Scuola: diminuiscono le cattedre al Sud

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Dopo la notizia del congelamento di 120 giorni sulla questione diplomati magistrale il ministro Bussetti ci stupisce ancora con una nuova sorpresa: la diminuzione delle cattedre al Sud.

In realtà molti avevano sperato che questo governo avesse potuto fare la differenza per una terra che negli ultimi venti anni ha visto la migrazione di oltre duecento mila giovani laureati e altrettante famiglie che vivevano non stato di precarietà economica.

Non è il reddito di dignità che può risolvere la situazione; quello può essere solo un tampone per fermare l’emorragia di povertà ma non per chiudere la ferita.

La contrazione dei posti disponibili nella scuola al Sud è dovuta, risponde il ministro ad una precisa domanda di Gallo ,dei pentastellati, proprio al numero di risorse meridionali: meno famiglie, meno figli , meno allievi dunque meno cattedre.

Associazioni e movimenti politici e persino comitati spontanei nati negli ultimi mesi hanno tutti evidenziato che in realtà questi fattori fanno parte di un circolo vizioso al quale il governo potrebbe dare uno stop.

Sarà pur vero che esiste un forte flusso verso il nord ma sarebbe anche il caso di arginare questo straripare dai propri confini con scelte politiche idonee al problema.

Se al nord il tempo pieno della scuola è una realtà addirittura storica al sud è quasi inesistente tranne casi di istituti comprensivi che adottano questa scelta solo per alcune sezioni in fase sperimentale.
Estendere il tempo pieno al Sud come modalità naturale della didattica garantirebbe da un lato una didattica più completa dei bambini meridionali così come avviene per i loro coetanei del.Nord; metterebbe in atto tutto un sistema di rete di lavoro intorno ad esso che andrebbe dal maggior numero di cattedre alla nascita di cooperative per la mensa ( cuochi, inservienti, panettieri da cui fornirsi per i prodotti da panificazione, autisti per il trasporto dei cibo).

Un docente che vince un Concorso al sud perché la propria regione ha messo a bando un numero abbastanza accettabile di cattedre su sente motivato a credere che metterà su famiglia dove ha una stabilizzazione lavorativa.

Ma come anni ormai accade questi tagli non lo consentono e anzi incentivano quel meccanismo di abbandono delle proprie radici.

Non è più sopportabile che qualunque bandiera colore politico governi questo Stato dia per scontato che le risorse vengano distribuite e canalizzare solo verso una parte di questa nazione a scapito di chi ha diritto ad avere stabilita economica, lavorativa e affettiva lì dove ha deciso di spendere le proprie energie.
Il governo deve pensare seriamente che la soluzione non è a valle ma a monte e pertanto il problema va affrontato alla radice valutando e ascoltando anche le parti.

Luigina Favale

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