SUD E SWADESHI – parte II

di Antonio Lombardi

A proposito di Comprasud, un altro efficace esempio di noncollaborazione economica come strumento di pressione politica, lo si ebbe in Sud Africa nel 1985, nella città di Port Elizabeth. Fu uno dei momenti fondamentali della lotta nonviolenta di liberazione dal regime di apartheid.

Cominciò grazie ad alcune madri nere che lanciarono un boicottaggio delle merci vendute dai bianchi, per mettere la popolazione bianca di fronte alle sue responsabilità nella discriminazione razziale. In poche settimane, col sostegno di una rete di associazioni (United Democratic Front), riuscirono a persuadere mezzo milione di persone a non acquistare in centro città nei supermercati gestiti dai bianchi, ma a restare a fare la spesa nei negozi delle townships, i sobborghi neri.

Il 15 luglio, giorno stabilito per l’azione di massa, le strade commerciali, solitamente affollate, erano deserte; l’adesione fu del 100%. In 5 giorni il boicottaggio si propagò in tutto il Paese.

Il governo proclamò lo stato d’emergenza in alcune aree, tra le quali Port Elizabeth. Ma aveva le armi spuntate. Il Colonnello Lourens du Plessis fu tra i protagonisti della repressione del movimento, essendo ufficiale capo a Port Elizabeth. Le sue parole sono illuminanti: “Che razza di crimine è non voler comprare? E’ un’azione di massa. E cosa si può fare? Non si può sparare a tutte quelle persone, non si può arrestarle tutte. È una strategia estremamente efficace. Gandhi fu il fondatore del movimento di resistenza nonviolenta”.

Intimidazione e brutalità non fermarono il boicottaggio, che iniziò a incrinare il blocco sociale dominante.

L’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, che verrà poi insignito del Premio Nobel per la Pace, fu tra i più determinati ad ammonire del pericolo di un’eventuale involuzione violenta della lotta.

Le sue parole: “Perché tradire la nostra causa usando metodi, gli stessi metodi che i bianchi usano con noi? Dobbiamo ricordarci, amici miei, che la nostra è una causa meravigliosa: è la causa della libertà, della giustizia, della bontà. E noi, tutti noi dobbiamo camminare a testa alta. Noi affermiamo che useremo solo quei metodi che passeranno al verdetto, all’alto verdetto della storia (…) Non sono le armi quello che autocrati e tiranni devono temere di più, bensì la decisione della gente di essere libera; quando si arriva a tanto è un processo irrefrenabile”.

La lotta fu lunga, complessa, articolata e beneficiò del sostegno della comunità internazionale con il boicottaggio delle banche sudafricane. Essa si concluse vittoriosamente nell’aprile del 1994 allorché in Sud Africa vi furono libere elezioni che videro Nelson Mandela trionfare.

Ma tutto cominciò un mattino di luglio, allorché persone consapevoli e organizzate fecero la spesa in modo diverso.

(Nella foto: 15 luglio 1985, un supermercato di Port Elizabeth desolatamente vuoto, con le sole commesse a girare tra le merci esposte).

Colazione “politica” con i ragazzi del Circolo Territoriale Ulisse – Lombardia

confronto sulle elezioni di Napoli e discussione sulle prossime sfide di MO-UM

Sabato 2 luglio a Milano ci siamo ritrovati con alcuni dei ragazzi del Circolo Territoriale Ulisse per una riunione informale, una “colazione politica” per confrontarci serenamente senza la formalità di una vera Assemblea di circolo, su quanto avvenuto alle elezioni comunali di Napoli e sui prossimi passi di MO-UM.

Molto gradito è stato il messaggio che la Nostra Portavoce nazionale, Flavia Sorrentino, ci ha inviato, facendoci cosi sentire la sua vicinanza.

Il messaggio è stato letto da Beatrice Lizza che di seguito ci ha raccontato la sua esperienza come candidata alle comunali, documentandoci di quanta passione abbia trovato tra gli altri e le altre candidate, ma allo stesso tempo delle difficoltà pratiche che una campagna elettorale comporta. Esperienza che vista la giovane età della nostra Beatrice è stata altamente formativa per il proseguo della sua missione in MO-UM.

Altra piacevole presenza è stata quella di Davide Abramo anch’egli andato a Napoli da Torino per cercare di dare il proprio contributo la vigilia e nel giorno in cui si sono svolte le elezioni a Napoli; anche Davide ci ha resi partecipi della sua esperienza.

Dopo aver finito cappuccio e brioche ( altrimenti non avrei convocato una “riunione con colazione”), ho espresso anch’io il mio parere personale su quanto accaduto a Napoli: ” A Napoli si è avuta la classica depressione post “elezionum”, una reazione abbastanza normale direi, semmai sarebbe stata anomala una situazione di indifferenza per un traguardo non raggiunto, seppur questo era razionalmente, a mio parere, difficilissimo da raggiungere.

La delusione si è avuta soprattutto su quello che i numeri dicono essere stato un passo indietro rispetto alle precedenti regionali ed ha portato alcuni iscritti dei circoli napoletani ad un acceso scontro di vedute su eventuali errori commessi in campagna elettorale e sulle strategie adottate. Ma a mio parere le due competizioni elettorali non andavano usate ad esempio di paragone, le comunali proprio per la forte territorialità che li contraddistingue si differenziano sempre dalle altre competizioni elettorali.

Ma di un peccato di inesperienza, perché di questo a mio parere si è trattato, non si dovrebbe accusare nessuno e da nessuno si dovrebbero pretendere l’assunzione di responsabilità e peggio ancora le dimissioni.

A settembre ci sarà, a NAPOLI, l’importantissimo congresso e li valuteremo e stabiliremo i nostri prossimi obiettivi.

C’è stata qualche dimissione, ma è da considerare come una selezione naturale di chi crede in MO UM come progetto di riscatto di un territorio e chi come un’occasione elettorale fine a se stessa…

Io personalmente vorrei che fosse già domani per (ri)iniziare a stravolgere i piani di chi ci vuole continuare a tenere sempre nella stessa condizione, e non m’importa se o quanto ne abbiamo prese, puliamoci il viso con il dorso della mano stringiamo i sogni nei nostri pugni e ripartiamo senza paranoie perché dobbiamo tenere bene in mente che noi siamo Davide non Golia e solo provandoci possiamo sperar nella vittoria.

Il nostro obiettivo è chiaramente un sogno per tutti noi, ma è proprio svegliandosi dai sogni che si comprendono le difficoltà che si incontrano per la loro realizzazione, allora abbiamo due scelte continuare a dormire e proseguire a sognare o svegliarci e provare a realizzarli.”

Ribadito che le mie sono considerazione del tutto personali, abbiamo poi anche discusso sull’opportunità che il prossimo Congresso sia anche indicativo dei futuri obiettivi di MO-UM in modo che, facendo nostre le precedenti esperienze sia positive ma soprattutto negative, non si ripetano più gli eventuali errori commessi e si abbia più tempo per organizzare eventuali future iniziative.

Unica nota negativa della mattinata trascorsa insieme è stata l’indicazione sulla più vicina via per lo shopping data a mia moglie dal nostro Tesoriere (quindi conscio di cosa sono entrate ed uscite di un bilancio) Fabio Vitiello…

 

Massimo Mastruzzo

Responsabile Circolo Territoriale Ulisse – Lombardia.

Sud e Swadeshi

di Antonio Lombardi

Il Comprasud, ossia la pratica del consumo critico esercitata dagli abitanti del Sud dell’Italia, che si manifesta nel preferire i prodotti di aziende con sede legale nel Mezzogiorno, è un potente strumento di promozione economica dei nostri territori e di pressione politica per attivare processi di cambiamento nel senso della giustizia e della non discriminazione.
Il Comprasud ha un nobile esempio nello Swadeshi di Gandhi, il quale usava tale parola per esprimere al tempo stesso l’obiettivo e lo strumento della lotta per la liberazione dell’India dal dominio coloniale britannico. Swadeshi è un’economia basata sulle proprie forze. Esso trovò espressione nel boicottaggio dei prodotti inglesi, al fine di favorire la produzione e la vendita di quelli indiani e, così, promuovere l’autosufficienza delle comunità locali.

La nostra terra è una terra sottomessa al predominio economico del Nord Italia, così come tutti i sud del mondo lo sono nei confronti del nord economico-geografico planetario. Agire localmente, impegnarsi per la pace nella giustizia della propria terra, mantenendo una visione globale dei problemi, ha tanti vantaggi:
• rende attivi evitando di cadere in un fatalismo deresponsabilizzato;
• contribuisce alla crescita della pace a livello mondiale perché comporta la noncollaborazione con le logiche di potere dominanti e violente;
• mantiene immuni da un pacifismo opportunista (rischio che corrono al Nord Italia), che mentre si occupa della giustizia all’altro capo del mondo (e fa bene) si tiene stretti i privilegi sotto casa (servizi migliori, iniqua distribuzione delle ricchezze, ecc.);
• scongiura un pacifismo alienato (rischio che si corre al Sud Italia), per il quale opporsi alla condizione coloniale di una terra nell’altro emisfero è cosa buona e giusta (e lo è sicuramente), mentre accorgersi e lottare per quella della propria comunità è un atteggiamento al limite del reazionario.
A tal proposito ricordo le parole di Gandhi:
“Il mio patriottismo è allo stesso tempo esclusivo e inclusivo. È esclusivo nel senso che in tutta umiltà focalizzo la mia attenzione sulla terra in cui sono nato, ma anche inclusivo nel senso che il mio contributo non è di natura competitiva o antagonista”.
(M. K. Gandhi, The Collected Works of Mahatma Gandhi, vol. XXVI p. 279).

Servire la propria terra non significa né comporta necessariamente odiare quella degli altri, ma vuol dire lottare a testa alta e cuore forte per la sua liberazione. Per amore, solo per amore.

(Nella foto: Gandhi e l’arcolaio, lo strumento per filare, diventato il simbolo dello Swadeshi perché permetteva di evitare l’acquisto di tessuti inglesi).

Assemblea popolare Bagnoli-Fuorigrotta 29-06-2016

Si è svolta il 29 Giugno la prima assemblea popolare sulla decima municipalità dopo le ultime tornate amministrative e noi di MO! eravamo presenti.
Dopo 15-20 anni che il territorio è stato nelle mani del partito democratico, i cittadini di Bagnoli, Fuorigrotta, Cavalleggeri ed Agnano hanno eletto Diego Civitillo come presidente a sostegno della coalizione legata al sindaco uscente Luigi de Magistris.
E’ stato forse questo il segnale più forte delle elezioni municipali.
Per diversi anni lo stato centrale ha portato avanti un braccio di ferro con il comune sulla questione della bonifica dell’area ex-Italsider, dopo che il sindaco aveva giuridicamente costretto Fintecna, la società interamente partecipata di Cassa Depositi e Prestiti e quindi del governo, con l’ordinanza “chi inquina paga” a risarcire l’area dei danni che questa aveva subito negli anni.

La risposta dei cittadini è stata emblematica: si sono schierati con il sindaco, contro il commissariamento, contro le manovre politiche del governo Renzi.

La partecipazione all’assemblea è stata enorme. Erano presenti anche il sindaco e gli assessori Del Giudice e Borriello.
Ha esordito il neo-presidente eletto Diego Civitillo spiegando alla marea di gente presente che cos’è un’assemblea popolare. “Questa non deve essere un luogo di sfogo” ha detto” e “chiunque può intervenire prenotando il proprio intervento”. In 3 minuti si poteva evidenziare un problema o una criticità del territorio e si proponeva una personale possibile soluzione.

Sono intervenuti diversi rappresentanti di movimenti e comitati oltre a semplici cittadini che hanno posto all’attenzione di tutti temi legati alla disoccupazione, alla bonifica e al degrado.
Fra gli altri sono intervenuti una bambina sui 7 anni che con personalità ha proposito al sindaco di istituire un consiglio municipale per i bambini, ed un anziano signore che non ha mancato di contestare de Magistris sul tema del degrado di Bagnoli ignorando forse il fatto che la municipalità è stata immobile per i tanti anni in cui è stata in mano al PD. Fra gli altri è intervenuto anche Ivo Poggiani, neo-eletto presidente della terza municipalità.

E’ intervenuto poi il sindaco che si è sentito di fare due promesse: una delle prime delibere del nuovo ciclo amministrativo sarà scritta dai cittadini ad una delle assemblee popolari, le quali saranno quindi avamposto territoriale delle legislazioni comunali. Inoltre se dovesse finalmente partire l’eventuale bonifica, il sindaco si farà garante di spingere nei confronti del governo per l’inserimento di clausole sociali.
Queste faranno in modo che i lavori che dovranno partire verranno portati avanti sfruttando la forza lavoro del territorio, dando lavoro ai bagnolesi e rappresentando quindi per la zona una valvola di riscatto sociale.

L’entusiasmo è stato alto e non tutti alla fine della giornata sono potuti intervenire per la grande partecipazione che si è venuta a creare.
Questa prima esperienza è stata molto significativa. Le prossime assemblee che si organizzeranno saranno legate a particolari problemi o criticità e verranno organizzate proprio nei quartieri interessati così da permettere la partecipazione ai cittadini che direttamente le vivono.

Di Andrea Frattura

8000 esiliati fase B Gae

di Francesca Chiara Bove

Nessuno sa, i mezzi di comunicazione non ne hanno dato notizia, che 8000 insegnanti del Sud emigreranno al Nord, lasceranno le loro famiglie, i loro figli e gli affetti più cari. Sono gli 8000 ” fortunati” che ” grazie” alla riforma della cosiddetta buona scuola, Legge 107/15, hanno ricevuto il tanto desiderato contratto a tempo indeterminato. Con tale legge a settembre 2015 è stato dato via libera ad un provvedimento che ha attuato un piano straordinario di assunzione per l’anno scolastico 2015/2016 con l’intento di coprire le cattedre vacanti. Il piano oggi è stato pienamente attuato! Ma a quale prezzo? A settembre 2016, nonostante nelle regioni meridionali i posti a disposizione siano presenti, nonostante si sia sempre dichiarato nei vari convegni sulla scuola che la continuità didattica dovrebbe essere il fulcro principale perché la scuola diventi davvero una buona scuola, nonostante gli 8000 esiliati abbiano lottato e ancora lo stanno facendo per far comprendere a chi di dovere lo scempio che si sta facendo ai danni della scuola del Sud, questi docenti saranno costretti ad emigrare nelle regioni del Nord.

Pochi riusciranno a rientrare, molti resteranno lontani dalla loro terra per lungo tempo. Questo sta generando scontento, delusione, angoscia e umiliazione a discapito della qualità del proprio lavoro che all’interno della scuola a contatto con giovani menti, generazione futura, non dovrebbe mai mancare.

Ancora una volta siamo di fronte ad una discriminazione perpetrata e studiata per svuotare le scuole del Sud da menti eccellenti e insegnanti pluriabilitati del meridione a favore del Nord.

Ma il Sud pulsa, corre, sì difende sempre e comunque e in nome di questo sentimento gli 8000 esiliati continueranno a combattere per i loro diritti, per ritornare ad insegnare nella loro terra affinché la loro professionale non venga più lesa.

Omicidi in calo, si uccide sempre meno e sempre meno al Sud

Di Mattia Di Gennaro

In barba ai sociologi, criminologi e gomorrologici, il tasso di omicidi nel Mezzogiorno diminuisce ogni anno di più, quasi a rappresentare l’inizio della fine dei fenomeni di criminalità organizzata, che non neghiamo ancora esista e, soprattutto, che vada combattuta strappandogli risorse territoriali, economiche e umane. ‪#‎MO‬ però sappiamo che la strada intrapresa da tante associazioni e movimenti antimafia – come R-Esistenza Anticamorra e Pedagogia della R-Esistenza o le associazioni in Calabria e nei quartieri Sanità di Napoli – da noi sempre seguite con attenzione è quella giusta.

Questo quanto riportato dal sito LaVoce.info, nell’articolo del Prof. Marzio Bargagli dell’Università di Bologna.

“Nel 2015, il numero di omicidi commessi nel nostro paese è diminuito ancora, passando dai 475 dell’anno precedente a 468. E d’altra parte è dal 1992, ovvero da ventitré anni, che il tasso di questo reato ha conosciuto una continua e apparentemente inarrestabile flessione, arrivando ora a 0,80 per 100mila abitanti (figura 1).
Il calo ha riguardato tutte le forme di omicidio: di criminalità organizzata, legato a furti e rapine, commesso per liti, risse e futili motivi o per passioni e conflitti fra familiari. Così oggi l’Italia ha il tasso più basso di questo reato della sua storia recente e passata (figura 1). Il più basso dell’ultimo secolo e mezzo, perché, subito dopo l’Unità, era di 6,8 per 100mila abitanti, otto volte e mezzo maggiore di quello attuale. E a ben vedere anche il più basso degli ultimi sei secoli, perché nella prima metà del Quattrocento era di 62 per 100mila abitanti, secondo una stima fatta da storici seri e rigorosi in base a una buona documentazione.

“Il tasso di omicidi nell’ultimo quarto di secolo è diminuito in tutte le regioni italiane, salvo che nel Molise dove è sempre stato particolarmente basso (tabella 1). La flessione è stata molto forte anche nelle regioni settentrionali più avanzate – in Piemonte, in Lombardia, in Liguria, nel Veneto, in Emilia Romagna – dove si è ridotto di due terzi. Ma ancora più forte è stata la riduzione in quelle meridionali. In Campania, oggi, il tasso di omicidi è quasi un quarto rispetto al 1991, in Calabria un settimo, in Sicilia addirittura un decimo. Il divario fra il Sud e il Nord è dunque diminuito, in modo considerevole. Se nel 1991 nel Mezzogiorno ci si uccideva 5,4 volte più che nel Settentrione, oggi lo si fa 2,2 volte di più (figura 2).
La letteratura scientifica internazionale è sostanzialmente d’accordo nell’attribuire diminuzioni così forti della violenza omicida all’affermazione dello Stato, della sua capacità di detenere il monopolio della violenza legale, della sua legittimità e all’interiorizzazione, da parte dei cittadini, dell’imperativo che non ci si può fare giustizia da soli. Questa ipotesi può aiutarci a capire cosa è successo, e sta succedendo, nel nostro paese”.

Abusi su minori e razzismo lombrosiano: abusi al nord, “cultura” al sud

di Lorenzo Piccolo

“Al meridione l’incesto è cultura”, ed ancora “Campania, dove l’incesto è normalità”: sono solo alcuni dei messaggi e dei titoli, testuali, che giornali e testate giornalistiche nazionali stanno trasmettendo all’opinione pubblica, nelle ultime settimane, in seguito alle indagini sul gravissimo caso di Fortuna Loffredo, la bambina uccisa perché non voleva cedere all’ennesimo abuso. Si è arrivati persino all’assurdo di far passare Caivano, luogo del tragico evento, per un quartiere di Napoli, pur di speculare contro i meridionali e le loro istanze di rivalsa durante la recente tornata amministrativa.

Il caso è tornato agli “onori della cronaca”, con i soliti toni velatamente o apertamente antimeridionali, in seguito alla pubblicazione dei risultati del primo studio sull’incesto condotto dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Campania, Cesare Romano, relativo agli abusi intrafamiliari subiti dai minori in Campania.

Tuttavia se banalmente ci si limita a leggere tale studio, risulta che i casi accertati in Campania sono almeno 200, e la domanda che ci poniamo è: premesso l’ovvio, ovvero che anche un singolo episodio sarebbe inaccettabile, 200 casi su una popolazione di 5 milioni di persone rappresenta una base statistica sufficiente per far passare messaggi del genere, ovvero che nella nostra regione l’incesto è normalità, che fa parte addirittura dell’intera cultura meridionale? Evidentemente no, si tratta di estensioni su base razzista della colpa infame di singoli ad una intera popolazione e cultura degne del peggior Lombroso.

Tanto per fare un parallelo per ordini di grandezza, ricordiamo che in base a dati della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul traffico di rifiuti illeciti, nella sola Lombardia sono stati rinvenuti ben 3.970 siti di sversamenti illegali, più di tutti quelli delle regioni meridionali messe assieme (3.392), Sicilia e Sardegna comprese.  Posto che buona parte degli sversamenti illegali nelle nostre regioni è di provenienza settentrionale, si sono mai letti titoli relativi al fatto che in Lombardia condannare ad un tumore il proprio vicino di casa, seppellendogli dietro casa gli scarti della propria fabbrichetta, corrisponde a normalità? Si è mai vista sui nostri media l’estensione dei singoli a comportamento generalizzato e cronico della popolazione, quando si tratta di latitudini settentrionali? Ad essere onesti non si è mai parlato granchè neanche dei reati in sé, se rapportati al clamore mediatico riservato alla cosiddetta terra dei fuochi, ed è questa disparità di trattamento, ai limiti del razzismo ed oltre, tra nord e sud dello stivale che denunciamo apertamente.

E ritornando al tema di cui prima, vorremmo sommessamente ricordare il dossier pubblicato da Telefono Azzurro in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia, relativo ad oltre seimila casi registrati dalle linee di ascolto dell’associazione in difesa dei bambini tra il primo gennaio 2008 e il 15 marzo 2010. Ebbene, in merito alla distribuzione geografica di tali orrendi crimini precisa il presidente Ernesto Caffo ebbe a precisare che “Lazio,Lombardia e Veneto sono le regioni che si guadagnano la maglia nera della classifica, con il 30% delle segnalazioni provenienti dai territori di appartenenza”. Come a dire che, oltre ad essere affetti da un evidente tasso di pregiudizi antimeridionali, i commentatori e i giornalisti di cui sopra non sanno neanche fare correttamente il proprio mestiere, ovvero documentarsi, approfondire e riportare correttamente le notizie ed il quadro generale in cui andrebbero inserite.

Facci, ma quale schifo? MO ti racconto io chi sono i napoletani!

di Mattia Di Gennaro

“A meno di pensare i napoletani come un popolo incapace di intendere e di volere (la tentazione c’è) l’unico modo di non offenderli è concludere che hanno il sindaco che meritano” – Filippo Facci su riconferma de Magistris a sindaco di Napoli

 “Napoli fa schifo, in tutta Europa non esiste una città del genere, lo pensiamo anche noi, e quello della spazzatura è un problema storico-culturale che nel tardo 2015 salta ancora agli occhi. E al naso” – Filippo Facci su Napoli

Era il settembre del 1943. A Napoli imperversava la Seconda Guerra Mondiale. Mentre tedeschi e Alleati si contendevano la città a suon di bombe e mitragliatrici, ovunque regnava sovrana fame, morte e miseria.

Un giorno di fine estate il colonnello Scholl, luogotenente del Führer a Napoli, per stanare i partigiani napoletani e le altre “forze alleate” intente a preparare l’insurrezione armata contro i nazisti, fece affiggere in città e in provincia un manifesto, il cui testo è riprodotto nell’immagine di seguito.

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Per figurarvi la drammaticità del contesto, pensate che, solo qualche ora prima, decine di migliaia di famiglie napoletane furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per l’istituzione di una zona militare di sicurezza lungo la fascia costiera a cui si aggiungevano le centinaia di migliaia di sventurati che da mesi non riuscivano a mettere insieme che qualche patata e un sorso d’acqua come pasto della giornata. Immaginate, dunque, quanti poveri diavoli affamati, atterriti, disperati avrebbero improvvisamente potuto trovare il modo di sfamare loro stessi e i loro cari, grazie a una “cantata” ai nazisti.

Come racconta lo storico Aldo de Jaco “Quel <<L. 1.000 e viveri>> era stampato a parte, a grossi caratteri, al centro del foglio, quasi a rendere più evidente il ricatto alla fame e alla miseria. Ma fu un ricatto inutile.

Il manifesto passò sotto gli occhi di tutti i napoletani, decine di migliaia dei quali sapevano qualcosa a proposito di militari stranieri; se l’uomo da nascondere non era proprio a casa loro, infatti, era a casa del vicino e s’era collaborato tutti a sostentarlo; comunque si sapeva – anche se nessuno parlava – che in quel fondo o su quel loggiato aspettava nascosto <<uno degli alleati>>.

E nessuno fu tradito; nessun napoletano prese la via del Corso per portare le informazioni richieste”.

Nessun napoletano, nessuno, cedette alle lusinghe delle truppe del Reich, nessun napoletano, nessuno, svendette la propria dignità ai tedeschi in cambio di pane e acqua. Anzi, col sangue negli occhi e il fuoco nel cuore questo popolo straordinario insorse – prima grande città in Europa – il 28 settembre del’43 liberandosi dopo quattro giornate di eroica battaglia dal giogo nazista, senza che l’esercito Alleato in forze fosse intervenuto.

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Perciò, quando il signor Filippo Facci vuole parlare della mia gente faccia attenzione e sciacqui bocca e penna con l’acido muriatico. Dopotutto, cosa ci potevamo aspettare mai da un polemista navigato che nella vita non ha saputo fare di meglio che collezionare querele per diffamazione? Che conoscesse la Storia?

A Leno (BS) soda caustica e scorie di amianto sotterrati vicino alle abitazioni, falda a rischio

di Massimo Mastruzzo

“L’immunità” che ancora oggi rende impuniti gli attori della vicenda Caffaro a Brescia continua a fare scuola, ed allora nel già martoriato territorio lombardo alcuni industriali, che per usare un eufemismo chiamerò criminali, continuano impunemente ad avvelenare i cittadini di Brescia e provincia.

È di oggi 21 giugno 2016  la scoperta dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico e dei tecnici Arpa di una maxi discarica abusiva a Porzano di Leno, frazione del comune di Leno in provincia di Brescia.

Un’azienda, la Alnor Alluminio fallita nel 2014, lo stabilimento, finito all’asta nel 2015,  comprato dalla friulana Aps Extrusion – quest’ultima estranea all’inquinamento – sembra si sia (le indagini sono in corso) liberata in modo totalmente illecito di scorie altamente pericolose, contenenti soda caustica ma anche amianto, sotterrandole dietro lo stabilimento, a pochissima distanza dalla prima falda e vicino alle abitazioni.

Una dettagliata segnalazione giunta agli investigatori ha indotto gli stessi, il 14 giugno a recarsi allo stabilimento, ed così che i carabinieri del Noe ed i tecnici Arpa, trovando la totale collaborazione dei vertici dell’Aps Extrusion, e con l’ausilio di un piccolo escavatore messo a disposizione dall’amministrazione locale, hanno scoperto sul retro dello stabilimento, a pochi metri di profondità, diversi sacchi contenenti una polvere di idrossido di sodio (soda caustica) probabilmente residui delle vasche di pulitura dei manufatti prodotti in passato dalla Alnor Alluminio, che anziché essere portati in una discarica specializzata qualche industriale criminale a trovato più “vantaggioso” smaltirli sotto qualche metro di terra.

La soda caustica ( quella che si usa per sturare i lavandini) è altamente solubile ed essendo stata sotterrata a pochissima distanza dalla prima falda, potrebbe portare seri problemi a chi possiede pozzi artesiani privati ( in zona ci sono diverse abitazioni). Per fortuna l’acquedotto comunale sembra non corra rischi visto che  il pozzo di pescaggio si trova in un’altra zona  e  ad una profondità maggiore.

I cittadini non dovrebbero però misurare in distanza e profondità i rischi per la loro salute, eppure istituzione e politici, che sono responsabili della tutela del territorio, sembrano più preoccupati a difendere il buon nome del territorio evidenziando disappunto quando la provincia bresciana viene ribattezzata come Terra dei fuochi del nord, tutelando più il buon nome dell’imprenditoria locale che la salute dei cittadini. Eppure è cosa nota che anche da questi territori sono partiti gli inquinanti che hanno resa famosa la ben più tristemente nota Terra dei Fuochi campana, residui della stessa Caffaro di Brescia furono ritrovati nel lontano sud, come se alimentare un pregiudizio verso l’altrui inquinamento rendesse meno visibile quello in casa propria.

Ma scoperta la pentola, scoperto l’inganno e con la conseguente presa di coscienza dei cittadini bresciani che stanno comprendendo che gli “altri” cittadini residenti un poco più a sud sono a loro volta vittime di criminali (passatemi ancora un’ultima volta l’eufemismo) si è arrivati il 10 aprile ad una manifestazione, organizzata da BASTA VELENI, che racchiude decine di sigle dell’ambientalismo bresciano, a portare in strada a Brescia circa 12 mila persone provenienti da tutta la provincia ma anche con rappresentanze arrivate da Firenze e da Acerra.

Nel Bresciano gli assassini (avevo detto che non avrei più usato un eufemismo) hanno prodotto 148 discariche che contengono 55 milioni di metri cubi di scorie. E l’Arpa ha stimato che solo nel sito inquinato Caffaro siano stati dispersi 500 chili di diossine. E da sotto la fabbrica, nei fossi, finiscono ancora 478 chili di veleni l’anno (cromo, mercurio, solventi clorurati).

Eppure anche questa volta individuare i responsabili non sarà facile, ed una volta individuati rimarrà il problema di dove reperire i soldi per le bonifiche visto che come al solito i profitti privati risultano sempre indisponibili. Quello che, come sempre, resta sono i danni ai cittadini ed all’ambiente pubblico. Come sempre.

Frecciarossa: la metropolitana di una parte d’Italia

“Lo avevamo detto e lo abbiamo fatto: oggi è il giorno del Freccia Rossa: Da Milano a Lecce in otto ore. Prendete in massa questo Treno e otterremo che venga fatto viaggiare ogni giorno e non solo dal venerdì al sabato”. E’ questo il commento del governatore della Puglia Michele Emiliano sulla notizia del frecciarossa da Milano a Lecce in “sole” 8 ore.

Analizziamo in modo semplice la questione: la linea ad alta velocità, che consente di raggiungere i 300 km/h, è operativa sino a Bologna, poiché in tutta la parte adriatica (quindi compresa la Puglia con le stazioni di Bari e Lecce), i treni hanno l’obbligo di restare sotto i 200 km/h: quasi la velocità di un frecciabianca. E allora dov’è la notizia sensazionale? Perché dovremmo esultare per un treno che impiega un’ora in meno rispetto a quelli già esistenti e con i costi del biglietto raddoppiati?

E’ chiaro che il problema al Sud non è il tipo di treno ma sono le infrastrutture: le nostre stazioni, ovviamente non attrezzate, non hanno proprio i binari adatti ad accogliere un treno che viaggi ad una velocità che consenta di DIMEZZARE le distanze. Chi lo dirà ad Emiliano?

Siamo stanchi dei contentini, siamo stanchi di dover continuare a pagare questa “malaunità”, siamo stanchi di essere presi in giro: abbiamo diritto di avere gli stessi servizi del centro-nord. Non staremo più a guardare, MO! basta.

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