Author Archives: Andrea Melluso

8000 esiliati fase B Gae

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di Francesca Chiara Bove

Nessuno sa, i mezzi di comunicazione non ne hanno dato notizia, che 8000 insegnanti del Sud emigreranno al Nord, lasceranno le loro famiglie, i loro figli e gli affetti più cari. Sono gli 8000 ” fortunati” che ” grazie” alla riforma della cosiddetta buona scuola, Legge 107/15, hanno ricevuto il tanto desiderato contratto a tempo indeterminato. Con tale legge a settembre 2015 è stato dato via libera ad un provvedimento che ha attuato un piano straordinario di assunzione per l’anno scolastico 2015/2016 con l’intento di coprire le cattedre vacanti. Il piano oggi è stato pienamente attuato! Ma a quale prezzo? A settembre 2016, nonostante nelle regioni meridionali i posti a disposizione siano presenti, nonostante si sia sempre dichiarato nei vari convegni sulla scuola che la continuità didattica dovrebbe essere il fulcro principale perché la scuola diventi davvero una buona scuola, nonostante gli 8000 esiliati abbiano lottato e ancora lo stanno facendo per far comprendere a chi di dovere lo scempio che si sta facendo ai danni della scuola del Sud, questi docenti saranno costretti ad emigrare nelle regioni del Nord.

Pochi riusciranno a rientrare, molti resteranno lontani dalla loro terra per lungo tempo. Questo sta generando scontento, delusione, angoscia e umiliazione a discapito della qualità del proprio lavoro che all’interno della scuola a contatto con giovani menti, generazione futura, non dovrebbe mai mancare.

Ancora una volta siamo di fronte ad una discriminazione perpetrata e studiata per svuotare le scuole del Sud da menti eccellenti e insegnanti pluriabilitati del meridione a favore del Nord.

Ma il Sud pulsa, corre, sì difende sempre e comunque e in nome di questo sentimento gli 8000 esiliati continueranno a combattere per i loro diritti, per ritornare ad insegnare nella loro terra affinché la loro professionale non venga più lesa.

Abusi su minori e razzismo lombrosiano: abusi al nord, “cultura” al sud

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di Lorenzo Piccolo

“Al meridione l’incesto è cultura”, ed ancora “Campania, dove l’incesto è normalità”: sono solo alcuni dei messaggi e dei titoli, testuali, che giornali e testate giornalistiche nazionali stanno trasmettendo all’opinione pubblica, nelle ultime settimane, in seguito alle indagini sul gravissimo caso di Fortuna Loffredo, la bambina uccisa perché non voleva cedere all’ennesimo abuso. Si è arrivati persino all’assurdo di far passare Caivano, luogo del tragico evento, per un quartiere di Napoli, pur di speculare contro i meridionali e le loro istanze di rivalsa durante la recente tornata amministrativa.

Il caso è tornato agli “onori della cronaca”, con i soliti toni velatamente o apertamente antimeridionali, in seguito alla pubblicazione dei risultati del primo studio sull’incesto condotto dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Campania, Cesare Romano, relativo agli abusi intrafamiliari subiti dai minori in Campania.

Tuttavia se banalmente ci si limita a leggere tale studio, risulta che i casi accertati in Campania sono almeno 200, e la domanda che ci poniamo è: premesso l’ovvio, ovvero che anche un singolo episodio sarebbe inaccettabile, 200 casi su una popolazione di 5 milioni di persone rappresenta una base statistica sufficiente per far passare messaggi del genere, ovvero che nella nostra regione l’incesto è normalità, che fa parte addirittura dell’intera cultura meridionale? Evidentemente no, si tratta di estensioni su base razzista della colpa infame di singoli ad una intera popolazione e cultura degne del peggior Lombroso.

Tanto per fare un parallelo per ordini di grandezza, ricordiamo che in base a dati della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul traffico di rifiuti illeciti, nella sola Lombardia sono stati rinvenuti ben 3.970 siti di sversamenti illegali, più di tutti quelli delle regioni meridionali messe assieme (3.392), Sicilia e Sardegna comprese.  Posto che buona parte degli sversamenti illegali nelle nostre regioni è di provenienza settentrionale, si sono mai letti titoli relativi al fatto che in Lombardia condannare ad un tumore il proprio vicino di casa, seppellendogli dietro casa gli scarti della propria fabbrichetta, corrisponde a normalità? Si è mai vista sui nostri media l’estensione dei singoli a comportamento generalizzato e cronico della popolazione, quando si tratta di latitudini settentrionali? Ad essere onesti non si è mai parlato granchè neanche dei reati in sé, se rapportati al clamore mediatico riservato alla cosiddetta terra dei fuochi, ed è questa disparità di trattamento, ai limiti del razzismo ed oltre, tra nord e sud dello stivale che denunciamo apertamente.

E ritornando al tema di cui prima, vorremmo sommessamente ricordare il dossier pubblicato da Telefono Azzurro in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia, relativo ad oltre seimila casi registrati dalle linee di ascolto dell’associazione in difesa dei bambini tra il primo gennaio 2008 e il 15 marzo 2010. Ebbene, in merito alla distribuzione geografica di tali orrendi crimini precisa il presidente Ernesto Caffo ebbe a precisare che “Lazio,Lombardia e Veneto sono le regioni che si guadagnano la maglia nera della classifica, con il 30% delle segnalazioni provenienti dai territori di appartenenza”. Come a dire che, oltre ad essere affetti da un evidente tasso di pregiudizi antimeridionali, i commentatori e i giornalisti di cui sopra non sanno neanche fare correttamente il proprio mestiere, ovvero documentarsi, approfondire e riportare correttamente le notizie ed il quadro generale in cui andrebbero inserite.

Facci, ma quale schifo? MO ti racconto io chi sono i napoletani!

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di Mattia Di Gennaro

“A meno di pensare i napoletani come un popolo incapace di intendere e di volere (la tentazione c’è) l’unico modo di non offenderli è concludere che hanno il sindaco che meritano” – Filippo Facci su riconferma de Magistris a sindaco di Napoli

 “Napoli fa schifo, in tutta Europa non esiste una città del genere, lo pensiamo anche noi, e quello della spazzatura è un problema storico-culturale che nel tardo 2015 salta ancora agli occhi. E al naso” – Filippo Facci su Napoli

Era il settembre del 1943. A Napoli imperversava la Seconda Guerra Mondiale. Mentre tedeschi e Alleati si contendevano la città a suon di bombe e mitragliatrici, ovunque regnava sovrana fame, morte e miseria.

Un giorno di fine estate il colonnello Scholl, luogotenente del Führer a Napoli, per stanare i partigiani napoletani e le altre “forze alleate” intente a preparare l’insurrezione armata contro i nazisti, fece affiggere in città e in provincia un manifesto, il cui testo è riprodotto nell’immagine di seguito.

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Per figurarvi la drammaticità del contesto, pensate che, solo qualche ora prima, decine di migliaia di famiglie napoletane furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per l’istituzione di una zona militare di sicurezza lungo la fascia costiera a cui si aggiungevano le centinaia di migliaia di sventurati che da mesi non riuscivano a mettere insieme che qualche patata e un sorso d’acqua come pasto della giornata. Immaginate, dunque, quanti poveri diavoli affamati, atterriti, disperati avrebbero improvvisamente potuto trovare il modo di sfamare loro stessi e i loro cari, grazie a una “cantata” ai nazisti.

Come racconta lo storico Aldo de Jaco “Quel <<L. 1.000 e viveri>> era stampato a parte, a grossi caratteri, al centro del foglio, quasi a rendere più evidente il ricatto alla fame e alla miseria. Ma fu un ricatto inutile.

Il manifesto passò sotto gli occhi di tutti i napoletani, decine di migliaia dei quali sapevano qualcosa a proposito di militari stranieri; se l’uomo da nascondere non era proprio a casa loro, infatti, era a casa del vicino e s’era collaborato tutti a sostentarlo; comunque si sapeva – anche se nessuno parlava – che in quel fondo o su quel loggiato aspettava nascosto <<uno degli alleati>>.

E nessuno fu tradito; nessun napoletano prese la via del Corso per portare le informazioni richieste”.

Nessun napoletano, nessuno, cedette alle lusinghe delle truppe del Reich, nessun napoletano, nessuno, svendette la propria dignità ai tedeschi in cambio di pane e acqua. Anzi, col sangue negli occhi e il fuoco nel cuore questo popolo straordinario insorse – prima grande città in Europa – il 28 settembre del’43 liberandosi dopo quattro giornate di eroica battaglia dal giogo nazista, senza che l’esercito Alleato in forze fosse intervenuto.

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Perciò, quando il signor Filippo Facci vuole parlare della mia gente faccia attenzione e sciacqui bocca e penna con l’acido muriatico. Dopotutto, cosa ci potevamo aspettare mai da un polemista navigato che nella vita non ha saputo fare di meglio che collezionare querele per diffamazione? Che conoscesse la Storia?

A Leno (BS) soda caustica e scorie di amianto sotterrati vicino alle abitazioni, falda a rischio

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di Massimo Mastruzzo

“L’immunità” che ancora oggi rende impuniti gli attori della vicenda Caffaro a Brescia continua a fare scuola, ed allora nel già martoriato territorio lombardo alcuni industriali, che per usare un eufemismo chiamerò criminali, continuano impunemente ad avvelenare i cittadini di Brescia e provincia.

È di oggi 21 giugno 2016  la scoperta dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico e dei tecnici Arpa di una maxi discarica abusiva a Porzano di Leno, frazione del comune di Leno in provincia di Brescia.

Un’azienda, la Alnor Alluminio fallita nel 2014, lo stabilimento, finito all’asta nel 2015,  comprato dalla friulana Aps Extrusion – quest’ultima estranea all’inquinamento – sembra si sia (le indagini sono in corso) liberata in modo totalmente illecito di scorie altamente pericolose, contenenti soda caustica ma anche amianto, sotterrandole dietro lo stabilimento, a pochissima distanza dalla prima falda e vicino alle abitazioni.

Una dettagliata segnalazione giunta agli investigatori ha indotto gli stessi, il 14 giugno a recarsi allo stabilimento, ed così che i carabinieri del Noe ed i tecnici Arpa, trovando la totale collaborazione dei vertici dell’Aps Extrusion, e con l’ausilio di un piccolo escavatore messo a disposizione dall’amministrazione locale, hanno scoperto sul retro dello stabilimento, a pochi metri di profondità, diversi sacchi contenenti una polvere di idrossido di sodio (soda caustica) probabilmente residui delle vasche di pulitura dei manufatti prodotti in passato dalla Alnor Alluminio, che anziché essere portati in una discarica specializzata qualche industriale criminale a trovato più “vantaggioso” smaltirli sotto qualche metro di terra.

La soda caustica ( quella che si usa per sturare i lavandini) è altamente solubile ed essendo stata sotterrata a pochissima distanza dalla prima falda, potrebbe portare seri problemi a chi possiede pozzi artesiani privati ( in zona ci sono diverse abitazioni). Per fortuna l’acquedotto comunale sembra non corra rischi visto che  il pozzo di pescaggio si trova in un’altra zona  e  ad una profondità maggiore.

I cittadini non dovrebbero però misurare in distanza e profondità i rischi per la loro salute, eppure istituzione e politici, che sono responsabili della tutela del territorio, sembrano più preoccupati a difendere il buon nome del territorio evidenziando disappunto quando la provincia bresciana viene ribattezzata come Terra dei fuochi del nord, tutelando più il buon nome dell’imprenditoria locale che la salute dei cittadini. Eppure è cosa nota che anche da questi territori sono partiti gli inquinanti che hanno resa famosa la ben più tristemente nota Terra dei Fuochi campana, residui della stessa Caffaro di Brescia furono ritrovati nel lontano sud, come se alimentare un pregiudizio verso l’altrui inquinamento rendesse meno visibile quello in casa propria.

Ma scoperta la pentola, scoperto l’inganno e con la conseguente presa di coscienza dei cittadini bresciani che stanno comprendendo che gli “altri” cittadini residenti un poco più a sud sono a loro volta vittime di criminali (passatemi ancora un’ultima volta l’eufemismo) si è arrivati il 10 aprile ad una manifestazione, organizzata da BASTA VELENI, che racchiude decine di sigle dell’ambientalismo bresciano, a portare in strada a Brescia circa 12 mila persone provenienti da tutta la provincia ma anche con rappresentanze arrivate da Firenze e da Acerra.

Nel Bresciano gli assassini (avevo detto che non avrei più usato un eufemismo) hanno prodotto 148 discariche che contengono 55 milioni di metri cubi di scorie. E l’Arpa ha stimato che solo nel sito inquinato Caffaro siano stati dispersi 500 chili di diossine. E da sotto la fabbrica, nei fossi, finiscono ancora 478 chili di veleni l’anno (cromo, mercurio, solventi clorurati).

Eppure anche questa volta individuare i responsabili non sarà facile, ed una volta individuati rimarrà il problema di dove reperire i soldi per le bonifiche visto che come al solito i profitti privati risultano sempre indisponibili. Quello che, come sempre, resta sono i danni ai cittadini ed all’ambiente pubblico. Come sempre.

MO! sui risultati delle elezioni amministrative a Napoli

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MO! Unione Mediterranea esprime grande soddisfazione per la netta affermazione del candidato sindaco Luigi de Magistris e della coalizione che lo sostiene: successo ampio che lo accompagna al ballottaggio del 19 giugno con un distacco di diciotto punti percentuali sul candidato del centro-destra Lettieri.

Ci impegneremo perché al ballottaggio vinca la parte migliore della città, quella che non abbassa la testa davanti ai diktat arroganti del Governo, quella che ripudia i partiti nazionali i quali, tutti, non battono ciglio davanti al razzismo e alla discriminazione che la città subisce.

Siamo certi che anche grazie al nostro aiuto vincerà Napoli onesta, quella leale con i Napoletani stessi, che crede e si impegna per il miglioramento costante, che guarda con saggezza politica ad un progetto di autonomia e che vuole prendersi cura della propria identità culturale.

Nell’ambito della coalizione, MO! Unione Mediterranea non ha raggiunto una quota di voti sufficiente a far eleggere almeno un consigliere comunale. Questo naturalmente dispiace fortemente, ma non fa arretrare di un passo nell’impegno per il riscatto del Sud. Il lavoro infaticabile svolto dai candidati e dagli attivisti di MO! Unione Mediterranea durante la campagna elettorale, è un patrimonio prezioso di contatti e passione, che sarà valorizzato nel prosieguo del lavoro. Presto sarà avviato un processo di maggiore radicamento nel territorio, per essere partecipi delle lotte per i diritti di quanti pagano in prima persona le iniquità di un sistema politico che promuove un’Italia a due velocità.

Grazie a tutti coloro che hanno dato fiducia alla lista: questo consenso troverà corrispondenza anzitutto nell’impegno al fianco di de Magistris nella campagna che precede il ballottaggio e poi, continuativamente, nella piena disponibilità a collaborare con la nuova amministrazione, soprattutto per quella parte di programma da noi proposta (Napoli Autonoma, scontrino parlante, sportello difendo la città) che il sindaco ha deciso di fare propria.

Ricorso vinto. A Napoli ci sareMO!

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Ieri lunedì 23 maggio il Consiglio di Stato ha accettato il ricorso della lista MO! Napoli Autonoma, dando ufficialmente il via libera al reinserimento della nostra lista nella competizione elettorale.
Non è stata una grande sorpresa poiché la ricusazione era dovuta a un mero assurdo burocratico, frutto dell’interpretazione ambigua di una norma. Tutti i nostri candidati, ricusati per aver autenticato le firme di accettazione fuori dal Comune di Napoli, sono stati riammessi.
La ricusazione ha rischiato di compromettere gravemente lo sviluppo della campagna elettorale, eppure i nostri candidati e attivisti non hanno smesso di avere fiducia nella giustizia, continuando coraggiosamente a scommettere sulla lista. A loro, al nostro avvocato Antonio Parisi e alla solidarietà mostrata dalle altre liste ricusate, vanno i nostri più sinceri ringraziamenti.
Di seguito il testo completo della sentenza:

N. 02140/2016 REG. PROV. COLL.

N. 03964/2016 REG. RIC.

 
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

 

sul ricorso numero di registro generale 3964 del 2016, proposto dal signor Peperoni Pierluigi, rappresentato e difeso dall’avvocato Antonio Parisi, con domicilio eletto presso Pellegrino Studio Legale Associato in Roma, corso del Rinascimento, 11;
contro
U.T.G. – Prefettura di Napoli, Ministero dell’Interno, in persona del legale rappresentante, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura generale dello Stato Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Commissione Elettorale Circondariale di Napoli, II Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, III Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, IV Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, XI Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, VIII Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, XV Sottocommissione Elettorale Circondariale di Napoli, Comune di Napoli, Ufficio Elettorale Centrale Presso La Corte di Appello di Napoli, Iuliano Galia;
per la riforma
della sentenza n. 2485 del 2016 del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, Napoli, Sezione II.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di U.T.G. – Prefettura di Napoli e di Ministero dell’Interno;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella up speciale elettorale del giorno 23 maggio 2016 il Cons. Vincenzo Lopilato e uditi per le parti l’avvocato Antonio Parisi e l’avvocato dello Stato Attilio Barbieri.

FATTO e DIRITTO
1.– Alcuni candidati del Movimento «Mo Napoli Autonoma» , a sostegno del candidato Sindaco Luigi De Magistris, all’atto della presentazione delle liste per il rinnovo del Consiglio comunale e delle Municipalità alle elezioni fissate per il 5 giugno, hanno presentato l’accettazione delle candidature con dichiarazioni corredate da firme autenticate dai funzionari dei Comuni di rispettiva residenza e non dai funzionari del Comune alle cui elezioni concorrono i candidati stessi. Gli organi preposti ha escluso detti candidati dalle liste, con conseguente ricusazione della lista stessa in ragione della riduzione del numero dei candidati presenti in liste inferiore al numero minimo prescritto dalla legge.
2.– Il delegato di lista ha impugnato tale provvedimento di ricusazione innanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Campania.
3.– Il Tribunale amministrativo, con sentenza 17 maggio 2016, n. 2485, ha respinto il ricorso, affermando che che, alla luce di quanto previsto dall’art. 14 della legge 21 marzo 1990 n. 53, «la funzione certificativa del Consigliere comunale (e/o del funzionario) va inteso nel senso che egli può esercitare il potere conferitogli esclusivamente all’interno del territorio dell’ente di appartenenza e con effetti che non devono travalicarne i limiti», in quanto «il territorio è l’elemento costitutivo del Comune, sicchè necessariamente i suoi organi esercitano le proprie funzioni nei limiti di questo».
4.– Il ricorrente in primo grado ha proposto appello.
5.– La causa è stata decisa all’udienza pubblica del 23 maggio 2016.
6.– L’appello è fondato.
L’art. 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53 (Misure urgenti atte a garantire maggiore efficienza al procedimento elettorale) prevede che «sono competenti ad eseguire le autenticazioni», fra gli altri, «i presidenti delle province, i sindaci, gli assessori comunali e provinciali, i presidenti dei consigli comunali e provinciali, i presidenti e i vice presidenti dei consigli circoscrizionali, i segretari comunali e provinciali e i funzionari incaricati dal sindaco e dal presidente della provincia. Sono altresì competenti ad eseguire le autenticazioni di cui al presente comma i consiglieri provinciali e i consiglieri comunali che comunichino la propria disponibilità, rispettivamente, al presidente della provincia e al sindaco».
L’Adunanza Plenaria di questo Consiglio, con la sentenza n. 22 del 9 ottobre 2013, ha affermato che i pubblici ufficiali menzionati dall’art. 14 della l. n. 53 del 1990 sono titolari del potere di autenticare le sottoscrizioni esclusivamente all’interno del territorio di competenza dell’ufficio di cui sono titolari o ai quali appartengono (come nel caso di specie è pacificamente avvenuto).
Questa Sezione, con la sentenza 16 maggio 2016, n. 1990, ha affermato che, oltre al suddetto vincolo territoriale, non può ritenersi sussistente anche il vincolo della “pertinenza della competizione elettorale’ sia per la mancanza di una norma che espressamente lo preveda sia per non frustrare la ragione giustificativa del potere di autenticazione che è quello di «agevolare e semplificare lo svolgimento del procedimento elettorale» (Cons. St., sez. V, 16 aprile 2014, n. 1885). E ciò vale, in particolar modo, «per le sottoscrizioni relative alle accettazioni delle candidature (quali quelle in esame), essendo contrario alle finalità di semplificazione che ispirano la legislazione elettorale costringere i candidati, che non necessariamen te devono essere elettori nel Comune al quale si candidano, a sottoscrivere le accettazioni e a farle autenticare dal solo ufficiale dell’ente territoriale alle cui elezioni intendono partecipare».
7.– L’accoglimento dell’appello, per le ragioni indicate, comporta – in riforma della sentenza impugnata – l’annullamento dei provvedimenti di ricusazione della lista “Mo Napoli Autonoma” ed ammissione della stessa alla prossima competizione elettorale per l’elezione diretta del Sindaco e per il rinnovo del Consiglio comunale di Napoli.
8.– Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese processuali di entrambi i gradi di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, Sezione Terza, definitivamente pronunciando:
a) accoglie l’appello n. 3964 del 2016 proposto con il ricorso indicato in epigrafe e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, ammette la lista «Mo Napoli Autonoma» alla prossima competizione elettorale per l’elezione diretta del Sindaco e per il rinnovo del Consiglio comunale di Napoli;
b) dichiara integralmente compensate tra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 maggio 2016 con l’intervento dei magistrati:
Luigi Maruotti, Presidente
Carlo Deodato, Consigliere
Vincenzo Lopilato, Consigliere, Estensore
Paola Alba Aurora Puliatti, Consigliere
Leonardo Spagnoletti, Consigliere

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 23/05/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Due Napoli, due Sud

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di Salvatore Legnante

Scrive Isaia Sales, nel suo poderoso e fondamentale saggio “Storia dell’Italia mafiosa”, che nel nostro paese parlare di mafie significa innanzitutto parlare di rapporti istituzionali con le mafie. Le organizzazioni, anzi le istituzioni criminali sviluppatesi nel Sud Italia non avrebbero avuto il successo e la durata che hanno senza un costante ed indissolubile rapporto con le istituzioni “legittime”.

Guardando la foto della candidata a sindaco di Napoli, Valeria Valente, sorridente al fianco di Denis Verdini, sodale di Nicola Cosentino, lo scritto di Sales acquisisce piena e viva sostanza. La mancanza di qualsiasi imbarazzo da parte del partito di governo, mentre suoi alleati affermano di non trovare affatto anomala la presentazione nelle liste di Ala del figlio di un boss del rione Traiano, può far comprendere cosa si appresta a diventare il Partito della Nazione, che ben potrà rappresentare le istituzioni italiane e quelle loro collusioni mai interrotte col potere criminale.

Napoli rappresenta un vero laboratorio politico per il PD: a fronte di una città data per persa, si sperimenta “lo stomaco” dei propri elettori proponendogli schemi di alleanze e candidature in linea con quelle che saranno scelte politiche per i prossimi appuntamenti elettorali, dal referendum costituzionale alle Elezioni del 2018 (o dell’anno prossimo, stando ai rumors ed agli umori di Renzi).

Non esiste alcun rispetto per la maggiore città del mezzogiorno d’Italia, non c’è alcuna presa di coscienza dei problemi che rappresentano candidature e sostegni degli impresentabili, non si pone alcuna visione sul Sud oltre alle paracule firme di Patti per fondi già assegnati e debitamente decurtati: questa è Napoli per il governo, questo è il Sud per Renzi.

Contrapposta a questa (non) visione ve ne è un’altra: quella che immagina una autonomia meridionale, che parta dal cancellare tutte le collusioni criminali, a Napoli e nel Sud. E’ questo il senso degli abbracci delle Resistenze meridionali, negli incontri del fine settimana all’Officina delle Culture di Scampia. Ciro Corona, Giancarlo Costabile, attivisti dell’antimafia reale, sociale, assieme ad Isaia Sales, al nostro Marco Esposito, a Pino  Aprile, a Luigi de Magistris: per discutere e comunicare il Sud che vuole riscattarsi, per fare massa ed esportare modelli di liberazione dalle mafie, da Napoli alla Calabria, avendo come filo conduttore l’orgoglio e la passione di gridare che queste terre sono nostre, non sono e non saranno più appannaggio dei mafiosi.

E’ l’altro laboratorio politico che sta nascendo a Napoli: l’incrocio di esperienze di orgoglio e lotte, in cui l’identità meridionale si esprime nella voglia di liberazione dagli oppressori comuni: mafiosi e politici collusi.

In una moderna riedizione della Questione Meridionale gramsciana, compito primario di queste esperienze politiche che si stanno saldando sarà quello  di combattere il modello di potere espresso da Valente e Verdini, quel saldarsi degli interessi criminogeni tra politica, imprenditoria al soldo del potente di turno, e forme di criminalità.

Qui al Sud tale modello di potere potrà trovare, da un lato, nuove forme di espansione, perché è qui che si fa sentire più forte la crisi economica, è qui che può essere più semplice cadere nei tranelli e negli accordi sporchi. Dall’altro lato, però, è proprio qui a Sud che sarà possibile sviluppare una concreta resistenza a tale tentativo: partendo da Napoli per poi propagarsi in altre realtà meridionali, sarà compito arduo ma necessario dare sostanza politica al meridionalismo del nostro tempo, immaginando nuovi spazi di partecipazione orizzontali e non verticistici, proponendo nuove politiche economiche e redistributive, nei limiti praticabili, togliendo e tagliando i tentacoli dell’affarismo e delle camorre dall’economia e dalle nostre città.

Sarà complicatissimo se non impossibile, non nascondiamocelo. Ad alcune vittorie si succederanno sconfitte cocenti, Napoli potrebbe a lungo restare un’esperienza isolata.

Noi non dovremo mai più perdere il filo da tessere assieme. Dovremo sempre trovare la nostra strada del Sud, per ribaltare la visione dell’Italia e dell’Europa totalmente nordcentrica, in termini economici, politici, sociali.

Il potere reale è altrove da qui, lo sappiamo. Ma alle loro marionette da potere dovremo opporre la nostra capacità di non arrenderci al “puzzo del compromesso morale”, e restare allegri, schietti, inclusivi, solari: in una parola, Mediterranei.

Comunicare il sud – diretta streaming da lunedì 23 maggio

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Seminario permanente di Educazione alla Democrazia: “COMUNICARE IL SUD”

La diretta streaming partirà dal 23 maggio 2016 alle ore 14.30.

Vedi Napoli e poi… Sgrilli!

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di Bruno Aldo Palumbo

La boutade di Grillo ripropone in modo perentorio e brutale il convenzionale rapporto tra Napoli e i media italiani, tra Napoli e l’Italia. Archiviata in tempi tanto remoti quanto incerti dalla storiografia italica l’epoca del “Vedi Napoli e poi muori” peraltro anche vilipesa attraverso tentativi alla Giletti di cambiare di segno alla riflessione di Goethe, vale a dire “state lontani da Napoli perchè è pericolosissima!”, possiamo amaramente ma lucidamente constatare che i cosiddetti intellettuali e i politici italiani “dicono le stesse cose” su Napoli. Condividono lo stesso pregiudizio. Si nutrono dello stesso razzismo. Esempi recentissimi? La Valente fa capire che può fare per Napoli visto che ha “un governo amico” (…non perchè Napoli meriti!). Lettieri ripete gli stereotipati giudizi norditaliani sulla città e, si propone come “traghettatore” della città verso “valori milanesi”. Grillo si adegua e mostra di essere fatto della stessa pasta. E non tanto perché definisce Napoli una riserva indiana: l’aveva già detto – e con nobili intenti – Pasolini.

E passi anche l’apprezzamento per cui nessuno si accorge se funzionano i semafori o meno… stiamo ancora parlando di Alterità rispetto all’Italia e di Colonialità. Queste due cose sono vere, anche se io le rivendico con fierezza e a LORO vergogna! La cosa veramente insostenibile, insensata, mediocre, oscena, disgustosa e infame è sperare che Napoli voti il Brambilla, particolarmente perché è del nord e tifa per la Juve e questa sarebbe la novità! Il cerchio si chiude: il Bene è sempre e comunque il Nord. Il Male è sempre e comunque Napoli. Per fare bene bisogna perdere se stessi e “diventare italiani” dove diventare italiani vuol dire solo assumere comportamenti settentrionali ma – beninteso – senza opportunità o vantaggi economici. Vale a dire, dopo 155 anni, la novità che spunta fuori dal cilindro è la COLONIA. Tempo fa scrissi che il collante dello stato italia è il Razzismo. Ne sono più che mai convinto. In breve: siete inferiori anche se vi abbiamo salvato e dichiarato italiani. Ci dovete credere.

E infatti moltissimi ci hanno creduto e sono diventati servi. Niente o quasi della vostra cultura e della vostra storia è parte dell’italia, e se qualcosa vale ,per nostra scelta, diventa italiano. L’unica via possibile è assomigliare a noi. Il vostro futuro è il Negro da cortile. Lo dicono tutti , da Giletti a Lettieri, dall’Espresso a Grillo, dalla Tv alla Valente a Renzi. Mi fermo cari fratelli. Dall’Italia arrivano sempre le stesse cose, piove merda da 155 anni. Non è necessario che Vi dia indicazioni di voto.

Comunali, MO! ricorre al CDS con piena fiducia.

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La lista MO! ha già pronto il ricorso al Consiglio di Stato contro la bocciatura delle sue liste al comune e in alcune municipalità decisa dal Tar della Campania. Il ricorso – segnala il movimento guidato da Flavia Sorrentino – è stato preparato dall’avvocato Antonio Parisi e si confida che sia accolto, visto che il 16 maggio è stato accettato quello di una lista di Cosenza che era nelle identiche condizioni di MO, cioè con candidati ricusati perché hanno autenticato le firme di accettazione nel proprio Comune di residenza e non nel posto dove si vota. Il Consiglio di Stato ha appena chiarito che tali firme sono valide. “Ciò vale, in particolar modo – si legge nella sentenza relativa alla lista di Cosenza – per le sottoscrizioni relative alle accettazioni delle candidature (quali quelle in esame), essendo contrario alle finalità di semplificazione che ispirano la legislazione elettorale costringere i candidati, che non necessariamente devono essere elettori nel Comune al quale si candidano, a sottoscrivere le accettazioni e a farle autenticare dal solo ufficiale dell’ente territoriale alle cui elezioni intendono partecipare”.

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