Monthly Archives: Novembre 2016

L’incredibile Galli della Loggia e il sud raccontato a sua immagine e somiglianza

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di Raffaele Vescera

Stamattina a Napoli, a un convegno sul Sud, che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti del mondo politico, imprenditoriale e culturale, il politologo (ma che vordì?) Ernesto Galli Della Loggia (quale?) ha snocciolato il suo repertorio di banalità e luoghi comuni contro il Sud, elencando una serie di stupidaggini, tutte puntualmente contraddette da statistiche, numeri e fatti. Secondo lui al Sud vi sono più truffe, ma i dati forniti dal ministero dicono il contrario. Sempre secondo Galli, al Sud sarebbe arrivato un “fiume di soldi”, anche qui i dati dicono il contrario, lo Stato per un cittadino del Sud spende la metà che per uno del Nord. E secondo della Loggia (nomen omen) gli intellettuali meridionali “amoreggiano un po’ troppo con la cultura popolare della malavita sposata con il filoborbonismo” (sic), l’ha detto citando persino la Gatta cenerentola di Roberto De Simone, tratta dalla novella di Basile, come esempio negativo. Ascoltatelo:

«Ci sono poi anche altri problemi, come le truffe assicurative, che non dipendono dalla criminalità organizzata. O ancora le dinamiche dei concorsi. La diversità di questa parte dell’Italia è anche legato al diverso senso civico, che qui è più debole. Tra l’altro qui è arrivato un fiume di risorse pubbliche. E allora bisogna chiedersi cosa non ha funzionato negli interventi per il Sud che hanno caratterizzato larga parte della Prima Repubblica. Trenta, quaranta anni fa a Napoli c’era più rispetto per le istituzioni di oggi. C’è anche una colpa degli intellettuali: dagli anni Ottanta in poi la parte più significativa e vivace ha iniziato ad amoreggiare un po’ troppo con la cultura popolare, delle sceneggiate, della malavita. Che era anche la cultura dell’omertà, dello sgarro, dell’onore, sposata con il filoborbonismo».

A Galli della Loggia replica il presidente di Unioncamere Andrea Prete, che si dice «orgoglioso di essere del Sud e contesta la visione del politologo, che mostra il Mezzogiorno come immerso tutto sotto una cappa».

Non solo il Galli della Loggia, ma anche altre mummie intellettuali del calibro di Galasso si sono dette sorprese dal recupero d’immagine del Mezzogiorno preunitario accusando di borbonismo chi lo fa, oltre la boutade di De Luca che propone un piano di assunzione di 200.000 giovani nella pubblica amministrazione, ma precari, a stipendio dimezzato e senza diritti, vi sono stati anche interventi più seri, come quello di Adrianno Giannola, presidente dello Svimez che ha parlato della necessità di mettere in campo un piano straordinaio per il Sud, come quello della Cassa per il mezzogiorno che in 10 anni ha fatto recuperare al Sud 10 punti di divario rispetto al Nord, e del prof Calise che ha parlato delle eccellenze dell’univ. di Napoli: «Nel mondo ci sono 35 milioni di studenti per 4200 corsi dei grandi Atenei mondiali. Come Federico II grazie ai fondi europei siamo il primo portale in Europa. Eppure come Italia siamo fanalino di coda per numero di laureati».

Altri interventi sono attesi per stasera e domani, prima della conclusione di Renzi che, ne siamo certi, prometterà mari e monti per il Sud, un Sud che, in verità di mari e di monti tra i più belli del mondo è stato già dotato a sufficienza dalla natura, e ora ha bisogno di fatti più che di promesse elettorali.

Ciò che Saviano non capisce: Napoli ha bisogno d’amore non di fango.

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Oggi Roberto Saviano torna a Napoli per promuovere e pubblicizzare il suo nuovo libro su Napoli, o meglio sulla Napoli violenta, dal nome #laparanzadeibambini
Per farlo, sceglie il quartiere Sanità.
Ebbene, sul ponte della Sanità è apparso uno striscione in cui, in breve, si dice che Napoli ha bisogno di amore e non di fango, riferito a Saviano. Come biasimarli?
Cosa si poteva aspettare da una cittadinanza, soprattutto bambini, che viene dimenticata quando lotta e protesta contro la camorra ma viene riportata alla luce dallo scrittore solo quando c’è un omicidio?

Ecco qui una piccola raccolta degli interventi di Saviano su Napoli. Vederlo tornare qui SOLO per promuovere l’ennesima opera sciacalla non può che farmi prendere le distanze da questo personaggio.

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Tabacco e grano duro meridionali accomunati dalla stessa sorte coloniale.

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Luglio 2015: il ministero dell’Agricoltura sottoscrive con i produttori di tabacco un accordo che mette sullo stesso piano la Campania, di gran lunga primo produttore italiano, e tre regioni del Centronord, ovvero Toscana, Umbria e Veneto, per inviare la produzione in uno stabilimento che Governo e Coldiretti hanno fatto insediare a Bologna. De Luca invece di difendere una risorsa economica e lavorativa della regione che amministra, firma e si dichiara soddisfatto.

Novembre 2016: gli agricoltori meridionali di grano duro ottengono dal parlamento l’istituzione del CUN, Commissione per la rilevazione dei prezzi del grano duro, ma quattro regioni del Centro Nord, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche, che tutte assieme producono il 20% del grano duro italiano, vorrebbero spostarlo a Bologna.

L’oggetto del contendere è presto detto: il grano che importiamo per esempio dal Canada matura artificialmente, con il glifosato, e sviluppa funghi e micotossine che arrivano sulle nostre tavole nella pasta e nella farina che mangiamo.

I grandi industriali della pasta, avendo compreso che non è più vantaggioso, in termini di immagine aziendale, utilizzare tali approvvigionamenti, vorrebbero mettere le mani sul grano duro del sud fino ad oggi hanno snobbato. Ma pretendono di avocarne a sé la gestione per controllare prezzi, varietà da coltivare e pratiche agronomiche. E’ infatti loro preciso interesse la produzione di un grano iperproteico che gli consentirebbe di fare soldi risparmiando sui costi di produzione.

Tuttavia da Sud arrivano anche le reazioni: a Foggia è stata recentemente istituita la Granosalus, associazione che per obiettivo quello di valorizzare il grano prodotto nella Capitanata, e tutelare il cliente che non conosce con quale tipo di grano viene prodotta la pasta che sta mangiando. E’ inoltre notizia di appena due giorni fa che l’azienda La Molisana di Campobasso ha siglando con gli operatori e le cooperative agricole dell’Op Cereali Centro Sud un contratto di filiera, per produrre pasta con grano prodotto al sud.

A riprova del fatto che se c’è una presa di coscienza e si riesce a far rete è possibile porre un argine, anche immediato, al destino da colonia interna cui il sistema italia vorrebbe perennemente relegarci.

Lorenzo Piccolo

Campagna referendum costituzionale – MO NO!

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Da questa pagina è possibile scaricare il materiale a disposizione di tutti per la campagna referendaria “MO NO!” per votare NO al referendum del 04 dicembre 2016 e dire no al regionalismo differenziato.

 

Manifesti 70×100 cm – scarica

Volantini flyer A5/A4 – scarica