Monthly Archives: Giugno 2015

Unione Mediterranea: giù le mani dai Campi Flegrei

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“Chi ama la propria terra non può tollerarne lo scempio, l’usurpazione, lo sfruttamento che da anni i nostri governi, per favorire lobbies e centri di potere, stanno perpetrando ai danni del nostro mezzogiorno. Uno di questi esempi è l’impianto geotermico ‘Scarfoglio’ che si intende realizzare nei Campi Flegrei, culla della storia millenaria del Mediterraneo”: è questa l’annunciata presa di posizione di Unione Mediterranea, attraverso Lucio Iavarone, Responsabile Ambiente del movimento, sulla discutibile operazione di geotermia che si intende realizzare in pieni Campi Flegrei in una zona ad alta densità abitativa e storicamente sismica.

Con una comunicazione al Ministero lo studioso ha messo messo in chiaro come l’operazione paventata rappresenti un grande atto di superficialità nei confronti della storia del territorio con importante ripercussione anche sotto il profilo della sicurezza. “Non siamo interessati – sottolinea Iavarone – alla produzione energetica ad ogni costo quando questa significa produrre un significativo rischio di danno al territorio e alla salute dei cittadini. Il progetto pilota dell’impianto nei Campi Flegrei rientra invece in un disegno speculativo che nulla offre al territorio. Un atto di ingerenza politica e sociale che la popolazione non può tollerare.”

Il Sud è “sud” per le sue classi dirigenti o per il suo popolo, che non c’è?

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Di Lino Patruno (da “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

Tutto sta a capire cosa il Sud voglia fare da grande. Quando ci si chiede perché non riesca ad avere voce in capitolo, la risposta è un ritornello: colpa delle sue classi dirigenti. Più fedeli al loro partito che al loro territorio, si dice. Incapaci soprattutto di difendere il Sud quando la politica nazionale ne ignora il diritto di pari trattamento con gli altri. Al termine di ogni dibattito sul Sud (pochini), c’è sempre il tipo che si alza a ribadire l’accusa. E a tornarsene a casa con l’aria del giusto che ha capito tutto.

Non senza una ragione. Per dire: questo giornale ha condotto la battaglia contro l’isolamento ferroviario, e un pugno di parlamentari sia pure di rincalzo l’ha appoggiata. Ma non è parso però di sentire voci contro la scelta dell’alta velocità solo al Nord. Perché? Forse anche la Costituzione dice “Prima il Nord” come si fa ogni volta che si decide un investimento pubblico? Forse anche la Costituzione dice che bisogna privilegiare le università dei territori più ricchi invece di quelli più poveri?

Effetto collaterale di tutto questo: ci vorrebbe un partito del Sud. Tanto invocato quanto controverso. Anche fra gli addetti ai lavori meridionali: non è che spacchiamo l’Italia con una Lega Sud contrapposta alla Lega Nord? Preoccupazione untuosa di chi non si è mai preoccupato dei danni che la Lega Nord ha fatto al Sud quanto poi si è preoccupato del pericolo di una Lega Sud. Ma tant’è: si è meridionali anche per questo. Anzi ora c’è chi va a Pontida a inginocchiarsi davanti a Salvini, presunto neo-amico del Sud, fra elmi celtici e schiamazzi padani. Appunto: si è meridionali anche per questo.

Però è successo alle ultime elezioni regionali in Campania qualcosa che è passata inosservata. Una lista civica di netta impronta meridionale per la prima volta si è presentata da sola, cioè senza abbinamenti con altri partiti nazionali come in passato. Si chiamava “MO!”, Adesso. Dignitosi tutti i tentativi precedenti, sia chiaro: si fa ciò che si può. Non lusinghiero neanche stavolta il risultato. Riaprendo il dibattito fra chi preferisce non rischiare lo zero virgola qualcosa per cento, e chi ribatte che se non si comincia non si può poi (eventualmente) crescere.

Ovvio che un qualsivoglia partito non si regga senza sostegno della cosiddetta società civile. E prima del voto, non alle urne. Società civile che vuol dire anche poteri: dal mondo economico a quello culturale. Ma l’esito del tentativo ha confermato che è ancòra una illusione sperare o credere che ci sia una società meridionale. Per dirla con paroloni, un popolo e un territorio. Che non ragionino per destra e sinistra e chissà che altro, ma per interesse di una parte del Paese troppo spesso considerata una serie B, un bagaglio appresso della solita “locomotiva” del Nord: che se parte, evviva, si porta tutti appresso a prendersi le briciole.

Ma anche nella galassia di movimenti e partitini meridionali la polemica non ha fatto sconti. Puntando il dito più su presunti colori di provenienza dei candidati alla lista campana che il loro Dna meridionale e tanto basta. Riproponendo appunto la divisione di un popolo e un territorio che non riescono a esserlo. Che non riescono a esserlo neanche verso i propri rappresentanti nazionali. Scelti (anzi nominati) appunto più perché di destra o sinistra che perché capaci di far valere la loro Crotone e la loro Caserta di fronte a Novara o Reggio Emilia. Di ricucire cioè l’Italia da altri lacerata.

Chi può allora scagliare la prima pietra contro le classi dirigenti meridionali? Non sono il meglio che la cicogna ci potesse portare, naturalmente. E non è una attenuante che siano nani (o dintorni) in un’Italia certamente non affollata di giganti di etica e moralità. Anzi, se proprio la vogliamo dire tutta, tutti gli scandali economico-finanziari-politici da Tangentopoli in poi sono avvenuti lassù. Ma neanche certa società civile del Sud che accusa può dare lezioni fra evasione fiscale, corruzione, illegalità diffusa, abusivismi vari e violazione delle regole. Meglio i rappresentanti o i rappresentati?

Poi avviene questo. Che dopo aver tanto messo sotto accusa i propri rappresentanti per la loro indifferenza verso il Sud, i rappresentati abbiano l’occasione elettorale per cambiare cavalli e non la colgano. Allora il Sud è Sud per le sue classi dirigenti o per il suo popolo che non c’è? Emblematico che alla fine di ogni dibattito sul Sud (pochini), oltre alla solita filippica contro i propri politici come se fossero di un altro pianeta, si alzi puntualmente una signora. Chissà perché, ma in genere è una signora. La quale, dopo tanto discutere (e come se fosse arrivata allora), conclude sinteticamente: “E’ tutta colpa nostra”. La signora non ha spostato di un centimetro il problema. Ma ci ha fatto capire alla buona perché il Sud continui a essere inesistente.

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Regione Campania: chi paga i danni della politica?

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Sin dalle prime battute della campagna elettorale, Unione Mediterranea attraverso la lista civica MO! con candidato Marco Esposito aveva previsto ciò che oggi è realtà: i partiti nazionali dimostrano ancora una volta di mettere al primo posto della discussione politica le manovre interne e non quelle necessarie a risolvere i problemi della nostra terra, dichiara Flavia Sorrentino, portavoce nazionale Unione Mediterranea.

In occasione delle elezioni Regionali a più riprese si era presentata l’ incoerenza della candidatura da parte del Partito Democratico di De Luca. Nessuno ha avuto il coraggio di assumere chiare scelte politiche, danneggiando in tal modo la popolazione in Campania.

“Mentre il Pd si decide, gli indicatori economici ci dicono che le imprese campane, i giovani in cerca di occupazione e le famiglie in difficoltà non possono più aspettare”. Con queste parole Enrico Inferrera, Segretario Nazionale di Unione Mediterranea, commenta l’incresciosa situazione della Regione Campania. “Le promesse elettorali sono già disattese: a poco meno di un mese dalle elezioni l’annullamento della seduta del Consiglio Regionale ed il “caso” De Luca, danno un chiaro segnale di come nulla sia cambiato. La Campania riceve da questa querelle un danno di immagine enorme, che non può non ripercuotersi sul sistema economico, finanziario ed imprenditoriale. Una Regione senza governo è una non Regione. Con MO! alle scorse elezioni, conclude Inferrera, abbiamo presentato un programma meridionalista concreto e dettagliato, da mettere a disposizione della Campania e del suo sviluppo, unica cosa che ci sta a cuore e per la quale mettiamo in campo quotidianamente onestà e competenze.”

Cervelli in fuga verso il meridione ai tempi di Carlo di Borbone: le maestranze delle fabbriche caroline

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Il programma politico di Carlo di Borbone era di ampio respiro e si proponeva di  elevare il Sud della Penisola, nel più breve arco di tempo possibile, alla sua nuova dignità di Regno. Per farlo era necessario porre rimedio ai problemi economici e sociali esistenti. Pertanto, volle istituire diverse fabbriche con evidenti finalità allo stesso tempo di prestigio e mercantili. Quella che tutti ricordano e forse la più importante, nonostante le sue ridotte dimensioni, fu la Fabbrica di Porcellane del Regno di Napoli, che riuscì a raggiungere il livello di quelle europee. Ma Carlo ebbe il merito di voler far istituire anche altre fabbriche. La loro creazione -che purtroppo oggi è quasi del tutto ignota anche a molti napoletani-  mirava a dare un’idea nuova del Regno, concepito secondo una gestione mercantilistica, ma anche illuminata ed intraprendente. Importanti risultati vennero raggiunti soprattutto da quelle manifatture che, per la totale assenza di tradizione locale, richiesero la presenza di artisti già qualificati.

Carlo era stato riconosciuto dall’ultimo Medici come suo legittimo successore ai ducati di Parma e di Toscana. Aveva perciò trascorso un periodo a Firenze dove aveva avuto modo di esaminare con grande interesse ciò che si eseguiva nei laboratori medicei. Nel 1737 venne soppressa a Firenze la Manifattura di Arazzi e l’Opificio delle Pietre Dure sembrò dover subire la stessa sorte. Fu allora che Carlo di Borbone colse l’occasione per far venire a Napoli dei lavoratori professionisti. Francesco Ghinghi era un intagliatore di cammei e artefice dell’Opificio delle Pietre Dure, mentre Domenico del Rosso e Giovanni Francesco Pieri erano due artisti che avevano rivestito importanti cariche direttive nella manifattura medicea degli arazzi. Questi artisti toscani, una volta giunti a Napoli, ebbero l’incarico di adattare ad opificio lo stabile adiacente la chiesa di San Carlo alle Mortelle, nei pressi del Corso Vittorio Emanuele, a cui si aggiunse dopo poco la manifattura di arazzi.

Il Real Laboratorio delle Pietre Dure, diretto da Francesco Ghinghi, ebbe lunga vita e rimase aperto fino all’Unità d’Italia. I lavori eseguiti durante la sua direzione furono di gusto prettamente barocco e risultava evidente l’impegno e la raffinatezza nell’esecuzione degli oggetti. Il direttore era coadiuvato da altri nove collaboratori fiorentini giunti a suo seguito.

E’ quindi evidente una tendenza opposta rispetto a quella cui oggigiorno quasi impotenti assistiamo. Artisti esperti si spostarono dal Nord della penisola per raggiungere il Sud, il Regno delle Due Sicilie che in quel periodo, grazie alla creazione di fabbriche proprie, offrì importanti opportunità lavorative a professionisti. Infatti, dopo la morte del Ghinghi, nel 1762, altri artisti toscani si successero nella direzione della fabbrica ed indirizzarono i lavori verso il nuovo gusto neo-classico.

La Real Fabbrica degli Arazzi prese il via quasi contemporaneamente a quella delle Pietre Dure. Domenico Del Rosso e Giovan Francesco Pieri organizzarono gli atelier di lavoro per i quali vennero chiamati da Firenze anche altri arazzieri medicei. La svolta si ebbe nel 1757 quando Pietro Duranti, arazziere romano, si trasferì a Napoli per aprire una piccola manifattura di arazzi. Gli vennero concessi in uso alcuni locali a San Carlo alle Mortelle dove poteva gestire una fabbrica parallela a quella già esistente. La produzione si intensificò anche in concomitanza con la richiesta di  tappezzerie necessarie per le sale della Reggia di Caserta. Da questo momento l’arazzeria si inserì nel panorama artistico napoletano anche grazie al rapporto istauratosi con i più grandi pittori attivi in quel momento, come Giuseppe Bonito, Francesco De Mura, Pietro Bardellino, che realizzarono i cartoni preparatori per gli arazzi.

Napoli costituiva un polo attrattivo non solo per i professionisti del Nord. Infatti, anche francesi e spagnoli trovarono impiego in altre fabbriche, ovvero in quella delle stoffe broccate e nella Real fabbrica d’armi.

Durante il XVIII secolo la Francia aveva il primato nella realizzazione delle stoffe. Il telaio sperimentale montato nelle vicinanze dell’Arazzeria era, non a caso, affidato ad un mastro francese: Monsieur Trouillieur, alle cui dipendenze vi erano due operai. Purtroppo, questo tipo di lavorazione rimase ad un livello artigianale. Per avere una produzione più alta bisognerà aspettare il periodo ferdinandeo con il complesso di San Leucio.

Un altro esempio dell’impiego di maestranze straniere fu quello della fabbrica d’armi di Torre Annunziata. Infatti, nacque l’esigenza di fornire autonomamente gli eserciti di armi. Per avviare questa produzione si rese necessaria la presenza di artefici spagnoli che trasmisero quest’arte agli armieri locali. Ben presto, la produzione si ampliò anche verso un settore più artistico come quello delle armi da caccia. Tale manifattura, per il pregio delle armi che venivano realizzate, rimase riservata al re e ad una ristretta committenza aristocratica. Anche in questo caso, dopo l’Unità, l’intera fabbrica perse le sue peculiarità divenendo uno spolettificio.

Le diverse tipologie di maestranze esperte trovarono nelle fabbriche, fortemente volute da Carlo di Borbone, il luogo idoneo per dar vita alle loro creazioni. La loro presenza può darci l’idea di come il Regno delle Due Sicilie costituisse un nucleo accentratore dove a grandi professionisti venne data la possibilità di affermare la propria arte nei campi più disparati.

 

Flavia Tizzano, Ass. Cult. locus iste LUOGHI e MEMORIA

Mediterraneo sotto assedio, il 5 Luglio per dire “no” alla tragedia greca.

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Il punto di vista di… Raffaele Vescera. 
La Grecia assediata dal terrorismo finanziario, la Tunisia da quello armato. Non sono certo che si tratti di due avvenimenti tra loro separati causati da differenti motivazioni. Che il popolo greco sia vittima sacrificale dell’ingordigia nordeuropea è ormai noto, meno nota è invece l’azione delle multinazionali che agiscono nell’ombra per l’accaparramento delle risorse nei paesi del terzo mondo. Bisogna chiedersi chi arma la mano del terrorismo islamico, chi ha interesse a scatenare guerre territoriali, chi ci guadagna nel traffico delle armi e perché ogni volta che uno Stato prova a darsi un governo indipendente che miri al benessere nazionale interviene qualcosa per spodestare i legittimi governanti eletti dal popolo al fine di imporre governi fantoccio.
E’ accaduto recentemente in Italia, con Monti e Renzi, imposti dal massone Napolitano per conto terzi, e sta accadendo in Grecia, dove i reiterati dinieghi tedeschi stanno portando alla disperazione un popolo intero.

L’obiettivo della Merkel sembra ormai chiaro, abbattere Tsipras per sostituirlo con un governo di “unità nazionale” che riporti al potere i vecchi fantocci greci asserviti alla finanza internazionale, politici ad alto tasso di corruzione che hanno portato il debito pubblico greco alle stelle, un debito reso inesigibile dalla stessa azione della Troika che, imponendo l’austerità, ha depresso ancor di più l’economia greca, facendola crollare. Il terrore del default greco ha favorito la svalutazione dell’Euro, così utile alle esportazioni tedesche, cresciute impetuosamente negli ultimi anni, mentre i paesi mediterranei entravano in un tunnel senza fine. Se si tratta della terza guerra mondiale, scatenata dalla Germania, questa volta con le armi finanziarie, possiamo stare tranquilli, la Germania vince la battaglie, ma perde le guerre, pur lasciando l’Europa in macerie.

La stessa Germania che esige il pagamento immediato ed integrale del debito greco è quella che, unica nazione al mondo, non ha mai pagato i propri debiti. E’ andata in default due volte, nel 1923 e nel 1945, in seguito alle due guerre mondiali scatenate.
Alla Conferenza di Londra del 1953, le nazioni creditrici tra cui la Grecia e l’Italia, le condonarono il debito ammontante a 23 miliardi di Dollari, il 100% del Pil tedesco dell’epoca. Gli stati creditori consentirono alla Germania, tecnicamente già in default, di dimezzare il debito del 50%, dilazionandolo in 30 Anni, mentre l’Altro 50% l’avrebbe restituito a riunificazione avvenuta, ovvero sine die. Nel 1990 la Germania, per evitare il default, si oppose al pagamento del debito restante, estinguendolo con il pagamento di una cifra irrisoria.

Ma se la Germania è uno squalo che vuole divorare l’Europa, ha trovato nel popolo greco pane per i suoi denti. La resistenza di Tsipras al ricattatorio strozzinaggio della Merkel ha qualcosa di eroico, tale da ricordarci le memorabili gesta dei Greci contro l’impero persiano prima, e quello turco dopo. Se i greci salveranno ancora una volta la civiltà mediterranea, dipende anche da noi, dal nostro sostegno alla loro battaglia. Tsipras ha convocato un referendum il 5 luglio per dire no alle ulteriori e inaccettabili richieste di impoverimento del suo popolo provenienti dalla Troika. I sondaggi dicono che il popolo greco è con il suo legittimo governo e voterà no. Accada quel che accada, la dignità e l’indipendenza di un popolo vale più di una banca.

 

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Giovedì con Unione Mediterranea: incontriaMO iscritti e simpatizzanti

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Giovedì 2 Luglio alle ore 18.30 nella sede di Confartigianato di Napoli, in Via Medina 63, Unione Mediterranea incontra iscritti e simpatizzanti per informare su quanto stabilito a Matera il 20 e 21 Giugno in occasione del secondo congresso nazionale del Movimento, comunicare le prossime iniziative e attività in cantiere e conoscere il neo segretario eletto Enrico Inferrera.

Ti aspettiamo: cresciamo insieme per il riscatto della nostra terra.

UM siamo noi.

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No alle trivelle a Pozzuoli

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Un secco no alle trivellazioni al Sud ed alle lobby che hanno precisi interessi nella più grande operazione di distruzione dell’ambiente degli ultimi anni: è questa la posizione di Unione Mediterranea, movimento politico attivo per il riscatto e lo sviluppo del Mezzogiorno.
E la ferma posizione del movimento viene espressa di fatto nel sostegno alla cittadinanza attiva impegnata nel “No trivelle a Via Pisciarelli e nella zone flegrea”, con la partecipazione di Flavia Sorrentino , portavoce nazionale di Unione Mediterranea, e di Lucio Iavarone ambientalista ed ex portavoce comitati fuochi, all’Assemblea Pubblica prevista per domenica 28 giugno 2015.
Il segretario nazionale di Unione Mediterranea , Enrico Inferrera da sempre attivo in tutte le iniziative di tutela e salvaguardia del territorio ritiene ” assolutamente rischioso ed illogico procedere con le trivellazioni in un’area ad alta densità abitativa, tra le più belle e storicamente importanti in Campania, anche in virtù della sismicità della zona. Ancora una volta dobbiamo constatare come non si tenga in minima considerazione quanto affermato e sottoscritto da studiosi e cittadinanza attiva, ignorando dunque le istanze della popolazione residente. Questo aspetto è gravissimo e ci vedrà molto attenti agli sviluppi della questione”.

“Con Unione Mediterranea – afferma Flavia Sorrentino portavoce nazionale UM – abbiamo appena presentato all’europarlamento una petizione sui diritti fondamentali al Sud, in cui chiediamo di istituire una commissione straordinaria che si occupi di monitorare lo stato di salute dei nostri territori. Sarebbe il caso di chiamare lo sblocca Italia di Renzi più semplicemente lo sblocca trivelle: ancora una volta, lo stato italiano dimostra di non aver alcun interesse per la tutela del Mezzogiorno, che continua ad essere utilizzato come fonte di guadagno in spregio alla salute del territorio e dei cittadini”

Unione Mediterranea: presentata petizione al Parlamento Europeo

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Storica iniziativa del movimento Unione Mediterranea che presenta a Bruxelles la prima petizione ufficiale relativa alle violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia di dignità umana, diritto alla vita, libertà professionale e diritto di lavorare, condizioni di lavoro giuste ed eque, sicurezza sociale e assistenza sociale, protezione della salute), ambiente e consumatori.
Ai sensi dell’articolo 44 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea i sottoscritti cittadini dell’Unione, presentatori della Lista Civica di Scopo “Terra Nostra” nella circoscrizione Italia meridionale alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 25 maggio 2014,denunciano così una serie di violazioni diritti fondamentali convinti che quanto accade in termini di traffico di rifiuti pericolosi, sicurezza alimentare e ambientale, diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose, corretto funzionamento delle istituzioni nazionali e locali, contrasto alla malavita organizzata, sviluppo sociale ed economico e utilizzo dei fondi strutturali europei nell’Italia meridionale e nella Sicilia sia di diretto interesse di tutte le istituzioni dell’Unione Europea.

Enrico Inferrera, Segretario Nazionale di Unione Mediterranea afferma con forza la necessità per i cittadini del Sud di ottenere risposte concrete dalle Istituzioni, ed in primis dall’UE. Secondo Inferrera “Unione Mediterranea dunque segue tutte le strade istituzionali volte ad una presa di posizione forte delle Istituzioni, che sembrano aver dimenticato storia e potenzialità del meridione”.

Sulla stessa linea di pensiero Flavia Sorrentino, portavoce di Unione Mediterranea, secondo cui “la petizione non si ferma alla denuncia ma affronta anche la fase di propositiva, proponendo l’istituzione nel Parlamento europeo una Commissione speciale della durata di anni tre denominata “Dignità, vita, lavoro, sicurezza, salute, ambiente e protezione dei consumatori in tutti i territori dell’Unione europea”.

Per ulteriori informazioni ed approfondimenti è possibile visitare il sito ufficiale di Unione Mediterranea all’indirizzo www.unionemediterranea.info

Unione Mediterranea in Europa presenta una petizione sui diritti al Sud. Ecco le tappe.

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UNIONE MEDITERRANEA PRESENTA UNA PETIZIONE ALLA COMMISSIONE PER
LE PETIZIONI DELL’UNIONE EUROPEA-

24 giugno alle ore 15,30 incontro a Charleroi con la comunità italiana. Commemorazione caduti di Marcinelle con deposizione di una corona di fiori a nome di Unione Mediterranea.

25 giugno Alle ore 10,30 consegna  delle firme alla Commissione per le petizioni a Bruxelles.

27 giugno Incontro con il marchese Olivier de Trazegnies, discendente di Alfred de Trazegnies trucidato senza processo come brigante dall’esercito piemontese.

Diritti fondamentali al Sud: UM presenta una petizione all’UE contro lo Stato Italiano

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Il Giorno 25 giugno alle ore 10,30 una delegazione di Unione Mediterranea guidata dalla dott.ssa Rosella Cerra presenterà alla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea una petizione ai sensi dell’articolo 44 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Con la petizione, un dossier di 70 pagine, si denunciano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori).

Unione Mediterranea propone l’istituzione nel Parlamento europeo di una Commissione speciale della durata di tre anni denominata “Dignità, vita, lavoro, sicurezza, salute, ambiente e protezione dei consumatori in tutti i territori dell’Unione europea”, che dovrebbe avere il compito di analizzare e valutare nell’intera area dell’Unione europea, a partire dall’Italia meridionale e dalla Sicilia, l’entità del fenomeno dell’avvelenamento dei territori da interramento dei rifiuti, affondamento di navi e altre forme di devastazione ambientale, con particolare attenzione alla qualità delle acque, dei cibi, dell’aria; valutare proposte per circoscrivere le aree contaminate e procedere alle bonifiche; promuovere una certificazione dei prodotti nell’interesse primario della salute dei consumatori e della tutela delle attività imprenditoriali; verificare il corretto utilizzo dei fondi pubblici e in particolare dei finanziamenti dell’Unione Europea; proporre misure adeguate che consentano all’Unione di prevenire e contrastare tali minacce, a livello internazionale, europeo e nazionale.

Unione Mediterranea chiede inoltre una revisione della storia dell’unificazione italiana così come viene raccontata sui libri scolastici, con il riconoscimento delle vere cause e delle modalità che hanno portato all’unificazione nazionale ed alle discriminanti modalità di gestione delle popolazioni meridionali; chiede altresì che si metta fine alla disparità di trattamento economico tra il Sud e le altre aree del Paese che si perpetra ininterrottamente da 155 anni, unita al furto continuo di risorse materiali ed umane.

La petizione sarà corredata di circa 10500 firme che la Lista Civica di Scopo “Terra Nostra” ha raccolto nella circoscrizione Italia meridionale in occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 25 maggio 2014. L’appuntamento per la consegna della petizione è alla Rue Wiertz 60, dove la delegazione potrà rispondere alle domande dei giornalisti che vorranno essere presenti. Si segnala inoltre che la stessa delegazione si recherà il 24 giugno alle ore 15,30 a Charleroi, presso la miniera di Marcinelle, per incontrare la comunità italiana e per rendere omaggio alle vittime del tragico incidente con la deposizione di una corona di fiori.

 

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