Revisione e modifica della toponomastica risorgimentale di Reggio Calabria

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Al Sindaco dott. Giuseppe Falcomatà,

al Prefetto dott. Michele Di Bari,

alla Commissione Toponomastica

del Comune di Reggio Calabria

Oggetto: revisione e modifica della toponomastica risorgimentale della città

Il movimento politico meridionalista “MO! – Unione Mediterranea”, in seguito all’annuncio di revisione della toponomastica cittadina, rivolge un appello al Comune di Reggio Calabria affinché prenda in considerazione la possibilità di sostituire i nomi dei personaggi risorgimentali delle vie della città, con i nomi di coloro che davvero hanno impegnato tutta la vita a favore del capoluogo reggino.

A tal proposito, è stata studiata l’organizzazione della toponomastica ed eseguita una mappatura di quelle vie che, in pieno centro storico, sono intitolate a patrioti dell’Unità, ad episodi (date e luoghi) legati al Risorgimento, nonché a politici e generali.

Nella sola zona della Stazione Centrale troviamo “via Nino Bixio”, “Via Fratelli Cairoli” e “via Guglielmo Pepe”, oltre alle immancabili “via Cavour” e “via Mazzini”; la piazza su cui si affaccia la Stazione Centrale è intitolata a Giuseppe Garibaldi, così come il Corso che è la via principale della città. Si arriva quindi a “piazza Vittorio Emanuele II” (nota come “piazza Italia”) per la statua del Larussa che vi si trova al centro, simbolo dell’Unità nazionale e che venne a sostituire la statua di Ferdinando I, fatta a pezzi nei moti del 21 agosto 1860 (fonte http://www.convittorc.it/documenti/strade.pdf).

Si vuole quindi portare all’attenzione il ruolo che ebbero alcuni di questi personaggi nella storia del nostro Paese: in particolare, è importante concentrarsi su Nino Bixio, generale che si contraddistinse per il famoso eccidio di Bronte nell’agosto del 1860, per la battaglia in Piazza Duomo a Reggio Calabria, la repressione di Santa Croce Camerina (in provincia di Ragusa) e tante altre cruente battaglie in cui la ferocia fu il tratto distintivo. A lui vengono attribuite una serie di citazioni, tra le quali: “Al Sud i nemici non basta ucciderli, bisogna straziarli, bruciarli vivi a fuoco lento”.

Ci si chiede anche quale ruolo possano aver avuto personaggi come Cavour, Mazzini e Garibaldi nella crescita della città di Reggio Calabria, se non quello di essere stati iniziatori di un declino inesorabile della nostra terra con la nascita della famosa “questione meridionale”, mai affrontata – per negligenza – da centinaia di anni. È storicamente provata la nascita della Camorra e delle altre mafie del Sud Italia proprio nel 1861, quando si organizzarono come vere e proprie associazioni criminali; è anche noto come nell’operazione della Dda di Milano nel 2014 (in cui vennero arrestati 40 presunti ‘ndranghetisti), i carabinieri del R.O.S. abbiano registrato un video in cui gli affiliati, riuniti in cerchio, giuravano nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/11/18/ndrangheta-in-lombardia-filmato-dellaffiliazione-riferimenti-a-mazzini-e-garibaldi/312973/). Senza addentrarsi in questioni riguardanti massoneria e mafia, ci si limita ad esporre perplessità sull’organizzazione della toponomastica cittadina.

Non è tutto: la parallela superiore del “Lungomare Falcomatà” è “Corso Vittorio Emanuele III”, nipote del primo Re d’Italia e monarca nel periodo fascista, promulgatore delle leggi razziali contro gli ebrei.

Sempre in zona Stazione Centrale, le vie intitolate a date e luoghi del Risorgimento sono numerose da “via Aspromonte” a “via Caprera” (l’isola che fu dimora e luogo del decesso di Giuseppe Garibaldi e che non ha nulla a che fare con Reggio Calabria), “via Gaeta” (assediata ferocemente dai piemontesi nel 1860-1861 e che dovremmo commemorare anziché celebrare), “via Marsala” (luogo in cui sbarcarono i mille garibaldini), via Plebiscito, via “2 settembre 1847” (data di inizio dei moti rivoluzionari di Reggio Calabria, in cui Domenico Romeo fu giustiziato dal governo borbonico), “via 21 agosto 1860” (data della famosa battaglia in Piazza Duomo che vide contrapposti i garibaldini all’esercito borbonico).

La toponomastica di Reggio è organizzata in periodi storici, che caratterizzano ciascuna zona della città. Tuttavia, ciò non vieta di inserire tra le vie principali i nomi di luoghi e personaggi in sostituzione di quelli citati sopra, perché appunto non riconducibili alla storia millenaria della nostra città. Di seguito verranno proposti alcuni suggerimenti.

Partendo dalla fondazione dell’antica “Rhegion”, come non ricordare i coloni di stirpe ionica provenienti da Calcide, nell’isola greca Eubea, tutt’ora esistente come comune di circa 90 mila abitanti. I calcidesi furono fondatori di Reggio e di tante altre colonie della Magna Grecia, e a questa città sono dedicate vie in numerose località siciliane, ma non a Reggio. Le fonti sulle origini della nostra città risalgono in particolare allo storico Tucidide e al suo capolavoro storiografico, La Guerra del Peloponneso, che costituisce una delle opere principali attraverso la quale gli storici moderni hanno ricostruito alcuni eventi legati alle origini dell’antica Grecia. È curioso sapere che addirittura a Milano sia presente una via intitolata allo stesso Tucidide, e non a Reggio Calabria.

Sempre restando nel periodo greco, è d’obbligo citare il giurista catanese Caronda, autore delle leggi della sua città e della nostra Reggio, prima di tante altre colonie della Magna Grecia: sono presenti vie dedicate a Caronda in molte località siciliane ma, appunto, non a Reggio.

Proseguendo con il periodo romano, non vi è traccia né ricordo dell’antica Via Popilia, meglio conosciuta come Via Capua – Regium, che collegava Roma con l’estrema punta della penisola italica. In altri capoluoghi di provincia, come Vibo Valentia e Cosenza, è presente via Popilia, mentre è scomparsa da Reggio che era la città principale da collegare attraverso quella strada. È come se tra qualche millennio non venisse ricordata la Salerno-Reggio Calabria, autostrada fondamentale per il collegamento tra Reggio ed il resto della penisola.

Un altro ruolo importante fu quello assunto da Gioacchino Murat, Re di Napoli agli inizi del 1800 dopo la sottrazione del trono ai Borbone. Nonostante sia ancora oggi considerato un personaggio ambiguo, nel breve periodo in cui dominò l’Italia meridionale lasciò tracce visibili ancora oggi in molte località, tra cui Pizzo Calabro, Scilla, Bari, Brindisi, Potenza. A lui vengono dedicate vie persino a Milano, oltre alla statua situata all’ingresso di Palazzo Reale a Napoli. A Reggio Calabria, dove portò l’illuminazione pubblica, non è stata dedicata nessuna via del centro, nonostante sia presente il “Centro Studi Gioacchino e Napoleone”, da considerare forse come un’opera modesta rispetto al ricordo di un personaggio così illustre per la storia della città e di tutto il Sud Italia.

Nel corso della sua storia, infine, Reggio fu colpita da diversi terremoti che resero necessari ingenti lavori di ripristino degli edifici. Il ricordo più recente è quello del terremoto del 1908, in cui la città fu rasa al suolo e il piano di ricostruzione seguì le linee dettate dall’ing. Pietro De Nava, a cui è dedicata la biblioteca e da non confondere con Giuseppe De Nava a cui è dedicata l’omonima piazza di fronte il museo archeologico. Ma l’evento del 1908 non fu l’unico ad avere conseguenze catastrofiche: già nel 1783 la città fu in parte distrutta da un terremoto e ricostruita secondo il progetto dell’ing. Giambattista Mori, che diede alle strade di Reggio la tipica conformazione orizzontale e ortogonale. Tuttavia, di Giambattista Mori non vi è traccia nella toponomastica cittadina.

Il movimento politico “MO-Unione Mediterranea”, così come specificato nella sua Carta dei Princìpi, ha un obiettivo chiaro: il riscatto del Mezzogiorno. Il movimento ripudia mafia, violenza, razzismo e qualsiasi forma di discriminazione. Il fine della richiesta è quello di far recuperare l’identità dei cittadini di Reggio Calabria e del Sud Italia: vi è la ferma convinzione che solo riacquistando la propria memoria storica, un popolo possa sentirsi effettivamente coinvolto nella vita della città e quindi essere in grado di difenderla da chi non vuole il suo sviluppo e la sua libertà. La modifica della toponomastica, in tal senso, è sicuramente un’azione molto piccola ma concreta di recupero dell’identità: siamo infatti convinti che da queste piccole azioni possano scaturire grandi risultati. L’esempio più tangibile è ciò che sta facendo l’amministrazione comunale di Reggio Calabria che, con il duro lavoro e nel silenzio della stampa nazionale, sta letteralmente cambiando in positivo il volto della città.

Con l’auspicio che la nostra richiesta sia esaminata, e in attesa di una risposta, si porgono distinti saluti.

 

Reggio Calabria, 18 agosto 2016

La Portavoce Nazionale: Flavia Sorrentino

Il referente territoriale: Davide Abramo

Commenti

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4 commenti

  • Franco Cafararo

    Mi permetto di suggerire qualche nome per le vie di Reggio Calabria. Non hanno fatto nulla per il benessere della città e forse non ne conoscevano nemmeno l’esistenza, ma non sempre i nomi delle strade fanno riferimento a personalità del luogo o a coloro che hanno inciso nella storia.
    Giuseppe D’amore
    Pellegrino Santopietro
    Antonio Colucci
    Antonio Orsolino
    Viola Scenna
    Salvatore Crucillà
    Angela Romano
    L’elenco sarebbe molto più lungo, ma penso che siano già bastevoli. Molti li conoscono, ma tanti ignorano. Per fortuna c’è Internet.

  • Andrea Tamburelli Lanzara

    Salve, sono contento dall’iniziativa, ma rimango perplesso di come anche voi di MO’ che molto apprezzo, nel proporre gli esempi per sostituire la toponomastica risorgimentale giriate intorno alla nostra storia nazionale più recente, quella borbonica. Come si dimostra costantemente, sulla scorta degli ormai innumerevoli studi storici, basati sul recupero documentale negli archivi d’Italia, fu un periodo di grandezza civile, di pienezza economica e scientifica e imprenditoriale, la cui crescita esponenuziale fu interrotta all’invasione garibaldina e poi piemontese. Un Paese giunto tali risultati sotto la guida di grandi Re meridionali. Perché girare intorno a questo periodo storico? Proponete la lontana Magna Grecia, comunque giustamente, proponete Murat, francese, che nel breve periodo, pur ben facendo, era il frutto dall’invasione giacobina delle nostre Terre che tanto sangue ha versato dei nostri popoli, ma non si dice nulla dei Borbone e dei loro governi che sapientemente mantennero il buono della legislazione francese, facendo delle Calabrie oggetto di innovazione e investimenti (Mongiana), primi esperimenti di socialismo reale al mondo, incrementando a Reggio la flotta mercantile e tante altre cose, esempi di non belligeranza ed amore per i loro popoli, Re e governi che hanno efficacemente represso le mafie? Questa proposta, sacrosanta nelle intenzioni sembra imperniarsi su una posizione ideologica moderna che vede la storia nostra con un’ottica ideologica che nulla ha a che fare con la ricchezza della nostra storia più recente, la quale, tutta, ha valore a prescindere dalla nostra visione politica moderna. Non bisogna avere paura di parlare dei Borbone, perché questo mi direbbi che siamo ancora schiavi della retorica lezione risorgimentale, inventata e imposta per giustificare lo scempio del Meridione d’Italia, che continua imperterritoda allora sino ad oggi. Un contributo di pensiero e un grazie per quello che fate. Cordiali saluti.
    Dr.Andrea Tamburelli Lanzara

    • Buonasera,
      nessuna paura o vergogna nel parlare dei Borbone.
      Nel contesto in cui viviamo e in cui vive la città di Reggio Calabria, abbiamo pensato di distinguerci dalle innumerevoli richieste che sono già state avanzate in tanti Comuni del Sud Italia e pur di togliere quei nomi abbiamo trovato un compromesso: trattare inizialmente la storia della città, perché dalla consapevolezza del male che hanno fatto i personaggi risorgimentali, la storia e quindi la verità riemergeranno da sole.

      Davide Abramo

  • Sarebbe ora di cominciare a fare un po’ di piazza pulita in modo che chi fino ad ora ha (con successo) sottratto le ns. ricchezze – morali e materiali – di quella che, in fondo, è la nostra Terra, capisca che la pacchia è finita.
    Ma un’iniziativa simile avrebbe più peso se coinvolgesse anche Napoli, negli ultimi tempi troppo spesso stranamente visitata da gente che niente sa e niente ha mai voluto far sapere della ns. realtà. Ovviamente per interessi ben precisi
    La forza sia con voi.

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