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Calabresi e Siciliani Mafiosi

Di Massimo Mastruzzo

In queste settimane le classiche vicende di scandalo all’italiana stanno tenendo banco su tutti i mass media: a Roma e Milano, corruzioni, raccomandazioni, tangenti… Niente di nuovo insomma. Come nessuna novità c’è nel “rafforzativo” legato esclusivamente alle regioni di provenienza di alcuni dei protagonisti; una sorta di aggettivo qualificativo “antropologicamente indicativo” destinato a Calabresi e Siciliani.

Abitudine giornalistica, criticata anche da Umberto Eco, che probabilmente è ereditata dal pregiudizio creatosi nel periodo post-unitario figlio delle false teorie Lombrosiane e dal concepimento della legge 15 agosto 1863, n. 1409 (“Procedura per la repressione del brigantaggio e dei camorristi nelle Provincie infette”) – nota anche come legge Pica.

Così i mass media non lesinano nel sottolineare che, ad esempio, Raffaele Pizza è calabrese, mentre non vengono menzionate le origini degli altri interpreti della vicenda intercettazioni nella Roma Capitale che vedono coinvolti anche alcuni componenti della famiglia del Ministro Alfano.

Stessa cosa per le ultime disavventure che coinvolgono l’Expo nella capitale morale italiana: Milano. Sembra che cosa nostra si sia infiltrata tra i padiglioni dell’Expo in cerca di affari utili a finanziare cosche mafiose in Sicilia. Il GIP scrive di ” Gravi superficialità” ma ” Certamente anche grazie a convenienze” di “Soggetti appartenenti al mondo dell’imprenditoria e delle libere professioni”. Il Procuratore capo di Milano, Francesco Greco, in conferenza stampa, aggiunge:” Le organizzazioni criminali sono riuscite ad inserirsi nelle partecipate pubbliche.” Il Procuratore aggiunto Ilda Boccassini, dice che il commissariamento della Nolostand spa, società del gruppo Fiera Milano, attraverso cui gli arrestati sono accusati di aver ottenuto dalla Fiera di Milano 20 milioni di euro di appalti, è un messaggio che viene lanciato ai grossi gruppi e alle multinazionali per avvisarli che con i loro comportamenti colposi stanno consentendo infiltrazioni di associazioni mafiose…

Come si vede anche in questo caso l’aggettivo qualificativo “rafforzativo” indicativo della provenienza degli interpreti criminali che violano la legge è usato solo per alcuni degli interpreti: Siciliani mafiosi; per gli altri “attori” si suole dire: corrotti, colpevoli di comportamenti gravemente superficiali, comportamenti colposi che potrebbero portare al rischio di essere indagati per collusione. Solo per fare un esempio più chiaro: Crocetta, siciliano, potrebbe essere indagato per mafia; Maroni, lombardo, solo per collusione.

Quindi (non)rassegnamoci ancora una volta a questa conclusione che ci fregia di questo sgradito giudizio partorito da un antico pregiudizio: mafia e ndrangheta possono essere associate solo a siciliani e calabresi… Gli altri al massimo saranno dei “semplici” collusi.

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