Monthly Archives: Novembre 2015

Masterplan: a Mezzogiorno aria fritta.

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di Raffaele Vescera
Eccolo qui, arriva con un mese e mezzo di ritardo il famoso masterplan, pomposamente annunciato in tipico stile circense-renziano: “Attenzione, signori, questo non è un libro dei sogni, ma una politica fatta di obiettivi concreti”. Il piano del governo, contenuto in nove paginette, nove, rinvenibile sul sito governo.it, prevede tre punti, detti di partenza, tant’è che è nomato “ricomincio da tre”, “un insulto per il Sud che il guitto Renzi si richiami al grande attore napoletano”, fa notare il giornalista del Mattino di Napoli Marco Esposito.

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Denuncia Libero e TG2, ultime notizie

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Come molti di voi ricorderanno, MO – Unione Mediterranea aveva già in passato provveduto a citare in giudizio sia Libero che la Rai a seguito di due servizi denigratori che facevano apertamente riferimento a “Napoli città simbolo e culla dell’imbroglio, con una fama prestigiosa e secolare in materia di scippi” (Tg2, lunedì 10 novembre 2014) e “Napoli città che vive al di fuori della legge i cui abitanti, anche quelli che non sono criminali, tengono abitualmente comportamenti che in altre parti d’Italia non sono tollerati” (Libero, venerdì 5 settembre 2014, in seguito alla morte di Davide Bifolco).

La prima udienza per quanto riguarda il giuduzio contro Libero, si è tenuta in data 27.10.2015, la prossima udienza di merito e’ stata rinviata al 10 gennaio 2017 (!!!!).

Per quanto riguarda il giudizio contro la RAI anche questo fissato per il 27.10.2015 e’ stato rinviato d’ufficio per esigenze di ruolo del giudicante per la prossima udienza del 12 maggio 2016.

Purtroppo i tempi sono indecentemente lunghi, ma siamo fiduciosi sul fatto che riusciremo ad ottenere giustizia.

Cogliamo l’occasione per ringraziare gli avvocati Alessandro Izzo e Francesco Labruna che stanno seguendo la causa, mettendo le loro professionalità gratuitamente a disposizione della nostra terra.

Ricordiamo che, qualora il giudice dovesse disporre un risarcimento danni, i soldi verranno devoluti in beneficenza.

Napoli Autonoma: la città torni a camminare sulle proprie gambe

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“La città di Napoli, come tutte le grandi città che cessano di essere centri di un governo di un grande Stato, la città di Napoli ha fatto all’Italia un immenso sacrificio; l’Italia ha in questo modo contratto un grande debito verso la città di Napoli e l’Italia dovrà soddisfarlo”

(Ubaldo Peruzzi, fiorentino, primo ministro dei Lavori pubblici, discorso in Parlamento del 1861 – tratto da G. Galletti, P. Trompeo, Atti del Parlamento italiano: sessione del 1861, VIII legislatura, p. 163, Tipografia Eredi Botta, Torino 1862)

Ubaldo Peruzzi, fiorentino, pensava che l’Italia avesse un debito con Napoli, mentre ancora troppi napoletani continuano a credere il contrario. L’ironia della sorte non finisce qui perché, proprio nel 150esimo anno di unità, è proseguita l’attuazione del (non abbastanza) famoso federalismo fiscale: il sistema per cui molti dei contributi versati dai cittadini vengono trattenuti e impiegati sul territorio in cui vivono, o almeno così dovrebbe funzionare.

Ovviamente, nei comuni in cui c’è più ricchezza, più posti di lavoro e stipendi più alti, ci saranno anche più fondi pubblici da impiegare nei servizi, mentre nei comuni in cui c’è meno ricchezza, i servizi che spettano di diritto ai cittadini rischieranno di non essere garantiti. Questo pericoloso divario dovrebbe essere appianato dal cosiddetto fondo di perequazione, che prevede una cassa statale atta a ridistribuire una parte dei contributi, in modo da garantire le prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche ai comuni con minore capacità fiscale.

Fino a qui, nulla di male. In realtà questo metodo può funzionare bene in un paese mediamente ricco, ma in Italia ha bisogno di molta più attenzione:

Questo “fondo di perequazione” non è stato istituito, come non sono stati calcolati i Lep (livelli essenziali della prestazioni), sostituiti da calcoli basati sui servizi erogati nel 2010. Significa che il livello standard dei fondi necessari ai comuni è stato fissato sulle prestazioni del 2010, anche dove i comuni non erano stati in grado di erogare servizi sufficienti, o addirittura pari a zero. I risultati offendono logica e buonsenso, ridicolizzano il concetto di “unità nazionale” e violano la legge, che chiede di superare la spesa storica in favore dello sviluppo territoriale.

In attesa del fondo di perequazione, previsto per i Comuni nel 2013, è stato istituito il fondo sperimentale di riequilibrio, prontamente tagliato di due miliardi dalla montiana legge Salva Italia di fine 2011, dove anche il fondo di perequazione ha subito un taglio preventivo, della stessa cifra, ma in modo totalmente anticostituzionale: il suo importo non può essere determinato a priori, poiché deriva in modo matematico dalle scelte effettuate sui livelli essenziali delle prestazioni, dal calcolo dei fabbisogni standard e delle capacità fiscali.

Se il principio di perequazione è determinato dalle necessità del Comune, tagliarlo significa negare i diritti fondamentali dei cittadini che in tutto il Paese pagano tasse secondo le proprie possibilità, salvo poi non godere dei servizi con la stessa uniformità.

Nel 2013 il vecchio fondo sperimentale di riequilibrio non si trasforma in fondo di perequazione, bensì in fondo di solidarietà comunale (non alimentato dallo Stato ma da una quota pari al 38% dell’ Imu dei singoli Comuni).
Nessuna perequazione dallo Stato per i Comuni, ma una “perequazione” dai Comuni per lo Stato, che nel 2015 ha prelevato 1,2 miliardi dal fondo di solidarietà comunale.

Le complesse dinamiche giuridiche ed economiche occultano ancora le vere ragioni dell’arretratezza in cui versa la città di Napoli, ma è arrivato il momento di sfatare qualche mito senza permetterci opinioni: lasciamo parlare la matematica.

I sussidi riservati a Napoli negli ultimi 5 anni sono andati così:

2010 Trasferimenti erariali 646.437.167
2011 Fondo sperimentale riequilibrio 514.143.937
2012 Fondo sperimentale riequilibrio 426.012.328
2013 Fondo solidarietà comunale avere 382.166.815
2013 Fondo solidarietà comunale dare -67.639.651
2014 Fondo solidarietà comunale avere 375.032.449
2014 Fondo solidarietà comunale dare -65.012.266
2015 Fondo solidarietà comunale avere 323.931.978
2015 Fondo solidarietà comunale dare -65.032.315

In pratica si è passati dai 646 milioni del 2010, situazione ante federalismo fiscale, ai 259 del 2015. Un taglio del 60%, pari a 387 milioni.

Oggi Napoli riceve un sussidio di 259 milioni di euro, soldi che la rendono ancora una città assistita. Tuttavia le tasse pagate dai cittadini napoletani sono superiori alle somme che restano in città, per poi essere destinate ai servizi pubblici, che sono inferiori alla media procapite nazionale per pensioni, sanità, trasporti e investimenti. 

La proposta per una Napoli Autonoma, legittimata dall’articolo 119 della Costituzione, prevede come primo passo il raggiungimento di un’autonomia fiscale.

I 259 milioni del sussidio possono essere sostituiti grazie all’attribuzione diretta al Comune, di due imposte: quella sui trasferimenti di immobili (il cui valore nella città di Napoli è stimato in 150 milioni) e la compartecipazione Irpef, che cedendo una quota del gettito pari a 1,2 punti al Comune, coprirebbe i restanti 109 milioni.

 

A partire dal 2016 Napoli Autonoma rinuncerebbe al Fondo di solidarietà comunale, apportando numerosi benefici:

  • Maggior controllo sui 259 milioni che, quando forniti dal Fondo di solidarietà comunale, non garantiscono né l’importo, né il tempo di erogazione.
  • Nessun aggravio fiscale per i cittadini, ma più consapevolezza sulla destinazione dei contributi versati, dato che una quota maggiore resta nella città.
  • Collegamento diretto tra il miglioramento delle condizioni economiche generali e gettito tributario.
  • Le responsabilità degli amministratori diventano evidenti agli occhi dei loro elettori.
  • Napoli Autonoma non potrà più essere accusata di assistenzialismo.

Nella proposta è previsto, inoltre, che il Consiglio comunale modifichi il proprio nome in Assemblea Partenopea, per sottolineare il cambiamento rivoluzionario nelle politiche amministrative.

Tra gli effetti positivi che il progetto si propone di realizzare c’è quello di obbligare l’amministratore ad adottare politiche di riqualificazione sociale e urbanistica al fine di aumentare il valore delle proprietà private all’interno dell’area comunale e garantire così un maggiore gettito.

L’Assemblea partenopea potrà controllare, grazie a un accordo con il Ministero per i beni e le attività culturali, il processo di valorizzazione dei beni storici, ambientali e artistici, cercando di rendere così meno farraginosa l’attuale macchina burocratica che troppo spesso impedisce a cittadini ed associazioni di poter godere dell’immenso patrimonio artistico e culturale di cui disponiamo.

Sempre nell’ambito delle autonomie proposte, vi è quello legato alla gestione dei fondi comunitari. L’Assemblea Partenopea potrà decidere in autonomia come gestire i fondi nell’interesse comune, anche al fine di concentrare gli investimenti sui settori che riterrà strategici per il rilancio della città.

 

Napoli si è ammalata quando è stata privata del proprio prestigio, in favore di politiche di sfruttamento. Quanto ancora può lasciarsi spogliare delle sue ricchezze?

Neapolis, città antica di millenni ma nuova ogni giorno, può tornare a crescere. Riappropriarsi del diritto di camminare con le proprie gambe, è una necessità che non può più essere rimandata o delegata.

Ci rendiamo conto che non è mai facile assumersi la responsabilità di credere nei cambiamenti, ma l’alternativa è aspettare ancora che lo Stato si ricordi di occuparsi della città che più ha spogliato e depredato.

La battaglia per proteggere Napoli e i suoi cittadini può essere vinta solo da chi ha a cuore il suo progresso, è arrivato il momento di smettere di credere alla storia del Paradiso abitato da diavoli: l’alternativa c’è.

Pasolini, uomo mediterraneo

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di Salvatore Legnante

Ricorrono in questi giorni i 40 anni da quella tragica notte all’idroscalo di Ostia, in cui si spense una delle voci più coraggiose, autentiche e libertarie del ‘900.

Pier Paolo Pasolini non è stata una stella singola nel firmamento della cultura italiana del secolo scorso. È stata una costellazione. E nel suo splendore, ha dato luce alla sua visione mediterranea della vita, e al suo profondo amore per i Sud che ha attraversato.

Lui, nato a Bologna, cresciuto nel ventre del Friuli, può essere sicuramente annoverato nel Pantheon di un movimento politico che si rifà a valori meridiani per riscattare le terre del Sud.

Il Pasolini che riscopre i Sassi di Matera e gli dà nuova vita nel “Vangelo secondo Matteo”, il Pasolini che nei suoi scritti difende la cultura popolare partenopea, il Pasolini che entra nelle periferie con la stessa grazia con cui viaggia nel ventre di Napoli, senza giudicare, ma ritenendo l’espressione di quei luoghi delle necessarie resistenze alla omologazione piccolo-borghese voluta dal centro e dal Potere, ecco quel Pasolini è un gigante della cultura Mediterranea.

Si può essere figli nobilissimi del meridione pur non essendoci nati, si può penetrare nelle viscere del Sud, arricchendolo e arricchendosene, anche se si arriva dal profondo nordest di Casarsa, si possono leggere le stupende contraddizioni di questa terra nobile e disgraziata anche con gli occhi privi del pregiudizio ma vivi di un’intelligenza pura, di un’innocenza tenera, di una fragilità commovente.

Il Pasolini mediterraneo è quello che scrive che lo sviluppo non è di per sé un concetto positivo, se si tratta di rinunciare a cuor leggerissimo a culture come quelle legate alla terra, senza ottenere un effettivo progresso per chi ne subisce gli effetti più devastanti, da quelle perdite. E’ profetico, Pasolini, per quello che è capitato a tanti territori del Sud, che hanno visto un modello di sviluppo imposto da altri luoghi, dalla politica che ha sempre avuto cervello e cuore spostato a Nord di questo paese.

Profetico perché quello che è successo – ad esempio – alla Taranto devastata dall’Ilva niente altro è che questo: la perdita di culture storiche a favore di uno sviluppo, incensato da tutto il Potere dell’epoca, che oggi mostra il suo lato brutale, con una città perdutamente inquinata.

O ancora, è profetico nel demolire il mito fasullo di un incessante sviluppo industriale che aveva fatto sparire le lucciole, e che nell’ex Terra di Lavoro (cantata nelle Ceneri di Gramsci) ha poi acceso i   roghi tossici, figli anche essi della facile rinuncia che l’Italia del boom economico aveva accettato del Sud testardamente agricolo.

Un Intellettuale acutissimo, immaginifico lettore della storia e dei suoi tempi, cantore della geografia meridionale, una geografia commossa e commovente, come il suo amore per i Sud: anche questo è stato Pier Paolo Pasolini, magnifica e appassionata anima Mediterranea.

Sputtanapoli a L’Arena. Lettera a Roberto Fico: “lo stipendio di Giletti lo pagano anche gli “indecorosi napoletani”.

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Annamaria Pisapia

“Gentile On. Roberto Fico
Presidente Commissione Vigilanza Rai

Ed eccomi qua, ancora una volta,ad inviarle un altra mail. Non è che la cosa mi renda felice, ma si dà il caso che non mi riesce proprio di assistere impassibile all’ennesimo attacco a Napoli.

Infatti era quello che denunciavo nelle due precedenti mail, ma ce ne sarebbero state molte altre. Solo per un minimo ricordo: nella prima in data 12-7-2013 facevo riferimento alla puntata della trasmissione Virus, condotta da Nicola Porro, costruita palesemente sui soliti luoghi comuni contro i napoletani incivili, incapaci, delinquenti e che soprattutto non sanno fare la raccolta differenziata, l’argomento era la terra dei fuochi, malgrado il prof Marfella continuasse a parlare di tentata strage. Ma niente, il messaggio che doveva passare era un altro e Porro era ben determinato a portarlo avanti. A questa mia non fece seguito alcuna risposta da parte sua, non solo a me, ma al popolo napoletano.

Così come non vi fu risposta alla seconda inviata in data 12-10-2014 in merito al servizio del tg2, dove alla notizia di una truffa di inglesi a danno dei napoletani questi ultimi risultavano essere peggiori degli stessi truffatori. Così il giornalista Gianluca Di Schiena, poté deliziarci con una pagina di alt (r)o giornalismo vomitando insulti infamanti e razzisti: “Napoli città simbolo dell’imbroglio, e ancora: Gragnano in provincia di Napoli, cui prestigiosa fama di scippi è secolare… Anche questa rimase lettera muta.

Così con la presente siamo a tre mail di protesta. Protesta? No, la definizione non mi piace. Trovo più giusto dire: richiesta di giustizia. Accidenti, ancora peggio. Tanto è abusata questa parola. Mah, basterà a far sì che lei, in qualità di Presidente Commissione Vigilanza Rai, possa prendere provvedimenti in merito alla indecorosa, quella si condotta tenuta da MassimoGiletti, conduttore della trasmissione “L’Arena di domenica in” nella puntata andata in onda in data 1-11-2015? Il sig Giletti, ha intrattenuto gli ospiti lanciandosi i apprezzamenti razzisti: ” Napoli è una città indecorosa con spazzatura ad ogni vicolo”. Inutile dire che a dargli man forte, c’era l’indecoroso oltre che onnipresente Salvini.

Mi permetto di rammentarle che Giletti conduce un programma pubblico, tra l’altro non nuovo ad episodi di razzismo contro Napoli, percependo uno stipendio annuo di 500 mila euro, pagato anche dagli indecorosi napoletani e non è un programma autogestito dalla lega, anche se comincio a nutrire qualche dubbio.

Servirà aver inviato una mail per l’ennesimo episodio di intolleranza? Non so a lei, ma a me si. Non fosse altro per ricordarmi chi sono coloro che sono dalla parte del popolo, oppure della partitocrazia nord centrica.

Distinti saluti.

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