Monthly Archives: Maggio 2018

Chi è davvero Giuseppe Conte?

Share Button

Dopo il contratto siglato tra 5 Stelle e Lega, che ricorda tanto il contratto con gli italiani firmato più volte da Berlusconi negli studi di Porta a Porta, ecco spuntare il nome del premier – e ci teniamo a sottolineare che, no, a differenza di quantoaffermato in questi anni dagli elettori italiani medi, il Presidente del Consiglio NON è eletto dal popolo – per questo nuovo governo: si tratta del pugliese Giuseppe Conte, il quale, se riceverà l’incarico dal Presidente della Repubblica di formare il nuovo governo, inaugurerà quella che Di Maio ha già indicato come “Terza Repubblica” (ma possiamo davvero definirla tale, caro Luigi? C’è realmente un cambiamento epocale da dover giustificare un’affermazione del genere? Ti prego, illuminaci.) e che ufficializza il legame con la Lega.
Gradito anche a Salvini e ai suoi fedelissimi – e la cosa ci è suonata abbastanza strana, parliamo comunque di un “terrone” puro, nato e cresciuto nella provincia di Foggia -, l’avvocato Conte si è già distinto sulle cronache nostrane e non per i suoi meriti da legale. Del tutto nuovo in campo politico, sul suo curriculum è possibile leggere prestigiose formazioni in alcune delle migliori università del mondo, ma, inaspettatamente è stato smentito. O per meglio dire, è stato smentito a metà: la New York University (NYU) ha dichiarato al Times di non rilevare tra i suoi registri il nome di Conte, il quale aveva affermato di aver trascorso un periodo non inferiore ad un mese presso il college americano, ma dagli uffici della NYU sono letteralmente cascati dal pero. Al massimo, hanno fatto sapere, è probabile che l’assenza del nominativo del futuro/probabile/chilosa premier sia dovuto al fatto che Conte abbia seguito semplicemente un seminario durato uno, massimo due giorni. Strano, però, in America pare siano molto fiscali su queste cose ed in effetti trovato l’inghippo, svelato l’arcano: sono state rese note dall’AdnKronos delle e-mail scambiate fra Conte e Mark Geistfeld , il responsabile civile della New York University School of Law, che proverebbero diverse visite dell’avvocato pugliese a New York con l’utilizzo della biblioteca, scambi culturali e collaborazioni con i colleghi dell’ateneo americano.

Mentre i giornali parlavano di questo appunto (magari poteva essere una svista, magari il piccolo gonfiamento su di un curriculum comunque di tutto rispetto, come successo per le consulenze, in realtà ne è stata registrata UNA sola, alla Camera di Commercio, dell’Industria e dell’Artigianato di Roma), ecco spuntare altre tre news su che portano il giallo ad infittirsi ancora di più: la “Social Justice Group”, “l’Association Henri Capitant des amis de la culture juridique française” ed il metodo stamina – quest’ultimo punto, però, è preferibile non approfondirlo. Per quanto l’avvocato sia stato tra i promotori per la fondazione della ONLUS Voa Voa voluta dai genitori di Sofia, ricordiamo che pochi mesi fa la bambina è purtroppo venuta a mancare e in tribunale Conte ha comunque svolto il suo compito di legale, rappresentando i genitori della piccola. Insomma, parliamo di un’anima innocente vittima non solo della malattia ma anche di un uomo come Vanoni e della sua cura, smentita dalla comunità scientifica. Sarebbe il caso di non farci dell’ironia sopra.

Tornando a noi, Conte ha affermato di essere membro della “Social Justice Group” presso l’Unione Europea, peccato che un organo di questo genere non esista in seno all’UE (ops) e che, probabilmente, il futuro premier volesse riferirsi alla “Social Justice European Private Law”, della quale firmò, assieme ad altri professori europei, un manifesto nel lontano 2004 ma di cui, come affermato dal presidente della citata associazione, non è mai stato membro (doppio ops).
Per quanto riguarda “l’Association Henri Capitant des amis de la culture juridique française”, il Post ha dichiarato, fra le altre cose, che l’iscrizione a questa associazione giurista francese è in realtà aperta a chiunque, previo pagamento, ovviamente. Insomma, non contano i meriti accademici, conta il voler vincere facile!

E va bhe, forza, un altro paio di piccoli errori: dobbiamo forse ricordare il curriculum dei precedenti premier o dei membri dei precedenti governi? Andiamo, in questo abbiamo avuto la fortuna di leggere delle fitte riunioni fra Di Maio e Salvini, i salvatori della patria, specie del Sud Italia, che nel celebre contratto di governo (oh, guai a chiamarla alleanza, eh) ha davvero occupato un enorme spazio nel fascicolo pubblicato qualche giorno fa! Quasi occupava le 40 e passa pagine presentate. E poi, signori, a chi non capita di sbagliare e confondersi?
Certo è che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi… bhe, non scomodiamo la Christie per risolvere questo caso e pensiamo al povero Mattarella, da settimane al centro delle attenzioni soprattutto dei social network: chissà se ci sorprenderà decidendo di assegnare l’incarico ad un’altra persona, gabbando Di Maio e Salvini e togliendo Conte dai riflettori sotto i quali è stato praticamente gettato nel giro di sole 24 ore. E chissà se quei buchi neri nel curriculum del pugliese futuro (forse) premier vengano finalmente riempiti e corretti, facendo chiarezza una volta per tutte, lasciandoci comprendere chi sia realmente la figura di Giuseppe Conte.

Maria Stella Judith Rossi

Una riflessione che tra il serio ed il faceto nasconde in realtà una voluta e poco velata provocazione.

Share Button

Un sud con il marchio dal segno meno davanti ad ogni diritto che dovrebbe essere garantito dalla Costituzione, pensiamo al secondo comma dell’articolo 3, non poteva che riconoscet nel M5S quella luce di speranza che si intravede in fondo ad un tunnel lungo 157 anni.
Le trattative avviate subito dopo le elezioni politiche del 4 marzo tra il M5S che, forse come nessuno mai, ha ricevuto la fiducia dell’elettorato del sud e la Lega di Salvini, su cui evito ogni giudizio, non concretizzate solo per il rifiuto di Berlusconi a fare un passo di lato; come quelle tra M5S e quel Pd che tra referendum, buona scuola e sassi ha già ricevuto il buon servito nelle cabine elettorali del Mezzogiorno, anch’esse non realizzate solo per il rifiuto di Renzi, hanno gettato su buona parte dell’elettorato meridionale, e su tutto quello meridionalista, il dubbio che quella luce di speranza intravista in Di Maio&co non fosse l’uscita dal tunnel della disomogeneità nazionale (unica in UE) bensì la solita lampadina accesa, con l’interruttore nelle solite mani del potere nord-centrico, come quella su cui vanno a sbattere le falene tradite nell’illusione che sia la rotta indicata dalla luna e disorientate da cotanta luce finiscono per bruciarsi.
Dubito che si tornerà al voto nel brevissimo tempo, ma se così fosse le scottature delle migliaia di falene del sud sarebbero ancora fumanti ed il M5S farebbe bene a tenerne conto, ed allora ecco la provocazione o la proposta, fate voi:

Caro M5S, ti faccio una proposta e nel contempo la faccio ai meridionalisti, e se andassimo alle elezioni in coalizione? Badate bene, non per portare voti solo al M5S, come tanti dei nostri hanno in buona fede fatto, ma una coalizione vera, dove i voti dei meridionalisti si sommano a quelli dei cinquestelle. Elaboriamo insieme “Un contratto per il Sud” e vediamo se alla fiducia già riposta nel M5S riusciamo ad aggiungere quel no plus ultra che salvi il carro e i buoi dal dover trattare con Salvini. Ma anche per capire se questi voti dei meridionalisti, quelli della giornata della memoria che oltre a ricordare il passato vorrebbero una speranza, ma direi soprattutto sostanza nel futuro, fanno poi così schifo, più di quelli dei leghisti.

Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea.

Intanto che in italia assistiamo ad “un’orgia politica” il sud rischia un gancio che potrebbe mandarlo definitivamente al tappeto.

Share Button

Un taglio ai fondi di coesione del 5%, quasi quattro miliardi di tagli, che si aggiungerebbero ai circa 2,5 miliardi che il nostro Paese rischia di perdere per effetto della proposta di dicembre di Bruxelles che li vorrebbe destinare ai Paesi che vogliono attuare le riforme strutturali.

Il pericolo per l’Italia è una sforbiciata di 6 miliardi, di cui circa 4 sono quelli che perderebbe il Sud.

Oggi, 2 maggio, quando la Commissione presenterà ai governi (in Italia non sappiamo ancora a quale) la sua proposta sul nuovo quadro finanziario dell’Unione, che dovrebbe ripartire un budget di 1.020 miliardi nei sette anni dal 2021 al 2027. Un bilancio condizionato dalla necessità di far quadrare i conti dopo la Brexit. Di Maio, Salvini, Berlusconi e Renzi, non sono ancora giunti alla divisione delle poltrone e questo potrebbe essere letale per il Mezzogiorno.
La stangata per il Sud sui fondi di coesione si tradurrebbe infatti in un taglio di 1,08 miliardi dei programmi operativi Fse (Fondo sociale europeo) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) che penalizzeranno soprattutto Puglia (360 milioni ), Campania (266 milioni) e Sicilia (265 milioni).
Per il sud si tratta di una battaglia per la sopravvivenza, il punto di non ritorno, per un territorio abbandonato dalla politica nazionale, è ormai dietro l’angolo. Già ultime in Italia le regioni del Mezzogiorno sono, secondo Eurostat, anche le ultime tra le 270 Regioni della UE.
MO Unione Mediterranea non accetterà passivamente di veder morire la propria terra.

Massimo Mastruzzo 
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea