Monthly Archives: Novembre 2017

Quando i dati parlano di disomogeneità nazionale

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L’enorme disparità fra nord e sud alla luce delle analisi statistiche ed economiche.

di Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale di MO Unione Mediterranea

Il Mezzogiorno ha un tasso di disoccupazione giovanile al 42,4%, e nonostante l’occupazione sia cresciuta di 101 mila unità, +1,7% (fonte il Sole24ore), persiste la forte disomogeneità territoriale, essendo nel Mezzogiorno il tasso d’occupazione ancora lontano oltre 20 punti dalla media europea alla quale, invece, sono vicine le regioni del Centro – Nord (47% nelle regioni meridionali, 69% Centro-Nord).

Lo Stato, conscio della sua «assenza», rispetto ad una parte della nazione, prova a mettere delle pezze usando il solito metodo degli interventi straordinari o particolari, quando la normalità prevederebbe uno sviluppo il più possibile equo lungo tutto il territorio nazionale.
Tra gli ultimi provvedimenti dedicati ai giovani del Mezzogiorno, che ringraziano per la pietosa attenzione, troviamo :
«Resto al Sud» e «Banca delle Terre incolte»
Il tentativo di dare un colpo di defibrillatore, con uno medico specializzato e dedicato come il ministro per la Coesione territoriale e per il Mezzogiorno, Claudio de Vincenti, ad un paziente in agonia .
Pur non comprendendo la necessità di dover operare con metodi straordinari, quando altrove lo si fa con quelli ordinari, come d’altronde indica (indicherebbe) l’articolo 3 della Costituzione, vediamo cosa prevedono questi due ultimi interventi:

Resto al Sud
Per “Resto al Sud” il governo ha stanziato 1,250 miliardi di euro e ne ha affidato la gestione a Invitalia.

Il programma prevede un prestito fino a 50.000 euro per ciascun giovane imprenditore, si possono mettere insieme fino a 4 giovani e quindi ottenere fino a 200.000 euro. Una parte del sostegno, pari al 35% del costo (totalmente finanziabile) consiste in un contributo a fondo perduto, la rimanente parte pari al 65% consiste in un finanziamento bancario sul quale Invitalia corrisponderà gli interessi. Ovvero un giovane a cui vengono assegnati 50.000 euro, ne riceve 15.000 a fondo perduto e 35.000 che restituirà
in otto anni a partire dal terzo anno.

Il pagamento degli interessi sarà garantito da Invitalia attraverso la Banca del Mezzogiorno. Non sono finanziabili spese di progettazione e consulenza. Il giovane, che non abbia compiuto 36 anni al 30 giugno, data di avvio della misura, inoltrerà la domanda sulla piattaforma digitale di Invitalia con la promessa di ricevere una risposta nei 60 giorni successivi dal ricevimento della proposta.

La Banca delle terre incolte
L’obiettivo è promuovere la valorizzazione e la riqualificazione dei beni non utilizzati nelle regioni del Mezzogiorno. Su queste terre potranno avere sede imprese agricole giovanili che vogliano avviare produzioni di qualità.

I terreni abbandonati (e per tali si intendono quelli sui quali non si stata esercitata l’attività agricola negli ultimi dieci anni) se di proprietà pubblica verranno affidati direttamente ai giovani, se di proprietà privata verranno presi in fitto.

La premessa di questi provvedimenti, ennesime misure straordinarie per un territorio, il Mezzogiorno, che si accontenterebbe volentieri di provvedimenti ordinari, ma tant’è che il Sud Italia non ha una condizione “ordinaria”, non sono di per sé negative, ma se rimangono come contorno di un piatto vuoto non potranno sfamare un territorio che è a digiuno da oltre un secolo e mezzo.

Nel terzo millennio le voci costi e guadagni sono proporzionali al tempo impiegato dal trasporto tra la domanda e l’offerta dei prodotti, è necessario per questo che le zone di produzione siano collegate ad una rete autostradale e soprattutto ferroviaria che permettano alle merci di essere trasportate con il minor dispendio di tempo ed energie e tutela dell’ambiente.

Ciò rende più appetibile investire in un territorio piuttosto che in un altro, la fortunata di un territorio che produce e vuole che i suoi prodotti arrivino oltre il mercato del paese, è dato dalla presenza di queste fondamentali infrastrutture.

Purtroppo, al momento, uno sconosciuto numero di non meglio identificate pietre probabilmente originarie del periodo post unitario, ha dissuaso lo Stato dal fare gli “ordinari” investimenti nel Sud e, sempre per il momento, andare oltre il mercatino del paese, risulta un tantino complicato da fare.
Il Ministro “dedicato” al Mezzogiorno, Claudio de Vincenti, avrà presente le difficoltà logistiche che deve affrontare un giovane calabrese che, ad esempio, decida di investire nella zona della costa ionica della Calabria?

 

Comunicato Petizione Terra Nostra

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In occasione delle elezioni europee di Maggio 2014, abbiamo presentato la lista civica di scopo Terra Nostra, con l’obiettivo di inoltrare una petizione al Parlamento europeo per l’istituzione di una commissione straordinaria d’inchiesta, che avesse il compito di monitorare e realizzare verifiche ed analisi sul territorio dell’Italia meridionale e della Sicilia.

Autofinanziandoci ed autorganizzandoci, grazie al contributo e alla volontà di quanti hanno creduto nel nostro progetto, abbiamo raccolto 10.500 firme: 10.500 nomi e cognomi veri, che hanno scelto di impegnarsi in prima persona per denunciare la disparità di trattamento riservata al Mezzogiorno da parte delle istituzioni in materia di ambiente, salute, lavoro, istruzione e tutela dei consumatori.

Il giorno 25 giugno 2015 una delegazione di Unione Mediterranea ha presentato alla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea la suddetta petizione, corredata delle firme che la Lista Civica di Scopo “Terra Nostra” aveva raccolto nella circoscrizione Italia meridionale, ai sensi dell’articolo 44 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Con la petizione anche un dossier di 70 pagine, in cui si denunciavano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori) della medesima Carta.

La petizione è stata solo un primo passo di una lunga serie di azioni concrete, ed oggi abbiamo un primo risultato che vogliamo condividere con chi ha creduto e lottato insieme a Unione Mediterranea.

COMUNICATO UFFICIALE
Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione n. 0748/2015 presentata il 25 giugno 2015 a Bruxelles da una delegazione di Unione Mediterranea in rappresentanza della lista “Terra Nostra”, che in occasione delle elezioni europee del 25 maggio 2014 aveva raccolto circa 10.500 firme nelle regioni della circoscrizione Italia Meridionale, presentate a corredo della petizione stessa. La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”.

Anche se l’accoglimento delle richieste dipende ora dal Presidente del Parlamento Europeo, che dovrebbe porle all’attenzione dell’agenda dei lavori del Parlamento stesso, quanto ottenuto dalla Commissione Petizioni costituisce comunque un fatto di rilevanza storica per il Sud Italia, senza precedenti, in quanto rappresenta un riconoscimento ufficiale di come lo Stato Italiano tratta le regioni meridionali.

Nella petizione si denunciano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori), proponendo al Parlamento Europeo l’istituzione di una Commissione speciale della durata di anni tre denominata “Dignità, vita, lavoro, sicurezza, salute, ambiente e protezione dei consumatori in tutti i territori dell’Unione europea”. In particolare la Commissione dovrebbe avere il compito di:
– analizzare e valutare nell’intera area dell’Unione europea, a partire dall’Italia meridionale e dalla Sicilia, l’entità del fenomeno dell’avvelenamento dei territori da interramento dei rifiuti, affondamento di navi e altre forme di devastazione ambientale, con particolare attenzione alla qualità delle acque, dei cibi, dell’aria;
– valutare proposte per circoscrivere le aree contaminate e procedere alle bonifiche; promuovere una certificazione dei prodotti nell’interesse primario della salute dei consumatori e della tutela delle attività imprenditoriali;
– verificare il corretto utilizzo dei fondi pubblici e in particolare dei finanziamenti dell’Unione Europea;
– proporre misure adeguate che consentano all’Unione di prevenire e contrastare tali minacce, a livello internazionale, europeo e nazionale.

Nella petizione si mette in evidenza come “il popolo dell’Italia del sud vive da 154 anni una situazione di colonia interna che ha origine dall’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna nel 1861”, descrivendo brevemente i passaggi storici di tale colonizzazione, avvenuta anche con l’uso indiscriminato delle armi da parte dell’esercito Sabaudo.

È poi riportata una serie di dati dettagliati e tabelle (tra cui un estratto del drammatico rapporto SVIMEZ 2014) che arriva fino ad oggi, relativa alla situazione economica ed infrastrutturale del Sud Italia, in cui si dimostra la disparità di trattamento tra il Meridione ed il resto della penisola. Un ampio capitolo è dedicato all’inquinamento dei territori meridionali ad opera di aziende settentrionali ed europee senza scrupoli, con le ormai acclarate complicità di organi dello Stato, ed alle trivellazioni indiscriminate autorizzate dai vari governi italiani, che stanno distruggendo la possibilità di vivere in alcune zone del Paese come la Val D’Agri, e che in un futuro non lontano potrebbero minacciare la balneabilità delle nostre coste. La petizione, consistente in 71 cartelle, si conclude con altre richieste, oltre a quella di istituire una Commissione speciale: istituire una giornata alla memoria che possa restituire la dignità ad una parte della popolazione italiana che ha fortemente contribuito, obtorto collo, all’unificazione nazionale; ripartire i mezzi finanziari statali ed europei in maniera commisurata alla percentuale rappresentata dalla popolazione del Sud d’Italia rispetto alla totalità della popolazione italiana, cosa che oggi, con vari trucchi creati ad arte dai governi italiani e descritti nella petizione, non viene fatta; richiesta di un’audizione dei redattori della petizione di fronte al Parlamento Europeo per presentare in dettaglio la situazione dei nostri territori. Abbiamo cercato negli ultimi mesi di ottenere quanto richiesto, sollecitando in tal senso l’attuale Presidente Antonio Tajani, ma solo l’azione congiunta degli eurodeputati meridionali potrebbe portare ad ottenere qualche risultato pratico. Dubitiamo che questo possa accadere considerato il comportamento dei nostri rappresentanti politici, sia a Bruxelles che a Roma, propensi più agli interessi personali e di partito che a quelli generali delle popolazioni meridionali. Ma continueremo la nostra lotta per rendere giustizia a quanti hanno dovuto lasciare la propria terra e per evitare che i nostri giovani continuino a farlo.
Un ringraziamento particolare va a tutti quelli che hanno firmato e redatto la petizione.

Comitato Coordinamento Nazionale
MO Unione Mediterranea

Clicca qui per scaricare l’intera petizione in formato PDF

Dimissioni del segretario Pierluigi Peperoni

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Il segretario di MO Unione Mediterranea Pierluigi Peperoni ha comunicato le sue dimissioni: “Problemi di carattere personale che non consentono più di dedicare tutte le dovute forze ed energie al movimento stesso.”
Peperoni ha ringraziato tutti per la collaborazione.

Siamo noi a ringraziare Pierluigi per il lavoro intenso svolto in questo anno e per l’impulso dato al movimento in vista dei prossimi impegni.

L’attività di Unione Mediterranea per il riscatto della nostra terra non subirà battute d’arresto e decisioni in merito alla sostituzione pro tempore sono state già prese dal coordinamento nazionale.

Il Presidente di MO Unione Mediterranea, Francesco Tassone, è stato scelto come figura di garanzia, esperienza e saggezza per traghettare il movimento fino al prossimo congresso.

Lettera agli elettori del sud

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di Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale di MO Unione Mediterranea

Questa volta non risponderò alle provocazioni del quotidiano Libero, questa volta ne prenderò spunto per scrivere una lettera agli elettori del sud che votano i partiti nazionali.
Vedete, cari elettori del Sud, questa prima pagina di Libero, pur nella sua solita ed evidente stupida provocazione, nasconde nemmeno tanto velatamente, il reale pensiero del pregiudizio nazionale avallato dai partiti nazionali… tutti.
In questo caso specifico, essendo Libero un quotidiano che “tende” a destra, rappresenta il pensiero della destra nazionale: il trio BE.SA.ME (Berlusconi-Salvini-Meloni) che si candida a salvare il Sud. Ancora ? Ma quante cavolo di volte dobbiamo sorbirci questi salvatori che giungono a noi da terre lontane.

Ma proviamo, cari elettori del Sud, a fare un ragionamento: vi sembra normale che in una nazione unita, con una Costituzione che
All’articolo 3 recita:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Si senta la necessità di nominare un Ministro per il Mezzogiorno?
Non sarà che, come il ricco che lascia la questua al povero, si senta il bisogno di farlo con quella parte di territorio che NON ha pari dignità sociale e, come ci spiega Marco Esposito che ha già dato una risposta tecnica all’articolo di Libero:” la “rapina” di cui ci saremmo macchiati noi meridionali?” Non è altro ” Che dal 2018 gli stanziamenti dei ministeri dovranno seguire la regola di 66% al Centronord e di 34% al Sud. Perché queste percentuali? Semplice: gli abitanti risiedono per il 66% al Centronord e per il 34% al Sud.

Ma per Feltri, per i suoi lettori e anche per tanti politici del Nord e del Sud che sono leghisti senza ammetterlo, è orripilante che i meridionali siano trattati in modo uguale.

La regola, che scatta il primo gennaio 2018, non vale per gli investimenti delle Ferrovie, delle Poste, delle aziende pubbliche e per quelli degli enti locali.

E’ solo un parziale riequilibrio, insomma. Ma per chi è abituato a prendere la torta tutta per sé appare già una rapina.”

E quando (quando?) si comprenderà che bisogna annullare la disomogeneità nazionale, unica in Europa, per quanto riguarda le infrastrutture non comprese in questa regola che scatterà nel 2018, pensiamo solo alla rete ferroviaria, di cosa ci accuseranno?

Eppure per l’alta velocità, fatta nel nord, hanno preso volentieri anche i contributi dei contribuenti del Sud.

La cosa strana è che ci accusano da sempre (dove sempre vuol dire da dopo l’unità d’Italia) di rubare, ma nonostante siano stati depredati in tutti questi anni si sono comunque arricchiti, loro non certo noi. Quando la strana fantasia supera la concreta realtà succede che:

  • Il sud ruba ed altrove fanno il Mose
  • Il sud spreca e da un’altra parte fanno l’Expo
  • Il sud sperpera ed in altri luoghi fanno la TAV

Sarà forse che siamo dei ladroni incalliti ma non abbiamo voglia lavorare? Così almeno si dice a certe latitudini padane.

Come spiegare in questo caso che su 10 milioni di abitanti presenti in Lombardia, circa la metà sono del sud? Stai a vedere che si sono volontariamente trasferite per godere del salubre clima padano, non certo per lavorare contribuendo a creare quel surplus di reddito che Maroni e Zaia oggi rivendicano di voler trattenere.
Miei cari elettori del Sud dei partiti nazionali, vi potrei anche annoiare dicendovi che anche voi contribuite a quella ricchezza del nord che poi vi volete rubare, osservate per un giorno tutte le vostre spese, dal supermercato, all’abbigliamento, dalle bollette, all’automobile, osservate tutti questi prodotti e guardate dove inviate i vostri soldi, quelli che poi vi ruberete.

Miei cari elettori meridionali, dati Svimez ci ricordano che il sud sta demograficamente morendo e questi continuano con la solita solfa del sud che ruba.
Lasciate perdere i partiti nazionali, non ci daranno mai il dovuto, ne il tolto 156 anni fa.
Bisogna far emergere realtà meridionaliste come Unione Mediterranea, che puntino esclusivamente al riscatto del nostro territorio.

Parola d’ordine: non conta che siano unitari gli strumenti, basta che lo siano gli obiettivi!

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Cinque anni fa, a Napoli, si è ritrovato il Sud che non si arrende. Le parole d’ordine che furono pronunciate allora – e che sono ancora valide, naturalmente – auspicavano la costituzione di un soggetto unitario, dalla voce forte e chiara che proponesse le istanze politiche del “Mezzogiorno”.

Si è compreso fin da subito che il processo avrebbe dovuto procedere sul binario dell’identità. Identità composta da una Memoria recuperata e da uno sguardo attuale. Un binario vero e proprio; due linee maestre che avrebbero condotto alla stessa destinazione.

L’attualità stretta legata alle mille istanze quotidiane e future. Il ricordo della Patria avita posto a loro basamento. Ed il ricordo è stato recuperato grazie al lavoro di moltissimi – cito Pino Aprile come capofila, ma si parla di una schiera di appassionati patrioti -, con risultati sorprendenti: abbiamo visto, infatti, quanto questa operazione di disseppellimento della nostra memoria crei dibattito e fastidio ai nostri colonizzatori ed ai partiti nazionali, veri e propri strumenti di asservimento.

A questa enorme mole di lavoro si aggiunge il contributo di illustri personaggi – fra i tanti: Marco Esposito – che denunciano quotidianamente la sperequazione. E proprio attraverso questo sguardo attuale si può notare quanto in cinque anni il solco si sia fatto – se possibile -, ancora più netto. Esempio lampante (ma non unico) ne è l’attuazione di un federalismo fiscale che taglia le gambe al Mezzogiorno attuando il principio aberrante secondo cui “meno hai, ancor meno avrai”.

E cos’altro abbiamo visto in questi cinque anni?

Abbiamo principalmente visto che la frammentazione è uno degli elementi caratteristici del mondo meridionalista ed è vista come uno dei suoi maggiori limiti se non, addirittura, l’ostacolo maggiore ad un successo più consistente della causa.

Quale insegnamento dobbiamo cogliere da questo? In che modo volgere un possibile limite in un probabile successo?

Non conta che siano unitari gli strumenti, basta che lo siano gli obiettivi. Abbiamo compreso che il meridionalismo non è un pensiero unico e non può esserlo, ma non dobbiamo vedere un limite in questa “diversità” bensì cogliere l’opportunità di raggiungere ambienti e persone con sensibilità differenti, comprendendo che si può concretizzare un percorso costruttivo solo se la diversità non è vissuta in termini di rivalità.

Questa la chiave che deve essere utilizzata per proporsi sulla scena politica.

In questi cinque anni abbiamo dunque commesso errori? SI, ovvio!

Le nostre, eventuali, colpe sono più gravi dei danni subiti dalla storica Questione Meridionale? NO.

Allora come interpretare lo stato attuale?

L’esempio più banale che mi viene in mente è quello di una bottiglia di olio, il nostro olio d’oliva, che abbiamo provato a riempire ma ci è scivolata di mano rompendosi…

La bottiglia, l’olio non si è perso, si è sparso, forse troppo diffusamente, ma si è sparso ed ha macchiato l’anima di altri meridionalisti oltre che dei meridionali fuori dai Territori Storici.

Cosa fare? Semplicemente provare a riempire nuovamente la bottiglia facendo più attenzione a che non ci scivoli ancora dalle mani. L’olio d’oliva è cosa preziosa.
Mai abbandonare la speranza! Speranza che si può trarre anche da piccoli segnali: domenica 19 novembre il circolo territoriale “Ulisse”, che vive la diaspora Lombarda di Unione Mediterranea, ha organizzato un evento per la presentazione de “Il grande libro del Regno delle Due Sicilie”. Vedere la sala riempita di persone attratte dalla Verità Storica e dal rinato orgoglio d’appartenenza alle origini ci può far capire che abbiamo rotto una bottiglia, ma abbiamo prodotto tanto olio da poterne riempire più di una. E poco importa quanto sia difficile operare “all’estero”. Le bottiglie le riempiremo goccia a goccia!

Massimo Mastruzzo,  Portavoce nazionale di Unione Mediterranea

 

La capitale morale: con il culo degli altri

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Veni, vidi, tacui (cit. Donald Herron) la frase perfetta per descrivere il “sistema” dell’azienda di trasporto lombarda.

Ma procediamo  per punti,  15 novembre 2017 viene dato il via libera definitivo dell’Aula della Camera alla legge sul Whistleblowing. Il testo sulla segnalazione di attività illecite nell’amministrazione pubblica o in aziende private da parte del dipendente che ne venga a conoscenza, integra la normativa sulla tutela dei lavoratori del settore pubblico che segnalino illeciti e introduce forme di tutela anche per i lavoratori del settore privato.

La locuzione Whistleblower identifica un individuo che denuncia pubblicamente o riferisca alle autorità attività illecite o fraudolente all’interno del governo, di un’organizzazione pubblica o privata o di un’azienda. Le rivelazioni o denunce, possono essere di varia natura: violazione di una legge o regolamento, minaccia di un interesse pubblico come in caso di corruzione e frode, gravi e specifiche situazioni di pericolo per la salute e la sicurezza pubblica.

I whistleblower possono denunciare le condotte illecite o pericoli di cui sono venuti a conoscenza all’interno dell’organizzazione stessa, all’Autoritá Giudiziaria o renderle pubbliche attraverso i media o le associazioni ed enti che si occupano dei problemi in questione.

Spesso i whistleblower, soprattutto a causa dell’attuale carenza normativa, spinti da elevati valori di moralità ed altruismo, si espongono singolarmente a ritorsioni, rivalse, azioni vessatorie, da parte dell’istituzione o azienda destinataria della segnalazione o singoli soggetti ovvero organizzazioni responsabili ed oggetto delle accuse, venendo sanzionati disciplinarmente, licenziati o minacciati fisicamente.

Il simbolo di questa storia è Andrea Franzoso,  il whistleblower che  svelò i furti di Ferrovie Nord Milano e le “spese pazze” dell’allora suo presidente Norberto Achille ,  troviamo la sua vicenda nel libro Il Disobbediente (edizioni Paper First).  Andrea Franzoso, il disobbediente,  funzionario delle Ferrovie Nord Milano con l’aiuto del collega Luigi Nocerino scoperchiò il “sistema” dell’azienda di trasporto lombarda, sotto quel coperchio il gup Roberto Arnaldi ha stabilito per l’ex presidente di Ferrovie Nord Milano spa holding,  Norberto Achille,  due anni e otto mesi di carcere nel processo in abbreviato in cui l’ex dirigente era accusato di peculato e truffa. Il pm Giovanni Polizzi, che aveva chiesto esattamente la stessa pena, lo accusava di avere distratto dalla società, partecipata da Regione Lombardia e da Ferrovie dello Stato, 429mila euro, fondi di cui aveva disponibilità per via delle “funzioni svolte” e che avrebbe utilizzato, invece, per fini personali suoi e dei suoi familiari: la moglie e due figli.

Secondo il capo di imputazione, Achille avrebbe “destinato” due “utenze telefoniche aziendali a uso esclusivo” della moglie e del figlio Marco e si sarebbe fatto “addebitare le telefonate effettuate dall’altro figlio” Filippo (arrestato nel giugno 2015 con l’accusa di aver aggredito il padre per avere soldi) sulla sua utenza aziendale, per un totale di oltre 124mila euro. In più, avrebbe utilizzato le carte di credito aziendali “per spese personali proprie e dei propri familiari” per un totale di 74.144 euro: si va dai 3.750 euro spesi in “scommesse sportive” ai 7.634 in abbonamento alla pay tv, compresi i costi per la “visione di una serie di film pornografici”.

Tra le contestazioni anche l’uso improprio delle auto di Fnm “a lui assegnate” anche messe a disposizione, con tanto di autista, per “gli accompagnamenti” del figlio Filippo. Per l’accusa, tra l’altro, Achille non avrebbe comunicato alla società le multe prese dal figlio Marco con macchine aziendali, mettendole quindi in conto a Ferrovie Nord Milano che avrebbe pagato indebitamente oltre 158mila euro.

La giustizia ha fatto il suo corso, ma lungo questo percorso che fine avrà fatto Andrea franzoso, che ne è stato di quel disobbediente che si è permesso di mettere in  discussione le virtù della capitale morale d’Italia ?

Andrea Franzoso dovette presentare un ricorso al tribunale del lavoro per essere stato rimosso dal suo incarico, dopo aver presentato la denuncia contro il manager:  cioè il trattamento ricevuto dal funzionario della partecipata della Regione Ferrovie Nord Milano spa per aver denunciato, è stata la rimozione dal suo incarico – si legge nel ricorso presentato al tribunale del Lavoro – “costretto a trascorrere la giornata lavorativa nella più completa inattività e con progressivo isolamento: i colleghi di lavoro erano restii a recarsi nel suo ufficio per timore di essergli associati e subire ritorsioni”.

Colleghi, compagni di lavoro, che vennero, videro, tacquero. Scrive Andrea Franzoso nel libro «Il disobbediente» (PaperFirst editore) che il giorno in cui si scoprì che era stato lui a far scoppiare il bubbone, fu circondato da colleghi in festa, compresa una segretaria dell’ormai ex presidente Achille: «È una bella donna sui quarant’anni. Alta, bionda, sempre in grande spolvero e con indosso abiti griffati. Scuotendo i pugni in avanti, esulta: “Evvai, ragazziii!”. Ride nervosamente e domanda: “Posso abbracciarvi?”. Mi faccio avanti, lei si avvicina a braccia aperte. Mi stringe forte a sé e mi stampa due grossi baci sulle guance: “Grazie, Andrea”. (…) La osservo con una punta di amarezza. Dov’era, lei, in tutti questi anni?»… «I più coraggiosi, quelli che per primi si erano affrettati a manifestare platealmente, a me e a Luigi Nocerino il proprio sostegno, sono i primi anche a voltarci le spalle e a salire sul nuovo carro – o meglio: Carroccio – del vincitore». Carroccio ferroviario affidato dal governatore leghista Roberto Maroni al nuovo presidente delle Fnm, il non meno leghista Andrea Gibelli. Piazzato lì «per garantire», diceva, «maggiore semplificazione e trasparenza». Prima mossa: la rimozione non dei tanti che «non avevano visto» ma di chi aveva denunciato l’andazzo. Un segnale al «sistema» molto esplicito.

Eppure  Andrea Franzoso non è stato il primo, nella storia italiana, a pagar cara la scelta di denunciare un’abitudine poco morale,  il garibaldino Cristiano Lobbia che, eletto deputato, denunciò al Parlamento di Firenze, il 5 giugno 1869 (poi si dice fatta l’Italia…), la cessione per quindici anni a faccendieri anonimi raccolti intorno al Credito Mobiliare, della Regia Tabacchi, cioè il monopolio che secondo il banchiere Rothschild era «l’unica entrata sicura dello Stato», in cambio di un anticipo di 180 milioni. Meno della metà di quelli offerti a condizioni migliori (…) da certi finanzieri parigini e londinesi. Fu esaltato come un eroe, sulle prime, il parlamentare garibaldino. Ma poi venne annientato da una macchina del fango mai vista prima…

La morale di questa vicenda? Ognuno ne tragga la sua. Io l’ho trovata e l’ho messa  nel  titolo volgaruccio di questo articolo: la morale con il culo degli altri.

Adesso possiamo tornare al vero sport nazionale: il pregiudizio verso quei furbetti del sud che sanno solo rubare.  E  la capitale morale ? e Andrea Franzoso? Nessun problema un paio di talk show con il terroncello che si ruba la pensione, qualche falso invalido, un paio di parcheggiatori abusivi e tutto torna al suo posto.

 

MASSIMO MASTRUZZO

Perché la politica meridionale è contro il tempo pieno nella scuola del Sud.

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di Ciro Esposito

Grazie al rapporto di “Save the Children” appena pubblicato, che evidenzia la relazione tra mancanza di tempo pieno e dispersione scolastica al Sud, la stampa comincia a parlare di questa larga falla nella scuola meridionale.
Le cifre sono note da tempo e gridano vendetta: su un totale di 917058 alunni delle scuole primarie statali che usufruiscono del tempo pieno, ben il 58,5% frequenta scuole del Nord, solo l’11,7% al Sud o nelle isole e il resto al Centro.
Negli ultimi dieci anni anni la situazione è persino peggiorata.

Con Letizia Moratti ministra della Pubblica Istruzione, le 40 ore del tempo pieno diventarono facoltative (a scelta individuale).
Da allora il Sud non è stato in grado di difendere il tempo pieno e prolungato nelle proprie scuole.

Si può pensare che sia stato attaccato solo dalla destra. Non è così. Infatti, il tempo pieno al Sud sconta il disinteresse della politica e degli enti locali, troppo inetti e subalterni per diventare protagonisti di una vertenza che persegua interessi di carattere generale.

Meglio ripiegare su quel tanto di intermediazione delle risorse che la politica scolastica consente.
In questo senso, il modello peggiore è stato rappresentato da “Scuole Aperte” al tempo di Bassolino Presidente della Campania e del suo assessore comunista all’istruzione, quando furono dispersi in mille rivoli i fondi per la scuola che potevano essere convogliati su obiettivi determinati e misurabili.

La Regione Campania non venne neppure sfiorata dall’idea di trattare con il governo sul tempo pieno, che avrebbe significato più tempo-scuola e più insegnanti (ma liberi e non dipendenti dalle elargizioni politiche su progetti e progettini).
A volte la rinuncia al tempo pieno e prolungato si ammanta di velleità ideologiche. C’è un “terzo settore”, anche di sinistra e anche di estrema sinistra, che rispolvera e piega ai fini della giornata il concetto, di per sé generico e ambiguo, di “comunità educante”.

Al Nord, lì dove la società è più forte, nemmeno si sognano di rinunciare allo Stato e anzi, usano la propria maggiore forza per difendere il tempo pieno istituzionale, più solido, continuativo e strutturato rispetto agli interventi del gruppo, dell’associazione, della realtà di base, i quali hanno comunque necessità del finanziamento statale o privato, che è spesso discontinuo e sempre discrezionale.
I peggiori di tutti sono i rappresentanti del popolo meridionale in Parlamento. A tal proposito mi basta citare un episodio.

Quando si trattò di distribuire i fondi della lotta all’evasione scolastica venne privilegiato il criterio della densità scolastica (più alta al Nord) a quello della densità di abbandono (più alta al Sud).

La Lombardia ottenne più fondi della Campania. Tra i deputati meridionali nessuno ebbe nulla da obiettare, eppure Napoli aveva al governo, in qualità di sottosegretario all’istruzione, il suo più famoso – e santificato – maestro di strada.

Timeo Danaos et dona ferentes

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di Massimo Mastruzzo
Portavoce nazionale di MO Unione Mediterranea

Disse Laocoonte ai Troiani, che volevano far entrare il famoso cavallo entro le mura della città: “Timeo Danaos et dona ferentes“. La prudenza non è mai troppa.
Vittorio Feltri con uno slancio che rischia di far traballare il suo personaggio di moralizzazione dei terroni, scopre, e scrive, che questi non sono antropologicamente inferiori ed il problema del non lavoro non è legato all’indole dei terroni, ma è la carenza di infrastrutture, che sono il propellente dell’economia, la prima causa del sottosviluppo del Mezzogiorno.
Sottolinea come la prima autostrada italiana, la Torino-Milano-Bergamo-Brescia, sia stata il trampolino per far decollare l’economia di quel territorio.

Se avesse anche aggiunto che da contro l’ultima è stata la Salerno-Reggio Calabria ( difatti non completamente terminata) e che intere aree del sud sono scoperte di una rete autostradale e ferroviaria degna di una nazione europea, domani come riconoscimento compravo un numero del suo quotidiano.
Stavo per lasciare il pc e andare in edicola quando scorrendo l’articolo di Feltri, nel passaggio dove fa riferimento alla Calabria, leggo: “Lo Stato unitario non ha spinto lo sviluppo della Regione, non ha dato strade e ferrovie, nessuna infrastruttura indispensabile per lo sviluppo
Poi ho letto dei trecentomila calabresi che dopo il trattamento sono risultati degni dei costumi Lombardi addirittura indistinguibili dagli indigeni,( Poteva almeno resistere fino all”ultimo) e riflettuto sul fatto che in fondo il lettore medio di Feltri sicuramente non avrebbe gradito questo scostamento dal pregiudizio che fa del quotidiano di Feltri la sua lettura preferita, ed ogni giornale si rivolge alla sua platea per mantenere quel rapporto di fiducia che è tra le fondamenta della vita del giornale stesso, ed ho quindi deciso di aspettare per vedere se la mutazione genetica di Feltri è un incidente di percorso lungo la comunicazione di Libero o una vera svolta rispetto al fango versato fino ad ora sui Terù.

Fonte: Vittorio Feltri: “Calabria e Meridione, il problema non è l’indole dei terroni. Ma…”

Un monumento a Napoli per ricordare le vittime del risorgimento

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Patrizia Stabile intervista Annamaria Pisapia su il “Roma”. 

Annamaria Pisapia non è solo un’instancabile ed indomabile donna del Sud che sin dai primi anni ’90 ha abbracciato nel concreto la causa meridionalista, ma è anche l’ideatrice e promotrice di ‘O Monumento, cioè dell’idea di erigere un monumento in memoria delle vittime perpetrate dall’esercito sabaudo durante l’invasione del 1860 a Napoli.

Tale proposta ha fatto molto scalpore, da dove nasce l’esigenza di erigere tale monumento e quali ne sono le finalità. 
L’idea di dedicare un monumento alle vittime del Risorgimento mi accompagna da 26 anni, da quando appresi un’altra storia o meglio, da quando scoprii che quanto avevo studiato sui libri scolastici, in cui veniva mostrato un sud arretrato, povero, analfabeta, nient’affatto industre, tendente alla delinquenza e per questo erano venuti a liberarci nel 1860, non corrispondeva a verità. E soprattutto, scoprii che le vittime dei massacri, che si erano perpetrati per il raggiungimento dell’Unità d’Italia, erano state destinate all’oblio. Nessun ricordo di quel sacrificio, nessuna elaborazione del lutto venne concessa al popolo del Regno delle Due Sicilie, il cui grido di dolore è ancora intrappolato nello spazio e nel tempo. E’ indubbio che un popolo non può costruire la propria identità se non dalla memoria del suo passato, passaggio che serve a rafforzare ed accrescere la propria autostima, tanto più se è stato glorioso. Oltretutto, in molti paesi sono stati eretti monumenti in ricordo del sacrificio dei vinti, che mi sembra del tutto doveroso e naturale erigerne uno anche nel nostro. Inoltre, a mio avviso, rappresenta un punto imprescindibile per il riscatto del Sud”.

Lei è stata promotrice anche della raccolta dei fondi necessari a coprire le spese vive dell’opera realizzata, a titolo gratuito, dall’artista Domenico Sepe: quali sono state le difficoltà legate alla realizzazione di un progetto iniziato ormai 20 mesi fa?
Lanciai l’idea in seno al Movimento Unione Mediterranea, di cui sono coordinatrice, che appoggiò l’iniziativa 19 mesi fa. Il progetto venne presentato al sindaco De Magistris e agli assessori Calabrese e Piscopo che appoggiarono l’iniziativa. Ovviamente necessitava di uno scultore e non potevo che scegliere uno tra i migliori, Domenico Sepe, sia per l’amicizia che ci lega sia per l’amore che nutre verso la sua terra e che traspare nelle sue opere. Egli accettò con entusiasmo la mia proposta e anche la richiesta di produrre l’opera gratuitamente. Ovviamente si è resa necessaria una raccolta fondi a copertura delle spese materiali calcolate in 3.000 euro, e a tal scopo abbiamo aperto una pagina Facebook che abbiamo chiamato ‘O Monumento

Il monumento sarà firmato dal popolo napoletano: quali sono le ragioni di tale scelta e perché è importante che sia realizzato proprio a Napoli?
Il monumento sarà firmato dal popolo napoletano perché vedrà la luce nella città di Napoli, ma esso rappresenta tutto il popolo di una terra che un tempo andava sotto la denominazione di Regno delle Due Sicilie

Una questione a parte è rappresentata dal tema del luogo in cui verrà collocato.
Sul luogo prescelto, la galleria commerciale della stazione centrale, c’è il rifiuto da parte della società Grandi Stazioni di Roma. Oggi si chiede di porla all’aperto. Certo potrò dire di essere finalmente sicura di aver raggiunto l’obiettivo, quando firmerò l’ultimo documento che sancirà l’atto di donazione alla città di Napoli. Sarà scaramanzia? Dopotutto sono napoletana!”.


Su il Roma il 9 novembre 2017.

 

Crollo di studenti nel Mezzogiorno: inizia il percorso di desertificazione umana?

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L’allarme già lanciato dallo Svimez sul rischio desertificazione umana per il Mezzogiorno, comincia purtroppo a rivelarsi nella sua drammatica concretezza.

È la rivista “Tuttoscuola” a rilanciare i numeri, e a riproporre dunque il fenomeno, riprendendo il focus del ministero dell’Istruzione “Anticipazioni sui principali dati della scuola statale” relativo al 2017-18.
Secondo i dati elaborati, rilevando i decrementi dei singoli settori in ogni regione, il crollo è soprattutto in alcune regioni del Sud: Campania e Sicilia in testa. Tutta colpa del calo demografico che svuota le aule soprattutto alla materna (meno 29.181 bimbi rispetto al 2016-17) e alla primaria (meno 34.874 alunni)

IL CALO ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA che si è verificato soprattutto in Calabria (-4.820) e in Sicilia (-3.333), altro non è che il cerino che dà fuoco alla miccia dell’allarme lanciato dallo Svimez , il quale ha stilato un rapporto basato sui dati Miur per gli anni scolastici 2016-17 e 2017-18. Anche alla scuola primaria, la Sicilia vede un decremento elevato: meno 6.226 alunni; seguono Campania (meno 6.037), Puglia (meno 3.439), Calabria (meno 2.248). Nelle scuole medie – spiega Tuttoscuola – al netto delle compensazioni per aumento di iscritti, il calo complessivo di alunni ha superato le 8 mila unità, con Campania e Sicilia che, ancora una volta, sono andate in rosso: 2.713 alunni in meno la prima, 2.391 in meno la seconda. Negli istituti superiori il record negativo si è registrato in Puglia (-2.768), seguita dalla Calabria (-1.651).

Il recente stanziamento di 209 milioni  per la fascia d’età zero-sei anni, nelle modalità in cui è stato ripartito, meno dove il meno è già un marchio di fabbrica con monopolio di Stato, rischia di rappresentare il colpo a quanto già inflitto dalla Commissione Bicamerale sul federalismo fiscale che ha approvato le tabelle che assegnano zero agli asili nido  nei Comuni del Mezzogiorno.

La cura richiesta per un paziente oramai in rianimazione, il Mezzogiorno, non potrà mai arrivare da chi è stato la causa dei suoi mali. La malattia si chiama Questione Meridionale e i virus si chiamano partiti nazionali, di destra e di sinistra.

Massimo Mastruzzo
Portavoce nazionale di MO Unione Mediterranea

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