Author Archives: Andrea Melluso

Il solito vecchio vizio

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Il solito vecchio vizio. E’ una delle locuzioni che campeggia sulla prima pagina di un noto quotidiano “nazionale”.

Libero, il giornaletto diretto da Vittorio Feltri, titola a nove colonne usando la peggiore retorica neolombrosiana. Dispiace, nel 2017, leggere che qualcuno vive ancora di stereotipi gretti ed insulsi. Ma conosciamo il nostro pollo. Feltri è un poveraccio che campa di sovvenzioni statali, frustrato dall’insostenibile confronto con la nobile scuola giornalistica che lo ha preceduto, e che lui scimmiotta indebitamente da anni. Capiamo che vendere qualche copia in più, nello stato psicologico in cui si trova il buon Vittorio possa rappresentare un toccasana, e quindi paternamente comprendiamo.

Ma dato che la presente genialata ci costringe, nostro malgrado, ad occuparci di questa “scorreggia di pulce”, lasciateci fare qualche considerazione in merito. Vogliamo parlare anche noi del “solito vecchio vizio”. Ma di quale vizio vogliamo parlare?

Semplice. Parliamo del vizio tutto itaGliano di fare finta che certi fenomeni siano rintracciabili esclusivamente a determinate latitudini. Latitudini, beninteso, parecchio distanti da quelle della “capitale morale” dove ha – casualmente – sede il fogliaccio in questione. Parliamo naturalmente della Milano di Belsito, di Expo 2015, di Formigoni e del padrone di Vittorio Feltri, il non proprio limpidissimo ex-Cavalier Silvio Berlusconi.

Il vizio di alimentare pregiudizi ridicoli adottando semplificazioni talmente sgangherate da rasentare la dabbenaggine. Per rendersene conto basta leggere l’articoletto propinatoci e fare un po’ di fact checking. Si parla, infatti, di assenteismo come se Napoli fosse la capitale mondiale del dipendente vacanziero. Eppure l’Inps smentisce categoricamente questa fantasiosa distribuzione geografica. Per inciso, la realtà vede il Nord-Ovest in testa e comunque la Lombardia precedere la Campania. Si passa poi ai dipendenti pubblici. Ne avrebbe di più la Campania rispetto alla Lombardia. I poverini di Libero si dimenano come tonni nel tentativo di far sembrare Napoli un parcheggio per fancazzisti mantenuti a spese nostre. Eppure si dimenticano, nella loro attentissima analisi, di riportare i criteri del confronto. I paladini dell’efficienza meneghina prendono la percentuale di dipendenti pubblici rispetto al totale dei lavoratori e confrontano i valori delle due regioni. Queste volpi della statistica teleguidata ignorano (non sappiamo quanto volutamente) che limitarsi al brutale risultato aritmetico esclude – da quello che dovrebbe essere un ragionamento serio – la considerazione secondo la quale al meridione il lavoro privato scarseggia e che quindi la percentuale dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati è destinata ad essere più alta a Sud, dove c’è minore occupazione. Cornuti e mazziati, in pratica.

Ma di cosa ci stupiamo? Il vizio di stuprare la statistica per favorire il Nord è effettivamente vecchio. Si vedano i funambolismi escogitati in merito al federalismo fiscale di marca Leghista.

Così come è vecchio (anche se non vecchissimo) il vizio di scambiare le bobine da ciclostile per un grossi rotoloni di carta igienica sui quali sprecare inchiostro, mentre gente del calibro di Montanelli si rivolta nella tomba. E’ disgustoso rilevare come, grazie alla pochezza ed alla bassezza di Vittorio Feltri e della sua redazione, una polemica che origina in ambito calcistico (e della quale non ci degniamo neanche di curarci), sia riuscita a trasformarsi nell’ennesima porcheria all’italiana. Il disprezzo stupido e mai sopito – anche se dissimulato ad usi elettorali – nei confronti dei “fratelli d’italia di serie B” quali noi Meridionali siamo considerati è vivo e vegeto e lo dimostra questa squallida intemerata colma di inesattezze e dal taglio politico criminale.

MO! – Unione Mediterranea è già da anni titolare di una querela nei confronti del giornalino in questione. Pietro Senaldi, in un editoriale del 5 settembre del 2014, si era prodotto in una serie di scemenze che sono state ritenute, su segnalazione del nostro movimento, degne dell’attenzione degli inquirenti. Il procedimento è tuttora in corso.

Ebbene, abbiamo detto che comprendiamo ma – a tutela dei Nostri Interessi – pensiamo che sia ora di ripetere l’esperienza e di querelare nuovamente questo bugiardino da lassativi che qualcuno si ostina ancora a chiamare, indebitamente, “giornale”.

Massimo Mastruzzo
Portavoce nazionale di MO! – Unione Mediterranea

#NOTRIV – MO! – Unione Mediterranea alla Camera dei Deputati

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La proposta di legge per la reintroduzione del Piano Aree è ormai in fase di pieno decollo. Il coordinamento delle sigle coinvolte nello studio e nella promozione di tale disegno di legge ha indetto una conferenza stampa a palazzo Montecitorio, presso la Camera dei Deputati, per illustrarne i contenuti.

Il nostro segretario, Pierluigi Peperoni, relazionerà in rappresentanza di MO! – Unione Mediterranea. La nostra voce si fa sentire chiaramente nelle sedi preposte. MO! – Unione Mediterranea non cederà di un passo in merito alla difesa del territorio, sposando e proponendo con totale convinzione iniziative di questo tipo e portando le ragioni della nostra terra su tutti i campi di battaglia possibili.

La conferenza stampa si terrà alle ore 16.00 e vedrà anche l’intervento di Roberta Radich (Coordinamento Nazionale No Triv), Marica Di Pierri (A SUD), Enzo Di Salvatore (costituzionalista), Paolo Carsetti (Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica), Bengasi Battisti (Associazione “Comuni Virtuosi”), Maurizio Marcelli (Fiom-Cgil), Samuele Segoni (Alternativa Libera), Marco Baldassarre (Alternativa Libera), Pippo Civati (Possibile), Annalisa Corrado (Green Italia), Alfonso Pecoraro Scanio (Fondazione UniVerde), Nicola Stumpo (PD), Stefano Fassina (SI), Serena Pellegrino (SI), Gianni Melilla (SI), Rosa Rinaldi (PRC), Maurizio Acerbo (PRC).

La parola e le parole

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di Mariano Palumbo

Nella comunicazione l’uomo non si consuma, ma si manifesta. In tale realtà la sua umanità -cosa che va oltre, più su, la sua animalità- raggiunge e si “accorda” con le altre umanità…, perchè siamo una sola umanità. Abbiamo molti e diversi modi di sentire e percepire la realtà, ma le cose vere… -che sono sempre persone!- hanno, abbiamo, come un sol cuore, un sol cielo, una comune esigenza di vita e di vita bella, di vita ricca di relazioni, di amore.

Quando l’uomo dice il vero, il vero profondo di se stesso, arriva a toccare le corde intime dell’essere. E’ l’accordo dell’umanità, che come le corde (accordate) di uno strumento vibrano bene, in armonia. La verità dell’uomo vibra sempre nell’intimo di ogni uomo, perché l’accordo della memoria e della Storia ci ha resi edotti che se si dimentica l’uomo inevitabilmente si allargano i cimiteri!

Va accordato, oggi più che mai, in questo tempo di “tregua” la memoria e la Storia, la responsabilità e il futuro…, ecco che è urgente trattenere il nostro mondo dall’impazzimento delle coscienze e delle parole, dal perdere cioè il senno e il senso delle cose…, o meglio della persona.

Chi non ricorda il dramma del XX secolo? E in quel tempo ci sono state parole-programma che hanno condotto il mondo al disastro, alla distruzione. Le parole vanno vigilate, vanno tenute nel recinto degli uomini, non possono essere allevate come cani d combattimento…, perchè la parola uomo è l’unica che ha senso e deve avere futuro futuro radicale e assoluto!

Le parole spesso sono più che vocaboli e verbi, sono prospettiva, progetto, ma anche incubo, brivido, terrore… come quello vissuto da Anna Frank a 12 anni, nel 1941. Viveva “nel terrore di non sapere quello che da un momento all’altro ci sarebbe potuto accadere”. E accadde che le parole diverse da uomo, la raggiunsero lì dove viveva, nascosta per la paura delle parole diverse e disumana, senza cuore…, e la deportarono a morire.

Matteo Salvini in un discorso pubblico ha detto: «Ci vuole una pulizia di massa via per via, quartiere per quartiere, e con le maniere forti se occorre». Tutto ciò per prospettare ai suoi seguaci ordine e sicurezza…; ma già Pertini ci ammoniva: “Le dittature si presentano apparentemente più ordinate, nessun clamore si leva da esse. Ma è l’ordine delle galere e il silenzio dei cimiteri. (Sandro Pertini, Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979)

Le parole di Salvini vanno respinte e ricacciate nelle fogne della storia criminali di governi corrotti e massacratori. Quelle parole sono senza parola… uomo! Parole che fanno correre un brivido e un fremito… . Parole che devono provocare un sussulto morale, di coscienza, una ribellione!
“Irresponsabile e imbecille, parole di odio che spero non verranno ascoltate, gli italiani sono fortunatamente più intelligenti”, questa la definizione di un collaboratore di Emergency.

Le parole di Salvini sono l’orrore della storia riproposte in questo tempo di cambiamento d’epoca, dove -forse- il rischio che “la tregua” si rompa, che la memoria scordi (ex-cor), porti fuori dal cuore, quanto fu, quando accadde, e i peggiori orrori si ripresentino. Tutto ciò deve allertarci tutti, tutti! Nessuno si tiri indietro, nessuno addolcisca la parole: mai, mai più parole senza l’uomo, parole pazze, parole disumane e assassine del futuro, dell’uomo, unico vero futuro da coltivare. Senza parole, con l’unica parola da dire: questo uomo, questo devo salvare, ora, domani e sempre!

X-factor: Xylella vs Xylella

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di Crocifisso Aloisi

Nel 2014 Rodrigo Krugner (Università della California) ha pubblicato uno studio in cui ha affermato che negli ulivi analizzati  (che presentavano sintomi di disseccamento) era stata riscontrata la presenza del batterio in percentuali basse e che l’inoculazione della Xylella in piante di olivo sane, non ha portato a riscontrare rilevanti sintomi di disseccamento. Quindi concluse che la patogenicità xylella / ulivo, al momento, non è dimostrata ed è ancora da dimostrare scientificamente. L’esperimento si svolse utilizzando 198 piante e si concluse definitivamente in pochi mesi.

Qui da noi, in Salento, esperti espertissimi (alcuni finiti sotto indagine della Magistratura) dopo oltre quaranta mesi di ‘studio’ dopo inumerevoli test ed esami condotti su centinaia di migliaia di ulivi, ancora non hanno prodotto uno straccio di prova universalmente riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale (non dalla filiera di ‘scienziati’ amici o ricattati/ricattabili), che la causa dei disseccamenti sia imputabile alla presenza del batterio.
L’unico studio prodotto, quello di marzo 2016 per Efsa, non è stato ancora sottoposto al vaglio della peer review. Quindi per ora resta una specie di ‘perizia di parte’.
Ma sulla stampa locale il messaggio che è passato (e passa tuttora) è che il nesso causa/effetto sia stato dimostrato (per scoraggiare tutti circa l’inutilità dei tentativi di cura degli alberi sofferenti e spingere così verso una radicale trasformazione del paesaggio agricolo ?).
Intanto alcuni di questi esperti espertissimi, seppur ancora sotto inchiesta penale, ricevono e gestiscono milioni di euro pubblici per il loro ‘studio’.
Vi immaginate se, a proposito dei dati sugli  ultimi monitoraggi e della polemica sui 1.536 ulivi analizzati in zona dichiarata ‘infetta’ – cioè tutta la provincia di Lecce – avessero analizzato SOLO le piante sintomatiche con la speranza di avere più probabilità di riscontrare la presenza del batterio ?
E vi immaginate se da questo test avessero riscontrato che solo in 100 ulivi sono state trovate tracce di DNA (che vuol dire tanto o niente, perché sarebbe utile anche sapere se l’organismo riscontrato all’interno della pianta sia in vita oppure no) del batterio e che quindi le altre 1.426 piante hanno gravi sintomi di disseccamento per cause non imputabili alla presenza di xylella (che non c’è perché non l’hanno trovata) ?
Crollerebbe di colpo tutto il castello di affermazioni e contraddizioni sentite fino ad ora e rilanciate con titoloni a tutta pagina da alcuni ma importanti media locali.
Se l’UE venisse a sapere i veri numeri della presunta epidemia da xylella  (non i numeri dell’epidemia mediatica) , forse la smetterebbe con le decisioni di esecuzione prese dalla Commissione e smetterebbe anche di continuare a finanziare questa incredibile storiella.
E se invece di immaginare il dato dei 1.536 fosse veramente accaduto ciò ed ora hanno grandissime difficoltà a far conoscere i dati ? Nel suo studio Rodrigo Krugner concluse che, sebbene il 17% del campione di 198 ulivi con sintomi di disseccamento fosse risultato positivo, non era sufficiente dimostrato, per gli standard scientifici universalmente accettati, che xylella fosse causa di disseccamento dell’olivo. Se fosse andata come abbiamo immaginato con i 1.536 ulivi testati in Salento, saremmo intorno ad una percentuale del 6,5%. Fate un po’ di calcoli e tirate le somme. Senza accusare o sentirsi accusare di ‘gomblottismo’.

Unione Mediterranea sottoscrive l’appello del Coordinamento nazionale NO TRIV per il ripristino del piano delle aree

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L’abrogazione di uno strumento di salvaguardia così importante costituisce l’ennesimo scippo ai nostri danni. Abolito (senza praticamente aver mai visto la luce) dalla legge di stabilità 2016 del governo Renzi il Piano deve essere reintrodotto a tutela del patrimonio ambientale Italiano e – soprattutto – Meridionale.

MO! Unione Mediterranea crede fermamente nello sfruttamento sostenibile delle risorse del territorio, ma gli enti privati operanti nel settore obbediscono esclusivamente a logiche di mercato, spesso proponendo piani industriali che sacrificano la tutela ambientale in favore della massimizzazione del profitto.

I governi Italiani non si sono mai fatti troppi problemi a favorire questa inclinazione, specialmente quando si tratta dei territori “della colonia”. La Val D’Agri è un chiaro esempio di come vanno le cose nel “bel paese”.

Il Piano Aree è uno strumento fondamentale in difesa dei nostri territori; il giusto contrappeso alle sciagure dello Sblocca Italia; un’arma per obbligare lo stato italiano a fare – ogni tanto – gli interessi di tutti, e non solo della parte “più forte”.

E ci è stato sottratto!

 

Clicca qui per scaricare l’appello in formato PDF.

Benvenuti 5Stelle, ora però facciamo qualcosa per il Sud

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Una nota del segretario di MO! – Unione Mediterranea, Pierluigi Peperoni

Ha destato molto clamore il fatto che i consiglieri regionali 5stelle della Campania abbiano proposto un giorno della memoria dedicato alle vittime meridionali del 1860. Questo è un segnale di come anche il lavoro culturale di rivisitazione storica stia dando i propri frutti e di come certe idee inizino a risultare ampiamente condivise. Probabilmente ormai potremmo definirle mainstream.

Così mainstream che nell’arco di una settimana Tremonti ha parlato per 3 volte del Regno delle Due Sicilie. E se anche Tremonti – tra i principali responsabili delle politiche economiche antimeridionali degli anni 2000 – ha la faccia tosta di cavalcare il tema, allora dobbiamo iniziare seriamente a porci qualche domanda su quanto credito vogliamo dare a questi signori. Non posso fare a meno di ricordare, ad esempio, che gli stessi 5 stelle approvarono il decreto che sanciva il parametro zero per gli asili nido del sud, spostando fondi dai comuni del mezzogiorno a quelli del nord per 700 milioni di euro, privando così migliaia di mamme del sud della possibilità di usufruire di asili nido pubblici[1].

Ricordo anche le infelici battute sui meridionali fatte da Grillo.

In tempi più recenti ricordo che il 14 gennaio il Governo ha approvato le tabelle sui fabbisogni standard che collegano l’erogazione dei fondi per la manutenzione stradale al numero di occupati creando situazioni paradossali. Ad esempio Milano e Napoli hanno sostanzialmente lo stesso numero di veicoli circolanti, ma il parametro scelto legato all’occupazione fa segnare un +148% a favore della capitale lombarda.

Se i 5 stelle vogliono dimostrare che non si tratta di puro opportunismo, ma che sono interessati ad occuparsi realmente delle sorti del sud, potrebbero agire concretamente attivandosi – ad esempio – contro questo perverso meccanismo del finanziamento per la manutenzione stradale. In effetti questo parametro deve ancora essere sottoposto al vaglio della Commissione Bicamerale per il Federalismo Fiscale, commissione che li vede esprimere una folta rappresentanza (Arianna Spessotto, Enrico Cappelletti, Federico D’Incà, Riccardo Fraccaro). Loro hanno la concreta possibilità di dimostrarsi sinceramente interessati a migliorare le condizioni socioeconomiche del mezzogiorno.

La domanda è: lo faranno? Oppure resterà il solito, ennesimo tentativo di colonizzazione politica di noi meridionali?


[1] fonte: il Mattino

MO! – Unione Mediterranea incontra la V Municipalità

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Mimmo Cerullo, consigliere eletto nella V Municipalità (Vomero – Arenella) incontra i cittadini, aprendo a tutti uno spazio di ascolto e di confronto.

Lo sportello d’ascolto, che si terrà venerdì 24 febbraio alle ore 18.00, ha l’obiettivo di approfondire il legame che MO! Unione Mediterranea intende instaurare con i cittadini. Il nostro Mimmo metterà a disposizione la sua passione e la sua competenza, e si farà portavoce delle esigenze che emergeranno anche in questa occasione.

L’invito è rivolto a tutti i cittadini che vogliono un filo diretto con l’amministrazione municipale per avere chiarimenti, proporre progetti e segnalare criticità sul territorio.
MO! Unione Mediterranea ringrazia Mimmo, per essere espressione diretta dei valori di solidarietà e impegno, ed invita tutti i cittadini a intervenire attivamente per costruire insieme il futuro della città.

L’incontro si terrà presso lo studio Porreca, in via Ugo Niutta 33

 

MO! hai voce in capitolo anche tu!

 

Per maggiori informazioni clicca qui

Hic sunt Leones. Le infrastrutture al Sud: storie di ordinario malgoverno

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Che il meridione fosse rimasto abbandonato a sé stesso da ormai più di qualche decennio (circa 16), è una cosa che forse poteva sembrare chiara solo ad alcuni. Ma negli ultimi anni non lo nota solo chi non vuole.

Possiamo parlare di infrastrutture, ad esempio. Dopo ogni ondata di maltempo interi territori rimangono isolati e abbandonati al loro destino. Il comprensorio montano delle Serre Vibonesi, in Calabria, in cui si sta anche registrando un veloce ed inesorabile spopolamento, sta urlando disperazione per la situazione in cui versano le sue strade provinciali e statali. Esse rappresentano l’unico modo per raggiungere vie di comunicazione più importanti, dislocate lungo le coste jonica e tirrenica: la famosa A3 Salerno – Reggio Calabria, la SS106 Taranto – Reggio Calabria, le ferrovie e l’aeroporto di Lamezia.

Non solo, la comunicazione tra i vari centri montani risulta a volte quasi impossibile, con automobilisti costretti ad allungare il loro tragitto a causa di continue frane e smottamenti che, attivi dal punto di vista geologico, aspettano solo il momento giusto per raggiungere valle e rimanere lì come una spada di Damocle sulla testa dello sfortunato ed ignaro automobilista. Sindaci e cittadini si stanno mobilitando per suggerire di far passare la manutenzione della rete viaria dalla provincia, in dichiarato stato di dissesto economico, direttamente all’ANAS.

La famosa Trasversale delle Serre (SS713 Soverato – A3, Svincolo Serre), il cui scopo sarebbe quello di collegare Jonio e Tirreno passando per questa zona, è un progetto di oltre 50 anni fa, realizzato solo per qualche chilometro e usato ad ogni campagna elettorale per raccogliere consensi. É diventata una barzelletta. Da qualche anno a questa parte, grazie all’impegno di un comitato spontaneo (Comitato Trasversale delle Serre – 50 anni di sviluppo negato), qualcosa sembra muoversi. Lo stato, incalzato dai cittadini, sembra anche stia dando qualche risposta. Non è comunque abbastanza.

Non che le “maggiori vie di comunicazione” versino in migliori condizioni. Non sono più adatte agli attuali livelli di traffico e non risultano nemmeno degne del loro nome. La SS106, che potremmo definire la seconda autostrada calabrese, si trasforma in fiumara quando un evento temporalesco colpisce il litorale jonico. Il tutto documentato da foto e video postati su facebook da automobilisti che percorrendola vogliono indurre altri a prestare attenzione.

La promessa di una nuova e più funzionale – oltre che sicura – SS106, rimane tale. Anche in questo caso, come per la SS713, solo qualche tratto è stato realizzato. Ma la 106, più che una strada sembra un vero e proprio bollettino di guerra: “Sulla S.S. 106, in Calabria, dal 1996 ad oggi, abbiamo avuto oltre 9.000 sinistri e oltre 24.000 feriti; mentre le vittime sono oltre 700. Nel solo anno 2016 abbiamo avuto 32 vittime“.

I dati sono forniti dall’associazione “Basta vittime sulla 106” e sono contenuti in una petizione[1] inviata al Presidente della Repubblica.

Le firme raccolte, secondo un comunicato stampa dell’Associazione, hanno superato le ventimila e sono provenienti oltre che dalle varie province calabresi, anche da altre regioni d’Italia e perfino dall’estero (per sottoscriverla).

Altro evento degno di nota, sempre sulla SS106, è il cedimento del ponte sull’Allaro che il 23 gennaio ha diviso in due la Locride.

Ma la Calabria non è l’unica regione meridionale ad essere stata abbandonata. Dalla Puglia, il 6 febbraio, è partita una petizione, sottoscritta da oltre 3500 persone, per mettere in sicurezza la SS16 Foggia – San Severo, e diretta anch’essa al Presidente della Repubblica. Anche qui si parla di centinaia di vittime e condizioni indegne per una arteria principale come una strada statale.

Si potrebbe continuare a parlare del tema per molto: Matera – meta turistica oltre che capitale della cultura 2019 -, isolata dal resto d’Italia; Sicilia divisa in due a causa di autostrade in pessime condizioni; investimenti sulle ferrovie in Lombardia pari alla somma di tutti quelli fatti nell’intero meridione; chiusura aeroporto di Reggio Calabria e cancellazione della tratta Lamezia Terme – Roma Fiumicino senza che nessuno (a livello politico intendo) si opponesse a questa scelta della compagnia Ryanair.

E per finire, per comprendere a fondo la gravità della situazione, il 2017 è l’anno in cui la Calabria è stata definita come una tra le principali mete per le vacanze estive dal New York Times. Se qualcuno lo sa, ci indichi per favore come l’attuale situazione infrastrutturale in Calabria (ed al Meridione, in genere) potrebbe favorire questi ipotetici turisti.

Insomma, il Sud non ce la fa più. Si moltiplicano comitati e associazioni per rivendicare i diritti basilari che dovrebbero essere offerti a tutti i cittadini in egual misura. E forse per intercettare truffaldinamente questo malcontento che molti insospettabili smemorati cominciano a ricordarsi la Storia (vedi Tremonti, che paragona il comportamento della Germania a quello dei piemontesi riguardo al tema dell’Europa a due velocità).

Ma questa volta non ci faremo imbambolare da qualche specchietto per le allodole.

MO basta! Una nuova generazione di Meridionali sta raccogliendo il testimone, ed è una generazione incazzata. Una generazione allo stremo che intende fare tesoro delle tribolazioni di chi la ha preceduta, ma più consapevole dei propri mezzi. Chi dovrebbe programmare la crescita infrastrutturale del Meridione si è sempre adagiato sulla locuzione “Hic Sunt Leones” con cui i Romani indicavano le aree che non li interessavano, oltre il Limes.

Eppure, al contrario dei Romani, questi signori sono in grado di interessarsi a noi, saltuariamente: miracoli delle campagne elettorali. Ebbene, che vengano! Stavolta, i Leoni, li troveranno sul serio!

 


[1]Ecco il testo della petizione

Il signor Gennaro ci chiede della “formula Calderoli”

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SIGNOR GENNARO : Signor MO, mi ha riferito un amico che voi andate dicendo che con la “formula Calderoli” i fondi per la sanità vengono ripartiti in modo da tagliare le risorse dove ci si ammala di più. Io non ci posso credere, questa volta l’avete detta grossa!

SIGNOR MO: Caro Gennaro, non mi sono inventato nulla, questa formula magica esiste già dal 2012.

SIGNOR GENNARO: Ecco, come posso credervi se vi mettete a parlare di magia?

SIGNOR MO: E come potrei definire una cosa che esiste ma non si vede? Tranquillo, non è magia ma solo un trucco.

SIGNOR GENNARO: E quindi mi volete far credere che il Governo abbia approvato una cosa tanto brutta?

SIGNOR MO: Adesso mi spiego. Questa “formula Calderoli” si basa sul principio generico secondo cui persone di età diverse abbiano bisogno di cure più o meno costose.

SIGNOR GENNARO: Ma è giusto, se a mio figlio viene l’influenza mi basta portarlo dal medico di base, mentre mia madre ottantenne ha più probabilità di ammalarsi gravemente o di aver bisogno di cure speciali.

SIGNOR MO: Certo che è giusto, ma questo non può essere l’unico criterio. Pensaci bene, è più probabile che tu abbia bisogno di una sala parto o sarebbe tua moglie ad averne bisogno?

SIGNOR GENNARO: Mia moglie ovviamente. Quindi mi state dicendo che l’unica cosa presa in considerazione per la ripartizione dei fondi è l’età? E basta?

SIGNOR MO: Esatto Gennaro! Questa però è una cosa grave e bisogna capirla bene. Secondo questa formula avranno più soldi le Regioni dove ci sono più anziani, cioè dove si vive più a lungo, quindi è vero anche il contrario: dove c’è la possibilità di ammalarsi o morire prima verranno dati meno soldi. La formula non vuole che vengano presi in considerazione altri parametri: non parla di prevenzione, non guarda alle condizioni sociali e ambientali del territorio.

SIGNOR GENNARO: Tutto sommato è giusto, se questa formula viene messa in pratica in tutto il paese, no?

SIGNOR MO: Certo che no! C’è più probabilità che abbiano una patologia grave i ragazzi della terra dei fuochi o quelli che passeggiano ogni giorno per la Valtellina?

SIGNOR GENNARO: I ragazzi della terra dei fuochi. Ho letto che la Campania ha la speranza di vita più bassa di tutte le Regioni.

SIGNOR MO: Visto? Però gli ospedali lì non riceveranno più soldi proprio perché non non c’è un maggior numero di anziani. E’ così che le zone più rischiose per la salute prenderanno meno fondi, proprio perché si muore prima!

SIGNOR GENNARO:  Ma è terribile! Quindi lo Stato non prevede fondi particolari di prevenzione e monitoraggio per i cittadini più a rischio? Non posso credere che qualcuno possa aver approvato questa follia.

SIGNOR MO: Mi dispiace Gennaro ma è proprio così. L’idea di questa formula diabolica venne a Calderoli nel 2011 e doveva entrare in vigore a partire dal 2013, però le Regioni del Sud capirono l’inghippo e chiesero di revisionare i criteri sui fabbisogni regionali così, in attesa di un vero accordo, i fondi furono aumentati con dei bonus. A dicembre 2014 il Governo decise di cambiare rotta e scrisse nella legge di Stabilità per il 2015 che sarebbe stato utilizzato un vecchio criterio, indicato nella legge 662 del 1996, mai attuato.

SIGNOR GENNARO: Ah quindi alla fine non hanno approvato la formula Calderoli!

SIGNOR MO: Sì che l’hanno approvata, ora ti spiego il trucco: nella legge di Stabilità per il 2015, al comma 601, è scritto che il nuovo criterio sarebbe stato cambiato esclusivamente se si fosse raggiunta, entro il 30 aprile 2015, l’intesa prevista per il decreto. Ovviamente nessun rappresentante delle regioni si mosse entro quella data, dando il proprio tacito consenso alla formula Calderoli, che oggi regola la ripartizione dei 113 miliardi del fondo sanitario per il 2016. Pensa che con questo sistema sono spariti 400mila cittadini campani.

SIGNOR GENNARO: Ancora mi parlate di magia?

SIGNOR MO: Niente magia, è di nuovo un trucco! Secondo la formula un cittadino deve essere conteggiato dallo stato non come 1, ma il suo “valore” nei costi sanitari dipende dalla fascia d’età a cui appartiene. Un cittadino che ha più di 75 anni vale ben 2,844 mentre i cittadini sotto i 65 anni valgono anche meno di uno! Per esempio i bambini tra i 5 e i 14 anni valgono 0,234.

SIGNOR GENNARO: Ma signor Mo, io non sono buono con i numeri!

SIGNOR MO: E’ semplice. Immagina due gruppi di dieci persone. Nel primo gruppo tutti hanno una caramella, tranne due persone che ne hanno sei anziché una. Quante caramelle ci sono?

SIGNOR GENNARO: Venti!

SIGNOR MO: Bravo, ora immagina che nel secondo gruppo ci sia solo una persona con sei caramelle, quante caramelle ci sono?

SIGNOR GENNARO: Quindici! Ho capito, non cambia il numero di persone ma il numero di caramelle… e più caramelle ci sono più lo Stato finanzierà il gruppo.

SIGNOR MO: Diciamo di sì, e pensa che con questo sistema in Piemonte, la Regione con più anziani, sono stati conteggiati circa 371mila cittadini in più di quelli reali!

SIGNOR GENNARO: Vabbuò, ho capito, noi al Sud paghiamo senza ricevere mai nulla in cambio… bisogna dire basta! Adesso lo dirò a tutti i miei amici

Giovani? E allora non resta che andare

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di Lino Patruno dalla pagina Terroni di Pino Aprile

I giovani, i giovani. Se diventassero posti di lavoro tutte le parole colate su di loro, il problema sarebbe bell’e risolto. Ne hanno parlato anche il presidente Mattarella e il papa a fine anno, ma loro possono solo indignarsi e incitare. La verità è che la valanga di parole profuse è indirettamente proporzionale al lavoro creato. Così non c’è giovane che sotto l’albero di Natale non avrebbe voluto trovare un biglietto per andarsene. Andarsene dove? Non lo so, ma dobbiamo andare: seguendo il famoso motto dello scrittore maledetto Jack Kerouac.

Ma sappiamo che quelli del Sud se ne vanno al Nord, quelli del Nord se ne vanno all’estero. Per dirla col ministro Poletti, si tolgono dai piedi. Non potendo mai incontrarsi e diventare forza politica, visto che non hanno né sindacati né partiti. Invisibili. Così loro possono reagire solo votando in massa “no” all’ultimo referendum. Perché in questo Paese di vecchi per vecchi, più che come emergenza nazionale sono trattati con rassegnazione secolare. Allora più si sostiene di occuparsene, più lo perdono questo lavoro: nell’ultimo trimestre del 2016 ben 55 mila posti in meno.

Marx criticava l’alienazione del lavoro prodotta dal capitalismo. Negli anni della contestazione giovanile fu il lavoro punto e basta a essere sospettato come forma di sfruttamento. In questa nostra lunga crisi, lo sfruttamento è tanto la norma da diventare addirittura l’unica possibilità. Quindi non è più il lavoro ma la sua mancanza a generare mostri. Quelli di una generazione perduta. Schiacciata in tutto il mondo dall’automazione che affida al computer funzioni prima umane: dal bonifico alla prenotazione della vacanza. Scacciata dall’ingresso di nuovi produttori come Cina e India che tolgono spazio agli altri. Dal dominio di un’economia che non crea più prodotti ma finanza col miraggio di fare soldi solo coi soldi.

Il risultato è una diseguaglianza planetaria che colpisce soprattutto chi ha meno di 35 anni. Ai quali si dice: vedete che nulla è più come prima, ora dovete avere sempre più intraprendenza e diventare imprenditori di voi stessi. Intraprenditori. E dovete avere flessibilità, passare da un contratto all’altro e da un impiego all’altro con la stessa velocità di una piroetta sul ghiaccio. Ma se uno decide di non voler fare da grande il posto fisso come Checco Zalone, tutto trova tranne porte girevoli come un albergo.
Tanti ragazzi delle “start up” (le inventive nuove piccole aziende) hanno raccontato del loro contatto con le banche: generalmente pacca sulla spalla e non fateci perdere tempo. L’impatto con la burocrazia è una Via Crucis nella quale sai quando entri ma non sai quando (e come) esci. Il mondo delle imprese considera l’innovazione più rischiosa di una strada buia di periferia, continua a guardare il merito come più pericoloso di obbligazioni subordinate, ritiene che il figlio dell’amico ancorché mediocre sia sempre meglio di uno bravo ma figlio di nessuno. I sindacati hanno più attenzione per i pensionati non meno maltrattati ma più facilmente rappresentabili.

Ancòra. Il governo dà 500 euro ai diciottenni i quali si comprano libri che vanno a rivendere perché tutti gli scherzi bisogna fare agli italiani tranne che farli lèggere. Felicemente ignoranti. I voucher presentati come trovata infallibile contro il lavoro nero hanno ottenuto l’esatto effetto opposto (se si guardano i dati della Puglia ti chiedi davvero se i datori di lavoro siano più impossibilitati o furbi). Il programma europeo Garanzia Giovani ha garantito solo lavoro e luoghi che nessuno vuole. Il tirocinio col quale una volta il maestro di bottega insegnava all’allievo è in Italia da record ma con la differenza che da noi è diventato soprattutto sistema rapido non per trasmettere il lavoro ma per ridurne il costo. Le cosiddette politiche attive del lavoro sono più disattive di un calciatore fuori rosa. L’alternanza scuola-lavoro è solo ai primi passi: ma invece che mezzo per evitare studenti che sanno tutto (o quasi) ma non sanno fare niente, è spesso considerata una seccatura che fa perdere tempo e intralcia i programmi.

Fatte le somme, ecco una generazione in sala d’attesa. Con la generazione dei padri che ha fallito per egoismo e per impotenza. Dovrebbe funzionare tutto ciò che abbiamo visto non funzionare. Si dovrebbe riprendere a crescere. Cosicché i nostri figli non ci guardano neanche più. Partono. Quasi sempre più leggèri verso la vita di quanto non sia la preoccupazione retorica degli anziani. Ma servirebbero al futuro di un’Italia che ha deluso proprio quelli di cui più aveva bisogno.
(P.S. Ci si rende conto di cosa significhi partire solo ora che a farlo sono anche i ragazzi del Nord. Ma dal Sud si parte da sempre. Ancora una volta si rischia che una Questione Settentrionale prevalga su una Questione Meridionale troppo vecchia per fare notizia).

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