Monthly Archives: Dicembre 2015

Alitalia, incazzatura a tre colori

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di Pierluigi Peperoni

L’immagine che vi mostro di seguito è stata una delle più condivise su Facebook nelle ultime ore.

tariffe alitalia

Si tratta di una semplice tabella riepilogativa dei costi dei voli Alitalia da Milano verso alcune località nazionali ed internazionali, che evidenzia la sproporzione del costo dei voli per Reggio Calabria rispetto a quelli diretti verso altre mete.

La risposta dei social media manager della ex compagnia di bandiera italiana è di circostanza, ma l’effetto virale è stato dirompente ed in breve sono iniziati a fioccare i commenti al post pubblicato inizialmente da Tonino Sanfedele.

Alcuni commenti sono particolarmente interessanti come quello di Chiara che afferma: <<controllo il vostro sito quotidianamente dal mese di Ottobre ed i prezzi sono sempre stati superiori ai 200€ sola andata. Cosa intendi per “prenotare con anticipo”? E cosa per “soluzioni più economiche”?>> oppure quello di Antonino che suggerisce di non protestare <<altrimenti ci tolgono anche questo volo nonostante sia sempre pieno!>>.

Alitalia (controllata al 49% dalla società araba Etihad Airways) è a tutti gli effetti una compagnia privata. Inutile recriminare sul fatto che approfitti del proprio vantaggio competitivo di essere monopolista di fatto della tratta Milano – Reggio Calabria. Non è più la compagnia di bandiera italiana e quindi non ha alcun obbligo nei confronti dei cittadini. Se ha una posizione di dominio su un mercato è giusto che realizzi il maggior profitto possibile. Si tratta delle normali leggi di mercato.

Quello che forse non tutti sanno è che la libertà di circolazione è sancita in Italia dalla Costituzione italiana (Art. 16) e in Europa nella Carta dei diritti dell’Unione europea (Art. II-105).

Ora chiediamoci come mai i voli verso le altre destinazioni italiane hanno costi tanto inferiori rispetto a quelli per Reggio Calabria. Le ragioni sono principalmente due:

  • Alitalia ha dei concorrenti sulle stesse tratte;
  • esistono dei mercati alternativi, come quello ferroviario o autostradale che tendono a livellare verso il basso il costo dei voli.

E allora mi incazzo, divento verde di bile se penso al diritto calpestato degli studenti calabresi a poter tornare a casa per Natale, ai tanti che lavorano fuori e devono spendere mezzo stipendio solo per poter tornare a casa ad abbracciare i propri parenti per qualche giorno.

Sbianco di fronte alla pochezza dei nostri amministratori, incapaci di fornire collegamenti di livello europeo a 20 milioni di cittadini meridionali, pur avendone la possibilità. Sbianco se penso che questa gente ha in mano il nostro futuro.

Divento rosso di rabbia se penso che la stessa Alitalia è stata salvata con i soldi di tutti i contribuenti italiani, di ogni latitudine e ceto sociale.

Tre colori, come il logo della stessa Alitalia, una degna compagnia di bandiera di questa italiella.

Corsica, Catalogna e…Napoli: se identità e autonomia fanno vincere le elezioni

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di Mattia Di Gennaro

In Corsica hanno vinto gli autonomisti di “Pe’ a Corsica”, lista elettorale nata dalla fusione del partito nazionalista “Femu a Corsica” con gli indipendentisti di “Corsica Libera”. “E’ la vittoria della Corsica e di tutti i corsi” ha dichiarato il leader dei nazionalisti Gilles Simeoni che ha pensato fosse opportuno creare una federazione tra le forse autonomiste, indipendentiste e identariste per lanciare l’attacco al governo della regione. E ha avuto ragione.

Simeoni e il leader di “Corsica Libera”, Jean-Guy Talamoni, si sono messi alle spalle decenni di conflitti fratricidi riservando la carica critica ai partiti nazionali e scrivendo un programma di governo credibile, condiviso e pragmatico con l’obiettivo di fare della Corsica una regione a statuto speciale o, addirittura, un nuovo stato indipendente nel più breve tempo possibile.

“Governeremo per tutti i cittadini dell’Isola, anche per chi non ci ha votato” ha dichiarato Simeoni, già sindaco di Bastia, tra le principali città corse, che da governatore ha gia chiaro quali siano i temi prioritari a cui lavorare fin da subito: infrastrutture e trasporti all’interno dell’Isola e tra l’Isola e il Continente; la messa in opera di un piano di rilancio e sviluppo economico e sociale; la piena unità amministrativa tra il Nord e il Sud dell’Isola, presupposto per lo snellimento e il miglioramento dei processi burocratici e normativi.

I corsi, tuttavia, non sono stati l’unico popolo di Francia che ha voluto legittimare alle urne la propria identità e il proprio status di nazione. La lista “Oui la Bretagne” – in Bretagna, appunto – ha cercato di federare le forze regionaliste locali sotto la guida di Christian Trodec, sindaco di Carhaix, cuore culturale e politico della regione bretone. La lista, purtroppo, non potrà contare su alcun rappresentante nella prossima assemblea regionale; tuttavia, la stessa coalizione bretone ha raggiunto e superato il 10% in molte località, arrivando ad essere in alcuni centri la prima forza politica.

Programma politico improntato sull’identità e l’autonomia politica e finanziaria, superamento degli interessi dei singoli per perpetrare più generali interessi comuni, guida politica già legittimata politicamente, unità: questi sembrano essere stati gli ingredienti per il successo delle forze autonomiste alle urne corse e per il buon risultato a quelle bretoni, dove, se gli autonomisti non hanno avuto una vittoria nell’immediato, avranno sicuramente da raccogliere nelle prossime votazioni i frutti del loro lavoro politico.

In questo contesto, dunque, sembra quasi che più lo Stato cerchi di accentrare poteri e prerogative, togliendole alle istituzioni locali, più i popoli rispondono con una voglia di maggiore autonomia. Il caso storico ed eclatante è quello della Catalogna, che lo scorso settembre ha rinnovato il mandato di “Presidente della Generalitat” ad Artur Mas, leader storico dell’indipendentismo catalano, che è riuscito con la sua coalizione “Junts per Si” ad ottenere la maggioranza. Come vi abbiamo già raccontato, “Junts pel Si” rappresenta il paradigma delle unioni di scopo, giacchè è arrivata a mettere d’accordo forze catalane di destra e di sinistra in nome dell’interesse superiore dell’indipendenza da Madrid.

Il processo, ormai, è segnato: a un’Europa di Stati si sta affermando sempre più un modello di Europa di Nazioni, con popoli diversi per lingua e cultura impegnati nella cooperazione civile ed economica, in cui nessuno debba più sentirsi periferia, ma in cui tutti possano sentirsi al centro della vita civile e politica. Questo hanno detto le urne in Corsica, in Catalogna ma anche in Scozia e in sempre più regioni d’Europa. E le forze regionaliste, autonomiste e indipendentiste di questi territori lo hanno capito: si vince se ci si unisce, ossia se si antepongono gli interessi generali di chi si vuole rappresentare alle bramosie e gli interessi personali.

L’esperienza della lista civica “MO!” alle scorse regionali in Campania si inserisce perfettamente in questo processo, laddove il movimento promotore, Unione Mediterranea, propose a singoli e ad altre forze meridionaliste di presentare insieme un programma scritto con il contributo degli attivisti e dei cittadini comuni, improntato alla riscossa del Mezzogiorno. Resta, al di là del risultato, un avvenimento di portata storica, giacchè mai in un elezione regionale si era potuto votare per una lista a vocazione meridionalista e indipendente dalla partitocrazia italiana.

Lo stesso disegno di legge popolare “NA – Napoli Autonoma” va verso la stessa direzione: dotare di autonomia amministrativa e finanziaria il territorio dove risiede un popolo – nella fattispecie quello partenopeo – che a buon grado può riconoscersi nazione, posta in essere grazie alla rinuncia dei trasferimenti dallo Stato centrale in cambio della trattenuta di buona parte delle imposte prodotte dai residenti.

Questi sono solo i primi passi, sebbene siano dei passi importanti. Dopotutto, era il 1769 quando le milizie di Pasquale Paoli, presidente della Repubblica Corsa, cadde sotto i colpi dell’esercito del Re di Francia nella battaglia di Ponte Nuovo, mettendo fine all’indipendenza corsa. Pasquale Paoli, eroe nazionale corso, che si formò militarmente e intellettualmente a Napoli – culla dell’Illuminismo – per il quale Regno combatté valorosamente e da cui partì nel 1755 per fondare la Repubblica indipendente, che 247 anni dopo la sua fine sembra, finalmente, tornare realtà.