Author Archives: Vittorio Terracciano

Convegno “IL MEDITERRANEO E LA SUA BIODIVERSITA’ FRA INQUINAMENTO ACUSTICO, ACIDIFICAZIONE ED ESTRAZIONI PETROLIFERE”

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Gentilissimi, vi informiamo che sabato 5 marzo ad Amantea dalle 9.00 alle 13.00 si terrà il convegno “IL MEDITERRANEO E LA SUA BIODIVERSITA’ FRA
INQUINAMENTO ACUSTICO, ACIDIFICAZIONE ED ESTRAZIONI PETROLIFERE
“.

Dopo il workshop tenuto nella sede della lega Navale di Davoli, organizzato  in collaborazione con il movimento Unione Mediterranea, continua l’ informazione fra la gente e con gli addetti ai lavori. Qui si è ampliato il fronte di intervento collaborazione anche con le scuole.

Il Workshop ha come tema il Mediterraneo  e la sua biodiversità a rischio fra inquinamento acusticoacidificazionesfruttamento di idrocarburi e gli strumenti per la sua tutela.

Il workshop avrà inizio alle ore 9.00 sarà presentato  dall’architetto Saverio Magnone, presidente lega navale Amantea. Seguiranno i saluti della professoressa Monica Sabatino, sindaco di Amantea, del professore architetto Francesco Calabria Dirigente Scolastico del Polo Scolastico di Amantea e del  C.F. (CP) Antonio Lo Giudice, Comandante Capitaneria di Porto di Vibo Valentia.

 Relazioneranno 

-Dottoressa Stefania Giglio, biologa del Centro Studi Cetacei Onlus, si occupa del censimento degli spiaggiamenti di cetacei lungo la costa calabrese: “Rete di sorveglianza diagnostica a tutela della salute e del benessere degli animali spiaggiati lungo le coste Calabresi”.

-Dottoressa Maria Cristina Gambi, ricercatrice della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Ischia (Na). Si occupa di monitoraggio dell’acidificazione del Mediterraneo: “Acidificazione marina e biodiversità: esempi dai siti di emissione di CO2 dei nostri mari”.

-Professore Gianni Pavan , direttore CIBRA (Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali ) Università di Pavia, Dipartimento Scienza della Terra e dell’Ambiente, estensore Linee Guida ACCOBAMS, strumento a carattere internazionale punto di riferimento per la mitigazione dell’inquinamento acustico: Inquinamento acustico nel Mediterraneo e mitigazione dell’impatto nella legislazione

-Professore Enzo di Salvatore, Università di Teramo, docente di Diritto Costituzionale, estensore dei quesiti referendari NO-TRIV: Profili giuridici delle estrazioni petrolifere in Italia

-Avvocato Benito Spanti, dirigente avvocatura Regione Calabria,  redattore dei ricorsi della Regione contro alcune istanze di ricerca di idrocarburi nell’alto Ionio cosentino: Attività legali della Regione contro le istanze di ricerca nel Mare Ionio

A moderare il convegno sarà la dottoressa Rosella Cerra, responsabile Ambiente Unione Mediterranea Calabria

Previsto anche l’intervento degli studenti, del tutor dell’Arpacal e dei docenti coinvolti nel progetto “Quanto è Profondo il Mare”.

Le conclusioni saranno a cura del Consigliere Regionale Arturo Bova, Presidente della Commissione contro la ‘Ndrangheta , Componente Commissione Ambiente e del Rag. Antonio Nicoletta, Delegato Regionale della Lega Navale Italiana.

locandina

Sarno: l’acqua dei fuochi

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L’attuale condizione in cui versa il bacino idrografico del fiume Sarno rappresenta una vera e propria questione ambientale, dalle mille sfaccettature a molteplici conseguenze. In primo luogo occorre tenere a mente che le imprese che sono sorte attorno al bacino sarnese si concentrano principalmente nel polo conciario situato presso il comune di Solofra (alto Sarno), mentre il polo conserviero, di poco meno inquinante, è concentrato nell’Agro Nocerino-Sarnese, ai quali si aggiunge una buona quantità di scarichi urbani non depurati. Non è raro che le industrie siano situate nei pressi di un corso d’acqua ma ciò che rende il Sarno il fiume più inquinato d’Europa sono gli sversamenti abusivi di tali imprese e, seppur la loro colpevolezza sia innegabile, non è semplice individuare i responsabili che concorrono a questa condizione.

Il bacino del fiume Sarno, interessando le province di Avellino, Salerno e Napoli, percorre una zona ricca di valori storici e bellezze paesaggistiche, eppure quello che offre agli occhi dei coraggiosi addetti ai lavori è uno scenario a dir poco inquietante: i livelli di cromo, rame e tetracloroetilene, di per sé allarmanti, diventano ancora più spaventosi considerando la loro prossimità alla falda della sorgente del Sarno, da cui viene fornita acqua potabile a tutta la città di Napoli. Ma non finisce qui, poiché il dissesto idrogeologico rappresenta un’aggravante ulteriore: quando il fiume esonda, a causa dell’assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria, in particolare il dragaggio, le sue acque killer finiscono per impregnare le colture circostanti, così – anche quando nessuno rischia di annegare – il male finisce sulle tavole dei cittadini.

Gli effetti di tale degrado sulla salute umana non sono una semplice ipotesi e, nonostante molti enti abbiano provato a ometterne la gravità, sono numerosi i documenti ufficiali che pongono l’accento sui danni causati dall’inquinamento del fiume: diversi studi attestano in quelle zone l’alta incidenza di malformazioni (specialmente su donne e bambini), Parkinson e leucemia, mentre i tassi di mortalità per cancro hanno raggiunto picchi più alti rispetto alla media italiana, disastro annunciato già dal 1997 in un rapporto dell’OMS che segnalava un indice di mortalità per cancro superiore del 17% rispetto ad altre zone del mondo.

Ma come, gli imprenditori non sanno dei danni che provocano alla loro stessa gente? – certamente il problema è di natura sociale e culturale: la costruzione scriteriata dei centri urbani è uno dei grandi responsabili del dissesto ed è facile immaginare che, in un clima simile, un imprenditore trovi conveniente aggirare i pagamenti riversando tutto nel fiume ma in realtà la questione è molto più complessa di così.

Dietro a ciò che può sembrare banale incoscienza o inciviltà, si nascondono responsabilità ben più ampie: una delle tante follie dell’amministrazione pubblica è stata quella di imporre, già dal 1997, alle aziende il pagamento del canone di depurazione “in base al beneficio che ogni immobile trae dalle opere e dell’attività del Consorzio di bonifica, nel rispetto dei criteri stabiliti dal vigente Piano di Classifica per il riparto degli oneri”, che significa che la tassazione è effettuata sulla quantità di acqua depurata ma non su quella complessivamente utilizzata da ciascuna impresa, un vero e proprio incoraggiamento a risparmiare. Come? Creando scarichi e pozzi abusivi.

Le moderne tecniche di perforazione hanno inoltre reso accessibili a molti anche le falde più profonde, causando dei coni di depressione che richiamano dall’alto acque con tassi di inquinamento elevati, accrescendo l’interferenza tra acque di scarico e acque di approvvigionamento. Nel Sarno sono accumulate migliaia di tonnellate di materiale vegetale, di sedimenti tossici e di rifiuti urbani, mentre il consumo idrico è aumentato vorticosamente fino a superare le effettive potenzialità idriche del sottosuolo: uno scenario distopico che, con un po’ di fantasia, fa immaginare nel giro di pochi anni il letto del fiume pieno di immondizia anziché d’acqua.

Da quanto esiste questa situazione? Come si potrebbe risolvere? Come hanno reagito le istituzioni? Occorre fare un passo indietro per comprendere fino a che punto si sia protratto questo scandalo che, in un agglomerato di acqua e veleni, scorre ancora inosservato dalla maggioranza dei cittadini.

E’ il 1973 quando il Governo si propone per la prima volta di risolvere la questione del Sarno, inserendone la bonifica nel grande progetto di risanamento dell’intero Golfo di Napoli: un programma dalle nobili intenzioni, i cui sforzi però non devono essere bastati, poiché nel 1987 viene dichiarato lo stato di emergenza ambientale per poi vedere l’istituzione, nel 1995, della prima Commissione di inchiesta parlamentare. Fiumi -questa volta di denaro- tentano di rattoppare le criticità del Sarno qua e là, senza porre in realtà alcun rimedio, quando nel 2012 arriva la delibera della giunta regionale che dà il via alle procedure attuative del “Grande Progetto del fiume Sarno”: un progetto necessario ma che, ancora una volta, affronta il problema solo in modo sommario e senza risolverlo alla radice.

Il cosiddetto Grande Progetto prevede la riqualificazione idraulica e ambientale del basso corso del fiume Sarno attraverso la realizzazione della seconda foce, un’attività di monitoraggio e Protezione Civile e un sistema di vasche di laminazione e aree di espansione controllata per il trattenimento a monte dei volumi di piena.

Proprio l’installazione delle vasche ha generato non poche proteste tra i cittadini ed ha portato il Comitato No Vasche a fare un ricorso al TAR: le vasche di laminazione non sono altro che invasi con fondo permeabile, con il compito di raccogliere eventuali esondazioni del fiume. Se è vero ciò che dice la regione, cioè che “si tratta di impianti fatti di solo terreno, senza cemento, non sono invasivi per il territorio”, è anche vero che la terra battuta non sarebbe in grado di prevenire l’assorbimento delle acque tossiche in essa riversate, con il rischio di contaminare le falde sottostanti, in alcune zone poste a solo mezzo metro di profondità.

Un’altra falla del Grande Progetto si trova osservando la grave assenza di programmi per il Canale Conte di Sarno, canale artificiale risalente alla fine del XVI secolo, creato per approvvigionare d’ acqua le industrie e i pastifici nei dintorni di Torre Annunziata. Il valore storico è inestimabile, dato che alla sua costruzione sono dovuti i primi ritrovamenti legati agli scavi di Pompei, ma non è il solo motivo per riportarlo in funzione: un altro dei suoi compiti principali era quello di mitigare l’effetto delle grandi precipitazioni. Il Canale, se rifunzionalizzato, potrebbe essere un ottimo mezzo di intercettazione delle acque per evitare i frequenti allagamenti che si verificano nei comuni di Poggiomarino, Striano, Boscoreale e Scafati. Il canale è uno dei tanti doni del passato di cui gode la Campania, un altro dono che a causa dei soliti “furbi” richiederà un salvataggio da milioni di euro e che, nonostante i numerosi tentativi di riqualificazione, ancora non vede la luce.

Lo scandalo non finisce qui, perché se questa situazione sembra frutto di una completa noncuranza, in realtà i tentativi di porre rimedio a questo scempio è costato (troppi) milioni di euro ai cittadini: CasMez, AgenSud, finanziamenti comunitari e regionali sono alcune delle numerose fonti da cui sono stati attinti i fondi, somme da capogiro se messe in relazione con l’effettivo risultato. 
Solo dalla delibera della Giunta Regionale del 2012 emerge un finanziamento complessivo di 217.472.302,30 euro, soldi spesi solo tra il 2007 e il 2013, presi dal Fondo Europeo dello Sviluppo Regionale (FESR) e, ovviamente, dalla Regione Campania. Nulla, in confronto a quanto riportato dalla Commissione d’inchiesta parlamentare che riportava la spesa di 700 milioni tra il 1975 e il 2005.

A fronte di tali cifre ci si aspetterebbe un piano di risoluzione permanente, che sarebbe dovuta già essere in atto da molto tempo. Eppure nel Grande Progetto

solo le vasche di laminazione sembrano apportare qualche timida modifica allo status quo, anche se, come denunciato dal Comitato No Vasche, non sono altro che un costoso palliativo per contenere esclusivamente il problema del dissesto idrogeologico: un modo per

accantonare e rimandare la problematica della depurazione delle acque, lasciando così nuovamente irrisolto il vero dramma dei cittadini.

Ci troviamo di fronte all’ennesimo scandalo, all’ennesima ingiustizia, all’ennesimo insulto ai cittadini. Dobbiamo preoccuparci di ciò che mangiamo, di ciò che beviamo o magari dell’acqua in cui ci tuffiamo d’estate. Dobbiamo preoccuparci per le tasse pagate con sacrifici e onestà ma che in qualche modo non bastano a garantirci la sicurezza. Dobbiamo preoccuparci perché non si può vivere dove si è costretti a scegliere tra la salute e un posto di lavoro. Dobbiamo preoccuparci per i nostri figli e soprattutto dobbiamo preoccuparci che loro non crescano nell’abitudine, nel perpetuo senso di impotenza che ci provocano situazioni più grandi di noi. E’ arrivato il momento di far capire ai soliti “furbi” che una mano lava l’altra, sì, ma non quando anche l’acqua è sporca.

di Beatrice Lizza

Salvatore Castelluccio, “Per vincere la guerra contro la Camorra, educhiamo i giovani”

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Salvatore Castelluccio, parrucchiere di Napoli, vive e lavora sotto scorta. L’imprenditore è stato minacciato dalla Camorra alla quale ha deciso di ribellarsi, denunciando chi gli imponeva il “pizzo”. La sua storia esemplare ci racconta di una Napoli che vuole spezzare le catene del crimine organizzato per vivere e produrre in maniera serena. Lo abbiamo intervistato, cercando di carpire il suo coraggio, la sua onestà e la sua voglia di ribellarsi alle ingiustizie che deve essere di esempio alle migliaia di commercianti e imprenditori ancora taglieggiati dal Sistema.

 

Premettendo che la domanda che tutti ti fanno continuamente è : “lo rifaresti?” e tu in tono deciso rispondi sempre ” si!” , non ti chiederò dunque se sei pentito della tua scelta, ma…

Ci sarebbe qualcosa che lo Stato potrebbe fare per farti sentire più tranquillo?

“Lo Stato fa già abbastanza poichè mi fa sentire tranquillo, siamo noi del popolo che dobbiamo cambiare perché lo Stato siamo noi!”

 

Come si potrebbero convincere gli altri commercianti a denunciare?

“Sui commercianti c’è poco da dire. Dichiarano di non pagare, mi sembra molto strano ma non c’è molto da aggiungere”

 

Negli ultimi tempi i giovani ti stanno mostrando molta solidarietà, come si potrebbe far si che le nuove generazioni si allontanino dalla criminalità?

“Per educare i giovani bisognerebbe inserire queste tematiche nelle scuole, affrontarle, prepararli ad avere un educazione civica. Educarli contro la criminalità, ho visto coi miei occhi che i giovani sono sensibili al tema. Parecchi ragazzi non hanno fiducia nello Stato e non sanno neanche cosa sia davvero la camorra. (Salvatore fa riferimento alla testimonianza dell’incontro che ha avuto con una scolaresca a Roma)”

 

Credi che il racket sia un fenomeno solo del Sud? ( se è si perchè?)

Il racket è un fenomeno che esiste in tutta Italia, per combatterlo dobbiamo reagire e non abbassare la testa e darla vinta a queste persone

 

Da napoletano, che effetto ti ha fatto vedere che altri napoletani ti minacciavano?

Per me queste persone sono la vergogna di Napoli! Ma napoletano o fiorentino non cambia niente, c’è solo tanta rabbia e vergogna”.

 

Il titolare di “Pianeta Donna”, negli ultimi mesi, ha ricevuto solidarietà dal popolo campano; anche l’assessore alle politiche giovanili, Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, vittima innocente della camorra, è andata settimana scorsa a fargli visita così come il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il quale si era recato a novembre al negozio di Salvatore, sito in largo Ecce Homo, per dichiarargli la sua solidarietà.

 

Il suo non è stato un atto dei soliti professionisti dell’antimafia. Del suo coraggio bisogna nutrire tutti i commercianti ogni giorno in trincea contro il crimine organizzato.

Salvatore non va lasciato solo. Noi non lo lasceremo da solo!

Di Daniela Console

Tutto quello che avresti dovuto sapere dai politicanti che hai votato e che ti nascondono in merito alla viabilità calabrese

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Cominciamo dalla famosa SA-RC.
Secondo le fonti governative, a luglio 2016 l’autostrada sarà finita. L’ultimo tratto a nord della Calabria, nei pressi di Laino Borgo, tratto di 20 km circa, effettivamente e grazie alle imprese di sub-appaltatori, tutte ditte del sud (abruzzesi, campane, lucane e calabresi) che consegneranno i lavori con un anno di anticipo, fanno sì che il governo faccia buon viso e cattivo gioco, in quanto egli fa la figura di chiudere la faccenda A3 e dà la possibilità al General Contractor di mettere gli utili in saccoccia e portarseli al nord a spese dei subappaltatori locali che hanno fatto il lavoro.
Di fatto l’autostrada non è finita, mancano ben tre pezzi: Morano – Firmo circa 20 km; Cosenza – Altilia circa 20 km; Vibo -Pizzo altri 10 km circa. Con questi 50 km mancanti la comunità Europea non riconoscerà l’adeguamento 1a delle norme CNR /80, quindi dopo aver speso un bel po’ di miliardi e di aver per 20 anni causato danni alla Calabria ed al suo sviluppo, l’autostrada non sarà considerata adeguata, ma il governo dichiara di aver finito!
Ricordo che l’autostrada A3 fu costruita in 9 anni a cavallo degli anni 60 e 70, quindi esisteva già. Quello che hanno fatto loro in questi 20 anni è stato l’adeguamento alla normativa europea; in poche parole la costruzione della corsia di emergenza e dell’ allargamento della carreggiata. Se analizziamo bene, quindi, tutto questo lavoro e l’immane investimento di denaro pubblico, si rivela solo un madornale errore, perchè lo scopo prefissato non sarà stato raggiunto. Infatti, sarebbe stato meglio lasciare intoccata l’infrastruttura esistente, magari declassandola a strada di scorrimento veloce, e costruire una vera autostrada ex-novo sul versante ionico. Si sarebbe avuta una strada in più sullo ionio e si sarebbe speso almeno la metà dei fondi sprecati per un’ autostrada non adeguata, ricca proprio per costituzione oleografica di viadotti e gallerie. Tanto Google maps continuerà sempre a suggerire come miglior percorso da Napoli a Palermo la strada via mare.
Strada Statale 106 (strada della morte)
Nel 2012 inizia l’iter per la costruzione del tratto a quattro corsie tra Roseto Capo Spulico e Sibari con raccordo sullo svincolo A3: approvazione del CIPE; il Governo emana il bando; vince la gara il General Contractor ASTALDI, impresa del nord (come al solito). 36 km, per un importo di 900 milioni di €uro.
Ma qui inizia l’esproprio! Il governo, trovandosi in difficoltà per la faccenda Expo di Milano, pensa di sottrarre 450 milioni di € dalla costruzione della 106 per destinarli alla famosa mostra del nord. Il General Contractor non consegna il progetto definitivo per mancanza di fondi e la strada non si fa! Lo sapevate?
Ma la 106 rimarrà così ? Si faranno piccoli adeguamenti, qualche rotatoria e cazzate simili: ci prenderanno in giro. La strada della morte nei tratti pericolosi rimarrà tale!
I politici che abbiamo votato, oltre a visitare l’Expo, a regalare qualche biglietto omaggio, non si sono degnati nemmeno di denunciare il caso.
Ma voi direte: quelli del pd erano al governo e si sono stati zitti, quelli del pdl per il patto del nazareno si consideravano stampella ed hanno fatto la stessa cosa, ed i 5 stelle? Ah, si! Ma quelli pensano ai rimborsi elettorali, agli scontrini ed alle puttanate varie che di volta in volta Grillo e Casaleggio mettono nel carniere della politica del movimento.
Cari cittadini lo sviluppo del sud passa da una sola via, dal meridionalismo! Dalla presa di coscienza dei nostri diritti e doveri, dalla decolonizzazione del sud!

UM Tesseramento 2016: è ora di scegliere!

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Il giorno 6 febbraio, si apre ufficialmente la campagna tesseramenti di Unione Mediterranea per l’anno 2016.

Saranno mesi importanti per l’intero Movimento, chiamato a scendere in campo alle prossime comunali in molte città, tra cui Napoli.

Inoltre, i tesserati da ottobre 2015 ad aprile 2016, avranno la possibilità di partecipare, con diritto di voto, al Congresso Straordinario di Unione Mediterranea che si terrà a inizio luglio.

Clicca qui per tesserarti online!

I Circoli Territoriali, in occasione dell’apertura del Tesseramento, avranno modo di incontrare iscritti e simpatizzanti, organizzando eventi in tutta Italia.

Clicca qui per conoscere il circolo più vicino a te e tutte le attività di Unione Mediterranea.

“Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?”

 

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MO PROMUOVE LA “DOMENICA DELLE SCIARPE”

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“REGALEREMO LE SCIARPE AGLI STEWARDS”

Il sequestro delle sciarpe con i simboli borbonici avvenuto domenica 31 gennaio all’ingresso del San Paolo è sia ingiusto sia immotivato. Ingiusto perché i simboli identitari sono essenza di uno sport di popolo come il calcio a Napoli. Immotivato perché, in base alle stesse regole diffuse dalle autorità di polizia, sono autorizzati i vessilli che riportino sia i simboli identitari sia i colori del Calcio Napoli, come nel caso delle sciarpe ingiustamente sequestrate.

Il movimento MO-Unione Mediterranea denuncia l’immotivato sequestro delle sciarpe, chiede un chiarimento da parte delle autorità competenti e annuncia per domenica 7 febbraio alle ore 14:00 la “Domenica delle sciarpe” invitando i tifosi a recarsi al San Paolo con i vessilli storici e identitari. Con l’occasione i militanti di MO all’ingresso della curva B regaleranno agli stewards sciarpe con il simbolo delle Due Sicilie quale invito alla concordia e alla fratellanza.

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