggio ambientale perché dove ci sono più difficoltà economiche maggiore è il rischio di sfruttamento e di imposizione del ricatto lavoro/salute. Purtroppo i due principali temi, di cui mi sto occupando quasi esclusivamente ormai da oltre 8 anni, si intrecciano: il Sud e l’ambiente. Occorre far capire, a chi prende decisioni che impattano sul Territorio, che i cittadini non sono più disposti a tollerare politiche imposte con la forza e con l’inganno, ed ogni decisione deve essere presa ascoltando il Territorio.

Siamo ormai allo stadio finale dello sfruttamento del Sud Italia, sempre più sacrificato sull’altare degli accordi commerciali ed usato come merce di scambio per privilegiare altri interessi e altre zone: il Sud sta perdendo sempre di più le proprie eccellenze umane e naturali.

Occorre invertire la tendenza dando un forte segnale politico dal Territorio. Un segnale che deve essere indirizzato a tutti i soggetti istituzionali e politici, senza alcuna distinzione: il Sud Italia, che per estensione geografica e popolazione rappresenta l’area più estesa d’Europa con maggiori segnali di depressione sociale ed economica, non è più disposto a subire politiche economiche non rispettose del Territorio. È una questione di dignità e di rispetto per le future generazioni: solo uno sviluppo armonizzato e rispettoso dell’ambiente circostante, delle risorse e delle bellezze naturali, garantisce un duraturo e diffuso benessere economico e sociale.

+ SUD + AMBIENTE = PIÙ RISPETTO PER IL TERRITORIO!

Ecco in allegato il video della presentazione plenaria della lista tenutasi a Taranto il 27 aprile:

“Continuerò ad occuparmi del Sud, che sta perdendo sempre di più le proprie eccellenze umane e naturali. I cittadini non sono più disposti a tollerare politiche imposte con la forza e con l’inganno…dobbiamo continuare a dar fiducia ai partiti politici che hanno distrutto il meridione o sperare che qualcosa cambi? I nostri problemi non sono solo Ilva ma anche Tap, Cerano, discariche illegali, Xylella. Come padre di famiglia e cittadino che ha deciso di tornare a vivere al Sud, sono obbligato a intervenire prima che sia troppo tardi. Il meridione si sta svuotando, corriamo il rischio che non ci sia futuro per noi”. Crocifisso Aloisi

 

+ SUD + AMBIENTE = PIÙ RISPETTO PER IL TERRITORIO!

Ricordiamo che possono votare nella circoscrizione Meridionale, tutti i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali del proprio Comune che avranno compiuto il 18° anno di età entro il 26 maggio 2019, e che risiedono in un qualsiasi territorio delle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria.

Sono elettori anche i cittadini degli altri Paesi membri dell’Unione europea che, a seguito di formale richiesta, abbiano ottenuto l’iscrizione nell’apposita lista elettorale del comune italiano di residenza. Le urne saranno aperte esclusivamente nella giornata di domenica 26 maggio 2019, dalle ore 7 alle ore 23.

I più di diecimila firmatari della petizione 748/2015, storica iniziativa di UM, hanno vinto! 34% al SUD!

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Un meraviglioso successo di Unione Mediterranea e del Sud!

I più di diecimila firmatari della petizione 748/2015, storica iniziativa di UM, hanno vinto!

Firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri un DPCM contenente la garanzia del 34% degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno, ovvero di una quota proporzionale alla popolazione di riferimento come richiesto con la petizione 748/2015 presentata da Unione Mediterranea nel giugno 2015 alla Commissione per le Petizioni della UE.
La petizione fu accompagnata da più di 10.000 firme di sostegno.

https://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/lavori-pubblici/2019-05-16/investimenti-pubblici-34percento-sara-destinato-sud-conte-firma-decreto-195412.php?uuid=ACxZKqD

Per approfondire i contenuti della petizione 748/2015
https://unionemediterraneainfo254950.r.worldssl.net/wp-content/uploads/2014/06/petizione-terra-nostra.pdf

DICHIARATA AMMISSIBILE LA PETIZIONE PRESENTATA IL 2015 DA MO’ UNIONE MEDITERRANEA. PARLA IL CASERTANO VITTORIO TERRACCIANO SEGRETARIO DEL PARTITO

Unione Mediterranea: il Sud al Parlamento Europeo

Alla Camera dei Deputati si è discusso della petizione di MO Unione Mediterranea

Comunicato Petizione Terra Nostra

Ultima chiamata dalla “periferia” del Sud, la comunità lucana scrive a papa Francesco. MO Unione Mediterranea fra i promotori e i firmatari

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Cari Papa Francesco e Cardinale Peter Turkson,
siamo un gruppo di movimenti popolari, associazioni e cittadini provenienti da tutta la Basilicata, che da tanto tempo operano per difendere l’ambiente e la democrazia e vogliamo consegnarvi questa lettera, insieme ad un “Dossier Basilicata 2018: ambiente – salute”, per raccontarvi ciò che accade nella nostra bellissima e martoriata regione e chiedere il vostro sostegno.
La nostra terra ha ricevuto in dono dal Padre Buono non solo aria salubre, uno splendido paesaggio con pianure, colline e monti, un clima mite e tanti terreni fertili in cui si coltivavano prodotti di ottima qualità selezionati dal lavoro dei nostri avi, ma anche tanta buona acqua che ancora oggi disseta non solamente le genti di Basilicata, ma anche la
vicina Puglia ed una parte della Campania e della Calabria. Sebbene la nostra sia una piccola regione poco popolata, ben 5 milioni di persone circa usufruiscono di quest’acqua per bere, per lavarsi, per la pulizia delle loro case, per irrigare i campi e per alimentare il lavoro delle tante piccole realtà produttive che da sempre hanno caratterizzato la nostra e le regioni limitrofe.
Purtroppo, però, nelle viscere della nostra terra si nasconde anche tantissimo petrolio che da circa mezzo secolo alimenta l’ingordigia di rapaci multinazionali; esse si sono installate in Basilicata devastandola, inquinando senza remore le terre che un tempo producevano buoni alimenti e buon vino e contaminando tanta parte della nostra acqua.
Ad oggi in Basilicata si estrae più dell’80% del petrolio italiano, ci sono ben 487 pozzi petroliferi, 19 concessioni di coltivazione, 6 permessi di ricerca già accordati, una concessione di stoccaggio, 130 Km. di oleodotto e ben tre centri oli (impianti di prima desolforizzazione del greggio). Il primo realizzato in Basilicata ed ancora funzionante ha sede a Pisticci, in Val Basento, ed accompagna la stagione dello “sviluppo” vanamente promesso sin dalle sostituzioni operate ad inizi anni ’60 da parte degli interessi petroliferi ai danni dell’agricoltura; esso ricade in una zona SIN fortemente inquinata, dove vengono smaltiti ogni giorno enormi quantità di reflui presso l’impianto Tecnoparco Valbasento S.p.A, attualmente al centro di un processo ribattezzato “Petrolgate” per reati, tra l’altro, di contraffazione dei codici CER. Il secondo, il Centro Olio Val d’Agri (COVA – la più grande piattaforma estrattiva in terraferma d’Europa), funziona dal 1996 e durante lo scorso anno provocò lo sversamento di ben 400 tonnellate di petrolio che sono finiti nel sottosuolo, con un probabile inquinamento anche delle falde acquifere. Il terzo, quello di Tempa Rossa, sta per entrare in funzione. Milioni di metri cubi di gas e ben 85.000 barili al giorno – che potrebbero diventare 104.00 in base ad un accordo del 1998 – vengono estratti oggi in Val d’Agri ed altri 50.000 (forse 60.000) si estrarranno ogni giorno a Tempa Rossa.
Né sembra che queste grandi imprese multinazionali, incontentabili nella cupidigia, vogliano interrompere o ridurre la loro attività, visto che ben 17 nuove istanze di permesso ad estrarre petrolio e gas pendono sulle nostre teste come una spada di Damocle: se esse venissero concesse, più del 60% del nostro territorio sarebbe interessato da attività estrattive. Intanto qui le malattie aumentano, tanto che da ottobre del 2016 don Giuseppe Ditolve, un giovane sacerdote di Pisticci, un borgo situato in Val Basento, ha promosso l’iniziativa “Per non dimenticare: una Messa per la vita” in cui invita i propri parrocchiani a pregare, durante la Messa dell’ultima domenica di ogni mese, per i compaesani morti per tumore negli ultimi anni, leggendo l’elenco dei loro nomi: ad oggi 359 dagli anni 70 di cui 187 negli ultimi 8 anni. Lo scorso 29 settembre questo giovane sacerdote ha organizzato anche una grande “Marcia per la Vita” regionale, molto partecipata, per svegliare le coscienze dei cittadini ed invitarli ad attivarsi nella difesa della propria terra. Oggi don Giuseppe è parroco della Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore, situata a Pisticci Scalo – che nel 1997 fu visitata da Papa Giovanni Paolo II e che vorremmo fosse visitata anche da Lei, Papa Francesco – nei pressi di Tecnoparco ed immersa nell’inquinamento della zona.
Inoltre, paradossalmente, la nostra terra si spopola progressivamente ed è sempre più povera perché tantissime piccole attività devono chiudere proprio a causa dell’inquinamento, costringendo giovani e meno giovani ad emigrare per cercare una vita più dignitosa.
Tutto questo è un male non solo per la nostra terra, ma anche per l’intero pianeta che, secondo i molteplici ed accorati allarmi lanciati unanimemente dagli scienziati, rischia ormai il collasso anche a causa dell’uso smodato di energia da fonti fossili, con la possibilità che il genere umano e le tante altre specie che popolano la nostra casa comune non abbiano più, in brevissimo tempo, un habitat adatto alla sopravvivenza.
Noi, movimenti popolari, cerchiamo di opporci a tutto questo con l’azione quotidiana informando i cittadini e chiedendo alle istituzioni di fare scelte di vita per noi, per i nostri giovani e per le generazioni future. Per questo abbiamo redatto anche il “Dossier Basilicata 2018 – ambiente, salute”, che vi offriamo, in cui abbiamo descritto tante delle devastazioni che interessano la nostra regione. Purtroppo, però, il più delle volte amministratori e governanti non prestano alcuna attenzione ai nostri appelli e preferiscono anteporre il dio denaro al benessere delle persone ed alla salvaguardia del creato.
Ed allora noi vi chiediamo di sostenere il nostro lavoro e di aggiungere la vostra voce autorevole alla nostra, invitando la Chiesa Lucana a condividere i nostri percorsi e rivolgendo un messaggio pubblico al Governo Nazionale ed ai nuovi Amministratori della nostra regione perché:
– nella questione energetica ci si attivi subito per interrompere le nocive attività in corso, per bloccare la concessione di nuovi permessi ad estrarre, per iniziare la bonifica di acque e terreni inquinati e per avviare immediatamente la transizione verso un sistema produttivo e di consumo più sobri ed equi, basati sulla produzione di energia pulita e democratica, ossia prodotta e controllata direttamente dai cittadini sulla base delle loro reali necessità e non ispirata ancora una volta ed esclusivamente alla massimizzazione dei profitti di speculatori e grandi gruppi. Perché è proprio questo che sta accadendo in Basilicata anche nell’uso dell’eolico, realizzato con l’installazione selvaggia di pale di ogni dimensione, molto spesso obsolete, che deturpano e svalutano il nostro paesaggio. E questo a causa di una vera e propria aggressione mafiosa che vede conniventi le istituzioni regionali le quali, con un colpo di mano, hanno recentemente scelto di favorire gli sfruttatori del territorio aumentando a dismisura le potenze installabili, senza tenere in alcun conto i reali consumi locali che sono di gran lunga inferiori.
– nella tutela dell’acqua si provveda subito ad ancorare saldamente in mano pubblica la gestione della tanta buona acqua lucana creando un’Azienda Speciale Pubblica, allo scopo di evitarne ogni possibile forma di privatizzazione, tenuto conto anche del fatto che la Basilicata è oggi l’unica regione italiana in cui le multinazionali dell’acqua non sono ancora riuscite a mettere le mani su questo bene comune indispensabile alla vita ed oggi sempre più scarso.
Avrebbe enorme importanza, a questo scopo, la creazione in Italia di un evento di portata internazionale –con una tappa anche in Basilicata nel corso della quale saremmo lieti ricevere la vostra visita – che denunci il drammatico quadro di violenza e repressione che in ogni angolo del pianeta si oppone alle resistenze contro lo strapotere delle multinazionali e che evidenzi come sia possibile individuare un percorso partecipato e maturo di nuova solidarietà e consapevolezza che, superando la cieca logica estrattivista, delinei la strada verso la necessaria ed improcrastinabile transizione energetica.
Conosciamo bene la vostra sensibilità nei confronti di questi temi e la vostra vicinanza ai movimenti popolari dimostrate ormai in tantissimi modi, a partire dalla “Laudato Si” e fino all’organizzazione del ciclo dell’EMMP – Encuentro Mundial de Movimientos Populares – voluto da Lei, Papa Francesco, e coordinato da Lei, card. Turkson.
Confidiamo, quindi, che vogliate dare un’affettuosa e positiva risposta a questa nostra richiesta, oltre a benedire noi, il nostro lavoro e la gente di Basilicata ed a pregare affinchè il Signore illumini i cuori e le menti dei nostri Governanti, Amministratori e Pastori.
Matera, 30 marzo 2019
COBAS LISIA Scanzano Jonico
COBAS SCUOLA Basilicata
Coordinamento Regionale No Triv Basilicata
Osservatorio Popolare Val d’Agri
Pisticci Scalo pulita
Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata
Libera Basilicata
Farm Energy
Forum Democratico Bernalda
Comitato Cittadino “Piani del Mattino” – Potenza
Associazione Balvano Libera
Contrada di Montocchio e Montocchino – Potenza
Contrada Dragonara – Potenza
Comitato di San Nicola di Pietragalla
Contrada di Giarrossa – Potenza
Contrada Pian Cardillo – Potenza
Associazione Potenza Attiva
USB Basilicata
EHPA
Liberiamo la Basilicata
RASPA – Calabria
Gruppo Speleologico
Rivista VALORI
Comitato No Triv Vulture
Associazione Insieme Onlus
MO Unione Mediterranea (Basilicata)
Associazione Antigone di Oppido Lucano
Coordinamento Comitati PR (Avellino)
Comitati Ambientali Alta Irpinia e Verdi
Ambiente società di Foggia
Paesaggi Meridiani
Comitato No Triv Brindisi di Montagna
Per informazioni e comunicazioni:
don Giuseppe Ditolve – tel.339 505 7329 – e-mail: beppe1981@libero.it
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ennesimo reato ripetuto e continuato a danno della salute della gente del Mezzogiorno

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Le compagnie petrolifere che svolgono attività estrattive in Basilicata, hanno un atteggiamento di totale indifferenza rispetto alle richieste della popolazione locale e mancanza di rispetto delle leggi vigenti.
Eni, nonostante i numerosi processi in corso e le pompe sommerse a tiraggio del petrolio sversatosi nel sottosuolo, visibili da chiunque si trovi in Val d’Agri, continua a non trasmettere alla Regione Basilicata i dati sulla qualità delle acque.
E’ palese la violazione del diritto alla salute dei cittadini, i quali possono conoscere l’estratto giornaliero di greggio, ma non devono avere alcuna informazione sulla qualità delle acque che utilizzano quotidianamente. Si pensi che in presenza di attività ad alto impatto ambientale, come quelle di estrazione di petrolio e gas, per garantire la salute dei cittadini si dovrebbero ricercare nelle acque centinaia di elementi, ma per legge le compagnie petrolifere sono tenute a trasmettere, insieme ai dai relativi alle estrazioni petrolifere, i valori riferiti ad appena 4 elementi. Ciò nonostante, nemmeno i dati relativi a questi soli 4 elementi vengono resi noti, sebbene si tratti di acque destinate ad uso umano e potabile e che soddisfano le esigenze di milioni di cittadini del Sud.
Le compagnie petrolifere continuano a farla da padrone, a dispetto di un processo in corso per illecito smaltimento di rifiuti per centinaia di migliaia di tonnellate annue di rifiuti pericolosi, fatti passare per non pericolosi e smaltiti illegalmente nel pozzo di reiniezione Costa Molina2, nel territorio agro di Montemurro (PZ) e presso l’impianto di Tecnoparco Val Basento di Pisticci (MT), causando l’inquinamento di vaste aree della regione Basilicata e malgrado l’incidente scoperto nel gennaio 2017, avvenuto presso il Centro di prima raffinazione e desolforazione di Viggiano, che ha provocato lo sversamento di migliaia di tonnellate di greggio semilavorato nella rete fognaria, nella falda e nei terreni circostanti, arrivando ad inquinare anche il vicino comune di Grumento Nova (PZ).
Questo atteggiamento gravissimo continua ad essere tollerato dai vertici politici ed amministrativi della Regione Basilicata che non ha mai sollevato alcuna comunicazione alle compagnie petrolifere in tal senso.
A tal proposito occorre sottolineare che il processo in corso vede tra gli imputati, ed a giudizio, dirigenti della Regione Basilicata, della Provincia di Potenza, dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente di Basilicata e dirigenti di Tecnoparco Val Basento, società partecipata al 40 % dalla Regione Basilicata, tutti imputati dei reati di omissione in atti d’ufficio, abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’Ufficio. L’accusa è grave, consisterebbe nell’aver favorito i petrolieri garantendo loro la copertura sull’illecito sversamento di rifiuti pericolosi, ed avvallando la trasformazione di quei rifiuti da pericolosi a non pericolosi, svendendo la propria terra per procurare un risparmio alle compagnie petrolifere pari a 140 milioni di euro l’anno.
In questa situazione di violenta aggressione ai territori della Basilicata, è inconcepibile che le istituzioni continuino a coprire i signori del petrolio, fingendo di non sapere che esiste un preciso obbligo di trasmettere il riscontrato sulla qualità delle acque. Si tratta dell’ennesimo reato ripetuto e continuato a danno della salute della gente del Mezzogiorno d’Italia.
Nello stigmatizzare simili atteggiamenti, Unione Mediterranea comunica che avrà cura di informare la cittadinanza sistematicamente su queste mancanze e che provvederà a trasmettere le informazioni in suo possesso all’autorità giudiziaria, affinché prenda, quanto prima, provvedimenti in merito a questo disastro ambientale in atto.

Nuove autorizzazioni per ricerche petrolifere in territorio di Basilicata e Campania: Unione Mediterranea dice NO a questa ennesima violenza contro il Meridione ed intende porre in essere azioni concrete a tutela delle popolazioni e dei territori interessati.

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Napoli, 28 dicembre 2018

Immagine da www.amnesty.it

Il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato parere positivo sulle nuove istanze Shell per le ricerche petrolifere denominate Pignola, La Cerasa e Monte Cavallo in territorio delle regioni Basilicata e Campania nonostante i pareri contrari espressi dalle Regioni, da tanti tra i Comuni interessati, dall’Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese, da varie associazioni e comitati.

Queste ulteriori concessioni infliggeranno un colpo mortale ad un territorio già martoriato da scelte politiche scellerate e ricco di un tesoro inestimabile: l’acqua.

Siamo contrari alle trivellazioni, siamo per lo sviluppo sostenibile e vogliamo che siano le popolazioni a scegliere il modello di sviluppo per i territori che abitano.

Le popolazioni di Basilicata e Campania devono potere decidere per il proprio futuro e per la salvaguardia dell’ambiente in cui vivono.

E’ ora di dire BASTA agli abusi ed ai soprusi perpetrati alla nostra terra ed alla nostra gente.

Una politica coloniale che vede il Sud sfruttato e mortalmente avvelenato, perdere territorio popolazione e produzioni e con essi l’identità mentre qualcuno si ingrassa a prezzo della salute e sempre più spesso delle vite dei Meridionali. Espropriazione e mercificazione dei beni comuni, della terra, dell’acqua, dell’aria, del paesaggio, del volto e della memoria delle città.

Unione Mediterranea lavora per realizzare un’economia che salvaguardi l’essenza di tali beni e garantisca rispettosa fruizione da parte di tutti.

Unione Mediterranea dice NO a questa ennesima violenza contro il Meridione ed intende porre in essere azioni concrete a tutela delle popolazioni e dei territori interessati.

Vittorio Terracciano

Segretario Unione Mediterranea

SICILIA, Manifestazione NO MUOS, contro le grandi OPERE INUTILI

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L’8 dicembre a Niscemi in Sicilia si è tenuta una grande manifestazione indetta dai NO MUOS, in occasione della Giornata di lotta europea contro le Grandi Opere Inutili e Imposte.

Ma questa è una notizia…che non fa notizia.

Altrimenti perché mai un solo telegiornale (il tg3 nel suo spazio regionale destinato alla fruizione esclusiva delle televisioni siciliane) ha avuto la dignità di riportare il fatto ai suoi spettatori?

Appare anche anomalo e preoccupante che né “la Sicilia” (il quotidiano più venduto nella parte orientale dell’Isola) né il “Giornale di Sicilia” (il più importante di quella occidentale) menzionino nulla riguardo all’accaduto. Neanche con un misero trafiletto di cronaca locale?

A queste domande non è facile rispondere, e un’analisi sistemica sul funzionamento dei mass media siciliani, meriterebbe un serio approfondimento.

Noi di Unione Mediterranea ci limiteremo, in questa sede, a riportare la nostra testimonianza diretta, cercando così di colmare il più possibile l’asimmetria informativa che grava sulla comunicazione di queste ultime vicende siciliane, prepotentemente taciute.

Nel primo pomeriggio, un clima mite e poco freddo accoglie il corteo alla partenza. I Comitati pacifisti, come da prassi, prendono la guida della marcia, mentre i partiti e le loro bandiere (perlopiù ascrivibili al mosaico delle formazioni di sinistra e alla galassia sicilianista), viene riservata la coda del corteo. In mezzo, la partecipazione di tanti e tanti siciliani provenienti da ogni parte dell’Isola, che ricordiamo essere la più grande e popolosa del Mediterraneo.

Pesa l’assenza delle istituzioni e di larga parte della cittadinanza niscemese, forse perché rassegnatasi alla logica disfattista, che vede irreversibile l’impianto militare straniero, impostogli dallo Stato italiano, e per la piena entrata in funzione dello stesso sistema M.U.O.S..

Il percorso, partendo dalla periferia, ha impegnato diverse vie della città, lungo il tragitto la folla per scandire ed euforizzare la sfilata (e tutti i niscemesi, stavano come di sale, affacciati ai balconi delle proprie abitazioni), andava intonando slogan e canzoni.  Dopo il tramonto la marcia volge al termine, raggiungendo la piazza principale (che per l’occasione era ben  presidiata dalle forze dell’ordine), dove le diverse componenti hanno avuto modo di prendere parola. Tante le tematiche affrontate, fra tutte la più condivisa riguarda lo smantellamento immediato del sistema satellitare, nonché dell’intera base militare che insiste all’interno della riserva naturale.

Gli organizzatori hanno ribadito chiaramente il doppio gioco perpetrato da tutto il Movimento 5 Stelle, prima (a parole) sostenitori delle istanze dei Comitati, oggi irriducibili politicanti che come al solito alle promesse (ricompensate a suon di voti!), non danno mai seguito!

Si sono trattate poi, in modo accurato, le questioni giuridico-amministrative. Dall’attesa della sentenza del Consiglio di Giustizia amministrativa, per il ricorso presentato dai Comitati e Lega Ambiente, sulla inedificabilità della struttura militare all’interno della riserva naturale della Sughereta di Niscemi, alla scarcerazione del noto pacifista siciliano Turi Vaccaro, ai procedimenti vergognosi che vedono imputati gli attivisti No Muos per aver difeso con la loro presenza i diritti dei siciliani e l’ambiente dell’Isola.

Altri interventi, ponevano l’attenzione sull’inquinamento che continua indiscriminatamente a danneggiare l’ambiente e la salute dei siciliani.

Gli interventi fatti dai più giovani (i meno inquadrabili negli schemi politici più definiti) hanno raccolto tutta l’attenzione dei presenti, come una boccata d’aria buona, limpida e frizzantina, esternando subito una netta presa di posizione contro le politiche razziste e xenofobe del vice primo ministro Salvini, nell’interesse e nel rispetto dell’altro in quanto persona fisica, nella tutela della dignità degli individui in quanto tali che (come nel caso specifico degli abitanti del comune di Niscemi) spesso non vedono garantiti i servizi primari più elementari (neanche l’acqua!); e proseguendo con una forte denuncia del vilipendio in atto alla stessa dignità di tutto popolo siciliano, costretto sempre più pressantemente alla fuga verso le latitudini più disparate, forzato a cercarsi un’altra vita.

Riflessioni profonde e coraggiose, di ragazzi che hanno compreso il nesso fra la povertà del proprio territorio e il dramma dell’emigrazione per necessità.

Unione Mediterranea è dalla parte del popolo siciliano, già troppo discriminato dalle politiche unitarie dello Stato centrale, già barbaramente tradito e svenduto dalla propria classe dirigente, che sta dimostrando di saper incarnare egregiamente tutti i vizi che contraddistinguono le peggiori aristocrazie: privilegi, clientelismi e malaffare. Uniti i popoli partecipano alla Storia!

Unione Mediterranea si batte per la pace ed appoggia pienamente tutte le rivendicazioni che sono emerse nel corso degli interventi.

Vogliamo difendere la reputazione dei siciliani, che si vedono esclusi (non per loro volontà), dal novero dei popoli che perseguono la pace, che si rifiutano di esasperare, a seguito degli americani, un contesto già caldo come quello del bacino mediterraneo.

La Sicilia da più di 75 anni viene mortificata dagli Stati Uniti d’America, bombardata, governata, controllata, armata e pesantemente militarizzata, tanto da farne un hub per i loro interessi che oltrepassano i confini della N.A.T.O., e poiché risulta, ormai di fatto, un territorio totalmente sottomesso non vale nemmeno più la pena di rispettare formalmente le norme dello Stato “sovrano” italiano.

L’Italia è un paese anomalo, dopo essere stato pesantemente sconfitto durante il secondo conflitto mondiale, e pur essendo dotato di una costituzione che esplicitamente ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali, è a tutti gli effetti un “paese armato” che viene ripetutamente coinvolto nelle politiche imperialiste dell’Alleanza Atlantica.

Lo Stato italiano preferisce spendere 68 milioni al giorno per armarsi, e non si preoccupa di investirne neanche una parte in servizi e spese sociali…in questa crisi…una vergogna.

Per questo, in tema di difesa, Unione Mediterranea persegue una linea chiara: non vogliamo essere complici dei guerrafondai, né appartenere ad uno Stato palesemente subalterno, che scarica sui suoi territori più deboli gli oneri delle guerre per conto terzi!

Noi vogliamo subito la completa smilitarizzazione della Sicilia e di tutti i territori italiani. Abbiamo come dovere morale l’abbandono della N.A.T.O. e come obiettivo l’adesione al MOVIMENTO DEI PAESI NON ALLINEATI (N.A.M.).

 

 

Unione Mediterranea voce del Sud

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Sabato 1 dicembre una delegazione di Unione Mediterranea ha partecipato a Roma all’assemblea sollecitata da dem-A per la costruzione di un fronte popolare democratico, di tipo federale.

Abbiamo portato il nostro contributo alla discussione rappresentando come sempre facciamo le nostre istanze, le istanze del Sud.

Le abbiamo sintetizzate in un documento inviato all’assemblea nei giorni precedenti l’incontro che proponiamo anche a voi che ci leggete.

MO! Unione Mediterranea fa proprio il documento “PER CAMBIARE IL PAESE DAL BASSO” ed in consonanza con esso ritiene fondamentale considerare e fare proprie tutte le sofferenze e rimuovere tutti gli ostacoli posti a freno dello sviluppo, della libera realizzazione di ogni essere umano – e di conseguenza della Libertà.

Si rendono indispensabili quindi la presa d’atto della induzione della disuguaglianza quale strumento di governo di questo Paese e della indispensabile necessità di riparazione del danno causato e presente. Senza il riequilibrio dello svantaggio indotto in termini di condizioni infrastrutturali, ambientali, economiche, sanitarie e sociali tra le regioni meridionali e quelle settentrionali, la stessa definizione di STATO perde di significato concreto e finisce con l’essere una imposizione inaccettabile e soprattutto fallimentare.

Proponiamo alle nostre compagne ed ai nostri compagni di viaggio, alcune possibili soluzioni volte alla rimozione degli ostacoli che impediscono le trasformazioni indispensabili per la realizzazione del progetto certi del prezioso contributo che il consesso a cui ci rivolgiamo intenderà fornire.

1 LEGAMI

Creare lavoro il ruolo dello stato.

L’Italia non sarà una Repubblica, non sarà democratica, fino a quando non sarà fondata TUTTA sul lavoro.

C’è necessità di interrogarsi sulla scarsezza del tessuto economico meridionale, delle capacità imprenditoriali e della bassa competitività delle aziende, sgombrando subito il campo ovviamente da teorie genetiche, caratteriali o endemiche.

Il rapporto Svimez 2018 sull’economia del Meridione ha denunciato il rischio desertificazione: in 16 anni, hanno lasciato il Mezzogiorno, un milione e 883mila residenti, la metà giovani.

La situazione è tale da richiedere interventi mirati a ridurre il divario nord sud, attraverso incentivi fiscali alle aziende che assumono giovani e politiche ad hoc, ma soprattutto investimenti pubblici.

Al Sud è più difficile intraprendere rispetto al Nord in quanto si evidenziano ostacoli e voci di bilancio che inficiano sulla capacità di fare impresa:

a) Difficoltà di accesso al credito che impedisce a tante aziende del Sud di cominciare o espandere la loro attività.

Chiediamo interventi statali (fondi di garanzia, sviluppo di altre forme di finanziamento, misure fiscali che agevolino la patrimonializzazione) e un generale riordinamento del sistema creditizio laddove la raccolta del risparmio delle regioni meridionali finisce per finanziarie investimenti nelle regioni più produttive e dove le risorse delle Fondazioni bancarie, ormai tutte del Nord, finiscono per sostenere attività assistenziali, culturali, di promozione del territorio in quelle regioni dove hanno sede legale.

Inoltre per favorire le attività imprenditoriali, commerciali ed artigianali i fitti commerciali devono essere calmierati. E’ inaccettabile che si preferisca tutelare le rendite derivanti dagli investimenti immobiliari anzichè l’indotto positivo derivante da un’attività commerciale o artigianale, soprattutto in termini occupazionali.

b) Scandalosa differenza infrastrutturale: mancano collegamenti ferroviari, autostradali, aeroportuali, non vengono fatti investimenti sulla logistica, con grave aggravio di costi e opportunità.

È vergognoso, e immediatamente da capovolgere, che la spesa ordinaria e straordinaria in conto capitale, come anche le spese correnti della P.A., siano di gran lunga inferiori proprio nella zona del paese meno sviluppata.

c) Pressione fiscale più alta per effetto delle imposte locali in seguito al federalismo fiscale, sciagurato sistema tributario in presenza di livelli di reddito e industriali così diseguali geograficamente.

Al contrario quindi c’è bisogno di ridurre la pressione fiscale per le aziende del Mezzogiorno, rifinanziare Comuni e Regioni, fissare i livelli essenziali delle prestazioni, limiti che incidono sul tessuto produttivo, sul reddito delle famiglie, sulla convenienza ad investire in una determinata zona.

d) Burocrazia ed inefficienze della Pubblica Amministrazione.

Occorre una maggiore dotazione di risorse da destinare alla macchina amministrativa per l’erogazione di migliori servizi di pubblica utilità, in modo da favorire lo sviluppo delle risorse umane e territoriali in molta parte non valorizzate e far guadagnare competitività alle nostre aziende.

e) Spese di pubblicità, di distribuzione, di ricerca e sviluppo.

Dando per scontato che non esiste nessuna pregiudiziale da parte dei consumatori meridionali, il dato che emerge e di cui non si può non tenere conto in ogni politica a favore dell’occupazione nel Sud, è che i nostri consumi di beni e servizi prodotti al Nord generano un PIL di 186 miliardi l’anno. Da questo fattore scaturiscono una serie di conseguenze che implicano ripercussioni su posti di lavoro, sviluppo economico, redditi pro capite, entrate erariali, capitale sociale, vivibilità.

Oltre ad una campagna massiccia di sensibilizzazione che promuova l’acquisto di prodotti di aziende del meridione, si potrebbero prevedere degli aiuti, sotto forma di detrazioni e credito d’imposta, a sostegno delle spese di pubblicità e di ricerca, lì dove oggi è difficile competere per le nostre piccole e medie imprese contro gli imperi industriali del nord e le loro agenzie pubblicitarie, in grado di influenzare il consumatore finale. Proponiamo l’introduzione di un’aliquota IVA agevolata sui prodotti delle aziende con sede legale e stabilimenti al sud, allo scopo di favorirne l’espansione. Inoltre è necessario dislocare le sedi legali dei giganti dell’energia e della comunicazione, o riformulare l’imposizione fiscale vigente.

f) Minore tutela per le esportazioni.

Anziché favorire l’export di prodotti meridionali, gli accordi di libero scambio (come il Ceta) che prevedono eliminazione dei dazi, misure di tutela riguardo la contraffazione, semplificazione degli investimenti, prendono in considerazione quasi esclusivamente prodotti del centro nord.

g) Criminalità organizzata, clientelismo, corruzione, sicurezza, evasione fiscale, lavoro nero.

Alle difficoltà sopra descritte, per chi vuole intraprendere un’attività imprenditoriale qui al Sud, se ne aggiungono queste altre nel quadro già discriminante tra settentrione e meridione: occorre una seria volontà politica che finalmente metta al primo posto la legalità, indispensabile per lo sviluppo socio- economico ed etico-culturale del Mezzogiorno.

2 UMANITA’

Umanità ed accoglienza

Adozione del Modello Riace, esempio vivente di come l’accoglienza possa rivelarsi un vantaggio per le popolazioni autoctone.

3 TERRA

Debito

Oltre alla cancellazione del debito “odioso” chiediamo l’istituzione di una Commissione per l’audit sul debito pubblico italiano e locale, allo scopo di individuare i segmenti del debito pubblico contratti non nell’interesse dei cittadini.

Abolizione del Fiscal Compact. Questo significa rottura degli attuali Trattati europei che impediscono la spesa pubblica espansiva, cioè la spesa per investimenti pubblici, per lo stato sociale e per il sud.

Abolizione della legge costituzionale n. 1 del 2012, che ha introdotto nella Carta costituzionale (art. 81) il principio dell’obbligo del pareggio di bilancio, ulteriore ostacolo alla spesa espansiva.

Ambiente

Abolizione artt 35 e 38 del DL n. 133 del 12/09/2014 (c.d. Sblocca Italia) convertito dalla L. 164/2014, che sottraggono potere alle Regioni e alle Autonomie locali in materia di inceneritori ed idrocarburi.

Pubblico

Rilancio dei beni comuni attraverso la nazionalizzazione, sotto controllo popolare dei beni strategici e dei servizi pubblici.

Diritto all’abitare

Reintroduzione dell’equo canone per la locazione di alloggi, tranne le abitazioni di lusso.

Molte famiglie non hanno possibilità di accedere all’edilizia popolare, perché non rientrano nei parametri, ma questo non significa che siano agiate. Le rendite immobiliari vengono utilizzate per sostituire un reddito da lavoro o per accumulare ricchezza, a discapito di chi è costretto a pagare il canone di locazione ed affanna ad andare avanti. La casa è un bene primario, non è ammissibile alcuna forma di speculazione. E’amorale.

4 CONOSCENZA

Introduzione nelle scuole dello studio delle lingue, della storia e delle tradizioni locali, si tratta di un patrimonio che non va perduto.

Revisione dei testi scolastici per un racconto plurale del Risorgimento italiano. Revisione della toponomastica.

Blocco dell’esodo degli studenti verso le università del nord, incrementando FFO per gli atenei del sud, rivedendo i parametri attualmente in vigore che penalizzano il sud e innescano un circolo vizioso. I fondi devono andare a chi più ne ha bisogno.

Due le criticità:

1) Alloggi per gli studenti fuori sede, presenti in maniera massiccia al nord e quasi del tutto assenti al sud, situazione

che spinge gli studenti ad iscriversi agli Atenei del nord.

2) Possibilità di trovare un lavoro dopo gli studi, molto elevata al nord e bassa al sud.

5 RISORSE

Introduzione del principio di equità e giustizia nella distribuzione delle risorse economiche del paese. Approvare questo principio serve ad evitare quella odiosa prassi che negli ultimi anni ha portato la classe politica ad adottare nella distribuzione delle risorse parametri profondamente ingiusti, oltre che fantasiosi e contraddittori. Ad esempio per lo stanziamento dei fondi per la sanità il criterio adottato è quello dell’anzianità della popolazione, per gli asili nido quello della spesa storica, per la manutenzione delle strade provinciali si è scelto come parametro il tasso di occupazione. Tutti questi anomali criteri hanno un solo elemento in comune, quello di favorire, nella distribuzione delle risorse, la parte del paese più ricca e avvantaggiata, secondo un principio ingiusto ed iniquo.

Per fronteggiare questa barbarie politico amministrativa bisogna stabilire criteri univoci, ispirati al principio di giustizia ed equità. Per estensione a questi principi chiediamo di approvare, da subito, una legge sulle Rc auto che premi i guidatori meritevoli ovunque essi risiedano, senza alcuna discriminazione territoriale.

Il principio serve anche a rafforzare ed armonizzare la clausola del 34% (la legge di conversione del decreto Mezzogiorno di fine 2016 ha sancito l’obbligo per le amministrazioni centrali di riservare al Mezzogiorno un volume complessivo di stanziamenti ordinari in conto capitale proporzionale alla popolazione di riferimento. Quindi almeno il 34%). Quest’ultima infatti dev’essere intesa come limite positivo e non negativo nel senso che la soglia del 34% deve essere ponderata, per ragioni di equità per garantire standard minimi di prestazioni in tutto il territorio a prescindere dalla entità percentuale della popolazione.

contributo

MO – Basilicata 2019!

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In Basilicata ci troviamo in pieno marasma istituzionale.

Il Presidente in carica, il democratico Marcello Pittella, è indagato, sospeso dall’incarico e sottoposto al divieto di dimora a Potenza, perché su di lui pende l’accusa di abuso di ufficio e falso, nel quadro di un’inchiesta che interessa alcuni concorsi nella Sanità.

Come se non bastasse, tutta la classe politica di questa legislatura sembra non conoscere la resa e appare incapace di accettare l’inevitabile fine di un pessimo modo di amministrare, legiferare e governare. Le elezioni vengono oggi ritardate, manifestando anche nel dibattito politico la volontà di restare a galla ben oltre il decorrere della scadenza naturale; infatti dopo mesi di rinvii, in merito alla data delle elezioni regna ancora la più totale confusione.

Però questo non è certo il momento di aspettare: i Lucani hanno il diritto di sperare e soprattutto il dovere di agire, ora e subito.

Per questo MO-Unione Mediterranea è già pronta, scioglie le riserve, e annuncia ufficialmente la candidatura del noto attivista Giuseppe Di Bello, già responsabile territoriale del Partito, al Consiglio Regionale lucano, per esprimere un voto diverso, libero, lontano dalle logiche partitocratiche e dal clientelismo perpetrato dai partiti nazionali, un voto capace di ricongiungere la mente con il cuore e che possa riscattare, stavolta davvero, tutto il popolo lucano.

 

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