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In un territorio dove si rischia di morire di tumore, intanto si muore per una lamiera.
La discarica di San Calogero, oggetto del processo “Poison”, è ritenuta la più pericolosa d’Europa in quanto contiene oltre 130mila tonnellate di rifiuti provenienti da centrali termoelettriche a carbone. Si tratta di rifiuti molto pericolosi. Siamo in un territorio che confina con le provincie di Vibo Valentia e Reggio Calabria, sulla statale 18 che dalla vicina Piana di Gioia Tauro porta verso Vibo Valentia, al bivio per la frazione Calimera sorge la ex fabbrica di laterizi abbandonata da quasi dieci anni. Secondo la Procura di Vibo Valentia, tra il 2000 e 2007, Tir avevano effettuato 4512 conferimenti, trasportando a San Calogero le scorie tossiche provenienti per lo più dalla centrale termoelettrica dell’Enel di Brindisi. Sarebbero stati stoccati metalli pesanti, solfuri, cloruri, fluoruri, nichel, selenio, stagno e vanadio. I periti dell’accusa non escludevano «la concreta e reale possibilità che i componenti pericolosi presenti in abbondanza nel sito potessero essere diffusi nell’ambiente circostante». Da qui il rischio concreto di compromettere irrimediabilmente la salute del territorio e dei propri cittadini, visto che lo smaltimento potrebbe avere effetti devastanti se si considera la presenza di due corsi d’acqua nei pressi dell’ex fornace oggi, purtroppo, tornata alla ribalta per l’omicidio, il 2 giugno scorso, del povero Sacko Soumayla .
Incredibilmente dalle menti bacate di molti utenti dei social, probabilmente corrose da una continua campagna politica leghista basata sull’odio, il problema non sono quelle 130mila tonnellata di morte ma è quel ragazzo di 29 anni bracciante con i documenti in regola e padre di una bambina di 5 anni che nell’area dell’ex fornace abbandonata, assieme a due connazionali non stavano rubando nulla, stavano solo cercando delle lamiere – hanno raccontato gli altri due – per i loro alloggi di fortuna nella baraccopoli di San Ferdinando.
Che la magistratura non sia riuscita a consegnare alla giustizia i 14 imputati ritenuti responsabili di “avvelenamento colposo” in quanto il reato è andato prescritto, non sembra aver intaccato le loro coscienze razziste, che invece giungono fino alla giustificazione di un omicidio per un, probabile, furto di lamiere in un ex sito industriale che, pur sotto sequestro da quasi dieci anni, qualcuno considera ancora cosa sua.
MO Unione Mediterranea in occasione delle elezioni europee di Maggio 2014, ha presentato la lista civica di scopo Terra Nostra, con l’obiettivo di inoltrare una petizione al Parlamento europeo per l’istituzione di una commissione straordinaria d’inchiesta, che avesse il compito di monitorare e realizzare verifiche ed analisi sul territorio dell’Italia meridionale e della Sicilia, Il giorno 25 giugno 2015 una delegazione di Unione Mediterranea ha presentato alla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea la petizione, con la petizione anche un dossier di 70 pagine, in cui si denunciavano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori) della medesima Carta.
Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione n. 0748/2015
La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”. Abbiamo cercato negli ultimi mesi di ottenere quanto richiesto, sollecitando in tal senso l’attuale Presidente Antonio Tajani, ma solo un’azione congiunta di eurodeputati meridionalisti, oggi ancora assenti, potrebbe portare ad ottenere qualche risultato pratico.
A pagina 52 punto f del dossier viene menzionato proprio quel sito denunciato nella Petizione (Clicca qui per scaricare l’intera petizione in formato PDF) che abbiamo presentato a Bruxelles, e recita:
- f) SAN CALOGERO: interramento rifiuti tossici Dopo quattro anni dall’ emissione degli avvisi di garanzia e numerosi rinvii delle udienze per mancanza di giudici si è aperto il processo “Poison” che vede 12 persone accusate di aver provocato un disastro ambientale gestendo abusivamente 127.000 tonnellate di rifiuti industriali tossici provenienti da Brindisi e poi finiti illegalmente, dal 2000 al 2007, negli impianti della discarica “Fornace tranquilla” di San Calogero. Il presidente del Tribunale monocratico, Anna Rombolà, ha infatti incardinato il dibattimento dopo aver rigettato alcune questioni preliminari ed ammesso le richieste istruttorie. Lo stesso magistrato ha accolto la costituzione di parte civile del Comune di San Calogero e del Wwf, rinviando il processo al 19 febbraio quando saranno sentiti i primi testi dell’accusa. La gran parte dei reati contestati, che risalgono ad un lasso di tempo compreso tra il 2000 e il 2007, sono ormai prossimi alla prescrizione. Nella passata udienza il giudice Lucia Monaco, designata dopo oltre un anno, si era astenuta dalla trattazione poiché incompatibile avendo già fatto il gip nello stesso procedimento. Il presidente del Tribunale, Antonio Di Marco, aveva poi designato un nuovo magistrato non incompatibile, individuandolo nel giudice Anna Rombolà. Il giro d’affari al centro dell’inchiesta condotta nel 2010 si aggirerebbe attorno 18 milioni di euro perché tanto sarebbe costato il regolare smaltimento alle centrali Enel di Brindisi, Priolo Gargallo e Termini Imerese da cui provenivano i rifiuti smaltiti invece nel Vibonese. L’indagine condotta nel 2010 dal personale della Guardia di Finanza di Vibo, ruotava attorno al rilascio di autorizzazioni non conformi nei confronti della società sotto inchiesta: la “Fornace Tranquilla Srl”, il cui titolare, Giuseppe Romeo, arrestato nel novembre 2009, avrebbe attestato falsamente, secondo l’accusa, il recupero mai avvenuto dei rifiuti pericolosi che, di volta in volta, venivano inviati nel territorio di San Calogero a ridosso di coltivazioni di agrumi.
Il neo Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha puntato in quei territori su una campagna elettorale tipicamente leghista rilanciando un cavallo di battaglia già collaudato: individuare un nemico da offrire ai potenziali elettori. Qualche anno addietro i prescelti furono i Terún offerti sull’altare della padana, oggi i “fortunati” sono gli immigrati. In una Regione, la Calabria, in un territorio come quello della Piana di Gioia tauro, il nemico individuato come causa di tutti i mali è, secondo Salvini e i suoi elettori Terroni, lo straniero, il negro, u niru. E così il senatore Matteo Salvini viene eletto proprio in Calabria, la Lega nella Piana ha incassato 7 mila voti, un’enormità. 55 mila i voti ottenuti dalla Lega in Calabria: il 13% a Rosarno, l’8,4% a Lamezia Terme, 11,2% a Tortona, l’11,7% a Nocera Terinese, il 14,9 % a San Mango d’Aquino, il 12% a Corigliano … La folla lo acclamava al grido «Matteo salvaci tu».
Da che cosa? Dalle denunce presentate a Bruxelles nella petizione di MO Unione Mediterranea? Dalla crescente disoccupazione? Dal rischio desertificazione umana e industriale (dati svimez) ?, dall’ultimo posto tra le 270 regione della UE (dati Eurostat) ? NO… la salvezza viene invocata dall’invasione dello straniero, l’invasione di una terra che economicamente non esiste già più, provate a vendere un casa o un terreno e ne constaterete un valore praticamente nullo.
La verità è che il gioco sulle paure di ciò che non si conosce è vecchio quanto il mondo, quando il mondo si credeva fosse ancora quadrato e asserire che era tondo rappresentava un rischio concreto, e ancora oggi in molti abboccano.
Ma di che cosa abbiamo veramente paura, quando abbiamo paura, possibile che in Calabria il pericolo sia rappresentato da un immigrato ?
Povera terra mia.
Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea
Chi è davvero Giuseppe Conte?
Dopo il contratto siglato tra 5 Stelle e Lega, che ricorda tanto il contratto con gli italiani firmato più volte da Berlusconi negli studi di Porta a Porta, ecco spuntare il nome del premier – e ci teniamo a sottolineare che, no, a differenza di quantoaffermato in questi anni dagli elettori italiani medi, il Presidente del Consiglio NON è eletto dal popolo – per questo nuovo governo: si tratta del pugliese Giuseppe Conte, il quale, se riceverà l’incarico dal Presidente della Repubblica di formare il nuovo governo, inaugurerà quella che Di Maio ha già indicato come “Terza Repubblica” (ma possiamo davvero definirla tale, caro Luigi? C’è realmente un cambiamento epocale da dover giustificare un’affermazione del genere? Ti prego, illuminaci.) e che ufficializza il legame con la Lega.
Gradito anche a Salvini e ai suoi fedelissimi – e la cosa ci è suonata abbastanza strana, parliamo comunque di un “terrone” puro, nato e cresciuto nella provincia di Foggia -, l’avvocato Conte si è già distinto sulle cronache nostrane e non per i suoi meriti da legale. Del tutto nuovo in campo politico, sul suo curriculum è possibile leggere prestigiose formazioni in alcune delle migliori università del mondo, ma, inaspettatamente è stato smentito. O per meglio dire, è stato smentito a metà: la New York University (NYU) ha dichiarato al Times di non rilevare tra i suoi registri il nome di Conte, il quale aveva affermato di aver trascorso un periodo non inferiore ad un mese presso il college americano, ma dagli uffici della NYU sono letteralmente cascati dal pero. Al massimo, hanno fatto sapere, è probabile che l’assenza del nominativo del futuro/probabile/chilosa premier sia dovuto al fatto che Conte abbia seguito semplicemente un seminario durato uno, massimo due giorni. Strano, però, in America pare siano molto fiscali su queste cose ed in effetti trovato l’inghippo, svelato l’arcano: sono state rese note dall’AdnKronos delle e-mail scambiate fra Conte e Mark Geistfeld , il responsabile civile della New York University School of Law, che proverebbero diverse visite dell’avvocato pugliese a New York con l’utilizzo della biblioteca, scambi culturali e collaborazioni con i colleghi dell’ateneo americano.
Mentre i giornali parlavano di questo appunto (magari poteva essere una svista, magari il piccolo gonfiamento su di un curriculum comunque di tutto rispetto, come successo per le consulenze, in realtà ne è stata registrata UNA sola, alla Camera di Commercio, dell’Industria e dell’Artigianato di Roma), ecco spuntare altre tre news su che portano il giallo ad infittirsi ancora di più: la “Social Justice Group”, “l’Association Henri Capitant des amis de la culture juridique française” ed il metodo stamina – quest’ultimo punto, però, è preferibile non approfondirlo. Per quanto l’avvocato sia stato tra i promotori per la fondazione della ONLUS Voa Voa voluta dai genitori di Sofia, ricordiamo che pochi mesi fa la bambina è purtroppo venuta a mancare e in tribunale Conte ha comunque svolto il suo compito di legale, rappresentando i genitori della piccola. Insomma, parliamo di un’anima innocente vittima non solo della malattia ma anche di un uomo come Vanoni e della sua cura, smentita dalla comunità scientifica. Sarebbe il caso di non farci dell’ironia sopra.
Tornando a noi, Conte ha affermato di essere membro della “Social Justice Group” presso l’Unione Europea, peccato che un organo di questo genere non esista in seno all’UE (ops) e che, probabilmente, il futuro premier volesse riferirsi alla “Social Justice European Private Law”, della quale firmò, assieme ad altri professori europei, un manifesto nel lontano 2004 ma di cui, come affermato dal presidente della citata associazione, non è mai stato membro (doppio ops).
Per quanto riguarda “l’Association Henri Capitant des amis de la culture juridique française”, il Post ha dichiarato, fra le altre cose, che l’iscrizione a questa associazione giurista francese è in realtà aperta a chiunque, previo pagamento, ovviamente. Insomma, non contano i meriti accademici, conta il voler vincere facile!
E va bhe, forza, un altro paio di piccoli errori: dobbiamo forse ricordare il curriculum dei precedenti premier o dei membri dei precedenti governi? Andiamo, in questo abbiamo avuto la fortuna di leggere delle fitte riunioni fra Di Maio e Salvini, i salvatori della patria, specie del Sud Italia, che nel celebre contratto di governo (oh, guai a chiamarla alleanza, eh) ha davvero occupato un enorme spazio nel fascicolo pubblicato qualche giorno fa! Quasi occupava le 40 e passa pagine presentate. E poi, signori, a chi non capita di sbagliare e confondersi?
Certo è che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi… bhe, non scomodiamo la Christie per risolvere questo caso e pensiamo al povero Mattarella, da settimane al centro delle attenzioni soprattutto dei social network: chissà se ci sorprenderà decidendo di assegnare l’incarico ad un’altra persona, gabbando Di Maio e Salvini e togliendo Conte dai riflettori sotto i quali è stato praticamente gettato nel giro di sole 24 ore. E chissà se quei buchi neri nel curriculum del pugliese futuro (forse) premier vengano finalmente riempiti e corretti, facendo chiarezza una volta per tutte, lasciandoci comprendere chi sia realmente la figura di Giuseppe Conte.
Maria Stella Judith Rossi
Una riflessione che tra il serio ed il faceto nasconde in realtà una voluta e poco velata provocazione.
Un sud con il marchio dal segno meno davanti ad ogni diritto che dovrebbe essere garantito dalla Costituzione, pensiamo al secondo comma dell’articolo 3, non poteva che riconoscet nel M5S quella luce di speranza che si intravede in fondo ad un tunnel lungo 157 anni.
Le trattative avviate subito dopo le elezioni politiche del 4 marzo tra il M5S che, forse come nessuno mai, ha ricevuto la fiducia dell’elettorato del sud e la Lega di Salvini, su cui evito ogni giudizio, non concretizzate solo per il rifiuto di Berlusconi a fare un passo di lato; come quelle tra M5S e quel Pd che tra referendum, buona scuola e sassi ha già ricevuto il buon servito nelle cabine elettorali del Mezzogiorno, anch’esse non realizzate solo per il rifiuto di Renzi, hanno gettato su buona parte dell’elettorato meridionale, e su tutto quello meridionalista, il dubbio che quella luce di speranza intravista in Di Maio&co non fosse l’uscita dal tunnel della disomogeneità nazionale (unica in UE) bensì la solita lampadina accesa, con l’interruttore nelle solite mani del potere nord-centrico, come quella su cui vanno a sbattere le falene tradite nell’illusione che sia la rotta indicata dalla luna e disorientate da cotanta luce finiscono per bruciarsi.
Dubito che si tornerà al voto nel brevissimo tempo, ma se così fosse le scottature delle migliaia di falene del sud sarebbero ancora fumanti ed il M5S farebbe bene a tenerne conto, ed allora ecco la provocazione o la proposta, fate voi:
Caro M5S, ti faccio una proposta e nel contempo la faccio ai meridionalisti, e se andassimo alle elezioni in coalizione? Badate bene, non per portare voti solo al M5S, come tanti dei nostri hanno in buona fede fatto, ma una coalizione vera, dove i voti dei meridionalisti si sommano a quelli dei cinquestelle. Elaboriamo insieme “Un contratto per il Sud” e vediamo se alla fiducia già riposta nel M5S riusciamo ad aggiungere quel no plus ultra che salvi il carro e i buoi dal dover trattare con Salvini. Ma anche per capire se questi voti dei meridionalisti, quelli della giornata della memoria che oltre a ricordare il passato vorrebbero una speranza, ma direi soprattutto sostanza nel futuro, fanno poi così schifo, più di quelli dei leghisti.
Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea.
Intanto che in italia assistiamo ad “un’orgia politica” il sud rischia un gancio che potrebbe mandarlo definitivamente al tappeto.
Un taglio ai fondi di coesione del 5%, quasi quattro miliardi di tagli, che si aggiungerebbero ai circa 2,5 miliardi che il nostro Paese rischia di perdere per effetto della proposta di dicembre di Bruxelles che li vorrebbe destinare ai Paesi che vogliono attuare le riforme strutturali.
Il pericolo per l’Italia è una sforbiciata di 6 miliardi, di cui circa 4 sono quelli che perderebbe il Sud.
Oggi, 2 maggio, quando la Commissione presenterà ai governi (in Italia non sappiamo ancora a quale) la sua proposta sul nuovo quadro finanziario dell’Unione, che dovrebbe ripartire un budget di 1.020 miliardi nei sette anni dal 2021 al 2027. Un bilancio condizionato dalla necessità di far quadrare i conti dopo la Brexit. Di Maio, Salvini, Berlusconi e Renzi, non sono ancora giunti alla divisione delle poltrone e questo potrebbe essere letale per il Mezzogiorno.
La stangata per il Sud sui fondi di coesione si tradurrebbe infatti in un taglio di 1,08 miliardi dei programmi operativi Fse (Fondo sociale europeo) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) che penalizzeranno soprattutto Puglia (360 milioni ), Campania (266 milioni) e Sicilia (265 milioni).
Per il sud si tratta di una battaglia per la sopravvivenza, il punto di non ritorno, per un territorio abbandonato dalla politica nazionale, è ormai dietro l’angolo. Già ultime in Italia le regioni del Mezzogiorno sono, secondo Eurostat, anche le ultime tra le 270 Regioni della UE.
MO Unione Mediterranea non accetterà passivamente di veder morire la propria terra.
Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea
Siete abituati ad avere meno? Bene avrete ancora meno.
Avete presente la storia del contadino che si era accorto che anche mangiando meno il suo asino campava lo stesso?
C’era una volta un contadino molto avaro, che aveva un asino. La bestia gli serviva per portare i frutti del raccolto dalla campagna al mercato, per trasportare i suoi attrezzi in campagna, per arare il terreno, per riportarlo a casa dopo una lunga giornata di lavoro.
Una sera il contadino si mise a fare i conti di quanta avena comprava per il suo asino. E scoprì che, a conti fatti, l’asino mangiava troppo. Pensa e ripensa, gli venne alla mente come ovviare al problema. Pensò quindi di diminuire giornalmente la razione di avena all’asino, senza che questo si lamentasse e, cosa incredibile, l’asino lavorava lo stesso.
Contento di questa sua grande scoperta, se ne vantava con gli amici la domenica in piazza. I suoi amici erano increduli, ma i più pensavano che non dicesse sul serio.
Vedendo che con meno cibo la bestia lavorava ugualmente, il furbo contadino decise che poteva ottimizzare ulteriormente i costi dimezzando ancora la porzione di cibo.
Il contadino era al settimo cielo, il suo esperimento stava funzionando. “Ecco come risanare le casse”, si disse. “Basta ridurre il cibo dell’asino e i conti tornano!”.
Vedendo che la sua tecnica funzionava egregiamente, il contadino pensò che forse, riducendo sempre di più il cibo, avrebbe potuto perfino addestrare il suo asino a vivere senza mangiare.
Detto fatto. Dimezzò ancora una volta la cena del povero asino. “Domani”, si disse orgoglioso il contadino, “non gli darò nulla per cena. Ma sono convinto che ormai si sarà così abituato che non si lamenterà per niente”.
La mattina il contadino si alzò ma, con grande stupore, lo trovò morto. Il contadino si disperò tanto: “Che peccato!”, pensò, “è morto proprio adesso che ero riuscito a farlo stare digiuno! Mi sa che era malato…”. Anche ai suoi amici raccontava di come era quasi riuscito ad abituarlo a non mangiare e di come, proprio per disgrazia, gli fosse morto quando lo aveva finalmente abituato.
Tito Boeri, numero uno dell’istituto previdenziale, si sarà perso il finale di questa storia o, peggio ancora, sarà giunto alla stessa conclusione dell’avaro contadino, dopo una ricerca sui divari Nord-Sud nella produttività del lavoro, firmata con Andrea Ichino, Enrico Moretti e Johanna Posch. I quattro economisti hanno concluso che servono deroghe ai contratti collettivi di lavoro in favore della contrattazione decentralizzata, per consentire alle aziende di pagare di meno i dipendenti al Sud.
Al sud salari più bassi. Dopotutto i meridionali sono già abituati ad avere meno. Meno sanità, meno ferrovie, meno autostrade, meno scuole e con esse meno alunni e meno docenti… di ogni diritto i meridionali hanno meno.
A questo punto, per quel poco lavoro che hanno, perché non pagarli di meno?
Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale
MO Unione Mediterranea
Il Sud è terra di eroi ed io ho avuto il piacere di conoscere uno di questi eroi: Vincenzo Tosti.
Vincenzo Tosti non ha un mantello né una maschera ed il suo superpotere è l’impegno concreto in prima persona contro gli scempi ambientali, un paladino anti veleni sempre a caccia di roghi tossici e discariche abusive, pronto a denunciare lo smaltimento illegale dei bidoni tossici provenienti da grandi aziende del Nord.
È di questi giorni la notizia che Vincenzo ha deciso di alzare il livello del suo impegno e di farlo proprio a Orta di Atella, il Comune dove vive e lavora, dove, dopo averlo fatto da cittadino e da portavoce della Rete di Cittadinanza e Comunità, si candida a farlo da sindaco mettendo la propria storia e il proprio vissuto sociale a disposizione del progetto dei gruppi politici DemA – Orta di Atella, Diversamente Ortesi e Città Visibile – Orta di Atella, alle elezioni comunali che si terranno il prossimo 10 Giugno.
MO – Unione Mediterranea riconosce in Vincenzo un uomo del Sud che rende onore a questa terra, un orgoglio non solo per il suo territorio ma per tutto il territorio del Mezzogiorno: per questo offre a Vincenzo il massimo sostegno per la sua candidatura.
Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale
MO Unione Mediterranea
Comunicato stampa del 15/4/2018
Mimmo Cerullo, Consigliere della Municipalità 5 (Arenella-Vomero) del Comune di Napoli, si è dimesso dal movimento politico MO-Unione Mediterranea dal quale, di conseguenza, è anche decaduto come membro del Comitato di Coordinamento.
Cerullo era espressione del pensiero e dell’azione politica di MO-Unione Mediterranea che, attraverso lui, ha fatto parte della maggioranza politica che sostiene il Presidente della Municipalità 5 nella sua azione di governo del territorio.
Il ruolo di Consigliere municipale gli era stato affidato dagli elettori in quanto candidato di MO-Unione Mediterranea ma, con le sue dimissioni, Cerullo ha interrotto questo nesso politico. Pertanto il Comitato di coordinamento, rendendo noto che egli non è più espressione del Movimento in seno al Consiglio municipale, lo invita a valutare le proprie dimissioni dal Consiglio stesso come gesto di coerenza etico-politica. MO-Unione Mediterranea esige questa linea di trasparenza per rispetto degli elettori, dei simpatizzanti e dei cittadini tutti.
Il Comitato Coordinamento
MO Unione Mediterranea
Reddito di cittadinanza? Fermenti lattici per un paziente in rianimazione, il Sud.
Il Sud Italia vive una condizione che se non compresa non può essere curata o, nel migliore dei casi, rischia di essere curata male.
Ma per capire quale cura abbia una possibilità di fare la differenza, è il caso di approfondire quale sia la situazione nell’area di venti milioni di abitanti che oggi chiede disperatamente al governo un farmaco salvavita: (dal corriere.it) gli anni dell’euro al sud hanno coinciso con una catastrofe economica con pochi paragoni nella storia europea.
Dall’inizio del secolo il Meridione è rimasto indietro rapidamente: in termini di reddito lordo, ha perso un terzo sulla media dell’Unione europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez).
In tutta Europa, solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. La stessa agenzia europea mostra che, stimando il reddito per abitante in proporzione al costo della vita, il Mezzogiorno ormai viaggia al livello della Lettonia, più indietro della Lituania e dell’Ungheria.
Sempre secondo l’Eurostat, nel 2015 circa quattro abitanti del Sud su dieci non avevano mai usato Internet, valori registrati solo in una singola regione greca e in parti della Romania.
Dall’inizio del secolo quest’area ha visto emigrare un decimo dei suoi abitanti, non per niente dati Svimez indicano un rischio concreto di desertificazione umana. Provate voi a vendere una casa in un’area a rischio desertificazione umana.
A tutto questo quale ricetta viene offerta dal partito che per il suo successo deve ringraziare, forse come nessuno mai, il Mezzogiorno? Il reddito di cittadinanza.
Servirà? Sì, come servono i fermenti lattici quando si prende un antibiotico.
Ma ancora non è chiaro chi scriverà la ricetta per l’antibiotico giusto, non è una critica ai fermenti lattici, quelli servono sempre e comunque, ma non appaiono risolutivi rispetto al fattore eziologico di una condizione che appare drammatica.
Se poi la ricetta si pensa di scriverla in collaborazione con la lega, già occupata a curare il paziente nord dal suo problema di obesità dato dall’incurabile vizio dell’ingordigia, la diagnosi sul sud, seppur chiara grazie alla mole di dati Eurostat, CGIA, Istat, appare di difficile risoluzione e con il rischio che ai buoni fermenti lattici vengano aggiunte fastidiose supposte.
Massimo Mastruzzo.
Italia, due pesi e due misure? Sì, perché l’Italia è Sud, l’Italia è Nord
L’elezione del 4 marzo ha dato vita ad un nuovo parlamento con deputati e senatori di M5S e Centrodestra che si dividono la rappresentanza territoriale dello stivale: sud al M5S e centronord alla coalizione di Salvini&co, con il terzo incomodo del Pd in rappresentanza di Toscana ed Emilia Romagna.
Si dirà che il governo che si formerà (si formerà?) sarà un governo nazionale e parlare di rappresentanza territoriale lascia il tempo che trova, ma se ci fermiamo ad analizzare la forte disomogeneità nazionale non possiamo fare a meno di notare come le proposte elettorali, diametralmente opposte, siano frutto di un’offerta diretta alla domanda di un determinato bacino elettorale.
Domanda e offerta che si sono concretizzate per il centrodestra nel progetto politico che suggerisce una flat tax, per ridurre la pressione fiscale nel centronord, la parte ricca del paese; per il M5S, che ha allargato il suo peso politico nel Mezzogiorno per l’insoddisfazione degli elettori verso il governo uscente, in un welfare (improbabile?), che sostenga le persone prive di reddito;
Paradossalmente al parlamento che formerà il prossimo governo non passa proprio per la capa che, fatta l’Italia, gli italiani sono ancora lì ad aspettare di capire cosa farsene di questa Italia. Così ad un sud con poca occupazione, minori redditi, minori infrastrutture e scadenti servizi pubblici, l’idea di offrirgli un progetto di riequilibrio della condizione sociale, come peraltro previsto dall’art. 3 della Costituzione, sembra non essere politicamente spendibile. Dopotutto il ricco chiede le quotazioni in borsa, il povero la carità. Coerentemente l’offerta politica si conforma alla domanda dell’elettorato.
L’equilibrio economico tra Nord e Sud, consentirebbe all’Italia di tornare sulla scena Europea con un vestito che a giacca e cravatta impeccabili non abbini un calzone corto e pure stropicciato, ma questo comporterebbe fin da subito:
per ogni metro di ferrovia al nord, tre/quattro al sud (non ho fatto il calcolo esatto, ma più o meno…), e cosi per ogni altra infrastruttura pubblica, pareggio dell’occupazione, o della disoccupazione fate voi, grandi imprese industriali che invece di essere addensate tutte nel Nord vengano distribuite su tutto il territorio, fino ad arrivare ad una ricchezza equamente suddivisa su tutto il territorio. Ma a quanto pare questa ipotesi non rientra nei piani dei governi nazionali che preferiscono “accontentare” le diverse latitudini con il più rassicurante mantenimento dello status quo
Ci vorrebbe un Martin Luther King de’ noantri che indignato dalla negazione ai cittadini del sud ad avere “pari dignità sociale”, si adoperi affinché vengano rimossi “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
O, meno fantasiosamente, una forza politica meridionalista che, spogliata dal timore di essere vista come una realtà che fa retorica, senza nessun sentimento revanscista, ma semplicemente con sentimenti di giustizia verso la propria terra, reclami pari dignità e pari opportunità come uniche condizioni per far rima con Unità.
Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea
Liberi di migrare per farsi curare e mantenere alta l’efficienza e i bilanci delle strutture del nord.
Prendo il caffè, e come tutte le mattine, guardo la rassegna stampa e, facendo zapping tra Tgcom 24, rai news24 e sky Tg24, mi cade l’occhio su un articolo de il Giornale a firma Stefano Zurlo:
Stretta sui rimborsi alle Regioni virtuose contro il «turismo sanitario»: ci rimettono i pazienti.
Spengo la TV, finisco il caffè e mentre mi reco a lavoro mi riprometto di leggere l’articolo.
Lo faccio e dopo l’illusione delle prime righe : “Un testo che, se approvato, assesterebbe un colpo gravissimo al diritto alla salute di migliaia di italiani e toglierebbe a uomini e donne del Centrosud ” dove sembra che si avanzi una critica ad un testo che vuole limitare la mobilità sanitaria da una regione all’altra e così facendo togliere a migliaia di pazienti il diritto a curarsi nei più importanti ospedali del Nord, mi accorgo che in realtà la vera preoccupazione che si nasconde tra le righe dell’articolo è legata al flusso di denaro, circa 4,6 miliardi di euro che coinvolge quasi 800mila italiani… del Sud che migrano in treno o in aereo da Napoli o da Reggio Calabria per farsi operare nei poli d’eccellenza della Lombardia e dell’Emilia Romagna che se bloccato penalizzerebbe le cliniche all’avanguardia dell’asse Milano-Bologna.
Trascinando nel baratro anche l’indotto sorto a ridosso delle cittadelle della salute: alberghi, negozi, appartamenti.
La Lombardia, in testa al ranking dei virtuosi, importa 161.000 pazienti l’anno e vanta un credito di 808,6 milioni di euro; all’opposto la Calabria è in rosso per 319 milioni. A seguire, in questa black list, la Campania che deve saldare prestazioni, tecnicamente Drg, per 302 milioni fuori dai propri confini. La stretta ai rubinetti del turismo sanitario porterebbe al ridimensionamento o addirittura, in prospettiva, al crollo di questo fenomeno: un sistema efficiente sempre più ragionevolmente efficiente grazie ai contributi che arrivano dalle regioni più deboli.
Certo non mancano nell’articolo cenni al fatto che le regioni più arretrate dovrebbero alzare l’asticella della qualità (come ? Visto che al momento è un cane che si morde la coda) ma nulla viene detto sul diritto dei pazienti del Sud di avere un servizio pubblico qualitativamente equo lungo tutta la penisola, mentre non si manca di sottolineare la necessità di dover garantire a questi poveri pazienti del sud la “libertà” di poter migrare per farsi curare e naturalmente di mantenere alta l’efficienza e i bilanci delle strutture del nord.
Massimo Mastruzzo Portavoce MO Unione Mediterranea.

