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Comprare sud e tifare sud fa bene al sud

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di Raffaele Vescera dalla pagina Terroni di Pino Aprile

Il 90% dei soldi spesi al Sud servono a comprare prodotti del Nord. Ogni anno per 70 miliardi di euro. Tutti i giorni, ogni meridionale spende in media dieci euro di prodotti made in Nord, di cui almeno la metà in prodotti alimentari, 3.500 euro l’anno, più di 10.000 a famiglia, con un reddito di poco superiore. Un assurdo nella terra del buon cibo, dei mille tipi di pane, il migliore al mondo, delle cento paste fatte come una volta, dei tanti ortaggi, frutta, mozzarelle e formaggi in cento specialità, oli d’oliva per il 90% prodotti al Sud ma per il 70% imbottigliati al Nord, i vini con la più alta produzione mondiale di uve, acque minerali di Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Abruzzo in quantità.

Ci sono cittadini meridionali che preferiscono comprare mozzarelle di indicibile sapore di una nota azienda lombarda, molto pubblicizzata, anziché quelle buonissime fatte a due passi da casa loro, dove si fanno da secoli. Senza pensare ai maggiori costi di trasporto da pagare e al conseguente inquinamento della penisola: che senso ha acquistare un’acqua minerale alpina in Calabria e far viaggiare un tir per 3.000 km A/R? Siamo sicuri che sia migliore solo perché costa il doppio ed è pubblicizzata?

Eppure tant’è, si comprano e si consumano prodotti provenienti dal Nord. Difficoltà a fare impresa al Sud e martellante e ingannevole pubblicità delle più ricche e potenti aziende settentrionali, l’azione congiunta dei due fattori agiscono a tenaglia per convincere la popolazione meridionale a comprare Nord. E’ una morsa da cui dobbiamo liberarci se vogliamo la rinascita del Mezzogiorno.
Nicola Zitara diceva che il riscatto del Sud comincerà quando si farà, metaforicamente, rotolare nella scarpata un camion di galbanini.
Comprare Sud vuol dire creare per noi milioni di posti di lavoro, attivando produzione industriale e relativo terziario. Il nostro destino è nelle nostre mani. Gandhi educò gli indiani a non comprare i prodotti degli inglesi, vanificando la loro occupazione coloniale.

E’ utile tifare Sud anche nel calcio. Non è forse diventato questo solo un consumo milionario? Non si è forse trasformato in una forma di plusvalore economico, anche questo in gran parte goduto al Nord? Che cosa ha più a che fare con lo sport puro? Che senso ha tifare per Juve, Milan, Inter, se non consumare, anche in questo caso, un loro prodotto economico, solo finanziariamente più forte di quello nostro? Tifare Sud significa rafforzare l’autostima di un popolo colonizzato anche culturalmente.

Non abbiamo industrie, lavoro, banche, assicurazioni, siamo ridotti a un esercito di consumatori, pecore utili a brucare, a caro prezzo, l’erba del vicino. Possiamo riprenderci quanto ci spetta, con un solo gesto: fare attenzione alla provenienza dei prodotti che compriamo, e che tifiamo.

Quando la bandiera allo stadio non è gradita…

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Abbiamo chiesto all’avvocato Emilio Coppola, esperto avvocato che ha seguito da vicino la vicenda delle bandiere borboniche sequestrate allo stadio, un parere sull’accaduto.

Avvocato Coppola, in qualità di esperto nei reati c.d. “da stadio”, ci chiarisce su cosa si fonda il sequestro delle bandiere duosiciliane allo stadio San Paolo di Napoli?

In questi giorni si sono dette tante cose,ma proviamo a fare chiarezza. In primo luogo voglio chiarire che la legge stabilisce che non possono entrare all’interno degli impianti sportivi bandiere diverse da quelle che contengono i colori della squadra del cuore, nel caso di specie, la questura ha chiarito che l’ingresso della bandiera del regno sarà consentito solo se associata ai colori della SSc Napoli. Questo denota, semmai ci fosse bisogno di ulteriori conferme, che presso i legislatori a diversi livelli ignorano le materie nelle quali vanno a legiferare.

Come si spiega questo caso?

Credo che ci siano diverse ragioni. In primo luogo molti ignorano che si tratta di una bandiera storica e non politica e quindi rappresenta la città ed il meridione come (e forse più) dei colori sociali della Ssc Napoli. In secondo luogo è chiaro ormai che certi sentimenti sono molto diffusi in parti sempre crescenti della popolazione e stanno creando molte difficoltà a chi non li riesce a percepire a fondo. Mi auguro che prevalga il buonsenso e che alla fine tutti possano sventolare sugli spalti la bandiera duosiciliana a Napoli, al pari di quella Catalana a Barcellona o il leone alato a Venezia.

Ci conferma la sua adesione a MO! – Unione Mediterranea?

Assolutamente si. Ho sempre avuto un idea negativa dei partiti nazionali, ma aderire ad un movimento che si propone di essere promotore di un riequilibrio delle risorse e che si batte per l’autonomia di Napoli mi affascina e sono disponibile a dare il mio contributo a quella che mi auguro essere il primo passo di un’autentica rivoluzione.

Apple investe a Napoli. Polito: un passo verso la fine dell’assistenzialismo e del sudismo accattone.

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di Flavia Sorrentino

“Altro che denaro pubblico, spesa assistenziale, sussidi e incentivi, e tutta la litania di doglianze e richieste che un sudismo d’accatto, quando non accattone, snocciola di continuo da convegni, simposi e pagine di giornali.” Così Antonio Polito commenta, con un editoriale uscito su “Il Corriere della Sera”,  l’investimento fatto dalla Apple a Napoli, dove sarà aperto il primo centro di formazione per lo sviluppo e la ricerca di App in Europa. Per il vice direttore del quotidiano milanese, la richiesta di diritti da parte dei cittadini del Sud e la consapevolezza di vivere in un Paese fortemente diseguale, è da considerarsi una “litania di doglianze” , un fritto misto di elemosina e furbizia marpiona, che da qualche tempo invece interessa il dibattito sociale, culturale e per fortuna, politico.

Per Polito infatti, il futuro di Napoli deve superare l’affannosa e vana rincorsa del divario storico accumulato nel passato senza perder tempo a guardarsi indietro. Bisgona andare avanti, certo. Ma in che modo?  La notizia che il colosso Apple investe nel capoluogo partenopeo è senza dubbio una opportunità di formazione straordinaria per i nostri giovani, vero incentivo di investimento per l’azienda di Cupertino che ad essi riconosce creatività e preparazione professionale di qualità. Ma ancora una volta la città di Napoli riceve un riconoscimento da chi la osserva con la lente di ingrandimento delle chances, non con lo sguardo distorto e distante dell’Italia, che punta all’annientamento delle sue potenzialità, attraverso un federalismo truccato (che ha drenato risorse agli enti territoriali più poveri), aggravato da una riduzione scandalosa dell’intervento pubblico statale, tutto proteso a favore del Centronord.

Serve avere capitale umano di prim’ordine in uno Stato che lo sacrifica, penalizza e sminuisce? Ma soprattutto, è possibile prescindere dal contesto in cui operano le aziende? L’investimento dei privati non dipende da esclusive ragioni di volontà, ma da molteplicità di fattori che rispondono anche a logiche di convenienza e profitto che un territorio più sviluppato e meglio collegato, con una buona copertura infrastrutturale, più garantire. Un territorio con grandi sacche di disoccupazione può competere e crescere solo se le politiche di governo sono concentrate sulla definizione di una strategia di sviluppo strutturale e sull’ adeguata ripartizione dei finanziamenti. Invece per dirne una, l’esecutivo, ha ridotto ad un terzo la programmazione dei fondi europei 2014-2020 in Campania, Puglia e Sicilia e ha utilizzato il reddito delle famiglie come indicatore di “merito” per stabilire tetti al turnover dei docenti universitari, favorendo di fatto lo spostamento di 700 ricercatori al Nord e un calo di iscrizioni negli atenei del Sud: se non si cambiano le regole, i validi e creativi giovani di Napoli cui Polito fa riferimento, potrebbero non formarsi più e abbandonare l’università, complici i costi e le rette da pagare, visto che anche le borse di studio per i meridionali sono sempre più saltuarie.

Ecco perchè definire “risibile, autarchica e provinciale una classe politica che vuole governare Napoli con la presunzione del fai-da te”, dimostra tutta la miopia di un pensiero caricato di pregiudizio, incapace di comprendere il processo di rinnovamento che il capoluogo partenopeo sta vivendo, dissetato culturalmente dalla riscoperta dell’identità e rappresentato politicamente dall’autonomia. Di pensiero e di azione. Che porta in sé l’audacia del cambiamento e la determinazione del riscatto di chi si assume il coraggio e la responsabilità di tornare a pensare in grande. Napoli porta stampata addosso da sempre, l’etichetta di città assistita. Ma dal 2010 al 2015 i trasferimenti statali sono stati decurtati del 60% con una perdita complessiva di circa 400 milioni di euro per la città, con il risultato che i servizi che riceve può pagarseli da sola. La Costituzione, nelle parti in cui disciplina i principi di coesione e solidarietà sociale atti a rimuovere gli squilibri territoriali, è stata puntualmente violata. Chiedere a quest’ Italia di comportarsi da Nazione sarebbe una richiesta oggettivamente eccessiva, ma dinanzi ad una evidente sperequazione e disomogeneità nella distribuzione delle risorse non si può pretendere che il Sud non decida di fare da sè.

Per decenni ci hanno convinto che con un’invasione armata “vennero a liberarci”. Di sicuro i giornali del Nord e i loro direttori, talvolta meridionali solo di nascita, continueranno nell’opera italiana di persuasione alla minorità. Toccherà a noi essere pronti: mo sappiamo che la nostra liberazione non può dirsi realmente libera, se non parte da qui. Da Napoli. Dalle nostre terre. Da Sud per il Sud.

Tre seminari gratuiti in nome di consapevolezza, identità e azione

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È arrivato il momento di camminare insieme verso un nuovo orgoglio, basato sull’identità e sulla creatività delle persone che vogliono re-agire. Per questo abbiamo deciso di offrire tre appuntamenti completamente gratuiti, per affrontare e discutere insieme di argomenti fondamentali per una migliore gestione della città.

SEMINARIO GRATUITO: COSA FA UN COMUNE?

In questo seminario parleremo del ruolo che ha il Comune nella gestione del territorio, le sue autonomie e i suoi limiti, tutto ciò che fa e che può fare perché la legge non lo vieta. Conoscere le responsabilità del Comune è uno strumento fondamentale per partecipare alla vita politica del territorio, aiutare la città a crescere e migliorarsi. Il seminario sarà tenuto da Marco Esposito sabato 16 gennaio (posti esauriti) sabato 23 gennaio 2016 alle ore 10.00, presso la nostra sede in via Vittoria Colonna, 30 (Napoli)

Per maggiori informazioni e iscriverti clicca qui

SEMINARIO GRATUITO: AUTODIFESA COLLETTIVA, IDENTITÀ E AZIONE

Qui parleremo di come si può reagire al continuo processo di denigrazione che vede protagonista la città di Napoli. Il seminario, tenuto da Antonio Lombardi, servirà a fornire alcuni aspetti teorici e metodologici di una pratica di autodifesa. E’ fondamentale per i cittadini imparare a rispondere in modo creativo e costruttivo alla colonizzazione mentale, per proteggere il territorio bisogna riscattarsi dalla condizione di discriminazione e dal senso di impotenza che essa provoca. L’appuntamento è il 30 Gennaio 2016 presso la nostra sede in via Vittoria Colonna, 30 (Napoli).

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SEMINARIO GRATUITO: E-DEMOCRACY, LA DEMOCRAZIA AI TEMPI DEL WEB

Questo è un appuntamento è per chi vuole discutere vantaggi e limiti della democrazia via internet. Oggi il cittadino può sentirsi davvero coinvolto nelle attività politiche grazie al web ma per essere un soggetto veramente informato ed attivo occorre conoscerne i limiti e le opportunità. Verranno presentati al seminario anche diversi software attualmente esistenti.
Il seminario sarà tenuto da Pierluigi Peperoni il 13 febbraio 2016 presso la nostra sede in via Vittoria Colonna, 30.

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Il dovere di esserci

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Maikol. 27 anni. Morto per essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliatissimo. Ennesima vittima innocente di una guerra che ammazza Napoli e il sud da mesi, anni, decenni.

Lo smarrimento provato di fronte a tante vite spezzate dalla malavita, l’impotenza appresa da chiunque ami la propria terra al punto da volerla sognare un giorno libera dal giogo mafioso, l’insostenibile puzza di quella montagna di merda che è la camorra, rappresentano un rischio. Il rischio di voler gettare la spugna, di abbandonare la speranza che lottare per una causa giusta possa essere utile, il rischio di credere, consciamente e inconsciamente, che tanto nulla potrà mai cambiare. Qui, nei sud di Forcella, della Sanità, Casal di Principe, Crotone, Corleone, ecc.

Ogni singolo giorno noi crediamo innanzitutto di dover combattere contro questo pericolo del ‘tutto è inutile’. Perché non è così, noi sappiamo che non è così. Abbiamo il dovere di ritrovarci innanzitutto come popolo, per far capire ai camorristi che non possono più pensare di trovare ‘zone franche’. Abbiamo il diritto di chiedere una Napoli disarmata. Di chiederlo a noi stessi, e allo Stato, qualora si decidesse a capire che la lotta contro le mafie non può essere estemporanea. Ma deve essere continua. Un continuo lavoro sia militare che culturale. Se le mafie ancora presenti nei nostri territori stridono con la narrazione attuale di un’Italia tutta Leopolde e ottimismo, è compito nostro lottare e manifestare per la verità. Per Maikol, ucciso a Forcella, per Genny, vittima innocente della Sanità, per chiunque si sia trovato al momento sbagliatissimo nel posto ancora più sbagliato.

Ecco perché domani ci sareMO, assieme ai tanti che si sono messi in cammino, contro questa nuova fottuta camorra, che ci insanguina il futuro.

#UnPopoloInCammino è un popolo che ha alzato la testa. E non intende abbassarla mai più.

Il presidente Francesco Tassone a Napoli

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Il giudice Francesco Tassone sarà presente domani 13 Dicembre dalle ore 10.00 alle ore 13.00 in Via Toledo a Napoli, al gazebo del movimento meridionalista MO-Unione Mediterranea, di cui è Presidente, per promuovere “NA-Napoli Autonoma”, progetto di autonomia fiscale e politica della città di Napoli. Francesco Tassone, anima dei “Quaderni Calabresi”, attraverso il suo impegno ha contributo in maniera determinante al lavoro di crescita del sentimento di identità dei cittadini del Sud e da quasi mezzo secolo rappresenta la voce del “Movimento Meridionale” nato dalla collaborazione con lo scrittore meridionalista Nicola Zitara e dall’impegno sociale e politico profuso da un gruppo di intellettuali calabresi del “Circolo Salvemini” di Vibo Valentia.

Napoli, autonomia e identità: MO-UM presenta le linee per il programma di governo della città.

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Un programma politico improntato sui concetti di “autonomia” ed “identità” della città di Napoli: MO-UNIONE MEDITERRANEA, movimento politico che rivendica l’assoluta autonomia ed indipendenza del Sud, annuncia per il giorno 26 ottobre 2015 a Napoli presso la Chiesa di San Gennaro all’Olmo (Via San Biagio dei Librai 35) la presentazione delle linee guida del proprio programma politico in vista delle prossime elezioni comunali nella città di Napoli.

Ai cittadini tutti il movimento illustrerà i punti cardine delle
progettualità previste, in linea con gli obiettivi che l’Assemblea
degli iscritti ha individuato quali prioritari. Al dibattito seguirà
un monologo dell’attore e sceneggiatore Vittorio Ciorcalo ed un
concerto del “Coro Ensemble Napoletano”.

Enrico Inferrera, Segretario Nazionale di Unione Mediterranea
dichiara: “MO-UNIONE MEDITERRANEA continua nel novero degli obiettivi che sin dalla nascita ci siamo posti quali prioritari. Siamo dunque un movimento politico autonomo e principale punto di riferimento per un attuale e moderno meridionalismo. Napoli ha storicamente, culturalmente e socialmente tutti i crismi per essere la vera capitale del Sud umiliato dalle promesse dei partiti politici storici ormai chiaramente per niente interessati alla sua tutela ed al suo sviluppo. Napoli può essere capitale assoluta del Mediterraneo ed in tal senso il nostro programma punta ad obiettivi estremamente ambiziosi che riteniamo di poter raggiungere nell’interesse di tutto il nostro
territorio.”

Flavia Sorrentino, Portavoce Nazionale di Unione Mediterranea
ribadisce il valore del voto democratico: “la nostra gente deve
avere la consapevolezza del valore di un voto politico. Troppo spesso si è demandato presente e futuro delle nostre terre ad affaristi che nulla hanno mai fatto per rispettare il mandato elettorale. La riprova è la tragedia di queste ore a Benevento, ignorata dagli stessi politici che in campagna elettorale sono prontissimi e solerti nella richiesta del consenso.  MO-UNIONE MEDITERRANEA propone un percorso di autonomia ed identità, in cui i cittadini siano i primi attori di una rivoluzione culturale , economica e sociale storica. Lunedì 26 chiediamo ai cittadini di essere i primi promotori del cambiamento”.

 

Il 26 presentazione delle linee guida per il programma di governo della città di Napoli

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Autonomia ed identità della città di Napoli: sono questi i fondamenti dell’importante evento previsto per il giorno 26 ottobre 2015 a Napoli presso la Chiesa di San Gennaro all’Olmo (Via San Biagio dei Librai, 35) in cui MO-UNIONE MEDITERRANEA presenterà le linee guida del proprio programma politico in vista delle prossime elezioni comunali nella città di Napoli. Forte del significativo consenso ricevuto alle elezioni regionali, il movimento spiegherà ai cittadini i punti cardine delle progettualità previste, in linea con gli obiettivi che l’Assemblea degli iscritti ha individuato quali prioritari. Al dibattito seguirà un monologo dell’attore e sceneggiatore Vittorio Ciorcalo ed un concerto della Compagnia “Musincanto” del Teatro San Carlo di Napoli.

Secondo Enrico Inferrera, Segretario Nazionale di Unione Mediterranea <<il nostro movimento, proseguendo l’impegno sul territorio che alle recenti elezioni regionali in Campania ha ottenuto numerosi consensi intende proporsi alle prossime elezioni comunali di Napoli quale soggetto politico autonomo e principale punto di riferimento per un attuale e moderno meridionalismo. Riteniamo che Napoli abbia storicamente, culturalmente e socialmente tutti i crismi per essere la vera capitale di un Sud, desideroso di riscatto, sebbene depredato da politiche nord centriche ed umiliato dalle promesse dei partiti politici storici ormai chiaramente per niente interessati alla sua tutela ed al suo sviluppo. Non abbiamo bisogno di tutori o colonizzatori ma di puntare sulle nostre energie sui i nostri talenti, sui nostri giovani combattendo il malaffare e l’illegalità in tutte le sue forme, valorizzando i nostri punti di forza e rinunciando ad ogni forma di assistenzialismo reale o simulata. Napoli può essere capitale assoluta del Mediterraneo ed in tal senso il nostro programma punta ad obiettivi estremamente ambiziosi che riteniamo di poter raggiungere nell’interesse di tutto il nostro territorio. La storia si fa e non la si legge soltanto e noi riteniamo sia ampiamente scaduto il termine di fiducia affidato alla vecchia partitocrazia che mai nulla ha fatto di concreto per la nostra gente con la quale intendiamo costruire il nostro programma politico>>.

Napoli dice no ai commissari di Renzi

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Con un vero e proprio atto di forza, così come nello spirito dello Sblocca Italia, il governo Renzi ha commissariato Bagnoli ed espropriato Napoli di un pezzo del suo territorio, e del suo futuro.

Un atto d’imperio, la nomina del commissario Nastasi, del quale si ignorano tra l’altro le competenze in materia di bonifiche, che dovrebbe essere il requisito minimale per chiunque sia chiamato ad occuparsi di un territorio tanto inquinato.

Napoli, simbolo di un Sud che continua ad essere trattato da colonia, ha però voglia di reagire: alla durissima presa di posizione del sindaco De Magistris, che ha denunciato “l’abuso di potere” e l’atto “prepotente del premier Renzi”, si associano le reazioni del presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, e dei comitati e dei movimenti presenti sul territorio.

MO/Unione Mediterranea si unisce con forza alla legittima protesta di Napoli e dei suoi massimi esponenti istituzionali.

Riteniamo infatti che il modello del commissariamento, della perpetua colonizzazione della città, delle nuove mani che si allungano su di essa come in tanti periodi dei decenni passati, sia una pratica che va combattuta e relegata alle peggiori pagine della storia della Capitale del Mezzogiorno.

MO/Unione Mediterranea lotterà sempre per l’autonomia della città, un’autonomia piena, non solo economica, ma anche culturale, urbanistica, etica.

Sogniamo una città autenticamente connessa alle altre capitali mediterranee, che possa fungere da guida per il riscatto del Mezzogiorno devastato dall’Italia. Partire dall’opposizione ad un modello di sviluppo centralistico ed autoritario, come quello del commissariamento di Bagnoli e dello Sblocca Italia, significa anche avere la consapevolezza che per Napoli e per tutto il Sud c’è bisogno con forza ed urgenza della crescita di una nuova classe dirigente, che abbia a cuore unicamente lo sviluppo e il progresso del proprio territorio.

Una classe dirigente non cooptata e non ricattabile, che non riceva ordini da lontano, da Firenze, Roma o Genova: Napoli e il Sud, oggi più che mai, hanno estrema necessità di salvarsi da soli.

Napoli sola contro il crimine. Autonomia la strada da percorrere.

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Ieri sera si è consumato l’ennesimo atto criminoso a Napoli, nel quartiere Fuorigrotta. Una banda di malviventi ha crivellato di colpi d’arma da fuoco un’auto civetta della polizia appostata nei pressi della stazione della ferrovia Cumana, probabilmente in servizio per una operazione antiestorsione. Mentre la dinamica dell’episodio non è ancora chiara, una delle poche certezze è che un’agente di polizia è rimasto gravemente ferito ed è stato operato nella notte.

Unione Mediterranea vuole innanzi tutto esprimere solidarietà alle Forze dell’Ordine impegnate senza sosta sul territorio ed augurare una pronta guarigione all’agente ferito.

Un pensiero però ci sorge spontaneo: se civili e poliziotti devono essere lasciati soli di fronte alla criminalità, se Napoli e i napoletani devono risolvere da sé i loro problemi, che i rappresentanti locali e nazionali dei partiti evitino qualunque passerella in tempo di elezioni. Quando i soliti noti verranno a Napoli a sciorinare le loro ricette anti criminalità, ricordiamoci anche di questo episodio, degli spari tra la folla, dell’agente ferito, e chiediamoci, loro, i politici, dove sono stati e cosa hanno realmente fatto per questa città.

«Siamo al fianco dei tanti cittadini onesti che possono e devono contare sullo Stato a difesa della legalità e nella lotta alla criminalità» ha detto pochi giorni fa il Ministro dell’Interno Alfano (NCD), disponendo l’invio di 50 unità di rinforzo della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. Evidentemente il provvedimento non basta e il Ministro non ha inquadrato con esattezza il problema, prova ne è l’episodio di ieri a Fuorigrotta, l’ennesimo dall’iniziativa del Ministro, e l’agente ferito da un’arma da fuoco.

Nemmeno l’onorevole Rosy Bindi (PD), presidente della Commissione Antimafia, sembra avere il pieno controllo della situazione, necessario a predisporre misure adeguate. Dall’onorevole Bindi in particolare, per il ruolo che ricopre, durante la sua visita a Napoli ci saremmo aspettati parole più dure verso i malviventi e soprattutto una vera e propria dichiarazione di guerra contro la camorra.

Parole e maggiori controlli non bastano. Chi delinque non teme né le une né gli altri. La prevenzione del crimine va certamente fatta dalle Forze dell’Ordine, ma noi crediamo che i Ministri del governo Renzi e lo stesso Premier dovrebbero prestare più attenzione a ciò che Unione Mediterranea sottolinea da tempo.

Sviluppo, lavoro, istruzione, sono alla base di qualunque forma di prevenzione del crimine, a Napoli come altrove. Non esiste una ricetta diversa e più efficace. Invece abbiamo una distribuzione a dir poco iniqua delle risorse dello Stato, anche a discapito dei bambini in età d’asilo e nessun esponente politico locale ne fa menzione. Nessun Lettieri, nessuna Ciarambino, nemmeno il presidente della Regione De Luca e l’ex sindaco di Napoli Bassolino, che conosce benissimo Napoli e i suoi problemi.

Il capo del governo Renzi lo scorso 7 agosto ha convocato gli stati generali del PD per parlare del Meridione dopo la diffusione dei dati Svimez. Si sono prodotte zero idee e tante chiacchiere. Si è tenuto persino un insensato seminario con Debora Serracchiani a Milano. Ci aspettavamo un piano di rilancio entro il 15 settembre, così almeno era stato dichiarato, e lo stesso Ministro Delrio aveva affermato in precedenza che “il 2015 sarà l’anno del Sud”, ma siamo quasi ad ottobre ed il Governo invece ci sembra distratto. Anzi, apprendiamo che per il sottosegretario allo Sviluppo Economico De Vincenti il rilancio del Mezzogiorno ci sarà in tre anni.

Troppo comodo lavarsene le mani, abbozzare parole di condanna e costernazione e poi chiedere il voto.

Appare sempre più chiaro che una Napoli autonoma e indipendente sia una possibile soluzione.

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