Monthly Archives: Febbraio 2016

Tutto quello che avresti dovuto sapere dai politicanti che hai votato e che ti nascondono in merito alla viabilità calabrese

Share Button
Cominciamo dalla famosa SA-RC.
Secondo le fonti governative, a luglio 2016 l’autostrada sarà finita. L’ultimo tratto a nord della Calabria, nei pressi di Laino Borgo, tratto di 20 km circa, effettivamente e grazie alle imprese di sub-appaltatori, tutte ditte del sud (abruzzesi, campane, lucane e calabresi) che consegneranno i lavori con un anno di anticipo, fanno sì che il governo faccia buon viso e cattivo gioco, in quanto egli fa la figura di chiudere la faccenda A3 e dà la possibilità al General Contractor di mettere gli utili in saccoccia e portarseli al nord a spese dei subappaltatori locali che hanno fatto il lavoro.
Di fatto l’autostrada non è finita, mancano ben tre pezzi: Morano – Firmo circa 20 km; Cosenza – Altilia circa 20 km; Vibo -Pizzo altri 10 km circa. Con questi 50 km mancanti la comunità Europea non riconoscerà l’adeguamento 1a delle norme CNR /80, quindi dopo aver speso un bel po’ di miliardi e di aver per 20 anni causato danni alla Calabria ed al suo sviluppo, l’autostrada non sarà considerata adeguata, ma il governo dichiara di aver finito!
Ricordo che l’autostrada A3 fu costruita in 9 anni a cavallo degli anni 60 e 70, quindi esisteva già. Quello che hanno fatto loro in questi 20 anni è stato l’adeguamento alla normativa europea; in poche parole la costruzione della corsia di emergenza e dell’ allargamento della carreggiata. Se analizziamo bene, quindi, tutto questo lavoro e l’immane investimento di denaro pubblico, si rivela solo un madornale errore, perchè lo scopo prefissato non sarà stato raggiunto. Infatti, sarebbe stato meglio lasciare intoccata l’infrastruttura esistente, magari declassandola a strada di scorrimento veloce, e costruire una vera autostrada ex-novo sul versante ionico. Si sarebbe avuta una strada in più sullo ionio e si sarebbe speso almeno la metà dei fondi sprecati per un’ autostrada non adeguata, ricca proprio per costituzione oleografica di viadotti e gallerie. Tanto Google maps continuerà sempre a suggerire come miglior percorso da Napoli a Palermo la strada via mare.
Strada Statale 106 (strada della morte)
Nel 2012 inizia l’iter per la costruzione del tratto a quattro corsie tra Roseto Capo Spulico e Sibari con raccordo sullo svincolo A3: approvazione del CIPE; il Governo emana il bando; vince la gara il General Contractor ASTALDI, impresa del nord (come al solito). 36 km, per un importo di 900 milioni di €uro.
Ma qui inizia l’esproprio! Il governo, trovandosi in difficoltà per la faccenda Expo di Milano, pensa di sottrarre 450 milioni di € dalla costruzione della 106 per destinarli alla famosa mostra del nord. Il General Contractor non consegna il progetto definitivo per mancanza di fondi e la strada non si fa! Lo sapevate?
Ma la 106 rimarrà così ? Si faranno piccoli adeguamenti, qualche rotatoria e cazzate simili: ci prenderanno in giro. La strada della morte nei tratti pericolosi rimarrà tale!
I politici che abbiamo votato, oltre a visitare l’Expo, a regalare qualche biglietto omaggio, non si sono degnati nemmeno di denunciare il caso.
Ma voi direte: quelli del pd erano al governo e si sono stati zitti, quelli del pdl per il patto del nazareno si consideravano stampella ed hanno fatto la stessa cosa, ed i 5 stelle? Ah, si! Ma quelli pensano ai rimborsi elettorali, agli scontrini ed alle puttanate varie che di volta in volta Grillo e Casaleggio mettono nel carniere della politica del movimento.
Cari cittadini lo sviluppo del sud passa da una sola via, dal meridionalismo! Dalla presa di coscienza dei nostri diritti e doveri, dalla decolonizzazione del sud!

Italia, investimenti banda larga: 96% al Nord e 4% al Sud.

Share Button

È stato dato il via alla seconda parte della “politica del fare” del primo ministro Matteo Renzi.  Del fare si,  ma sempre e solo al nord destinando alle regioni meridionali solo le briciole, anche a costo di non rispettare il parametro europeo dei fondi di coesione.  Le risorse complessive del fondo, pari a 54 miliardi nel periodo 2014-2020,  per legge, sarebbero state assegnate per l’80% alle regioni  del sud e solo il 20%  a quelle del nord.  Così però  non sarà, ma procediamo per singoli passi.  L’FSE (fondo sociale europeo) è uno dei cinque fondi strutturali e di investimento europei. Tali  fondi divenuti sempre più linfa di crescita economica, rappresentano la principale fonte di investimenti per l’Unione Europea  volta a  favorire la crescita economica degli stati membri  e incrementare dunque la crescita occupazionale. Tra i principali obiettivi dell’FSE,  per il periodo 2014-2020, vi è proprio quello dell’inserimento lavorativo  avviando   progetti formativi per i cittadini e  aiutandoli così a trovare occupazione favorendo  l’inclusione sociale.

A questo punto entra in scena il CIPE , ossia il comitato interministeriale per la programmazione economica ( ricordiamo presieduto dal  presidente del consiglio dei ministri) il quale ha approvato il programma operativo del Piano Banda Ultra Larga  assegnando  2,2 miliardi di euro lo scorso mese di agosto.

A chi verranno destinati questi fondi? Pochi giorni fa la decisione sul da farsi, ossia non più distribuirli nelle regioni meno sviluppate per garantire adeguati livelli di investimento nelle regioni, come da programma europeo, ma stabilire la ripartizione sulla base di tre fattori (in perfetto stile italiano):

–          Investimenti privati effettuati nell’area

–          Numero di unità abitative

–          Investimenti già effettuati dalle regioni

Si tratterebbe questo di un vero e proprio scippo di risorse a danno delle regioni del sud. Da qui lo scontro nella conferenza Stato-Regioni protratto fino alla giornata di ieri 11 febbraio che ha portato ad una decisione, un “contentino formale” facendo nostra l’espressione del giornalista Marco Esposito a tal proposito: I soldi risulteranno  non persi ma prestati. Il Sud ha ceduto e gli investimenti pescati dal Fondo sviluppo e coesione (che per legge è destinato all’80% al Mezzogiorno) andranno al 96% al Centronord e il 4% al Sud (Abruzzo).

La trattativa è stata guidata da Paolo Panontin, assessore regionale alle Autonomie Locali (made in Friuli Venezia Giulia per intenderci) che ha così sintetizzato: “ la soluzione è stata trovata, il sud anticipa queste risorse al centro nord  nell’immediato, per fare la banda ultra larga. Ma il Governo si impegna a restituirle più avanti nell’ambito del più ampio Fondo sviluppo e coesione”.

La trattativa si è conclusa così con un falso accordo di reciprocità tentando maldestramente di celare  un altro scippo a danno dei meridionali,  a danno del nostro futuro:  sottratti nel giro di pochi giorni investimenti, risorse e posti di lavoro.

Soldi prestati quindi? No, soldi rubati che vanno a confluire in quel bacino di denaro e risorse che da 155 anni si sta rimpinguando  a danno della crescita economico-sociale delle nostre regioni.

Carmen Altilia