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Tutte le notizie dal mondo del meridionalismo

CETA vs JEFTA. Perde sempre il Sud.

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Dopo la netta presa di posizione del nuovo governo contro la ratifica del Ceta (trattato di libero scambio Ue-Canada) arriva il contemporaneo via libera alla firma del Jefta (accordo di libero scambio Ue-Giappone), il cui negoziato è stato chiuso con una grande cerimonia a Tokyo il 17 luglio.
Per il sud e le sue eccellenze enogastronomiche cambierà qualcosa?

Facciamo un passo indietro, vediamo cosa prevedeva il Ceta.

Ecco lo scempio che la follia razzista della Lega, erano ministri Zaia e poi Galan quando questa porcheria fu impostata, aveva partorito:

I vini tutelati?
Quattordici e tutti del Centro e del Nord Italia. Nell’elenco spiccano le cinque etichette del Piemonte, seguite da quattro della Toscana e tre del Veneto. Presenti anche Lombardia e Abruzzo. Nulla per Sicilia, Puglia, Campania. Addirittura tra i marchi tutelati c’è il generico Igt «vino di Toscana».

Gli oli d’oliva a marchio protetto?
Nonostante dopo gli iberici l’Italia sia il secondo produttore del pianeta, e in Italia il Veneto la quindicesima regione italiana per produzione (un ventottesimo rispetto alla Campania, un 143° della Puglia), sono veneti tutti i quattro marchi dop per l’olio d’oliva inseriti dall’Italia nel Ceta. Tre indicati direttamente da Zaia e il quarto (il dop Garda) aggiunto successivamente.
Questa impostazione iniziale di Zaia rimase immutata nonostante dopo di lui si siano succeduti in quel dicastero ben cinque ministri, anche del Sud.

Il pomodoro San Marzano, i limoni di Sorrento, la pasta di Gragnano? Non pervenuti.
L’intero Sud deve accontentarsi della mozzarella di bufala campana e di tre prodotti siciliani: il pomodoro di Pachino, l’arancia rossa e i capperi di Pantelleria. Nei due elenchi non c’è un solo prodotto meritevole di tutela della Puglia, della Calabria, della Basilicata, del Molise.

Una partita senza storia a cui sembrava che l’intervento del nuovo governo (nuovo? Con Zaia e Salvini ancora presenti in questi trattati) potesse porvi rimedio.
Fin da subito si nota che non c’è bisogno di analisi approfondite per capire chi ha vinto sul campo.

 

Vediamo di cosa si tratta?

l’accordo di partenariato economico tra l’UE e il Giappone: il J.E.F.T.A.(Japan-EU Free Trade Agreement) nuovo di zecca. Dovrebbe servire ad aumentare le esportazioni dell’UE fino ad una stima di 20 miliardi di Euro.
Bene, è finita 17 a 1: lo Stato italiano ha indicato 18 prodotti da tutelare. 17 del Centro-Nord e 1 del Sud (la mozzarella di bufala campana).
Le altre specialità agroalimentari del sud ?
Non pervenute.
Com’era quel famoso slogan? Prima il Nord!

Ah dimenticavo: per quanto riguarda i vini e le bevande alcoliche è finita 22 a 4.

Viva il governo del cambiamento.

Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

UNIONE MEDITERRANEA PER IL GRÈKO

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Tra le persone che hanno deciso di sposare la causa del grèko di Calabria c’è anche Massimo Mastruzzo. Leggendo la breve intervista che gli abbiamo fatto avrete modo di conoscerlo e di capire le motivazioni che lo hanno spinto a fare una raccolta fondi per la nostra causa. Noi lo ringraziamo e ci auguriamo di avere lui e voi lettori ai nostri corsi di grèko, buona lettura!

Chi sei?
Mi chiamo Massimo Mastruzzo e sono il Portavoce Nazionale di MO Unione Mediterranea. Sono originario di un paesino in provincia di Vibo Valentia che si chiama Calimera. Come altri milioni di calabresi sono stato costretto ad emigrare da uno Stato incapace di dare le stesse opportunità a tutti i cittadini del suo territorio, basti pensare all’art. 3 della Costituzione. Lasciamo per un attimo da parte il primo comma (egualmente importante), dove si enuncia un principio generale di parità sociale di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione, e proviamo invece, per un attimo, a soffermarci sul secondo comma che recita: “[..] è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza tra i cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e Sociale del Paese”. Il risultato è che oggi la popolazione della Calabria è di circa 1.950.000 abitanti, mentre, nel corso di 157 anni, dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, è probabile che siano emigrati dalla Calabria circa 3.000.000 di persone. Dati Svimez parlano addirittura di un concreto rischio di desertificazione umana .

Cos’è Unione Mediterranea?
MO Unione Mediterranea è un movimento politico meridionalista, fondato a Napoli il 24 novembre 2012, con un obiettivo chiaro: il riscatto del Mezzogiorno.

Perché hai sposato la campagna “Se mi parli vivo”?
Come calabrese e come portavoce di MO Unione Mediterranea, non posso che apprezzare un progetto come Se mi parli vivo che rientra in pieno nella Carta dei Principi di MO Unione Mediterranea come anche la promozione dei prodotti del Mezzogiorno e di tutte le attività che favoriscano e valorizzino le economie locali. La valorizzazione di una lingua millenaria, ancora esistente e resistente, come il grèko o greco di Calabria, restituisce dignità alla storia di un territorio dalle falsità, le offese e le diffamazioni perpetuati nei suoi confronti, frutto di pregiudizi, ignoranza e atteggiamenti razzistici, nati dopo il 1860 e resi tali dalla mancata verità storica sul Regno delle Due Sicilie.

Quale futuro vuoi per la tua terra?
Per la mia terra, la Calabria, come per tutte le Regioni del sud Italia, attualmente ultime tra le 270 Regioni della UE (dati Eurostat) voglio le stesse opportunità che hanno i cittadini del resto d’Italia e dell’UE. Gli stessi diritti e le stesse infrastrutture che permettano a questa terra di sentirsi parte attiva, e non povera periferia, del continente Europeo. Un futuro dove ci sia la libertà di mobilità (virtù sociale espressione di libertà e apertura) e non la costrizione dell’emigrazione (piaga sociale espressione di schiavitù e sottomissione).

Freedom Pentimalli

ADOTTA IL GREKO!

Scuola: diminuiscono le cattedre al Sud

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Dopo la notizia del congelamento di 120 giorni sulla questione diplomati magistrale il ministro Bussetti ci stupisce ancora con una nuova sorpresa: la diminuzione delle cattedre al Sud.

In realtà molti avevano sperato che questo governo avesse potuto fare la differenza per una terra che negli ultimi venti anni ha visto la migrazione di oltre duecento mila giovani laureati e altrettante famiglie che vivevano non stato di precarietà economica.

Non è il reddito di dignità che può risolvere la situazione; quello può essere solo un tampone per fermare l’emorragia di povertà ma non per chiudere la ferita.

La contrazione dei posti disponibili nella scuola al Sud è dovuta, risponde il ministro ad una precisa domanda di Gallo ,dei pentastellati, proprio al numero di risorse meridionali: meno famiglie, meno figli , meno allievi dunque meno cattedre.

Associazioni e movimenti politici e persino comitati spontanei nati negli ultimi mesi hanno tutti evidenziato che in realtà questi fattori fanno parte di un circolo vizioso al quale il governo potrebbe dare uno stop.

Sarà pur vero che esiste un forte flusso verso il nord ma sarebbe anche il caso di arginare questo straripare dai propri confini con scelte politiche idonee al problema.

Se al nord il tempo pieno della scuola è una realtà addirittura storica al sud è quasi inesistente tranne casi di istituti comprensivi che adottano questa scelta solo per alcune sezioni in fase sperimentale.
Estendere il tempo pieno al Sud come modalità naturale della didattica garantirebbe da un lato una didattica più completa dei bambini meridionali così come avviene per i loro coetanei del.Nord; metterebbe in atto tutto un sistema di rete di lavoro intorno ad esso che andrebbe dal maggior numero di cattedre alla nascita di cooperative per la mensa ( cuochi, inservienti, panettieri da cui fornirsi per i prodotti da panificazione, autisti per il trasporto dei cibo).

Un docente che vince un Concorso al sud perché la propria regione ha messo a bando un numero abbastanza accettabile di cattedre su sente motivato a credere che metterà su famiglia dove ha una stabilizzazione lavorativa.

Ma come anni ormai accade questi tagli non lo consentono e anzi incentivano quel meccanismo di abbandono delle proprie radici.

Non è più sopportabile che qualunque bandiera colore politico governi questo Stato dia per scontato che le risorse vengano distribuite e canalizzare solo verso una parte di questa nazione a scapito di chi ha diritto ad avere stabilita economica, lavorativa e affettiva lì dove ha deciso di spendere le proprie energie.
Il governo deve pensare seriamente che la soluzione non è a valle ma a monte e pertanto il problema va affrontato alla radice valutando e ascoltando anche le parti.

Luigina Favale

ABILITATI MA NON TROPPO

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E PARTONO LE PRIME LETTERE DI LICENZIAMENTO

La sentenza del Consiglio di Stato in riunione Plenaria  comincia a  produrre i primi, drammatici, effetti. La Corte d’appello di Salerno adeguandosi alla sentenza del CdS che, dopo ben cinque sentenze favorevoli, smentendo anche se stessa, in sintesi ha stabilito che  i diplomati ante 2001/2002 non hanno diritto ad essere collocati nelle graduatorie ad esaurimento, ha disposto l’esclusione dalle GAE ( graduatorie ad esaurimento) di una maestra magistrale che, in servizio di ruolo per effetto della sentenza di primo grado, ora sarà la prima maestra in Italia con diploma magistrale licenziata.

La sentenza che ha prodotto il licenziamento della povera insegnante, di una donna lavoratrice che, se residente al sud, ha meno della metà delle possibilità di trovare un lavoro rispetto a una nata o emigrata a Nord, dove il tasso di occupazione femminile è del 44,9 per cento a fronte del 22,3 per cento del Sud, rischia di abbattersi come una mannaia su altre migliaia di maestre, soprattutto del sud Italia. Delle circa 60 mila insegnati coinvolte l’80% proviene dal sud.

La vicenda appare paradossale perché parliamo di insegnanti che sono ritenute idonee per svolgere supplenze, anche annuali, ma non lo sono per ottenere il ruolo. Se i tribunali hanno riconosciuto un diritto, possibile che lo Stato debba ricorrere contro queste assunzioni condannando queste lavoratrici ad un precariato a tempo indeterminato?

Questa situazione appare drammatica soprattutto al sud perché la sentenza prevede oltre al licenziamento da un momento all’altro, anche la perdita del diritto ad essere inserite nella Graduatoria ad Esaurimento che è la graduatoria utile per ottenere il ruolo. Saranno declassati in seconda fascia, che offre precariato a vita, ma solo là dove questo è possibile: al sud questo significherebbe non lavorare più.

Questo proprio mentre il governo vara il «decreto dignità» contenente un provvedimento ponte per congelare per 120 giorni almeno la situazione delle maestre diplomante già assunte, ma visto il pronunciamento giudiziario della Corte di Appello di Salerno, che va nella direzione contraria, ne dimostra palesemente l’inefficacia.

In verità, provvedimenti analoghi sono stati attuati in precedenza anche da altri Uffici Scolastici ( Pistoia e Viterbo ad esempio ), ma erano precedenti all’intervento del Governo in materia: ci auguriamo che non si dia esecuzione a questi decreti, per il solo fatto che siano immediatamente precedenti alle nuove disposizioni legislative ( si andrebbe a creare un’ulteriore situazione di disparità nei riguardi di una categoria di docenti che meriterebbe che, una volta per tutte, venga presa una decisione unitaria e non caso per caso ).

Può darsi che, trattandosi di sentenze emesse da un Giudice del Lavoro (immediatamente esecutive) e non dal Giudice Amministrativo, questo abbia indotto gli Uffici Scolastici in errore.

In ogni caso, a maggio, tecnici del MIUR e sindacati si erano riuniti per fare il punto della situazione; ma quello che si deve fare è partorire una soluzione a lungo termine e questo possono farlo solo il Governo o il Parlamento.

MO Unione Mediterranea ha già chiesto un incontro formale al Miur ed ha inviato presso il Ministero dell’istruzione una proposta della Prof.ssa Luigina Favale, coordinatrice nazionale MO Unione Mediterranea al Ministro della pubblica istruzione Bussetti:

qui il link per il pdf della proposta

MO UNIONE MEDITERRANEA PER LA SCUOLA

 

INDUZIONE ALLA PERCEZIONE CONDIZIONATA

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Nel regno della percezione quando tutt’attorno sembra che si percepisca tutt’altro si ha un impercettibile senso di disagio. I dati hanno un senso perché ci offrono  una realistica visione del paese e si dovrebbe riuscire a leggerli con la necessaria razionalità che aiuti a indirizzare le scelte. Da farsi a ragion veduta.

Invece li si usa, spesso, per assecondare i propri interessi politici, condizionare gli umori e allontanare le soluzioni.

L’immigrazione è divenuto il problema più drammatico e urgente, l’Italia è descritta come il Paese più travolto, ma fino al 24 giugno sono sbarcati da noi in 2.964, mentre in Spagna ne sono arrivati 5.300.

Nei primi tre mesi del 2018 i dati confermano: 40.140 domande di asilo in Germania, 27.195 in Francia e 18.760 in Italia.

La domanda è: ma se questi sono i dati, come è possibile che si perda il sonno e si riempiono pullman di Terroni che, come in overdose da sindrome di Stoccolma, si recano a scodinzolare a Pontida.

Appare un’ovvietà che sconfina nella banalità chiedersi: abbiamo problemi più urgenti?

Si, eccome. Soprattutto da dove sono partiti tutti quegli ascari ignari della reale condizione e del rischio che corre il nostro sud.

 

I dati Eurostat  danno le Regioni del sud Italia ultime tra le 270 della UE.

Dati Svimez indicano un rischio concreto di desertificazione umana e industriale in molte aree del sud Italia.

In UE il 71,4% di chi ha terminato l’università trova un’occupazione entro tre anni, in Italia ci riesce appena il 44,2%, nel Mezzogiorno il 26,7% e in Calabria la percentuale crolla addirittura al 20,3%, dati peggiori si trovano solo per la Guyana francese 44,7% (è una regione e un dipartimento d’oltremare della Francia che si trova nell’America meridionale)  e per la regione bulgara di Severozapaden 46,5%.

 

Calabria, Sicilia, Campania e Puglia, sono in Europa le regioni in cui lavora meno di una persona su due fra i 20 e i 64 anni. Il digitale è ormai indispensabile per la maggior parte delle occupazioni ma nel Sud Italia e nelle isole solo il 57,5% ,fra i 16 e i 74 anni, usa regolarmente internet, quasi 20 punti percentuali meno della media Ue (79%). E appena il 27% lo fa da dispositivi mobili come smartphone o tablet (media Ue 59%).

 

Una donna residente al Sud ha meno della metà delle possibilità di trovare un lavoro rispetto a una nata o emigrata a Nord, dove il tasso di occupazione femminile è del 44,9 per cento a fronte del 22,3 per cento del Sud.

 

In questo paese si sono finanziati progetti per ponti;  linee di alta velocità che saranno il più grande investimento pubblico della storia di questa nazione pur interessando solo parte di essa, ma con il contributo di tutta…Potrei continuare, purtroppo, con una serie di dati negativi che mortificano la mia terra, ma sono ancora stordito dalle immagini degli ascari che a Pontida pensano di trovare una soluzione a questi dati sgomberando qualche campo rom.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

 

POVERTA’ NEL MEZZOGIORNO

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Sono stati pubblicati i dati Istat sulla povertà in Italia, dai quali è emersa una situazione drammatica per l’italia intera e disastrosamente tragica per il Sud.

Povertà assoluta. L’Istat ha calcolato la soglia di povertà assoluta, ossia la spesa minima mensile di beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile, ed è emerso che nel mezzogiorno d’italia l’11,4% degli individui e il 10,3% delle famiglie sono in povertà assoluta (ossia vivono al si sotto di questa soglia) contro la media nazionale dell’8,4% degli individui e 6,9% delle famiglie.

Incidenza di povertà. E’ il rapporto tra il numero delle famiglie/persone con spesa mensile sotto o pari all’indice di povertà e il totale delle famiglie/persone residenti. In particolar modo a destare la nostra attenzione sono stati gli incrementi significativi sia per le famiglie da 8,5% a 10,3% (Italia da 6,3% a 6,9%) sia per gli individui da 9,8% a 11,4% (Italia da 7,9% a 8,4%).

Intensità di povertà. Se analizziamo il dato dell’intensità della povertà ossia quanto la spesa mensile delle famiglie povere è mediamente sotto la linea di povertà, ovvero quanto poveri sono i poveri, emerge un dato di stabilità nel resto d’italia e di crescita (di povertà) al sud da 20,5% a 22,7%.

Aree territoriali. Emerge un dato interessante relativo alle aree territoriali in cui questo disagio si sviluppa. Mentre al nord le aree maggiormente colpite sono le periferie delle aree metropolitane e dei grandi comuni, al sud, invece, ad essere maggiormente colpiti sono i centri delle aree metropolitane con una crescita da 5,8% a 10,1% e i comuni fino a 50.000 abitanti che passano da 7,8% al 9,8%.

Livello di istruzione. I valori più alti di povertà sono riscontrabili in contesti con livelli di istruzione medio bassi: persone con nessun titolo di studio o licenza elementare, con incremento dal 24,6% al 35,7%; persone con licenza media, con incremento da 27% a 28,7%. Stupisce che ad essere colpiti siano anche famiglie e individui con dilpoma o laurea, con una crescita dei livelli di povertà dall’11,6% al 14,1%.

Sottogruppi. Alcune ulteriori classificazioni possono essere fatte tra le famiglie povere dividendole in sottogruppi in base a quanto si distanziano dalla soglia di povertà. Possiamo così individuare le famiglie “sicuramente povere”, il cui livello di spesa mensile è oltre il 20% inferiore alla linea standard di povertà e che mostrano, nel mezzogiorno, un dato di crescita allarmante dal 10,5% a 12.5%. Seguono le famiglie “appena povere” che crescono dal 9,2% al 12,2%.

Gruppi sociali. Anche la povertà assoluta divisa per gruppi sociali mostra delle differenze tra nord e sud come ad esempio per le famiglie di operai in pensione e i giovani blue collar, che rivelano rispettivamente percentuali dell’8,6% e del 6,4% contro il 2,6% e il 3,5% del nord.

Il report del’Istat infine mette in evidenza alcune variazioni statisticamente significative. Vediamo quelle che riguardano il Sud:

Povertà assoluta

famiglie in povertà assoluta da 8,5% a 10.3%

individui in povertà assoluta da 9,8% a 11,4%

famiglie di soli italiani da 7,5% a 9,1%

famiglie di soli stranieri da 29,7% a 42,6%

centri area metropolitana da 5,8% a 10,1%

comuni fino a 50.000 abitanti da 7,8% a 9,8%

Poverta relativa

famiglie in povertà relativa da 19,7% a 24,7%

individui in povertà reltiva da 23,5% a 28,2%

La situazione tragica che emerge dai dati Istat ci porta ad una riflessione più profonda sulla situazione del meridione, partendo dall’analisi dei dati è facile capire quali sono le conseguenze: sempre più giovani saranno costretti ad emigrare al nord o all’estero alla ricerca di condizioni di vita migliori. Vasti territori del sud Italia si trasformeranno, o si stanno già trasformando, in zone abbandonate senza futuro.

I livelli di povertà in Italia cambiano tragicamente al cambiare della latitudine, con percentuali che raggiungono al nord il 5,9%, al centro il 7,9% e al sud il 24,7% (con una media italiana del 12,3%). Solo importanti investimenti mirati e una programmazione adeguata potranno invertire questi dati mostruosamente allarmanti, ma per ora all’orizzonte non c’è nulla di tutto ciò.

Come ti frego l’elettore

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Comunicazione usata come distrazione delle masse.

Ogni realtà politica, ma anche associativa o di volontariato, si scegli il proprio campo di battaglia, e prova con le proprie argomentazioni a convincerci della bontà delle proprie idee.

Le strategie della moderna comunicazione politica diventano fondamentali per arrivare a centrare l’obiettivo prefissato: convincere gli elettori.

A quanto pare la strategia messa in campo dal leader del popolo leghista è risultata, purtroppo, vincente.

Luca Morisi. 42 anni, docente all’Università di Verona, con il suo team è dal 2013 l’artefice del successo mediatico ottenuto dal leader leghista.

Salvini alimenta le paure arcaiche e irrazionali e offre al popolo impaurito un nemico da sacrificare sull’altare della salvezza.

Albert Bandura è uno dei massimi esponenti della psicologia cognitiva applicata alle scienze sociali e si è occupato della teoria sociale dell’apprendimento. Una delle sperimentazioni principali da lui effettuate fornì l’idea che le persone tendono a valutare se stesse attraverso il costrutto dell’autoefficacia, ovvero quanto si riesce a raggiungere un obiettivo. Tale processo risente di una “proiezione” di se stessi in termini di riuscita dell’azione; Bias interno, ovvero coloro che valutano se stessi come motivo della riuscita, e Bias esterno, ovvero coloro che valutano le condizioni sociali come fondamentali per la riuscita.

Salvini usa frequentemente il Bias Esterno per cercare consenso in coloro che pensano che la colpa degli altri ha impedito la propria realizzazione.

Una idea arcaica che prende forma in un simbolo rurale e antico rendendosi immanente nella trasformazione nella società umana del concetto di sopravvivenza di Adleriana memoria. Per Salvini, Satana è l’immigrato. Più riesce a sovrapporre il diverso da sé a una figura demoniaca, più attiva meccanismi profondi legati a paure ancestrali, fino ad arrivare a quei comportamenti derivanti dalla paura del buio, dell’oscuro, dell’ignoto, a ciò che è di notte. Analiticamente parlando, i suoi discorsi sono infarciti di riferimenti alla violenza di notte, al buio che arriva inaspettato, alla calata delle tenebre che “invade”, al nero come diversità contaminante.

La razionale analisi degli ultimi dati ISTAT (https://www.istat.it/it/archivio/217650) devono però farci riflettere che se al Sud cresce la povertà e colpisce una famiglia su dieci ( Record negativo per la Calabria con incidenza del 35,3%) non esiste nessun Satana travestito da immigrato ma si stratta di una scellerata politica nazionale che lascia le Regioni del Sud Italia ultime tra le 270 della UE. Con un pil pro capite che presenta divario corposo tra Nord e Sud:

Scorporando il dato tra le regioni spicca la media della Provincia autonoma di Bolzano, la migliore in tutta la Penisola con 42.600 euro di pil pro capite. Sul podio salgono anche Lombardia (36.600 euro) e la Provincia autonoma di Trento (35.000 euro). In generale tutte le regioni del Nord registrano una media superiore a quella europea. Decisamente al di sotto di quella dell’Unione è la media del Sud, dove i fanalini di coda sono la Calabria con 16.800 euro e la Sicilia con 17.200 euro.

Hai voglia a dire che la colpa di tutto questo è dei Rom, degli immigrati o di Satana e che bastano una ruspa, un paio di respingimenti e due gocce di acqua santa.

Il Mezzogiorno è sempre più colpito dalla povertà con ormai oltre una famiglia su dieci che vive in povertà assoluta (10,3% nel 2017).

Le famiglie in povertà assoluta residenti nel Mezzogiorno sono 845mila (146mila in più rispetto al 2016), pari a 2milioni 359 persone in povertà (circa 320 mila persone in più rispetto al 2016).

La regione con la più alta incidenza di povertà assoluta è la Calabria con il 35,3% seguita da Sicilia (29,0%), Basilicata (21,8%) e Puglia (21,6%). Dati che si confrontano con il record positivo della Valle d’Aosta (4,4%) seguita da Emilia Romagna (4,6%), Trentino Alto Adige (4,9%), Lombardia (5,5%) e Toscana (5,9%).

Altri dati ci danno l’incidenza in percentuale di stranieri per regioni 

Questi dati ci aiutano a capire come il valore quantità immigrati = povertà non è un dato direttamente proporzionale.

Comprendere che Salvini sta bluffando con le nostre paure ci aiuterà a non perdere la partita per il futuro della nostra terra e ad affrontare la gestione dell’immigrazione con la necessaria serenità e umanità.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

COMUNICATO STAMPA

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21 giugno 2018, alla Camera dei deputati nel dibattito “Una legislazione per lo sviluppo del Mezzogiorno” si è parlato della petizione che MO Unione Mediterranea ha presentato a Bruxelles il 25 giugno 2015.
Ricordiamo che in occasione delle elezioni europee di Maggio 2014, abbiamo presentato la lista civica di scopo Terra Nostra con l’obiettivo di inoltrare una petizione al Parlamento europeo per l’istituzione di una commissione straordinaria d’inchiesta, che avesse il compito di monitorare e realizzare verifiche ed analisi sul territorio dell’Italia meridionale e della Sicilia.
Autofinanziandoci ed autorganizzandoci, grazie al contributo e alla volontà di quanti hanno creduto nel nostro progetto, abbiamo raccolto 10.500 firme: 10.500 nomi e cognomi veri, che hanno scelto di impegnarsi in prima persona per denunciare la disparità di trattamento riservata al Mezzogiorno da parte delle istituzioni in materia di ambiente, salute, lavoro, istruzione e tutela dei consumatori.
Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione n. 0748/2015
La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”.
Abbiamo cercato negli ultimi mesi di ottenere quanto richiesto, sollecitando in tal senso l’attuale Presidente Antonio Tajani, ma solo l’azione congiunta degli eurodeputati meridionalisti, attualmente assenti nel parlamento europeo, si potrebbe portare ad ottenere qualche risultato pratico.

Siamo felici che il lavoro di MO Unione Mediterranea stia dando i suoi frutti anche grazie a chi ha partecipato a suo tempo alla stesura della stessa e oggi continua a sostenerla anche dall’esterno, segno evidente del grande valore della petizione.

Clicca qui per scaricare la petizione

UNIONE MEDITERRANEA PER LA SCUOLA

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A seguito delle indiscrezioni sui prossimi provvedimenti che il Ministro della pubblica istruzione Bussetti intende prendere sui diplomati magistrale che, con l’arrivo delle sentenze, saranno licenziate ed estromesse dalle graduatorie ad esaurimento, in seguito alla sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato.
In considerazione del decreto d’urgenza che si intende avviare per dare una risposta in tempi rapidi ma anche della dichiarazione del Ministro stesso di voler dare ascolto ad ogni proposta, MO Unione Mediterranea chiede di dare lettura alla sua proposta scritta da una docente nonché un incontro formale al Miur .

UNIONE MEDITERRANEA PER LA SCUOLA

IL MERIDIONE CERCA SE STESSO

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MA DEVE FARLO DA SOLO.

Deve essere stato l’incontro tra il Governatore del Veneto, il Leghista Luca Zaia, e la neo Ministra degli Affari Regionali e delle  Autonomie, la leghista veneta Erika Stefani, avvenuto per siglare l’intesa in cui si stabiliscono per legge, più poteri ma soprattutto più soldi, 35 miliardi di euro,  per il nord a destare le attenzioni dei governatori delle Regioni del mezzogiorno : Vincenzo De Luca (Campania), Nello Musumeci (Sicilia), Mario Oliverio (Calabria), Marcello Pittella (Basilicata), e Donato Toma (Molise). In collegamento c’è Michele Emiliano (Puglia), che aderisce al “ Patto per sud” .

Un accordo politico per tutelare al meglio gli interessi del Sud attraverso “una grande battaglia comune per il Mezzogiorno”. La proposta è stata del governatore campano Vincenzo De Luca ci sono tutti i presidenti delle regioni del Sud chiamati a raccolta a Napoli per verificare la possibilità di varare politiche economiche comuni all’interno di un accordo politico.

Ma cos’è IL SEQUEL di Ritorno al Futuro – Il patto per il sud ?

Rewind: Il 20 marzo 2000, a Napoli, Bassolino ed altri rappresentanti del territorio del Mezzogiorno come  Giovanni Di Stasi (Molise), Giannicola Sinisi (Puglia), Nuccio Fava (Calabria), Filippo Bubbico (Basilicata)  sottoscrivono il Patto di Eboli, un “Manifesto” che doveva tradursi in  un accordo politico per tutelare al meglio gli interessi del Sud attraverso “una grande battaglia comune per il Mezzogiorno”.                          ”Non prenderemo ordini dai partiti, ne’ in sede locale ne’ in sede nazionale”. Con questo messaggio, i cinque candidati per la presidenza delle Regioni del Mezzogiorno si avviavano ad una stretta e forte collaborazione, che implicava una sorta di affrancamento dai partiti nazionali.

Doveva  rappresentare la via d’uscita  alla condizione coloniale del territorio meridionale.

Ma della indicazione exit non vi si è trovata traccia in nessuna realtà amministrativa del sud, forse perché  amministrate da esponenti espressione di partiti nazionali che hanno preso ordini dai loro partiti sia in sede locale  che in sede nazionale?

Tra il dire e il fare c’è di mezzo, ancora, il partito nazionale

Voglio credere nella buona fede delle intenzioni, seppur stranamente ciclicamente ventennali, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo, ancora, il partito nazionale ovvero l’equilibrio nazionale duale costruito su un sistema coloniale.

“… L’unità non era avvenuta su una base di eguaglianza, ma come egemonia del nord sul Mezzogiorno…”   “ … il nord concretamente era una piovra  ce si arriccia alle spese del sud…”    (cit. Antonio Gramsci)

Il Sud è sempre stato “oggetto” di politiche pubbliche decise altrove, mai “soggetto” determinate di esse semplicemente perché dietro ad ogni azione di politica locale, seppur  ricca di buoni propositi, si nascondono le reali intenzioni del sistema politico italiano: il mantenimento dello status quo che “garantisce” la stabilità di un sistema nazionale collaudato da 157 anni.

Meridionalismo alternativa possibile

I partiti nazionali, ed i loro rappresentanti, sono inadatti ad affrontare la Questione Meridionale in quanto ne sono stati la causa o quanto meno sono stati fortemente collusi con chi l’ha favorita, e soprattutto perché lo stato dei fatti, inclusi i vari Patti per il sud,  ne offre una conferma a prova di smentita.                   la Questione Sud non può essere affrontata da chi contemporaneamente deve pensare al nord, questo perché la disomogeneità territoriale è talmente ampia che se chi ha meno non si costruisce una propria rappresentanza autonoma dai partiti nazionali difficilmente otterrà più di quanto gli viene già “concesso”.
La mia vuole essere una dichiarazione universale del concetto di meridionalismo. Il Meridionalismo deve darsi un’identità essere dichiaratamente alternativa ai partiti nazionali.

NO ai Partiti nazionali, perché?

Una azienda gestisce due società: una milita perennemente ai vertici del campionato nazionale e compete alla pari con le altre realtà della UE, l’altra milita perennemente in terza serie e lotta, ultima tra le 270 presenti in UE, per non retrocedere definitivamente.
Come può questa azienda, avendo a disposizione lo stesso bilancio, mantenere la competitività della società che compete ai vertici nazionali ed europei e aiutare la società intrappolata in terza serie ?         Nella migliore delle ipotesi, e sperando nella buona fede di chi amministra questa azienda, si procederà con il mantenere alta la competitività della società più ricca, prevedendo per la società più povera di mantenere  “dignitosamente” l’ultimo posto in UE.

Meridionalismo ok, ma cos’è ?

Meridionalismo è prendere coscienza della condizione in cui versa il territorio meridionale e chi ci vive. È considerare se questa condizione di minorità ha delle responsabilità politiche nazionali o è da addebitare ad una incapacità antropologica dei meridionali.
È ragionare sulla possibilità che il mancato rispetto dell’art. 3 della Costituzione sia una distrazione dei vari governi che si sono alternati oppure una assurda volontà di mantenere lo status quo.
È riflettere sulla possibilità che la condizione di minorità possa essere risolta da chi, avendo governato, l’ha causata oppure partendo dalla costruzione di una realtà territoriale che, in quanto tale, non può che essere definita Meridionalista.
Credere ancora che la soluzione per il Mezzogiorno possa arrivare da partiti nazionali (anche quelli in buona fede) è rincorrere un luce in fondo ad un tunnel per scoprire che si tratta, ancora una volta, dell’ennesima lampadina accesa.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

 

 

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