Author Archives: Andrea Melluso

Elezioni Amministrative 2016. MO come ci si candida?

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Qui non si parla di politica

(mo contano i fatti)

A giugno si scelgono i sindaci. A Napoli e in tanti municipi del Sud.

E’ tempo di esser fieri della nostra identità:

non lasciamo le città a chi prende ordini da Milano, Torino, Firenze, Genova…

Lavoro, cultura, turismo, trasporti, ambiente fioriscono se le ricchezze del territorio sono gestite in autonomia.

Liberiamo le nostre polis

MO partecipa: proponi la tua candidatura, forma la tua lista. Con poche regole chiare.

Nulla a che fare con il malaffare. Mai alleati con i responsabili del disastro del Sud. Mai con Salvini.

Scrivi a “info@unionemediterranea.info” entro il 13 marzo 2016.

Astenersi perditempo e ascari

logoummo

Bonus occupazione: con i fondi del Sud pagate 500mila nuove assunzioni al Nord.

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Di Mattia Di Gennaro

In principio era Marco Esposito, che ha riempito colonne e colonne di giornale con ogni nefandezza che i governi a trazione centro-settentrionale, succedutesi negli ultimi anni, perpetravano ai danni del Mezzogiorno. Scippi di fondi europei, formule truffa per togliere soldi a chi muore prima (al Sud) per dare a chi è più anziano (al Nord), investimenti in infrastrutture spudoratamente sbilanciati in favore della porzione di Italia “sopra la linea”.

Poi, piano piano le scorrettezze sono diventate sempre più evidenti e imbarazzanti che neanche la stampa nazionale ha potuto esimersi dal raccontarle.

Capita così che Paolo Pigliaro, giornalista di Bolzano de “La7”, dedichi il suo editoriale all’ennesimo schiaffo al Sud, che ha subito l’ennesima distrazione di fondi dirottati verso Nord.

Ecco, quello che dice Pagliaro.

“Tra nuove assunzioni e trasformazioni di rapporti a termine, sono 1 Milione e 158mila i contratti che l’anno scorso hanno potuto beneficiare del “bonus occupazione”, cioè dei sostanziosi sgravi contributivi concessi a chi assume un lavoratore a tempo indeterminato.

Questi sgravi, previsti dalla Legge di Stabilità, sono stati, dunque, decisivi per modificare il trend dell’occupazione che, per la prima volta, presenta un segno più.

Per finanziare l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali, che allo Stato costa 3 Miliardi e mezzo in tre anni, il governo di Matteo Renzi ha drenato risorse dai bilanci dei Ministeri, per complessivi 700 Milioni, ma soprattutto dai fondi che le Regioni avrebbero dovuto spendere in base al Piano di azione e Coesione che gestisce gli stanziamenti europei.

Oggi, grazie all’Ufficio Studi della società calabrese Demoskopika, sappiamo che il bonus fiscale, che ha reso possibile tante assunzioni, si è configurato come un massiccio trasferimento di risorse dal Sud al Nord del Paese. È, infatti, il Meridione a fare la parte del leone nella copertura finanziaria del bonus occupazionale: quasi 2 Miliardi di euro sono stati prelevati in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. Si tratta di risorse per le quali ancora mancavano impegni giuridicamente vincolanti. Un’enormità rispetto ai poco più di 37 Milioni di euro inutilizzati nei tempi previsti da Umbria, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

La Sicilia dovrà, dunque, fare a meno di 800 Milioni, la Campania di 580, la Calabria di 373, la Puglia di 230. Con questi soldi, sono stati incentivati circa 538mila nuovi contratti di lavoro nelle regioni del Nord e 255mila in quelle del Centro. Il sud e la sua economia depressa si sono, invece, dovuti accontentare del 31% delle assunzioni che hanno così generosamente contributo a finanziare”.

Apple investe a Napoli. Polito: un passo verso la fine dell’assistenzialismo e del sudismo accattone.

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di Flavia Sorrentino

“Altro che denaro pubblico, spesa assistenziale, sussidi e incentivi, e tutta la litania di doglianze e richieste che un sudismo d’accatto, quando non accattone, snocciola di continuo da convegni, simposi e pagine di giornali.” Così Antonio Polito commenta, con un editoriale uscito su “Il Corriere della Sera”,  l’investimento fatto dalla Apple a Napoli, dove sarà aperto il primo centro di formazione per lo sviluppo e la ricerca di App in Europa. Per il vice direttore del quotidiano milanese, la richiesta di diritti da parte dei cittadini del Sud e la consapevolezza di vivere in un Paese fortemente diseguale, è da considerarsi una “litania di doglianze” , un fritto misto di elemosina e furbizia marpiona, che da qualche tempo invece interessa il dibattito sociale, culturale e per fortuna, politico.

Per Polito infatti, il futuro di Napoli deve superare l’affannosa e vana rincorsa del divario storico accumulato nel passato senza perder tempo a guardarsi indietro. Bisgona andare avanti, certo. Ma in che modo?  La notizia che il colosso Apple investe nel capoluogo partenopeo è senza dubbio una opportunità di formazione straordinaria per i nostri giovani, vero incentivo di investimento per l’azienda di Cupertino che ad essi riconosce creatività e preparazione professionale di qualità. Ma ancora una volta la città di Napoli riceve un riconoscimento da chi la osserva con la lente di ingrandimento delle chances, non con lo sguardo distorto e distante dell’Italia, che punta all’annientamento delle sue potenzialità, attraverso un federalismo truccato (che ha drenato risorse agli enti territoriali più poveri), aggravato da una riduzione scandalosa dell’intervento pubblico statale, tutto proteso a favore del Centronord.

Serve avere capitale umano di prim’ordine in uno Stato che lo sacrifica, penalizza e sminuisce? Ma soprattutto, è possibile prescindere dal contesto in cui operano le aziende? L’investimento dei privati non dipende da esclusive ragioni di volontà, ma da molteplicità di fattori che rispondono anche a logiche di convenienza e profitto che un territorio più sviluppato e meglio collegato, con una buona copertura infrastrutturale, più garantire. Un territorio con grandi sacche di disoccupazione può competere e crescere solo se le politiche di governo sono concentrate sulla definizione di una strategia di sviluppo strutturale e sull’ adeguata ripartizione dei finanziamenti. Invece per dirne una, l’esecutivo, ha ridotto ad un terzo la programmazione dei fondi europei 2014-2020 in Campania, Puglia e Sicilia e ha utilizzato il reddito delle famiglie come indicatore di “merito” per stabilire tetti al turnover dei docenti universitari, favorendo di fatto lo spostamento di 700 ricercatori al Nord e un calo di iscrizioni negli atenei del Sud: se non si cambiano le regole, i validi e creativi giovani di Napoli cui Polito fa riferimento, potrebbero non formarsi più e abbandonare l’università, complici i costi e le rette da pagare, visto che anche le borse di studio per i meridionali sono sempre più saltuarie.

Ecco perchè definire “risibile, autarchica e provinciale una classe politica che vuole governare Napoli con la presunzione del fai-da te”, dimostra tutta la miopia di un pensiero caricato di pregiudizio, incapace di comprendere il processo di rinnovamento che il capoluogo partenopeo sta vivendo, dissetato culturalmente dalla riscoperta dell’identità e rappresentato politicamente dall’autonomia. Di pensiero e di azione. Che porta in sé l’audacia del cambiamento e la determinazione del riscatto di chi si assume il coraggio e la responsabilità di tornare a pensare in grande. Napoli porta stampata addosso da sempre, l’etichetta di città assistita. Ma dal 2010 al 2015 i trasferimenti statali sono stati decurtati del 60% con una perdita complessiva di circa 400 milioni di euro per la città, con il risultato che i servizi che riceve può pagarseli da sola. La Costituzione, nelle parti in cui disciplina i principi di coesione e solidarietà sociale atti a rimuovere gli squilibri territoriali, è stata puntualmente violata. Chiedere a quest’ Italia di comportarsi da Nazione sarebbe una richiesta oggettivamente eccessiva, ma dinanzi ad una evidente sperequazione e disomogeneità nella distribuzione delle risorse non si può pretendere che il Sud non decida di fare da sè.

Per decenni ci hanno convinto che con un’invasione armata “vennero a liberarci”. Di sicuro i giornali del Nord e i loro direttori, talvolta meridionali solo di nascita, continueranno nell’opera italiana di persuasione alla minorità. Toccherà a noi essere pronti: mo sappiamo che la nostra liberazione non può dirsi realmente libera, se non parte da qui. Da Napoli. Dalle nostre terre. Da Sud per il Sud.

Loro tutti Mancini, noi tutti a dritta.

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di Raffaele Vescera

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Condoglianze alla famiglia De Magistris

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MO-Unione Mediterranea esprime il proprio cordoglio al sindaco Luigi, Claudio ed a tutta la famiglia De Magistris per la scomparsa della signora Marzia.

Le voci di dentro

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di Antonio Lombardi

L’Italia “unita” sta correndo ai ripari. Come era prevedibile, visto il successo turistico smisurato di Napoli durante il periodo natalizio, le altre città d’arte devono attrezzarsi per prepapare al meglio la Pasqua e la stagione estiva. Se Napoli non rientra nel buco oscuro dove è stato deciso da 155 anni che debba essere conficcata, c’è da preoccuparsi: vuoi vedere che viene alla luce che è la città con la più alta concentrazione di beni culturali d’Europa?

Così, finite le feste, comincia la nuova campagna antinapoli. Ieri sera, 9 gennaio, va in scena su Rai 1 “Cose nostre” il solito programma sulla camorra, anzi sulla Napoli camorrista, che riduce tutto ad una dimensione: quella che deve essere messa in risalto per danneggiare la città e favorire altri territori.
Tremila anni di arte e di storia, benedetti da un ripetuto riconoscimento internazionale, gettati via in un baleno.

Non che la camorra non esista, ma è uno schizzo putrefacente finito su una meraviglia sorprendente. Se veramente la si vuole combattere e vincere, lo si deve fare valorizzando, incentivando, sviluppando e diffondendo tutto quello che le è estraneo, a cominciare dalla bellezza e dalla vivacità della città e dalla solarità e spirito di sacrificio delle persone che la abitano.

Ma io non credo nella buona fede dell’Italia, che dice di voler combattere la criminalità organizzata e poi la alimenta con una cultura di discriminazione e di morte e la usa per i traffici della parte industrializzata del Paese.

Ho fotografato la “Fontana della Maruzza”, appena restaurata, un piccolo gioiello del ‘500, come una pietruzza incastonata su un anello. All’inaugurazione, il sindaco De Magistris ha detto: “noi non abbiamo avuto alcun sostegno, non abbiamo avuto il Giubileo, l’Expo o eventi finanziati dallo Stato e dal Governo. Tutto quello che si sta facendo e che porta Napoli ai vertici del turismo internazionale è frutto del lavoro di questa città”. Esattamente questo.
Ed ora prego cortesemente tutti i sapientoni ascari che si sentono in dovere di precisare, puntualizzare, ribadire e offendere la propria città per dare corpo alle “voci di dentro”, gli obblighi coloniali introiettati da un secolo e mezzo di educazione alla soggezione, che risuonano imperiose nelle loro identità inferme, di evitare di commentare questo post. Ieri sera ho già vomitato.

Nuova Costituzione, qualche ciliegina e molta panna marcia

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Perché al referendum è necessario votare un secco NO

Con 49 articoli cambiati su 139 la  riforma della Costituzione firmata Renzi-Boschi è una vera e propria riscrittura della Carta  Costituzionale entrata in vigore nel 1948 e riformata in misura considerevole una prima volta nel 2001. Sul testo Renzi-Boschi, approvato dal Parlamento con numerosi emendamenti, sarà indispensabile il voto finale degli italiani, il quale si terrà nell’autunno 2016. Ci sono due precedenti di referendum su cambiamenti della Costituzione: nel 2001 gli elettori approvarono la riforma del Centrosinistra, che dava più poteri alle Regioni e introduceva il federalismo fiscale solidale; mentre nel 2006 fu bocciata quella scritta da Berlusconi e Bossi. Il referendum costituzionale, quindi, è un passaggio fondamentale e, visto che non è necessario il quorum perché la consultazione sia valida, ogni singolo voto può essere quello decisivo. Ecco perché informarsi è necessario. Proviamo a dividere l’analisi in quattro parti: quello che c’è di buono, quello che in apparenza è positivo ma in sostanza ha poco peso, quello che ci si poteva aspettare e non c’è, quello che c’è e appare dannoso in particolare per la nostra terra meridionale. In un referendum naturalmente la riforma va proposta o respinta in blocco, non è possibile pescare solo le parti che piacciono. A nostro parere la riforma appare una torta con tanta panna marcia e qualche ciliegina.

Quello che c’è di buono: le ciliegine

  • Camera e Senato non sono più un doppione.
  • Viene eliminato il Cnel, il Consiglio nazionale economia e lavoro.
  • C’è un tetto alla retribuzione dei consiglieri regionali.
  • C’è una valutazione preventiva di legittimità delle leggi elettorali.

Quello che appare positivo ma in sostanza pesa poco o funziona male:

  • La cancellazione della parola Provincia.
  • L’azzeramento dell’indennità dei senatori.
  • La semplificazione dell’iter legislativo.
  • La rappresentanza in Senato degli enti territoriali.

Quello che ci poteva essere e non c’è:

  • La riduzione del numero di deputati: restano 630.
  • L’accorpamento delle Regioni più piccole: restano 19 più due Province autonome.

Quello che appare dannoso, in particolare per il Sud:

  • Il meccanismo dei poteri differenziati per le Regioni: maggiori negli enti ricchi.
  • L’accentramento nelle mani del governo di poteri su materie delicate per le popolazioni e i territori, come l’energia e le trivellazioni.
  • L’aumento da 50mila a 150mila delle firme per una legge d’iniziativa popolare.

 

Entriamo nel dettaglio. Quello che c’è di buono.

 

Camera e Senato non sono più un doppione.

Solo la Camera vota la fiducia al governo e solo i deputati rappresentano la Nazione mentre i senatori rappresentano gli Enti territoriali. Si torna in pratica allo spirito originario della Costituzione che tendeva appunto a differenziare le funzioni. In particolare in origine il Senato restava in carica sei anni, quindi uno in più della Camera. Adesso il Senato diventa un organo a rinnovo parziale perché il rinnovo dei senatori è legato a quello delle Regioni, che non votano in modo simultaneo.

 

Viene eliminato il Cnel, il Consiglio nazionale economia e lavoro.

Il Cnel fu introdotto nella Costituzione per dare un ruolo alle rappresentanze sociali, tuttavia la funzione del Cnel è stata sempre residuale – studi, pareri, qualche proposta di legge –  a fronte di costi non trascurabili: 19 milioni l’anno. Il personale del Cnel viene ricollocato presso la Corte dei Conti.

 

C’è un tetto alla retribuzione dei consiglieri regionali.

Non potranno guadagnare più del sindaco del Comune capoluogo di Regione. Oggi le indennità sono agganciate a quelle dei parlamentari. In pratica la retribuzione dei consiglieri regionali viene dimezzata.

 

C’è una valutazione preventiva di legittimità delle leggi elettorali.

Non sarà più possibile approvare una legge Porcellum. La riforma si applica all’Italicum, che riproduce le candidature bloccate per tutti i capilista, se ci sarà la richiesta di un quarto dei deputati o di un terzo dei senatori.

 

Quello che appare positivo ma in sostanza pesa poco o funziona male

 

La cancellazione della parola Provincia.

Nel nuovo articolo 114 si elencano gli enti costitutivi della Repubblica: Regioni, Comuni e Città metropolitane. Sparisce la parola Provincia ma, in riferimento alle loro funzioni, si parla di “enti di area vasta”. Per cui la sostanza non cambia. Va sottolineato che le Città metropolitane, nonostante la conferma del riconoscimento istituzionale, sono escluse dalla rappresentanza nel nuovo Senato.

 

L’azzeramento dell’indennità dei senatori.

In tempi di antipolitica sembra che ogni centesimo dato a un politico sia denaro buttato. In realtà un politico a reddito molto basso o addirittura zero è una persona che vive di qualcos’altro. Per i senatori sarebbe stato corretto che non cumulassero le indennità di sindaco o di consigliere regionale con quella appunto di senatore, stabilendo un tetto massimo. La scelta della indennità zero porterà all’assurdo di senatori pagati poche centinaia di euro al mese (come i sindaci di piccoli comuni, che pure dovranno essere rappresentati) fino alla vergogna di senatori di nomina presidenziale in carica sette anni a indennità zero. Si dirà che il presidente della Repubblica è tenuto a nominare persone che hanno dato lustro al paese e che quindi si presume abbiano un reddito elevato. Ma perché si deve associare sempre la qualità delle persone al proprio reddito? Alex Zanotelli è una persona di straordinarie qualità: se come merita sarà nominato senatore dovrà pagarsi ogni volta il treno per Roma e l’albergo?

 

La semplificazione dell’iter legislativo.

Non è vero che le leggi di interesse generale sono approvate solo dalla Camera, senza più il doppio passaggio parlamentare. Il Senato infatti su qualsiasi materia può chiedere (basta un terzo dei componenti) di esaminare i disegni di legge approvati dalla Camera e fare entro 30 giorni le sue proposte di modifica, che la Camera è tenuta a discutere, approvare o respingere. In pratica si replica quanto accade già oggi con i passaggi parlamentari che sono di fatto ricondotti a tre: prima approvazione alla Camera o al Senato, approvazione con modifiche dall’altro ramo del parlamento, terza lettura e approvazione definitiva senza modifiche. L’unica novità è che adesso sarebbe obbligatorio partire dalla Camera e che le modifiche introdotte dal Senato non sarebbero vincolanti.

 

La rappresentanza in Senato degli enti territoriali.

Il Senato è ridotto da 315 a 95 membri (più cinque senatori di nomina presidenziale, non più a vita ma con incarico settennale). I senatori non hanno più indennità parlamentare. Il Senato ha il potere di approvare alcune tipologie di leggi (in concorso con la Camera), di svolgere funzioni di raccordo tra lo Stato, le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni nonché di verificare l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Tuttavia il Senato è monco nella rappresentanza (non sono previsti rappresentanti delle Città metropolitane ma solo di Regioni – 74 senatori – e Comuni – 21 senatori) e non ha il potere di “controllo sull’operato del governo”, che è funzione attribuita alla sola Camera dei deputati. Il suo potere legislativo limitato a poche materie tra le quali sono incredibilmente escluse alcune delicatissime proprio per i territori: la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale (art. 117), i tributi locali, il fondo di perequazione, i costi e fabbisogni degli enti locali (art. 119). In pratica il governo con la “sua” maggioranza alla Camera può approvare leggi di immediato interesse per Regioni, Comuni e Città metropolitane senza che il Senato, dove questi enti sono rappresentati, abbia potere legislativo.

 

Quello che ci poteva essere e non c’è

 

La riduzione del numero di deputati: restano 630.

Nella campagna elettorale delle primarie, un manifesto di Matteo Renzi prometteva: “se vince Renzi dimezziamo i parlamentari”.

 

L’accorpamento delle Regioni più piccole: restano 19 più due Province autonome.

La frammentazione del mezzogiorno è tra le cause della sua debolezza.

 

Quello che appare dannoso, in particolare per il Sud

 

Il meccanismo dei poteri differenziati per le Regioni: maggiori negli enti ricchi.

Con il nuovo articolo 116 si specifica che solo le Regioni in equilibrio tra entrate e spese del proprio bilancio (quindi sono favorite le Regioni ricche, che hanno entrate proprie maggiori) possono ottenere maggiori poteri legislativi su materie non secondarie quali: istruzione, ordinamento scolastico, istruzione universitaria; programmazione strategica della ricerca e tecnologica; politiche attive del lavoro e istruzione e formazione professionale; commercio con l’estero; beni culturali e paesaggistici; ambiente e ecosistema; ordinamento sportivo; attività culturali; turismo; governo del territorio. In pratica la Lombardia e il Veneto potranno avere proprie leggi sul commercio con l’estero, potranno tutelare il proprio ambiente dalle trivellazioni, potranno organizzare l’istruzione anche superiore nell’interesse dei soli residenti mentre Campania, Puglia e Calabria dipenderanno in tutto e per tutto dalle volontà del governo centrale. Nella ripartizione delle materie ci sono aspetti curiosi per esempio sul turismo. La nuova Costituzione attribuisce allo Stato le “disposizioni generali e comuni sul turismo” e alle Regioni quelle “di valorizzazione e organizzazione regionale del turismo”. Ma una Regione che si avvale dei maggiori poteri in materia di turismo cosa potrà fare di più senza entrare in conflitto con lo Stato o con le altre Regioni?

 

L’accentramento nelle mani del governo di poteri su materie delicate per le popolazioni e i territori, come l’energia e le trivellazioni.

Con la Costituzione in vigore le Regioni perdono poteri su materie delicate per i territori come l’energia. Produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia diventano infatti di competenza esclusiva dello Stato, così come i porti e gli aeroporti. Le Regioni ricche potranno recuperare i poteri attuali grazie al “regionalismo differenziato” (si chiama proprio così). Le popolazioni dei territori “differentemente ricchi” invece non potranno metter becco su questioni delicate come lo sfruttamento energetico: trivellazioni, gasdotti, centrali a carbone. L’ambiente non è più nelle mani delle popolazioni locali.

 

L’aumento da 50mila a 150mila delle firme per una legge d’iniziativa popolare.

A conferma che l’iniziativa popolare è temuta, si triplica la soglia come se frenare uno strumento democratico fosse un bene. Diverso sarebbe stato se si fossero introdotti principi di e-democracy con la possibilità di raccogliere le firme online in modo certificato. Una modifica di pari spirito riguarda i referendum: si abbassa il quorum per la loro validità a patto che le firme salgano da 500mila a 800mila.

Napoli Autonoma, un’Alternativa Mediterranea

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L’Istituto italiano per gli Studi Filosofici è stata la sede del forum ‘La responsabilità della cosa pubblica’, organizzato dall’associazione VivoANapoli.

Il sindaco Luigi De Magistris si è confrontato con vari esponenti della società civile partenopea, tra cui lo scrittore Maurizio De Giovanni e il professor Daniele Pitteri: un bilancio della sua prima esperienza amministrativa e i primi spunti sulle linee guida del programma da presentare in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera.

Filo conduttore delle parole di De Magistris è il tema dell’autonomia politica di Napoli, una città che nel 2011 non era ancora uscita dalla terribile crisi dei rifiuti e che presentava un bilancio vicinissimo al dissesto, ‘falsificato’ da crediti in realtà inesigibili e considerato ‘spazzatura’ da tutte le agenzie di rating più importanti.

De Magistris può oggi rivendicare, tra le mille difficoltà incontrate, una Napoli rinata: e rinata solo e soltanto con le sue forze. Il sindaco che secondo alcuni si è ‘isolato’ ha ridato dignità alla città partenopea, come stanno a mostrare i tantissimi turisti che hanno riempito le strade di Partenope nel periodo natalizio.

Oggi l’esperienza amministrativa partenopea può essere presa a modello per la nascita di un’alternativa di governo ‘mediterraneo’, rispetto ai ‘renzismi’ di destra e di sinistra, che sostanzialmente hanno le stesse basi ideologiche: iperliberismo economico, chiusura sociale e impostazione nordcentrica: il Sud e la questione meridionale sono spariti dall’orizzonte politico.

In un’alternativa mediterranea di governo possono essere integrate azioni quali la crescita di democrazia dal basso (L’Asilo, in ambito culturale, o il lavoro sinergico tra Comune, Università e Comitato Vele di Scampia, in ambito urbanistico), e azioni quali la difesa delle prerogative costituzionali della città di Napoli, che non può vedere pezzi di territorio espropriati da manovre politiche romane (è il caso del commissariamento di Bagnoli).

Napoli non deve elemosinare aiuti dallo Stato centrale: non è accettabile, come ha ben detto anche Maurizio de Giovanni,  un’impostazione e una campagna mediatica che tende a far passare l’idea di un sindaco ‘nemico’ di altre figure istituzionali, il tutto per tirare la volata a candidati allineati in partiti tradizionali e di governo. A governare i rapporti istituzionali devono essere le leggi dello stato, non simpatie e antipatie personali. Ingiustificabile quindi l’atteggiamento del premier Renzi, che dichiara di non venire a Napoli per lo scarso senso istituzionale del suo primo cittadino. Più verosimilmente Renzi evita Napoli per la sua anomalia, per l’irriducibilità di una città e di un’amministrazione che non si è piegata ai suoi diktat, e nel contempo ha dimostrato che anche coi drammatici tagli che ha dovuto subire ha saputo tenere alta la testa, senza quelle compromissioni immorali e disoneste che hanno visto protagoniste altre grandi città italiane, a guida PD.

Napoli deve oggi essere protagonista dell’Autonomia meridionale. Da una Napoli Autonoma, economicamente, socialmente, culturalmente, può e deve oggi crescere una classe dirigente innovativa per il Mezzogiorno, consapevole della storia e dell’identità mediterranea dei territori meridionali, e proiettata a governare con competenza e visione strategica il nostro Sud.

E’ per questo motivo che MO – Unione Mediterranea sosterrà con convinzione la ricandidatura a sindaco di Luigi De Magistris. Protagonisti, assieme, del riscatto della nostra terra.

Tre seminari gratuiti in nome di consapevolezza, identità e azione

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È arrivato il momento di camminare insieme verso un nuovo orgoglio, basato sull’identità e sulla creatività delle persone che vogliono re-agire. Per questo abbiamo deciso di offrire tre appuntamenti completamente gratuiti, per affrontare e discutere insieme di argomenti fondamentali per una migliore gestione della città.

SEMINARIO GRATUITO: COSA FA UN COMUNE?

In questo seminario parleremo del ruolo che ha il Comune nella gestione del territorio, le sue autonomie e i suoi limiti, tutto ciò che fa e che può fare perché la legge non lo vieta. Conoscere le responsabilità del Comune è uno strumento fondamentale per partecipare alla vita politica del territorio, aiutare la città a crescere e migliorarsi. Il seminario sarà tenuto da Marco Esposito sabato 16 gennaio (posti esauriti) sabato 23 gennaio 2016 alle ore 10.00, presso la nostra sede in via Vittoria Colonna, 30 (Napoli)

Per maggiori informazioni e iscriverti clicca qui

SEMINARIO GRATUITO: AUTODIFESA COLLETTIVA, IDENTITÀ E AZIONE

Qui parleremo di come si può reagire al continuo processo di denigrazione che vede protagonista la città di Napoli. Il seminario, tenuto da Antonio Lombardi, servirà a fornire alcuni aspetti teorici e metodologici di una pratica di autodifesa. E’ fondamentale per i cittadini imparare a rispondere in modo creativo e costruttivo alla colonizzazione mentale, per proteggere il territorio bisogna riscattarsi dalla condizione di discriminazione e dal senso di impotenza che essa provoca. L’appuntamento è il 30 Gennaio 2016 presso la nostra sede in via Vittoria Colonna, 30 (Napoli).

Per maggiori informazioni e iscriverti clicca qui

SEMINARIO GRATUITO: E-DEMOCRACY, LA DEMOCRAZIA AI TEMPI DEL WEB

Questo è un appuntamento è per chi vuole discutere vantaggi e limiti della democrazia via internet. Oggi il cittadino può sentirsi davvero coinvolto nelle attività politiche grazie al web ma per essere un soggetto veramente informato ed attivo occorre conoscerne i limiti e le opportunità. Verranno presentati al seminario anche diversi software attualmente esistenti.
Il seminario sarà tenuto da Pierluigi Peperoni il 13 febbraio 2016 presso la nostra sede in via Vittoria Colonna, 30.

Per maggiori informazioni e iscriverti clicca qui

Il dovere di esserci

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Maikol. 27 anni. Morto per essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliatissimo. Ennesima vittima innocente di una guerra che ammazza Napoli e il sud da mesi, anni, decenni.

Lo smarrimento provato di fronte a tante vite spezzate dalla malavita, l’impotenza appresa da chiunque ami la propria terra al punto da volerla sognare un giorno libera dal giogo mafioso, l’insostenibile puzza di quella montagna di merda che è la camorra, rappresentano un rischio. Il rischio di voler gettare la spugna, di abbandonare la speranza che lottare per una causa giusta possa essere utile, il rischio di credere, consciamente e inconsciamente, che tanto nulla potrà mai cambiare. Qui, nei sud di Forcella, della Sanità, Casal di Principe, Crotone, Corleone, ecc.

Ogni singolo giorno noi crediamo innanzitutto di dover combattere contro questo pericolo del ‘tutto è inutile’. Perché non è così, noi sappiamo che non è così. Abbiamo il dovere di ritrovarci innanzitutto come popolo, per far capire ai camorristi che non possono più pensare di trovare ‘zone franche’. Abbiamo il diritto di chiedere una Napoli disarmata. Di chiederlo a noi stessi, e allo Stato, qualora si decidesse a capire che la lotta contro le mafie non può essere estemporanea. Ma deve essere continua. Un continuo lavoro sia militare che culturale. Se le mafie ancora presenti nei nostri territori stridono con la narrazione attuale di un’Italia tutta Leopolde e ottimismo, è compito nostro lottare e manifestare per la verità. Per Maikol, ucciso a Forcella, per Genny, vittima innocente della Sanità, per chiunque si sia trovato al momento sbagliatissimo nel posto ancora più sbagliato.

Ecco perché domani ci sareMO, assieme ai tanti che si sono messi in cammino, contro questa nuova fottuta camorra, che ci insanguina il futuro.

#UnPopoloInCammino è un popolo che ha alzato la testa. E non intende abbassarla mai più.

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