Terroni o coglioni.

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Meridionalismo, un concetto ancora in cerca di risposte .

ll Meridionalismo è il complesso degli studi, sviluppatisi nel corso del XX secolo, riguardanti le problematiche del periodo postunitario connesse all’integrazione del Mezzogiorno d’Italia nel contesto politico, economico e culturale, originatosi nel nuovo Stato unitario.

I meridionalisti da Giustino Fortunato deputato, poi senatore del Regno d’Italia che, con Pasquale Villari, fu il primo fra i grandi meridionalisti propriamente detti che evidenziò come l’Unità d’Italia fosse stata la rovina economica del Mezzogiorno: «…L’unità d’Italia è stata e sarà – ne ho fede invitta – la nostra redenzione morale. Ma è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, il 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali, ai recenti Nicola Zitara (1927 – 2010) che ha descritto l’Unità d’Italia come un’operazione di colonialismo, prima militare (la legge Pica e la campagna militare contro il brigantaggio) e, successivamente, economico e commerciale, passando da, Nitti, Salvemini e Gramsci solo per citarne alcuni tra i più noti denunciatori della Questione Meridionale, fino agli attuali Marco Esposito e Pino Aprile, che hanno rivitalizzato dalle nuove finestre informative offerte dal web e dai testi di libri tematici come Terroni (Pino Aprile) e Separiamoci (Marco Esposito), attualizzando l’annosa Questione con un linguaggio più comprensibile per il lettore, ricco di esempi concreti, misurabili e per questo non opinabili soprattutto per chi vive al nord, hanno descritto il fenomeno cercando soluzioni per porvi rimedio.

Diverse sono le realtà politiche meridionaliste che ispirate dalle azioni di queste personalità si sono impegnate nell’affrontare la Questione, ma come intendono le odierne realtà meridionaliste il meridionalismo ?

Quante di queste condividono il concetto che meridionalismo, per potersi definire tale, deve essere dichiaratamente alternativo ai partiti nazionali ?

Alcune sono nate come costola di partiti nazionali che nelle intenzioni dovrebbero, grazie al supporto di questi, dare maggior voce alle esigenze delle agonizzanti Regioni del sud Italia, ultime tra le 270 della UE.

L’esperienza però di come i partiti nazionali antepongano sempre gli interessi di carattere nazionale alle esigenze delle Regioni meridionali, con buona pace dei parameridionalisti, dovrebbe aver prodotto i naturali anticorpi al perenne sopraggiungere (siamo oramai ben oltre il secolo e mezzo) degli interessi nazionali che imbrigliano anche le migliori intenzioni delle frange meridionaliste interne dei partiti nazionali.

Si potrebbe giustamente affermare che sia normale far prevalere gli interessi di carattere nazionale rispetto a quelli locali,  ma è facilmente intuibile dal mancato rispetto dell’articolo 3 della Costituzione, specie nel secondo comma, che per il Mezzogiorno d’Italia si tratta in realtà di mascherare il colonialismo come azione di interesse nazionale: un camuffamento ad arte, un inganno. Comprendere questo equivoco corrisponde a trovare la chiave del concetto di meridionalismo

 

Oggi partiti/movimenti meridionalisti come MO Unione Mediterranea, Meridem , Insorgenza o Sud che Sogna, solo per citarne alcuni,  sono la dimostrazione che la frammentazione è purtroppo uno degli elementi caratteristici del mondo meridionalista ed è vista come uno dei suoi maggiori limiti se non, addirittura, l’ostacolo maggiore ad un successo più consistente della causa.

Chi vuole o spinge per questa frammentazione offre, per alimentarla, spazio all’interno di partiti nazionali alle istanze meridionaliste di fatto fagocitandole e diluendole in tematiche di carattere nazionale che, allo stato attuale, nulla hanno portano alla risoluzione della nostra Questione Meridionale.

 

A fronte, mediamente, di una sopraggiunta pari condizione sociale tra le classi medie della UE, e dalle già smentite teorie Lombrosiane sulla “diversità” del Meridione frutto dell’inferiorità antropologica, la condizione attuale del Mezzogiorno d’Italia dimostra che il vero ostacolo alla risoluzione della Questione Meridionale sta nella politica nazionale che ripete a loop il concetto di colonialismo (oggi esigenze nazionali) del nord verso sud del paese così come pensato fin dalla prima fregatura che presero i liberali, anch’essi come Giustino Fortunato in buona fede 157 anni fa e poi diventati semplici Terroni.

Ripetere oggi gli stessi errori ci farà fare il passo a livello superiore:

da Terroni a coglioni.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

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