Author Archives: Andrea Melluso

Seminario sul Sud: niente piagnistei, ma niente proposte concrete

Share Button

di Beatrice Lizza

Il seminario sul Sud è apparso last minute nell’agenda della Festa nazionale dell’Unità, in programma a Milano a cavallo tra agosto e settembre. Sabato mattina, ai giardini di Porta Venezia, abbiamo assistito a interventi incerti, un po’ vaghi, talvolta contraddittori, che hanno riempito un seminario di oltre tre ore, in pieno stile PD. A quanto pare, a risvegliare la coscienza del partito di maggioranza, e non solo, è stato l’ultimo rapporto Svimez: parlamentari europei, senatori, presidenti di regione, Confindustria e Invitalia, tutti pronti, finalmente, ad affrontare la spinosa questione meridionale.
La prima pietra, però, è stata scagliata dal professor Pirro proprio contro la Svimez, a cui non è stato perdonato di aver stillato la goccia che ha fatto traboccare il vaso della noncuranza in cui sta annegando il meridione. Il tutto mentre il PD sembra ancora una volta trovarsi al potere nel momento sbagliato: dopo tanti anni di opposizione, qualcuno poteva lecitamente pensare che i democrat avessero avuto il tempo di preparare qualche buona idea per la ripresa del Mezzogiorno, invece, l’unica idea resta ancora l’evanescente masterplan invocato da Renzi per il salvataggio del sud.

La carne a cuocere era tanta: nonostante l’atteggiamento da salotto culturale, sono stati toccati temi come il problema dei trasporti, della disoccupazione giovanile e dei fondi europei. I vari addetti ai lavori che si sono alternati sul palco sembravano sinceramente sconvolti da quanto rivelato dai recenti studi sul gap nord-sud; sconvolti si, ma senza stare li a soffrire, a cercare il pelo nell’uovo o il responsabile di questa situazione drammatica. Il mantra è sempre il solito: nessun mea culpa, “nessun piagnisteo”, ma anche nessuna proposta concreta! Tuttavia, una cosa positiva c’è stata: era da tempo immemore che Milano non sentiva parlare di meridione non solo come il figlio storpio della Repubblica, nato povero e degradato per un brutto scherzo del fato. Siamo sicuri, invece, che uno sguardo paternalisticamente preoccupato si poserà sulle regioni del sud anche da parte dei settentrionali. Per incentivare la cosa qualcuno ha ricordato addirittura che al Centro-Nord conviene incentivare lo sviluppo del Sud, poichè il 50% degli investimenti nel Mezzogiorno ritorna agli investitori centro-settentrionali, una frase che se da una parte strizza l’occhio alla retorica del virtuoso nord, ammette distrattamente la politica di colonialismo che affligge il meridione, che può attrarre investimenti solo se s’ingrazia la parte ricca del paese.

Non è mancato, infine, l’elogio alle eccellenze dell’economia meridionale, “non semplici fiori nel deserto” ma, a quanto pare, vere potenze capaci di ergersi al vertice di una produzione viva e piena di potenzialità.

Alla fine, sono state tre ore di banalità per chi già conosce la vita del sud, ma qualche spettatore che non ha mai attraversato i confini del Po magri ne sarà rimasto sorpreso: forse, non è proprio tutta colpa dei meridionali! Un seminario è poco più di una chiacchierata ma questi seppur flebili segnali che la politica sta cominciando a comprendere che non si può più raccontare agli italiani la favola del Sud brutto e cattivo, anche perchè il Nord ha bisogno più che mai di conoscere la verità al di là della retorica. Purtroppo, sembra averlo capito anche Salvini, che ha recentemente spostato il confine immaginario del suo elettorato dalle sponde del Po a quelle del Mediterraneo. Ma in questi casi di speculazione politica, bisognerebbe chiedersi: chi ha davvero bisogno di chi?

De Luca, piano rifiuti: ecco perchè non convince.

Share Button

Nella conferenza stampa di oggi del governatore campano De Luca sono volati un po’ di slogan che risuonano ancora come spot da campagna elettorale: mai più inceneritori – mai più ecoballe – mai più terra dei fuochi – mai più discariche. Tutti slogan che, da quanto appreso in conferenza stampa, non sembrano avere nei fatti nessuna efficace e convincente pianificazione di azioni concrete.

– Mai più inceneritori: bene! Diremmo tutti, ma solo perché costano troppo e ci vuole troppo tempo per costruirli e smaltirci le ecoballe, altrimenti De Luca li farebbe (suona un po’ così). Ma De Luca non dice niente circa la sua idea, già esperessa di recente, circa l’utilizzo dei cementifici per bruciarci parte della frazione indifferenziata selezionata dalle ecoballe. I cementifici non fungono dunque da inceneritori?

– Mai più ecoballe: nel piano prevede di far circolare (Come? Su gomma?) milioni di ecoballe all’interno della Regione Campania e fuori regione. Vuole potenziare ed estendere gli stir, in comunità già al collasso, che traumatizzano da anni città come Giugliano, Caivano e Tufino. Da anni i comitati propongono invece di trattare in loco le ecoballe con impianti specifici di selezione e separazione, anziché andare a collassare ulteriormente gli stir e le vie di comunicazione che vi conducono.

– Mai più terra dei fuochi: De Luca non sembra affatto sapere (e lo aveva dimostrato da tempo) cosa sia veramente ‘terra dei fuochi’. Ancora oggi continua a citarla solo in riferimento alle ecoballe e gli sfugge del tutto il flusso costante e quotidiano di smaltimento illegale di rifiuti industriali di produzioni a nero. Per De Luca questo è un capitolo ancora tutto da scoprire, e in conferenza stampa non se ne fa cenno.

– Mai più discariche: come segnalato tempestivamente da Fanpage, già in un documento approvato ad inizio agosto si parla di necessità di trovare nuove cave a partire dal 2017. Quindi non è vero che le discariche non ci saranno mai. Le cave dal 2017 saranno utilizzate come vere e proprie discariche per le frazioni indifferenziate estratte dalle ecoballe e dal ciclo ordinario dei rifiuti. Altra balla (non eco) di De Luca.

Poi De Luca parla della costruzione di impianti di compostaggio, senza specificarne la tipologia, la capacità, la collocazione etc.
Insomma, dalla conferenza stampa di oggi sono rimasti solo dubbi e nessuna concreta certezza che ci si avvii finalmente alla risoluzione dei drammi che attanagliano da anni la Regione Campania.
Punto e a capo.
Lucio Iavarone
Resp. Ambiente Unione Mediterranea

Investimenti Infrastrutture: Mezzogiorno rimandato a Settembre

Share Button

di Mattia Di Gennaro

Ricordate la direzione del PD sul Mezzogiorno del 7 agosto scorso? Ricordate Graziano Delrio che pontificava circa il suo impegno per lo sviluppo del Sud?
Bene, siamo pronti a saggiare le bontà delle sue intenzioni!

Come riportato nell’articolo di Alessandro Arona su “Il Sole 24 Ore” del 23 Agosto, entro il 30 Settembre il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, lo stesso che dichiarò “non s’investe in infrastrutture al Sud perché ci sono troppe rocce”, potrà dimostrare la propria serietà politica nei confronti del Mezzogiorno, dato che in questa data sarà presentato al CIPE la nuova versione dell’allegato “Infrastrutture” al Documento di Economia e Finanza.

Giusto per ricordarlo, l’allegato “Infrastrutture” è quel documento che nella versione 2014 prevedeva, tra le altre cose, progetti in infrastrutture “Connecting Europe Facility” per 7 Miliardi e 9 Milioni di euro ripartiti 7 Miliardi e 5 Milioni al Centro-nord e solo 4 milioni a Sud.

In materia di infrastrutture, Settembre è un mese cruciale. E’ infatti in fase di finalizzazione l’aggiornamento al 2015 del contratto di programma per la Rete Ferroviaria Italiana, sottoscritto da Trenitalia e dal Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti. Le cifre in ballo sono interessanti: gli investimenti ammontano a 4 miliardi di euro!
Secondo voi, come saranno state allocate le risorse? La risposta è, purtroppo, ormai scontata:
– 3 Miliardi alla TAV Brescia-Verona-Padova, che detiene il record della più costosa linea ad alta velocità del mondo con 70 milioni di euro a km (piuttosto, un treno ad alta voracità…di soldi pubblici);
– 600 Milioni al terzo valico di Genova così che i treni possano trasportare merci da e verso il porto di Genova, affossando definitivamente Gioia Tauro e gli altri scali del Sud;
– 400 milioni all’ammodernamento generale della rete ferroviaria nazionale non meglio precisamente allocati tra Nord e Sud.

Qualche buona notizia, teoricamente, c’è. Uno dei punti chiave su cui il CIPE sarà chiamato ad analizzare è quello relativo alle politiche per il Sud che il Governo ha promesso ma che non ha ancora formalizzato e, con tutta probabilità, neppure ipotizzata. A riprova di ciò, le dichiarazioni del premier Renzi, il quale durante la direzione PD ha ammesso candidamente che quell’incontro era solo un incontro preliminare, quasi a confessare che prima d’ora il Governo non aveva mai discusso di Mezzogiorno!

Intanto i 54 miliardi di Fondi per lo Sviluppo e la Coesione previsti nella legge di stabilità 2014 si sono ridotti già ai 42 miliardi degli Accordi di partenariato. Una drastica cura dimagrante per un paziente già anemico e sottopeso, il tutto per distogliere i fondi per le aree sottosviluppate ad altri scopi, alla maniera della Lega Nord e di Tremonti, che con i fondi FAS destinati al Mezzogiorno ci pagava le multe per le quote latte dei produttori padani.
Per non parlare, di altri provvedimenti che hanno contribuito a dividere ancora di più l’Italia tra cittadini di serie A e B. Ad esempio, i fondi per il piano di prevenzione del dissesto idrogeologico, che nonostante la strage di Rossano in Calabria o del Gargano sono state destinate in maggioranza al Centro-nord.
Qualcosa destinata in maggioranza al Sud, però, c’è: il famigerato PON “Infrastrutture e reti”, approvato dalla Commissione Europea lo scorso 29 luglio, che si occuperà di finanziare progetti infrastrutturali a valere sulle tratte ferroviarie Napoli-Bari, Catania-Palermo oltre ad investimenti per la Salerno-Reggio Calabria e per alcuni porti del Mezzogiorno. Un bel librone di 120 pagine abbondanti che da un lato spiega quali sono i gap infrastrutturali del Sud e dall’altro fornisce le ricette per la loro soluzione. Tuttavia, la dotazione del PON Infrastrutture e Reti è di 1 Mld e 800 Milioni per tutto il Mezzogiorno, poco più della metà di quanto stanziato per la TAV Brescia-Verona-Padova. Questo vale il diritto alla connessione delle città del Sud, meno di una connessione tra tre province del Nord.

Opinabili, inoltre gli obiettivi che tale programma di investimenti rivendica: a fronte di una distanza tra Napoli e Bari di poco più di 200 KM, l’obiettivo è portare gli attuali 185 minuti del viaggio ferroviario a 167; giusto per un confronto, Napoli e Roma sono distanti circa 190 KM e in FrecciaRossa sono lontane appena 70 minuti! Per non parlare delle politiche relative al rilancio dei porti mediterranei, senza mai la pretesa di fare diventare un porto meridionale il principale scalo merci del Paese.

Il PON “Infrastrutture e Reti” è, dopotutto chiarissimo negli intenti. Come si può leggere a pagina 17, il Centro-Nord è “naturalmente” destinatario degli investimenti al Sud, spettano solo le briciole.

Insomma, le solite politiche anti-meridionali, soltanto in apparenza tese a risolvere i problemi strutturali del Mezzogiorno, procurando nei fatti un aggravio del divario Nord-Sud, con il primo destinatario della fetta importante degli investimenti. Intanto nel resto del Mondo la TAV sta diventando sempre più lo standard di trasporto pubblico, il Canale di Suez raddoppiato incrementa il traffico, mentre da Napoli è ancora impossibile raggiungere in treno Bari senza dover cambiare treno, così come è impossibile che uno dei più importanti porti del Mediterraneo, Gioia Tauro, non sia adeguatamente collegato alla rete ferroviaria.

Tanto cosa importa, presto da Brescia si andrà a Verona in un (costosissimo) batter d’occhio. Tanto cosa importa se a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, ancora non arriva il treno nazionale! Altro che‪#‎zerochiacchiere‬, il Governo ancora una volta ha dimostrato che quando si tratta di Mezzogiorno è bravo a fare ‪#‎solochiacchiere‬!

Sud, roba da chiacchiere sotto l’ombrellone

Share Button

di Pierluigi Peperoni

Si chiudono i lavori parlamentari per le vacanze estive, il premier parla di mezzogiorno. Dopo i proclama di Matteo Renzi alla chiusura dei lavori, che hanno il sapore del solito bla bla bla sul Mezzogiorno, si accende il dibattito sulle possibili ricette di governo per ridurre il divario economico tra le differenti aree della penisola.

È di oggi l’intervista al sottosegretario Baretta che ci parla, attraverso le pagine de Il Mattino, di sud e sviluppo. Ci dice quindi che secondo lui la ripresa è un’operazione di lungo periodo, che il job act ha dato come prevedibili, i suoi frutti nelle aree già più ricche del paese, che serve una politica industriale attentamente pianificata. Il comune denominatore sembra essere il tempo, tempo che ormai dalle nostre parti è agli sgoccioli. Dopo 154 anni di storia unitaria sembra abbastanza evidente che di tempo per pianificare i “nostri” governi ne hanno avuto fin troppo, siamo sicuri che ce ne sia ancora a disposizione?

Nel corso dell’intervista si accenna anche ad una fiscalità di scopo, agevolata per chi investe a sud, ma che va concordata con la UE. Parole che sanno di beffa per chi conosce un po’ di storia. Le zone franche urbane furono accettate dall’UE nel 2008, quindi nel 2009 pareva che dovessero finalmente partire. A 2 giorni dell’entrata in vigore il governo decise di introdurre alcune modifiche all’impianto normativo che aveva ottenuto l’ok, vanificando di fatto tutto il lavoro svolto fino a quel momento. Cosa successe? Pare che i comuni scelti, dislocati principalmente al centrosud, non fossero graditi ad alcuni membri dell’allora Governo che preferirono mandare a rotoli l’intero piano, piuttosto che accettare l’idea che una parte del Paese potesse godere di un importante vantaggio fiscale.
Caro Baretta, la formula vincente esiste già ed è stata già approvata dall’UE. Cosa aspettate ad introdurla?

L’intervista si conclude con la certezza che un federalismo fiscale più equo sarebbe il miglior strumento possibile per il rilancio del mezzogiorno. Finalmente io e Baretta siamo d’accordo!
Dal momento che l’attuale formula federalista è frutto anche del lavoro del centrosinistra, la domanda sorge spontanea: chi deve garantire l’equità fiscale?

Domanda retorica, ovviamente, ma intanto il dibattito continua. In fondo bisogna pur riempire i giornali anche in estate. Come dire, sud? Roba da dibattito sotto gli ombrelloni.

Renzi, Delrio e la favola degli 80 miliardi per il sud

Share Button

di Raffaele Vescera

E’ notizia di stamattina, i giornali la sbandierano ai quattro venti, per bocca della ministra allo sviluppo Guidi, Renzi e Delrio promettono investimenti di 80 miliardi di euro per il Sud. Non tutti danno gli stessi numeri, però Repubblica dice 80, il Corriere 12, il Mattino 22, ma quando si danno i numeri, ciò è normale. Secondo la Guidi, questa sarebbe la risposta del governo, che al sud avrebbe sempre pensato, all’appello di Saviano. Più realisticamente è la risposta alla fifa che hanno di una ribellione generalizzata del Sud, da loro già bollata come “rigurgito borbonico reazionario”, prima ancora che avvenga. La goccia che fa traboccare il vaso è la pubblicazione dei dati dello Svimez. Ribellione ben “riscaldata” dai movimenti meridionalisti che agiscono da anni come il campanello d’allarme della lista Mo alle regionali campane, Unione Mediterranea e altri, dalle pagine fb poderose di Briganti e Terroni e tante altre minori si fanno sentire.

Comunque sia, gli 80 miliardi sarebbero distribuiti nei prossimi 15 anni, il che significa circa 5 miliardi di euro l’anno che, a spulciare l’elenco dei provvedimenti in cui sarebbero impiegati, coprono esattamente i soldi già promessi per la realizzazione di infrastrutture al Sud, per industria pubblica, ferrovie, strade e altro, soldi promessi e mai stanziati dai governi italiani. Dopotutto, ammesso che tali cinque miliardi l’anno siano concessi per davvero, si tratterebbe della restituzione di una piccola parte di quella trentina di miliardi di euro l’anno che lo Stato italiano toglie al Sud, cui a fronte del 33% della popolazione italiana e del 40% del territorio, destina meno del 20% degli investimenti pubblici nazionali.

A me pare l’ennesima presa in giro per frenare la possibile e prossima ribellione dei meridionali contro uno stato avverso, a trazione nordista, in cui la lega nord è solo la punta di diamante di una generalizzata attività contro il Sud.

In ogni caso, ove vi siano investimenti per il Mezzogiorno, dobbiamo pretendere che siano destinati ai suoi bisogni reali, all’industria pubblica sì, ma innanzitutto per risanarla e non farci morire di cancro, treni ad alta velocità fino a Lecce e Palermo. Aeroporti da triplicare dando loro la stessa presenza che hanno sul territorio del nord, strade da fare e rifare, considerato che non solo la Calabria ne è priva ma tutto il Sud montano e non. E poi università e scuole.

In quanto allo sviluppo reale del Sud, vanno favorite le sue vocazioni, non solo quelle agricola e turistica, ma anche quella tecnologica, dai poli aeronautici di Campania e Puglia a quelli di nanotecnologia del Salento alle altre mille innovazioni tecno-scientifiche inventate dai giovani cervelli meridionali negli ultimi anni. Basta dare soldi agli imprenditori, anzi i prenditori del nord, che prendono milioni per aprire industrie al Sud e le chiudono dopo pochi anni portandosi le macchine al nord o all’estero.

Più di tutto, il Sud ha bisogno che lo Stato italiano la smetta di fare patti mafiosi e combatta seriamente le mafie, anziché favorirle, poiché funzionali al controllo del popolo meridionale e al trasferimento dal Sud di molti miliardi di euro l’anno, da investire al nord, per mano di sciur Brambilla prestanome. Ottanta miliardi di euro, sì, il Sud ne ha maledettamente bisogno per sopravvivere, ma che siano nuovi, veri e spesi in due anni dove servono, creando una task force di economisti e imprenditori meridionali scelti tra i migliori. Altro che l’ennesima rassicurante presa per il culo del governo in carica.

MO! – Unione Mediterranea: pronto il “Governo ombra” per il Sud

Share Button

Dopo la partecipazione alla competizione elettorale regionale in Campania con la lista civica MO! e il secondo Congresso tenutosi a Matera lo scorso mese di giugno, con la nomina del nuovo segretario Enrico Inferrera, Unione Mediterranea si appresta ad accrescere non solo la base di aderenti al movimento ma anche la propria operatività e attivismo sui territori. Lo farà, a partire dal prossimo mese di settembre, con la costituzione della struttura dipartimentale tematica che ricalcherà una sorta di ‘governo ombra del Mezzogiorno’. A coordinare il governo ombra sarà Lucio Iavarone, ex portavoce dei comitati di terra dei fuochi, che viene proprio da un’esperienza forte di aggregazione di realtà territoriali allo scopo di esercitare pressione e opposizione, propositiva, ai governi nazionale e locali. Ci saranno una serie di novità nelle strutture tematiche, tendenti a porre in evidenza la centralità e l’esigenza di dover puntare in maniera forte su alcuni temi cardine come l’ambiente, il riscatto sociale, l’antimafia, i beni confiscati, l’identità di popolo, l’accoglienza degli immigrati, l’efficienza della PA, la protezione del territorio.

A settembre seguirà una conferenza stampa in cui saranno resi noti i nomi dei referenti di ciascun dipartimento tematico e le prime attività in cantiere.

I 14 Dipartimenti saranno strutturati come segue: AMBIENTE (Tutela del Territorio, del mare, dell’aria; Disinquinamento – Bonifiche; Programmazione e gestione dei rifiuti urbani e industriali; Ciclo Integrato delle Acque; Politiche energetiche); LAVORO (Lavoro – Formazione e orientamento professionale); SALUTE (Diritto alla salute e a vivere in un ambiente sano – Diritto di accesso alla cura); ECONOMIA (Economia, Finanze e sviluppo economico); IDENTITA’ (Riscatto sociale e politico del mezzogiorno; Identità dei popoli mediterranei); RESISTENZA (Resistenza e riscatto sociale – antimafia – Valorizzazione beni confiscati); ESTERI-PACE-ACCOGLIENZA (Politica estera mediterranea – Rapporti con la Comunità Europea e l’estero – Pace – Difesa – Accoglienza Politiche dell’emigrazione e dell’immigrazione)INFRASTRUTTURE (Infrastrutture e Trasporti); DIGITALIZZAZIONE (Semplificazione e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione –agenda digitale); AGRICOLTURA (Politiche agricole, alimentari e forestali – Sicurezza alimentare – Piano di Sviluppo Rurale); CULTURA E TURISMO (Beni e Attività Culturali e Turismo); SCUOLA E RICERCA (Istruzione, Università e Ricerca); SOCIALE (Politiche e Attività sociali – Assistenza sociale); PROTEZIONE CIVILE (Protezione civile sul territorio e Difesa del suolo – Geotecnica, Geotermia, Cave, Acque minerali e termali).

Fiume Sarno: Unione Mediterranea chiede tutela per cittadini e territorio

Share Button

“Ignorare le istanze di un territorio, di Comitati nati per la tutela ambientale e dei cittadini, rappresenta un atto di grave superficialità , tipico di una politica nazionale e locale vicina ai cittadini nel solo momento elettorale” : così Enrico Inferrera, Segretario Nazionale di Unione Mediterranea, esprime la posizione del movimento in merito al grido di allarme lanciato dal  “Comitato No Vasche, No Inquinamento – Si alla messa in sicurezza del fiume Sarno” .

Una delegazione del Comitato ha nei giorni scorsi esposto in un confronto con Unione Mediterranea le gravi ripercussioni che gli interventi previsti dalla Regione Campania potrebbero avere per la cittadinanza e l’ambiente.  Nonostante un durissimo contenzioso con lo stesso Ente Regionale e la Agenzia Regionale Campania Difesa e Suolo , il grido di allarme dei cittadini appare inascoltato.

“Unione Mediterranea – conclude Enrico Inferrera – intende approfondire la situazione in un prossimo incontro pubblico , dove si farà portatrice delle proposte del “Comitato No Vasche” auspicando da parte dei responsabili regionali, una maggiore attenzione nei confronti di un territorio dalla grande storia e dall’elevata densità abitativa come quello del fiume Sarno. 

La cosa più grave in questi casi è fare mera propaganda, lasciando la popolazione sola in questo braccio di ferro con la Regione Campania. La storia di Unione Mediterranea ci vede da sempre attenti alle problematiche di ambiente e territorio. Una nostra delegazione tecnica contribuirà allo studio di soluzioni alternative, dopo un attento confronto con i responsabili tecnici del Comitato”

Desertificazione al sud risultato di politiche di governo

Share Button

“Mostrare stupore davanti ai numeri dell’anticipazione del Rapporto Svimez,pubblicato oggi, relativamente alla desertificazione imprenditoriale del Mezzogiorno,si parla chiaramente di “Mezzogiorno alla deriva”, significa ignorare colpevolmente la deficitaria politica degli ultimi 20 anni fatta di scelte  esclusivamente orientate allo sviluppo delle aree del Nord”: con queste parole Enrico Inferrera , Segretario Nazionale di Unione Mediterranea, commenta le negative anticipazioni del Rapporto Svimez che collocano il Sud ai margini dello sviluppo con una crisi di tipo strutturale.

“Non sono esenti da responsabilità – sottolinea Inferrera – i rappresentanti politici delle regioni meridionali che non hanno saputo tutelare i propri territori ed i propri elettori,utilizzando poco e male le risorse UE ed avallando,di fatto, gli  accordi ora fin troppo evidenti tra PD-PDL e Lega Nord. Una politica così colpevolmente antimeridionalista sta minando fortemente le notevoli risorse presenti al Sud rappresentate da imprese,da giovani, da donne e da uomini che si impegnano ogni giorno. Un paese ormai diviso con la Lega Nord che  promette al proprio elettorato la secessione ma  attinge alle risorse romane in maniera esclusiva. Oggi abbiamo sotto gli occhi la palese conclusione di 154 anni di colonizzazione politica,culturale ed economica delle nostre terre”

“Attenzione – conclude Inferrera – se sin da subito non creiamo le premesse per un rinnovo radicale di tutta la classe politica meridionale,inefficiente ed incapace di opporsi in maniera determinata alle disuguaglianze, ormai così palesi, ci potremmo ritrovare a non avere più occasione di reale competitività. Per questo motivo MO-Unione Mediterranea si propone come la reale alternativa  con  azioni critiche e propositive ma che mirino ad una  equa ripartizione delle risorse. ”

Sicilia, isola per Gattopardi? No, per sciacalli

Share Button

Il punto di vista di Raffaele Vescera

Uomini di Cuffaro e di Berlusconi passati al Pd, impresentabili e legati ai clan elettorali e affaristici, e anche mafiosi, capeggiati da Faraone, egli stesso indagato per peculato e renziano di ferro, sono gli stessi che spingono per la defenestrazione di Crocetta, ma senza andare a nuove elezioni, ché il Pd sarebbe travolto dai 5 Stelle. I rottamati e riciclati della peggio politica mirano a un colpo di stato, anzi di regione, ce ne dà conto l’articolo di Pipitone pubblicato sul Fatto.it, di cui riportiamo il link. Sono gli stessi che potrebbero aver architettato lo scoop della telefonata fantasma di Tutino, approfittando delle difficoltà politiche da essi stessi create a Crocetta. Ovviamente in accordo con il potere nazionale, di cui sono servi e complici, e al quale l’azione eccentrica del governatore siciliano dava non poco fastidio. Più di tutto, quando ha denunciato e dimostrato che le cause del deficit regionale erano da attribuire non alla sua cattiva amministrazione, ma ai mancati trasferimenti nazionali. Chiunque, in Sicilia e nel Sud continentale, critichi la politica antimeridionale dello Stato, ha vita breve. Prima di Crocetta, ci è passato Lombardo, che seppure tra contraddizioni e mala politica, parlava di rispetto del trattato di autonomia siciliana. La Sicilia è da sempre strategica per gli ingordi interessi continentali, in virtù della sua posizione centrale nel Mediterraneo e delle sue non poche risorse.

Sembra un raffinato gioco siciliano, di quelli pirandelliani, dove la verità è sempre molteplice e mai assoluta. Tuttavia, se facciamo ricorso ai giochi tradizionali della politica italiana, forse possiamo capirci meglio. La Sicilia ha sempre aspirato alla propria indipendenza e sovranità. Nell’Ottocento, baroni e latifondisti, tenuti a freno dal governo partenopeo, non volendo sottostare al potere centrale di Napoli, hanno consegnato l’Isola nelle mani dei piemontesi. Ciò in cambio di alcuni privilegi, quali la spartizione delle terre demaniali, sottratte all’uso civico del popolo, che veniva così affamato, e il comando diretto sugli affari, garantito dal patto stato-mafia. Patto inaugurato in quello sciagurato 1860, quando baroni e latifondisti trasformavano le loro bande di bravi in mafia moderna, cui affidare il controllo degli interessi del nuovo stato italiano sull’isola. La strage garibaldina di Bronte contro i contadini poveri parla da sé.

L’Isola del Sole passava dalla padella napoletana alla brace italiana. Sappiamo con quante ruberie, quanto disprezzo e quanto sangue si è manifestato il potere piemontese e poi romano, comunque “padano” nel Mezzogiorno. Nel dopoguerra, i forti indipendentisti siciliani furono massacrati. In cambio fu concessa una Costituzione che garantisce l’autonomia amministrativa dell’Isola, promulgata per calmare le aspirazioni autonomiste, ma non è stata mai applicata dallo Stato. Bisogna sfatare molti luoghi comuni sulla Sicilia, a partire dal gattopardismo. E’ il garibaldino Tancredi, non il principe di Salina a dire “Tutto cambi affinché nulla cambi”. Anche se poi in verità le cose sono cambiate, in peggio. Non i gattopardi (il trasformismo è un male universale) ma gli sciacalli hanno fatto scempio della Sicilia. Il Sud Italia è stato ridotto a colonia di sfruttamento, come denunciavano Gramsci e altri, e dunque va governato con metodi coloniali. Per disattendere la Costituzione siciliana, c’è bisogno di uomini fidati al potere nazionale. Più che da governatori, le regioni coloniali meridionali sono governate da ”viceré” italiani. Prendete De Luca, così amato da Renzi. Appena eletto, ha firmato con soddisfazione un accordo che trasferisce a Bologna la trasformazione del tabacco, di cui la regione campana è in assoluto la maggiore produttrice nazionale. Che dire poi della Basilicata devastata dalle trivelle, della Puglia ferita al cuore non solo dall’Ilva, della Calabria abbandonata e degli Abruzzi e Molise ridotti a discarica tossica? Al Sud, il sonno delle regioni genera mostri.

Intercettazioni? No, malapolitica.

Share Button

Il punto di vista di Raffaele Vescera
Leggi tutto

« Articoli precedenti Articoli recenti »