Monthly Archives: Settembre 2015

Giancarlo Siani e gli altri: la mafia teme la verità più delle leggi

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di Eva Fasano

Il 23 settembre dovrebbe essere lutto nazionale in un paese che combatte realmente le mafie e non dimentica i suoi martiri. Oggi ricorre il trentesimo anniversario della morte del giovane Giancarlo Siani, giornalista napoletano assassinato sotto casa sul sedile della sua auto, una Citroen Mehari verde.

Siani è morto per amore, quello per la verità, perché egli non era un semplice cronista di nera, ma uno che scavava, collegava, cercava e denunciava. Su di lui sappiamo tutto. Conosciamo il suo volto, la sua auto, le sue preziose inchieste e anche i nomi dei suoi assassini. Quello che spesso dimentichiamo è che la verità raccontata così com’è, nuda e cruda, spaventa i sistemi mafiosi, politici ed affaristici molto più dei presidi militari.

Sicuramente spaventano più di una commissione antimafia presieduta da una presidente, l’onorevole Rosy Bindi, che in visita nella Napoli che si ribella, quella di Siani e tanti altri, afferma fatalista “La camorra è un dato costitutivo della città partenopea” ma non dichiara guerra vera alla malavita, non la colpisce negli interessi come suggerivano gli indimenticati Falcone e Borsellino. Prova ne sono i 2351 gornalisti italiani minacciati dal 2006 ad oggi, alcuni dei quali attualmente sotto scorta, con un picco di 506 nel 2014.
(dati consultabili su www.ossigenoinformazione.it)

Cosa fa lo stato italiano a parte insultare la nostra intelligenza e disquisire sul DNA dei napoletani ignorando la verità storica? Discute la cosìdetta legge bavaglio sulle intecettazioni, senza le quali inchieste come Mafia Capitale e scandali corruzione dell’Expo non sarebbero mai esistiti.

Tante parole abbiamo speso su Siani. Ben vengano i premi, le iniziative di commemorazione, i film, le targhe, ma noi di Unione Mediterranea preferiamo credere che Siani lotti ancora grazie al lavoro di giornalisti come lui, minacciati e screditati.
A loro va la nostra immensa gratitudine e proprio oggi vogliamo ricordarne solo alcuni. Vogliamo celebrare grazie a loro e a Siani l’amore per la vita e la verità.

Sandro Ruotolo, napoletano, dal maggio 2015 sotto scorta dopo aver ricevuto minacce da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, a causa delle sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania.

Lirio Abbate, palermitano, nel 2012 con un’inchiesta giornalistica su l’Espresso ha svelato, due anni prima dell’inchiesta giudiziaria,l’esistenza di “mafia Capitale” e il potere del clan di Massimo Carminati che per questo motivo inizierò a minacciarlo. L’organizzazione internazionale Reporters Without Borders nel 2014 lo ha inserito nella “top dei 100 eroi dell’informazione nel mondo” perché «Le minacce di morte e la sua presenza nella lista nera di Cosa nostra non lo hanno intimidito». Nel 2015 l’associazione Index on Censorship lo ha nominato fra le 17 persone al mondo che lottano per la libertà di espressione.

Salvatore Minieri, casertano, da anni si occupa di inchieste eco ambientali, in particolare dell’area tra Casal di Principe e Castel Volturno. A Calvi Risorta scopre una delle più grandi discariche illegali d’Europa. Nel 2012 da un’auto in corsa sotto casa sua vengono urlati insulti e minacce.

Gennaro Tedesco, foggiano di San Giovanni Rotondo, in trincea per le vicissitudini della sua città e dintorni, quest’anno ha subito un attentato incendiario.

Storia, cultura, economia e vision: è il Mediterraneo la nostra Europa

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di Leonardo Lasala

Il concetto di Europa unita è molto simile a quello che da oltre centosessanta anni viene proposto in Italia: un’unione fittizia, caratterizzata dall’assenza di una programmazione politica uniforme ed orientata ad uno sviluppo comune ed impostata più che altro su motivazioni economico–finanziarie, dove l’egemonia di pochi Stati condiziona il presente e futuro dei più. Non si vuole qui mettere in discussione il concetto di Unione Europea che idealizzava De Gasperi o altri padri fondatori di un qualcosa che è assolutamente distante da ciò che è oggi lo scenario europeo. Si prende semplicemente atto di qualcosa che è sotto gli occhi di tutti: l’Europa delle banche e della finanza non corrisponde a quella dei Popoli. Ma la finanza internazionale è forte ed orienta la politica, nel momento in cui la stessa è debole. E qui l’Europa si presenta ai giorni del giudizio molto debole: manca una classe politica internazionale in grado di controllare la finanza e non esserne la diretta emanazione.

In questo scenario apocalittico, dove anche la sovranità dei Paesi è messa in discussione dal concetto di debito pubblico, nel momento stesso in cui si tenta con assenza assoluta di risultati e pochezza di programmi di unire popoli dalla storia, cultura e visione presente e futura eterogenea , si ignora una vera grande ed unica popolazione: quella del Mediterraneo.

Il mare più antico e prezioso della Storia, ritornato oggi politicamente ed economicamente determinante è conteso dalle grandi potenze mondiali nella assoluta incapacità di Paesi come Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e perché no anche le realtà dell’Africa Settentrionale di mettere in piedi la più grande unione naturale che la storia conosca: l’Unione Mediterranea.

Accade così che la Germania compra gli scali greci, che l’Italia dismetta di fatto i porti di Taranto e Gioia Tauro (già oggetto di attenzione da parte della Cina). Ed ancora qualcuno “crei” di fatto ISIS e la renda forse il più grande ostacolo ma al tempo stesso la più grande ragione concreta contemporanea, accanto a tutti i fattori storico-culturali di cui abbiamo parlato, per una grande unione.

E proprio oggi qualche illuminato inizia a comprendere come l’ISLAM non sia un nemico, come la fratellanza dei popoli è la vera penicillina contro il virus cancella-storia filo bancario. E’ bene chiarirlo per evitare strumentalizzazioni: si fa riferimento a quelle civiltà islamiche che hanno influenzato tanto della storia europea, che sono le radici di fatto della nostra cultura e di quella ellenica. Non abbiamo nulla in comune con ISIS, ma abbiamo tanto in comune con l’Africa, Grecia, Turchia, Marocco, Tunisia.

Così mentre politici strategicamente distruttivi continuano ad utilizzare il disastro annunciato e programmato dei profughi come tamburello per diffondere paure insiste nella piccolezza umana solitamente poco incline alla misericordia (concetto cristiano di cui sembriamo aver perso dimensione), continuiamo a cercare la strada del PIL, del punto e mezzo in più di occupazione (a fronte di numeri spaventosi di disoccupazione) ignorando il valore del Mediterraneo.

Tutti i popoli possono essere vicini e fratelli, ma l’operazione Euro A – Euro B è una ghettizzazione di questi e non una costruzione basata su DNA comune. Dunque appare molto più intelligente la rincorsa di una Unione Mediterranea che quella di una Europa senza storia e mordente, senza cultura e totalmente sotto il controllo della finanza.

Ciò che oggi ignoriamo o ci spaventa è la nostra vera ricchezza. Quelli che oggi definiamo “predoni” rimbambiti da programmi televisivi spazzatura e demagoghi possono essere i nostri fratelli.  Quei paesi da cui fuggono possono essere aiutati e divenire parte integrante di una grande rete MED caratterizzata da forti basi identitarie, politica di reale sviluppo condiviso e comune ed assoluto controllo del “demone” finanza.

Oggi possiamo fare la storia e cambiare le sorti di un mondo che giorno dopo giorno rischia di implodere in una guerra mondiale il cui unico obiettivo è la ricostruzione di egemonie di lontana memoria. Oggi o mai più Mediterraneo.