Monthly Archives: Giugno 2018

Comunicato sulla petizione “Terra Nostra” di Unione Mediterranea

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La storica iniziativa del movimento Unione Mediterranea che ha presentato il 25 giugno 2015 a Bruxelles la prima petizione ufficiale relativa alle violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia di dignità umana, diritto alla vita, libertà professionale e diritto di lavorare, condizioni di lavoro giuste ed eque, sicurezza sociale e assistenza sociale, protezione della salute), ambiente e consumatori.
Sta ricevendo in queste ultime settimane molte attenzioni da diverse realtà politiche sia nazionali ( M5S) che meridionaliste.
Questo non può che farci piacere ma al contempo ci spinge a dover sottolineare la paternità di MO Unione Mediterranea rispetto all petizione.
Vogliamo, ancora una volta, ricordare che la petizione fu presentata il 25 giugno 2015 a Bruxelles da una delegazione di Unione Mediterranea in rappresentanza della lista “Terra Nostra”, che in occasione delle elezioni europee del 25 maggio 2014 aveva raccolto circa 10.500 firme nelle regioni della circoscrizione Italia Meridionale.
Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione con n. 0748/2015.
La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”.
Ricordiamo a quanti in questi giorni si stanno adoperando con diverse iniziative per presentare la petizione di MO Unione Mediterranea che la stessa rappresenta un importante documento su cui lavorare e collaborare per il bene comune della nostra terra ed invitiamo ad evitare di farla passare come una iniziativa di singoli su cui poter apporre la propria firma.

Per ulteriori informazioni ed approfondimenti e per scaricare il pdf completo della Petizione, è possibile visitare il sito ufficiale di MO Unione Mediterranea all’indirizzo https://unionemediterraneainfo254950.r.worldssl.net/wp-content/uploads/2014/06/petizione-terra-nostra.pdf

Come ti frego l’elettore

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Comunicazione usata come distrazione delle masse.

Ogni realtà politica, ma anche associativa o di volontariato, si scegli il proprio campo di battaglia, e prova con le proprie argomentazioni a convincerci della bontà delle proprie idee.

Le strategie della moderna comunicazione politica diventano fondamentali per arrivare a centrare l’obiettivo prefissato: convincere gli elettori.

A quanto pare la strategia messa in campo dal leader del popolo leghista è risultata, purtroppo, vincente.

Luca Morisi. 42 anni, docente all’Università di Verona, con il suo team è dal 2013 l’artefice del successo mediatico ottenuto dal leader leghista.

Salvini alimenta le paure arcaiche e irrazionali e offre al popolo impaurito un nemico da sacrificare sull’altare della salvezza.

Albert Bandura è uno dei massimi esponenti della psicologia cognitiva applicata alle scienze sociali e si è occupato della teoria sociale dell’apprendimento. Una delle sperimentazioni principali da lui effettuate fornì l’idea che le persone tendono a valutare se stesse attraverso il costrutto dell’autoefficacia, ovvero quanto si riesce a raggiungere un obiettivo. Tale processo risente di una “proiezione” di se stessi in termini di riuscita dell’azione; Bias interno, ovvero coloro che valutano se stessi come motivo della riuscita, e Bias esterno, ovvero coloro che valutano le condizioni sociali come fondamentali per la riuscita.

Salvini usa frequentemente il Bias Esterno per cercare consenso in coloro che pensano che la colpa degli altri ha impedito la propria realizzazione.

Una idea arcaica che prende forma in un simbolo rurale e antico rendendosi immanente nella trasformazione nella società umana del concetto di sopravvivenza di Adleriana memoria. Per Salvini, Satana è l’immigrato. Più riesce a sovrapporre il diverso da sé a una figura demoniaca, più attiva meccanismi profondi legati a paure ancestrali, fino ad arrivare a quei comportamenti derivanti dalla paura del buio, dell’oscuro, dell’ignoto, a ciò che è di notte. Analiticamente parlando, i suoi discorsi sono infarciti di riferimenti alla violenza di notte, al buio che arriva inaspettato, alla calata delle tenebre che “invade”, al nero come diversità contaminante.

La razionale analisi degli ultimi dati ISTAT (https://www.istat.it/it/archivio/217650) devono però farci riflettere che se al Sud cresce la povertà e colpisce una famiglia su dieci ( Record negativo per la Calabria con incidenza del 35,3%) non esiste nessun Satana travestito da immigrato ma si stratta di una scellerata politica nazionale che lascia le Regioni del Sud Italia ultime tra le 270 della UE. Con un pil pro capite che presenta divario corposo tra Nord e Sud:

Scorporando il dato tra le regioni spicca la media della Provincia autonoma di Bolzano, la migliore in tutta la Penisola con 42.600 euro di pil pro capite. Sul podio salgono anche Lombardia (36.600 euro) e la Provincia autonoma di Trento (35.000 euro). In generale tutte le regioni del Nord registrano una media superiore a quella europea. Decisamente al di sotto di quella dell’Unione è la media del Sud, dove i fanalini di coda sono la Calabria con 16.800 euro e la Sicilia con 17.200 euro.

Hai voglia a dire che la colpa di tutto questo è dei Rom, degli immigrati o di Satana e che bastano una ruspa, un paio di respingimenti e due gocce di acqua santa.

Il Mezzogiorno è sempre più colpito dalla povertà con ormai oltre una famiglia su dieci che vive in povertà assoluta (10,3% nel 2017).

Le famiglie in povertà assoluta residenti nel Mezzogiorno sono 845mila (146mila in più rispetto al 2016), pari a 2milioni 359 persone in povertà (circa 320 mila persone in più rispetto al 2016).

La regione con la più alta incidenza di povertà assoluta è la Calabria con il 35,3% seguita da Sicilia (29,0%), Basilicata (21,8%) e Puglia (21,6%). Dati che si confrontano con il record positivo della Valle d’Aosta (4,4%) seguita da Emilia Romagna (4,6%), Trentino Alto Adige (4,9%), Lombardia (5,5%) e Toscana (5,9%).

Altri dati ci danno l’incidenza in percentuale di stranieri per regioni 

Questi dati ci aiutano a capire come il valore quantità immigrati = povertà non è un dato direttamente proporzionale.

Comprendere che Salvini sta bluffando con le nostre paure ci aiuterà a non perdere la partita per il futuro della nostra terra e ad affrontare la gestione dell’immigrazione con la necessaria serenità e umanità.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

COMUNICATO STAMPA

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21 giugno 2018, alla Camera dei deputati nel dibattito “Una legislazione per lo sviluppo del Mezzogiorno” si è parlato della petizione che MO Unione Mediterranea ha presentato a Bruxelles il 25 giugno 2015.
Ricordiamo che in occasione delle elezioni europee di Maggio 2014, abbiamo presentato la lista civica di scopo Terra Nostra con l’obiettivo di inoltrare una petizione al Parlamento europeo per l’istituzione di una commissione straordinaria d’inchiesta, che avesse il compito di monitorare e realizzare verifiche ed analisi sul territorio dell’Italia meridionale e della Sicilia.
Autofinanziandoci ed autorganizzandoci, grazie al contributo e alla volontà di quanti hanno creduto nel nostro progetto, abbiamo raccolto 10.500 firme: 10.500 nomi e cognomi veri, che hanno scelto di impegnarsi in prima persona per denunciare la disparità di trattamento riservata al Mezzogiorno da parte delle istituzioni in materia di ambiente, salute, lavoro, istruzione e tutela dei consumatori.
Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione n. 0748/2015
La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”.
Abbiamo cercato negli ultimi mesi di ottenere quanto richiesto, sollecitando in tal senso l’attuale Presidente Antonio Tajani, ma solo l’azione congiunta degli eurodeputati meridionalisti, attualmente assenti nel parlamento europeo, si potrebbe portare ad ottenere qualche risultato pratico.

Siamo felici che il lavoro di MO Unione Mediterranea stia dando i suoi frutti anche grazie a chi ha partecipato a suo tempo alla stesura della stessa e oggi continua a sostenerla anche dall’esterno, segno evidente del grande valore della petizione.

Clicca qui per scaricare la petizione

UNIONE MEDITERRANEA PER LA SCUOLA

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A seguito delle indiscrezioni sui prossimi provvedimenti che il Ministro della pubblica istruzione Bussetti intende prendere sui diplomati magistrale che, con l’arrivo delle sentenze, saranno licenziate ed estromesse dalle graduatorie ad esaurimento, in seguito alla sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato.
In considerazione del decreto d’urgenza che si intende avviare per dare una risposta in tempi rapidi ma anche della dichiarazione del Ministro stesso di voler dare ascolto ad ogni proposta, MO Unione Mediterranea chiede di dare lettura alla sua proposta scritta da una docente nonché un incontro formale al Miur .

UNIONE MEDITERRANEA PER LA SCUOLA

IL MERIDIONE CERCA SE STESSO

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MA DEVE FARLO DA SOLO.

Deve essere stato l’incontro tra il Governatore del Veneto, il Leghista Luca Zaia, e la neo Ministra degli Affari Regionali e delle  Autonomie, la leghista veneta Erika Stefani, avvenuto per siglare l’intesa in cui si stabiliscono per legge, più poteri ma soprattutto più soldi, 35 miliardi di euro,  per il nord a destare le attenzioni dei governatori delle Regioni del mezzogiorno : Vincenzo De Luca (Campania), Nello Musumeci (Sicilia), Mario Oliverio (Calabria), Marcello Pittella (Basilicata), e Donato Toma (Molise). In collegamento c’è Michele Emiliano (Puglia), che aderisce al “ Patto per sud” .

Un accordo politico per tutelare al meglio gli interessi del Sud attraverso “una grande battaglia comune per il Mezzogiorno”. La proposta è stata del governatore campano Vincenzo De Luca ci sono tutti i presidenti delle regioni del Sud chiamati a raccolta a Napoli per verificare la possibilità di varare politiche economiche comuni all’interno di un accordo politico.

Ma cos’è IL SEQUEL di Ritorno al Futuro – Il patto per il sud ?

Rewind: Il 20 marzo 2000, a Napoli, Bassolino ed altri rappresentanti del territorio del Mezzogiorno come  Giovanni Di Stasi (Molise), Giannicola Sinisi (Puglia), Nuccio Fava (Calabria), Filippo Bubbico (Basilicata)  sottoscrivono il Patto di Eboli, un “Manifesto” che doveva tradursi in  un accordo politico per tutelare al meglio gli interessi del Sud attraverso “una grande battaglia comune per il Mezzogiorno”.                          ”Non prenderemo ordini dai partiti, ne’ in sede locale ne’ in sede nazionale”. Con questo messaggio, i cinque candidati per la presidenza delle Regioni del Mezzogiorno si avviavano ad una stretta e forte collaborazione, che implicava una sorta di affrancamento dai partiti nazionali.

Doveva  rappresentare la via d’uscita  alla condizione coloniale del territorio meridionale.

Ma della indicazione exit non vi si è trovata traccia in nessuna realtà amministrativa del sud, forse perché  amministrate da esponenti espressione di partiti nazionali che hanno preso ordini dai loro partiti sia in sede locale  che in sede nazionale?

Tra il dire e il fare c’è di mezzo, ancora, il partito nazionale

Voglio credere nella buona fede delle intenzioni, seppur stranamente ciclicamente ventennali, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo, ancora, il partito nazionale ovvero l’equilibrio nazionale duale costruito su un sistema coloniale.

“… L’unità non era avvenuta su una base di eguaglianza, ma come egemonia del nord sul Mezzogiorno…”   “ … il nord concretamente era una piovra  ce si arriccia alle spese del sud…”    (cit. Antonio Gramsci)

Il Sud è sempre stato “oggetto” di politiche pubbliche decise altrove, mai “soggetto” determinate di esse semplicemente perché dietro ad ogni azione di politica locale, seppur  ricca di buoni propositi, si nascondono le reali intenzioni del sistema politico italiano: il mantenimento dello status quo che “garantisce” la stabilità di un sistema nazionale collaudato da 157 anni.

Meridionalismo alternativa possibile

I partiti nazionali, ed i loro rappresentanti, sono inadatti ad affrontare la Questione Meridionale in quanto ne sono stati la causa o quanto meno sono stati fortemente collusi con chi l’ha favorita, e soprattutto perché lo stato dei fatti, inclusi i vari Patti per il sud,  ne offre una conferma a prova di smentita.                   la Questione Sud non può essere affrontata da chi contemporaneamente deve pensare al nord, questo perché la disomogeneità territoriale è talmente ampia che se chi ha meno non si costruisce una propria rappresentanza autonoma dai partiti nazionali difficilmente otterrà più di quanto gli viene già “concesso”.
La mia vuole essere una dichiarazione universale del concetto di meridionalismo. Il Meridionalismo deve darsi un’identità essere dichiaratamente alternativa ai partiti nazionali.

NO ai Partiti nazionali, perché?

Una azienda gestisce due società: una milita perennemente ai vertici del campionato nazionale e compete alla pari con le altre realtà della UE, l’altra milita perennemente in terza serie e lotta, ultima tra le 270 presenti in UE, per non retrocedere definitivamente.
Come può questa azienda, avendo a disposizione lo stesso bilancio, mantenere la competitività della società che compete ai vertici nazionali ed europei e aiutare la società intrappolata in terza serie ?         Nella migliore delle ipotesi, e sperando nella buona fede di chi amministra questa azienda, si procederà con il mantenere alta la competitività della società più ricca, prevedendo per la società più povera di mantenere  “dignitosamente” l’ultimo posto in UE.

Meridionalismo ok, ma cos’è ?

Meridionalismo è prendere coscienza della condizione in cui versa il territorio meridionale e chi ci vive. È considerare se questa condizione di minorità ha delle responsabilità politiche nazionali o è da addebitare ad una incapacità antropologica dei meridionali.
È ragionare sulla possibilità che il mancato rispetto dell’art. 3 della Costituzione sia una distrazione dei vari governi che si sono alternati oppure una assurda volontà di mantenere lo status quo.
È riflettere sulla possibilità che la condizione di minorità possa essere risolta da chi, avendo governato, l’ha causata oppure partendo dalla costruzione di una realtà territoriale che, in quanto tale, non può che essere definita Meridionalista.
Credere ancora che la soluzione per il Mezzogiorno possa arrivare da partiti nazionali (anche quelli in buona fede) è rincorrere un luce in fondo ad un tunnel per scoprire che si tratta, ancora una volta, dell’ennesima lampadina accesa.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

 

 

OGGETTIVITÀ RAZIONALE TRA BUONISMO E RAZZISMO

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Il Dossier Statistico Immigrazione, curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in partenariato con il Centro Studi Confronti  e in collaborazione con l’UNAR ci offre una diversa narrazione rispetto alla contrapposizione  tra “buonisti” e “ razzisti” sul dibattito dell’immigrazione.

Una narrazione razionale data dall’oggettività di dati e statistiche che rispetto alla percezione, spesso volutamente indotta, di una invasione straniera ci da una lettura reale dal punto di vista demografico, economico, occupazionale e socio-culturale.

Avere consapevolezza sui dati di un fenomeno, quale è l’immigrazione, ci offre la possibilità di affrontare con la dovuta serenità un argomento che, trattandosi di essere umani, merita di giungere a decisioni sui provvedimenti di gestione dello stesso nel pieno rispetto dei diritti universali dell’uomo.

2016: NON SOLO SBARCHI

Al 31 dicembre 2016 il numero dei cittadini stranieri residenti in Italia (5.047.028) è aumentato di appena 20.875 persone rispetto al 2015; eppure tra sbarchi, altri flussi in arrivo e cancellazioni anagrafiche, i movimenti migratori hanno interessato quasi 1 milione di persone. L’esiguo aumento netto di questa popolazione è stato anche determinato dal gran numero di acquisizioni della cittadinanza italiana. Tra i 5 milioni di residenti stranieri, 3.509.805 sono i non comunitari. Tuttavia, l’archivio dei permessi di soggiorno ne attesta 206.866 in più, costituiti soprattutto da nuovi arrivati, ancora in attesa di essere registrati come residenti. Tenuto conto del divario tra arrivi regolari e registrazioni anagrafiche, che riguarda anche i cittadini comunitari, la stima della presenza straniera regolare complessiva è – secondo il Dossier – di 5.359.000 persone. Da notare che gli italiani all’estero sono 5.383.199 secondo le Anagrafi consolari (aumentati di oltre 150mila unità rispetto al 2015). Sono invece 2.470.000 le famiglie con almeno un componente straniero (in 7 casi su 10 nuclei con soli stranieri), che nel 50% dei casi sono unipersonali e per un altro 30% sono coppie con figli (a loro volta, nella metà dei casi, monoreddito).

Tra il 2007 e il 2016 la popolazione straniera residente in Italia è aumentata di 2.023.317 unità e nel solo 2016 sono state 262.929 le persone registrate in provenienza dall’estero.                                        

Oltre agli ingressi temporanei, sono continuati i flussi in entrata per insediamento stabile: il maggior numero di visti è stato rilasciato per motivi familiari (49.013), studio (44.114), lavoro subordinato (17.611), motivi religiosi (4.066), adozione (1.640) e residenza elettiva (1.274) e, in totale, sono stati rilasciati 131.559 visti nazionali che autorizzano a una permanenza superiore ai 3 mesi. Seppure estremamente ridotte, le quote programmate per i nuovi lavoratori non comunitari sono state 13.000 per gli stagionali e 17.850 per tutti gli altri comparti, in larga misura (14.250) riservate a cittadini già presenti in Italia e interessati a convertire il proprio titolo di soggiorno (ad esempio, da studio a lavoro).                                                   Intanto, gli arrivi in Italia via mare sono passati dai 153.842 del 2015 ai 181.436 del 2016 (+17,9%) e le richieste d’asilo, secondo Eurostat, da 84.085 a 122.960 (+46,2%). L’Italia si colloca a livello mondiale subito dopo la Germania, gli Stati Uniti, la Turchia e il Sudafrica per domande d’asilo ricevute (Unhcr).

In particolare tra gli sbarcati, i minori non accompagnati sono stati 25.843, mentre sono 6.561 quelli che, censiti, si sono poi resi irreperibili.

Si sono invece trasferiti all’estero, cancellandosi dalle anagrafi comunali, 42.553 cittadini stranieri e 114.512 italiani. In entrambi i casi si tratta di una sottostima dei movimenti reali. L’Istat ha cancellato d’ufficio (in quanto irreperibili) altri 122.719 stranieri, mentre, sulla base degli archivi dei paesi nei quali si sono indirizzati in prevalenza gli emigrati italiani (Germania e Regno Unito), il Dossier stima che, complessivamente, nel 2016 siano espatriati almeno 285.000 italiani.                                                           Sono poco meno di 200 le nazionalità degli stranieri residenti in Italia. I cittadini comunitari sono il 30,5% (1.537.223, di cui 1.168.552 romeni, che hanno in Italia il loro maggiore insediamento), mentre 1,1 milioni provengono dall’Europa non comunitaria. Africani e asiaticisono, rispettivamente, poco più di 1 milione. Solo 13 paesi hanno più di 100.000 residenti: Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, India, Moldavia, Bangladesh, Egitto, Pakistan, Sri Lanka e Senegal.

 

ANDAMENTO DEMOGRAFICO E IMMIGRAZIONE

Nel 2016, tra i cittadini italiani le morti sono prevalse sulle nascite di 204.675 unità (tendenza in corso da diversi anni). Anche l’intera popolazione residente (italiani e stranieri) è diminuita (-76.106) seppure in maniera più contenuta grazie alla compensazione assicurata dai nuovi arrivi (per quanto meno numerosi rispetto al passato) e alle nascite da genitori stranieri (69.379, il 14,7% del totale).                                              Secondo le previsioni demografiche dell’Istat, tale scenario caratterizzerà l’intero periodo 2011-2065. L’ipotesi più probabile (scenario mediano) prevede 300mila ingressi netti annui dall’estero all’inizio del periodo e 175mila alla fine. Nel corso di questo mezzo secolo la dinamica naturale sarà negativa per 11,5 milioni (28,5 milioni di nascite e 40 milioni di decessi) e quella migratoria sarà positiva per 12 milioni (17,9 milioni di ingressi e 5,9 milioni di uscite). Il margine d’incertezza finale è tutto sommato contenuto: le entrate si collocano tra i 16,7 milioni nell’ipotesi bassa e i 19,3 milioni nell’ipotesi alta, mentre le uscite tra i 5 e i 7 milioni. Complessivamente, la popolazione residente non diminuirà e si assesterà sui 61,3 milioni, ma sarà molto diversa la sua composizione: l’incidenza degli ultra65enni sfiorerà il 33%, si ridurranno i minori e le classi di popolazione in età lavorativa, aumenterà l’incidenza degli stranieri. Alla fine del periodo potranno essere 14,1 milioni i residenti stranieri e 7,6 milioni i cittadini italiani di origine straniera: nell’insieme più di un terzo della popolazione. Alla luce di queste precisazioni a preoccupare maggiormente dovrebbe essere la scarsa capacità dell’Italia di attrarre e integrare i cittadini dall’estero.

 

MERCATO OCCUPAZIONALE

Il Dossier 2017 offre dei focus su alcuni comparti occupazionali:                                                                              • agricoltura: i 345.015 lavoratori nati all’estero hanno svolto il 25% di tutte le giornate lavorative dichiarate in questo ramo di attività nel 2016. Il settore resta però esposto allo sfruttamento, nonostante per contrastarlo sia stata varata una legge più severa (n. 199 del 2016);

• lavoro domestico: 739mila gli occupati, di cui i tre quarti stranieri. Nell’ultimo biennio, mentre gli stranieri sono diminuiti di 54.000 unità, vi è stato un lieve aumento del personale italiano (12.000);

• settore turistico: presso le 312mila imprese complessivamente operanti nel comparto si contano 1,7 milioni di posti di lavori diretti e 900mila nell’indotto; gli occupati nati all’estero in alberghi e ristoranti (242.447) hanno inciso per il 23,2% su tutti gli occupati del settore (ma per oltre il 28,5% sui nuovi assunti). Tra gli occupati stranieri il 13,4% svolge un lavoro autonomo-imprenditoriale (tra i cinesi il 50,4%). Alla fine del 2016 sono 571.255 le imprese a gestione immigrata (+3,7% in un anno rispetto a -0,1% delle imprese gestite da italiani, da anni in diminuzione); di queste, 453.000 sono a carattere individuale.

L’incidenza sul totale sfiora il 10% (9,4%), ma sale al 16,8% tra le nuove imprese. È alta anche la percentuale di imprese immigrate su quelle che nell’anno hanno cessato l’attività (12,0%), per cui, nell’insieme, si evidenzia una maggiore vitalità e un più elevato turn over. Nonostante il positivo andamento, soprattutto in diversi territori metropolitani del Mezzogiorno (Napoli, Reggio Calabria e Palermo, in primis),sono le regioni del Centro-Nord a segnalarsi per consistenza dell’imprenditoria immigrata.

Le collettività più coinvolte sono, nell’ordine, Marocco, Cina, Romania e Albania, con sensibili differenziazioni nella distribuzione per settori di attività.                                                                                                                       Nel 2015 gli occupati stranieri hanno prodotto una ricchezza di 127 miliardi di euro, vale a dire l’8,8% della ricchezza complessiva, e hanno dichiarato in media redditi di 11.752 euro annui a testa, pari a un totale di 27,3 miliardi di euro. Essi hanno versato Irpef per 3,2 miliardi di euro, in media 2.265 euro a testa (gli italiani 5.178 euro).

È in continua crescita anche l’inserimento bancario degli immigrati. Per il Cespi nel 2015 erano 2.515.100 i conti correnti intestati a cittadini immigrati presso le banche italiane e BancoPosta, con il coinvolgimento del 73% della popolazione adulta (nel 45% dei casi donne). L’evoluzione è stata positiva anche per quanto riguarda altri prodotti bancari, creditizi e assicurativi.

Continua a essere notevole il beneficio finanziario assicurato dagli immigrati ai conti pubblici, compreso tra 2,1 e 2,8 miliardi di euro a seconda del metodo di calcolo. Si tratta di una valutazione condotta da diversi anni dagli esperti di IDOS e della Fondazione Leone Moressa. Considerata la più giovane età degli immigrati, l’Italia potrà contare ancora per molti anni su questo vantaggio.

A livello mondiale i migranti, con le loro rimesse verso i paesi in via di sviluppo (429 miliardi di dollari nel 2016, 11 miliardi in meno rispetto al 2015) sostengono circa 800 milioni di familiari (ben 1 su 7 tra tutti gli abitanti nel mondo); in Italia i 5,6 miliardi di euro inviati nel 2016 risultano in diminuzione da 6 anni consecutivi (erano stati di 7 miliardi nel 2011). Circa la metà di questo flusso va nelle aree rurali, quelle più povere.

Altri dati si possono trovare cliccando a questo link del pdf completo del Dossier Statistico IMMIGRAZIONE 2017

 

 

Ognuno è giusto che si prenda i complimenti che si merita

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Sarà la Spagna ad accogliere, nel porto di Valencia, la nave Aquarius con a bordo 629 migranti, tra cui 7 donne incinte e 11 bambini. A sbloccare, a sorpresa, la situazione di stallo – dopo il no di Italia e Malta – è stato il premier iberico, Pedro Sanchez .

Accolti dalla Spagna, e Marine Le Pen si complimenta con il nuovo governo italiano e (aggiungo io) con i suoi elettori.
Ognuno, dopotutto, è giusto che si prenda i complimenti che si merita…

bisogna prendere atto che  Salvini ha mantenuto quanto promesso, sento affermare da più parti . Atto di cosa dico io? Che i problemi di Rosarno, San Ferdinando, Gioia Tauri sono i negri? Lo sono? Allora appena li manderà via vedremo che le infrastrutture terrestri che mancano, ad esempio, allo sviluppo per il porto di Gioia Tauro (50% del pil della Calabria) appariranno come per magia? Sta incredibilmente  gabbando tutti,  convincendo  i più che i problemi sono i negri…
È semplicemente puro marketing comunicativo politico: ti trovo un nemico, ti convinco che è la causa dei tuoi mali, ti prometto di sconfiggerlo e tu contento ti sei già dimenticato dei reali problemi che ti affliggono.
La Calabria è l’ultima Regione tra le 270 della UE, è colpa degli immigrati? Bene allora è quasi tutto risolto.

Con MO Unione Mediterranea abbiamo fatto il congresso nazionale a Riace, alcuni iscritti che dovevano arrivare in aereo a Lamezia Terme hanno dovuto rinunciare perché non ci sono collegamenti con mezzi pubblici che dall’aeroporto portano, in tempi minimamente degli di un paese membro dell’UE, nella zona ionica della Calabria.
In Europa le vogliamo dire queste cose? Noi le abbiamo dette con una petizione  in occasione delle  elezioni europee  di Maggio 2014 e saremo pronti a ribadirle alle prossime elezioni europee del 2019

Non si può andare in un territorio svuotato di tutti i diritti, ignorato, ad esempio dall’articolo 3 della Costituzione (cosa che abbiamo detto quando, in occasione delle scorse politiche, abbiamo depositato il simbolo di MO Unione Mediterranea al Viminale) per dire che i problemi sono  i negri. La politica, quella vera, non deve farsi gioco della disperazione di un popolo come quello calabrese. Nel mio paese d’origine, Calimera (VV)  le scuole hanno chiuso quasi 20 anni fa, adesso lo stesso rischio lo corrono i paesi limitrofi, esempi che dimostrano come il vero problema sia il rischio desertificazione umana e industriale che sta portando la Calabria al punto di non ritorno… e intanto ‘nda pijjamu chi nigri…

Il sud deve avere le stesse opportunità, infrastrutture, servizi del resto d’Italia, è importante saper scegliere le giuste battaglie per cui spendere l’impegno politico utile al Sud.

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

PARLARE DI SCUOLA, PARLARE DI SUD. QUANDO TI COSTRINGONO A RINUNCIARE ALL’AMORE PER LA TUA TERRA.

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Con una sottile punta di sadismo, mi son scelto gli argomenti più difficili da affrontare: la scuola pubblica, in questo paese, ha sempre vissuto in un sottile intreccio tra ideologia dominante e contrastanti interessi da soddisfare e, soprattutto, armonizzare. Alla fine, ne è uscito un gran casino, con peculiarità solo italiane: il ruolo come miraggio, da ottenere solo dopo sessantaquattro concorsi, cinquantotto master, trentadue trasferimenti, svariate 104 e una ventina d’anni circa di attesa estenuante.

Alla fine di questo percorso, il docente, partito col sogno di essere un professionista, si rende conto di non essere altro che ( stremato ) un clone, svuotato di ogni idea, passione e illusione. Al contempo, l’utenza, cioè le famiglie, i bambini, gli alunni e gli studenti, restano muti spettatori di disservizi, losche trame tra colleghi, oscuri desideri di riforme strutturali che vagano tra l’esigenza della continuità didattica e la voglia di sottrarsi ad ogni ostacolo che allontani i loro pargoli o se stessi dalla più veloce uscita possibile da questo inferno dantesco ( come dar loro torto,vista anche l’inutilità della cultura in questo paese, dove ogni cosa ha ormai un prezzo, dal diploma sino alla laurea e dove il lavoro lo acquisisci grazie a tutto, tranne che alla tua preparazione ).

Naturalmente, come sempre in Italia, a questo tragico balletto, non partecipa un unico attore, ma una pletora di protagonisti, tutti pronti a spartirsi anche la più piccola fetta del mercato ortofrutticolo aperto ad ogni stagione ed ora: sindacati, che si moltiplicano come pani e pesci, nella loro dannosa inutilità; partiti, occupati a suggerire e accaparrarsi risorse e cariche, vampirizzando ogni speranza di un sia pur minimo cambiamento, che impedirebbe loro di sguazzare in quell’oceano di fango, dove, nell’oscurità, tutto può essere pescato, senza che nessun guardiacoste ti interecetti; enti di formazione e università, che, tutte, più o meno, espressione di movimenti o partiti, si appropriano di un flusso generoso di danaro, reso pulito e non riconducibile direttamente ad ogni tipo di mazzetta.

Inutile dire che chiaramente, se questo è il quadro nazionale… il sud poi ne diventa totalmente cannibalizzato. Negli anni il suo destino è stato sempre e solo quello di fornire manodopera a basso costo per il nord: le famiglie del sud si dovevano far carico dei costi derivanti dal voler regalare una certa cultura ai propri figli e di questi sacrifici, naturalmente, ad avvantaggiarsene era il nord.

Decine di migliaia di meridionali sono saliti al Nord per poter insegnare, senza mai far ritorno a casa. Nel frattempo i figli del nord andavano in fabbrica, con stipendi più lauti, quattordicesima e premio di produttività, se non si dedicavano ad attività ancora più lucrose, che permettevano loro di gareggiare su strade pubbliche tra Lamborghini e Ferrari, in spregio ad ogni normativa o regolamento. Ma non basta: per evitare che il prof meridionale possa tornare al Sud, si tagliano risorse e si dirottano sempre più al Nord e si diminuiscono i posti di lavoro, TOGLIENDO COSì OGNI SPERANZA E DESIDERIO DI RIENTRO IN PATRIA.
Chi resta sa di essere condannato a decenni di supplenze, viaggi della speranza e di dover un giorno RIMPIANGERE L’AMORE CHE HA PROVATO E PROVA NEI RIGUARDI DELLA TERRA CHE LO HA GENERATO.

Giuseppe De Cicco 
Responsabile circolo territoriale Emilia-Romagna.

In un territorio dove si rischia di morire di tumore, intanto si muore per una lamiera.

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La discarica di San Calogero, oggetto del processo “Poison”, è ritenuta la più pericolosa d’Europa in quanto contiene oltre 130mila tonnellate di rifiuti provenienti da centrali termoelettriche a carbone. Si tratta di rifiuti molto pericolosi. Siamo in un territorio che confina con le provincie di Vibo Valentia e Reggio Calabria, sulla statale 18 che dalla vicina Piana di Gioia Tauro porta verso Vibo Valentia, al bivio per la frazione Calimera sorge la ex fabbrica di laterizi abbandonata da quasi dieci anni. Secondo la Procura di Vibo Valentia, tra il 2000 e 2007, Tir avevano effettuato 4512 conferimenti, trasportando a San Calogero le scorie tossiche provenienti per lo più dalla centrale termoelettrica dell’Enel di Brindisi. Sarebbero stati stoccati metalli pesanti, solfuri, cloruri, fluoruri, nichel, selenio, stagno e vanadio. I periti dell’accusa non escludevano «la concreta e reale possibilità che i componenti pericolosi presenti in abbondanza nel sito potessero essere diffusi nell’ambiente circostante». Da qui il rischio concreto di compromettere irrimediabilmente la salute del territorio e dei propri cittadini, visto che lo smaltimento potrebbe avere effetti devastanti se si considera la presenza di due corsi d’acqua nei pressi dell’ex fornace oggi,  purtroppo, tornata alla ribalta per l’omicidio, il 2 giugno scorso, del povero Sacko Soumayla .

Incredibilmente dalle menti bacate di molti utenti dei social, probabilmente corrose da una continua campagna politica leghista basata sull’odio, il problema non sono quelle 130mila tonnellata di morte ma è quel ragazzo di 29 anni bracciante con i documenti in regola e padre di una bambina di 5 anni che nell’area dell’ex fornace abbandonata, assieme a due connazionali non stavano rubando nulla, stavano solo cercando delle lamiere – hanno raccontato gli altri due – per i loro alloggi di fortuna nella baraccopoli di San Ferdinando.

Che la magistratura non sia riuscita a consegnare alla giustizia i 14 imputati ritenuti responsabili di “avvelenamento colposo” in quanto il reato è andato prescritto, non sembra aver intaccato le loro coscienze razziste, che invece giungono fino alla giustificazione di un omicidio per un, probabile, furto di lamiere in un ex sito industriale che, pur sotto sequestro da quasi dieci anni, qualcuno considera ancora cosa sua.

MO Unione Mediterranea in occasione delle elezioni europee di Maggio 2014, ha presentato la lista civica di scopo Terra Nostra, con l’obiettivo di inoltrare una petizione al Parlamento europeo per l’istituzione di una commissione straordinaria d’inchiesta, che avesse il compito di monitorare e realizzare verifiche ed analisi sul territorio dell’Italia meridionale e della Sicilia, Il giorno 25 giugno 2015 una delegazione di Unione Mediterranea ha presentato alla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea la petizione, con la petizione anche un dossier di 70 pagine, in cui si denunciavano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori) della medesima Carta.

Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione n. 0748/2015

La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”. Abbiamo cercato negli ultimi mesi di ottenere quanto richiesto, sollecitando in tal senso l’attuale Presidente Antonio Tajani, ma solo un’azione congiunta di eurodeputati meridionalisti, oggi ancora assenti, potrebbe portare ad ottenere qualche risultato pratico.

A pagina 52 punto f del dossier viene menzionato proprio quel sito denunciato nella Petizione (Clicca qui per scaricare l’intera petizione in formato PDF)  che abbiamo presentato a Bruxelles, e recita:

  1. f) SAN CALOGERO: interramento rifiuti tossici Dopo quattro anni dall’ emissione degli avvisi di garanzia e numerosi rinvii delle udienze per mancanza di giudici si è aperto il processo “Poison” che vede 12 persone accusate di aver provocato un disastro ambientale gestendo abusivamente 127.000 tonnellate di rifiuti industriali tossici provenienti da Brindisi e poi finiti illegalmente, dal 2000 al 2007, negli impianti della discarica “Fornace tranquilla” di San Calogero. Il presidente del Tribunale monocratico, Anna Rombolà, ha infatti incardinato il dibattimento dopo aver rigettato alcune questioni preliminari ed ammesso le richieste istruttorie. Lo stesso magistrato ha accolto la costituzione di parte civile del Comune di San Calogero e del Wwf, rinviando il processo al 19 febbraio quando saranno sentiti i primi testi dell’accusa. La gran parte dei reati contestati, che risalgono ad un lasso di tempo compreso tra il 2000 e il 2007, sono ormai prossimi alla prescrizione. Nella passata udienza il giudice Lucia Monaco, designata dopo oltre un anno, si era astenuta dalla trattazione poiché incompatibile avendo già fatto il gip nello stesso procedimento. Il presidente del Tribunale, Antonio Di Marco, aveva poi designato un nuovo magistrato non incompatibile, individuandolo nel giudice Anna Rombolà. Il giro d’affari al centro dell’inchiesta condotta nel 2010 si aggirerebbe attorno 18 milioni di euro perché tanto sarebbe costato il regolare smaltimento alle centrali Enel di Brindisi, Priolo Gargallo e Termini Imerese da cui provenivano i rifiuti smaltiti invece nel Vibonese. L’indagine condotta nel 2010 dal personale della Guardia di Finanza di Vibo, ruotava attorno al rilascio di autorizzazioni non conformi nei confronti della società sotto inchiesta: la “Fornace Tranquilla Srl”, il cui titolare, Giuseppe Romeo, arrestato nel novembre 2009, avrebbe attestato falsamente, secondo l’accusa, il recupero mai avvenuto dei rifiuti pericolosi che, di volta in volta, venivano inviati nel territorio di San Calogero a ridosso di coltivazioni di agrumi.

Il neo Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha puntato in quei territori su una campagna elettorale tipicamente leghista rilanciando un cavallo di battaglia già collaudato: individuare un nemico da offrire ai potenziali elettori. Qualche anno addietro i prescelti furono i Terún offerti sull’altare della padana, oggi i “fortunati” sono gli immigrati. In una Regione, la Calabria, in un territorio come quello della Piana di Gioia tauro, il nemico individuato come causa di tutti i mali è, secondo Salvini e i suoi elettori Terroni, lo straniero, il negro, u niru. E così il senatore Matteo Salvini viene eletto proprio in Calabria, la Lega nella Piana ha incassato 7 mila voti, un’enormità. 55 mila i voti ottenuti dalla Lega in Calabria: il 13% a Rosarno, l’8,4% a Lamezia Terme, 11,2% a Tortona, l’11,7% a Nocera Terinese, il 14,9 % a San Mango d’Aquino, il 12% a Corigliano … La folla lo acclamava al grido «Matteo salvaci tu».

Da che cosa? Dalle denunce presentate a Bruxelles nella petizione di MO Unione Mediterranea? Dalla crescente disoccupazione? Dal rischio desertificazione umana e industriale (dati svimez) ?, dall’ultimo posto tra le 270 regione della UE (dati Eurostat) ? NO… la salvezza viene invocata dall’invasione dello straniero, l’invasione di una terra che economicamente non esiste già più, provate a vendere un casa o un terreno e  ne constaterete un valore praticamente nullo.

La verità è che il gioco sulle paure di ciò che non si conosce è vecchio quanto il mondo, quando il mondo si credeva fosse ancora quadrato e asserire che era tondo rappresentava un rischio concreto, e ancora oggi in molti abboccano.

Ma di che cosa abbiamo veramente paura, quando abbiamo paura, possibile che in Calabria il pericolo sia rappresentato da un immigrato ?

Povera terra mia.

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea