LA COLONIZZAZIONE MENTALE I PARTE: UNA DEFINIZIONE

Di Antonio Lombardi

Che cos’è la colonizzazione mentale di cui spesso si discute?
Io la definisco così: la colonizzazione mentale è l’induzione alla soggezione psicologica e culturale accompagnata dalla giustificazione ad oltranza di coloro che la praticano.

Questa definizione tiene conto:
• della volontarietà dell’azione di assoggettamento. La colonizzazione mentale non è un mero “effetto collaterale” della colonizzazione economica e politica ma, anzi, è uno dei cardini della strategia di conquista e sottomissione di un popolo.
• Delle due aree in cui essa si radica. La sfera psicologica, anzitutto, attraverso la quale si diffonde il sentimento di inferiorità e di impotenza al cambiamento. L’ambito culturale, che si impregna di un’altra convinzione: quello che il colonizzato produce non vale quanto quello che produce il colonizzatore. La lingua, le tradizioni, le opere d’arte, i simboli, eccetera, di quest’ultimo appaiono sempre più belli, più importanti, più validi di quelli del colonizzato.
• Della persuasione diffusa tra gli assoggettati, e difficile da smantellare anche davanti ad evidenze, che l’oppressore ha motivi validi per praticare la sottomissione o, almeno, che chi la subisce meriti tale trattamento.

Questa condizione così alienata dell’individuo e della comunità è possibile superare attraverso una duplice azione educativa che punti alla crescita del senso critico.
Essa deve anzitutto accompagnare e aiutare le persone a sviluppare la capacità di compiere uno spostamento dell’attenzione dall’oggetto della conoscenza ai modi propri del conoscere. A porsi senza interdizioni, divieti, blocchi, la domanda: “Come sto conoscendo la realtà? Da dove mi viene il mio modo di conoscerla?”, invece di continuare a interrogarsi solo e sempre su: “Che cos’è che ho davanti?”. Perché, in tal caso, la risposta sarebbe probabilmente scontata, formulata a partire da quelle convinzioni indotte che operano come un filtro, come una lente colorata.
Ciò deve essere completato con un’irrinunciabile lavoro di educazione all’identità, intesa come riscoperta e valorizzazione del patrimonio storico, simbolico, valoriale, esperienziale e culturale che identifica un popolo come comunità con una propria spina dorsale, e non più come triste e fragile distesa di canne piegate da ogni vento che soffi.

Referendum: MO! Unione Mediterranea dice NO alla riforma costituzionale. Altilia: introduce il regionalismo differenziato.

MO! Unione Mediterranea, il movimento tra i più attivi e presenti sulla scena politica a difesa delle istanze meridionaliste, è schierato per il NO al referendum sulla riforma costituzionale.

“Diciamo subito che il nostro è anche e soprattutto un NO visto da SUD.” Esordisce Carmen Altilia, portavoce di MO! Unione Mediterranea.
“Le ragioni del nostro NO, vanno principalmente ricercate nella politica monopolistica del governo, tendente a svilire il più ampio decentramento politico e amministrativo.

Nello specifico, – chiarisce Altilia – abbiamo a che fare con una riforma costituzionale accentratrice, avente per oggetto una riduzione dell’autonomia delle regioni meridionali”. La portavoce di Mo!Unione Mediterranea fa riferimento in modo specifico al combinato disposto degli artt. 116 e 117 così come sarebbero riscritti nell’ipotesi di vittoria del SI al referendum. “Con la modifica costituzionale – continua la portavoce – alcune materie, quale ambiente, trasporti, aeroporti, istruzione, tornerebbero ad essere competenza esclusiva dello Stato, se e nella misura in cui, le Regioni non si trovino in una condizione di equilibrio tra le entrate e le spese.

Di fatto, – spiega Carmen Altilia – verrà attuato un regionalismo differenziato discriminante ai danni del meridione: le Regioni meridionali non avranno poteri decisionali in ambiti vitali, a differenza di altre Regioni ritenute ‘virtuose’.”


Ufficio Comunicazione Unione Mediterranea

Com’è il mondo visto da Sud

Non è facile saperlo.
I media “mainstream” non sono certo nelle nostre mani mediterranee e l’agire politico della comunità internazionale ha ben poco riguardo per i popoli “servi”, quelli che devono tacere e obbedire. Tra questi c’è anche il Mezzogiorno d’Italia.
Ecco perché un movimento politico identitario come MO-Unione Mediterranea deve dotarsi di una sua visione politica delle relazioni internazionali, soprattutto se aspira a far ritrovare l’indipendenza alla sua terra colonizzata o, almeno, un’ampia autonomia. Cioè se vuole che un giorno essa parli con la propria voce nel consesso dei popoli e non più attraverso il filtro – poco benevolo- dell’Italia.
Del resto, il Meridione (le care vecchie Due Sicilie) sta su questo pianeta e non su un altro, e beneficia delle autentiche politiche di pace così come paga un prezzo (e che prezzo!) per gli scenari di guerra o in genere di crisi internazionale. È noto che viviamo in un villaggio globale e la sfida non è quella di isolarsi, ma quella di creare una comunità mondiale rispettosa e pacifica, fatta di comunità locali consapevoli della propria identità e dei propri diritti, capaci di difendersi senza distruggere, aperte agli scambi culturali e alla solidarietà
Per comprendere appieno quanto sia vero che le mosse sullo scacchiere internazionale incidano e abbiano inciso pesantemente sulla nostra storia, non occorre fare grandi sforzi. Basta andare poco a ritroso nel tempo, fino all’invasione del Regno delle Due Sicilie da parte del Regno di Sardegna con la scusa, ampiamente smentita dalla ferocia e dallo spogliamento concomitanti, dell’unità d’Italia.
È noto, infatti, il ruolo che ebbe l’Inghilterra nel volere, nel finanziare e nel sostenere militarmente Garibaldi e i suoi scherani nell’avanzata verso sud. Il petrolio dell’epoca, lo zolfo, di cui la Sicilia era ricca, non doveva essere lasciato in libera gestione nelle mani del nostro Paese: come si adoperava a fare Ferdinando II.
Nella foto (tratta dalla collezione d’archivio della Royal Bank of Scotland) c’è una lettera di credito che testimonia una raccolta di fondi in Scozia a favore di Garibaldi.
Non era pratico o sicuro inviare grandi donazioni in contanti in giro per l’Europa e una lettera di credito era un’ottima alternativa. I fondi erano depositati in una banca in Scozia, la quale poi emetteva la lettera di credito che si sarebbe potuta cambiare localmente in contanti. La lettera di credito poteva passare attraverso numerose mani prima di giungere a Londra, dove gli agenti della banca scozzese avrebbero provveduto a regolare i conti a nome dell’istituto di credito stesso. Tutto questo passamano era naturalmente irrilevante per Garibaldi ed i suoi sostenitori scozzesi: ciò che contava era che il denaro gli giungesse in modo sicuro.
Sul retro della lettera di credito c’è praticamente la storia di questo viaggio: emessa dalla Banca Nazionale di Scozia a Edimburgo il 22 agosto 1860, giunta a Napoli il 24 ottobre dello stesso anno e firmata da Garibaldi e dal suo segretario Giovanni Basso, che gestiva il business per suo conto. Alcune settimane dopo, a Genova, Basso passò la lettera a un tale Michele Piaggio, che la passò a Gruber & Co, una società di mercanti austriaci di stoffe. Da Gruber & Co passò a Schunck Souchay & Co, un’altra casa mercantile con forti legami con l’Inghilterra, che la inviò al suo ufficio di Londra. Giunta dunque alla banca scozzese, fu saldato il pagamento di 115 sterline: il denaro era passato in modo sicuro dalla Scozia verso la nascente Italia. Alla faccia dei moti risorgimentali tutta passione e impeto unitario italiano.
MO-Unione Mediterranea sente il dovere di comprendere e spiegare il mondo di oggi, le relazioni internazionali e le sue ricadute sulla nostra terra, e di farlo con i nostri occhi identitari e non con quelli interessati ed alienanti che ci vengono imposti ogni giorno dall’esterno.

RAPPORTO MIGRANTES 2016: FUGA DEI CERVELLI, UNA CRITICITA’ MERIDIONALE

L’Italia si riconferma paese di emigranti, una terra dalla quale fuggire.

Non sono passati poi così tanti anni da quando i nostri antenati salpavano in nuovi mari, verso altre terre. Il lavoro scarseggiava, e ciò che i campi donavano non bastava più a sfamare le bocche di quei figli dall’incerto futuro. Così, padri di famiglia da un presente ormai segnato, imbracciata una speranza,  emigravano; partivano alla volta della Germania, dell’ America, della Svizzera, lontano dagli affetti, purché quegli affetti potessero crescere con i soldi inviati d’oltreoceano.

Sembra essere passata un’eternità, ma in fondo poi così tanto non è, siamo nel 2016, e  parliamo ancora di emigrazione,  la medaglia però cambia volto: a partire non sono più padri di famiglia, ma figli, giovani laureati che in Italia non hanno intravisto le premesse per restare e, ciò che ancor più preoccupa, per tornare. Il rapporto migrantes 2016 illustra una situazione allarmante: in 10 anni la mobilità italiana sembrerebbe essere aumentata del 54,9%; 107mila gli italiani espatriati all’estero nel 2015 e, di questi, un terzo sono giovani disoccupati. Come infatti evidenzia la Fondazione Migrantes “l’Italia vive un’emorragia di talenti: i giovani più preparati se ne vanno e il Paese è incapace ad attrarne di nuovi”, di modo che, se è vero che la mobilità rappresenti una risorsa, questa diventa dannosa se a senso unico, come si intravede nella fattispecie italiana. Un ulteriore aspetto però, porta ad interrogarsi maggiormente sul  Sud d’Italia, in quanto l’esodo nazionale, possiede in realtà una criticità tutta meridionale; il drenaggio per queste regioni è duplice: verso le regioni del nord Italia e verso l’estero, con una conseguente perdita in termini, non solo di talenti, ma anche di risorse economiche. Secondo lo studio realizzato dal Censis per Confcooperative, il depauperamento peserebbe per oltre 5 miliardi di euro dal 2006 al 2016; un campanello di allarme per lo stato italiano,il quale dovrebbe porgere una maggiore attenzione al settore giovanile e alla disoccupazione nel Sud Italia.

D’altra parte, il calo dello sviluppo infrastrutturale, dei servizi, induce giovani neodiplomati a scegliere la propria università in regioni settentrionali, con una conseguente perdita di risorse per il sistema universitario meridionale. Università eccellenti, occupanti posti di prestigio nelle liste di indagini europee,si ritrovano a dover fare i conti anche con i propri neolaureati, che invece di puntare sul territorio d’origine, si indirizzano verso il nord del paese o dell’Europa: dunque una duplice perdita di risorse per le università del Sud, quelli che partono prima e quelli che si allontanano dalla terra d’origine  conseguiti gli studi.

Salotti televisivi e dibattiti politici, stanno dando ormai spazio al tema della riforma costituzionale e, se è vero che la parte riguardante i Principi Fondamentali resti invariata dalla riforma, come costituzionalmente previsto, è pur vero che  il reale problema della Costituzione italiana  rimanga l’inattuazione, nonché le differenze di diritti sociali garantiti tra i cittadini presenti sul territorio, tra Nord e Sud del paese. “E’ compito della Repubblica promuovere le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro, così come rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale […] che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Carmen Altilia – Portavoce di MO Unione Mediterranea

Perché la riforma Renzi-Boschi costituzionalizza il colonialismo interno

di Flavia Sorrentino

Con la modifica della Carta Costituzionale numerose “materie concorrenti” tornano ad essere di competenza esclusiva dello Stato. Tra queste: ambiente, tecnologia, istruzione, gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni. Ciononostante, le Regioni più ricche, in equilibrio di bilancio tra entrate e spese, su tali materie avranno maggiore autonomia legislativa secondo il cosiddetto “regionalismo differenziato” con cui si attribuiscono formalmente per qualità e quantità poteri diversi alle regioni ordinarie (art.116). Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, potranno scegliere come proteggere il proprio patrimonio paesaggistico; se consentire trivellazioni; prenderanno decisioni proprie su come organizzare l’istruzione scolastica, il turismo, i rapporti commerciali con l’estero e così via. La Calabria invece, maglia nera di povertà tra le regioni italiane, su materie come energia, attività turistiche, tutela dell’ambiente, dipenderà in tutto e per tutto dalle scelte dello Stato Centrale.

Si consuma in tal modo il disegno monopolista dei commissariamenti e delle ricette nord-centriste applicate ai territori meridionali. Ciò che si cela dietro millantate applicazioni di meritocrazia amministrativa, coincide con l’interpretazione punitiva e non perequativa delle autonomie locali previste e disciplinate della Costituzione. La supremazia decisionista del potere politico di Roma è uno dei veri e più insidiosi pericoli di questa riforma. Non stupisce, ma deve far riflettere, il totale disinteresse degli organi di informazione sulla modifica del titolo V. Imbarazzante, il totale disinteresse dei politici meridionali di maggioranza e di opposizione, eterodiretti dai propri partiti di riferimento.

Le disquisizioni sul Senato delle Regioni, sul numero dei parlamentari o sul Cnel sono tutte interessanti, peccato che qui si stia decidendo altrove il futuro della parte più debole e sacrificata del paese. Sappiamo quanto ci sia da preoccuparsi quando l’Italia sceglie al posto nostro, ma soprattutto quanto sia importante difendere le autonomie locali in riferimento ad argomenti che non possono essere affrontati senza tener conto della volontà delle popolazioni e dei territori. Il 4 Dicembre andiamo a votare il potere di forza della nostra autodeterminazione. Sottovalutare questa occasione rappresenterebbe un peccato imperdonabile per chi vuole fare dell’autonomia la costruzione di un modello coraggioso di autogoverno, che metta al centro dei processi decisionali il volere del popolo sovrano, non solo con il fascino delle parole ma attraverso l’audacia e la forza concreta dei fatti.

Presentazione del cortometraggio “L’Annunciazione”

Mercoledì 5 Ottobre alle ore 17 si terrà presso il PAN di Napoli, la proiezione del cortometraggio L’ANNUNCIAZIONE di Stefano Delle Cave.

All’evento prenderanno parte: il Vice Sindaco del Comune di Napoli Raffale Del Giudice, l’assessore alla Cultura Nino Daniele, il responsabile regionale di Mo-Unione Mediterranea Lucio Iavarone ed il Presidente del Movimento Polis Francesco Cacciapuoti.

A moderare la serata ci sarà il presidente del Sindacato Unitario Giornalisti e il consigliere dell’Odg Campania Domenico Falco.

L’Annunciazione è un cortometraggio sullo scabroso tema della cosidetta Terra dei Fuochi. Annamaria Veneruso è una donna incinta che vive in una discarica. La sua voglia di riscatto rappresenta la ribellione di una terra stanca dei veleni. E’ ora di cambiare, di annunciare il futuro, di annunciare un figlio che testimoni il male affinché non sia più compiuto, né dimenticato.

Alla proiezione seguirà il dibattito tra gli ospiti e i partecipanti.

MO! Il nuovo segretario è Pierluigi Peperoni

Il timone di Mo! Unione Mediterranea passa al trentenne Pierluigi Peperoni.
Responsabile del circolo di Napoli Capitale, è tra gli organizzatori della campagna elettorale della lista MO! alle elezioni amministrative di Napoli.

Già membro dello staff di comunicazione del movimento, durante i lavori del III Congresso Nazionale di Mo!Unione Mediterranea, è stato eletto a maggioranza segretario nazionale.

Con le sue competenze in ambito informatico e dei processi di e-governance porterà all’interno del movimento un vento di cambiamento e innovazione.

Da noi tutti, i più sinceri auguri e un grande in bocca al lupo.
Siamo certi che con coraggio e la consueta dedizione sarà interprete e difensore della Carta dei Principi di Unione Mediterranea per la tutela e difesa del Sud.

E’ Carmen Altilia la nuova Portavoce di MO! Unione Mediterranea

Carmen Altilia, classe 1988, è la nuova portavoce di Mo-Unione Mediterranea.

Laureata in scienze politiche e relazioni internazionali, è già componente del comitato di coordinamento e membro di comunicazione del movimento.

Da anni impegnata in terra di Calabria contro le mafie, subentra alla Portavoce uscente Flavia Sorrentino, a cui va il nostro sentito ringraziamento per il compito fin ora svolto.

A Carmen Altilia i migliori auguri di buon lavoro e di buon proseguimento sul cammino già avviato per la difesa della nostra Terra.

Sceglisud.it: nasce a Napoli la prima piattaforma online per acquistare i prodotti tipici delle regioni del Sud

Da pochi giorni è online ScegliSud.it, il primo sito web che propone, su un’unica piattaforma, una selezione di articoli di vario genere prodotti esclusivamente da aziende del Sud Italia, consentendo agli utenti di acquistare online, in tutta sicurezza, le eccellenze del sud.

Il progetto è stato realizzato dalla web agency napoletana JabLabs con l’obiettivo di contribuire alla diffusione della cultura enogastronomica del sud, dando la possibilità, a chi non vive nelle regioni e nelle città meridionali, di acquistare le specialità campane, calabresi, pugliesi, siciliane e lucane.

Navigando il sito ScegliSud.it è possibile effettuare un vero e proprio “tour” enogastronomico tra le eccellenze del sud Italia, suddivise in specifiche categorie, e acquistare in pochi click le specialità desiderate, tutte prodotte da attività ed aziende locali. Tra gli articoli proposti da ScegliSud.it alimentari come pasta, farina, vini, liquori, olio, salumi, dolci, biscotti, caffè, bevande, sughi, salse, ma anche ricettari, raccolte di poesie, libri, film e commedie di Totò, dei fratelli De Filippo e di Massimo Troisi, dischi di musica classica e contemporanea, gadget e souvenir, tutti made in sud! Per portare a casa propria un “pezzo” di queste splendide terre, comprando tutto comodamente da casa.

ScegliSud.it garantisce ad utenti e venditori sicurezza di acquisto e massima visibilità e diffusione dei prodotti. L’utente potrà inserire tutti gli articoli desiderati in un carrello virtuale e l’acquisto vero e proprio sarà completato su Amazon che garantirà massima sicurezza all’intero processo di acquisto e totale autonomia ad attività e aziende, che possono scegliere di vendere gratuitamente i propri prodotti su ScegliSud.it aprendo il proprio store su Amazon.

Il progetto ScegliSud.it nasce in partnership con I Nati con la Camicia, il duo comico napoletano che combatte in modo ironico contro lo “Sputtanapoli”, e con I Briganti, da sempre impegnati nel sostegno delle iniziative “Compra Sud”.

Avviso ai candidati elezioni consiglio comunale Napoli e Caserta

La legge 6 luglio 2012 n. 96 prevede l’obbligo della rendicontazione delle spese sostenute per la campagna elettorale da parte di tutti i candidati a sindaco e a consigliere comunale nelle elezioni afferenti i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti.

I candidati che ricevono fondi per il finanziamento della propria campagna elettorale o spendono più di 2.500 euro hanno l’obbligo di designare un mandatario elettorale. Il candidato dichiara per iscritto al collegio regionale di garanzia elettorale, istituito presso la corte d’appello di Napoli, il nominativo del mandatario elettorale da lui designato. Nessun candidato può designare alla raccolta dei fondi più di un mandatario, che a sua volta non può assumere l’incarico per più di un candidato. Solo successivamente al deposito della nomina del mandatario presso il collegio regionale di garanzia elettorale, si potrà aprire un unico conto corrente bancario dedicato intestato ad esempio: “mario rossi, mandatario elettorale di luigi bianchi” attraverso tale conto corrente, dovranno transitare tutti i fondi e tutte le spese relative alla campagna elettorale del candidato.

Tutti gli ordini di acquisto e di spesa per la campagna elettorale, dovranno essere effettuati a cura dei singoli mandatari. Le relative fatture dovranno essere intestate al candidato e riportare la dicitura: “ materiale per campagna elettorale comunali 2016 ”.

La compilazione e la consegna del rendiconto è obbligatoria anche nel caso di mancata elezione del candidato. Tutti i candidati devono rendere una dichiarazione relativa alle spese sostenute per la campagna elettorale, anche se negativa, entro tre mesi dalla proclamazione dell’ultimo eletto:

1) al presidente del consiglio comunale;

2) al collegio regionale di garanzia elettorale.

Alla dichiarazione deve essere allegato un rendiconto relativo ai contributi e servizi ricevuti ed alle spese sostenute. Il rendiconto è sottoscritto dal candidato e controfirmato dal mandatario, che ne certifica la veridicità in relazione all’ammontare delle entrate.

Al mancato deposito presso il collegio regionale di garanzia elettorale della dichiarazione sopra indicata, consegue l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 25.822,84 a euro 103.291,38.

Inoltre, l’accertata violazione delle norme che disciplinano la campagna elettorale, dichiarata in modo definitivo dal collegio di garanzia elettorale, costituisce causa di ineleggibilità del candidato e comporta la decadenza dalla carica del candidato eletto.

Nota bene: l’obbligo della dichiarazione di cui all’art.2 della legge 441/1982, sancito dall’art.7 comma 6 della l.515/93 riguarda anche quei candidati che per la propria campagna elettorale non hanno sostenuto spese e non hanno ricevuto alcun contributo.

La dichiarazione/rendicontazione deve essere sottoscritta ed ai sensi dell’art.2, comma 3, della citata l.441/1982, i candidati devono apporre la formula “sul mio onore affermo che la dichiarazione corrisponde al vero”.

Oltre che depositata a mano la documentazione può essere trasmessa per posta raccomandata a/r o inviata per posta certificata a: elettorale.ca.napoli@giustiziacert.it

Alla dichiarazione vanno allegate le fotocopie dei documenti di identità del candidato e del mandatario elettorale, qualora designato, nonché copie delle ricevute delle spese sostenute.

Le spese inerenti la campagna elettorale, si intendono quelle relative:

A) alla produzione, all’acquisto o all’affitto dei materiali e dei mezzi per la propaganda;

B) alla distribuzione dei materiali e dei mezzi di cui alla lettera a), compresa l’acquisizione di spazi sugli organi di informazione, sulle radio e televisioni private, nei cinema e nei teatri;

C) all’organizzazione di manifestazioni di propaganda, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, anche di carattere sociale, culturale e sportivo;

D) alla stampa, distribuzione e raccolta dei moduli, all’autenticazione delle firme e all’espletamento di ogni altra operazione richiesta dalla legge per la presentazione delle liste elettorali;

E) al personale utilizzato e ad ogni prestazione o servizio inerente la campagna elettorale.

Le spese relative ai locali per le sedi elettorali, quelle di viaggio e soggiorno, telefoniche e postali, nonché gli oneri passivi, sono calcolati in misura forfetaria, in percentuale fissa del 30% dell’ammontare complessivo delle spese ammissibili documentate.

Il consuntivo relativo alle spese per la campagna elettorale ed alle relative fonti di finanziamento, dovrà essere presentato al collegio regionale di garanzia elettorale presso la corte d’appello, entro tre mesi dalla proclamazione, anche da parte dei candidati non risultati eletti.

I rendiconti depositati presso la corte d’appello, sono liberamente consultabili, pertanto la loro regolarità potrà essere messa in dubbio da qualsiasi cittadino elettore.

Tutti gli ordini d’acquisto e di spesa per la campagna elettorale, dovranno essere effettuati da parte del singolo mandatario se nominato.

Le fatture dovranno essere intestate al candidato e riportare la dicitura: “materiale per la campagna elettorale comunali 2016”

Per quanto riguarda le sanzioni ricordiamo che:

• il mancato deposito del rendiconto al collegio regionale di garanzia elettorale, presso la corte d’appello di competenza, comporta una sanzione da 25.822,84 a 103.291,38 €. Per i candidati eletti, oltre a tale sanzione, sarà emessa un’ingiunzione a presentare la documentazione entro 15 giorni, pena la decadenza dalla carica;

• il superamento dei limiti di spesa, comporta una sanzione non inferiore alla metà e non superiore al triplo dell’importo eccedente il limite previsto (ad esempio, se il limite viene superato per 5.164,60 € la sanzione andrà da un minimo di 2.582,28 € sino ad un massimo di 15.493.71 €).

Per tutto il materiale tipografico o per l’allestimento delle manifestazioni politiche attinente alla campagna elettorale si applica l’aliquota iva del 4%.

Per ulteriori informazioni e la modulistica consultare il sito istituzionale: http://www.ca.napoli.giustizia.it

 

Modulistica in allegato

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