Monthly Archives: Settembre 2015

UM in Calabria. A Lamezia un piano per contrastare il governo Renzi: il Sud è stanco.

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Autunno caldo anche per il movimento meridionalista Unione Mediterranea. Ai “terroni” non piace affatto il “bombardamento” operato dal governo Renzi sul Sud.

La pochezza delle infrastrutture a incominciare dai treni, la distruzione del territorio con rifiuti tossici, pale eoliche e centrali a biomasse, le trivelle che promettono forte inquinamento da idrocarburi, turbano non poco i sonni dei meridionalisti. Per non parlare del decreto ammazzauniversità del Sud, degli asili nido finanziati al Nord e non al Sud, della disoccupazione alle stelle e di tante altre differenze di trattamento tra le due parti del paese.

Sembrerebbe che i cittadini italiani sotto il Tronto pur pagando le stesse tasse dei settentrionali, anzi di più, non godano degli stessi diritti in ogni campo della vita civile.

Per verificare queste situazione sarà presente a Lamezia Terme in via Lissania 28 alle ore 16 di sabato 12 cm il segretario nazionale di Unione Mediterranea Enrico Inferrera accompagnato da Attilio Fioritti della segreteria nazionale e dall’emerito Presidente di UM Francesco Tassone.

Insieme a iscritti e simpatizzanti si farà il punto della situazione sociopolitica in Calabria in rapporto agli ultimi provvedimenti governativi che lungi dal risolvere i problemi del Sud li aggravano notevolmente.

Infatti l’unico coniglio che il prestigiatore Renzi ha tirato fuori dal cappello è la politica degli incentivi fiscali per chi investe al Sud. Tradotto in lingua toscopadana significa che le imprese del Nord approderanno nel meridione, prenderanno i soldi e scapperanno a gambe levate come hanno fatto per 154 anni. Di far arrivare i treni veloci a Reggio Calabria neppure l’ombra.

Il Sud è stanco, non ne può più! Ne parliamo sabato 12 settembre.
UM Calabria

Seminario sul Sud: niente piagnistei, ma niente proposte concrete

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di Beatrice Lizza

Il seminario sul Sud è apparso last minute nell’agenda della Festa nazionale dell’Unità, in programma a Milano a cavallo tra agosto e settembre. Sabato mattina, ai giardini di Porta Venezia, abbiamo assistito a interventi incerti, un po’ vaghi, talvolta contraddittori, che hanno riempito un seminario di oltre tre ore, in pieno stile PD. A quanto pare, a risvegliare la coscienza del partito di maggioranza, e non solo, è stato l’ultimo rapporto Svimez: parlamentari europei, senatori, presidenti di regione, Confindustria e Invitalia, tutti pronti, finalmente, ad affrontare la spinosa questione meridionale.
La prima pietra, però, è stata scagliata dal professor Pirro proprio contro la Svimez, a cui non è stato perdonato di aver stillato la goccia che ha fatto traboccare il vaso della noncuranza in cui sta annegando il meridione. Il tutto mentre il PD sembra ancora una volta trovarsi al potere nel momento sbagliato: dopo tanti anni di opposizione, qualcuno poteva lecitamente pensare che i democrat avessero avuto il tempo di preparare qualche buona idea per la ripresa del Mezzogiorno, invece, l’unica idea resta ancora l’evanescente masterplan invocato da Renzi per il salvataggio del sud.

La carne a cuocere era tanta: nonostante l’atteggiamento da salotto culturale, sono stati toccati temi come il problema dei trasporti, della disoccupazione giovanile e dei fondi europei. I vari addetti ai lavori che si sono alternati sul palco sembravano sinceramente sconvolti da quanto rivelato dai recenti studi sul gap nord-sud; sconvolti si, ma senza stare li a soffrire, a cercare il pelo nell’uovo o il responsabile di questa situazione drammatica. Il mantra è sempre il solito: nessun mea culpa, “nessun piagnisteo”, ma anche nessuna proposta concreta! Tuttavia, una cosa positiva c’è stata: era da tempo immemore che Milano non sentiva parlare di meridione non solo come il figlio storpio della Repubblica, nato povero e degradato per un brutto scherzo del fato. Siamo sicuri, invece, che uno sguardo paternalisticamente preoccupato si poserà sulle regioni del sud anche da parte dei settentrionali. Per incentivare la cosa qualcuno ha ricordato addirittura che al Centro-Nord conviene incentivare lo sviluppo del Sud, poichè il 50% degli investimenti nel Mezzogiorno ritorna agli investitori centro-settentrionali, una frase che se da una parte strizza l’occhio alla retorica del virtuoso nord, ammette distrattamente la politica di colonialismo che affligge il meridione, che può attrarre investimenti solo se s’ingrazia la parte ricca del paese.

Non è mancato, infine, l’elogio alle eccellenze dell’economia meridionale, “non semplici fiori nel deserto” ma, a quanto pare, vere potenze capaci di ergersi al vertice di una produzione viva e piena di potenzialità.

Alla fine, sono state tre ore di banalità per chi già conosce la vita del sud, ma qualche spettatore che non ha mai attraversato i confini del Po magri ne sarà rimasto sorpreso: forse, non è proprio tutta colpa dei meridionali! Un seminario è poco più di una chiacchierata ma questi seppur flebili segnali che la politica sta cominciando a comprendere che non si può più raccontare agli italiani la favola del Sud brutto e cattivo, anche perchè il Nord ha bisogno più che mai di conoscere la verità al di là della retorica. Purtroppo, sembra averlo capito anche Salvini, che ha recentemente spostato il confine immaginario del suo elettorato dalle sponde del Po a quelle del Mediterraneo. Ma in questi casi di speculazione politica, bisognerebbe chiedersi: chi ha davvero bisogno di chi?

De Luca, piano rifiuti: ecco perchè non convince.

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Nella conferenza stampa di oggi del governatore campano De Luca sono volati un po’ di slogan che risuonano ancora come spot da campagna elettorale: mai più inceneritori – mai più ecoballe – mai più terra dei fuochi – mai più discariche. Tutti slogan che, da quanto appreso in conferenza stampa, non sembrano avere nei fatti nessuna efficace e convincente pianificazione di azioni concrete.

– Mai più inceneritori: bene! Diremmo tutti, ma solo perché costano troppo e ci vuole troppo tempo per costruirli e smaltirci le ecoballe, altrimenti De Luca li farebbe (suona un po’ così). Ma De Luca non dice niente circa la sua idea, già esperessa di recente, circa l’utilizzo dei cementifici per bruciarci parte della frazione indifferenziata selezionata dalle ecoballe. I cementifici non fungono dunque da inceneritori?

– Mai più ecoballe: nel piano prevede di far circolare (Come? Su gomma?) milioni di ecoballe all’interno della Regione Campania e fuori regione. Vuole potenziare ed estendere gli stir, in comunità già al collasso, che traumatizzano da anni città come Giugliano, Caivano e Tufino. Da anni i comitati propongono invece di trattare in loco le ecoballe con impianti specifici di selezione e separazione, anziché andare a collassare ulteriormente gli stir e le vie di comunicazione che vi conducono.

– Mai più terra dei fuochi: De Luca non sembra affatto sapere (e lo aveva dimostrato da tempo) cosa sia veramente ‘terra dei fuochi’. Ancora oggi continua a citarla solo in riferimento alle ecoballe e gli sfugge del tutto il flusso costante e quotidiano di smaltimento illegale di rifiuti industriali di produzioni a nero. Per De Luca questo è un capitolo ancora tutto da scoprire, e in conferenza stampa non se ne fa cenno.

– Mai più discariche: come segnalato tempestivamente da Fanpage, già in un documento approvato ad inizio agosto si parla di necessità di trovare nuove cave a partire dal 2017. Quindi non è vero che le discariche non ci saranno mai. Le cave dal 2017 saranno utilizzate come vere e proprie discariche per le frazioni indifferenziate estratte dalle ecoballe e dal ciclo ordinario dei rifiuti. Altra balla (non eco) di De Luca.

Poi De Luca parla della costruzione di impianti di compostaggio, senza specificarne la tipologia, la capacità, la collocazione etc.
Insomma, dalla conferenza stampa di oggi sono rimasti solo dubbi e nessuna concreta certezza che ci si avvii finalmente alla risoluzione dei drammi che attanagliano da anni la Regione Campania.
Punto e a capo.
Lucio Iavarone
Resp. Ambiente Unione Mediterranea

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