Monthly Archives: Dicembre 2015

Da Napoli a Potenza al medioriente: il mondo ostaggio del petrolio

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di Raffaele Vescera

Mentre emergono sempre più chiari i contorni dell’affaire petrolifero del governo turco che, secondo la circostanziata denuncia dei Russi, acquista petrolio dall’Isis in cambio di armi e addestramento militare, si ha notizia delle inchieste giudiziarie in Basilicata e Campania contro compagnie petrolifere del calibro di Eni e Q8, accusate di sversamento illegale dei rifiuti, inquinamento di terra e aria e disastro ambientale. Estraggono petrolio dalla nostra terra, anche a poche centinaia di metri da paesi e ospedali, in Basilicata, e secondo le denunce degli ambientalisti, sversano i residui tossici negli stessi pozzi trivellati e nelle acque destinate agli acquedotti. La magistratura potentina è al lavoro, sperando che faccia giustizia anche delle condanne comminate agli stessi ambientalisti, colpevoli di aver denunciato il disastro ecologico.

Mosca ha mostrato le prove fotografiche delle colonne di autobotti e uomini armati che passano il confine turco verso lo stato islamico, accusando lo stesso presidente Erdogan di favorire e coprire tale traffico, a fin di lucro familiare, poiché il figlio è a capo della principale compagnia petrolifera turca che si occupa del traffico illegale, mentre il genero del presidente è ministro dell’energia e mentre i giornalisti turchi che denunciano il traffico vanno in galera. E’ un affare da due miliardi di dollari l’anno.

L’America smentisce e parla di accuse assurde, mentre gli altri stati occidentali tacciono, a fronte della circostanziata e documentata denuncia russa. Non sono forse essi i migliori alleati della Turchia e degli altri stati fondamentalisti della Penisola arabica che supportano l’Isis? Non sono forse le potentissime multinazionali del petrolio, con la complicità di quelle delle armi, a pilotare i governi occidentali e la politica energetica mondiale, non sono forse loro a provocare nei paesi poveri guerre, colpi di stato, uccisioni mirate di politici e giornalisti critici? Non abbiamo forse nella stessa Italietta grandi misteri petroliferi, prima e dopo l’uccisione di Enrico Mattei? Da Matteotti a De Mauro, da Moro a Pasolini? Chi tocca il petrolio muore.

E muoiono più di tutti i poveri cristi sotto le bombe indiscriminate degli stessi paesi che speculano sul petrolio e sotto quelle scellerate dei terroristi islamici, in concorrenza mortuaria per il dominio del petrolio. Il tutto, mentre il mondo resta soffocato dai miasmi delle fonti energetiche fossili, che cambiano il clima e distruggono il Pianeta Terra. Non ne abbiamo un altro di riserva, il limite non è ignoto: è noto. Restano ancora pochi anni di vita a un mondo già malato, mentre i governi si riuniscono a Parigi, in una finzione ecologica che nulla contiene, e mentre l’energia pulita è a portata di mano, sole, acqua e vento. Ma possono più le compagnie del petrolio, ricchezza di pochi, che gli dei della natura, ricchezza di tutti.

Progetto NA: se si sveglia Napoli, si risveglia il Sud

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di Salvatore Legnante

Un progetto che parla a tutto il Sud. E’ questo il senso più alto di NA – Napoli Autonoma, il programma di governo per la città emblema del meridione, che MO – Unione Mediterranea ha presentato assieme al sindaco partenopeo Luigi De Magistris.

Perché l’autonomia che vogliamo non è soltanto un’autonomia fiscale, tributaria.
L’autonomia che vogliamo è innanzitutto liberatoria: dagli stereotipi che ci vogliono città assistita, come tutto il Sud, dal convincimento, a volte introiettato, che non siamo capaci di governare i nostri territori, e che perciò abbiamo bisogno sempre di un ‘liberatore’ esterno che venga a salvarci.

L’autonomia che vogliamo è positiva, propositiva, non recriminatoria: una grande capitale del Mediterraneo quale è Napoli sente fortemente di poter dare molto di più, in termini di cultura, di sviluppo umano, di espressione di sé, liberandosi da quella che in questi ultimi anni è stata percepita sempre più spesso come un’elemosina da parte dello Stato italiano, che attuando il federalismo fiscale in salsa leghista ha sistematicamente dimenticato la solidarietà, tendendo invece ad accentuare le distanze economiche e sociali tra le due Italie.

L’autonomia che vogliamo, inoltre, è costituzionale, perché siamo consapevoli che la nostra deve essere una battaglia seria e pragmatica, non propagandistica. E per far ciò dobbiamo rispettare la Costituzione, anzi darne piena attuazione, anche di quegli articoli spesso dimenticati. L’art. 119 della carta costituzionale infatti declina già il concetto di autonomia per le Città Metropolitane, ed è nel solco di tale visione che intendiamo muoverci, per far sì che il nostro progetto si concretizzi.

L’autonomia che vogliamo è soprattutto assunzione di responsabilità, affinché le forze sane del meridionalismo si affranchino da un’idea eternamente minoritaria, e comincino a capire che è arrivato il momento di scrivere per davvero il futuro della nostra terra, al fianco di attori politici che hanno dato prova evidente di essere totalmente alternativi ad un sistema partitico italiano che ha sempre dimenticato il Mezzogiorno.

L’autonomia che vogliamo guarda finalmente al futuro di Napoli, e di tutto il Sud, avendo sempre impresso il ricordo di una terra storicamente indipendente, che a partire dalla sua città simbolo può tornare ad essere uno snodo centrale e cruciale del grande pensiero mediterraneo.

Convegno informativo sui danni derivanti dalle ricerche petrolifere

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A cura di Maria Luisa Iemmello

Si è svolto nel pomeriggio di venerdì 27, il convegno “Il destino di una Georisorsa. Workshop sullo sfruttamento ecosostenibile del Mare Jonio”. Organizzato da UNIONE MEDITERRANEA CALABRIA e dalla LEGA NAVALE ITALIANA-sezione Davoli con lo scopo di diffondere e rendere accessibili ai non addetti ai lavori argomenti legati alle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi nel Mare Ionio. Dopo la presentazione dei lavori del prof. Giacinto Bagetta, presidente della sezione della Lega Navale di Davoli ed i saluti del sindaco di dottore Giuseppe Papaleo, è intervenuto il dottore Sinibaldo Esposito, vice presidente della commissione Sanità del consiglio regionale, il quale ha ricordato l’impegno della nostra regione nella battaglia contro le trivellazioni essendo fra le 10 in Italia ad aver deliberato la richiesta del refendum “no-triv” [ricordiamo che proprio nella mattinata di venerdì ha avuto il si dalla Corte di Cassazione]. Ha ricordato inoltre le 18 istanze di ricerca stanti nel Golfo di Taranto e al largo di Crotone. Un breve intervento anche di Rosella Cerra, responsabile Ambiene di UM ed autrice di diverse osservazioni contro le istanze di ricerca nel mar Ionio, ha rimarcato che è necessario continuare l’azione di informazione fra la popolazione perché è ingiustificata sia l’attività di ricerca che quella di estrazione stando ai dati della Direzione Generale delle Risorse Minerarie ed Energetiche che quantificano la presenza del petrolio nei mari italiani a circa 10 milioni di tonnellate, quindi esauribile in due mesi poiché secondo l’Unione petrolifera Italiana in un mese in media si utilizzano circa 5 milioni di tonnellate di petrolio. Vale la pena allora? È intervenuto subito dopo il consigliere Arturo Bova, Presidente della Commissione Antimafia nel Consiglio Regionale, il quale ha ricordato il passaggio alla Camera dell’emendamento sugli ecoreati che prevedeva l’uso degli air-gun fra i reati punibili con l’arresto, avvisando, da avvocato, quanto questo possa essere significativo. Riporta la posizione del governo regionale che è di ferma opposizione alle attività estrattive, facendo anche un breve accenno alla ipotesi di legge regionale che vieti le azioni di ricerca ed estarazione all’interno delle 12 miglia, definendola “provocatoriamente incostituzionale”, spiegando [come già hanno fatto nell’Abbruzzo] come questo possa costituire di fatto un ostacolo ed un rallentamento delle concessioni in attesa del referendum. Una strategia difensiva insomma, nella quale “non c’è subalternità al Governo Nazionale” ha concluso Bova. Nello specifico dello sfruttamento delle georisorse entra il professore Salvatore Critelli, dell’Università della Calabria, ha spiegato la conformazione geologica del territorio costiero ed i fondali antistanti la nostra costa, illustrandone le peculiarità e le criticità. Da un primo progetto del 2005 , dalla foce del Crati a Capo Colonna ,rileva un forte rischio sottomarino, il più infido perchè non si vede, a causa della morfologia del nostro fondale antistante la costa. Di solito, dalla linea di costa c’è una piattaforma che va a digradare da 0 a 200 m circa. Nel caso della nostra regione, per i suoi quasi 800 km, le scarpate lambiscono le linee di costa. C’è, quindi, la necessità di conoscere bene il nostro sistema dei fondali, per meglio intervenire,dare delle linee guida di intervento, ma al momento non è conosciuto ed il lavoro fatto fino adesso è sempre stato fatto sull’emergenza. Nel vivo dell’impatto dell’inquinamento acustico è entrato il professore Gianni Pavan dell’Università di Pavia, direttore del CIBRA e che ha definito le linee guida ACCOBAMS che costituiscono al momento un punto di riferimento per le mitigazioni dell’impatto dell’uso degli air-gun nelle attività di ricerca e prospezione di idrocarburi in mare, sottolineando che da tutelare oltre i grossi cetacei ci sono anche le uova ed i molluschi. Attualmente impegnato in un progetto di monitoraggio degli spiaggiamenti di cetacei nei mari italiani, osserva che comunque non vi sono dati sufficienti che possano collegare allo stato attuale l’uso degli air-gun con gli spiaggiamenti. Nel suo breve intervento la dott.ssa Stefania Giglio biologa del Centro Nazionale Cetacei, impegnata nel monitorare gli spiaggiamenti di cetacei lungo le coste calabresi, invita ad una maggiore attenzione per le speci protette anche nei ripascimenti sollecitando la presenza dei tecnici. Ultimo intervento quello del pescatore professionista Salvatore Tredici, di SOSMediterraneo, il quale invece sollecita l’utilizzo del principio di precauzione come strumento di salvaguardia del territorio e della salute delle popolazioni. Le conclusioni sono state tratte dal delegato dell’assessore regionale all’Ambiente Pino Greco che ha ripercorso brevemente l’operato della Regione, a cominciare dall’impugnativa dell’articolo 38 dello Sblocca Italia fino alla delibera referendaria, passando per il Documento di Termoli del 24 luglio che definisce una complessiva chiara posizione contraria allo sfruttamento delle risorse energetiche in mare, poiché non porterebbero ad alcun vantaggio.