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Tutte le notizie dal mondo del meridionalismo

MO! – Unione Mediterranea incontra la V Municipalità

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Mimmo Cerullo, consigliere eletto nella V Municipalità (Vomero – Arenella) incontra i cittadini, aprendo a tutti uno spazio di ascolto e di confronto.

Lo sportello d’ascolto, che si terrà venerdì 24 febbraio alle ore 18.00, ha l’obiettivo di approfondire il legame che MO! Unione Mediterranea intende instaurare con i cittadini. Il nostro Mimmo metterà a disposizione la sua passione e la sua competenza, e si farà portavoce delle esigenze che emergeranno anche in questa occasione.

L’invito è rivolto a tutti i cittadini che vogliono un filo diretto con l’amministrazione municipale per avere chiarimenti, proporre progetti e segnalare criticità sul territorio.
MO! Unione Mediterranea ringrazia Mimmo, per essere espressione diretta dei valori di solidarietà e impegno, ed invita tutti i cittadini a intervenire attivamente per costruire insieme il futuro della città.

L’incontro si terrà presso lo studio Porreca, in via Ugo Niutta 33

 

MO! hai voce in capitolo anche tu!

 

Per maggiori informazioni clicca qui

Hic sunt Leones. Le infrastrutture al Sud: storie di ordinario malgoverno

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Che il meridione fosse rimasto abbandonato a sé stesso da ormai più di qualche decennio (circa 16), è una cosa che forse poteva sembrare chiara solo ad alcuni. Ma negli ultimi anni non lo nota solo chi non vuole.

Possiamo parlare di infrastrutture, ad esempio. Dopo ogni ondata di maltempo interi territori rimangono isolati e abbandonati al loro destino. Il comprensorio montano delle Serre Vibonesi, in Calabria, in cui si sta anche registrando un veloce ed inesorabile spopolamento, sta urlando disperazione per la situazione in cui versano le sue strade provinciali e statali. Esse rappresentano l’unico modo per raggiungere vie di comunicazione più importanti, dislocate lungo le coste jonica e tirrenica: la famosa A3 Salerno – Reggio Calabria, la SS106 Taranto – Reggio Calabria, le ferrovie e l’aeroporto di Lamezia.

Non solo, la comunicazione tra i vari centri montani risulta a volte quasi impossibile, con automobilisti costretti ad allungare il loro tragitto a causa di continue frane e smottamenti che, attivi dal punto di vista geologico, aspettano solo il momento giusto per raggiungere valle e rimanere lì come una spada di Damocle sulla testa dello sfortunato ed ignaro automobilista. Sindaci e cittadini si stanno mobilitando per suggerire di far passare la manutenzione della rete viaria dalla provincia, in dichiarato stato di dissesto economico, direttamente all’ANAS.

La famosa Trasversale delle Serre (SS713 Soverato – A3, Svincolo Serre), il cui scopo sarebbe quello di collegare Jonio e Tirreno passando per questa zona, è un progetto di oltre 50 anni fa, realizzato solo per qualche chilometro e usato ad ogni campagna elettorale per raccogliere consensi. É diventata una barzelletta. Da qualche anno a questa parte, grazie all’impegno di un comitato spontaneo (Comitato Trasversale delle Serre – 50 anni di sviluppo negato), qualcosa sembra muoversi. Lo stato, incalzato dai cittadini, sembra anche stia dando qualche risposta. Non è comunque abbastanza.

Non che le “maggiori vie di comunicazione” versino in migliori condizioni. Non sono più adatte agli attuali livelli di traffico e non risultano nemmeno degne del loro nome. La SS106, che potremmo definire la seconda autostrada calabrese, si trasforma in fiumara quando un evento temporalesco colpisce il litorale jonico. Il tutto documentato da foto e video postati su facebook da automobilisti che percorrendola vogliono indurre altri a prestare attenzione.

La promessa di una nuova e più funzionale – oltre che sicura – SS106, rimane tale. Anche in questo caso, come per la SS713, solo qualche tratto è stato realizzato. Ma la 106, più che una strada sembra un vero e proprio bollettino di guerra: “Sulla S.S. 106, in Calabria, dal 1996 ad oggi, abbiamo avuto oltre 9.000 sinistri e oltre 24.000 feriti; mentre le vittime sono oltre 700. Nel solo anno 2016 abbiamo avuto 32 vittime“.

I dati sono forniti dall’associazione “Basta vittime sulla 106” e sono contenuti in una petizione[1] inviata al Presidente della Repubblica.

Le firme raccolte, secondo un comunicato stampa dell’Associazione, hanno superato le ventimila e sono provenienti oltre che dalle varie province calabresi, anche da altre regioni d’Italia e perfino dall’estero (per sottoscriverla).

Altro evento degno di nota, sempre sulla SS106, è il cedimento del ponte sull’Allaro che il 23 gennaio ha diviso in due la Locride.

Ma la Calabria non è l’unica regione meridionale ad essere stata abbandonata. Dalla Puglia, il 6 febbraio, è partita una petizione, sottoscritta da oltre 3500 persone, per mettere in sicurezza la SS16 Foggia – San Severo, e diretta anch’essa al Presidente della Repubblica. Anche qui si parla di centinaia di vittime e condizioni indegne per una arteria principale come una strada statale.

Si potrebbe continuare a parlare del tema per molto: Matera – meta turistica oltre che capitale della cultura 2019 -, isolata dal resto d’Italia; Sicilia divisa in due a causa di autostrade in pessime condizioni; investimenti sulle ferrovie in Lombardia pari alla somma di tutti quelli fatti nell’intero meridione; chiusura aeroporto di Reggio Calabria e cancellazione della tratta Lamezia Terme – Roma Fiumicino senza che nessuno (a livello politico intendo) si opponesse a questa scelta della compagnia Ryanair.

E per finire, per comprendere a fondo la gravità della situazione, il 2017 è l’anno in cui la Calabria è stata definita come una tra le principali mete per le vacanze estive dal New York Times. Se qualcuno lo sa, ci indichi per favore come l’attuale situazione infrastrutturale in Calabria (ed al Meridione, in genere) potrebbe favorire questi ipotetici turisti.

Insomma, il Sud non ce la fa più. Si moltiplicano comitati e associazioni per rivendicare i diritti basilari che dovrebbero essere offerti a tutti i cittadini in egual misura. E forse per intercettare truffaldinamente questo malcontento che molti insospettabili smemorati cominciano a ricordarsi la Storia (vedi Tremonti, che paragona il comportamento della Germania a quello dei piemontesi riguardo al tema dell’Europa a due velocità).

Ma questa volta non ci faremo imbambolare da qualche specchietto per le allodole.

MO basta! Una nuova generazione di Meridionali sta raccogliendo il testimone, ed è una generazione incazzata. Una generazione allo stremo che intende fare tesoro delle tribolazioni di chi la ha preceduta, ma più consapevole dei propri mezzi. Chi dovrebbe programmare la crescita infrastrutturale del Meridione si è sempre adagiato sulla locuzione “Hic Sunt Leones” con cui i Romani indicavano le aree che non li interessavano, oltre il Limes.

Eppure, al contrario dei Romani, questi signori sono in grado di interessarsi a noi, saltuariamente: miracoli delle campagne elettorali. Ebbene, che vengano! Stavolta, i Leoni, li troveranno sul serio!

 


[1]Ecco il testo della petizione

Il signor Gennaro ci chiede della “formula Calderoli”

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SIGNOR GENNARO : Signor MO, mi ha riferito un amico che voi andate dicendo che con la “formula Calderoli” i fondi per la sanità vengono ripartiti in modo da tagliare le risorse dove ci si ammala di più. Io non ci posso credere, questa volta l’avete detta grossa!

SIGNOR MO: Caro Gennaro, non mi sono inventato nulla, questa formula magica esiste già dal 2012.

SIGNOR GENNARO: Ecco, come posso credervi se vi mettete a parlare di magia?

SIGNOR MO: E come potrei definire una cosa che esiste ma non si vede? Tranquillo, non è magia ma solo un trucco.

SIGNOR GENNARO: E quindi mi volete far credere che il Governo abbia approvato una cosa tanto brutta?

SIGNOR MO: Adesso mi spiego. Questa “formula Calderoli” si basa sul principio generico secondo cui persone di età diverse abbiano bisogno di cure più o meno costose.

SIGNOR GENNARO: Ma è giusto, se a mio figlio viene l’influenza mi basta portarlo dal medico di base, mentre mia madre ottantenne ha più probabilità di ammalarsi gravemente o di aver bisogno di cure speciali.

SIGNOR MO: Certo che è giusto, ma questo non può essere l’unico criterio. Pensaci bene, è più probabile che tu abbia bisogno di una sala parto o sarebbe tua moglie ad averne bisogno?

SIGNOR GENNARO: Mia moglie ovviamente. Quindi mi state dicendo che l’unica cosa presa in considerazione per la ripartizione dei fondi è l’età? E basta?

SIGNOR MO: Esatto Gennaro! Questa però è una cosa grave e bisogna capirla bene. Secondo questa formula avranno più soldi le Regioni dove ci sono più anziani, cioè dove si vive più a lungo, quindi è vero anche il contrario: dove c’è la possibilità di ammalarsi o morire prima verranno dati meno soldi. La formula non vuole che vengano presi in considerazione altri parametri: non parla di prevenzione, non guarda alle condizioni sociali e ambientali del territorio.

SIGNOR GENNARO: Tutto sommato è giusto, se questa formula viene messa in pratica in tutto il paese, no?

SIGNOR MO: Certo che no! C’è più probabilità che abbiano una patologia grave i ragazzi della terra dei fuochi o quelli che passeggiano ogni giorno per la Valtellina?

SIGNOR GENNARO: I ragazzi della terra dei fuochi. Ho letto che la Campania ha la speranza di vita più bassa di tutte le Regioni.

SIGNOR MO: Visto? Però gli ospedali lì non riceveranno più soldi proprio perché non non c’è un maggior numero di anziani. E’ così che le zone più rischiose per la salute prenderanno meno fondi, proprio perché si muore prima!

SIGNOR GENNARO:  Ma è terribile! Quindi lo Stato non prevede fondi particolari di prevenzione e monitoraggio per i cittadini più a rischio? Non posso credere che qualcuno possa aver approvato questa follia.

SIGNOR MO: Mi dispiace Gennaro ma è proprio così. L’idea di questa formula diabolica venne a Calderoli nel 2011 e doveva entrare in vigore a partire dal 2013, però le Regioni del Sud capirono l’inghippo e chiesero di revisionare i criteri sui fabbisogni regionali così, in attesa di un vero accordo, i fondi furono aumentati con dei bonus. A dicembre 2014 il Governo decise di cambiare rotta e scrisse nella legge di Stabilità per il 2015 che sarebbe stato utilizzato un vecchio criterio, indicato nella legge 662 del 1996, mai attuato.

SIGNOR GENNARO: Ah quindi alla fine non hanno approvato la formula Calderoli!

SIGNOR MO: Sì che l’hanno approvata, ora ti spiego il trucco: nella legge di Stabilità per il 2015, al comma 601, è scritto che il nuovo criterio sarebbe stato cambiato esclusivamente se si fosse raggiunta, entro il 30 aprile 2015, l’intesa prevista per il decreto. Ovviamente nessun rappresentante delle regioni si mosse entro quella data, dando il proprio tacito consenso alla formula Calderoli, che oggi regola la ripartizione dei 113 miliardi del fondo sanitario per il 2016. Pensa che con questo sistema sono spariti 400mila cittadini campani.

SIGNOR GENNARO: Ancora mi parlate di magia?

SIGNOR MO: Niente magia, è di nuovo un trucco! Secondo la formula un cittadino deve essere conteggiato dallo stato non come 1, ma il suo “valore” nei costi sanitari dipende dalla fascia d’età a cui appartiene. Un cittadino che ha più di 75 anni vale ben 2,844 mentre i cittadini sotto i 65 anni valgono anche meno di uno! Per esempio i bambini tra i 5 e i 14 anni valgono 0,234.

SIGNOR GENNARO: Ma signor Mo, io non sono buono con i numeri!

SIGNOR MO: E’ semplice. Immagina due gruppi di dieci persone. Nel primo gruppo tutti hanno una caramella, tranne due persone che ne hanno sei anziché una. Quante caramelle ci sono?

SIGNOR GENNARO: Venti!

SIGNOR MO: Bravo, ora immagina che nel secondo gruppo ci sia solo una persona con sei caramelle, quante caramelle ci sono?

SIGNOR GENNARO: Quindici! Ho capito, non cambia il numero di persone ma il numero di caramelle… e più caramelle ci sono più lo Stato finanzierà il gruppo.

SIGNOR MO: Diciamo di sì, e pensa che con questo sistema in Piemonte, la Regione con più anziani, sono stati conteggiati circa 371mila cittadini in più di quelli reali!

SIGNOR GENNARO: Vabbuò, ho capito, noi al Sud paghiamo senza ricevere mai nulla in cambio… bisogna dire basta! Adesso lo dirò a tutti i miei amici

Giovani? E allora non resta che andare

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di Lino Patruno dalla pagina Terroni di Pino Aprile

I giovani, i giovani. Se diventassero posti di lavoro tutte le parole colate su di loro, il problema sarebbe bell’e risolto. Ne hanno parlato anche il presidente Mattarella e il papa a fine anno, ma loro possono solo indignarsi e incitare. La verità è che la valanga di parole profuse è indirettamente proporzionale al lavoro creato. Così non c’è giovane che sotto l’albero di Natale non avrebbe voluto trovare un biglietto per andarsene. Andarsene dove? Non lo so, ma dobbiamo andare: seguendo il famoso motto dello scrittore maledetto Jack Kerouac.

Ma sappiamo che quelli del Sud se ne vanno al Nord, quelli del Nord se ne vanno all’estero. Per dirla col ministro Poletti, si tolgono dai piedi. Non potendo mai incontrarsi e diventare forza politica, visto che non hanno né sindacati né partiti. Invisibili. Così loro possono reagire solo votando in massa “no” all’ultimo referendum. Perché in questo Paese di vecchi per vecchi, più che come emergenza nazionale sono trattati con rassegnazione secolare. Allora più si sostiene di occuparsene, più lo perdono questo lavoro: nell’ultimo trimestre del 2016 ben 55 mila posti in meno.

Marx criticava l’alienazione del lavoro prodotta dal capitalismo. Negli anni della contestazione giovanile fu il lavoro punto e basta a essere sospettato come forma di sfruttamento. In questa nostra lunga crisi, lo sfruttamento è tanto la norma da diventare addirittura l’unica possibilità. Quindi non è più il lavoro ma la sua mancanza a generare mostri. Quelli di una generazione perduta. Schiacciata in tutto il mondo dall’automazione che affida al computer funzioni prima umane: dal bonifico alla prenotazione della vacanza. Scacciata dall’ingresso di nuovi produttori come Cina e India che tolgono spazio agli altri. Dal dominio di un’economia che non crea più prodotti ma finanza col miraggio di fare soldi solo coi soldi.

Il risultato è una diseguaglianza planetaria che colpisce soprattutto chi ha meno di 35 anni. Ai quali si dice: vedete che nulla è più come prima, ora dovete avere sempre più intraprendenza e diventare imprenditori di voi stessi. Intraprenditori. E dovete avere flessibilità, passare da un contratto all’altro e da un impiego all’altro con la stessa velocità di una piroetta sul ghiaccio. Ma se uno decide di non voler fare da grande il posto fisso come Checco Zalone, tutto trova tranne porte girevoli come un albergo.
Tanti ragazzi delle “start up” (le inventive nuove piccole aziende) hanno raccontato del loro contatto con le banche: generalmente pacca sulla spalla e non fateci perdere tempo. L’impatto con la burocrazia è una Via Crucis nella quale sai quando entri ma non sai quando (e come) esci. Il mondo delle imprese considera l’innovazione più rischiosa di una strada buia di periferia, continua a guardare il merito come più pericoloso di obbligazioni subordinate, ritiene che il figlio dell’amico ancorché mediocre sia sempre meglio di uno bravo ma figlio di nessuno. I sindacati hanno più attenzione per i pensionati non meno maltrattati ma più facilmente rappresentabili.

Ancòra. Il governo dà 500 euro ai diciottenni i quali si comprano libri che vanno a rivendere perché tutti gli scherzi bisogna fare agli italiani tranne che farli lèggere. Felicemente ignoranti. I voucher presentati come trovata infallibile contro il lavoro nero hanno ottenuto l’esatto effetto opposto (se si guardano i dati della Puglia ti chiedi davvero se i datori di lavoro siano più impossibilitati o furbi). Il programma europeo Garanzia Giovani ha garantito solo lavoro e luoghi che nessuno vuole. Il tirocinio col quale una volta il maestro di bottega insegnava all’allievo è in Italia da record ma con la differenza che da noi è diventato soprattutto sistema rapido non per trasmettere il lavoro ma per ridurne il costo. Le cosiddette politiche attive del lavoro sono più disattive di un calciatore fuori rosa. L’alternanza scuola-lavoro è solo ai primi passi: ma invece che mezzo per evitare studenti che sanno tutto (o quasi) ma non sanno fare niente, è spesso considerata una seccatura che fa perdere tempo e intralcia i programmi.

Fatte le somme, ecco una generazione in sala d’attesa. Con la generazione dei padri che ha fallito per egoismo e per impotenza. Dovrebbe funzionare tutto ciò che abbiamo visto non funzionare. Si dovrebbe riprendere a crescere. Cosicché i nostri figli non ci guardano neanche più. Partono. Quasi sempre più leggèri verso la vita di quanto non sia la preoccupazione retorica degli anziani. Ma servirebbero al futuro di un’Italia che ha deluso proprio quelli di cui più aveva bisogno.
(P.S. Ci si rende conto di cosa significhi partire solo ora che a farlo sono anche i ragazzi del Nord. Ma dal Sud si parte da sempre. Ancora una volta si rischia che una Questione Settentrionale prevalga su una Questione Meridionale troppo vecchia per fare notizia).

Corte Costituzionale: Italicum modificato. Cosa cambia per il sud.

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La Corte Costituzionale ha emesso il verdetto a proposito dell’Italicum. Vediamo cosa cambia rispetto al disegno originale con le modifiche proposte, in particolare per il sud.

Quello che non piace

Partiamo da una retrospettiva: nelle umilianti elezioni del 2013 in tutto il Sud Italia (e soltanto nei collegi meridionali) il principale partito italiano (PD) ha imposto ai meridionali dei capilista non espressione del territorio (Guglielmo Epifani in Campania 1, Enrico Letta in Campania 2, Rosi Bindi in Calabria, Angela Finocchiaro in Puglia e così via). Una possibilità consentita dalla legge elettorale dell’epoca, chiamata non a caso Porcellum, cancellata dalla Corte costituzionale il 4 dicembre 2013, ma riproposta nella parte che indica 100 “capilista bloccati” nell’Italicum approvato il 4 maggio 2015.

Con il nuovo Italicum i capilista bloccati verranno comunque riproposti. Inoltre non è stato intaccato il principio della candidatura multipla fino a un massimo di 10 collegi. Questo vuol dire che un candidato potrà essere proposto come capolista in 10 collegi e le preferenze espresse dagli elettori verrebbero conteggiate soltanto nel caso in cui il partito votato riuscisse a eleggere più di una persona. In caso contrario le preferenze espresse dagli elettori saranno semplicemente inutili.

Quello che al momento non sembra né dannoso, né positivo

L’eliminazione del ballottaggio rende, di fatto, il nuovo Italicum un sistema proporzionale puro dove il premio di maggioranza scatta soltanto nel caso in cui un partito superi il 40%. La nota positiva è che si risparmiano i soldi della macchina elettorale per il secondo turno, quella negativa è che resta il rischio di ingovernabilità nel caso in cui ci fosse sostanziale parità tra due o più partiti.

Quello che sembra positivo per il sud

Il ritorno a 100 collegi (+1 estero) favorisce il radicamento territoriale coi candidati. Ogni partito dovrà infatti esprimere una minilista di 6 candidati alla Camera per ciascun collegio; i collegi saranno composti da circa 600000 persone che potranno quindi esprimere delle preferenze più consapevoli, valutando correttamente la storia dei candidati.

 

Lettera aperta al ministro Galletti e ai suoi valenti consiglieri

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La questione meridionale in quella ambientale

Vede Sig. Ministro, si potrebbe licenziare la partita, rispetto alle sue brillanti dichiarazioni del 19 gennaio sul super uomo al comando che possa e sia in grado di gestire la questione ambientale meridionale, dicendo che è l’ennesimo e fastidioso esercizio per mantenere lo stato di colonizzazione nei nostri territori. Intanto esiste una questione ambientale italiana. Perché se fosse vero ciò che lei vorrebbe far credere, al di sopra di Napoli, tutti i comportamenti antropici hanno impatto zero: le attività produttive hanno una bassa impronta ecologica e via di questo passo. Ciò purtroppo non solo non risulta vero; non a caso Laura Conti e Alexander Langer non erano di Catanzaro, ma se fosse solo una cosa di casa nostra non sarebbe un problema della nazione. I milioni di euro che servirebbero per pagare un super uomo “commissario” si potrebbero usare subito per assumere paladini e protettori dell’ambiente, possibilmente con compiti e funzioni chiare e reali. Evitiamo i LEPTA (livelli essenziali di protezione ambientale) che sono dichiarazioni di intenti, belle parole come d’altronde lo sono i LEA / livelli essenziali nella Sanità; belle parole e poco altro. A sud mancano ospedali e personale. È un problema di numeri e professionalità. Se non assumi persone che si dedichino all’impatto ambientale prima dopo e durante le attività umane, dal commercio all’industria, non c’è società in housing che tiene. Gli enti di controllo territoriali che si occupano di ambiente non hanno ne’ mezzi ne’ risorse. Inoltre, quelli che ci sono, sono mal pagati e in numero ridotto rispetto alle attività ordinarie e inadeguati per lo straordinario, come per esempio le bonifiche di siti industriali. Sulle emergenze più importanti come Bagnoli, Taranto, Crotone è necessario assumere personale dedicato e far pagare a chi per anni ha inquinato senza timore e senza riguardo. Le grandi bonifiche tra l’altro seguono iter centralizzati già da tempo e i cantieri non partano non certo per gli enti locali ma per la lentezza ministeriale a cui lei dovrebbe sovraintendere.
Ci sono cose egregie che si fanno in Italia meridionale da tempo, e che bisogna rafforzare, come le autorizzazione integrali ambientali. E’ necessario abolire il CONAI e che i proventi diretti della raccolta differenziata siano dei comuni e non dei mercanti delle materie prime. Ministro lei è un po confuso. Non è un problema di gestione delle risorse, ma semplicemente mancano le risorse. Si potrebbe dire meno armamenti e più operatori ambientali che controllino prima dopo o durante.

Il sistema museale della città metropolitana di Napoli: una risorsa ancora inespressa

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di arch. Antonio Avano

Il 2016 è stato “un anno nero” per il Louvre (135.000 mq), il museo più visitato in assoluto, con i suoi 7,3 milioni di visitatori, il 15% in meno rispetto al 2015, quando l’affluenza si era attestata a 8,6 milioni, di cui il 75% internazionali. Per fare una comparazione tra i musei più visitati, ad esempio, il British Museum (54.000 mq), lo scorso anno, ha registrato più di 5 milioni di visitatori, confermando la sua attestazione tra i primi quattro musei più visitati al mondo! Il 2015 e ancora di più il 2016, invece, sono stati anni eccezionali, da record di afflusso di visitatori, soprattutto stranieri, per i musei napoletani. Il Museo Archeologico Nazionale (12.650 mq) con 381.632 visitatori nel 2015 e ben 452.736 nel 2016, con un incasso di 1,3 milioni di euro, il Museo di Capodimonte con 145.091 visitatori nel 2015 e 175.365 visitatori nel 2016, il Museo di Castel Sant’Elmo che ha avuto 202.203 visitatori nel 2016, 50 mila in più del 2015, (diventando il secondo sito statale più visto di Napoli), sono questi i dati che provano la riscoperta dei nostri musei e che obbligano i napoletani a fare i conti con il proprio patrimonio culturale, risorsa anche economica, inestimabile e ancora molto inespressa. Bisogna avere consapevolezza di questa ricchezza ancora troppo potenziale, difenderla, organizzarla, innescarla. Considerando che il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), è uno dei più importanti musei archeologici al mondo se non il più importante per quanto riguarda la storia dell’epoca romana e per la quantità, nonché la qualità di reperti di epoche greca, romana, egizia, resta un dato preoccupante la potenzialità inespressa di questa risorsa e con essa degli altri musei cittadini. L’annoso problema della mancanza di spazi espositivi, per la collezione più grande del mondo (soprattutto per la statuaria pompeiana e i reperti di epoca greca) che in una percentuale tre volte superiore rispetto ai reperti esposti e che occupano allo stato attuale tre livelli dei sotterranei del palazzo ed un piano del sottotetto, restando, purtroppo, ancora mai fruiti dal pubblico! Quanta ricchezza sprecata! Quante potenzialità inespresse! E’ ora di creare ed aprire al pubblico poli museali “messi a sistema”, in nome della massima fruibilità, con tutti i musei della città Metropolitana di Napoli, compresi il Museo Archeologico dei Campi Flegrei e la Reggia di Portici, con il suo Museo Pompeiano dove Carlo III di Borbone, (come testimonia il contenuto della sua Prammatica relativa al patrimonio archeologico rinvenuto ad Ercolano), nel 1738, lo volle nella Reggia “Vesuviana”, ancora in attesa di essere annoverata nel patrimonio Mondiale dell’Unesco. Reggia di Portici, dunque, con un museo ancora inspiegabilmente vuoto, al momento, con un mero “contenuto pseudo-virtuale”, (foto retroilluminate dei reperti archeologici)… ma privo dei reperti archeologici. Ancora, nel “Sistema Musei” dell’Area Metropolitana di Napoli, dovrà essere compresa anche la Reggia di Caserta. Il Palazzo Fuga, il Real Albergo dei Poveri, anch’esso voluto da Carlo III di Borbone e progettato nel 1749 dall’Architetto Ferdinando Fuga, in seguito, all’inizio dell’800, rivisto dall’Architetto Francesco Maresca (che nel 1799 progettò la realizzazione di un ampliamento del Real Museo Borbonico), potrebbe costituire la soluzione, diventando il polo museale più grande e rappresentativo del suddetto “Sistema Musei”. Palazzo Fuga, con i suoi oltre 100.000 metri quadri di superficie utile (e pensare che fu un’opera incompiuta, infatti, la sua mole è solo un quinto del progetto originale) potrebbe finalmente ospitare tutte le opere, i reperti archeologici che ad oggi non trovano spazi espositivi! Considerando anche le infrastrutture nascenti in Piazza Carlo III, come la nuova linea della metropolitana che collegherà direttamente con la stazione ferroviaria dell’alta velocità ad Afragola, il “Sistema Musei” della Città Metropolitana di Napoli, farebbe invidia e concorrenza anche al Louvre! Costituendo, in tal modo, uno dei più forti “motori di sviluppo”, in tutti i sensi, culturale, economico, lavorativo ecc.. per Napoli e il Sud Italia! In questa prospettiva l’attrattore “Sistema Musei”, da solo, basterebbe a rendere Autonoma la Città Metropolitana di Napoli! Altro che Comacchio e “infelici protocolli d’intesa”… a nostro svantaggio! Bisogna accendere questo motore! Allora… lo facciamo?

MO in quinta – comunicazione sulle verifiche sulla qualità della refezione scolastica

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Riportiamo la comunicazione di servizio pubblicata dal presidente di Municipalità Paolo De Luca in merito alle verifiche sulla qualità della refezione scolastica, messe in atto a seguito di alcune segnalazioni. Il nostro consigliere Mimmo Cerullo era presente all’ASL dove sono pervenuti i campioni.

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Pochi minuti fa presso L’unità operativa dell’ASL competente, per la municipalità era presente il cons. Cerullo, si è provveduto alla constatazione dei campioni di cibo prelevati ieri presso la scuola Piscicelli con riferimento al servizio di refezione in essere. Le indagini condotte hanno evidenziato la presenza di un corpo animale da 4mm in uno dei campioni prelevati; in tutti gli altri vi erano solo residui vegetali. Nel pomeriggio di oggi e nei giorni a seguire continueranno le indagini tese a capire anche se il corpo animale è penetrato contestualmente alla cottura degli alimenti o successivamente; contestualmente presso la società erogatrice del servizio si provvederà a verificare ulteriormente tutti i requisiti necessari e di cui al bando di gara. L’Assessore Palmieri lunedì riunirà la Commissione Mensa Centrale cui verranno riferite le indagini condotte; successivamente Assessorato, Municipalità 5 e ASL, che seguono da vicino le operazioni, terranno un incontro pubblico per riferire lo stato delle cose nonché gli eventuali provvedimenti adottati e/o da adottarsi.

Addio al Milano-Lecce, si ferma a Bari. Durata 7 mesi la presa in giro del finto frecciarossa

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di Gianluca Coviello dalla pagina Terroni di Pino Aprile

Sembra di essere in un film comico ma è tutta realtà. Dopo sette mesi il Frecciarossa da Milano alla Puglia non arriverà più a Lecce ma si fermerà a Bari. L’allungamento della tratta era stato accolto con entusiasmo dai salentini e dalla stampa nonostante, da Salerno in giù, Frecciarossa non sia sinonimo di alta velocità. L’abbiamo spiegato più volte su questa pagina ma probabilmente è utile ripeterlo: cambia il treno, è più bello e tutto rosso come quelli che sfrecciano al Nord, ma viaggiando sui vecchi binari non sono veloci. Si era aggiunto poco o nulla al servizio.

Trenitalia e il Governo sin dall’inizio non avevano alcuna intenzione di investire nell’allungamento del finto Frecciarossa. Hanno ceduto alle pressioni del territorio salentino per poi, sette mesi dopo, usare i numeri e dire “avevamo ragione noi”. Serviva, però, una giustificazione a Trenitalia per attuare il piano. Eccola apparecchiata a proposito: il mercato. Il Milano-Lecce nel tratto pugliese è anti economico. Deve fermarsi a Bari tornando all’impostazione iniziale, quella che avevano in mente dall’inizio.

Come in altri casi simili, in questi mesi non si è promosso in alcun modo la nuova tratta né sono stati proposti biglietti a prezzi competitivi con altre tipologie di viaggio. Questo Trenitalia non lo dirà mai, così come non ci sarà una conferenza stampa in pompa magna per annunciare la nuova “inattesa” decisione (i viaggiatori l’hanno scoperto andando ad acquistare i biglietti sul sito).

Quando si parla di mercato a perdere qualcosa è sempre il Sud, sin dai tempi in cui fu progettata la Salerno-Reggio Calabria (se non hanno la macchina i meridionali a cosa serve quella strada?!).
Il provvedimento di oggi di Trenitalia smentisce lo stesso ministro delle infrastrutture Graziano Delrio che pochi giorni fa, in occasione dell’inaugurazione del nuovo tratto Taranto-Potenza-Milano, aveva confermato l’allungamento fino a Lecce anche per il 2017.

Quel che è certo è che i salentini oggi hanno imparato una importante lezione: non ha senso perseguire finti obiettivi campanilistici non vedendo (o non volendo vedere) il disegno nazionale che vuole un Sud silenzioso e sottomesso. Era evidente fin dall’inizio che il Frecciarossa farlocco sarebbe stata una vittoria di Pirro che prima o poi si sarebbe ritorta contro anche ai “finti masanielli”. Quel Frecciarossa è finto, una F-I-N-Z-I-O-N-E.

Bisogna pretendere, invece, lo stesso diritto alla mobilità che è garantito dalla Costituzione ma che è riconosciuto solo ai cittadini del Nord. Ovunque, a Bari come a Trapani. Questo vuol dire alta velocità, quella vera, laddove è sensato realizzarla ma anche Intercity e treni regionali dignitosi.
Il Sud se si salva si salva insieme e ottenendo l’equa distribuzione delle noccioline. Non esultando per quella vuota caduta dalle mani di chi poi tornerà a riprendersela.

De Luca chiede le dimissioni dei medici dell’ospedale di Nola? Noi invece chiediamo le sue!

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De Luca chiede le dimissioni dei responsabili che hanno fatto soltanto il proprio dovere soccorrendo dei pazienti e cercando di accomodarle al meglio in un ospedale già ben oltre il limite della propria capienza.
 
Ricordiamo che il ministero della salute finanzia 3,7 posti letto ogni mille abitanti pesati.
Pesati significa che questo dato viene modificato in base ad alcuni parametri. Abbiamo parlato spesso dell’età media, per cui nelle regioni dove si muore prima la sanità viene finanziata in minor misura. Altro parametro utilizzato è quello della mobilità: se le persone non si fanno curare nella propria regione, determinano uno spostamento di fondi.
Questi meccanismi innescano un circolo vizioso che determina un progressivo peggioramento della qualità dell’assistenza sanitaria nelle regioni del sud, a vantaggio di quelle del nord.
Il risultato è che nelle regioni del sud il numero di posti letto è notevolmente inferiore, tra i 3,5 e i 3,2 ogni 1000 abitanti.
 
Tra i governatori che hanno siglato l’accordo Stato-Regioni di fine 2015 che sancisce l’entrata in vigore di queste logiche c’è lo stesso De Luca.
 
Lo stesso De Luca che attualmente è anche commissario della sanità campana.
 
Lo stesso De Luca che invece di assumersi le proprie responsabilità, tenta di scaricarle su degli operatori sanitari che hanno fatto soltanto il loro dovere.
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