Intercettazioni? No, malapolitica.

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Il punto di vista di Raffaele Vescera

La paura corre nei fili del telefono, se la risata sghignazzante di Vendola con il responsabile delle relazioni pubbliche dell’Ilva Archinà è agghiacciante e costa il rinvio a giudizio per concussione dell’ex bi-governatore delle Puglie, quella fantasma di Tutino a Crocetta è ancora più inquietante, poiché lascia intravedere i giochi sporchi della politica italiana. Mentre le dichiarazioni in libertà, condizionata dalla sua propria arroganza, di De Luca, tenuto in pugno da Renzi, e i compromessi a fin di potere di Emiliano non lasciano sperare tempi migliori per il Mezzogiorno.

Crocetta non è organico al Pd di Renzi, e questa potrebbe essere una ragione per architettare una montatura ai suoi danni. Tra l’altro, il giornalista che ha lanciato il presunto scoop della telefonata a Crocetta è stato a sua volta silurato da questi dall’ufficio stampa della Regione Sicilia, e potrebbe avere più di un dente avvelenato. Di più, l’on Faraone, sottosegretario, a sua volta indagato per peculato, uomo di Renzi e nemico storico di Crocetta, pare pronto ad azzannare la preda della presidenza regionale. Nel governo del nord possono ricoprire incarichi da sottosegretario solo politici indagati e dunque ricattabili, mentre sono esclusi dalle cariche di ministro, tutte riservate ai settentrionali. La polpa ai mastini del nord, l’osso ai cani del Sud.
Tuttavia, come ha dichiarato l’on. Claudio Fava dell’antimafia, ci riesce difficile credere che l’Espresso possa aver inventato tutto, sapendo a quali conseguenze, anche penali, sarebbe andato incontro. Il tempo ci dirà da che parte sta la verità.

Ma, oltre le vicende giudiziarie, quello che colpisce maggiormente è il sistema di potere spartitorio denunciato da Lucia Borsellino nella sanità siciliana, fatto che ha determinato la sua rinuncia all’assessorato. I partiti politici nazionali, Pd in testa, si spartiscono le cariche dirigenziali della sanità pubblica sulla base dei rapporti di potere e non su quella della competenza dei medici. Ne va di mezzo la nostra salute. Ciò accade in tutt’Italia, sia chiaro, non certo solo in Sicilia. E’ l’Italia paese tra i più corrotti al mondo a fare questo ed altro. Crocetta è allo stesso tempo vittima e complice del Pd. Pur di scalare il potere, ha accettato insieme i compromessi sporchi della politica clientelare e affaristica del partito unico italiano Pd-Fi, illudendosi poi di attuare il programma innovatore che si era proposto rimanendo invece schiacciato dalla macchina infernale che aveva pensato di pilotare.

Stessa sorte potrebbe toccare al neo governatore pugliese Michele Emiliano, munito di un programma “rivoluzionario” non organico a Renzi, di cui ha contestato il pessimo decreto Scuola e le scellerate trivellazioni sulle coste marine, proponendosi di affrontare i nodi più spinosi della regione, l’Ilva di Taranto, il Tap e la xylella del Salento. La sua prima uscita sulla distruzione proditoria degli ulivi non è stata delle migliori: si è detto d’accordo con il commissario sul piano di abbattimenti indiscriminato dei monumenti vegetali più belli del mondo.
Mentre contro le trivelle partecipa ad una manifestazione a Policoro con i governatori di Calabria e Basilicata Oliverio e Pittella, quest’ultimo inviso agli ambientalisti per le sue implicazioni nelle estrazioni petrolifere che distruggono la Lucania da anni. Opposizione alle trivelle renziane non credibile poiché condizionata dal doppio gioco degli uomini del Pd fedeli a Renzi.
La stessa formazione della Giunta regionale, partita con la boutade delle tre elette pentastellate che hanno sdegnosamente rifiutato, lascia capire che la strada di Emiliano non sarà limpida: ha nominato uomini elettoralmente forti del Pd ma incompetenti e legati a comitati clientelari affaristici che non solo gli creeranno problemi politici, ma lo condizioneranno su tutto. Ove Emiliano si ribellasse al sistema di potere che ha deciso di dirigere, temiamo che potrebbe restare schiacciato come Crocetta. La politica è merda e sangue disse un ministro socialista concittadino di Emiliano. Uomo avvisato, mezzo salvato.

Altra storia è quella di De Luca in Campania, condannato per vicende amministrative e scampato alla Severino. La sua organicità al partito del nord Pd-Fi è nota, e le sue esternazioni favorevoli a Cosentino, Salvini e agli inceneritori, nonché razziste contro i napoletani, lo inchiodano a un livello morale e culturale molto basso.
Si decanta la sua efficienza operativa messa in mostra a Salerno, più che altro in campo edilizio. Ma questa se non è guidata da un progetto politico che affronti i nodi della Questione meridionale, quali il lavoro, la povertà e la sicurezza, che nella sua Salerno hanno indicatori pessimi, lascia solo cementificazione del territorio.
Nessuna speranza di un Sud migliore può venire da uomini come lui, ricattabili politicamente dal partito del nord. Il Mezzogiorno, per rinascere si deve dotare di un ceto politico totalmente nuovo, senza scheletri nell’armadio, indipendente e opposto alle pratiche di sottomissione ai governi che trattano il Sud quale colonia interna da sfruttare e devastare.

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