Tutto quello che avresti dovuto sapere dai politicanti che hai votato e che ti nascondono in merito alla viabilità calabrese
È stato dato il via alla seconda parte della “politica del fare” del primo ministro Matteo Renzi. Del fare si, ma sempre e solo al nord destinando alle regioni meridionali solo le briciole, anche a costo di non rispettare il parametro europeo dei fondi di coesione. Le risorse complessive del fondo, pari a 54 miliardi nel periodo 2014-2020, per legge, sarebbero state assegnate per l’80% alle regioni del sud e solo il 20% a quelle del nord. Così però non sarà, ma procediamo per singoli passi. L’FSE (fondo sociale europeo) è uno dei cinque fondi strutturali e di investimento europei. Tali fondi divenuti sempre più linfa di crescita economica, rappresentano la principale fonte di investimenti per l’Unione Europea volta a favorire la crescita economica degli stati membri e incrementare dunque la crescita occupazionale. Tra i principali obiettivi dell’FSE, per il periodo 2014-2020, vi è proprio quello dell’inserimento lavorativo avviando progetti formativi per i cittadini e aiutandoli così a trovare occupazione favorendo l’inclusione sociale.
A questo punto entra in scena il CIPE , ossia il comitato interministeriale per la programmazione economica ( ricordiamo presieduto dal presidente del consiglio dei ministri) il quale ha approvato il programma operativo del Piano Banda Ultra Larga assegnando 2,2 miliardi di euro lo scorso mese di agosto.
A chi verranno destinati questi fondi? Pochi giorni fa la decisione sul da farsi, ossia non più distribuirli nelle regioni meno sviluppate per garantire adeguati livelli di investimento nelle regioni, come da programma europeo, ma stabilire la ripartizione sulla base di tre fattori (in perfetto stile italiano):
– Investimenti privati effettuati nell’area
– Numero di unità abitative
– Investimenti già effettuati dalle regioni
Si tratterebbe questo di un vero e proprio scippo di risorse a danno delle regioni del sud. Da qui lo scontro nella conferenza Stato-Regioni protratto fino alla giornata di ieri 11 febbraio che ha portato ad una decisione, un “contentino formale” facendo nostra l’espressione del giornalista Marco Esposito a tal proposito: I soldi risulteranno non persi ma prestati. Il Sud ha ceduto e gli investimenti pescati dal Fondo sviluppo e coesione (che per legge è destinato all’80% al Mezzogiorno) andranno al 96% al Centronord e il 4% al Sud (Abruzzo).
La trattativa è stata guidata da Paolo Panontin, assessore regionale alle Autonomie Locali (made in Friuli Venezia Giulia per intenderci) che ha così sintetizzato: “ la soluzione è stata trovata, il sud anticipa queste risorse al centro nord nell’immediato, per fare la banda ultra larga. Ma il Governo si impegna a restituirle più avanti nell’ambito del più ampio Fondo sviluppo e coesione”.
La trattativa si è conclusa così con un falso accordo di reciprocità tentando maldestramente di celare un altro scippo a danno dei meridionali, a danno del nostro futuro: sottratti nel giro di pochi giorni investimenti, risorse e posti di lavoro.
Soldi prestati quindi? No, soldi rubati che vanno a confluire in quel bacino di denaro e risorse che da 155 anni si sta rimpinguando a danno della crescita economico-sociale delle nostre regioni.
MO-Unione mediterranea ha incontrato oggi il sindaco metropolitano Luigi de Magistris per muovere insieme i primi passi sulla questione Sarno. L’emergenza ambientale, aggravata da molti decenni di risposte politico-amministrative inconcludenti, non può e non deve essere ignorata oltre: il fiume più inquinato d’Europa manifesta un’emergenza senza precedenti, con risvolti non solo ambientali ma anche economici e sociali. La tossicità delle acque del Sarno e dei suoi affluenti è causata dallo sversamento abusivo di aziende situate nei pressi del fiume. Lo stato di degrado ambientale non è solo determinato dalla tossicità delle acque: nonostante si sia manifestata un’emergenza idrica che ha visto la portata del fiume ridursi esponenzialmente, il corso d’acqua è responsabile di numerosi dissesti e inondazioni, non ultima quella dello scorso ottobre nelle zone del Sarno. Ad oggi, le soluzioni proposte dalla classe dirigente si sono rivelate inefficaci e in molti casi dannose, denotando una grave superficialità, inammissibile per un problema di tale entità. La complessità dell’emergenza non ci spaventa e, insieme ai comitati territoriali interessati, al circolo di MO-UM de ‘I sarrastri’ attivo nella piana del Sarno, stiamo muovendo i primi passi alla ricerca di soluzioni alternative. Grazie all’incontro di oggi, siamo riusciti a portare all’attenzione del sindaco metropolitano anche questa tematica, vitale per lo sviluppo e la salvaguardia del territorio. Ci siamo lasciati con la carica giusta, pronti a collaborare per la difesa del Sarno e dei tanti cittadini che popolano quelle zone. Il cambiamento è MO!
Il giorno 6 febbraio, si apre ufficialmente la campagna tesseramenti di Unione Mediterranea per l’anno 2016.
Saranno mesi importanti per l’intero Movimento, chiamato a scendere in campo alle prossime comunali in molte città, tra cui Napoli.
Inoltre, i tesserati da ottobre 2015 ad aprile 2016, avranno la possibilità di partecipare, con diritto di voto, al Congresso Straordinario di Unione Mediterranea che si terrà a inizio luglio.
Clicca qui per tesserarti online!
I Circoli Territoriali, in occasione dell’apertura del Tesseramento, avranno modo di incontrare iscritti e simpatizzanti, organizzando eventi in tutta Italia.
Clicca qui per conoscere il circolo più vicino a te e tutte le attività di Unione Mediterranea.
Se è vero che i diritti sociali sono finanziariamente condizionati, dipendono cioè dalla quantità di investimenti che lo Stato distribuisce sul territorio per garantire servizi, la cultura al Sud, è considerata un bene di lusso. A denunciare ancora una volta l’aumento del divario tra il Nord ed il Sud del Paese è l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, nella nota di ricerca “Le spese per la cultura nel Mezzogiorno d’Italia”, curata dal consigliere Svimez Federico Pica e Alessandra Tancredi dell’Agenzia per la Coesione territoriale.
La nota analizza l’andamento delle spese correnti, in conto capitale e totali per la cultura, a livello delle circoscrizioni Nord/Sud e di alcune regioni italiane negli anni 2000-2013. Negli ultimi tredici anni la cultura è stata tagliata di più al Sud, dove la spesa è stata ridotta di oltre il 30%. Allo stesso tempo, ogni cittadino del Nord ha ricevuto il 35% in più di un cittadino del Sud.
“Dal 2000 al 2013- dice la Svimez- la spesa totale nel settore della cultura ha subito un crollo nel Mezzogiorno, passando da 126 a 88 euro pro capite, contro il -25% del Nord. Nel 2013 fatto pari a 100 il livello medio nazionale la spesa pro capite per la cultura è stata del
69% nel Mezzogiorno, a fronte del 105% del Nord e del 141% del Centro.”
Se si analizza la spesa per la cultura in alcune regioni le disparità si allargano: “se a livello nazionale dal 2000 al 2013 il calo è stato del 27%, il Veneto ha perso oltre il 21%, Emilia-Romagna e Toscana ben il 38-39%, ma la Calabria arriva addirittura a meno 43,6%.
Quando si parla di “cultura e servizi ricreativi” si intendono prioritariamente interventi a tutela e valorizzazione di luoghi d’arte, teatri, biblioteche, musei, accademie, archivi ma anche attività sportive e attenzione per giardini e spazi pubblici.
Quello che serve, si legge nella Nota, è “non soltanto un maggiore impegno finanziario di tutti, ma altresì una effettiva riconsiderazione e riforma dei meccanismi finanziari e istituzionali”.
In primis, le spese per la cultura “attengono ai livelli essenziali delle prestazioni (LEP), che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.
In altre parole, il Governo deve effettuare la ricognizione dei livelli essenziali delle prestazioni come prevede la Costituzione all’art.117 (lettera m), affinchè i diritti minimi sociali e civili, siano tutelati anche per gli enti territoriali con minore capacità contributiva. Con l’entrata in vigore del federalismo fiscale dal 2011, la ricognizione non è neppure stata avviata, con il risultato che i diritti fondamentali e i principi di coesione e solidarietà sono
diventati concessioni straordinarie, al punto di dividere i cittadini in categorie di serie A e serie B.
MO-Unione Mediterranea da sempre denuncia un ingiusto e disomogeneo meccanismo di ripartizione delle risorse che danneggia gravemente i meridionali, penalizzati e sacrificati da manovre disordinate, anticostituzionali e discriminatorie, i cui effetti hanno ricadute gravi sulla qualità della vita al Sud, “sotto la linea di confine”. Per dirla alla renziana maniera.
“REGALEREMO LE SCIARPE AGLI STEWARDS”
Il sequestro delle sciarpe con i simboli borbonici avvenuto domenica 31 gennaio all’ingresso del San Paolo è sia ingiusto sia immotivato. Ingiusto perché i simboli identitari sono essenza di uno sport di popolo come il calcio a Napoli. Immotivato perché, in base alle stesse regole diffuse dalle autorità di polizia, sono autorizzati i vessilli che riportino sia i simboli identitari sia i colori del Calcio Napoli, come nel caso delle sciarpe ingiustamente sequestrate.
Il movimento MO-Unione Mediterranea denuncia l’immotivato sequestro delle sciarpe, chiede un chiarimento da parte delle autorità competenti e annuncia per domenica 7 febbraio alle ore 14:00 la “Domenica delle sciarpe” invitando i tifosi a recarsi al San Paolo con i vessilli storici e identitari. Con l’occasione i militanti di MO all’ingresso della curva B regaleranno agli stewards sciarpe con il simbolo delle Due Sicilie quale invito alla concordia e alla fratellanza.