Author Archives: Andrea Melluso

UM, tesseramento 2015: il 18 Luglio in piazza per il riscatto del Sud

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Prende il “via” il 18 Luglio 2015 la campagna di tesseramenti di Unione Mediterranea, successiva al secondo congresso nazionale tenutosi a Matera il 21 e 22 Giugno scorsi.

I circoli territoriali di UM organizzeranno eventi informativi dove saranno presenti i nostri rappresentati locali e nazionali per conoscere le proposte e le iniziative del Movimento.

Clicca qui per chiedere ai responsabili dei circoli come fare per seguire da vicino tutte le attività di Unione Mediterranea.

Per prendere parte al gazebo che si terrà Sabato a Napoli in Via Scarlatti dalle ore 10.00 alle ore 13.00 conferma qui la tua partecipazione.

UM SEI TU.

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UM, le attività sul territorio: il circolo “I Sarrastri” incontra iscritti e simpatizzanti.

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Giovedì 16 Luglio 2015 alle ore 20.30 in Viale Manzoni 231 a Poggiomarino, il circolo di Unione Mediterranea “I Sarrastri”, incontra iscritti e simpatizzanti per pianificare le prossime attività sul territorio. Durante l’incontro sarà possibile tesserarsi per iscriversi al movimento. Inoltre, si discuterà insieme ad alcune associazioni civiche, dell’iniziativa di Legambiente “Puliamo il mondo 2015”.

Per saperne di più contatta il responsabile del circolo territoriale “I Sarrastri”.

UM sei tu.

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De Luca parte male: l’archeologia non è una “croce” per il Sud.

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Lunedì 13 luglio ad Afragola, in occasione della riapertura del cantiere della stazione TAV dopo 12 anni dall’avvio dei lavori, erano presenti il ministro alle infrastrutture Graziano Delrio e il neogovernatore della Regione Campania Vincenzo De Luca. Il ministro Delrio, quello secondo cui gli investimenti in infrastrutture ferroviarie al Sud sarebbero difficili da realizzare a causa della presenza delle rocce, si è mostrato nelle varie interviste possibilista circa l’avvio finalmente a conclusione dei lavori della stazione porta di Napoli della TAV. Dopo dodici anni, Afragola dovrebbe attenderne soltanto un altro paio per vedere finalmente realizzata la faraonica impresa.

Nemmeno una parola, come al solito, da parte del ministro circa la possibilità di vedere poi quel treno alta velocità sfrecciare più a Sud di Napoli.  Ah, dimenticavamo … giusto, ci sono le rocce. Peggio di Delrio è riuscito a fare solo De Luca, che in un’intervista al TG3 ha avuto l’ardire di affermare che “una delle croci dell’Italia sono i ritrovamenti archeologici”. Proprio così, per De Luca l’archeologia e i beni culturali non sono un’opportunità di sviluppo, di fare economia, di incrementare il turismo, bensì un freno alle opere infrastrutturali.

Esattamente in linea con Delrio: dalle rocce ai beni archeologici lo spazio è breve. Una cosa è certa: Delrio e De Luca sono accomunati da infinita miopia ed ignoranza, oltre che da un certo antimeridionalismo.

Lucio Iavarone, Dipartimento Ambiente Unione Mediterranea

Il progetto pilota “Scarfoglio”. L’analisi

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Il progetto Pilota “Scarfoglio” prevede la realizzazione di un impianto geotermico pilota nell’area del Permesso di Ricerca “Scarfoglio”, nella Solfatara di Pozzuoli, nel cuore dei campi flegrei dove insiste il supervulcano più pericoloso del pianeta.

L’avvio della procedura per la realizzazione di tale impianto è stato promosso con la legge SbloccaItalia, voluta dal governo Renzi in carica.

Si riporta di seguito la scheda tecnica prevista per l’impianto:image002

 

L’impianto prevede una tecnica sperimentale di reimmissione in profondità dei fluidi ad alta pressione.

La situazione geomorfologica del territorio dei Campi Flegrei è in costante variazione ed assestamento.

Nell’immagine seguente il confronto tra due grafici omologhi; in alto quello riportato nella “Relazione geologico-geotermica AMRA/INGV”, in basso quello estratto dal “Bollettino di Sorveglianza Vulcani Campani Maggio 2015” dell’Osservatorio Vesuviano. In tale confronto si nota che negli ultimi due anni le variazioni di quota per l’attività di sollevamento del suolo, connessa al fenomeno del bradisismo,sono sempre in incremento.

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Dalle relazioni tecniche a supporto delle osservazioni al progetto emerge quanto segue:

Il Prof. Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Istituto di Vulcanologia, afferma che: “per il principio di precauzione e per l’assoluta imprevedibilità degli effetti , le attività di perforazione sono assolutamente da escludere in un’area in cui sono a rischio 3 milioni di persone”.

Dati scientifici elaborati dallo stesso prof. Mastrolorenzo confermano l’imprevedibilità del Vulcano dei Campi Flegrei: “Ricerche recenti mie e di altri esperti di livello internazionale dimostrano che, a causa dell’elevatissime temperature e pressioni dei fluidi, sistemi geotermici come la caldera dei Campi Flegrei sono estremamente suscettibili a sollecitazioni naturali o indotte come le trivellazioni le quali possono causare sequenze sismiche, esplosioni del pozzo, esplosioni freatiche e addirittura eventi eruttivi. I rischi sono più elevati nel caso in cui si proceda l’iniezione di fluidi in profondità, come previsto per le centrali geotermiche. “Perforazioni analoghe come quelle condotte negli ultimi anni nelle Azzorre, hanno provocato esplosioni e devastazioni di vaste aree intorno ai pozzi” continua l’esperto e ancora: “casi simili sono stati registrati in altri vulcani ed esplosioni si sono verificate proprio nei Campi Flegrei in precedenti attività di trivellazione. In assenza di un piano d’emergenza, per l’alta densità di popolazione e per

Prosegue il Prof. Ortolani, geologo all’Università Federico II di Napoli: “La reiniezione dei fluidi ad alta pressione induce normalmente attività sismica di non elevata magnitudo. In un sottosuolo particolare come quello flegreo già normalmente interessato da sismicità specialmente quando l’attività bradisismica è caratterizzata da sollevamento, da fluidi molto caldi, da discontinuità litologiche e geomeccaniche orizzontali e verticali le reiniezioni di fluidi ad alta pressione rappresenterebbero un problema antropico aggiunto a quelli naturali. Certamente non costituirebbero un intervento migliorativo! E’ inutile ricordare che l’area flegrea è densamente urbanizzata”.

Nell’immagine seguente i limiti della zona rossa e della zona gialla per il vulcanismo dei Campi Flegrei; l’area “Scarfoglio” è proprio al centro dell’ellisse disegnato:

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Secondo quanto comunicato dall’INGV e dall’Osservatorio Vesuviano nel Bollettino di Sorveglianza Campi Flegrei del 21 dicembre 2012, “la rete permanente di controllo mostra una netta ripresa del processo di sollevamento dell’area flegrea” e la velocità di sollevamento registrata nel bollettino del 21 dicembre è pari a 2.5/3.0 cm al mese alla stazione GPS del Rione Terra. Si tratta di un dato considerato dagli scienziati il “valore massimo ad oggi rilevato a partire dalla fase di sollevamento iniziata nel 2005“. Nel Bollettino del 28 dicembre, invece, è stato segnalato dalla stazione GPS un incremento visibile del suolo pari a 0.5 cm nell’ultima settimana.

In base a questi dati, ai Comuni flegrei è stata inviata una nota ufficiale nella quale,  è stato comunicato il passaggio dal livello di allerta vulcanica ‘base’ al livello di ‘attenzione nell’allerta.’  L’assegnazione di  tale livello  indica che si sono verificate variazioni significative nei parametri monitorati quali incrementi significativi della sismicità, deformazioni del suolo e variazioni delle caratteristiche fisico-chimiche delle fumarole della solfatara e dell’area idrotermale di Pisciarelli.  Tale livello è stato riconfermato per il 2013 e per il 2014 confermando il trend di sollevamento dell’area.

Nella zona in questione non esiste alcun piano di sicurezza né tantomeno un piano di evacuazione per la popolazione.

La documentazione presentata dai professori Ortolani e Mastrolorenzo verte su un principio precauzionale. L’area è sovrappopolata, l’avvio di un progetto pilota potrebbe sottoporre il territorio ad uno stress pericoloso, considerando che ad oggi non esiste un piano di evacuazione in caso di sfollamento. UM ha sottoscritto innanzitutto una richiesta di chiarimenti da parte dei cittadini nei confronti del ministero dell’ambiente. Il nostro non è un no preconcetto, ma come cittadini del Sud siamo allarmati dallo sblocca Italia, che decentra il potere decisionale delle istituzioni locali a vantaggio delle scelte strategiche nazionali. Saremo vigili e attenti sulla questione.

di Lucio Iavarone

Unione Mediterrenea: deficit regione Piemonte? Il Nord non è mai stato virtuoso

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“Le notizie pubblicate oggi da alcuni quotidiani relative al presunto deficit della Regione Piemonte non mi sorprendono più di tanto.  La propaganda che per decenni ha voluto far credere ad un Nord economicamente virtuoso si era già dimostrata mendace con i distretti del Nord Est ed oggi continua a ribadire come la macchina pubblica sia mal gestita in tutte le Regione d’Italia, con ripercussioni economiche e sociali sulle fasce più deboli”: così Enrico Inferrera commenta, Segretario Nazionale di Unione Mediterranea, interviene sulle notizie lanciate oggi da diversi organi di informazione relative ad un prossimo default della Regione Piemonte.

“La favola del Sud finanziato dal Nord non è più sostenibile. La propagande leghista è strumentale e diretta a spostare l’attenzione su fenomeni che non riguardano mai l’utilizzo dei fondi pubblici e la buona spesa al Nord.  Lo stesso Governo e la Corte dei Conti ignorano dati oramai di dominio pubblico, lasciando alla politica locale la possibilità di fare e disfare a proprio piacimento. Solo 2 giorni fa il Ministro ha lanciato il tema della Torino-Venezia in bicicletta.  Probabile che qualche politico del Nord debba affrontare di notte la tratta per evitare il confronto con la popolazione, a cui da anni si vende solo cattiva informazione”.

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Foggia: indagine su una città assassinata

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Distruzione totale del timido tessuto industriale a vantaggio del nord, come gli zuccherifici Eridania, chiusi per salvare quelli padani e la cartiera dello Stato, già ridotta al lumicino e destinata alla chiusura, seppure la migliore d’Italia a detta dei responsabili romani. Agricoltura in sofferenza premorte, seppur da sempre la prima in Italia per via della più vasta pianura del Sud, la prima produzione al mondo di grano duro, pomodori, carciofi e quant’altro, per un miliardo di euro l’anno, messa in crisi dalla concorrenza delle importazioni selvagge internazionali, permesse dall’UE, che riduce talmente i prezzi da rendere sconveniente il raccolto. Il tutto a vantaggio delle esportazioni industriali, armi comprese, del nord Italia. Senza dire delle migliaia di gigantesche, mostruose pale eoliche che fanno scempio del paesaggio, degli inceneritori e discariche selvagge.

Una disoccupazione giovanile del 65%, per le donne è l’84%, il Pil pro capite più basso d’Italia, e dunque del Sud che in questa nazione è condannato alla cittadinanza di serie B, 2.000 euro al di sotto di quello greco, grazie a lega nord e governi paraleghisti passati e vigenti. Foggia, ultima in Italia per ricchezza e qualità della vita, è paradigma di un Sud condannato al sottosviluppo funzionale e al conseguente disastro antropologico, come lo definisce lo studioso meridionalista calabrese Francesco Tassone. Un aeroporto abbandonato da sempre, grazie al “Baricentrismo” vendoliano e il colpo finale di una delle principali stazioni ferroviarie d’Italia, il nodo più importante del Sud, posto al centro di ben quattro regioni, destinata alla chiusura, per essere “telecomandata” da Bari, ed essere addirittura bypassata da un “baffo” posto sulla linea futura ad “alta capacità” (non alta velocità, si badi bene poiché qui si cela l’inganno) Bari-Roma, la cui messa in esercizio è prevista per il 2030, poi anticipata al 2027, a nostro avviso mai, in vigenza di questo Stato.

Dire siamo alla frutta è già tanto, siamo alla desertificazione, alla morte per dissanguamento di una città, un tempo la seconda del Regno di Napoli, assassinata nella totale indifferenza, anzi complicità dei politici locali che non hanno mai espresso una sola parola di condanna per l’assassino, lo Stato italiano. Lo stesso Stato che negli investimenti ferroviari stabilisce che i 5 miliardi di euro destinati alle ferrovie vadano per il 98,8% al nord e solo l’1,2% al sud, lo stesso Stato che su 7 miliardi e 9 milioni di euro stanziati dall’Europa per le infrastrutture in Italia, li destina interamente al centronord, tranne l’insultante elemosina di 4 milioni di euro lasciata al Sud. E’ di questi giorni la protesta del sindaco di Barletta contro Trenitalia per l’uso del nome di Pietro Mennea sul frecciarossa 1000, che fa Roma Milano in due ore e venti, un treno che il Sud non vedrà mai.

E’ di ieri l’incontro convocato in città del comitato “un baffo per Foggia” che si batte nel lodevole tentativo di trovare una soluzione alla soppressione del nodo ferroviario, sperando di coinvolgere l’insipiente ceto politico cittadino, ieri del tutto assente al convegno, tranne il “monumento ai caduti” Pino Lonigro, reiterato consigliere regionale, ignaro di questione meridionale, al pari del Psi-Pd in cui milita e degli altri partiti nazionali. Dicevamo lodevole, ma tuttavia destinato in un vicolo cieco il tentativo di salvataggio del comitato che spera nell’aiuto di questi politici di basso conio, subalterni, anzi complici dei partiti nazionali, e non vede nell’unità e nella forza del popolo meridionale, nel suo insieme, l’unica possibilità di riscatto. Esempio ne è Oscar Scalfarotto, foggiano che rivendica orgogliosamente la propria omosessualità, sottosegretario PD, che conduce in città da 11 giorni uno sciopero della fame per le unioni civili dei gay. Nulla contro, ovviamente, fa benissimo a battersi per i diritti degli omosessuali, cittadini al pari degli altri, ma farebbe altrettanto bene a battersi per i diritti dei foggiani che lo hanno eletto e dei meridionali in genere, condannati dallo Stato a vivere da cittadini di serie B, per il quale giammai ha speso una parola.

A quando uno sciopero della fame, quando un incatenamento a Montecitorio di un parlamentare meridionale per protestare contro le mille discriminazioni economiche e culturali dell’Italia paraleghista nei confronti del Sud? Lo sanno lor signori che per un cittadino meridionale lo Stato spende mediamente il 40% in meno che per uno del nord? Non solo in ferrovie, strade, aeroporti, porti, ma anche in assistenza sanitaria, sicurezza, formazione scolastica e quant’altro di pubblica competenza?

Di Raffaele Vescera

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Il metodo De Luca, il metodo Emiliano e il Sud che non c’è

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Il punto di vista di… Raffaele Vescera

Vincenzo De Luca, scampato alla mannaia della legge Severino, è più baldanzoso che mai. Nel suo stile tra l’arrogante e il qualunquista riprende a fare battute di cattivo gusto, famose quelle sui “napoletani nati geneticamente ladri” e quella su “Io e Cosentino ci siamo visti tremila volte, e se porta voti che male c’è?” E’ di ieri la notizia che, durante un convegno alla Città della scienza di Napoli, ha ordinato, in perfetto stile berlusconiano, a un cameraman di spostare la telecamera che gli impediva la vista di una bella consigliera.

Ma al di là del folclore da osteria del personaggio, e delle vicende giudiziarie nelle quali è coinvolto pesantemente , De Luca ha annunciato la formazione della nuova Giunta regionale, composta oltre che dai propri fidi, soprattutto da tecnocrati esperti di fondi comunitari. Il suo pallino è spenderli quei fondi, dopo anni di lassismo e incapacità. Farà bene se vi riuscirà, ma resta pur sempre un uomo comandato dal clan di Matteo Renzi che ha chiuso del tutto i rubinetti dei finanziamenti statali al Sud. A De Luca spetterà amministrare le briciole e obbedir tacendo al governo nazionale, essendo egli da questo ricattabile per via dei guai giudiziari e dunque ben manovrabile. Sarà un buon governatore coloniale, ammesso che la sentenza definitiva del tribunale di Napoli gli sarà favorevole. Dopotutto gli unici politici meridionali buoni per il governo sono quelli ricattabili.

Seppure meno ricattabile di De Luca e apparentemente più indipendente da Renzi, è altrettanto baldanzoso, seppure in modo diverso, lo stile di Michele Emiliano in Puglia, che, dopo aver nominato portavoce la propria compagna, ha nominato assessori “a loro insaputa” tre consigliere grilline: Antonella Laricchia all’Ambiente, Rosa Barone all’Agricoltura e Viviana Guarini al Personale. Non è questione di “cherchez la femme” ma di coinvolgimenti mirati di una prevedibile opposizione senza sconti da parte del M5S. Le tre consigliere pentastellate hanno rifiutato sdegnosamente l’incarico, non si lasciano irretire dalle carezze del “satanasso” come Grillo ha definito Emiliano e chiedono di ricoprire gli incarichi di garanzia e controllo democratico loro spettanti per legge. Sul tappeto in Puglia questioni grosse, dall’Ilva di Taranto alla centrale a carbone di Brindisi, dalla bufala xylella al Tap nel salento, fino al progettato deposito Energas di Manfredonia, il più grande e pericoloso d’Europa. Emiliano parla di azione ambientalista, ma lo faceva anche Vendola, mentre faceva scempio della regione più bella del mondo.

Saranno i fatti a dire la verità, intanto l’arca di Noè di Emiliano che ha imbarcato bestie d’ogni genere, quali politicanti di lungo corso forniti di poderosi clan elettorali, comincia già a scricchiolare, è di ieri la notizia di un suo assessore indagato per truffa, mentre il giovane neoassessore foggiano targato pd, Raffaele Piemontese, eletto senza uno straccio di programma, ha lasciato l’amaro in bocca alla sua città avendola sporcata, anzi devastata con migliaia di manifesti abusivi piazzati in ogni dove. E’ il vecchio metodo clientelare duro a morire, ma quale speranza di legalità potrà mai dare il politico campione di illegalità? Certo è che il riscatto del Sud, oltre che attraverso la lotta contro l’antimeridionale governo nazionale, passa anche attraverso la lotta ad un ceto politico meridionale incapace di battersi contro le secolari discriminazioni riservate al Sud. Meglio assecondare il padrone del nord e godersi i privilegi, briciole, è vero, ma possono bastare per uomini di scarse vedute e poche pretese.

Benvenuti in Italia, lo stato “non nazione”

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Il 5 luglio del 2015 passa alla storia per due fatti collegati ma in antitesi per comportamento: lo storico OXI del popolo greco alla egemonia dell’Europa delle banche e non dei popoli e la triste fase di stallo del nostro Paese. Ebbene si , mentre la Grecia prova a contestare con gli strumenti che la democrazia consente lo strapotere finanziario della Germania , realtà come l’Italia, la Spagna, la Francia ed il Portogallo, perdono la storica occasione di affiancare il governo greco nella ridiscussione dell’Unione Europea.

In particolare l’Italia dimostra di avere un potere politico minimo, assenza di statisti medi e l’assoluta incapacità di gestire la più grande crisi del Mediterraneo di sempre.  Attenzione signori: la Russia di Putin cerca da sempre sbocco nel Mediterraneo. Gli USA sono attentissimi ad ogni epilogo e tanto per non farsi mancare nulla ISIS è alle porte della Tunisia. Ed in questo scenario, minacciata dalla speculazione e preda inerme delle vere “grandi” europee l’Italia si dimostra un semplice Stato e non una nazione,  subendo in forma di silenzio-assenso il più grande schiaffo politico dell’ultimo cinquantennio.

Il Sud del nostro Paese è molto vicino alla Grecia.  Abbiamo una serie di caratteristiche naturali che ci avvicinano al popolo greco così come all’economia ed alla storia ellenica.  Basta pensare alle infrastrutture logistiche , alla grande presenza di lavoro nero (che indebolisce il mercato) , all’assenza di vere politiche di sviluppo oramai da oltre 100 anni ed al progressivo depauperamento della nostra cultura e storia.  Un Paese bello come la Grecia, patria mondiale di arte e bellezza non può e non deve fallire. Non può essere schiavo dell’economia. Naturalmente si ribella e mentre prende schiaffi dai tiranni europei , assiste alla passiva ed altrettanto colpevole resa italiana.

La scena che umilia la nostra gente è proprio questa assenza del nostro Paese.  Manca il senso di appartenenza, tutto è ridotto a potere e controllo. Non esiste più una classe politica capace di far qualcosa di più che andare in prima TV a fare show mass mediatici.  Cancellata la diplomazia, umiliata la dimensione di stato sovrano. Ed ora lo spettro di Euro A ed Euro B aleggia sul Mediterraneo, mentre quelli che dovrebbero essere i leader del sistema scelgono il partner finanziario alleato più forte e potente.  A chi interessa “comprare” la Grecia ? Chi ha interesse a far si che l’Italia non intervenga e perchè l’Italia tace ? Siamo così politicamente inetti ? Quali sono le reali strategie e gli scenari probabilmente già delineati ?

Una sola risposta è comune a tutti gli interrogativi: dopo anni di Governi tecnici e non eletti,  dopo elezioni fantasma in barba alla legge ed ai regolamenti, alla luce del menefreghismo dei nostri concittadini che ancora blaterano su rivoluzioni violente, non disdegnando una spiaggia (privata…) alla urna elettorale,  lo spettro Euro B è sempre più attuale.  E sarà proprio questo ennesimo tecnicismo volto a premiare la parte più forte di quella che viene chiamata Europa , che probabilmente farà capire alla gente che le elezioni ed i referendum, così come il concetto di Nazione,  hanno un significato che può fare la differenza tra vivere e sopravvivere.  La Grecia di OXI , l’Italia dice “JA” ed è questa forse la cosa ancora più triste.

di Leonardo Lasala

L’astuto Varoufakis si dimette dopo l’assalto vincente contro il muro della Troika

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Varoufakis si dimette: “Lascio per aiutare Tsipras nella trattativa.
Alcuni partner preferiscono una mia ‘assenza’ dai loro vertici. Porterò con orgoglio il disprezzo dei creditori nei miei confronti”.
Così sul suo blog il ministro delle Finanze che ha lottato coraggiosamente senza arretrare di un centimetro contro i mostri della finanza internazionale, dando loro una lezione esemplare.
Le ragioni delle sue dimissioni stanno nell’avversione manifestatagli sin dal primo momento dai poteri forti europei, spaventati dalla sua competenza e determinazione, gli stessi che ora chiedono la sua testa come condizione per far ripartire la trattativa.
Identificato come il principale nemico dalla Merkel e da Shauble che gli hanno scatenato contro una campagna diffamatoria. Bollato via via dai giornali tedeschi come il sexy ministro, l’avventuriero greco ed altri vezzosi epiteti, l’economista ha condotto la sua battaglia con l’astuzia di Odisseo e la forza di Achille contro i muri invalicabili della Troika. Il suo cavallo vincente è stato il popolo ellenico che lo ha sostenuto dando una vittoria schiacciante all’Oxi (si legge ochi e sta per NO) contro la Germania, umiliando il fronte interno del Nai (si legge ne e sta per Sì) dei partiti che, corrotti e subalterni ai poteri forti europei, hanno condotto la Grecia alla rovina. Il loro capo, Samaras, ieri si è dimesso dopo la clamorosa sconfitta del Sì.
Ma le dimissioni di Varoufakis hanno ben altro spessore, sono un atto eroico e passeranno alla storia. Sono certo che sentiremo ancora parlare di lui. Prima che un politico, è un uomo vero, un generale che ha combattuto con coraggio, ridando orgoglio al suo popolo, non certo paragonabile ai pupazzi in gramaglie manovrati da ben altri poteri, nemmeno poi tanto occulti, che governano l’Europa, Italia compresa.
Ora la partita della trattativa resta nelle mani dell’altrettanto astuto Alexis Tsipras, non sappiamo chi tra lui e il ministro delle finanze abbia partorito “la mossa del cavallo” ovvero il referendum, probabilmente l’hanno decisa insieme, resta il fatto che questa mossa apre scenari nuovi, con mutati rapporti di forza, perché le cancellerie europee possono destituire un governo nazionale a loro inviso, sostituendolo con uno più amico, possono cancellare la sovranità politica di uno Stato ma non possono destituire e cancellare un popolo consapevole.
In verità ci hanno provato gli stessi tedeschi un’ottantina d’anni fa con il popolo ebraico, e prima ancora i piemontesi con gli italiani del Sud. In entrambi i casi l’operazione non gli è riuscita, il primo si riprese subito anche grazie agli aiuti internazionali di cui ha goduto, il secondo si sta riprendendo lentamente, pur contando solo sulle proprie forze, sta ritrovando consapevolezza della condizione subcoloniale cui è costretto da un secolo e mezzo.

di Raffaele Vescera

Chi vuole i Meridionali fuori dal Pubblico Impiego?

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Lo scorso 2 luglio, Il blogger Andrea Sensi era come al solito sintonizzato sulle frequenze di Radio Padania, pronto a commentare sulla sua pagina Facebook l’ennesima perla leghista. Ciò che Sensi ha riportato quel giorno, ripreso anche da “Il Lazzaro”, è agghiacciante, considerando che siamo nel 2015 e Cesare Lombroso è ormai morto da tempo: secondo la radio ufficiale della Lega Nord i cittadini dell’Italia Meridionale rappresentano ancora oggi un problema perché “hanno infestato tutti gli uffici comunali italiani”. Infestato, capite?

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Quello che sorprende è la profonda convinzione che i cittadini del Mezzogiorno abbiano invaso con prepotenza le istituzioni e le pubbliche amministrazioni italiane. Questo muro di pregiudizio non viene scalfito nemmeno col considerare che, per diventare dipendente pubblico, occorre superare un concorso, in taluni casi anche abbastanza complesso, a cui possono partecipare tutti i cittadini italiani aventi determinati requisiti, tra cui possedere una laurea.

Immaginate, dunque, quale gioia abbia potuto scatenare in Padania l’emendamento al ddl sulla Pubblica Amministrazione presentato dal deputato PD Marco Meloni, con il quale si intendeva introdurre il superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso ai concorsi e la possibilità di valutarlo in rapporto a fattori inerenti all’istituzione che lo ha assegnato.

“Fattori inerenti all’istituzione” è una formula che lascia spazio a tantissimi scenari, alcuni dei quali ai limiti del diritto di uguaglianza dei cittadini. Se, ad esempio, i pesi degli atenei e dei voti da essi assegnati fossero agganciati a una delle classifiche annuali che ordinano le migliori università, a beneficiare di questo emendamento sarebbero principalmente gli studenti degli atenei meglio piazzati, collocati principalmente al Nord. Ragione per cui, un giovane studente meridionale con basso reddito, seppur bravissimo, sarebbe partito svantaggiato nel partecipare a un concorso pubblico, rispetto a chi si fosse potuto permettere altre scelte.

Consapevole delle pesanti ricadute discriminatorie, il Ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ha fatto marcia indietro dalle colonne de “L’Unità” annunciando il ritiro dell’emendamento, non senza ribadirne l’assoluta buona fede. L’intento non era certo quello di introdurre differenze tra università di serie A e di serie B, ma solo differenziare tra atenei classici e università telematiche, ree di essere di manica troppo larga nell’assegnazione dei punteggi di laurea. Una tempestiva pezza a colori, volta a placare il coro di voci, accademiche e istituzionali, alzatosi contro l’emendamento.

Ma è vero che il Pubblico Impiego prospera solo al Mezzogiorno?

Il ricercatore dell’Università di Messina, Piero David già nel novembre scorso su LaVoce.info aveva raccontato una storia ben diversa: “La riduzione dei dipendenti pubblici nel Mezzogiorno, dal 2008 al 2013, è stata di circa il 15 per cento (87mila posti di lavoro in meno), superiore di cinque punti al dato nazionale (-9,98 per cento). Se pensiamo che nello stesso periodo in Italia se ne sono persi circa 144mila, significa che il 61 per cento di questo risparmio di spesa pubblica dello Stato l’hanno pagato le Regioni meridionali. […] E mentre il Nord in questo periodo [ndr. 2008-2013] aumentava i posti di lavoro in istruzione e sanità di oltre 62 mila unità, della stessa quantità era la riduzione di occupati nello stesso settore al Sud!”

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Per quanto riguarda in particolare il settore universitario e della ricerca, la riduzione delle assunzioni era stata denunciata ancora prima, nell’ottobre 2013, da Marco Esposito, il quale dalle colonne de “Il Mattino”, spiegava con la consueta efficacia cosa si nascondesse davvero dietro al “blocco del turn-over” per gli atenei del Sud. Queste università, tra cui la “Federico II” di Napoli, la SUN di Caserta e le Università di Foggia Bari, Messina e Palermo, ogni 30 professori che andavano in pensione potevano assumere al massimo 2 nuovi docenti, pari a circa il 7% della forza lavoro dismessa (il turn-over), con conseguente drastica riduzione del livello degli insegnamenti. Il tutto ancora più grave se si pensa che in altri atenei, come il Politecnico di Milano, sarebbe stato garantito, a parità di pensionamenti, un rimpiazzo di circa il 73% dei docenti, con punte superiori al 200% nel caso della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (istituto in cui era rettore l’ex Ministro della Pubblica Istruzione Maria Chiara Carrozza).

Perchè queste disparità? Perchè la percentuale di turn-over era definita sulla base di alcuni parametri come il mantenimento delle spese per il personale sotto un tetto pari all’80% delle entrate di un Istituto e lo stesso livello delle entrate, corrispondenti alle tasse universitarie corrisposte dagli studenti, che dovevano compensare assieme a un fondo pubblico tutti i costi di mantenimento dell’università. Il fatto di applicare tasse universitarie più basse in ragione della minore capacità di reddito, ha penalizzato gli atenei del Mezzogiorno i quali si trovavano a competere con istituti dagli organici meglio assortiti e, dunque, più appetibili per gli studenti.

Come al solito la prima azione da intraprendere per vincere la battaglia per le pari opportunità dei cittadini mediterranei è la contro-informazione. Unione Mediterranea si è attrezzata con la costituzione di dipartimenti di analisi specializzati in diverse materie come l’ambiente, l’istruzione, l’economia, l’identità e la cultura, in modo da fornire una visione delle cose volta a far emergere tutti gli aspetti discriminatori ancora insiti nei provvedimenti normativi.

A tal proposito la portavoce di Unione Mediterranea, Flavia Sorrentino ha dichiarato: “L’Italia continuando a supportare nei fatti le tesi di chi sostiene che con “la cultura non si mangia”, non solo penalizza la crescita, ma aggrava irreversibilmente i divari territoriali. Secondo i dati SVIMEZ, il 64% dei cittadini meridionali, che nel 2011 hanno lasciato il Mezzogiorno per una regione del Centro-Nord, aveva un titolo di studio, diploma o laurea. In tal modo il Sud si impoverisce perchè sostiene i costi del suo capitale umano, ma lo esporta senza avere un ritorno.Ecco perché con UM stiamo costituendo un vero e proprio “Governo ombra del Mezzogiorno”, con funzioni propositive e di denuncia nei confronti delle scelte politiche nazionali. E’ necessario rafforzare l’attività di informazione e di formazione culturale, con l’obiettivo di costituire una futura classe dirigente consapevole, che sappia riavvicinare concretamente la società civile alla politica.”

Di Mattia Di Gennaro

 

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