Altro che “frecciafinta”, Delrio si è dimenticato di 84 Intercity.

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di Gianluca Coviello (da Terroni- la pagina)

Mentre Lecce esulta per il “Frecciafinta”, che non si fermerà più solo a Bari, sono a rischio in Italia 84 Intercity. Quelli meno affascinanti ma più importanti, che collegano le città tra loro. Non solo: lo Stato rischia di pagare pesantissime multe all’Unione Europea. Mentre il ministro dei trasporti Graziano Delrio fa credere di aver arricchito i servizi ferroviari per Lecce, espone l’intero paese a una procedura di infrazione da 1,5 miliardi di euro per non aver sottoscritto con Trenitalia il nuovo contratto di servizio per il trasporto merci (che riguarda soprattutto le tratte meridionali). Fin qui il “fascicolo” già aperto a Bruxelles, poi c’è n’è un altro pronto a essere riempito: quello relativo al contratto di servizio per il trasporto universale, quello passeggeri per intendersi.

Funziona così: il governo pianifica quale servizio ferroviario vuole coprire nell’anno successivo e prevede le risorse per la gestione delle tratte. I privati, in Italia l’interesse è della sola Trenitalia, si confronta con il ministero fino al raggiungimento di un accordo di servizio. Ebbene, il contratto per il trasporto universale per il 2016 non è ancora stato firmato. In realtà la situazione è ancora peggiore: è scaduto a dicembre dello scorso anno ed è rimasto in vigore per il 2015 in regime di proroga. La legge permette un solo rinnovo annuale ma il ministro Delrio, invece di procedere con una gara ad evidenza pubblica, ha proposto un nuovo affidamento diretto a Trenitalia per altri due anni, alle medesime condizioni. Una procedura che espone l’Italia a un nuovo intervento della Commissione Europea, così come già accaduto un anno fa per il trasporto merci. Pur volendo ridurre al minimo indispensabile il periodo di affidamento diretto solo per evitare, già a metà dicembre, lo stop degli 84 Intercity, il governo deve tenere presente che il nuovo contratto deve essere presentato a Bruxelles un anno prima dell’entrata in vigore. Dunque, un bando pubblico aperto oggi non potrebbe che riguardare un periodo successivo a ottobre 2016.

Una situazione che mette in gravi difficoltà la stessa Trenitalia, come ha avuto modo di spiegare lo stesso amministratore delegato Vincenzo Soprano durante l’audizione nella commissione trasporti della Camera. Non è solo una questione di trasparenza legata all’utilizzo di affidamenti diretti invece di bandi a evidenza pubblica. Si tratta anche dell’analisi dei costi che inevitabilmente cambiano di anno in anno anche a parità di servizi. Accade, poi, come nel caso della Frecciafinta di Lecce (lo chiamiamo così perché non sarà un treno ad alta velocità non essendo prevista l’installazione dei binari adatti, ndr), che una pressione sociale e politica faccia in modo che venga erogato un servizio che per la pianificazione di Trenitalia è anti mercato. Forse la società italiana di trasporti su rotaia, se proprio avesse voluto investire, avrebbe preferito portare il nuovo treno sulla tratta Bari-Taranto che, a differenza di quella salentina, è inserita nel TEN-T “Centrale”, cioè nella mappe dei collegamenti considerati principali a livello europeo. Tralasciando però per un attimo il concetto di anti mercato, che guarda caso penalizza sempre il Sud, si provi a considerare la condizione di Trenitalia: da una parte il governo “impone” un servizio in più, dall’altra pretende che il servizio di trasporto universale continui ad essere erogato per i prossimi due anni al costo pianificato due anni fa. La conseguenza è il rischio di stop per gli 84 treni già a metà dicembre.

Non avranno lo stesso fascino di Italo&Co., del ponte sullo Stretto o di tutte le “grandi” opere che animano il dibattito pubblico. Sono gli Intercity, però, a unire le città. Un servizio poco efficiente e inadatto alle esigenze, soprattutto al Sud. Eppure, tra trasporti merci e passeggeri, dei collegamenti migliori tra le città meridionali potrebbero davvero rappresentare un volano di crescita enorme. Invece, i soldi che potrebbero essere investiti sui binari, l’Italia rischia di spenderli in multe. Lecce almeno ha il suo Frecciafinta? E’ vero, e bene hanno fatto i cittadini a rivendicare un diritto di uguaglianza territoriale. Il problema è che mentre da Roma promettono le rose stanno impacchettando fiori di campo.

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