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TUTELA DEL MARE CON L’AIR GUN: UN OSSIMORO POSSIBILE AL SUD

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Un air gun (in italiano “arma ad aria compressa”) è uno strumento impiegato nelle prospezioni geofisiche in aree marine o grandi laghi che, attraverso l’emissione e la conseguente rapida espansione di bolle di aria compressa nel mezzo liquido, produce onde compressionali che, a seconda della velocità con cui vengono riflesse dai diversi sedimenti e/o rocce che incontrano, forniscono informazioni sulla stratigrafia del sottosuolo e quindi sulla presenza di idrocarburi.

Pertanto è una tecnica decisamente utile e pratica per l’individuazione di giacimenti di gas e petrolio in mare. Nulla ci sarebbe da ridire se non fosse che i picchi di pressione generati possono raggiungere i 260 decibel, valori estremamente dannosi per l’ecosistema marino, in particolare per i cetacei (un razzo al decollo produce “appena” 180 decibel!).
Ciò, tuttavia, non sembra essere fonte di preoccupazione e scrupoli per il nostro Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che, negli ultimi tempi, sembra sfornare autorizzazzioni di ricerche di idrocarburi e decreti di compatibilità ambientale positivi per prospezioni con air gun con la stessa nonchalance di una contadina che sbacella piselli freschi in primavera guardando la TV.
Due giorni fa, il ministro Galletti ha autorizzato l’avvio di un enorme progetto di ricerca di idrocarburi della Schlumberger italiana, filiale con sede legale a Parma della Schlumberger Oilfield Services, colosso texano dei servizi per le società petrolifere. L’area interessata consta di ben 4285 chilometri quadrati dell’incantevole mare che bagna Puglia, Calabria e Basilicata, con tutte le creature che lo abitano.
Ed è di appena il giorno prima la notizia di due nuove autorizzazioni all’impiego della tecnica dell’air gun concesse dal nostro Ministero alla multinazionale australiana Global Petroleum Limited per eseguire prospezioni in un’area di 745 chilometri quadrati di mare davanti alle coste delle province di Bari e Brindisi, compreso il tratto davanti all’oasi naturale di Torre Guaceto con la sua preziosissima biodiversità.

Insomma, si fa ogni giorno più evidente la volontà di questo Ministero di tutelare gli interessi delle lobby petrolifere, piuttosto che ambiente, territorio e mare, come dovrebbe fare per sua stessa definizione, con buona pace delle bellezze naturali, vera ricchezza di un Sud trattato sempre più come una riserva da svuotare di tutte le sue risorse, senza rispetto e senza pudore.

Il valore universale e assoluto dell’infanzia

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L’atteggiamento che una società riserva all’infanzia indica il grado di civiltà e i valori della cultura che ne è espressione.

Una società che non è in grado di proteggere e far crescere i bambini secondo i bisogni che essi esprimono, che non ne valorizza le potenzialità critiche, razionali ma anche creative ed emotive e non sa dare ascolto e risposta alle istanze affettive, di cura e tutela, di stabilità, non ha futuro o ha un futuro carico di incertezze e minacce.
I bambini rappresentano un valore universale e assoluto perché sono termine di un’irrinunciabile tensione etica, che deve poter essere condivisa da culture, parti politiche e popoli fra loro lontani e diversi.
In un tempo ove ogni esigenza, diversità, differenza ideologica, culturale o politica, ma anche ogni orientamento, interesse, individuale o collettivo, rischia di porsi su un piano competitivo e conflittuale che frammenta e oscura il valore indivisibile della persona umana, la responsabilità verso l’infanzia e la salvaguardia dei suoi diritti diventano valori e principi unificanti in grado di dare un nuovo slancio culturale ad una società in cerca di nuovi ideali.

La promozione di una nuova cultura a favore dell’Infanzia passa necessariamente attraverso il contrasto ai modelli adulto-centrici che, ancora oggi, permeano i comportamenti, le istituzioni, le leggi e la politica.
Il passaggio da una società adulto-centrica ad una civiltà in grado di rispondere alle esigenze di protezione e di futuro sostenibile a favore bambini e delle prossime generazioni, comporta l’assunzione dei valori della non violenza, della giustizia sociale, della compassione, della piena cittadinanza delle emozioni, della creatività e delle relazioni affettive.

Allora, io mi chiedo come può un amministratore, un rappresentante istituzionale della comunità, ma ancor più una mamma, distribuire volantini tra i corridoi delle scuole o aspettandoli all’uscita e strumentalizzare dei bambini al fine di una propaganda politica vergognosa. Difendiamo i nostri figli e difendiamoci da questa gente senza scrupoli che riveste un ruolo istituzionale, ci rappresenta, e soprattutto calpesta i nostri dirotti e la nostra dignità.

Vergogna… evidentemente si fa acqua da tutte le parti e… il come giustifica i mezzi!

Referendum: MO! Unione Mediterranea dice NO alla riforma costituzionale. Altilia: introduce il regionalismo differenziato.

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MO! Unione Mediterranea, il movimento tra i più attivi e presenti sulla scena politica a difesa delle istanze meridionaliste, è schierato per il NO al referendum sulla riforma costituzionale.

“Diciamo subito che il nostro è anche e soprattutto un NO visto da SUD.” Esordisce Carmen Altilia, portavoce di MO! Unione Mediterranea.
“Le ragioni del nostro NO, vanno principalmente ricercate nella politica monopolistica del governo, tendente a svilire il più ampio decentramento politico e amministrativo.

Nello specifico, – chiarisce Altilia – abbiamo a che fare con una riforma costituzionale accentratrice, avente per oggetto una riduzione dell’autonomia delle regioni meridionali”. La portavoce di Mo!Unione Mediterranea fa riferimento in modo specifico al combinato disposto degli artt. 116 e 117 così come sarebbero riscritti nell’ipotesi di vittoria del SI al referendum. “Con la modifica costituzionale – continua la portavoce – alcune materie, quale ambiente, trasporti, aeroporti, istruzione, tornerebbero ad essere competenza esclusiva dello Stato, se e nella misura in cui, le Regioni non si trovino in una condizione di equilibrio tra le entrate e le spese.

Di fatto, – spiega Carmen Altilia – verrà attuato un regionalismo differenziato discriminante ai danni del meridione: le Regioni meridionali non avranno poteri decisionali in ambiti vitali, a differenza di altre Regioni ritenute ‘virtuose’.”


Ufficio Comunicazione Unione Mediterranea

Com’è il mondo visto da Sud

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Non è facile saperlo.
I media “mainstream” non sono certo nelle nostre mani mediterranee e l’agire politico della comunità internazionale ha ben poco riguardo per i popoli “servi”, quelli che devono tacere e obbedire. Tra questi c’è anche il Mezzogiorno d’Italia.
Ecco perché un movimento politico identitario come MO-Unione Mediterranea deve dotarsi di una sua visione politica delle relazioni internazionali, soprattutto se aspira a far ritrovare l’indipendenza alla sua terra colonizzata o, almeno, un’ampia autonomia. Cioè se vuole che un giorno essa parli con la propria voce nel consesso dei popoli e non più attraverso il filtro – poco benevolo- dell’Italia.
Del resto, il Meridione (le care vecchie Due Sicilie) sta su questo pianeta e non su un altro, e beneficia delle autentiche politiche di pace così come paga un prezzo (e che prezzo!) per gli scenari di guerra o in genere di crisi internazionale. È noto che viviamo in un villaggio globale e la sfida non è quella di isolarsi, ma quella di creare una comunità mondiale rispettosa e pacifica, fatta di comunità locali consapevoli della propria identità e dei propri diritti, capaci di difendersi senza distruggere, aperte agli scambi culturali e alla solidarietà
Per comprendere appieno quanto sia vero che le mosse sullo scacchiere internazionale incidano e abbiano inciso pesantemente sulla nostra storia, non occorre fare grandi sforzi. Basta andare poco a ritroso nel tempo, fino all’invasione del Regno delle Due Sicilie da parte del Regno di Sardegna con la scusa, ampiamente smentita dalla ferocia e dallo spogliamento concomitanti, dell’unità d’Italia.
È noto, infatti, il ruolo che ebbe l’Inghilterra nel volere, nel finanziare e nel sostenere militarmente Garibaldi e i suoi scherani nell’avanzata verso sud. Il petrolio dell’epoca, lo zolfo, di cui la Sicilia era ricca, non doveva essere lasciato in libera gestione nelle mani del nostro Paese: come si adoperava a fare Ferdinando II.
Nella foto (tratta dalla collezione d’archivio della Royal Bank of Scotland) c’è una lettera di credito che testimonia una raccolta di fondi in Scozia a favore di Garibaldi.
Non era pratico o sicuro inviare grandi donazioni in contanti in giro per l’Europa e una lettera di credito era un’ottima alternativa. I fondi erano depositati in una banca in Scozia, la quale poi emetteva la lettera di credito che si sarebbe potuta cambiare localmente in contanti. La lettera di credito poteva passare attraverso numerose mani prima di giungere a Londra, dove gli agenti della banca scozzese avrebbero provveduto a regolare i conti a nome dell’istituto di credito stesso. Tutto questo passamano era naturalmente irrilevante per Garibaldi ed i suoi sostenitori scozzesi: ciò che contava era che il denaro gli giungesse in modo sicuro.
Sul retro della lettera di credito c’è praticamente la storia di questo viaggio: emessa dalla Banca Nazionale di Scozia a Edimburgo il 22 agosto 1860, giunta a Napoli il 24 ottobre dello stesso anno e firmata da Garibaldi e dal suo segretario Giovanni Basso, che gestiva il business per suo conto. Alcune settimane dopo, a Genova, Basso passò la lettera a un tale Michele Piaggio, che la passò a Gruber & Co, una società di mercanti austriaci di stoffe. Da Gruber & Co passò a Schunck Souchay & Co, un’altra casa mercantile con forti legami con l’Inghilterra, che la inviò al suo ufficio di Londra. Giunta dunque alla banca scozzese, fu saldato il pagamento di 115 sterline: il denaro era passato in modo sicuro dalla Scozia verso la nascente Italia. Alla faccia dei moti risorgimentali tutta passione e impeto unitario italiano.
MO-Unione Mediterranea sente il dovere di comprendere e spiegare il mondo di oggi, le relazioni internazionali e le sue ricadute sulla nostra terra, e di farlo con i nostri occhi identitari e non con quelli interessati ed alienanti che ci vengono imposti ogni giorno dall’esterno.

RAPPORTO MIGRANTES 2016: FUGA DEI CERVELLI, UNA CRITICITA’ MERIDIONALE

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L’Italia si riconferma paese di emigranti, una terra dalla quale fuggire.

Non sono passati poi così tanti anni da quando i nostri antenati salpavano in nuovi mari, verso altre terre. Il lavoro scarseggiava, e ciò che i campi donavano non bastava più a sfamare le bocche di quei figli dall’incerto futuro. Così, padri di famiglia da un presente ormai segnato, imbracciata una speranza,  emigravano; partivano alla volta della Germania, dell’ America, della Svizzera, lontano dagli affetti, purché quegli affetti potessero crescere con i soldi inviati d’oltreoceano.

Sembra essere passata un’eternità, ma in fondo poi così tanto non è, siamo nel 2016, e  parliamo ancora di emigrazione,  la medaglia però cambia volto: a partire non sono più padri di famiglia, ma figli, giovani laureati che in Italia non hanno intravisto le premesse per restare e, ciò che ancor più preoccupa, per tornare. Il rapporto migrantes 2016 illustra una situazione allarmante: in 10 anni la mobilità italiana sembrerebbe essere aumentata del 54,9%; 107mila gli italiani espatriati all’estero nel 2015 e, di questi, un terzo sono giovani disoccupati. Come infatti evidenzia la Fondazione Migrantes “l’Italia vive un’emorragia di talenti: i giovani più preparati se ne vanno e il Paese è incapace ad attrarne di nuovi”, di modo che, se è vero che la mobilità rappresenti una risorsa, questa diventa dannosa se a senso unico, come si intravede nella fattispecie italiana. Un ulteriore aspetto però, porta ad interrogarsi maggiormente sul  Sud d’Italia, in quanto l’esodo nazionale, possiede in realtà una criticità tutta meridionale; il drenaggio per queste regioni è duplice: verso le regioni del nord Italia e verso l’estero, con una conseguente perdita in termini, non solo di talenti, ma anche di risorse economiche. Secondo lo studio realizzato dal Censis per Confcooperative, il depauperamento peserebbe per oltre 5 miliardi di euro dal 2006 al 2016; un campanello di allarme per lo stato italiano,il quale dovrebbe porgere una maggiore attenzione al settore giovanile e alla disoccupazione nel Sud Italia.

D’altra parte, il calo dello sviluppo infrastrutturale, dei servizi, induce giovani neodiplomati a scegliere la propria università in regioni settentrionali, con una conseguente perdita di risorse per il sistema universitario meridionale. Università eccellenti, occupanti posti di prestigio nelle liste di indagini europee,si ritrovano a dover fare i conti anche con i propri neolaureati, che invece di puntare sul territorio d’origine, si indirizzano verso il nord del paese o dell’Europa: dunque una duplice perdita di risorse per le università del Sud, quelli che partono prima e quelli che si allontanano dalla terra d’origine  conseguiti gli studi.

Salotti televisivi e dibattiti politici, stanno dando ormai spazio al tema della riforma costituzionale e, se è vero che la parte riguardante i Principi Fondamentali resti invariata dalla riforma, come costituzionalmente previsto, è pur vero che  il reale problema della Costituzione italiana  rimanga l’inattuazione, nonché le differenze di diritti sociali garantiti tra i cittadini presenti sul territorio, tra Nord e Sud del paese. “E’ compito della Repubblica promuovere le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro, così come rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale […] che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Carmen Altilia – Portavoce di MO Unione Mediterranea

Perché la riforma Renzi-Boschi costituzionalizza il colonialismo interno

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di Flavia Sorrentino

Con la modifica della Carta Costituzionale numerose “materie concorrenti” tornano ad essere di competenza esclusiva dello Stato. Tra queste: ambiente, tecnologia, istruzione, gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni. Ciononostante, le Regioni più ricche, in equilibrio di bilancio tra entrate e spese, su tali materie avranno maggiore autonomia legislativa secondo il cosiddetto “regionalismo differenziato” con cui si attribuiscono formalmente per qualità e quantità poteri diversi alle regioni ordinarie (art.116). Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, potranno scegliere come proteggere il proprio patrimonio paesaggistico; se consentire trivellazioni; prenderanno decisioni proprie su come organizzare l’istruzione scolastica, il turismo, i rapporti commerciali con l’estero e così via. La Calabria invece, maglia nera di povertà tra le regioni italiane, su materie come energia, attività turistiche, tutela dell’ambiente, dipenderà in tutto e per tutto dalle scelte dello Stato Centrale.

Si consuma in tal modo il disegno monopolista dei commissariamenti e delle ricette nord-centriste applicate ai territori meridionali. Ciò che si cela dietro millantate applicazioni di meritocrazia amministrativa, coincide con l’interpretazione punitiva e non perequativa delle autonomie locali previste e disciplinate della Costituzione. La supremazia decisionista del potere politico di Roma è uno dei veri e più insidiosi pericoli di questa riforma. Non stupisce, ma deve far riflettere, il totale disinteresse degli organi di informazione sulla modifica del titolo V. Imbarazzante, il totale disinteresse dei politici meridionali di maggioranza e di opposizione, eterodiretti dai propri partiti di riferimento.

Le disquisizioni sul Senato delle Regioni, sul numero dei parlamentari o sul Cnel sono tutte interessanti, peccato che qui si stia decidendo altrove il futuro della parte più debole e sacrificata del paese. Sappiamo quanto ci sia da preoccuparsi quando l’Italia sceglie al posto nostro, ma soprattutto quanto sia importante difendere le autonomie locali in riferimento ad argomenti che non possono essere affrontati senza tener conto della volontà delle popolazioni e dei territori. Il 4 Dicembre andiamo a votare il potere di forza della nostra autodeterminazione. Sottovalutare questa occasione rappresenterebbe un peccato imperdonabile per chi vuole fare dell’autonomia la costruzione di un modello coraggioso di autogoverno, che metta al centro dei processi decisionali il volere del popolo sovrano, non solo con il fascino delle parole ma attraverso l’audacia e la forza concreta dei fatti.

Presentazione del cortometraggio “L’Annunciazione”

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Mercoledì 5 Ottobre alle ore 17 si terrà presso il PAN di Napoli, la proiezione del cortometraggio L’ANNUNCIAZIONE di Stefano Delle Cave.

All’evento prenderanno parte: il Vice Sindaco del Comune di Napoli Raffale Del Giudice, l’assessore alla Cultura Nino Daniele, il responsabile regionale di Mo-Unione Mediterranea Lucio Iavarone ed il Presidente del Movimento Polis Francesco Cacciapuoti.

A moderare la serata ci sarà il presidente del Sindacato Unitario Giornalisti e il consigliere dell’Odg Campania Domenico Falco.

L’Annunciazione è un cortometraggio sullo scabroso tema della cosidetta Terra dei Fuochi. Annamaria Veneruso è una donna incinta che vive in una discarica. La sua voglia di riscatto rappresenta la ribellione di una terra stanca dei veleni. E’ ora di cambiare, di annunciare il futuro, di annunciare un figlio che testimoni il male affinché non sia più compiuto, né dimenticato.

Alla proiezione seguirà il dibattito tra gli ospiti e i partecipanti.

MO! Il nuovo segretario è Pierluigi Peperoni

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Il timone di Mo! Unione Mediterranea passa al trentenne Pierluigi Peperoni.
Responsabile del circolo di Napoli Capitale, è tra gli organizzatori della campagna elettorale della lista MO! alle elezioni amministrative di Napoli.

Già membro dello staff di comunicazione del movimento, durante i lavori del III Congresso Nazionale di Mo!Unione Mediterranea, è stato eletto a maggioranza segretario nazionale.

Con le sue competenze in ambito informatico e dei processi di e-governance porterà all’interno del movimento un vento di cambiamento e innovazione.

Da noi tutti, i più sinceri auguri e un grande in bocca al lupo.
Siamo certi che con coraggio e la consueta dedizione sarà interprete e difensore della Carta dei Principi di Unione Mediterranea per la tutela e difesa del Sud.

E’ Carmen Altilia la nuova Portavoce di MO! Unione Mediterranea

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Carmen Altilia, classe 1988, è la nuova portavoce di Mo-Unione Mediterranea.

Laureata in scienze politiche e relazioni internazionali, è già componente del comitato di coordinamento e membro di comunicazione del movimento.

Da anni impegnata in terra di Calabria contro le mafie, subentra alla Portavoce uscente Flavia Sorrentino, a cui va il nostro sentito ringraziamento per il compito fin ora svolto.

A Carmen Altilia i migliori auguri di buon lavoro e di buon proseguimento sul cammino già avviato per la difesa della nostra Terra.

Avviso ai candidati elezioni consiglio comunale Napoli e Caserta

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La legge 6 luglio 2012 n. 96 prevede l’obbligo della rendicontazione delle spese sostenute per la campagna elettorale da parte di tutti i candidati a sindaco e a consigliere comunale nelle elezioni afferenti i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti.

I candidati che ricevono fondi per il finanziamento della propria campagna elettorale o spendono più di 2.500 euro hanno l’obbligo di designare un mandatario elettorale. Il candidato dichiara per iscritto al collegio regionale di garanzia elettorale, istituito presso la corte d’appello di Napoli, il nominativo del mandatario elettorale da lui designato. Nessun candidato può designare alla raccolta dei fondi più di un mandatario, che a sua volta non può assumere l’incarico per più di un candidato. Solo successivamente al deposito della nomina del mandatario presso il collegio regionale di garanzia elettorale, si potrà aprire un unico conto corrente bancario dedicato intestato ad esempio: “mario rossi, mandatario elettorale di luigi bianchi” attraverso tale conto corrente, dovranno transitare tutti i fondi e tutte le spese relative alla campagna elettorale del candidato.

Tutti gli ordini di acquisto e di spesa per la campagna elettorale, dovranno essere effettuati a cura dei singoli mandatari. Le relative fatture dovranno essere intestate al candidato e riportare la dicitura: “ materiale per campagna elettorale comunali 2016 ”.

La compilazione e la consegna del rendiconto è obbligatoria anche nel caso di mancata elezione del candidato. Tutti i candidati devono rendere una dichiarazione relativa alle spese sostenute per la campagna elettorale, anche se negativa, entro tre mesi dalla proclamazione dell’ultimo eletto:

1) al presidente del consiglio comunale;

2) al collegio regionale di garanzia elettorale.

Alla dichiarazione deve essere allegato un rendiconto relativo ai contributi e servizi ricevuti ed alle spese sostenute. Il rendiconto è sottoscritto dal candidato e controfirmato dal mandatario, che ne certifica la veridicità in relazione all’ammontare delle entrate.

Al mancato deposito presso il collegio regionale di garanzia elettorale della dichiarazione sopra indicata, consegue l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 25.822,84 a euro 103.291,38.

Inoltre, l’accertata violazione delle norme che disciplinano la campagna elettorale, dichiarata in modo definitivo dal collegio di garanzia elettorale, costituisce causa di ineleggibilità del candidato e comporta la decadenza dalla carica del candidato eletto.

Nota bene: l’obbligo della dichiarazione di cui all’art.2 della legge 441/1982, sancito dall’art.7 comma 6 della l.515/93 riguarda anche quei candidati che per la propria campagna elettorale non hanno sostenuto spese e non hanno ricevuto alcun contributo.

La dichiarazione/rendicontazione deve essere sottoscritta ed ai sensi dell’art.2, comma 3, della citata l.441/1982, i candidati devono apporre la formula “sul mio onore affermo che la dichiarazione corrisponde al vero”.

Oltre che depositata a mano la documentazione può essere trasmessa per posta raccomandata a/r o inviata per posta certificata a: elettorale.ca.napoli@giustiziacert.it

Alla dichiarazione vanno allegate le fotocopie dei documenti di identità del candidato e del mandatario elettorale, qualora designato, nonché copie delle ricevute delle spese sostenute.

Le spese inerenti la campagna elettorale, si intendono quelle relative:

A) alla produzione, all’acquisto o all’affitto dei materiali e dei mezzi per la propaganda;

B) alla distribuzione dei materiali e dei mezzi di cui alla lettera a), compresa l’acquisizione di spazi sugli organi di informazione, sulle radio e televisioni private, nei cinema e nei teatri;

C) all’organizzazione di manifestazioni di propaganda, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, anche di carattere sociale, culturale e sportivo;

D) alla stampa, distribuzione e raccolta dei moduli, all’autenticazione delle firme e all’espletamento di ogni altra operazione richiesta dalla legge per la presentazione delle liste elettorali;

E) al personale utilizzato e ad ogni prestazione o servizio inerente la campagna elettorale.

Le spese relative ai locali per le sedi elettorali, quelle di viaggio e soggiorno, telefoniche e postali, nonché gli oneri passivi, sono calcolati in misura forfetaria, in percentuale fissa del 30% dell’ammontare complessivo delle spese ammissibili documentate.

Il consuntivo relativo alle spese per la campagna elettorale ed alle relative fonti di finanziamento, dovrà essere presentato al collegio regionale di garanzia elettorale presso la corte d’appello, entro tre mesi dalla proclamazione, anche da parte dei candidati non risultati eletti.

I rendiconti depositati presso la corte d’appello, sono liberamente consultabili, pertanto la loro regolarità potrà essere messa in dubbio da qualsiasi cittadino elettore.

Tutti gli ordini d’acquisto e di spesa per la campagna elettorale, dovranno essere effettuati da parte del singolo mandatario se nominato.

Le fatture dovranno essere intestate al candidato e riportare la dicitura: “materiale per la campagna elettorale comunali 2016”

Per quanto riguarda le sanzioni ricordiamo che:

• il mancato deposito del rendiconto al collegio regionale di garanzia elettorale, presso la corte d’appello di competenza, comporta una sanzione da 25.822,84 a 103.291,38 €. Per i candidati eletti, oltre a tale sanzione, sarà emessa un’ingiunzione a presentare la documentazione entro 15 giorni, pena la decadenza dalla carica;

• il superamento dei limiti di spesa, comporta una sanzione non inferiore alla metà e non superiore al triplo dell’importo eccedente il limite previsto (ad esempio, se il limite viene superato per 5.164,60 € la sanzione andrà da un minimo di 2.582,28 € sino ad un massimo di 15.493.71 €).

Per tutto il materiale tipografico o per l’allestimento delle manifestazioni politiche attinente alla campagna elettorale si applica l’aliquota iva del 4%.

Per ulteriori informazioni e la modulistica consultare il sito istituzionale: http://www.ca.napoli.giustizia.it

 

Modulistica in allegato

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