Rosarno, come tutto il Sud, abbandonato dallo Stato

Di Massimo Mastruzzo

Sono cresciuto a pochi chilometri da Rosarno ne conosco vizi e virtù, ed una cosa mi sento di dirla, i Rosarnesi, come la maggior parte dei cittadini del Sud, non sono razzisti.

Ed allora perché a distanza di 6 anni si ripetono avvenimenti che portano alla morte di vite umane ed agli inesorabili teatrini dove la scarsità di nutrienti delle capacità intellettuali non favoriscono un’analisi seria ed inducono altresì alle classiche, se non che banali, prese di posizione pro o contro immigrati?

Perché in quelle numerose baraccopoli, tendopoli, fabbriche abbandonate dove vengono stimate circa 2.500 presenze di bracciati stranieri, termini come: DIGNITÀ, DISPERAZIONE, DEGRADO, SFRUTTAMENTO, GHETTO, FATISCENZA, MISERIA, si impregnano dell’esistenza di questi condannati alla sopravvivenza, che sovente non hanno più nulla da perdere se non la loro stessa vita, rendendoli “brutti” ai loro stessi occhi, ma soprattutto agli occhi di chi li guarda. Tutto ciò che ci appare brutto non ci piace ed istintivamente non lo accettiamo, ed allora cos’è che ha indotto comunque un territorio, che già di suo tanto bello non appariva, alla forzata accettazione di questa manodopera a costo quasi zero?

Bisogna fare un breve passo indietro e senza avventurarsi in dettagliate analisi economiche, tornare al valore dell’agrume calabro negli anni ’70/2000, quando gli unici stranieri che si incontravano erano i marocchini venuti in Italia negli anni ’70, per lo più venditori ambulanti di tappeti e altri prodotti artigianali. In quegli anni il prezzo pagato ai produttori per un Kg di arance si aggirava intorno alle 300/400 lire, una importante fonte di reddito per un territorio dove la perenne assenza dello Stato non ha mai offerto nessun’altra alternativa alla nostrana emigrazione, il compenso dato ad un bracciante per una giornata di lavoro era di circa 50 mila lire, io stesso, come altri ragazzi allora studenti, andavo, durante le vacanze natalizie, a raccogliere le arance per racimolare qualche lira da spendere sotto le feste. L’avvento della globalizzazione, l’apertura delle frontiere l’abbattimento dei dazi per le importazioni, ma soprattutto il proseguo di quell’assenza dello Stato che ha continuato a non offrire alternative, ha portato progressivamente all’abbattimento del prezzo delle arance ed al conseguente margine di un giusto guadagno del produttore che permetta una, seppur modesta, giusta paga.

Qui entrano in gioco i disperati, gli immigrati che tolgono ai disoccupati locali l’ultimo dubbio sull’ unica scelta che questo Stato continua ad offrire: fare a loro volta gli emigranti, visto che i Briganti li ha già sterminati con l’unità di questa malnata nazione; i nuovi braccianti stranieri ridanno ai produttori quel minino margine di guadagno che gli eviti la scelta di abbandonare completamente gli aranceti.

Eppure dalla Comunità Europea accordi per compensare l’arrivo sul mercato comunitario di prodotti agroalimentari stranieri con il conseguente abbattimento dei prezzi di quelli locali si sono fatti, cos’è che non funzionato?

In Italia è abbastanza semplice spiegarlo, sostanzialmente questi accordi prevedono scambi commerciali, quindi si fanno accordi con il Marocco e la Tunisia per l’importazione di agrumi ed olio di oliva ed in cambio si esportano mezzi e macchinari industriali Made in Italy… dov’è l’inghippo? Pensate ai territori dove in Italia si producono le merci usate per questi accordi di scambi commerciali ed avrete le risposte.

Renderci conto del voluto fallimento nel sud della politica nazionale è il primo passo per ridare i nutrienti necessari alle nostre capacità intellettuali ed evitare di prendere posizioni a favore del povero carabiniere che svolge il suo lavoro alle dipendenze di uno Stato inesistente in questi territori martoriati o del povero migrante che non ha certo scelto di condurre un’esistenza che toglie ogni dignità di essere umano, essendo entrambi vittime di una male maggiore. Prendere coscienza del voluto fallimento di questo Stato non è un esercizio così arduo, e senza ancora una volta andare ad infilarsi in analisi su verità storiche oramai alla portata di tutti, si può osservare come questa nazione fin dalla sua nascita abbia favorito, per ovvia genitorialità, uno sviluppo economico non equo, scegliendo (in)coscientemente di far progredire una parte, il nord, del suo territorio a discapito di un’altra, il sud.

Farlo non è stato complicato è bastato che in poco di 150 anni diversificasse in modo oculato gli investimenti pubblici operando in tutto il sud per sottrazione verso quelle infrastrutture indispensabili allo sviluppo di un territorio, ed così che il mezzogiorno oggi ha: meno strade ed autostrade, meno ferrovie e aeroporti, meno scuole ed università, meno ospedali …

MO! Lo sai che carabiniere e immigrato sono vittime, al pari di tutto il sud, MO! Fai la tua scelta.

R-esistenze Meridionali

Scampia e UniCal.
Napoli e Rende.
Campania e Calabria.
Due regioni in apnea, oppresse da camorra e ‘ndrangheta che si uniscono sotto un’unica bandiera.
Ed è vero che si sente aria di cambiamento, un’aria buona, pulita, onesta.
Perché? Com’è possibile che Scampia, descritta da Gomorra come luogo di camorra irrecuperabile e Cosenza, etichettata (come tutta la Calabria) luogo di ‘ndrangheta, possano opporre resistenza? Dove trovano questa forza?

Crediamo sia giusto chiamare in causa Ciro Corona e Giancarlo Costabile, due anime del nostro Sud che non si arrendono, che non hanno paura, che devono essere sostenute. Il loro impegno è linfa vitale, è una boccata di ossigeno per la nostra terra.
Dall’unione dei due progetti R-Esistenza Anticamorra Scampia e Pedagogia della R-Esistenza Università della Calabria è nato un qualcosa di unico nel suo genere, qualcosa che dà speranza a giovani e meno giovani, qualcosa che invita a restare, a lottare per la libertà.

R-esistenze Meridionali è l’unione di un popolo che non ha più intenzione di piegarsi al volere della mafia e noi sosterremo il progetto, con l’umiltà dei nostri mezzi e delle nostre forze, con l’apporto umano che può dare solo chi ci crede ancora in un futuro migliore. E allora crediaMOci, lottiaMO, uniaMOci.

Riprendiamo il motto dei nostri amici Briganti: uniti vincimu, spartuti carimu!

MO! Unione Mediterranea sostiene la campagna ALL IN

Il Movimento politico meridionalista, MO! Unione Mediterranea, annuncia la sua adesione ed il suo sostegno alla campagna “ALL IN”, la legge di iniziativa popolare (LIP) con cui si vuole eliminare la disparità di trattamento e quindi la disuguaglianza di fondi erogati alle Regioni in materia di diritto allo studio universitario.

Da anni ci battiamo affinché i nostri studenti possano essere liberi di scegliere cosa e dove studiare e non di dover imboccare la via (obbligata) dell’emigrazione a causa di una politica dell’istruzione che considera le nostre università di serie B rispetto ad altre, facendo sì che queste ricevano meno fondi e che quindi sia più conveniente studiare a Torino o Milano che a Lecce o Catania. Il nostro impegno sarà attivo: organizzeremo con i gli studenti di “LINK – Coordinamento Universitario” degli incontri per spiegare meglio i contenuti della legge e soprattutto per raccogliere le firme necessarie alla sua presentazione.

Intraprendiamo questa nuova battaglia con la consapevolezza che il destino della nostra terra potrà essere risollevato dai nostri ragazzi, che si distinguono nel mondo per le loro capacità e per far sì che l’emigrazione diventi mobilità, in cui la scelta di partire sia appunto una scelta e non un obbligo dettato da scelte politiche scellerate.

 

Lo stato di abbandono e lo Stato che abbandona

In questi giorni ne abbiamo sentite di tutti i tipi sulla triste vicenda del ragazzo di colore ucciso da un carabiniere, pare per legittima difesa.
Ci discostiamo dal tipico teatrino all’italiana, composto da opportunisti, sciacalli, leoni da tastiera e tanto altro, tutti pronti a voler mandare via gli immigrati o a puntare il dito contro il carabiniere perché ci vorrebbe più accoglienza.

Noi vi proponiamo un’analisi diversa. Sono passati ormai 6 anni dalla rivolta di Rosarno ma non sono finiti gli incidenti e la convivenza con la popolazione locale continua ad essere incandescente.
Non ci sono vittime o colpevoli, i migranti vivono in condizioni disumane: sottopagati lavorano i nostri campi e molto spesso sono costretti a spostarsi in bicicletta, di notte, tra i vari paesini della Piana di Gioia Tauro (che non si distingue per le strade sicure ed illuminate), il tutto per garantirsi un pezzo di pane per la sera con il rischio di essere investiti innumerevoli volte.
Le forze dell’ordine non solo operano in una zona difficile della Calabria, ma senza mezzi e risorse adeguate sono costretti a fare il possibile per garantire la convivenza tra tutti, rischiando la vita tra ‘ndrangheta e liti tra migranti e popolazione locale.

E’ una guerra tra poveri, senza vincitori né vinti. Una cosa è certa: il fallimento dello Stato e dei nostri politici che continuano ad abbandonarci, quasi come se volessero che tutto resti in bilico, quasi come se non aspettino altro che la situazione degeneri.
Non ci bastano più le visite alle tendopoli, gli elogi alle forze dell’ordine, le passerelle: quando capiremo che sono loro i complici di questa triste situazione?

MO! sui risultati delle elezioni amministrative a Napoli

MO! Unione Mediterranea esprime grande soddisfazione per la netta affermazione del candidato sindaco Luigi de Magistris e della coalizione che lo sostiene: successo ampio che lo accompagna al ballottaggio del 19 giugno con un distacco di diciotto punti percentuali sul candidato del centro-destra Lettieri.

Ci impegneremo perché al ballottaggio vinca la parte migliore della città, quella che non abbassa la testa davanti ai diktat arroganti del Governo, quella che ripudia i partiti nazionali i quali, tutti, non battono ciglio davanti al razzismo e alla discriminazione che la città subisce.

Siamo certi che anche grazie al nostro aiuto vincerà Napoli onesta, quella leale con i Napoletani stessi, che crede e si impegna per il miglioramento costante, che guarda con saggezza politica ad un progetto di autonomia e che vuole prendersi cura della propria identità culturale.

Nell’ambito della coalizione, MO! Unione Mediterranea non ha raggiunto una quota di voti sufficiente a far eleggere almeno un consigliere comunale. Questo naturalmente dispiace fortemente, ma non fa arretrare di un passo nell’impegno per il riscatto del Sud. Il lavoro infaticabile svolto dai candidati e dagli attivisti di MO! Unione Mediterranea durante la campagna elettorale, è un patrimonio prezioso di contatti e passione, che sarà valorizzato nel prosieguo del lavoro. Presto sarà avviato un processo di maggiore radicamento nel territorio, per essere partecipi delle lotte per i diritti di quanti pagano in prima persona le iniquità di un sistema politico che promuove un’Italia a due velocità.

Grazie a tutti coloro che hanno dato fiducia alla lista: questo consenso troverà corrispondenza anzitutto nell’impegno al fianco di de Magistris nella campagna che precede il ballottaggio e poi, continuativamente, nella piena disponibilità a collaborare con la nuova amministrazione, soprattutto per quella parte di programma da noi proposta (Napoli Autonoma, scontrino parlante, sportello difendo la città) che il sindaco ha deciso di fare propria.

MO! a Caserta c’è speranza.

Il circolo di MO! Caserta “Terra di Lavoro” ha deciso di sostenere convintamente il candidato sindaco Francesco Apperti alle elezioni comunali perché è l’unico, nel panorama cittadino, col quale si possono e si potranno affrontare le tematiche a noi care sul meridionalismo ed il riscatto della nostra terra. Certo la competizione è dura ma dalla nostra abbiamo la volontà di far valere le nostre idee con la passione e l’onestà che ci contraddistinguono. Caserta ha estremo bisogno di un’amministrazione che sia libera dalle convenienze personali e purtroppo, come le cronache giudiziarie confermano, anche da connivenze e collusioni con la criminalità.

Il panorama politico, fatte le dovute eccezioni, è sostanzialmente caratterizzato da due schieramenti di centrodestra e centrosinistra nei quali ci sono elementi trasversali. Ci sono soggetti che hanno governato con amministrazioni di centrodestra ed oggi si ripropongono nel centrosinistra per non parlare di chi è rimasto imbrigliato in inchieste giudiziarie, proprio durante la campagna elettorale. Si percepisce, in città, una situazione da torre di Babele politica, preludio di niente di positivo per Caserta ma di contro si sente anche una voglia di cambiamento dettata da un lato dalla stanchezza per un andazzo che ha dato solo frutti cattivi e dall’altro da una voglia di riscatto per il nostro territorio.

Sono in tanti a rendersi conto che con una certa classe politica non si va più da nessuna parte. Una classe politica, spesso spinta solo dall’interesse particolare col placet dei partiti nazionali interessati solo a mantenere i voti per continuare a governare i nostri territori, anche senza preoccuparsi di sapere o facendo finta di non sapere da dove provengono quei voti. L’intreccio tra politici che dovrebbero stare su posizioni opposte ed invece camminano l’uno affianco all’altro per garantirsi il controllo del territorio è sotto gli occhi di tutti. Per questo noi di MO! appoggiamo Francesco Apperti con la lista MO! c’è Speranza, perché crediamo che solo ripartendo dal territorio, dalla comunità, vivendo la propria polis con chi la conosce e la vuole migliorare, senza dipendere da partiti o lobby nazionali che possono solo dare ordini ma non certo per il bene della nostra terra, si può ricreare quel senso di appartenenza e dignità di popolo che per tanti e troppi anni ci hanno negato. Noi siamo presenti sul territorio da anni e non da poche settimane come alcune liste civiche che nascono e muoiono in occasione delle elezioni.

MO! Caserta è attiva ed opera da tempo, ha partecipato alla campagna elettorale per le regionali ottenendo un buon risultato e partecipa alla competizione in corso con i propri candidati, come Patrizia Monteforte, Massimo Bellomo, Pasquale Zampella, Luigi Evangelista, Patrizia Filippone, Clemente De Lucia, Pasquariello Silvestro e con simpatizzanti e sostenitori che vogliono contribuire al riscatto della nostra città. Abbiamo presentato proposte nel campo dell’assistenza all’infanzia ed alle madri, del commercio pro sud, del turismo e dell’autonomia sul modello perseguito a Napoli, partecipando alla stesura del programma elettorale del candidato sindaco. Tutte proposte accolte sia da Francesco Apperti che dagli altri candidati delle liste Speranza per Caserta e MO! c’è Speranza, il che ci sprona non solo all’impegno in campagna elettorale ma a proseguire la nostra azione politica di movimento meridionalista anche dopo, sul territorio ed in favore del territorio. Questa campagna elettorale ci sta facendo conoscere e riconoscere da chi ci vede per la prima volta e da chi ci ha già visti alle regionali e ci darà ancora il suo sostegno. Noi ci stiamo mettendo la faccia tutti i giorni nelle strade e facendo i comizi in piazza, al contrario di chi si vede nelle segrete stanze, perché siamo convinti che sia necessario stare tra le persone, interagire con loro, rispondere alle domande; e avvertiamo una grande voglia di fare domande e di ricevere risposte non evasive. C’è voglia di cambiamento, di rinnovamento, di riscoperta della nostra storia ed identità e MO! tocca a noi.

Ricorso vinto. A Napoli ci sareMO!

Ieri lunedì 23 maggio il Consiglio di Stato ha accettato il ricorso della lista MO! Napoli Autonoma, dando ufficialmente il via libera al reinserimento della nostra lista nella competizione elettorale.
Non è stata una grande sorpresa poiché la ricusazione era dovuta a un mero assurdo burocratico, frutto dell’interpretazione ambigua di una norma. Tutti i nostri candidati, ricusati per aver autenticato le firme di accettazione fuori dal Comune di Napoli, sono stati riammessi.
La ricusazione ha rischiato di compromettere gravemente lo sviluppo della campagna elettorale, eppure i nostri candidati e attivisti non hanno smesso di avere fiducia nella giustizia, continuando coraggiosamente a scommettere sulla lista. A loro, al nostro avvocato Antonio Parisi e alla solidarietà mostrata dalle altre liste ricusate, vanno i nostri più sinceri ringraziamenti.
Di seguito il testo completo della sentenza:

N. 02140/2016 REG. PROV. COLL.

N. 03964/2016 REG. RIC.

 
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

 

sul ricorso numero di registro generale 3964 del 2016, proposto dal signor Peperoni Pierluigi, rappresentato e difeso dall’avvocato Antonio Parisi, con domicilio eletto presso Pellegrino Studio Legale Associato in Roma, corso del Rinascimento, 11;
contro
U.T.G. – Prefettura di Napoli, Ministero dell’Interno, in persona del legale rappresentante, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura generale dello Stato Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Commissione Elettorale Circondariale di Napoli, II Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, III Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, IV Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, XI Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, VIII Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, XV Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, Comune di Napoli, Ufficio Elettorale Centrale Presso La Corte di Appello di Napoli, Iuliano Galia;
per la riforma
della sentenza n. 2485 del 2016 del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, Napoli, Sezione II.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di U.T.G. – Prefettura di Napoli e di Ministero dell’Interno;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella up speciale elettorale del giorno 23 maggio 2016 il Cons. Vincenzo Lopilato e uditi per le parti l’avvocato Antonio Parisi e l’avvocato dello Stato Attilio Barbieri.

FATTO e DIRITTO
1.– Alcuni candidati del Movimento «Mo Napoli Autonoma» , a sostegno del candidato Sindaco Luigi De Magistris, all’atto della presentazione delle liste per il rinnovo del Consiglio comunale e delle Municipalità alle elezioni fissate per il 5 giugno, hanno presentato l’accettazione delle candidature con dichiarazioni corredate da firme autenticate dai funzionari dei Comuni di rispettiva residenza e non dai funzionari del Comune alle cui elezioni concorrono i candidati stessi. Gli organi preposti ha escluso detti candidati dalle liste, con conseguente ricusazione della lista stessa in ragione della riduzione del numero dei candidati presenti in liste inferiore al numero minimo prescritto dalla legge.
2.– Il delegato di lista ha impugnato tale provvedimento di ricusazione innanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Campania.
3.– Il Tribunale amministrativo, con sentenza 17 maggio 2016, n. 2485, ha respinto il ricorso, affermando che che, alla luce di quanto previsto dall’art. 14 della legge 21 marzo 1990 n. 53, «la funzione certificativa del Consigliere comunale (e/o del funzionario) va inteso nel senso che egli può esercitare il potere conferitogli esclusivamente all’interno del territorio dell’ente di appartenenza e con effetti che non devono travalicarne i limiti», in quanto «il territorio è l’elemento costitutivo del Comune, sicchè necessariamente i suoi organi esercitano le proprie funzioni nei limiti di questo».
4.– Il ricorrente in primo grado ha proposto appello.
5.– La causa è stata decisa all’udienza pubblica del 23 maggio 2016.
6.– L’appello è fondato.
L’art. 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53 (Misure urgenti atte a garantire maggiore efficienza al procedimento elettorale) prevede che «sono competenti ad eseguire le autenticazioni», fra gli altri, «i presidenti delle province, i sindaci, gli assessori comunali e provinciali, i presidenti dei consigli comunali e provinciali, i presidenti e i vice presidenti dei consigli circoscrizionali, i segretari comunali e provinciali e i funzionari incaricati dal sindaco e dal presidente della provincia. Sono altresì competenti ad eseguire le autenticazioni di cui al presente comma i consiglieri provinciali e i consiglieri comunali che comunichino la propria disponibilità, rispettivamente, al presidente della provincia e al sindaco».
L’Adunanza Plenaria di questo Consiglio, con la sentenza n. 22 del 9 ottobre 2013, ha affermato che i pubblici ufficiali menzionati dall’art. 14 della l. n. 53 del 1990 sono titolari del potere di autenticare le sottoscrizioni esclusivamente all’interno del territorio di competenza dell’ufficio di cui sono titolari o ai quali appartengono (come nel caso di specie è pacificamente avvenuto).
Questa Sezione, con la sentenza 16 maggio 2016, n. 1990, ha affermato che, oltre al suddetto vincolo territoriale, non può ritenersi sussistente anche il vincolo della “pertinenza della competizione elettorale’ sia per la mancanza di una norma che espressamente lo preveda sia per non frustrare la ragione giustificativa del potere di autenticazione che è quello di «agevolare e semplificare lo svolgimento del procedimento elettorale» (Cons. St., sez. V, 16 aprile 2014, n. 1885). E ciò vale, in particolar modo, «per le sottoscrizioni relative alle accettazioni delle candidature (quali quelle in esame), essendo contrario alle finalità di semplificazione che ispirano la legislazione elettorale costringere i candidati, che non necessariamen te devono essere elettori nel Comune al quale si candidano, a sottoscrivere le accettazioni e a farle autenticare dal solo ufficiale dell’ente territoriale alle cui elezioni intendono partecipare».
7.– L’accoglimento dell’appello, per le ragioni indicate, comporta – in riforma della sentenza impugnata – l’annullamento dei provvedimenti di ricusazione della lista “Mo Napoli Autonoma” ed ammissione della stessa alla prossima competizione elettorale per l’elezione diretta del Sindaco e per il rinnovo del Consiglio comunale di Napoli.
8.– Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese processuali di entrambi i gradi di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, Sezione Terza, definitivamente pronunciando:
a) accoglie l’appello n. 3964 del 2016 proposto con il ricorso indicato in epigrafe e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, ammette la lista «Mo Napoli Autonoma» alla prossima competizione elettorale per l’elezione diretta del Sindaco e per il rinnovo del Consiglio comunale di Napoli;
b) dichiara integralmente compensate tra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 maggio 2016 con l’intervento dei magistrati:
Luigi Maruotti, Presidente
Carlo Deodato, Consigliere
Vincenzo Lopilato, Consigliere, Estensore
Paola Alba Aurora Puliatti, Consigliere
Leonardo Spagnoletti, Consigliere

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 23/05/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Due Napoli, due Sud

di Salvatore Legnante

Scrive Isaia Sales, nel suo poderoso e fondamentale saggio “Storia dell’Italia mafiosa”, che nel nostro paese parlare di mafie significa innanzitutto parlare di rapporti istituzionali con le mafie. Le organizzazioni, anzi le istituzioni criminali sviluppatesi nel Sud Italia non avrebbero avuto il successo e la durata che hanno senza un costante ed indissolubile rapporto con le istituzioni “legittime”.

Guardando la foto della candidata a sindaco di Napoli, Valeria Valente, sorridente al fianco di Denis Verdini, sodale di Nicola Cosentino, lo scritto di Sales acquisisce piena e viva sostanza. La mancanza di qualsiasi imbarazzo da parte del partito di governo, mentre suoi alleati affermano di non trovare affatto anomala la presentazione nelle liste di Ala del figlio di un boss del rione Traiano, può far comprendere cosa si appresta a diventare il Partito della Nazione, che ben potrà rappresentare le istituzioni italiane e quelle loro collusioni mai interrotte col potere criminale.

Napoli rappresenta un vero laboratorio politico per il PD: a fronte di una città data per persa, si sperimenta “lo stomaco” dei propri elettori proponendogli schemi di alleanze e candidature in linea con quelle che saranno scelte politiche per i prossimi appuntamenti elettorali, dal referendum costituzionale alle Elezioni del 2018 (o dell’anno prossimo, stando ai rumors ed agli umori di Renzi).

Non esiste alcun rispetto per la maggiore città del mezzogiorno d’Italia, non c’è alcuna presa di coscienza dei problemi che rappresentano candidature e sostegni degli impresentabili, non si pone alcuna visione sul Sud oltre alle paracule firme di Patti per fondi già assegnati e debitamente decurtati: questa è Napoli per il governo, questo è il Sud per Renzi.

Contrapposta a questa (non) visione ve ne è un’altra: quella che immagina una autonomia meridionale, che parta dal cancellare tutte le collusioni criminali, a Napoli e nel Sud. E’ questo il senso degli abbracci delle Resistenze meridionali, negli incontri del fine settimana all’Officina delle Culture di Scampia. Ciro Corona, Giancarlo Costabile, attivisti dell’antimafia reale, sociale, assieme ad Isaia Sales, al nostro Marco Esposito, a Pino  Aprile, a Luigi de Magistris: per discutere e comunicare il Sud che vuole riscattarsi, per fare massa ed esportare modelli di liberazione dalle mafie, da Napoli alla Calabria, avendo come filo conduttore l’orgoglio e la passione di gridare che queste terre sono nostre, non sono e non saranno più appannaggio dei mafiosi.

E’ l’altro laboratorio politico che sta nascendo a Napoli: l’incrocio di esperienze di orgoglio e lotte, in cui l’identità meridionale si esprime nella voglia di liberazione dagli oppressori comuni: mafiosi e politici collusi.

In una moderna riedizione della Questione Meridionale gramsciana, compito primario di queste esperienze politiche che si stanno saldando sarà quello  di combattere il modello di potere espresso da Valente e Verdini, quel saldarsi degli interessi criminogeni tra politica, imprenditoria al soldo del potente di turno, e forme di criminalità.

Qui al Sud tale modello di potere potrà trovare, da un lato, nuove forme di espansione, perché è qui che si fa sentire più forte la crisi economica, è qui che può essere più semplice cadere nei tranelli e negli accordi sporchi. Dall’altro lato, però, è proprio qui a Sud che sarà possibile sviluppare una concreta resistenza a tale tentativo: partendo da Napoli per poi propagarsi in altre realtà meridionali, sarà compito arduo ma necessario dare sostanza politica al meridionalismo del nostro tempo, immaginando nuovi spazi di partecipazione orizzontali e non verticistici, proponendo nuove politiche economiche e redistributive, nei limiti praticabili, togliendo e tagliando i tentacoli dell’affarismo e delle camorre dall’economia e dalle nostre città.

Sarà complicatissimo se non impossibile, non nascondiamocelo. Ad alcune vittorie si succederanno sconfitte cocenti, Napoli potrebbe a lungo restare un’esperienza isolata.

Noi non dovremo mai più perdere il filo da tessere assieme. Dovremo sempre trovare la nostra strada del Sud, per ribaltare la visione dell’Italia e dell’Europa totalmente nordcentrica, in termini economici, politici, sociali.

Il potere reale è altrove da qui, lo sappiamo. Ma alle loro marionette da potere dovremo opporre la nostra capacità di non arrenderci al “puzzo del compromesso morale”, e restare allegri, schietti, inclusivi, solari: in una parola, Mediterranei.

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