Risveglio civile del SUD? No, terrore del terrone

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di Raffaele Vescera dalla pagina Terroni

Un fantasma s’aggira per lo Stivale, seppur esorcizzato da opinionisti ben pagati, politici servili e (i)mprenditori interessati del nord, lo spirito del Sud non svanisce, si presenta davanti alla porta dello Stato italiano e bussa forte per chiedere il conto di 155 anni di discriminazioni economiche, vessazioni sociali, povertà galoppante, disoccupazione da terzo mondo, migrazioni bibliche, mafie mai combattute, pregiudizi subiti e razzismo leghista mai stigmatizzato.

Seppur bollato e scacciato come “nostalgico neoborbonismo” prima e come “revanscismo meridionale” poi, lo spirito del nuovo Sud aleggia in centinaia di comitati e associazioni popolari, che dagli Appennini abruzzesi al Manzanarre siciliano, dicono no alla devastazione di una terra di ineguagliabile bellezza, rovinata da finanziamenti statali negati, estrazioni petrolifere selvagge, sversamento di rifiuti tossici, fabbriche monstre, grazie a un ceto politico complice degli interessi finanziari di mafie e grande finanza del nord.

Il risveglio civile del Sud è sotto gli occhi di tutti, se n’accorge persino l’università britannica del Kent, mentre il terrore dei nostri potentati è rappresentato dal cosiddetto “revanscismo borbonico”. Strano che quando i leghisti lombardo-veneti e gli “intellettuali” veneziani più a la page, come l’ex sindaco e filosofo di barba Massimo Cacciari, inneggiano al passato “buongoverno” asburgico, nessuno gli ricorda che gli austriaci, sebbene più progressisti dei Savoia, erano ben più conservatori dei Borbone, ai quali imposero nel 1821 di abolire la costituzione democratica promulgata da re Ferdinando I. E strano anche che, mentre il Sud si ribella contro la devastazione ambientale e sociale, il nord, pur subendo le stesse piaghe, non si ribelli. Sarà forse perché il cittadino settentrionale, come sostiene qualcuno, è ben compensato economicamente, e a pancia sazia e portafoglio pieno non s’accorge dell’aria malsana che respira, a partire da quella emessa dalla impressionante corruzione politica che l’affligge?

Ora che il Sud si pensa da sé, senza affidarsi al pre-giudizio dell’intellettualità tardo crociana italiana, le cui analisi, stranamente quando si parla di Sud, da storico-sociologiche si fanno “antropologiche”, come avviene per tribù e popoli sconosciuti, la ribellione del Mezzogiorno viene bollata con marchi infamanti, come a suo tempo si faceva con quella dei briganti. Come ce ne dava contezza Antonio Gramsci, intellettuale anticrociano per eccellenza.

Non capiscono, o peggio non vogliono ammettere, che è in atto un risveglio civile, frutto dell’alto tasso di nuova scolarizzazione e di antica cultura dei meridionali che, reagendo all’alto tasso di disoccupazione e discriminazione sociale, si fa coscienza politica, attraverso il recupero dell’autostima, ridotta al lumicino da un secolo e mezzo di accuse infondate e di pregiudizi razziali, da parte del dominante potere economico-politico-culturale italiano. Coscienza politica che passa attraverso la consapevolezza della condizione semi coloniale cui è stata ridotta la loro terra dallo stato italiano.

C’è chi sostiene, a parziale ragione, che l’azione politica meridionalista vada preceduta da una lunga battaglia culturale che restituisca consapevolezza identitaria “duosiciliana” ai meridionali. Verità parziale perché, se così fosse, non si capirebbe perché la lega nord, sprovvista di identità storica, poiché la cosiddetta padania è un’invenzione, e sprovvista finanche di cultura, abbia riscosso velocemente tanto consenso nelle regioni del nord. La spiegazione è che hanno saputo unirsi rivendicando interessi economici, beceri, di pancia, egoisti e ingiustificati quanto si vuole, ma concreti, inventandosi un nemico immaginario quale il “terrone”. In questo sostenuti e finanziati dai gruppi industriali del nord che temevano la nascente concorrenza industriale del Sud.

La politica, è marxianamente economia politica, ciò che occorre alla formazione di un partito meridionalista è un chiaro progetto economico agitato da leader preparati e carismatici. Al momento invece, lo spirito del Sud, lacerato da divisioni interne, individualismi puerili, manie di protagonismo, visioni ancora immature, nonostante i molti tentativi, è ancora lontano dal farsi spirito politico organizzato. Quando questo, com’è prevedibile, accadrà e il Sud si darà un movimento politico forte, come reagirà lo Stato nordcentrico italiano? Accetterà le giuste rivendicazioni meridionaliste come fa da trent’anni con quelle ingiuste del nord leghista o passerà alla repressione feroce? Non lo sappiamo, ma è giusto che si capisca che il Sud non può andare più avanti così e che l’Italia senza Sud è condannata alla disfatta.

Commenti

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3 commenti

  • Giovanni Acciardo

    Concordo quasi su tutto forse bisognava porre l’accento sui veri nemici ‘interni’ del Mezzogiorno: il ceto politico gregario, la presenza radicata di una massoneria che ha inquinato fortemente il vivere civile..Un movimento politico autenticamente autonomo deve fare piazza pulita…per potersi sedere al tavolo di una trattativa e dire ‘il carico da 11 lo abbiamo noi…”!!!

  • sono d’accordo con lo spirito dell’articolo, meno con alcune affermazioni poco analitiche e che storicamente mi lasciano perplesso. sì, i movimenti del Sud dovrebbero unirsi, in principio. Ma se gli uni caccerebbero a pedate i migranti, e gli altri vorrebbero accoglierli; se gli uni sono contro l’Europa e gli altri a favore; se gli uni sono per una maggiore autonomia all’interno dell’ordinamento giuridico italiano e altri per la secessione… come si può mai pensare a un’unione in queste condizioni? sì, è vero che nei momenti di emergenza nazionale italiana si sono creati dei movimenti unitari anche in situazioni impensabili (per esempio durante la Seconda guerra mondiale), ma è successo perché le varie componenti dell’opposizione a un regime hanno convenuto che fosse il caso di farlo. da noi non sembra ci sia questo accordo

  • maria Perna Franchini

    d’accordissimo sull’inesistenza attuale di un partito forte, a causa delle divisioni “puerili” (bven detto). vorrei solo aggiungere che la forza della lega nord si giustifica con le idee razziste e velenose, che fanno leva sui bassi istinti della gente, soprattutto quella senza cultura alcuna. Insomma è più facile federare istigando l’odio che cercando di risvegliare le coscienze.

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