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Revisione e modifica della toponomastica risorgimentale di Reggio Calabria

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Al Sindaco dott. Giuseppe Falcomatà,

al Prefetto dott. Michele Di Bari,

alla Commissione Toponomastica

del Comune di Reggio Calabria

Oggetto: revisione e modifica della toponomastica risorgimentale della città

Il movimento politico meridionalista “MO! – Unione Mediterranea”, in seguito all’annuncio di revisione della toponomastica cittadina, rivolge un appello al Comune di Reggio Calabria affinché prenda in considerazione la possibilità di sostituire i nomi dei personaggi risorgimentali delle vie della città, con i nomi di coloro che davvero hanno impegnato tutta la vita a favore del capoluogo reggino.

A tal proposito, è stata studiata l’organizzazione della toponomastica ed eseguita una mappatura di quelle vie che, in pieno centro storico, sono intitolate a patrioti dell’Unità, ad episodi (date e luoghi) legati al Risorgimento, nonché a politici e generali.

Nella sola zona della Stazione Centrale troviamo “via Nino Bixio”, “Via Fratelli Cairoli” e “via Guglielmo Pepe”, oltre alle immancabili “via Cavour” e “via Mazzini”; la piazza su cui si affaccia la Stazione Centrale è intitolata a Giuseppe Garibaldi, così come il Corso che è la via principale della città. Si arriva quindi a “piazza Vittorio Emanuele II” (nota come “piazza Italia”) per la statua del Larussa che vi si trova al centro, simbolo dell’Unità nazionale e che venne a sostituire la statua di Ferdinando I, fatta a pezzi nei moti del 21 agosto 1860 (fonte http://www.convittorc.it/documenti/strade.pdf).

Si vuole quindi portare all’attenzione il ruolo che ebbero alcuni di questi personaggi nella storia del nostro Paese: in particolare, è importante concentrarsi su Nino Bixio, generale che si contraddistinse per il famoso eccidio di Bronte nell’agosto del 1860, per la battaglia in Piazza Duomo a Reggio Calabria, la repressione di Santa Croce Camerina (in provincia di Ragusa) e tante altre cruente battaglie in cui la ferocia fu il tratto distintivo. A lui vengono attribuite una serie di citazioni, tra le quali: “Al Sud i nemici non basta ucciderli, bisogna straziarli, bruciarli vivi a fuoco lento”.

Ci si chiede anche quale ruolo possano aver avuto personaggi come Cavour, Mazzini e Garibaldi nella crescita della città di Reggio Calabria, se non quello di essere stati iniziatori di un declino inesorabile della nostra terra con la nascita della famosa “questione meridionale”, mai affrontata – per negligenza – da centinaia di anni. È storicamente provata la nascita della Camorra e delle altre mafie del Sud Italia proprio nel 1861, quando si organizzarono come vere e proprie associazioni criminali; è anche noto come nell’operazione della Dda di Milano nel 2014 (in cui vennero arrestati 40 presunti ‘ndranghetisti), i carabinieri del R.O.S. abbiano registrato un video in cui gli affiliati, riuniti in cerchio, giuravano nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/11/18/ndrangheta-in-lombardia-filmato-dellaffiliazione-riferimenti-a-mazzini-e-garibaldi/312973/). Senza addentrarsi in questioni riguardanti massoneria e mafia, ci si limita ad esporre perplessità sull’organizzazione della toponomastica cittadina.

Non è tutto: la parallela superiore del “Lungomare Falcomatà” è “Corso Vittorio Emanuele III”, nipote del primo Re d’Italia e monarca nel periodo fascista, promulgatore delle leggi razziali contro gli ebrei.

Sempre in zona Stazione Centrale, le vie intitolate a date e luoghi del Risorgimento sono numerose da “via Aspromonte” a “via Caprera” (l’isola che fu dimora e luogo del decesso di Giuseppe Garibaldi e che non ha nulla a che fare con Reggio Calabria), “via Gaeta” (assediata ferocemente dai piemontesi nel 1860-1861 e che dovremmo commemorare anziché celebrare), “via Marsala” (luogo in cui sbarcarono i mille garibaldini), via Plebiscito, via “2 settembre 1847” (data di inizio dei moti rivoluzionari di Reggio Calabria, in cui Domenico Romeo fu giustiziato dal governo borbonico), “via 21 agosto 1860” (data della famosa battaglia in Piazza Duomo che vide contrapposti i garibaldini all’esercito borbonico).

La toponomastica di Reggio è organizzata in periodi storici, che caratterizzano ciascuna zona della città. Tuttavia, ciò non vieta di inserire tra le vie principali i nomi di luoghi e personaggi in sostituzione di quelli citati sopra, perché appunto non riconducibili alla storia millenaria della nostra città. Di seguito verranno proposti alcuni suggerimenti.

Partendo dalla fondazione dell’antica “Rhegion”, come non ricordare i coloni di stirpe ionica provenienti da Calcide, nell’isola greca Eubea, tutt’ora esistente come comune di circa 90 mila abitanti. I calcidesi furono fondatori di Reggio e di tante altre colonie della Magna Grecia, e a questa città sono dedicate vie in numerose località siciliane, ma non a Reggio. Le fonti sulle origini della nostra città risalgono in particolare allo storico Tucidide e al suo capolavoro storiografico, La Guerra del Peloponneso, che costituisce una delle opere principali attraverso la quale gli storici moderni hanno ricostruito alcuni eventi legati alle origini dell’antica Grecia. È curioso sapere che addirittura a Milano sia presente una via intitolata allo stesso Tucidide, e non a Reggio Calabria.

Sempre restando nel periodo greco, è d’obbligo citare il giurista catanese Caronda, autore delle leggi della sua città e della nostra Reggio, prima di tante altre colonie della Magna Grecia: sono presenti vie dedicate a Caronda in molte località siciliane ma, appunto, non a Reggio.

Proseguendo con il periodo romano, non vi è traccia né ricordo dell’antica Via Popilia, meglio conosciuta come Via Capua – Regium, che collegava Roma con l’estrema punta della penisola italica. In altri capoluoghi di provincia, come Vibo Valentia e Cosenza, è presente via Popilia, mentre è scomparsa da Reggio che era la città principale da collegare attraverso quella strada. È come se tra qualche millennio non venisse ricordata la Salerno-Reggio Calabria, autostrada fondamentale per il collegamento tra Reggio ed il resto della penisola.

Un altro ruolo importante fu quello assunto da Gioacchino Murat, Re di Napoli agli inizi del 1800 dopo la sottrazione del trono ai Borbone. Nonostante sia ancora oggi considerato un personaggio ambiguo, nel breve periodo in cui dominò l’Italia meridionale lasciò tracce visibili ancora oggi in molte località, tra cui Pizzo Calabro, Scilla, Bari, Brindisi, Potenza. A lui vengono dedicate vie persino a Milano, oltre alla statua situata all’ingresso di Palazzo Reale a Napoli. A Reggio Calabria, dove portò l’illuminazione pubblica, non è stata dedicata nessuna via del centro, nonostante sia presente il “Centro Studi Gioacchino e Napoleone”, da considerare forse come un’opera modesta rispetto al ricordo di un personaggio così illustre per la storia della città e di tutto il Sud Italia.

Nel corso della sua storia, infine, Reggio fu colpita da diversi terremoti che resero necessari ingenti lavori di ripristino degli edifici. Il ricordo più recente è quello del terremoto del 1908, in cui la città fu rasa al suolo e il piano di ricostruzione seguì le linee dettate dall’ing. Pietro De Nava, a cui è dedicata la biblioteca e da non confondere con Giuseppe De Nava a cui è dedicata l’omonima piazza di fronte il museo archeologico. Ma l’evento del 1908 non fu l’unico ad avere conseguenze catastrofiche: già nel 1783 la città fu in parte distrutta da un terremoto e ricostruita secondo il progetto dell’ing. Giambattista Mori, che diede alle strade di Reggio la tipica conformazione orizzontale e ortogonale. Tuttavia, di Giambattista Mori non vi è traccia nella toponomastica cittadina.

Il movimento politico “MO-Unione Mediterranea”, così come specificato nella sua Carta dei Princìpi, ha un obiettivo chiaro: il riscatto del Mezzogiorno. Il movimento ripudia mafia, violenza, razzismo e qualsiasi forma di discriminazione. Il fine della richiesta è quello di far recuperare l’identità dei cittadini di Reggio Calabria e del Sud Italia: vi è la ferma convinzione che solo riacquistando la propria memoria storica, un popolo possa sentirsi effettivamente coinvolto nella vita della città e quindi essere in grado di difenderla da chi non vuole il suo sviluppo e la sua libertà. La modifica della toponomastica, in tal senso, è sicuramente un’azione molto piccola ma concreta di recupero dell’identità: siamo infatti convinti che da queste piccole azioni possano scaturire grandi risultati. L’esempio più tangibile è ciò che sta facendo l’amministrazione comunale di Reggio Calabria che, con il duro lavoro e nel silenzio della stampa nazionale, sta letteralmente cambiando in positivo il volto della città.

Con l’auspicio che la nostra richiesta sia esaminata, e in attesa di una risposta, si porgono distinti saluti.

 

Reggio Calabria, 18 agosto 2016

La Portavoce Nazionale: Flavia Sorrentino

Il referente territoriale: Davide Abramo

Congresso 2016 di Unione Mediterranea

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Cari Amici Mediterranei,

con la presente vogliamo comunicarVI le principali informazioni da sapere per il prossimo Congresso del nostro amato Movimento, in particolare indichiamo: le modalità di partecipazione, le linee guida che adotteremo durante l’evento e alcune indicazioni per facilitare la vostra partecipazione.

Modalità di partecipazione

1. Il 3° Congresso di Unione Mediterranea si terrà nei giorni 24 e 25 Settembre 2016 presso l’ Hotel Le Cheminee, Via Stadera 91, Napoli. La registrazione dei partecipanti è prevista dalle ore 9:00 alle 10:00.

2. La partecipazione con diritto di voto al Congresso è consentita a tutti coloro che si sono iscritti al Movimento entro la data del 2 Aprile 2016.

3. Per partecipare al Congresso è necessario pre-registrarsi via email entro il 17 Settembre 2016 scrivendo a congresso2016@unionemediterranea.info . Verrà inviata risposta di avvenuta pre-registrazione.

4. In sede Congressuale, hanno diritto di voto i soli utenti che si sono pre-registrati ai quali verrà consegnato loro il materiale per votare. Durante la fase di registrazione sarà richiesto di indicare la email con la quale si è effettuata la pre-registrazione.

5. Nessun iscritto al Congresso può essere portatore di più di una delega. Per delegare è necessario compiere la seguente procedura:

– pre-registrarsi indicando nella mail il proprio delegato;

– stampare, firmare e consegnare la mail di avvenuta pre-registrazione e la copia del documento d’identità al proprio delegato;

– il delegato li consegnerà al Congresso in fase di registrazione.

Mozioni e Candidati Segretari

6. Le mozioni generali e tematiche devono essere presentate entro il 10 Settembre 2016;

7. Esse devono essere presentante sul forum web del Movimento www.unionemediterranea.info/forum nelle corrispondenti sezioni:

Indice/Congresso2016/mozioni_tematiche, Indice/Congresso2016/mozioni_generali

8. Per inserire la propria mozione si raccomanda la seguente procedura:

– creare un nuovo argomento di discussione

– inserire il titolo della mozione seguito dal nome dell’autore

– inserire il testo numerando le sue principali parti per facilitarne l’emendazione

– per le sole mozioni di politica generale, è obbligatorio indicare almeno un promotore della mozione.

9. Saranno ammesse al Congresso solo le mozioni tematiche che riceveranno almeno 10 sottoscrizioni.

10. Saranno ammesse al Congresso solo le mozioni generali che riceveranno almeno 10 sottoscrizioni.

11. Per sottoscrivere una mozione basta rispondere sul forum scrivendo: «SOTTOSCRIVO»;

12. Per presentare un emendamento basta rispondere sul forum scrivendo: «EMENDAMENTO» seguito dal numero della sezione da emendare e dal testo modificato.

13. L’emendamento vale come sottoscrizione;

14. I promotori delle mozioni generali contano come sottoscrittori;

15. I candidati Segretari saranno automaticamente selezionati tra i promotori della mozione generale che ha ottenuto la maggioranza dei voti del Congresso.

Modifiche allo statuto

16. Le proposte di modifiche allo statuto devono essere presentate entro il 10 Settembre 2016;

17. Esse devono essere presentante sul forum web del Movimento www.unionemediterranea.info/forum nella sezioni: Indice/Congresso2016/proposte_modifiche_allo_statuto

n.b. per accedere al forum si deve essere tesserati e nella registrazione va utilizzata la stessa email con la quale si è iscritti al Movimento e si dovrà inserire come nickname “nome e cognome reali”.

18. Per inserire la propria proposta si raccomanda la seguente procedura: creare un nuovo argomento di discussione

– Inserire il titolo della proposta seguito dal nome dell’autore

– Inserire il testo numerando le sue principali parti per facilitarne l’emendazione

– Come richiesto dallo Statuto vigente, saranno ammesse al Congresso solo le proposte che riceveranno almeno 50 sottoscrizioni.

19. Le procedure di sottoscrizione e di emendamento sono identiche a quelle descritte per le mozioni.

Candidature Organi Statutari

21. Le candidature per gli organi statutari quali: Comitato di Coordinamento, Collegio dei Probiviri e Portavoce, devono essere presentate entro il 17 Settembre 2016;

22. Le candidature devono essere inviate all’email congresso2016@unionemediterranea.info ;

23. Si richiede ai circoli territoriali di garantire la presenza di almeno un candidato al Comitato di Coordinamento tra i propri iscritti.

Dibattiti e Votazioni su Mozioni e Proposte

24. Dopo che il Congresso ha dibattuto e votato la Mozione di maggioranza per alzata di cartellino, i promotori della stessa si confrontano esponendo il loro programma di attuazione e rispondono alle domande avanzate dal Congresso. Poi il Congresso vota i candidati Segretari per alzata di cartellino;

25. Per ogni mozione, proposta di modifica allo statuto ed emendamento ammessi, si adotterà questo schema dibattimentale:

a) Gli autori espongono sinteticamente il testo (con limite di tempo)

b) Si ascolta un elettore sfavorevole, se c’è.

c) Poi si ascolta una replica a favore

d) Si ripetono i punti b) e c) per una seconda volta, poi si passa al punto e).

e) Il Congresso vota per alzata di cartellino.

 

Buona estate mediterranea, il mese di Settembre sarà di svolta per il nostro Movimento!

MO-UM a difesa dell’ambiente, anche d’estate!

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Di Andrea Melluso

MO – Unione Mediterranea si impegna per la difesa dell’ambiente anche nei piccoli comuni che vivono di turismo e che nei mesi estivi vedono la popolazione aumentare considerevolmente. Ciò costituisce una grande risorsa economica ma potrebbe anche creare problemi con la raccolta dei rifiuti.

Abbiamo cominciato dal Comune calabrese di S.Nicola Arcella (CS), dove è attiva la raccolta porta a porta, chiedendo l’istituzione di un’isola ecologica temporanea all’ingresso del paese e la creazione di punti di raccolta per gli oli esausti, dannosi per impianti di depurazione e per il mare.

 

Ecco la lettera inviata all’amministrazione comunale.

“All’ Amministrazione comunale di San Nicola Arcella,

Rivolgiamo un appello al consiglio comunale del bel Comune calabrese affinchè si attivi, nel caso non lo stesse ancora facendo, per consolidare i progressi in tema di igiene urbana e difesa del mare.

Su questo tema suggeriremmo di:
* Ospitare almeno nei pressi della sede comunale, un contenitore per la raccolta degli oli vegetali esausti (l’ olio che residua dalla frittura una volta raffreddato) e favorirne la dotazione in ristoranti, pub e pizzerie. Molte aziende offrono questo servizio a costo zero , guadagnando col riutilizzo del materiale recuperato.
Una ragione in più per spingere questo tipo di raccolta è l’ importanza economica; infatti lo smaltimento scorretto causa gravi danni alla rete fognaria ed agli impianti di depurazione oltre ad inquinare pesantemente il mare.
Ecco cosa scrive il sito greenme (http://www.greenme.it/informarsi/rifiuti-e-riciclaggio/1225-come-smaltire-e-riciclare-correttamente-lolio-esausto-della-frittura: “forse non tutti sanno che ciò che resta in padella, l’olio esausto, può far danni ancor maggiori se non smaltito correttamente. Dal lavandino, attraverso la rete fognaria, l’olio esausto raggiunge gli impianti di depurazione causandovi gravi danni dagli elevati costi economici. Versato in uno specchio d’acqua, un solo litro d’olio è capace di formare una pellicola inquinante grande quanto un campo da calcio riducendone pericolosamente l’ossigenazione e di rendere non potabile un milione di litri d’acqua (più o meno il consumo di acqua di un individuo per ben 14 anni). E’ capace, disperso nel suolo, di impedire l’assunzione delle sostanze nutritive da parte della flora e, rientrando nella catena alimentare come mangime per gli animali ad esempio, ha conseguenze nefaste anche sulla nostra salute.

* Istituire almeno per il mese di agosto, quando il paese vede moltiplicare il numero di presenze, un’ isola ecologica temporanea all’ ingresso dello stesso, così da consentire un recupero più agevole dei rifiuti anche da parte di chi deve partire o avesse bisogno di lasciare altri materiali, contribuendo a combattere l’ incivile abbandono di rifiuti, ingombranti e non, e salvaguardare i risultati raggiunti col porta a porta.

Distinti Saluti e buon lavoro”

Sud e sottosviluppo: costituiamo gli Stati Generali della Questione Meridionale.

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Quest’anno, il destino del Sud è stato ancora più beffardo, triste e drammatico del solito.

Siamo oramai abituati a leggere di mezzogiorno, sui grandi media, soltanto d’estate, in genere in concomitanza del rapporto Svimez che certifica anno dopo anno la drammatica condizione di un Sud invischiato nella crisi, senza voce e senza rappresentanza istituzionale, dimenticato dai governi e dalla classe dirigente di questo paese.

Quest’anno non è così. Quest’anno, purtroppo, a parlare di “Questione Meridionale” si è arrivati a seguito di una tragedia, emblematica – al di là delle contingenze particolari – della condizione del Sud.

Quel binario unico della morte tra Andria e Corato, tra gli ulivi pugliesi, rappresenta il simbolo degli investimenti mancati, della sicurezza assente, del modello di sviluppo a trazione settentrionale che l’Italia e l’Europa hanno eretto a totem inviolabile delle scelte economiche da imporre ai territori, incapaci di concepirne le differenti condizioni.

Ma tutte le nobili voci che si sono alzate nei giorni successivi alla strage per denunciare l’isolamento del Sud hanno il difetto di essere voci singole, di non essere coro. Non unite da un comune sentire né da un comune vedere.

Non emerge in questo paese la capacità di imporre alla classe dirigente, politica, comunicativa, la Questione Meridionale come centro del dibattito  della sopravvivenza stessa dell’idea di nazione.

Eppure il Sud è vivo, a dispetto di tutti. C’è un Sud che si ribella, che non si arrende, un Sud che tenta nuove vie culturali, nuovi approcci antimafia, nuove strade imprenditoriali. Ma è afono, perché perso nella propria autoreferenzialità, incapace di fare rete e di costruire una visione comune, su sé stesso e sul suo ruolo nello scacchiere nazionale ed europeo.

Per questo motivo, il Sud avrebbe bisogno dei suoi Stati Generali. La chiamata a raccolta nelle sue migliori energie, dei sociologi, degli economisti, degli intellettuali, degli amministratori coraggiosi, dei giornalisti che non si sono arresi alle minacce, dei magistrati antimafia, dei giovani e dei meno giovani che curano i beni confiscati, dei poeti, dei contadini che non abbandonano la propria terra, dei precari, degli emigrati, dei migranti.

Gli Stati Generali della Questione Meridionale, anzi delle Questioni Meridionali, in cui aprirsi, confrontarsi e perfino scontrarsi, ma riuscire a concepire una via per il mezzogiorno.

Se, ad esempio, un sindaco come Luigi de Magistris, che fa della costruzione di un Sud Ribelle una sua prospettiva futura, chiamasse a raccolta profili politici e culturali, anche con idee differenti tra loro, persone come Domenico Lucano, Giusi Nicolini, Michele Emiliano, Franco Cassano, Rosaria Capacchione, Nicola Gratteri, Lirio Abbate, Sandro Ruotolo, Erri De Luca, Franco Arminio, Goffredo Fofi, Vito Teti, Marco Esposito, Gianfranco Viesti, Vincenzo Boccia, Emiliano Brancaccio, Emanuele Macaluso, Pino Aprile, Alessandro Cannavale, Emanuele Felice, Aldo Masullo, Gerardo Marotta, Isaia Sales, Maurizio de Giovanni, assieme ai tantissimi altri che – ripeto – a Sud stanno faticosamente tentando di non arrendersi e non perdere la speranza, si potrebbe cercare una via d’uscita comune a quel senso d’impotenza che sentiamo ogni qualvolta le voci che si ergono a difesa del Sud ci appaiono flebili, perché isolate.

Scrive Emanuele Macaluso sul suo sito: “Non mi pare che vi sia una forza in grado di trasformare una tragedia così terribile, l’indignazione per il ‘binario unico’ come segno della condizione del Sud, la rabbia, la generosità dei soccorritori e dei volontari, in un modo politico affinché il Sud torni ad essere sulla scena politica e sociale nazionale”.

Ebbene, al nostro comune amore per il Sud dobbiamo l’impegno serio e costante affinché quella forza ci sia, un giorno non troppo lontano. Lavoriamo.

Salvatore Legnante

Binario unico: il Sud fermo alla stazione Italia

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Come spesso accade in questo paese, si deve attendere una tragedia affinché si possa far luce su quali siano i reali problemi di una parte di territorio che, ormai, si può definire “separata in casa” con l’altra metà che costituisce l’Italia. E allora tutti alla ricerca delle cause, tutti a fare ricorso ai “dati”. Un “dato” è una condizione quantità nota, ammessa come vera, di cui ci serviamo per risolvere un problema. Quindi un dato è sicuramente qualcosa da cui attingiamo quando serve e la maggior parte delle volte è lì a portata di mano. E siamo sicuri che sono anche a disposizione dei nostri politici, molto più bravi a fare le passerelle in elicottero che a controllare sulle loro scrivanie quali siano i dati sulle infrastrutture al Sud e come risolvere questa condizione coloniale, sempre che si voglia risolvere.

Ed ecco che anche noi attingiamo dai dati di Repubblica.it che guarda caso, dopo il tragico scontro dei due treni in Puglia su binario unico, ci informa su quale sia la condizione della rete ferroviaria prima in Italia e poi al Sud.

“Secondo Istat, l’Italia con i suoi 28,3 chilometri di rete ferroviaria ogni 100mila abitanti, è uno dei paesi dell’Ue meno attrezzati. La media europea si attesta sui 44 chilometri di rete, sempre ogni 100mila abitanti”.

Ma la parte più interessante è la fotografia fatta da RFI (Rete Ferroviaria Italiana): “una fitta rete che si estende per 16.673 chilometri lungo lo Stivale, ma che si dirada nelle regioni meridionali dove si contano 5.733 chilometri di rete: poco più del 34 per cento del totale. E anche la qualità del servizio cala al Sud. Perché se le linee a doppio binario in Italia rappresentano il 45 per cento del totale, nelle regioni meridionali i treni viaggiano spesso su un unico binario: nel 70 per cento dei casi. Per ovviare al maggiore rischio del traffico ferroviario sulle due direzioni nello stesso binario, RFI ha compensato con sistemi di controllo automatici che, se si presenta il caso, sono in grado di ovviare anche all’errore umano”. I sistemi di controllo automatici sono, ovviamente, più diffusi al Sud Italia in cui si cerca di compensare la mancanza di una rete ferroviaria degna di uno Stato civilizzato. Eppure si passa da regioni come la Calabria e Sicilia in cui questi sistemi coprono la quasi totalità della rete, a regioni come Abruzzo e Puglia che per buona parte sono scoperte.

Ora che è stata fatta la panoramica di quanto siamo in ritardo sul piano delle infrastrutture, ora che i dati hanno un peso maggiore rispetto a quando noi di MO-Unione Mediterranea denunciavamo senza sosta le condizioni delle ferrovie nel Sud Italia, pretendiamo che ci sia controllo sull’erogazione dei fondi ai singoli territori. Pretendiamo di vivere in un paese che ci metta in condizione di non viaggiare a binario unico, pretendiamo di non morire più d’Italia.

Davide Abramo

SI al completamento della Superstrada del Gargano

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Di Matteo Parisi

Il Gargano è un degno rappresentante del più profondo problema del Mezzogiorno, la mancanza di infrastrutture!
Il territorio, primo in Puglia per il turismo, è stato escluso dal Piano regionale dei trasporti per quanto riguarda il completamento della Superstrada ignorando, ancora una volta, le istanze del Gargano.
Il completamento della superstrada è un’esigenza storica del Gargano non solo per dare dignità alla vocazione turista del territorio ma anche per garantire un importante servizio ai cittadini.

I comuni interessati dal completamento hanno più di 450 strutture ricettive censite con oltre 81mila posti letto che generano quasi 3milioni di presenze. Di queste, il 90% tra Peschici e Vieste, i due territori più lontani dalle principali arterie di trasporto e quindi
difficilmente raggiungibili per i turisti.
Il Gargano non è un territorio di serie B (come tutto il Mezzogiorno), il quale partecipa come tutti alla spesa pubblica del nostro Paese e di conseguenza i cittadini chiedono di reinserire tra le priorità del PRT (Piano Regionale Trasporti) il completamento della Statale 89 del Gargano nel tratto Vico del Gargano-Peschici-Vieste-Mattinatella.

I cittadini con l’aiuto del Gruppo Pro Superstrada e del movimento studentesco Giovani In Azione hanno presentato una petizione online tramite il sito Change.com.

Link della petizione in cui tutti i cittadini possono firmare:
https://www.change.org/p/regione-puglia-si-al-completamento-della-superstrada-del-gargano

Italiani brava gente…

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Calabresi e Siciliani Mafiosi

Di Massimo Mastruzzo

In queste settimane le classiche vicende di scandalo all’italiana stanno tenendo banco su tutti i mass media: a Roma e Milano, corruzioni, raccomandazioni, tangenti… Niente di nuovo insomma. Come nessuna novità c’è nel “rafforzativo” legato esclusivamente alle regioni di provenienza di alcuni dei protagonisti; una sorta di aggettivo qualificativo “antropologicamente indicativo” destinato a Calabresi e Siciliani.

Abitudine giornalistica, criticata anche da Umberto Eco, che probabilmente è ereditata dal pregiudizio creatosi nel periodo post-unitario figlio delle false teorie Lombrosiane e dal concepimento della legge 15 agosto 1863, n. 1409 (“Procedura per la repressione del brigantaggio e dei camorristi nelle Provincie infette”) – nota anche come legge Pica.

Così i mass media non lesinano nel sottolineare che, ad esempio, Raffaele Pizza è calabrese, mentre non vengono menzionate le origini degli altri interpreti della vicenda intercettazioni nella Roma Capitale che vedono coinvolti anche alcuni componenti della famiglia del Ministro Alfano.

Stessa cosa per le ultime disavventure che coinvolgono l’Expo nella capitale morale italiana: Milano. Sembra che cosa nostra si sia infiltrata tra i padiglioni dell’Expo in cerca di affari utili a finanziare cosche mafiose in Sicilia. Il GIP scrive di ” Gravi superficialità” ma ” Certamente anche grazie a convenienze” di “Soggetti appartenenti al mondo dell’imprenditoria e delle libere professioni”. Il Procuratore capo di Milano, Francesco Greco, in conferenza stampa, aggiunge:” Le organizzazioni criminali sono riuscite ad inserirsi nelle partecipate pubbliche.” Il Procuratore aggiunto Ilda Boccassini, dice che il commissariamento della Nolostand spa, società del gruppo Fiera Milano, attraverso cui gli arrestati sono accusati di aver ottenuto dalla Fiera di Milano 20 milioni di euro di appalti, è un messaggio che viene lanciato ai grossi gruppi e alle multinazionali per avvisarli che con i loro comportamenti colposi stanno consentendo infiltrazioni di associazioni mafiose…

Come si vede anche in questo caso l’aggettivo qualificativo “rafforzativo” indicativo della provenienza degli interpreti criminali che violano la legge è usato solo per alcuni degli interpreti: Siciliani mafiosi; per gli altri “attori” si suole dire: corrotti, colpevoli di comportamenti gravemente superficiali, comportamenti colposi che potrebbero portare al rischio di essere indagati per collusione. Solo per fare un esempio più chiaro: Crocetta, siciliano, potrebbe essere indagato per mafia; Maroni, lombardo, solo per collusione.

Quindi (non)rassegnamoci ancora una volta a questa conclusione che ci fregia di questo sgradito giudizio partorito da un antico pregiudizio: mafia e ndrangheta possono essere associate solo a siciliani e calabresi… Gli altri al massimo saranno dei “semplici” collusi.

Impressioni democrazia radicale Massa Critica

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Di Dario Picciafoco

Mercoledì 6 Luglio, sulla scorta della promessa del sindaco di coinvolgere pubblicamente e attivamente la cittadinanza, parti di alcuni collettivi portano in piazza S.Domenico Maggiore circa 300 persone (tra realmente interessati e passanti) riunite classicamente nel cerchio dell’Agorà.

Come si riporta nella pagina fb del gruppo i punti emersi da questa seconda assemblea popolare sono:

1 – A Luglio 2016 avrà luogo un tavolo ufficiale con l’amministrazione comunale aperto a tutte le realtà di base coinvolte o coinvolgibili sul terreno della democrazia radicale, attraverso il quale costruire un primo metodo di cessione di sovranità alle assemblee di base su priorità, temi e temporalità dell’amministrazione cittadina (e non solo).

2 – A Settembre/Ottobre 2016 sperimentare un percorso di assemblee territoriali per costruire insieme agli abitanti di Napoli alcuni obiettivi prioritari per modellare i quartieri sui bisogni collettivi.

3 – Una serie di interventi hanno evidenziato criticità e questioni politiche da sciogliere per rendere attuabili forme di democrazia dal basso: a partire dalla temporalità verificabile degli impegni (Materdei) alla coerenza politica rispetto agli impegni presi (Bagnoli Libera) alle strategie per favorire il bilancio partecipato e forzare i vincoli dell’austerità (Sbilanciamoci)

4 – Durante l’assemblea in piazza è stato presentato l’appello per la scrittura plurale di una “Carta delle assemblee degli Abitanti”, con un metodo costituente che parta dall’apprendimento e dall’osservazione delle esperienze concrete. “Costruiamo una strada o apriamone una nuova”.

Gli interventi dei presenti si susseguono con una scadenza di circa 7 minuti tra di loro, quello iniziale di De Magistris è sicuramente il più propositivo: l’appello all’organizzazione e alla concretezza. E’ evidente infatti che queste riunioni sono in una fase decisamente embrionale, così come è tangibile la voglia di far nascere una struttura che non ripeta i grandi errori del passato (un obbiettivo dal valore piuttosto alto quanto vago in questo momento, al di là della presumibile retorica e della semantica usata). Sicuramente una prova concreta di fattibilità ci sarà stesso a Luglio 2016, a brevissimo praticamente, secondo il primo punto nato dall’assemblea di Mercoledì.

Il momento migliore, in termini di partecipazione e confronto, è stata sicuramente la “denuncia pubblica”, inerente una questione dell’ex nato di bagnoli, da parte di un ragazzo dei centri sociali con la pronta risposta da parte del sindaco che conferma e sottolinea la reale gravità del problema. Momenti come questi sono davvero belli da vedere, ma che succede se ci fosse un opposizione vera a porre una domanda scomoda? (Opposizione che, se non per attaccare il sindaco in campagna elettorale, è completamente assente in città).

Infatti, in una certa misura, si ha un impressione iniziale generale di una quasi nuova forma di “apparenza politica” (anche se le intenzioni sono dichiaratamente sostanziali) in cui ci si fa per lo più una “discussione in famiglia”.

Forse allo stato attuale è necessario così finché, passo dopo passo, non si arrivi quell’organizzazione per la nuova forma di governo tanto complessa quanto giusta, come quella fin’ora proposta e discussa nell’assemblea: la Democrazia Radicale.

“Radicale” con “Democrazia” è una accostamento provocatorio che può far storcere il naso ai più moderati, ma andando con ordine e seguendo il dibattito pubblico in piazza si scopre che è l’idea secondo cui le istanze vengono create, presentate e discusse direttamente dal basso. Una sostanziale differenza anche rispetto la democrazia partecipata, in cui la cittadinanza viene chiamata a partecipare molto più rispetto quella rappresentativa, ma sempre su argomenti calati dall’alto.

Sicuramente una forma di governo opposta a quella “radicalmente” liberista e democratica “solo per chi può” (dal verbo Potere). Sicuramente una forma di governo più concreta (le assemblee popolari di fatto sono partite e ci si avvia a muovere i primi passi verso un’idea di bilancio partecipato) di quella proposta e mai attuata, se non in via formale e solo internamente al loro movimento, dai 5Stelle.

Dai massimi sistemi cittadini alla realtà, in questa riunione c’è stata un po di dispersione, l’attenzione cala facilmente perché si è all’aperto e l’audio non è ottimale, fa caldo e non c’è un volantino che dia indicazioni in merito l’organizzazione e lo svolgimento effettivo dei punti all’ordine del giorno. Unico riferimento è facebook o il contatto diretto al momento. In compenso però, c’è quell’euforia e quell’energia data dalla possibilità di fondere realmente istituzioni e cittadinanza allo stesso livello, anche se filtrata in qualche modo da quelle strutture che attualmente si occupano dell’organizzazione.

A proposito degli organizzatori e degli altri relatori, quello che è certo è l’omogeneità e la provenienza politica e ideologica, spiccatamente, tradizionalmente e dichiaratamente di sinistra. Un domani ci sarà una opposizione concreta e forse si dovrebbe fare qualche esperimento “radicale” appena ci sarà qualche regola in più in merito: magari una sorta di mini parlamentini territoriali organizzati veramente per tutti: da quelli “antipatici” a quelli che comunque hanno una visione differente. Bisogna dimostrare che siamo veramente la capitale dell’amore (semicit. del sindaco).

E appunto se si considerano amorevolmente gli altri punti di vista mancanti, da osservatore esterno di parte, quello che decisamente non c’era è l’approccio (magari non la citazione) autonomista e identitaria: per esempio si è parlato dell’accesso ai fondi europei, ma non si è fatto cenno al problema dello squilibrio dei finanziamenti tra nord e sud. E’ un nodo cruciale da risolvere per la questione dell’autonomia (si spera anche in chiave, appunto, identitaria).

Forse non era l’assemblea giusta per argomenti di questo stampo, anche se si è parlato tanto in termini generali (anche di accesso ai finanziamenti), oltre a questioni strettamente territoriali e amministrative del passato inerenti il concetto applicato di Democrazia Radicale: l’esperienza del quartiere Materdei, citata al punto 4 stabilito nella riunione.

Comunque sperando (e in fondo sapendo) che le proposte, i pensieri e le critiche (e perché no le polemiche) non siano o diventino semplicemente strumentali, funzionali e calibrate piuttosto che ignorate rispetto chi governa e governerà. Noi identitari ci siamo e partecipiamo, magari mettendoci al lavoro per un intervento alla prossima assemblea o, in qualche maniera, presenziare al tavolo del primo punto stabilito nell’assemblea popolare di Mercoledì 6 Luglio scorso.

Colazione “politica” con i ragazzi del Circolo Territoriale Ulisse – Lombardia

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confronto sulle elezioni di Napoli e discussione sulle prossime sfide di MO-UM

Sabato 2 luglio a Milano ci siamo ritrovati con alcuni dei ragazzi del Circolo Territoriale Ulisse per una riunione informale, una “colazione politica” per confrontarci serenamente senza la formalità di una vera Assemblea di circolo, su quanto avvenuto alle elezioni comunali di Napoli e sui prossimi passi di MO-UM.

Molto gradito è stato il messaggio che la Nostra Portavoce nazionale, Flavia Sorrentino, ci ha inviato, facendoci cosi sentire la sua vicinanza.

Il messaggio è stato letto da Beatrice Lizza che di seguito ci ha raccontato la sua esperienza come candidata alle comunali, documentandoci di quanta passione abbia trovato tra gli altri e le altre candidate, ma allo stesso tempo delle difficoltà pratiche che una campagna elettorale comporta. Esperienza che vista la giovane età della nostra Beatrice è stata altamente formativa per il proseguo della sua missione in MO-UM.

Altra piacevole presenza è stata quella di Davide Abramo anch’egli andato a Napoli da Torino per cercare di dare il proprio contributo la vigilia e nel giorno in cui si sono svolte le elezioni a Napoli; anche Davide ci ha resi partecipi della sua esperienza.

Dopo aver finito cappuccio e brioche ( altrimenti non avrei convocato una “riunione con colazione”), ho espresso anch’io il mio parere personale su quanto accaduto a Napoli: ” A Napoli si è avuta la classica depressione post “elezionum”, una reazione abbastanza normale direi, semmai sarebbe stata anomala una situazione di indifferenza per un traguardo non raggiunto, seppur questo era razionalmente, a mio parere, difficilissimo da raggiungere.

La delusione si è avuta soprattutto su quello che i numeri dicono essere stato un passo indietro rispetto alle precedenti regionali ed ha portato alcuni iscritti dei circoli napoletani ad un acceso scontro di vedute su eventuali errori commessi in campagna elettorale e sulle strategie adottate. Ma a mio parere le due competizioni elettorali non andavano usate ad esempio di paragone, le comunali proprio per la forte territorialità che li contraddistingue si differenziano sempre dalle altre competizioni elettorali.

Ma di un peccato di inesperienza, perché di questo a mio parere si è trattato, non si dovrebbe accusare nessuno e da nessuno si dovrebbero pretendere l’assunzione di responsabilità e peggio ancora le dimissioni.

A settembre ci sarà, a NAPOLI, l’importantissimo congresso e li valuteremo e stabiliremo i nostri prossimi obiettivi.

C’è stata qualche dimissione, ma è da considerare come una selezione naturale di chi crede in MO UM come progetto di riscatto di un territorio e chi come un’occasione elettorale fine a se stessa…

Io personalmente vorrei che fosse già domani per (ri)iniziare a stravolgere i piani di chi ci vuole continuare a tenere sempre nella stessa condizione, e non m’importa se o quanto ne abbiamo prese, puliamoci il viso con il dorso della mano stringiamo i sogni nei nostri pugni e ripartiamo senza paranoie perché dobbiamo tenere bene in mente che noi siamo Davide non Golia e solo provandoci possiamo sperar nella vittoria.

Il nostro obiettivo è chiaramente un sogno per tutti noi, ma è proprio svegliandosi dai sogni che si comprendono le difficoltà che si incontrano per la loro realizzazione, allora abbiamo due scelte continuare a dormire e proseguire a sognare o svegliarci e provare a realizzarli.”

Ribadito che le mie sono considerazione del tutto personali, abbiamo poi anche discusso sull’opportunità che il prossimo Congresso sia anche indicativo dei futuri obiettivi di MO-UM in modo che, facendo nostre le precedenti esperienze sia positive ma soprattutto negative, non si ripetano più gli eventuali errori commessi e si abbia più tempo per organizzare eventuali future iniziative.

Unica nota negativa della mattinata trascorsa insieme è stata l’indicazione sulla più vicina via per lo shopping data a mia moglie dal nostro Tesoriere (quindi conscio di cosa sono entrate ed uscite di un bilancio) Fabio Vitiello…

 

Massimo Mastruzzo

Responsabile Circolo Territoriale Ulisse – Lombardia.

Assemblea popolare Bagnoli-Fuorigrotta 29-06-2016

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Si è svolta il 29 Giugno la prima assemblea popolare sulla decima municipalità dopo le ultime tornate amministrative e noi di MO! eravamo presenti.
Dopo 15-20 anni che il territorio è stato nelle mani del partito democratico, i cittadini di Bagnoli, Fuorigrotta, Cavalleggeri ed Agnano hanno eletto Diego Civitillo come presidente a sostegno della coalizione legata al sindaco uscente Luigi de Magistris.
E’ stato forse questo il segnale più forte delle elezioni municipali.
Per diversi anni lo stato centrale ha portato avanti un braccio di ferro con il comune sulla questione della bonifica dell’area ex-Italsider, dopo che il sindaco aveva giuridicamente costretto Fintecna, la società interamente partecipata di Cassa Depositi e Prestiti e quindi del governo, con l’ordinanza “chi inquina paga” a risarcire l’area dei danni che questa aveva subito negli anni.

La risposta dei cittadini è stata emblematica: si sono schierati con il sindaco, contro il commissariamento, contro le manovre politiche del governo Renzi.

La partecipazione all’assemblea è stata enorme. Erano presenti anche il sindaco e gli assessori Del Giudice e Borriello.
Ha esordito il neo-presidente eletto Diego Civitillo spiegando alla marea di gente presente che cos’è un’assemblea popolare. “Questa non deve essere un luogo di sfogo” ha detto” e “chiunque può intervenire prenotando il proprio intervento”. In 3 minuti si poteva evidenziare un problema o una criticità del territorio e si proponeva una personale possibile soluzione.

Sono intervenuti diversi rappresentanti di movimenti e comitati oltre a semplici cittadini che hanno posto all’attenzione di tutti temi legati alla disoccupazione, alla bonifica e al degrado.
Fra gli altri sono intervenuti una bambina sui 7 anni che con personalità ha proposito al sindaco di istituire un consiglio municipale per i bambini, ed un anziano signore che non ha mancato di contestare de Magistris sul tema del degrado di Bagnoli ignorando forse il fatto che la municipalità è stata immobile per i tanti anni in cui è stata in mano al PD. Fra gli altri è intervenuto anche Ivo Poggiani, neo-eletto presidente della terza municipalità.

E’ intervenuto poi il sindaco che si è sentito di fare due promesse: una delle prime delibere del nuovo ciclo amministrativo sarà scritta dai cittadini ad una delle assemblee popolari, le quali saranno quindi avamposto territoriale delle legislazioni comunali. Inoltre se dovesse finalmente partire l’eventuale bonifica, il sindaco si farà garante di spingere nei confronti del governo per l’inserimento di clausole sociali.
Queste faranno in modo che i lavori che dovranno partire verranno portati avanti sfruttando la forza lavoro del territorio, dando lavoro ai bagnolesi e rappresentando quindi per la zona una valvola di riscatto sociale.

L’entusiasmo è stato alto e non tutti alla fine della giornata sono potuti intervenire per la grande partecipazione che si è venuta a creare.
Questa prima esperienza è stata molto significativa. Le prossime assemblee che si organizzeranno saranno legate a particolari problemi o criticità e verranno organizzate proprio nei quartieri interessati così da permettere la partecipazione ai cittadini che direttamente le vivono.

Di Andrea Frattura

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