Monthly Archives: Luglio 2018

Terroni o coglioni.

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Meridionalismo, un concetto ancora in cerca di risposte .

ll Meridionalismo è il complesso degli studi, sviluppatisi nel corso del XX secolo, riguardanti le problematiche del periodo postunitario connesse all’integrazione del Mezzogiorno d’Italia nel contesto politico, economico e culturale, originatosi nel nuovo Stato unitario.

I meridionalisti da Giustino Fortunato deputato, poi senatore del Regno d’Italia che, con Pasquale Villari, fu il primo fra i grandi meridionalisti propriamente detti che evidenziò come l’Unità d’Italia fosse stata la rovina economica del Mezzogiorno: «…L’unità d’Italia è stata e sarà – ne ho fede invitta – la nostra redenzione morale. Ma è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, il 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali, ai recenti Nicola Zitara (1927 – 2010) che ha descritto l’Unità d’Italia come un’operazione di colonialismo, prima militare (la legge Pica e la campagna militare contro il brigantaggio) e, successivamente, economico e commerciale, passando da, Nitti, Salvemini e Gramsci solo per citarne alcuni tra i più noti denunciatori della Questione Meridionale, fino agli attuali Marco Esposito e Pino Aprile, che hanno rivitalizzato dalle nuove finestre informative offerte dal web e dai testi di libri tematici come Terroni (Pino Aprile) e Separiamoci (Marco Esposito), attualizzando l’annosa Questione con un linguaggio più comprensibile per il lettore, ricco di esempi concreti, misurabili e per questo non opinabili soprattutto per chi vive al nord, hanno descritto il fenomeno cercando soluzioni per porvi rimedio.

Diverse sono le realtà politiche meridionaliste che ispirate dalle azioni di queste personalità si sono impegnate nell’affrontare la Questione, ma come intendono le odierne realtà meridionaliste il meridionalismo ?

Quante di queste condividono il concetto che meridionalismo, per potersi definire tale, deve essere dichiaratamente alternativo ai partiti nazionali ?

Alcune sono nate come costola di partiti nazionali che nelle intenzioni dovrebbero, grazie al supporto di questi, dare maggior voce alle esigenze delle agonizzanti Regioni del sud Italia, ultime tra le 270 della UE.

L’esperienza però di come i partiti nazionali antepongano sempre gli interessi di carattere nazionale alle esigenze delle Regioni meridionali, con buona pace dei parameridionalisti, dovrebbe aver prodotto i naturali anticorpi al perenne sopraggiungere (siamo oramai ben oltre il secolo e mezzo) degli interessi nazionali che imbrigliano anche le migliori intenzioni delle frange meridionaliste interne dei partiti nazionali.

Si potrebbe giustamente affermare che sia normale far prevalere gli interessi di carattere nazionale rispetto a quelli locali,  ma è facilmente intuibile dal mancato rispetto dell’articolo 3 della Costituzione, specie nel secondo comma, che per il Mezzogiorno d’Italia si tratta in realtà di mascherare il colonialismo come azione di interesse nazionale: un camuffamento ad arte, un inganno. Comprendere questo equivoco corrisponde a trovare la chiave del concetto di meridionalismo

 

Oggi partiti/movimenti meridionalisti come MO Unione Mediterranea, Meridem , Insorgenza o Sud che Sogna, solo per citarne alcuni,  sono la dimostrazione che la frammentazione è purtroppo uno degli elementi caratteristici del mondo meridionalista ed è vista come uno dei suoi maggiori limiti se non, addirittura, l’ostacolo maggiore ad un successo più consistente della causa.

Chi vuole o spinge per questa frammentazione offre, per alimentarla, spazio all’interno di partiti nazionali alle istanze meridionaliste di fatto fagocitandole e diluendole in tematiche di carattere nazionale che, allo stato attuale, nulla hanno portano alla risoluzione della nostra Questione Meridionale.

 

A fronte, mediamente, di una sopraggiunta pari condizione sociale tra le classi medie della UE, e dalle già smentite teorie Lombrosiane sulla “diversità” del Meridione frutto dell’inferiorità antropologica, la condizione attuale del Mezzogiorno d’Italia dimostra che il vero ostacolo alla risoluzione della Questione Meridionale sta nella politica nazionale che ripete a loop il concetto di colonialismo (oggi esigenze nazionali) del nord verso sud del paese così come pensato fin dalla prima fregatura che presero i liberali, anch’essi come Giustino Fortunato in buona fede 157 anni fa e poi diventati semplici Terroni.

Ripetere oggi gli stessi errori ci farà fare il passo a livello superiore:

da Terroni a coglioni.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

TAP: resoconti e contestazioni

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Il Trans Adriatic Pipeline o più volgarmente detto Tap è  il gasdotto che con un lungo corridoio porterebbe le riserve di gas dal Mar Caspio all’ Europa sdoganando di fatto la stessa dalla dipendenza russa.

Da tempo, la questione è  diventata particolarmente delicata, fino alla visita di Mattarella in questi giorni nelle terre d’Oriente che fa presagire una fine sugli accordi e sulle proteste.
Una fine probabilmente non gradita al popolo pugliese e soprattutto salentino che dagli inizi del progetto si é ribellato alla realizzazione dell’opera.

Di fatto il lungo ” corridoio “dovrebbe avere il suo ultimo sbocco proprio nelle terre del Salento passando sotto la superficie delle acque del bellissimo mare di San Foca e poi procedendo negli uliveti di Melendugno.

” Il popolo degli ulivi” unito ai “NO tap” si oppone a questa opera perché comporterebbe una forte compromissione della bellezza del territorio e l’impatto ambientale che ne deriverebbe dal riscaldamento delle acque sarebbe devastante per un territorio che vive del turismo estivo e dell’olio prodotto proprio da quegli ulivi che già in parte sono stati espiantati proprio per favorire il passaggio dei tubi del gasdotto.

Ad oggi il governatore della Regione Puglia, Emiliano non ha mai posto la propria negazione alla realizzazione dell’opera per questo più volte contestato è diventato simbolo della mancanza di volontà ad ascoltare il popolo.

Infatti nelle procedure preliminari rispetto all’opera, mai la Puglia è  stata messa nella condizione di poter esprimere la propria volontà indicando dove voleva l’approdo.

Durissime sono state nei mesi le contestazioni e molti attivisti si sono spesi per difendere la propria terra accompagnati da esponenti politici e dalle istituzioni locali. Non molti mesi fa infatti ben 30 sindaci dei paesi limitrofi alla zona rossa, erano con le loro fasce tricolore davanti ai cancelli Tap insieme a circa 300 manifestanti per gridare il proprio no all’opera.

In quella occasione erano presenti circa 350 uomini tra carabinieri e polizia antisommossa, navi della Marina militare ed elicotteri dell’esercito: un vero e proprio dispiegamento di forze dell’ordine!
Tutto questo con la conclusione di momenti forti, di sindaci caricati dalla polizia, di esponenti politici feriti , di cittadini quindi che per ordine del capo di una società privata venivano umiliati dallo Stato italiano che interveniva per garantire interessi di una società privata.

Al loro fianco anche l’attuale  ministro per il Sud , Barbara Lezzi , contestata proprio in questi giorni all’università del Salento a Lecce per aver abbandonato il popolo dei ” NO tap ” dopo che di questa causa ne aveva fatto un vessillo durante la campagna  elettorale.

La contestazione si é  poi trasformata in un rimbalzo di accuse durante un altro incontro invece tenutosi a Bari lunedì 23 luglio  tra il ministro Barbara Lezzi ed il governatore Emiliano .

Alla presenza dei giornalisti i due si sono lanciate addirittura offese: casus belli argomento Tap che non era in realta neanche  all’ordine del giorno.

La Lezzi accusa Emiliano di non essersi mai opposto alla realizzazione del gasdotto, da parte sua il governatore accusa il ministro di essere maleducata e lancia la palla a Di Battista il quale dall’ America rilancia la fiducia nei ministri ed afferma che null’altro ha da aggiungere così come nei giorni precedenti aveva risposto Lezzi ai manifestanti in ateneo a Lecce.

Un gioco a ping pong dove la fiducia degli elettori viene ancora una volta tradita, dove la pallina rimbalza sempre sulle teste di chi crede che qualcosa possa cambiare ed infine cade su campi malati che odorano non di terra ma di soldi.

Perché dove ci sono gli interessi economici non c’è  bandiera politica che tenga e dove viene eclissata la parola del popolo.

di Luigina Favale

Coordinatrice Nazione di MO – Unione Mediterranea

Fonte

Vittorio Terracciano, Segretario di MO Unione Mediterranea interviene al convegno organizzato da Agenda 34.

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Vittorio Terracciano, Segretario di MO Unione Mediterranea interviene al convegno organizzato a Lamezia Terme, domenica 22 luglio, presso la sede di Union Camere, da Agenda 34.
Un evento che ha già fatto tappa a Montecitorio, il 21 giugno, ed in Basilicata al Parco della Grancia l’1 luglio.
Il Segretario di MO Unione Mediterranea, parla della nostra petizione
presentata nel giugno 2015 e accolta dalla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea.
Petizione dichiarata ammissibile con nota protocollo n° 0748/2015 .
Difendiamo tutti insieme la nostra terra.

Meridionalismo, strategia o nuova genuflessione?

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Dopo 157 anni e  tanti governi nazionali il sud sta costruendo una certa forma di reazione, strutturata anche politicamente seppur ancora in modo poco organizzato, per quanto si sta subendo. Un importante passo avanti rispetto alla sola inconcludente lamentela.

La reazione arrivata con l’ultimo governo Pd dà tanta speranza. Non perché fosse contro il Pd ma perché finalmente si reagisce politicamente contro provvedimenti ritenuti ingiusti. La risposta politica arrivata con il referendum è stata una importante presa di coscienza delle proprie forze.

Questa voglia di ribellione la stanno però già indirizzando con mirate azioni comunicative tese a “deviare” il popolo meridionale rispetto alle lotte necessarie alle loro reali esigenze.

Oggi al sud si gioisce per il respingimento degli immigrati e per il taglio dei vitalizi, provvedimenti che nulla portano alla Questione Meridionale. Il Meridionalismo nasce dall’esigenza di trovare una soluzione alla Questione Meridionale, per tutto il resto ci sono già i partiti nazionali di ogni schieramento ad occuparsene.

Ho scritto due articoli in merito:

 

https://www.unionemediterranea.info/notizie/induzione-alla-percezione-condizionata/

 

https://www.unionemediterranea.info/notizie/come-ti-frego-lelettore/

 

Il Sud, all’interno del condominio Italia, fa acqua nella stanza delle infrastrutture, la camera dei servizi si è allagata, la sala della disoccupazione è ormai invasa dall’acqua. Il Meridionalismo dovrebbe essere l’idraulico necessario per intervenire ed invece l’amministratore del condominio Italia sta convincendo gli inquilini del sud che il loro problemi sono le inferriate del quarto piano e questi invece di preoccuparsi dell’idraulico che non può nemmeno arrivare per la mancanza di strade e ferrovie, gioiscono per il fabbro che grazie all’alta velocità è rapidamente arrivato a mettere le grate alle finestre del quarto piano. L’amministratore per offrire ancora qualche soddisfazione agli inquilini del sud, che ormai camminano in una casa completamente allagata, comunica che ha tagliato le spese per l’antennista.

Il popolo meridionale esulta incurante di non avere nemmeno la televisione.

di Massimo Mastruzzo

Portavoce di Unione Mediterranea

CETA vs JEFTA. Perde sempre il Sud.

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Dopo la netta presa di posizione del nuovo governo contro la ratifica del Ceta (trattato di libero scambio Ue-Canada) arriva il contemporaneo via libera alla firma del Jefta (accordo di libero scambio Ue-Giappone), il cui negoziato è stato chiuso con una grande cerimonia a Tokyo il 17 luglio.
Per il sud e le sue eccellenze enogastronomiche cambierà qualcosa?

Facciamo un passo indietro, vediamo cosa prevedeva il Ceta.

Ecco lo scempio che la follia razzista della Lega, erano ministri Zaia e poi Galan quando questa porcheria fu impostata, aveva partorito:

I vini tutelati?
Quattordici e tutti del Centro e del Nord Italia. Nell’elenco spiccano le cinque etichette del Piemonte, seguite da quattro della Toscana e tre del Veneto. Presenti anche Lombardia e Abruzzo. Nulla per Sicilia, Puglia, Campania. Addirittura tra i marchi tutelati c’è il generico Igt «vino di Toscana».

Gli oli d’oliva a marchio protetto?
Nonostante dopo gli iberici l’Italia sia il secondo produttore del pianeta, e in Italia il Veneto la quindicesima regione italiana per produzione (un ventottesimo rispetto alla Campania, un 143° della Puglia), sono veneti tutti i quattro marchi dop per l’olio d’oliva inseriti dall’Italia nel Ceta. Tre indicati direttamente da Zaia e il quarto (il dop Garda) aggiunto successivamente.
Questa impostazione iniziale di Zaia rimase immutata nonostante dopo di lui si siano succeduti in quel dicastero ben cinque ministri, anche del Sud.

Il pomodoro San Marzano, i limoni di Sorrento, la pasta di Gragnano? Non pervenuti.
L’intero Sud deve accontentarsi della mozzarella di bufala campana e di tre prodotti siciliani: il pomodoro di Pachino, l’arancia rossa e i capperi di Pantelleria. Nei due elenchi non c’è un solo prodotto meritevole di tutela della Puglia, della Calabria, della Basilicata, del Molise.

Una partita senza storia a cui sembrava che l’intervento del nuovo governo (nuovo? Con Zaia e Salvini ancora presenti in questi trattati) potesse porvi rimedio.
Fin da subito si nota che non c’è bisogno di analisi approfondite per capire chi ha vinto sul campo.

 

Vediamo di cosa si tratta?

l’accordo di partenariato economico tra l’UE e il Giappone: il J.E.F.T.A.(Japan-EU Free Trade Agreement) nuovo di zecca. Dovrebbe servire ad aumentare le esportazioni dell’UE fino ad una stima di 20 miliardi di Euro.
Bene, è finita 17 a 1: lo Stato italiano ha indicato 18 prodotti da tutelare. 17 del Centro-Nord e 1 del Sud (la mozzarella di bufala campana).
Le altre specialità agroalimentari del sud ?
Non pervenute.
Com’era quel famoso slogan? Prima il Nord!

Ah dimenticavo: per quanto riguarda i vini e le bevande alcoliche è finita 22 a 4.

Viva il governo del cambiamento.

Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

UNIONE MEDITERRANEA PER IL GRÈKO

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Tra le persone che hanno deciso di sposare la causa del grèko di Calabria c’è anche Massimo Mastruzzo. Leggendo la breve intervista che gli abbiamo fatto avrete modo di conoscerlo e di capire le motivazioni che lo hanno spinto a fare una raccolta fondi per la nostra causa. Noi lo ringraziamo e ci auguriamo di avere lui e voi lettori ai nostri corsi di grèko, buona lettura!

Chi sei?
Mi chiamo Massimo Mastruzzo e sono il Portavoce Nazionale di MO Unione Mediterranea. Sono originario di un paesino in provincia di Vibo Valentia che si chiama Calimera. Come altri milioni di calabresi sono stato costretto ad emigrare da uno Stato incapace di dare le stesse opportunità a tutti i cittadini del suo territorio, basti pensare all’art. 3 della Costituzione. Lasciamo per un attimo da parte il primo comma (egualmente importante), dove si enuncia un principio generale di parità sociale di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione, e proviamo invece, per un attimo, a soffermarci sul secondo comma che recita: “[..] è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza tra i cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e Sociale del Paese”. Il risultato è che oggi la popolazione della Calabria è di circa 1.950.000 abitanti, mentre, nel corso di 157 anni, dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, è probabile che siano emigrati dalla Calabria circa 3.000.000 di persone. Dati Svimez parlano addirittura di un concreto rischio di desertificazione umana .

Cos’è Unione Mediterranea?
MO Unione Mediterranea è un movimento politico meridionalista, fondato a Napoli il 24 novembre 2012, con un obiettivo chiaro: il riscatto del Mezzogiorno.

Perché hai sposato la campagna “Se mi parli vivo”?
Come calabrese e come portavoce di MO Unione Mediterranea, non posso che apprezzare un progetto come Se mi parli vivo che rientra in pieno nella Carta dei Principi di MO Unione Mediterranea come anche la promozione dei prodotti del Mezzogiorno e di tutte le attività che favoriscano e valorizzino le economie locali. La valorizzazione di una lingua millenaria, ancora esistente e resistente, come il grèko o greco di Calabria, restituisce dignità alla storia di un territorio dalle falsità, le offese e le diffamazioni perpetuati nei suoi confronti, frutto di pregiudizi, ignoranza e atteggiamenti razzistici, nati dopo il 1860 e resi tali dalla mancata verità storica sul Regno delle Due Sicilie.

Quale futuro vuoi per la tua terra?
Per la mia terra, la Calabria, come per tutte le Regioni del sud Italia, attualmente ultime tra le 270 Regioni della UE (dati Eurostat) voglio le stesse opportunità che hanno i cittadini del resto d’Italia e dell’UE. Gli stessi diritti e le stesse infrastrutture che permettano a questa terra di sentirsi parte attiva, e non povera periferia, del continente Europeo. Un futuro dove ci sia la libertà di mobilità (virtù sociale espressione di libertà e apertura) e non la costrizione dell’emigrazione (piaga sociale espressione di schiavitù e sottomissione).

Freedom Pentimalli

ADOTTA IL GREKO!

Scuola: diminuiscono le cattedre al Sud

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Dopo la notizia del congelamento di 120 giorni sulla questione diplomati magistrale il ministro Bussetti ci stupisce ancora con una nuova sorpresa: la diminuzione delle cattedre al Sud.

In realtà molti avevano sperato che questo governo avesse potuto fare la differenza per una terra che negli ultimi venti anni ha visto la migrazione di oltre duecento mila giovani laureati e altrettante famiglie che vivevano non stato di precarietà economica.

Non è il reddito di dignità che può risolvere la situazione; quello può essere solo un tampone per fermare l’emorragia di povertà ma non per chiudere la ferita.

La contrazione dei posti disponibili nella scuola al Sud è dovuta, risponde il ministro ad una precisa domanda di Gallo ,dei pentastellati, proprio al numero di risorse meridionali: meno famiglie, meno figli , meno allievi dunque meno cattedre.

Associazioni e movimenti politici e persino comitati spontanei nati negli ultimi mesi hanno tutti evidenziato che in realtà questi fattori fanno parte di un circolo vizioso al quale il governo potrebbe dare uno stop.

Sarà pur vero che esiste un forte flusso verso il nord ma sarebbe anche il caso di arginare questo straripare dai propri confini con scelte politiche idonee al problema.

Se al nord il tempo pieno della scuola è una realtà addirittura storica al sud è quasi inesistente tranne casi di istituti comprensivi che adottano questa scelta solo per alcune sezioni in fase sperimentale.
Estendere il tempo pieno al Sud come modalità naturale della didattica garantirebbe da un lato una didattica più completa dei bambini meridionali così come avviene per i loro coetanei del.Nord; metterebbe in atto tutto un sistema di rete di lavoro intorno ad esso che andrebbe dal maggior numero di cattedre alla nascita di cooperative per la mensa ( cuochi, inservienti, panettieri da cui fornirsi per i prodotti da panificazione, autisti per il trasporto dei cibo).

Un docente che vince un Concorso al sud perché la propria regione ha messo a bando un numero abbastanza accettabile di cattedre su sente motivato a credere che metterà su famiglia dove ha una stabilizzazione lavorativa.

Ma come anni ormai accade questi tagli non lo consentono e anzi incentivano quel meccanismo di abbandono delle proprie radici.

Non è più sopportabile che qualunque bandiera colore politico governi questo Stato dia per scontato che le risorse vengano distribuite e canalizzare solo verso una parte di questa nazione a scapito di chi ha diritto ad avere stabilita economica, lavorativa e affettiva lì dove ha deciso di spendere le proprie energie.
Il governo deve pensare seriamente che la soluzione non è a valle ma a monte e pertanto il problema va affrontato alla radice valutando e ascoltando anche le parti.

Luigina Favale

Roma 14 luglio – MO Unione Mediterranea alla prima assemblea nazionale di demA

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MO – Unione Mediterranea parteciperà il 14 Luglio a Roma, presso la Casa Internazionale delle Donne, alla prima assemblea nazionale promossa da DemA , con Luigi De Magistris Sindaco di Napoli, per intraprendere un percorso di difesa dei diritti umani e di contrasto alle diseguaglianze, insieme a movimenti, associazioni, soggetti politici, donne e uomini che credono nei valori della solidarietà, della pace e dell’intercultura.
Il progetto di cooperazione, che prevede l’organizzazione di campagne nazionali ben radicate nei territori, ha avuto inizio a Napoli con un seminario organizzato da DemA “Sulla prospettiva della costruzione di un’alternativa politica e sociale nel paese”, lo scorso 23 giugno; nel corso dell’incontro il nostro Segretario, Vittorio Terracciano, ha ricordato alla platea che l’ondata di razzismo che ha investito il paese richiede l’intervento di tutti, ma soprattutto di noi meridionali tutt’oggi vittime di quest’odioso sentimento, tanto più riprovevole quando colpisce i deboli e gli oppressi, vittime di un imperialismo sempre più aggressivo che costringe i popoli ad abbandonare le loro terre e a cercare salvezza altrove.
MO Unione Mediterranea, attraverso il suo Segretario, vuole porre l’attenzione sulla mancata applicazione della Costituzione proprio nei territori dove più se ne sente la necessità.
Pensiamo ad esempio all’art. 3 della nostra carta costituzionale.
Lasciamo per un attimo da parte il primo comma ( egualmente importante ), dove si enuncia un principio generale di parità sociale di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione, e proviamo invece, per un attimo, a soffermarci sul secondo comma: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza tra i cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
La domanda, a questo punto, è semplice: come deve sentirsi un cittadino del Sud, un lavoratore del Sud nel leggere il secondo comma dell’art. 3 della Costituzione Italiana?
Cosa deve provare?
Stupore, sarcasmo, dispiacere, rabbia, dolore?
Cosa?
La percentuale di disoccupazione più alta?
Spetta al Sud.
E che dire della Sanità?
E delle strutture scolastiche?
E dei trasporti?
MO Unione Mediterranea sa che nel Mezzogiorno d’Italia non sono garantiti i diritti umani, non vi è giustizia sociale e la disomogeneità nazionale con il resto del paese rappresenta, purtroppo, un amaro primato in tutta la UE.
La Casa Internazionale delle Donne, con il suo bagaglio di lotte per i diritti umani e per la tutela dei deboli, sarà anche la cornice ideale per presentare l’ambizioso progetto di MO Unione Mediterranea: la Petizione “Terra Nostra”, storica iniziativa del nostro movimento presentata da una delegazione di Unione Mediterranea il 25 giugno del 2015 a Bruxelles e dichiarata ricevibile dalla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea, il 17 marzo 2016.
La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”.
La petizione mette in evidenza come “il popolo dell’Italia del sud vive da 154 anni una situazione di colonia interna che ha origine dall’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna nel 1861”, descrivendo brevemente i passaggi storici di tale colonizzazione, documentata da una serie di dati dettagliati e di tabelle (tra cui un estratto del drammatico rapporto SVIMEZ 2014) che arriva fino ad oggi, relativa alla situazione economica ed infrastrutturale del Sud Italia, in cui si dimostra la disparità di trattamento tra il Meridione ed il resto della penisola.
Anche se l’accoglimento delle richieste dipende ora dal Presidente del Parlamento Europeo, che dovrebbe porle all’attenzione dell’agenda dei lavori del Parlamento stesso, quanto ottenuto dalla Commissione, la Petizione costituisce comunque un fatto di rilevanza storica per il Sud Italia, SENZA PRECEDENTI, in quanto RAPPRESENTA un riconoscimento ufficiale di come lo Stato Italiano tratta le regioni meridionali. Nella petizione si denunciano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori), proponendo al Parlamento Europeo l’istituzione di una Commissione speciale della durata di anni tre denominata “Dignità, vita, lavoro, sicurezza, salute, ambiente e protezione dei consumatori in tutti i territori dell’Unione europea”.

Vittorio Terracciano
Segretario MO Unione Mediterranea

ABILITATI MA NON TROPPO

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E PARTONO LE PRIME LETTERE DI LICENZIAMENTO

La sentenza del Consiglio di Stato in riunione Plenaria  comincia a  produrre i primi, drammatici, effetti. La Corte d’appello di Salerno adeguandosi alla sentenza del CdS che, dopo ben cinque sentenze favorevoli, smentendo anche se stessa, in sintesi ha stabilito che  i diplomati ante 2001/2002 non hanno diritto ad essere collocati nelle graduatorie ad esaurimento, ha disposto l’esclusione dalle GAE ( graduatorie ad esaurimento) di una maestra magistrale che, in servizio di ruolo per effetto della sentenza di primo grado, ora sarà la prima maestra in Italia con diploma magistrale licenziata.

La sentenza che ha prodotto il licenziamento della povera insegnante, di una donna lavoratrice che, se residente al sud, ha meno della metà delle possibilità di trovare un lavoro rispetto a una nata o emigrata a Nord, dove il tasso di occupazione femminile è del 44,9 per cento a fronte del 22,3 per cento del Sud, rischia di abbattersi come una mannaia su altre migliaia di maestre, soprattutto del sud Italia. Delle circa 60 mila insegnati coinvolte l’80% proviene dal sud.

La vicenda appare paradossale perché parliamo di insegnanti che sono ritenute idonee per svolgere supplenze, anche annuali, ma non lo sono per ottenere il ruolo. Se i tribunali hanno riconosciuto un diritto, possibile che lo Stato debba ricorrere contro queste assunzioni condannando queste lavoratrici ad un precariato a tempo indeterminato?

Questa situazione appare drammatica soprattutto al sud perché la sentenza prevede oltre al licenziamento da un momento all’altro, anche la perdita del diritto ad essere inserite nella Graduatoria ad Esaurimento che è la graduatoria utile per ottenere il ruolo. Saranno declassati in seconda fascia, che offre precariato a vita, ma solo là dove questo è possibile: al sud questo significherebbe non lavorare più.

Questo proprio mentre il governo vara il «decreto dignità» contenente un provvedimento ponte per congelare per 120 giorni almeno la situazione delle maestre diplomante già assunte, ma visto il pronunciamento giudiziario della Corte di Appello di Salerno, che va nella direzione contraria, ne dimostra palesemente l’inefficacia.

In verità, provvedimenti analoghi sono stati attuati in precedenza anche da altri Uffici Scolastici ( Pistoia e Viterbo ad esempio ), ma erano precedenti all’intervento del Governo in materia: ci auguriamo che non si dia esecuzione a questi decreti, per il solo fatto che siano immediatamente precedenti alle nuove disposizioni legislative ( si andrebbe a creare un’ulteriore situazione di disparità nei riguardi di una categoria di docenti che meriterebbe che, una volta per tutte, venga presa una decisione unitaria e non caso per caso ).

Può darsi che, trattandosi di sentenze emesse da un Giudice del Lavoro (immediatamente esecutive) e non dal Giudice Amministrativo, questo abbia indotto gli Uffici Scolastici in errore.

In ogni caso, a maggio, tecnici del MIUR e sindacati si erano riuniti per fare il punto della situazione; ma quello che si deve fare è partorire una soluzione a lungo termine e questo possono farlo solo il Governo o il Parlamento.

MO Unione Mediterranea ha già chiesto un incontro formale al Miur ed ha inviato presso il Ministero dell’istruzione una proposta della Prof.ssa Luigina Favale, coordinatrice nazionale MO Unione Mediterranea al Ministro della pubblica istruzione Bussetti:

qui il link per il pdf della proposta

MO UNIONE MEDITERRANEA PER LA SCUOLA

 

INDUZIONE ALLA PERCEZIONE CONDIZIONATA

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Nel regno della percezione quando tutt’attorno sembra che si percepisca tutt’altro si ha un impercettibile senso di disagio. I dati hanno un senso perché ci offrono  una realistica visione del paese e si dovrebbe riuscire a leggerli con la necessaria razionalità che aiuti a indirizzare le scelte. Da farsi a ragion veduta.

Invece li si usa, spesso, per assecondare i propri interessi politici, condizionare gli umori e allontanare le soluzioni.

L’immigrazione è divenuto il problema più drammatico e urgente, l’Italia è descritta come il Paese più travolto, ma fino al 24 giugno sono sbarcati da noi in 2.964, mentre in Spagna ne sono arrivati 5.300.

Nei primi tre mesi del 2018 i dati confermano: 40.140 domande di asilo in Germania, 27.195 in Francia e 18.760 in Italia.

La domanda è: ma se questi sono i dati, come è possibile che si perda il sonno e si riempiono pullman di Terroni che, come in overdose da sindrome di Stoccolma, si recano a scodinzolare a Pontida.

Appare un’ovvietà che sconfina nella banalità chiedersi: abbiamo problemi più urgenti?

Si, eccome. Soprattutto da dove sono partiti tutti quegli ascari ignari della reale condizione e del rischio che corre il nostro sud.

 

I dati Eurostat  danno le Regioni del sud Italia ultime tra le 270 della UE.

Dati Svimez indicano un rischio concreto di desertificazione umana e industriale in molte aree del sud Italia.

In UE il 71,4% di chi ha terminato l’università trova un’occupazione entro tre anni, in Italia ci riesce appena il 44,2%, nel Mezzogiorno il 26,7% e in Calabria la percentuale crolla addirittura al 20,3%, dati peggiori si trovano solo per la Guyana francese 44,7% (è una regione e un dipartimento d’oltremare della Francia che si trova nell’America meridionale)  e per la regione bulgara di Severozapaden 46,5%.

 

Calabria, Sicilia, Campania e Puglia, sono in Europa le regioni in cui lavora meno di una persona su due fra i 20 e i 64 anni. Il digitale è ormai indispensabile per la maggior parte delle occupazioni ma nel Sud Italia e nelle isole solo il 57,5% ,fra i 16 e i 74 anni, usa regolarmente internet, quasi 20 punti percentuali meno della media Ue (79%). E appena il 27% lo fa da dispositivi mobili come smartphone o tablet (media Ue 59%).

 

Una donna residente al Sud ha meno della metà delle possibilità di trovare un lavoro rispetto a una nata o emigrata a Nord, dove il tasso di occupazione femminile è del 44,9 per cento a fronte del 22,3 per cento del Sud.

 

In questo paese si sono finanziati progetti per ponti;  linee di alta velocità che saranno il più grande investimento pubblico della storia di questa nazione pur interessando solo parte di essa, ma con il contributo di tutta…Potrei continuare, purtroppo, con una serie di dati negativi che mortificano la mia terra, ma sono ancora stordito dalle immagini degli ascari che a Pontida pensano di trovare una soluzione a questi dati sgomberando qualche campo rom.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

 

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