Author Archives: Andrea Melluso

Assolto Erri De Luca, lo Stato condannato

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di Raffaele Vescera dalla pagina Terroni di Pino Aprile

Erri è un uomo lapidario, le sue parole sono pietre, lo sapevo da quando, una ventina d’anni fa, scrittore in erba, ebbi la fortuna di conoscerlo e di essere apprezzato da lui, già affermato, e queste parole, pronunciate davanti ai giudici chiamati a condannarlo, lo attestano: “Confermo che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa della salute, del suolo, dell’aria e dell’acqua. Sabotare è legittima difesa. Sabotare, verbo nobile e democratico pronunciato e praticato da Gandhi e Mandela”. Erri ha ribadito che non si sarebbe difeso da un’eventuale condanna, non sarebbe ricorso in appello “perché la difesa della giustizia si fa ai piani bassi della società”. Erri è uno scalatore di picchi rocciosi, e di roccia è il suo carattere. E’ una grande anima, a differenza di molti intellettuali italiani che si vendono per un piatto di lenticchie, e con queste parole ha messo i giudici all’angolo, impendendo loro di comminargli una pena.

Vero, la verità e la giustizia si difendono ogni giorno, nelle strade, negli ospedali, sui treni, dal salumiere, sul web e nei luoghi di sofferenza e di lotta, dove i soprusi del potere agiscono per distruggere intere comunità. Come accade per l’inutile e dannosa Tav in Val di Susa, universalmente riconosciuta devastante per la vallata e per gli abitanti. Milioni di metri cubi all’amianto da estrarre e scaricare chissà dove, per fare un tunnel ferroviario tra Italia e Francia, di 12 km, in una stretta valle che sopporta già l’insulto di strade, tunnel e binari inutilizzati per un traffico in continuo decremento. Un affare sporco in cui rientrano i maggiori gruppi finanziari del nord (incluso alcuni dei più chiacchierati), coop. rosse comprese. Tutto ciò mentre lo stato fa mancare al Sud la dotazione minima di strade, ferrovie e aeroporti per spostarsi, comunicare, commerciare, tenendolo in una condizione da terzo mondo, allo scopo preciso di farne una terra da sfruttare a basso prezzo.
Con nove miliardi di euro si possono fare un migliaio di km di ferrovie veloci, vale a dire da Salerno a Palermo e da Napoli a Bari. Dove non c’è ancora un treno diretto e si viaggia alla velocità di mezzo secolo fa. Tutto ciò a vergogna della nazione italiana, non certo del Sud che la subisce.

Sabotare pacificamente e per legittima difesa il compimento di un’opera devastante, utile solo agli interessi di alcuni e distruttivo per la comunità, non è reato. Gandhi invitava gli indiani a sabotare l’acquisto di merci degli occupanti inglesi, Mandela invitava a sabotare i razzisti bianchi dell’apartheid contro i neri, i meridionalisti invitano da anni a sabotare l’acquisto delle merci del già ricco nord per favorire il lavoro al Sud disoccupato e depredato dallo Stato, e da alcuni mesi invitano a sabotare il piano di proditoria e pretestuosa distruzione degli ulivi, sospettando che si voglia fare del Salento terra bruciata per favorire insediamenti turistici ad alto consumo di territorio e di cemento. E se a qualcuno il dubbio sembra frutto di un eccesso di malizia, si chieda come mai le istituzioni e chi le rappresenta a questo modo non riscuotano maggiore fiducia.
E il batterio xyllella appaia solo come un pretesto: nessuna prova inconfutabile della sua patogenicità, a giustificare, in maniera convincente, l’operato delle truppe d’espianto del generale Siletti. Caro Erri De Luca, napoletano di nascita e di cuore, se vieni dalle nostre parti, ti mostreremo come ci tratta questo paese, ingiusto dalle Alpi al Tacco, come sta uccidendo la terra più bella del mondo, vieni a vedere i morti per le strade, per dirla con Neruda.

Il 26 presentazione delle linee guida per il programma di governo della città di Napoli

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Autonomia ed identità della città di Napoli: sono questi i fondamenti dell’importante evento previsto per il giorno 26 ottobre 2015 a Napoli presso la Chiesa di San Gennaro all’Olmo (Via San Biagio dei Librai, 35) in cui MO-UNIONE MEDITERRANEA presenterà le linee guida del proprio programma politico in vista delle prossime elezioni comunali nella città di Napoli. Forte del significativo consenso ricevuto alle elezioni regionali, il movimento spiegherà ai cittadini i punti cardine delle progettualità previste, in linea con gli obiettivi che l’Assemblea degli iscritti ha individuato quali prioritari. Al dibattito seguirà un monologo dell’attore e sceneggiatore Vittorio Ciorcalo ed un concerto della Compagnia “Musincanto” del Teatro San Carlo di Napoli.

Secondo Enrico Inferrera, Segretario Nazionale di Unione Mediterranea <<il nostro movimento, proseguendo l’impegno sul territorio che alle recenti elezioni regionali in Campania ha ottenuto numerosi consensi intende proporsi alle prossime elezioni comunali di Napoli quale soggetto politico autonomo e principale punto di riferimento per un attuale e moderno meridionalismo. Riteniamo che Napoli abbia storicamente, culturalmente e socialmente tutti i crismi per essere la vera capitale di un Sud, desideroso di riscatto, sebbene depredato da politiche nord centriche ed umiliato dalle promesse dei partiti politici storici ormai chiaramente per niente interessati alla sua tutela ed al suo sviluppo. Non abbiamo bisogno di tutori o colonizzatori ma di puntare sulle nostre energie sui i nostri talenti, sui nostri giovani combattendo il malaffare e l’illegalità in tutte le sue forme, valorizzando i nostri punti di forza e rinunciando ad ogni forma di assistenzialismo reale o simulata. Napoli può essere capitale assoluta del Mediterraneo ed in tal senso il nostro programma punta ad obiettivi estremamente ambiziosi che riteniamo di poter raggiungere nell’interesse di tutto il nostro territorio. La storia si fa e non la si legge soltanto e noi riteniamo sia ampiamente scaduto il termine di fiducia affidato alla vecchia partitocrazia che mai nulla ha fatto di concreto per la nostra gente con la quale intendiamo costruire il nostro programma politico>>.

La sfida dell’autonomia. Contro la corruzione del sistema Italia

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di Salvatore Legnante

Se volessimo utilizzare le logiche perverse della politica italiana, non avremmo alcuna difficoltà a definire il ‘dato costitutivo’ (cit.) della classe politica lombarda e settentrionale in generale: è il continuo e ininterrotto legame con la tangente il tratto distintivo del loro agire.

La ‘mazzetta’ è un’ istituzione, nella presuntissima Capitale morale d’Italia. Dalla Milano da bere degli anni socialisti a quella più ‘ruspa…nte’ del leghismo dei giorni nostri, un’unica costante muove i fili della città meneghina: il malaffare in politica. Il malaffare, lì, è politica. La corruzione è politica.

L’ultimo caso riguarda la giunta regionale del verde Maroni, quel politico che con una scopa in mano prometteva di far pulizia in un partito che in pubblico gridava Roma ladrona e Sud straccione, mentre in privato coi soldi della collettività acquistava lauree in Albania e diamanti in Africa.

Limitandoci a ragionare all’italiana, però, commetteremmo da Sud lo stesso errore che si commette sempre da Nord: cercare quasi lombrosianamente una ragione geografica alla delinquenza, al malaffare, alla mala gestio della cosa pubblica.

Non è così: non esistono popoli geneticamente ladri, geneticamente mafiosi, geneticamente corrotti. Esiste però una consolidata consuetudine del potere, che in Italia, dal momento dell’Unità in poi, ha sempre previsto che un diritto del cittadino sia trasformato in un favore concesso.

E di più: esiste una consolidata impostazione culturale coloniale che in Italia prevede che il diritto di un meridionale sia visto come un favore concesso da un settentrionale: ciò che al Nord è andato o va, nei decenni, sotto la voce investimenti, al Sud è sempre stata considerata una spesa. Al Nord si investe, al Sud si assiste.

Ha sempre ragionato così, il potere nell’Italia falsamente unita. E ha sempre alimentato, attraverso questi meccanismi, il giogo della corruzione, a qualsiasi latitudine.

E’ anche per questo che è da Sud che va lanciata, finalmente, la sfida dell’autonomia: autonomia innanzitutto culturale rispetto al modo di fare politica di tutti i partiti radicatisi in Italia, che da destra, da sinistra o dal centro hanno comunque introiettata l’impostazione coloniale prima descritta.

Dal Sud meridiano, centro del mediterraneo, va finalmente lanciata una proposta forte di auto-governo, che non vada nel solco ipocrita e chiuso del leghismo, che ne faceva una semplice questione di soldi, di ricchezza da non voler redistribuire.

Un’autonomia che parta da Sud vuole dire farla finita con le pratiche corruttive, vuol dire eliminare la parola ‘assistenzialismo’, vuol dire riprendersi in mano il proprio destino, per un territorio che non vuole più fare affidamento su presunti salvatori che vengono da altrove.

Autonomia significa, infine, creare finalmente una classe dirigente meridionale e meridionalista, cosciente della propria storia millenaria, della propria  identità e disposta a condurre la più affascinante delle battaglie, ambientali culturali sociali e politiche: rendere finalmente bellissima questa nostra terra, nobile e disgraziata.

Risveglio civile del SUD? No, terrore del terrone

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di Raffaele Vescera dalla pagina Terroni

Un fantasma s’aggira per lo Stivale, seppur esorcizzato da opinionisti ben pagati, politici servili e (i)mprenditori interessati del nord, lo spirito del Sud non svanisce, si presenta davanti alla porta dello Stato italiano e bussa forte per chiedere il conto di 155 anni di discriminazioni economiche, vessazioni sociali, povertà galoppante, disoccupazione da terzo mondo, migrazioni bibliche, mafie mai combattute, pregiudizi subiti e razzismo leghista mai stigmatizzato.

Seppur bollato e scacciato come “nostalgico neoborbonismo” prima e come “revanscismo meridionale” poi, lo spirito del nuovo Sud aleggia in centinaia di comitati e associazioni popolari, che dagli Appennini abruzzesi al Manzanarre siciliano, dicono no alla devastazione di una terra di ineguagliabile bellezza, rovinata da finanziamenti statali negati, estrazioni petrolifere selvagge, sversamento di rifiuti tossici, fabbriche monstre, grazie a un ceto politico complice degli interessi finanziari di mafie e grande finanza del nord.

Il risveglio civile del Sud è sotto gli occhi di tutti, se n’accorge persino l’università britannica del Kent, mentre il terrore dei nostri potentati è rappresentato dal cosiddetto “revanscismo borbonico”. Strano che quando i leghisti lombardo-veneti e gli “intellettuali” veneziani più a la page, come l’ex sindaco e filosofo di barba Massimo Cacciari, inneggiano al passato “buongoverno” asburgico, nessuno gli ricorda che gli austriaci, sebbene più progressisti dei Savoia, erano ben più conservatori dei Borbone, ai quali imposero nel 1821 di abolire la costituzione democratica promulgata da re Ferdinando I. E strano anche che, mentre il Sud si ribella contro la devastazione ambientale e sociale, il nord, pur subendo le stesse piaghe, non si ribelli. Sarà forse perché il cittadino settentrionale, come sostiene qualcuno, è ben compensato economicamente, e a pancia sazia e portafoglio pieno non s’accorge dell’aria malsana che respira, a partire da quella emessa dalla impressionante corruzione politica che l’affligge?

Ora che il Sud si pensa da sé, senza affidarsi al pre-giudizio dell’intellettualità tardo crociana italiana, le cui analisi, stranamente quando si parla di Sud, da storico-sociologiche si fanno “antropologiche”, come avviene per tribù e popoli sconosciuti, la ribellione del Mezzogiorno viene bollata con marchi infamanti, come a suo tempo si faceva con quella dei briganti. Come ce ne dava contezza Antonio Gramsci, intellettuale anticrociano per eccellenza.

Non capiscono, o peggio non vogliono ammettere, che è in atto un risveglio civile, frutto dell’alto tasso di nuova scolarizzazione e di antica cultura dei meridionali che, reagendo all’alto tasso di disoccupazione e discriminazione sociale, si fa coscienza politica, attraverso il recupero dell’autostima, ridotta al lumicino da un secolo e mezzo di accuse infondate e di pregiudizi razziali, da parte del dominante potere economico-politico-culturale italiano. Coscienza politica che passa attraverso la consapevolezza della condizione semi coloniale cui è stata ridotta la loro terra dallo stato italiano.

C’è chi sostiene, a parziale ragione, che l’azione politica meridionalista vada preceduta da una lunga battaglia culturale che restituisca consapevolezza identitaria “duosiciliana” ai meridionali. Verità parziale perché, se così fosse, non si capirebbe perché la lega nord, sprovvista di identità storica, poiché la cosiddetta padania è un’invenzione, e sprovvista finanche di cultura, abbia riscosso velocemente tanto consenso nelle regioni del nord. La spiegazione è che hanno saputo unirsi rivendicando interessi economici, beceri, di pancia, egoisti e ingiustificati quanto si vuole, ma concreti, inventandosi un nemico immaginario quale il “terrone”. In questo sostenuti e finanziati dai gruppi industriali del nord che temevano la nascente concorrenza industriale del Sud.

La politica, è marxianamente economia politica, ciò che occorre alla formazione di un partito meridionalista è un chiaro progetto economico agitato da leader preparati e carismatici. Al momento invece, lo spirito del Sud, lacerato da divisioni interne, individualismi puerili, manie di protagonismo, visioni ancora immature, nonostante i molti tentativi, è ancora lontano dal farsi spirito politico organizzato. Quando questo, com’è prevedibile, accadrà e il Sud si darà un movimento politico forte, come reagirà lo Stato nordcentrico italiano? Accetterà le giuste rivendicazioni meridionaliste come fa da trent’anni con quelle ingiuste del nord leghista o passerà alla repressione feroce? Non lo sappiamo, ma è giusto che si capisca che il Sud non può andare più avanti così e che l’Italia senza Sud è condannata alla disfatta.

Altro che “frecciafinta”, Delrio si è dimenticato di 84 Intercity.

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di Gianluca Coviello (da Terroni- la pagina)

Mentre Lecce esulta per il “Frecciafinta”, che non si fermerà più solo a Bari, sono a rischio in Italia 84 Intercity. Quelli meno affascinanti ma più importanti, che collegano le città tra loro. Leggi tutto

Legge di Stabilità, dov’ è finito il Masterplan per il Sud?

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di Lino Patruno, articolo del 12/10/ 2015 su La Gazzetta del Mezzogiorno

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Le promesse di Renzi e De Luca sulla Terra dei Fuochi

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Lo scorso 13 ottobre il Presidente De Luca ha incontrato il premier Renzi alla conferenza Stato – Regioni sul riparto dei fondi per la sanità ed ha annunciato fiducioso la disponibilità del Governo a impegnarsi per le bonifiche e la Terra dei Fuochi. Il premier Renzi, infatti, ha rassicurato De Luca sulla precisa volontà di proferire un impegno straordinario, su base pluriennale, a inserire le bonifiche programmate in Campania come capitolo centrale nell’agenda di Governo. Renzi ha inoltre affermato di voler trovare entro il 2015 i fondi necessari per cominciare le opere di smaltimento della Terra dei Fuochi, i famosi 500 milioni di euro che De Luca vorrebbe impegnare per i primi trasporti di eco balle fuori Regione. L’operazione dovrebbe essere gestita in collegamento diretto con la Presidenza del Consiglio e l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone.

Unione Mediterranea ha chiesto un parere a Lucio Iavarone, coordinatore dei comitati per la Terra dei Fuochi e candidato alle scorse regionali campane nella lista MO! “I fondi che sta chiedendo oggi De Luca a Renzi sono risorse aggiuntive che dovrebbero servire solo e unicamente per togliere le eco balle dal nostro territorio. De Luca fa però una serie di errori strategici poiché identifica Terra dei fuochi con le sole eco balle e sappiamo bene che non è così”. La Terra dei fuochi è molto di più, è avvelenamento costante del territorio da parte d’imprenditori che smaltiscono illegalmente i propri scarti di produzione. “De Luca non ha mai proferito parola su questo”, continua Iavarone, “Le eco balle sono invece il disegno criminale e scellerato di amministrazioni precedenti, come quella Berlusconi al governo nazionale e Bassolino a quello regionale, che hanno posto una cambiale insolvibile sui nostri territori. Ce ne dobbiamo sì liberare ma non come vorrebbe De Luca. Il semplice spostamento fuori regione comporterebbe un enorme costo di spostamento su gomma a vantaggio di chi fa questo per mestiere e spesso coincide con chi ha inquinato”.

Noi pensiamo che i 500 milioni di euro per il trasporto delle eco balle che De Luca sbandiera da un po’ siano pura utopia, non è possibile trovarli entro dicembre 2015, stando all’impegno di Renzi, delle cui promesse i meridionali conoscono bene il valore.

I comitati impegnati nella lotta alla Terra dei Fuochi da anni propongono alternative più economiche ed efficaci. Sempre Iavarone afferma: “Per le eco balle da anni proponiamo progetti di separazione e vagliatura che potrebbero recuperare il 70% di materia presente, ma ciò va fatto con un apposito impianto in loco”.

Nel frattempo, la Città Metropolitana e il Comune di Napoli, con atto deliberativo approvato dal sindaco De Magistris, hanno deciso di istituire un Osservatorio permanente per il monitoraggio di tutte le questioni riguardanti la Terra dei Fuochi, in contatto diretto con i decisori politici. Lo scopo è di garantire un maggiore controllo delle aree della regione Campania a rischio smaltimento abusivo di rifiuti speciali e di fornire informazioni utili per definire le strategie da mettere in campo rispetto alle esigenze del territorio.

Secondo Iavarone l’Osservatorio permanente sulla Terra dei Fuochi è un’ottima iniziativa. Città Metropolitana e Comune di Napoli hanno tutto l’interesse affinché l’Osservatorio funzioni, ma rimane sempre il problema di reperire le risorse da usare in ciò che esso propone per il monitoraggio e la prevenzione degli smaltimenti illegali.

A questo proposito, ci viene in mente che le risorse inizialmente destinate al monitoraggio e al presidio del territorio, con il decreto “Milleproroghe” sono invece state dirottate al finanziamento della sicurezza per l’Expò.

Eva Fasano

Istituzione ed attivazione di un Asilo-Nido pubblico a Poggiomarino

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In relazione all’oggetto, il Circolo “I Sarrastri” di Unione Mediterranea ritiene urgente ed improcrastinabile la realizzazione di un primo Asilo-Nido pubblico nel nostro Comune. Ciò al fine di assicurare l’aiuto pubblico a costi contenuti alle famiglie che per motivi di lavoro ne hanno bisogno e non hanno la disponibilità economica di poter iscrivere il /i figli in asili-nido privati. Tale iniziativa inoltre sarebbe un occasione per creare posti di lavoro. Il Nostro Circolo, considerato lo stato di cronica crisi economica e/o finanziaria dell’ente comunale, propone un percorso che tenga conto degli aspetti logistici e finanziari di una iniziativa che consentirebbe uno scatto di civiltà alla comunità dei cittadini di Poggiomarino.

Da un punto di vista logistico riteniamo che la migliore soluzione logica e razionale per la realizzazione del suddetto asilo-nido preveda lo spostamento delle attuali sedi operative dei servizi di Guardia Medica e del 118 che operano attualmente in locali comunali siti a ridosso del plesso scolastico di via Roma. Proponiamo di spostarli in altro sito, per adibire i locali liberati ad Asilo-Nido, collegato quindi con la scuola materna e le elementari prospicienti.

Per quanto riguarda il sito dove allocare sia la Guardia Medica che il 118, suggeriamo due soluzioni:

1) Centro polivalente di via XXV Aprile;

2) Centro polivalente di via Carlo Alberto dalla Chiesa (ASL).

Da un punto di vista finanziario proponiamo l’apertura immediata di un tavolo di confronto con il Sindaco, la giunta, il consiglio comunale e il Dirigente scolastico per verificare la disponibilità o la reperibilità dei fondi necessari per l’allestimento, la messa a norma e il pagamento degli stipendi per il personale necessario.

I nostri referenti sono:

Antonio Apuzzo

Antonio Franza

Gloria Beneduce

Poggiomarino lì 16/10/15

Lombardia ladrona. Ecco il “virtuoso modello lombardo-veneto”.

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Per ironia della sorte, la “giornata della trasparenza”, organizzata dalla Regione Lombardia, si è aperta con l’arresto del vicepresidente della Regione Mario Mantovani, ex assessore alla salute e coordinatore regionale del Pdl. La nota della procura di Milano fa riferimento a turbative d’asta nel settore della sanità e dell’edilizia scolastica, corruzione e concussione poste in essere da importanti cariche istituzionali e da Pubblici funzionari in servizio presso il Provveditorato opere pubbliche. E’ stata chiamata ‘Operazione Entourage’ poiché si reputa sia coinvolta una fitta rete di cooperative e di società controllate da Mantovani che ricevono contributi milionari ogni anno da parte della Regione Lombardia.

Ancora una volta il Nord Italia si pone al centro di una vergogna che coinvolge dirigenti regionali, ASL, cooperative e pubblica amministrazione. Il “virtuoso modello lombardo-veneto” sbandierato dai leghisti, Maroni in primis, evidenzia un sistema di gestione della cosa pubblica appannaggio dell’interesse privato e personalistico, che sfonda il campo dell’illecito penale e che con il sistema della corruzione, consolida vere e proprie consorterie di potere e consenso.

Dopo le incredibili affermazioni del Presidente della Commissione Nazionale Antimafia Rosy Bindi sulla predisposizione costitutiva dei napoletani ad essere camorristi, per un tempestivo principio di reciprocità, se non sapessimo quanto grave sia considerare la delinquenza un fenomeno legato alla latitudine, si potrebbe affermare che le tangenti sono un dato costitutivo della Lombardia e che più in generale e la truffa e la concussione siano elementi caratterizzanti dell’Italia del Nord.

Si aggiunge infatti l’Operazione Entourage, ad una lunga lista di scandali che da decenni si consumano nella cosiddetta “pianura padana”: da Tangentopoli in poi tutte le ruberie economico- finanziarie italiane sono avvenute nel civilissimo e corretto, o per meglio dire, corrotto settentrione. Basti pensare ad Expo2015, al Mose di Venezia, alla gestione degli appalti per il terremoto dell’Aquila, alle condanne per aggiotaggio e bancarotta nel caso Alitalia, al crac Parmalat, ai fondi FAS scippati nella vicenda delle quote latte, al Monte dei Paschi di Siena, al Carige e alla BreBeMi, l’autostrada più costosa e più inutile della Pensiola.

Nell’ inchiesta che coinvolge Mantovani, spicca il nome dell’assessore al Bilancio Massimo Garavaglia, braccio destro del governatore Roberto Maroni, che con gli amici Zaia e Salvini ha costruito il consenso politico della Lega Nord, sulla propaganda razzista del meridionale delinquente e a cui oggi (a ragion veduta) viene da chiedere: “ma quando dicevate Roma Ladrona, era per ammirazione?”. Considerati anche i soldi pubblici rubati ai contribuenti e i diamanti acquistati dall’ex tesoriere del Carroccio, Belsito.

Fuoriesce un reticolo di compromessi e compromissioni che coinvolge uomini chiave nei processi decisionali della politica regionale, ma che rafforza parimenti la pertinenza e il sentimento di ribellione che da Sud comincia a prendere forma, attraverso un fermento culturale e politico sempre più organizzato: da un oltre un secolo ai meridionali è stato inflitto il senso di minorità psicologica che coincide con un “processo di inversione della colpa”, secondo il quale meritiamo qualunque ingiustizia intentata ai nostri danni. Adagiandosi sulle negligenze delle classi dirigenti del Sud, i governi italiani privano da decenni il Mezzogiorno di fondi ed investimenti per le realizzazione di piccole e grandi opere. Perché questo ragionamento di risparmio economico non si applica, dopo i ripetuti ladrocini, anche per le regioni del Centro Nord? Un qualunque cittadino settentrionale, dinanzi a comportamenti scorretti ed inadeguati dei propri rappresentanti, difficilmente converrebbe con l’eventuale decisione di non investire più al Nord a causa dell’inadeguatezza dei politici eletti. Viceversa, ci siamo convinti che le privazioni di cui siamo vittime sono in qualche misura perfino opportune, poichè i trafficanti di consenso e i politici ascari, sono espressione diretta della nostra società. Si chiama processo di inversione della colpa: loro rubano e noi ci sentiamo ladri.

Il Sud deve ritrovare l’ identità perduta e lavorare per l’affermazione di una nuova, onesta e preparata classe dirigente meridionalista che abbia gli strumenti per opporsi con coraggio alla deriva demagogica del populismo e alla corruzione, in nome di una sua autonomia governativa che si affranchi dai modelli che l’Italia ci ha imposto e a cui le classi dirigenti locali hanno acconsentito.

Flavia Sorrentino

Soglie di povertà, nessun partito italiano difende il Sud in Parlamento.

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Su “Il Mattino” il 1 Ottobre 2015 è stato pubblicato un articolo a cura di Marco Esposito, nel quale si denunciavano le tabelle sulle soglie di povertà in Italia calcolate dall’ISTAT e utilizzate dal Governo Renzi per aiutare le famiglie del Nord e non quelle del Sud, seppur in presenza di eguali condizioni di indigenza.

Nessun partito nazionale ha reagito dinanzi ad una simile ingiustizia, comprese le opposizioni, il cui ruolo istituzionale in Parlamento corrisponde esattamente a questo: mettere in discussione l’operato del potere esecutivo.

Difendere gli interessi del Sud equivale a dire battagliare per stabilire equità economica tra le due parti del Paese, e per farlo, è necessario ammettere che il “sistema-Italia” è tenuto in piedi dalla storica e reiterata concentrazione di investimenti al Nord e dallo sfruttamento di risorse al Sud. Un’ammissione di questo tipo da parte dei partiti nazionali, comporterebbe una preoccupante perdita sociale di consenso politico al Nord, tenuto a bada al Sud dal senso di minorità psicologica dei meridionali, da una classe dirigente ascara, una stampa asservita ai potentati e da una imposta subalternità economica che rallenta e ostacola la reazione delle fasce più deboli della società.

Il progetto MO! delle scorse elezioni regionali in Campania è nato per questo: essere alternativi alla sterilità ed improduttività politica che danneggia il Sud. Ecco perchè è in atto una discussione con gli iscritti del MOvimento per portare avanti un’azione di contrasto concreta e dirompente contro il provvedimento del Governo che cancella con un colpo di spugna statistico la povertà nel Mezzogiorno.

La sfida del meridionalismo, relegata ai confini del web, dovrebbe costringere anche i più ingenui a capire che la soluzione ai nostri problemi non può essere offerta da chi questi gravi disagi li ha creati o ingigantiti con la propria passività.

Ma se il cosiddetto “mondo consapevole” preferisce nutrirsi di conflitti di levatura piccola piccola, come può diventare grande il meridionalismo?

InterroghiaMOci. La nostra terra non ha più tempo da perdere.

Flavia Sorrentino

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