Salvatore Castelluccio, “Per vincere la guerra contro la Camorra, educhiamo i giovani”

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Salvatore Castelluccio, parrucchiere di Napoli, vive e lavora sotto scorta. L’imprenditore è stato minacciato dalla Camorra alla quale ha deciso di ribellarsi, denunciando chi gli imponeva il “pizzo”. La sua storia esemplare ci racconta di una Napoli che vuole spezzare le catene del crimine organizzato per vivere e produrre in maniera serena. Lo abbiamo intervistato, cercando di carpire il suo coraggio, la sua onestà e la sua voglia di ribellarsi alle ingiustizie che deve essere di esempio alle migliaia di commercianti e imprenditori ancora taglieggiati dal Sistema.

 

Premettendo che la domanda che tutti ti fanno continuamente è : “lo rifaresti?” e tu in tono deciso rispondi sempre ” si!” , non ti chiederò dunque se sei pentito della tua scelta, ma…

Ci sarebbe qualcosa che lo Stato potrebbe fare per farti sentire più tranquillo?

“Lo Stato fa già abbastanza poichè mi fa sentire tranquillo, siamo noi del popolo che dobbiamo cambiare perché lo Stato siamo noi!”

 

Come si potrebbero convincere gli altri commercianti a denunciare?

“Sui commercianti c’è poco da dire. Dichiarano di non pagare, mi sembra molto strano ma non c’è molto da aggiungere”

 

Negli ultimi tempi i giovani ti stanno mostrando molta solidarietà, come si potrebbe far si che le nuove generazioni si allontanino dalla criminalità?

“Per educare i giovani bisognerebbe inserire queste tematiche nelle scuole, affrontarle, prepararli ad avere un educazione civica. Educarli contro la criminalità, ho visto coi miei occhi che i giovani sono sensibili al tema. Parecchi ragazzi non hanno fiducia nello Stato e non sanno neanche cosa sia davvero la camorra. (Salvatore fa riferimento alla testimonianza dell’incontro che ha avuto con una scolaresca a Roma)”

 

Credi che il racket sia un fenomeno solo del Sud? ( se è si perchè?)

Il racket è un fenomeno che esiste in tutta Italia, per combatterlo dobbiamo reagire e non abbassare la testa e darla vinta a queste persone

 

Da napoletano, che effetto ti ha fatto vedere che altri napoletani ti minacciavano?

Per me queste persone sono la vergogna di Napoli! Ma napoletano o fiorentino non cambia niente, c’è solo tanta rabbia e vergogna”.

 

Il titolare di “Pianeta Donna”, negli ultimi mesi, ha ricevuto solidarietà dal popolo campano; anche l’assessore alle politiche giovanili, Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, vittima innocente della camorra, è andata settimana scorsa a fargli visita così come il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il quale si era recato a novembre al negozio di Salvatore, sito in largo Ecce Homo, per dichiarargli la sua solidarietà.

 

Il suo non è stato un atto dei soliti professionisti dell’antimafia. Del suo coraggio bisogna nutrire tutti i commercianti ogni giorno in trincea contro il crimine organizzato.

Salvatore non va lasciato solo. Noi non lo lasceremo da solo!

Di Daniela Console

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