Sud, dalla società senza padri a quella senza figli

di Raffaele Vescera dalla pagina Terroni di Pino Aprile

Vi sono vari modi per distruggere una civiltà, quello classico è la guerra, distruzione totale, deportazione degli abitanti e loro schiavizzazione come utile manodopera. Così si è fatta, e si fa, l’Europa, ma anche l’America e altri paesi. Dove non arriva la forza della guerra, c’è quella dell’economia.
Il nostro Sud, le ha subite entrambe, dal 1860 in poi. Invasione e feroce occupazione militare, spoliazione delle risorse pubbliche delle classi più povere, quali boschi e terre demaniali, concessione di privilegi finanziari e di impunità giudiziaria alle classi agiate, favorevoli alla colonizzazione straniera, in cambio della loro rinuncia allo sviluppo di un’economia propria. Repressione feroce di ogni ribellione sociale, senza mai nulla concedere “per non viziare i ribelli”, protezione di organizzazioni mafiose, utili a garantire il controllo del territorio e a rastrellare denaro da investire al Nord. I contadini dei fasci siciliani di fine Ottocento furono repressi dal piombo dello Stato e da quello della mafia, insieme. Così si ammazzava chi chiedeva terra e lavoro.

Le conseguenze furono catastrofiche per il Mezzogiorno, sette o otto milioni di emigrati, all’estero e al Nord Italia, comunque terra straniera a noi “terroni”. A partire furono soprattutto i padri, a volte tornavano dall’America, a volte chiamavano la famiglia, altre volte no: se ne facevano una nuova e non tornavano più. Una società senza padri, è una società senza regole. Laddove le madri svolgono con i figli un ruolo affettivo, comprensione e perdono, i padri ne svolgono uno normativo, lavoro e filare dritto, e ceffoni se necessari. Il disastro antropologico di una società privata del ruolo guida dei padri, è sotto i nostri occhi.

Gli anni ’80 del Novecento vedevano un Sud in crescita economica, grazie a una politica in parte favorevole. La borghesia industriale del Nord, spaventata dalla concorrenza, finanziò la nascita della Lega di Bossi, si fece politica essa stessa con Berlusconi, e ora finanzia il PD di Renzi, sempre per garantire la crescita del Nord e impedire lo sviluppo del Sud. Il Mezzogiorno deve restare colonia interna, deve essere un serbatoio di forza lavoro a basso costo per il Nord e deve consumare le sue merci. Gli uomini che non partivano più, ora vedono emigrare i propri figli, disoccupati per il 65%. Centomila giovani, laureati e no, partono ogni anno, quelli che restano non fanno più figli, come mantenerli? Il 90% dei consumi del Sud è fatto di prodotti del Nord, per 70 e più miliardi di euro ogni anno. Anche i rifiuti della nostra digestione arricchiscono l’industria padana. L’invecchiamento della popolazione meridionale galoppa, la decrescita infelice anche, per la prima volta dopo la grande guerra, gli abitanti del Sud diminuiscono. Di questo passo, l’estinzione del popolo meridionale è prossima.

Per capire meglio i meccanismi di impoverimento e distruzione sociale di un popolo, vediamo quanto avviene nei Paesi più deboli d’Europa, quelli dell’Est, distrutti dall’incontro con le economie forti dell’Ovest. Prendiamo la Bulgaria, il più povero dell’Unione europea. Le sue risorse minerarie in mano agli stranieri, la sua produzione industriale, pur attiva ai tempi del socialismo, distrutta, al governo un ceto politico paramafioso favorito dai paesi occidentali, Germania in testa, per garantire la spoliazione della nazione. Un trenta per cento della sua popolazione emigrata, uomini, pur ingegnosi tecnicamente, in Germania, donne badanti ovunque. La moneta locale, il Leva, valutato meno di niente, con conseguenti stipendi da fame per chi resta, dal valore di 200 euro al mese, per comprare merci in gran parte europee, a prezzi pieni, spesso più cari che da noi. Fabbriche tedesche che sul posto pagano i dipendenti dieci volte in meno, pur svolgendo essi lo stesso lavoro di quelli in Germania. Azzeramento dell’assistenza sanitaria e di quella sociale, pensioni da meno di 100 euro, anziani che muoiono letteralmente di fame se non hanno figli che vanno all’estero.

La miseria dei popoli più deboli garantisce l’altrui ricchezza. E’ un film già visto da noi al Sud, un tempo si chiamava colonialismo, oggi è il capitalismo globalizzato, bellezza.

Comitato NO Lombroso

di Luca Frezza

Resoconto della partecipazione del Circolo Giacinto de’ Sivo alla presentazione del libro “Cento città contro il Museo Cesare Lombroso” tenutasi a Lecco il 18/02/2016.

Il Circolo “Giacinto de’ Sivo” aderente a MO! Unione Mediterranea ha partecipato ad un evento importante organizzato dal Comitato No Lombroso.

Nella giornata del 18/02 ha avuto luogo a Lecco, presso la sala convegni della Libreria IBS, a partire dalle ore 18.00, la Presentazione del libro “Cento città contro il Museo Cesare Lombroso – La barbarie della falsa scienza inventa le due Italie” che vede come coautori Domenico Iannantuoni, Rossana Lodesani e Francesco Antonio Schiraldi, edito da Magenes. L’evento è stato presentato dal Sindaco di Lecco, Dott. Virginio Brivio, mentre la conduzione dello stesso è stata curata dal Dott. Lorenzo Del Boca, già Presidente dell’Ordine dei Giornalisti.

Il Dott. Domenico Iannantuoni è tra i fondatori, nel 2010, del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso (www.nolombroso.org) “avente lo scopo di giungere alla rimozione conclamata delle false teorie criminologiche di Cesare Lombroso e la promozione di un disegno di legge per la messa al bando della memoria di uomini colpevoli, direttamente o indirettamente, di delitti connessi con crimini di guerra o di razzismo”.

Durante il convegno, protrattosi per circa un’ora e mezza, Iannantuoni ha esposto in sintesi i contenuti del testo in questione il cui ricavato della vendita contribuirà a sostenere il Comitato No Lombroso. Il testo rappresenta un memoriale del percorso svolto finora dal Comitato. Iannantuoni ha messo in risalto come, da piccolo gruppo quale era inizialmente, il Comitato è cresciuto in seguito grazie anche all’appoggio di molte città italiane che ne sono diventate testimonial. In questo senso la Presentazione a Lecco ha un valore simbolico in quanto proprio Lecco è stata la prima città a dichiarare il proprio sostegno al Comitato aderendo al Progetto “Cento città”. Allo stesso modo simbolica, considerata la strana coincidenza, appare, secondo Iannantuoni, l’adesione di Assisi quale centesima città. Il numero di adesioni a tale progetto è andato ben oltre gli esiti sperati raggiungendo addirittura la cifra complessiva di centocinquanta città.

Iannantuoni ha ricordato che il Comune di Motta Santa Lucia (CZ) e il Comitato No Lombroso avrebbero vinto la battaglia legale contro il Museo Lombroso dell’Università di Torino. I resti di Giuseppe Villella, seconda l’ordinanza del Tribunale di Lamezia Terme del 03/10/2012 dovrebbero essere restituiti al suo paese natale. In realtà l’esito definitivo di questa battaglia si avrà quest’anno avendo l’Università di Torino presentato istanza di appello in seguito alla suddetta sentenza. I punti salienti sui quali, come spiega Iannantuoni, si fonda la battaglia legale del Comitato, che mira alla restituzione di tutti i resti umani conservati nel Museo, sono due. Il primo aspetto fondamentale è costituito dal fatto che tali resti non sono “materiale di proprietà” da esposizione, non sono stati “acquistati”. Si tratta bensì di resti trafugati da vari luoghi e con varie modalità tutte illecite. Secondo aspetto saliente è che tali resti sono identificabili in quanto accompagnati da nomi e cognomi. L’obiettivo è restituire questi resti ai loro discendenti o ai luoghi d’origine e dare loro finalmente una degna sepoltura cristiana.

Iannantuoni evidenzia come la stampa, che inizialmente è stata piuttosto indifferente nei confronti dell’attività del Comitato, abbia in seguito mostrato maggiore interesse attraverso la pubblicazione di diversi articoli su varie, importanti testate giornalistiche. Inoltre, oggi il Comitato può vantare anche l’appoggio della Chiesa e della Prefettura. Iannantuoni espone anche quello che il Comitato si prefigge di attuare in futuro ovvero la creazione di una delegazione parlamentare.

Il Dott. Lorenzo Del Boca è intervenuto a sottolineare il fatto che i resti umani conservati al Museo appartengono a persone che non hanno espresso una volontà in tal senso ed anzi, per le ragioni su menzionate, a loro è stato persino negato un rito funebre. In merito a Cesare Lombroso, Del Boca mette in rilievo come le sue teorie pseudo-scientifiche abbiano costituito il punto di partenza delle azioni politiche successive volte a soggiogare il popolo meridionale. In tal senso Iannantuoni evidenzia come la chiusura del Museo Lombroso potrebbe rappresentare un punto di partenza sul cammino di una unificazione tra Nord e Sud che finora non ha ancora effettivamente avuto luogo.

Salvatore Castelluccio, “Per vincere la guerra contro la Camorra, educhiamo i giovani”

Salvatore Castelluccio, parrucchiere di Napoli, vive e lavora sotto scorta. L’imprenditore è stato minacciato dalla Camorra alla quale ha deciso di ribellarsi, denunciando chi gli imponeva il “pizzo”. La sua storia esemplare ci racconta di una Napoli che vuole spezzare le catene del crimine organizzato per vivere e produrre in maniera serena. Lo abbiamo intervistato, cercando di carpire il suo coraggio, la sua onestà e la sua voglia di ribellarsi alle ingiustizie che deve essere di esempio alle migliaia di commercianti e imprenditori ancora taglieggiati dal Sistema.

 

Premettendo che la domanda che tutti ti fanno continuamente è : “lo rifaresti?” e tu in tono deciso rispondi sempre ” si!” , non ti chiederò dunque se sei pentito della tua scelta, ma…

Ci sarebbe qualcosa che lo Stato potrebbe fare per farti sentire più tranquillo?

“Lo Stato fa già abbastanza poichè mi fa sentire tranquillo, siamo noi del popolo che dobbiamo cambiare perché lo Stato siamo noi!”

 

Come si potrebbero convincere gli altri commercianti a denunciare?

“Sui commercianti c’è poco da dire. Dichiarano di non pagare, mi sembra molto strano ma non c’è molto da aggiungere”

 

Negli ultimi tempi i giovani ti stanno mostrando molta solidarietà, come si potrebbe far si che le nuove generazioni si allontanino dalla criminalità?

“Per educare i giovani bisognerebbe inserire queste tematiche nelle scuole, affrontarle, prepararli ad avere un educazione civica. Educarli contro la criminalità, ho visto coi miei occhi che i giovani sono sensibili al tema. Parecchi ragazzi non hanno fiducia nello Stato e non sanno neanche cosa sia davvero la camorra. (Salvatore fa riferimento alla testimonianza dell’incontro che ha avuto con una scolaresca a Roma)”

 

Credi che il racket sia un fenomeno solo del Sud? ( se è si perchè?)

Il racket è un fenomeno che esiste in tutta Italia, per combatterlo dobbiamo reagire e non abbassare la testa e darla vinta a queste persone

 

Da napoletano, che effetto ti ha fatto vedere che altri napoletani ti minacciavano?

Per me queste persone sono la vergogna di Napoli! Ma napoletano o fiorentino non cambia niente, c’è solo tanta rabbia e vergogna”.

 

Il titolare di “Pianeta Donna”, negli ultimi mesi, ha ricevuto solidarietà dal popolo campano; anche l’assessore alle politiche giovanili, Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, vittima innocente della camorra, è andata settimana scorsa a fargli visita così come il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il quale si era recato a novembre al negozio di Salvatore, sito in largo Ecce Homo, per dichiarargli la sua solidarietà.

 

Il suo non è stato un atto dei soliti professionisti dell’antimafia. Del suo coraggio bisogna nutrire tutti i commercianti ogni giorno in trincea contro il crimine organizzato.

Salvatore non va lasciato solo. Noi non lo lasceremo da solo!

Di Daniela Console

MO: i prossimi appuntamenti

Sabato 20 Febbraio 2016, si terranno presso la Casa della Paesologia, a Trevico (AV), i parlamenti comunitari organizzati da Franco Arminio per la seconda festa (sessione invernale).

Interverranno in rappresentanza di Unione Mediterranea, Marco Esposito e Salvatore Legnante. Durante la giornata si ricorderà Ettore Scola nella casa in cui è nato.

 

Domenica 21 Febbraio 2016, ore 09:00

presso il Centro Sociale di Rionero in Vulture (PZ) si terrà l’incontro-dibattito sul tema “Meridionalismo e Petrolio”, promosso da Giuseppe Di Bello. Sono previsti interventi della prof.ssa Albina Colella, di Pino Aprile e di Marco Esposito.

Referendum NO TRIV. MO-Um si unisce all’ appello al Presidente Mattarella.

Anche il Movimento Unione Mediterranea si associa all’appello rivolto ora al Capo dello Stato Mattarella di modificare la data del 17 aprile prossimo fissata dal Consiglio dei Ministri per il referendum NO-TRIV.

Vi sarebbe infatti uno spreco ingiustificato di 360 milioni di euro. È questa la cifra che il nostro governo è pronto a bruciare per una chiara paura del referendum. La richiesta di unificare il referendum alle elezioni amministrative che si svolgeranno nel giugno 2016 avanzata da comitati, associazioni, partiti, sindacati, regioni e società civile per l’Election Day è stata scartata senza dare una spiegazione.

Ricordiamo che nel corso del 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne sia per le elezioni amministrative più eventuale ballottaggio, sia per il referendum confermativo della riforma costituzionale, sia per il referendum No triv. Ma potrebbe anche succedere che con l’accoglimento da parte della Corte Costituzionale dei ricorsi promossi dalle Regioni sul conflitto di attribuzione relativo ad altri due quesiti No-Triv vi sarebbe poi un ulteriore referendum. Ricordiamo ancora che in passato è stato proprio il PD a gridare allo scandalo per lo spreco di denaro pubblico per il mancato accorpamento di elezioni e referendum, affermando che “È chiaro che hanno paura che il referendum raggiunga il quorum, e questo creerebbe seri rischi politici per la Lega. Noi facciamo appello al governo. Servono responsabilità e oculatezza”. In quella occasione la “scelta immorale e vergognosa” la fece Berlusconi, era il 2009 ed il tema era il porcellum. Nel 2011 poi in occasione del referendum sull’acqua l’appello del PD per l’Election Day era così strutturato: “Non accorpare la data delle elezioni amministrative 2011 con quella dei referendum sarebbe una scelta molto grave”.  

Cosa è cambiato da allora? Ribadiamo che la richiesta rivolta a Sergio Mattarella da associazioni ambientaliste, sociali e studentesche, organizzazioni sindacali, comitati e testate giornalistiche non può essere ignorata poiché oltre prevedere un risparmio di energie, risorse economiche e di tempo porterebbe  a “favorire e salvaguardare la democrazia e la partecipazione” permettendo una campagna informativa necessaria su un tema importante e difficile quale quello No-Triv.

Napoli 14 febbraio 2016

Unione Mediterranea

Lucio Iavarone Responsabile Ambiente UM

Rosella Cerra Responsabile Ambiente UM-Calabria

Tutto quello che avresti dovuto sapere dai politicanti che hai votato e che ti nascondono in merito alla viabilità calabrese

Cominciamo dalla famosa SA-RC.
Secondo le fonti governative, a luglio 2016 l’autostrada sarà finita. L’ultimo tratto a nord della Calabria, nei pressi di Laino Borgo, tratto di 20 km circa, effettivamente e grazie alle imprese di sub-appaltatori, tutte ditte del sud (abruzzesi, campane, lucane e calabresi) che consegneranno i lavori con un anno di anticipo, fanno sì che il governo faccia buon viso e cattivo gioco, in quanto egli fa la figura di chiudere la faccenda A3 e dà la possibilità al General Contractor di mettere gli utili in saccoccia e portarseli al nord a spese dei subappaltatori locali che hanno fatto il lavoro.
Di fatto l’autostrada non è finita, mancano ben tre pezzi: Morano – Firmo circa 20 km; Cosenza – Altilia circa 20 km; Vibo -Pizzo altri 10 km circa. Con questi 50 km mancanti la comunità Europea non riconoscerà l’adeguamento 1a delle norme CNR /80, quindi dopo aver speso un bel po’ di miliardi e di aver per 20 anni causato danni alla Calabria ed al suo sviluppo, l’autostrada non sarà considerata adeguata, ma il governo dichiara di aver finito!
Ricordo che l’autostrada A3 fu costruita in 9 anni a cavallo degli anni 60 e 70, quindi esisteva già. Quello che hanno fatto loro in questi 20 anni è stato l’adeguamento alla normativa europea; in poche parole la costruzione della corsia di emergenza e dell’ allargamento della carreggiata. Se analizziamo bene, quindi, tutto questo lavoro e l’immane investimento di denaro pubblico, si rivela solo un madornale errore, perchè lo scopo prefissato non sarà stato raggiunto. Infatti, sarebbe stato meglio lasciare intoccata l’infrastruttura esistente, magari declassandola a strada di scorrimento veloce, e costruire una vera autostrada ex-novo sul versante ionico. Si sarebbe avuta una strada in più sullo ionio e si sarebbe speso almeno la metà dei fondi sprecati per un’ autostrada non adeguata, ricca proprio per costituzione oleografica di viadotti e gallerie. Tanto Google maps continuerà sempre a suggerire come miglior percorso da Napoli a Palermo la strada via mare.
Strada Statale 106 (strada della morte)
Nel 2012 inizia l’iter per la costruzione del tratto a quattro corsie tra Roseto Capo Spulico e Sibari con raccordo sullo svincolo A3: approvazione del CIPE; il Governo emana il bando; vince la gara il General Contractor ASTALDI, impresa del nord (come al solito). 36 km, per un importo di 900 milioni di €uro.
Ma qui inizia l’esproprio! Il governo, trovandosi in difficoltà per la faccenda Expo di Milano, pensa di sottrarre 450 milioni di € dalla costruzione della 106 per destinarli alla famosa mostra del nord. Il General Contractor non consegna il progetto definitivo per mancanza di fondi e la strada non si fa! Lo sapevate?
Ma la 106 rimarrà così ? Si faranno piccoli adeguamenti, qualche rotatoria e cazzate simili: ci prenderanno in giro. La strada della morte nei tratti pericolosi rimarrà tale!
I politici che abbiamo votato, oltre a visitare l’Expo, a regalare qualche biglietto omaggio, non si sono degnati nemmeno di denunciare il caso.
Ma voi direte: quelli del pd erano al governo e si sono stati zitti, quelli del pdl per il patto del nazareno si consideravano stampella ed hanno fatto la stessa cosa, ed i 5 stelle? Ah, si! Ma quelli pensano ai rimborsi elettorali, agli scontrini ed alle puttanate varie che di volta in volta Grillo e Casaleggio mettono nel carniere della politica del movimento.
Cari cittadini lo sviluppo del sud passa da una sola via, dal meridionalismo! Dalla presa di coscienza dei nostri diritti e doveri, dalla decolonizzazione del sud!

Italia, investimenti banda larga: 96% al Nord e 4% al Sud.

È stato dato il via alla seconda parte della “politica del fare” del primo ministro Matteo Renzi.  Del fare si,  ma sempre e solo al nord destinando alle regioni meridionali solo le briciole, anche a costo di non rispettare il parametro europeo dei fondi di coesione.  Le risorse complessive del fondo, pari a 54 miliardi nel periodo 2014-2020,  per legge, sarebbero state assegnate per l’80% alle regioni  del sud e solo il 20%  a quelle del nord.  Così però  non sarà, ma procediamo per singoli passi.  L’FSE (fondo sociale europeo) è uno dei cinque fondi strutturali e di investimento europei. Tali  fondi divenuti sempre più linfa di crescita economica, rappresentano la principale fonte di investimenti per l’Unione Europea  volta a  favorire la crescita economica degli stati membri  e incrementare dunque la crescita occupazionale. Tra i principali obiettivi dell’FSE,  per il periodo 2014-2020, vi è proprio quello dell’inserimento lavorativo  avviando   progetti formativi per i cittadini e  aiutandoli così a trovare occupazione favorendo  l’inclusione sociale.

A questo punto entra in scena il CIPE , ossia il comitato interministeriale per la programmazione economica ( ricordiamo presieduto dal  presidente del consiglio dei ministri) il quale ha approvato il programma operativo del Piano Banda Ultra Larga  assegnando  2,2 miliardi di euro lo scorso mese di agosto.

A chi verranno destinati questi fondi? Pochi giorni fa la decisione sul da farsi, ossia non più distribuirli nelle regioni meno sviluppate per garantire adeguati livelli di investimento nelle regioni, come da programma europeo, ma stabilire la ripartizione sulla base di tre fattori (in perfetto stile italiano):

–          Investimenti privati effettuati nell’area

–          Numero di unità abitative

–          Investimenti già effettuati dalle regioni

Si tratterebbe questo di un vero e proprio scippo di risorse a danno delle regioni del sud. Da qui lo scontro nella conferenza Stato-Regioni protratto fino alla giornata di ieri 11 febbraio che ha portato ad una decisione, un “contentino formale” facendo nostra l’espressione del giornalista Marco Esposito a tal proposito: I soldi risulteranno  non persi ma prestati. Il Sud ha ceduto e gli investimenti pescati dal Fondo sviluppo e coesione (che per legge è destinato all’80% al Mezzogiorno) andranno al 96% al Centronord e il 4% al Sud (Abruzzo).

La trattativa è stata guidata da Paolo Panontin, assessore regionale alle Autonomie Locali (made in Friuli Venezia Giulia per intenderci) che ha così sintetizzato: “ la soluzione è stata trovata, il sud anticipa queste risorse al centro nord  nell’immediato, per fare la banda ultra larga. Ma il Governo si impegna a restituirle più avanti nell’ambito del più ampio Fondo sviluppo e coesione”.

La trattativa si è conclusa così con un falso accordo di reciprocità tentando maldestramente di celare  un altro scippo a danno dei meridionali,  a danno del nostro futuro:  sottratti nel giro di pochi giorni investimenti, risorse e posti di lavoro.

Soldi prestati quindi? No, soldi rubati che vanno a confluire in quel bacino di denaro e risorse che da 155 anni si sta rimpinguando  a danno della crescita economico-sociale delle nostre regioni.

Carmen Altilia

Canale Conte Sarno: MO-Unione Mediterranea incontra il sindaco De Magistris

MO-Unione mediterranea ha incontrato oggi il sindaco metropolitano Luigi de Magistris per muovere insieme i primi passi sulla questione Sarno. L’emergenza ambientale, aggravata da molti decenni di risposte politico-amministrative inconcludenti, non può e non deve essere ignorata oltre: il fiume più inquinato d’Europa manifesta un’emergenza senza precedenti, con risvolti non solo ambientali ma anche economici e sociali. La tossicità delle acque del Sarno e dei suoi affluenti è causata dallo sversamento abusivo di aziende situate nei pressi del fiume. Lo stato di degrado ambientale non è solo determinato dalla tossicità delle acque: nonostante si sia manifestata un’emergenza idrica che ha visto la portata del fiume ridursi esponenzialmente, il corso d’acqua è responsabile di numerosi dissesti e inondazioni, non ultima quella dello scorso ottobre nelle zone del Sarno. Ad oggi, le soluzioni proposte dalla classe dirigente si sono rivelate inefficaci e in molti casi dannose, denotando una grave superficialità, inammissibile per un problema di tale entità. La complessità dell’emergenza non ci spaventa e, insieme ai comitati territoriali interessati, al circolo di MO-UM de ‘I sarrastri’ attivo nella piana del Sarno, stiamo muovendo i primi passi alla ricerca di soluzioni alternative. Grazie all’incontro di oggi, siamo riusciti a portare all’attenzione del sindaco metropolitano anche questa tematica, vitale per lo sviluppo e la salvaguardia del territorio. Ci siamo lasciati con la carica giusta, pronti a collaborare per la difesa del Sarno e dei tanti cittadini che popolano quelle zone. Il cambiamento è MO!

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UM Tesseramento 2016: è ora di scegliere!

Il giorno 6 febbraio, si apre ufficialmente la campagna tesseramenti di Unione Mediterranea per l’anno 2016.

Saranno mesi importanti per l’intero Movimento, chiamato a scendere in campo alle prossime comunali in molte città, tra cui Napoli.

Inoltre, i tesserati da ottobre 2015 ad aprile 2016, avranno la possibilità di partecipare, con diritto di voto, al Congresso Straordinario di Unione Mediterranea che si terrà a inizio luglio.

Clicca qui per tesserarti online!

I Circoli Territoriali, in occasione dell’apertura del Tesseramento, avranno modo di incontrare iscritti e simpatizzanti, organizzando eventi in tutta Italia.

Clicca qui per conoscere il circolo più vicino a te e tutte le attività di Unione Mediterranea.

“Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?”

 

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Allerta SVIMEZ: spese cultura -30% al Sud in tredici anni.

Se è vero che i diritti sociali sono finanziariamente condizionati, dipendono cioè dalla quantità di investimenti che lo Stato distribuisce sul territorio per garantire servizi, la cultura al Sud, è considerata un bene di lusso. A denunciare ancora una volta l’aumento del divario tra il Nord ed il Sud del Paese è l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, nella nota di ricerca “Le spese per la cultura nel Mezzogiorno d’Italia”, curata dal consigliere Svimez Federico Pica e Alessandra Tancredi dell’Agenzia per la Coesione territoriale.

La nota analizza l’andamento delle spese correnti, in conto capitale e totali per la cultura, a livello delle circoscrizioni Nord/Sud e di alcune regioni italiane negli anni 2000-2013. Negli ultimi tredici anni la cultura è stata tagliata di più al Sud, dove la spesa è stata ridotta di oltre il 30%. Allo stesso tempo, ogni cittadino del Nord ha ricevuto il 35% in più di un cittadino del Sud.

“Dal 2000 al 2013- dice la Svimez- la spesa totale nel settore della cultura ha subito un crollo nel Mezzogiorno, passando da 126 a 88 euro pro capite, contro il -25% del Nord. Nel 2013 fatto pari a 100 il livello medio nazionale la spesa pro capite per la cultura è stata del
69% nel Mezzogiorno, a fronte del 105% del Nord e del 141% del Centro.”

Se si analizza la spesa per la cultura in alcune regioni le disparità si allargano: “se a livello nazionale dal 2000 al 2013 il calo è stato del 27%, il Veneto ha perso oltre il 21%, Emilia-Romagna e Toscana ben il 38-39%, ma la Calabria arriva addirittura a meno 43,6%.

Quando si parla di “cultura e servizi ricreativi” si intendono prioritariamente interventi a tutela e valorizzazione di luoghi d’arte, teatri, biblioteche, musei, accademie, archivi ma anche  attività sportive e attenzione per giardini e spazi pubblici.

Quello che serve, si legge nella Nota, è “non soltanto un maggiore impegno finanziario di tutti, ma altresì una effettiva riconsiderazione e riforma dei meccanismi finanziari e istituzionali”.
In primis, le spese per la cultura “attengono ai livelli essenziali delle prestazioni (LEP), che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.

In altre parole, il Governo deve effettuare la ricognizione dei livelli essenziali delle prestazioni come prevede la Costituzione all’art.117 (lettera m), affinchè i diritti minimi sociali e civili, siano tutelati anche per gli enti territoriali con minore capacità contributiva. Con l’entrata in vigore del federalismo fiscale dal 2011, la ricognizione non è neppure stata avviata, con il risultato che i diritti fondamentali e i principi di coesione e solidarietà sono
diventati concessioni straordinarie, al punto di dividere i cittadini in categorie di serie A e serie B.

MO-Unione Mediterranea da sempre denuncia un ingiusto e disomogeneo meccanismo di ripartizione delle risorse che danneggia gravemente i meridionali, penalizzati e sacrificati da manovre disordinate, anticostituzionali e discriminatorie, i cui effetti hanno ricadute gravi sulla qualità della vita al Sud, “sotto la linea di confine”. Per dirla alla renziana maniera.

Flavia Sorrentino

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