Monthly Archives: Giugno 2015

Cervelli in fuga verso il meridione ai tempi di Carlo di Borbone: le maestranze delle fabbriche caroline

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Il programma politico di Carlo di Borbone era di ampio respiro e si proponeva di  elevare il Sud della Penisola, nel più breve arco di tempo possibile, alla sua nuova dignità di Regno. Per farlo era necessario porre rimedio ai problemi economici e sociali esistenti. Pertanto, volle istituire diverse fabbriche con evidenti finalità allo stesso tempo di prestigio e mercantili. Quella che tutti ricordano e forse la più importante, nonostante le sue ridotte dimensioni, fu la Fabbrica di Porcellane del Regno di Napoli, che riuscì a raggiungere il livello di quelle europee. Ma Carlo ebbe il merito di voler far istituire anche altre fabbriche. La loro creazione -che purtroppo oggi è quasi del tutto ignota anche a molti napoletani-  mirava a dare un’idea nuova del Regno, concepito secondo una gestione mercantilistica, ma anche illuminata ed intraprendente. Importanti risultati vennero raggiunti soprattutto da quelle manifatture che, per la totale assenza di tradizione locale, richiesero la presenza di artisti già qualificati.

Carlo era stato riconosciuto dall’ultimo Medici come suo legittimo successore ai ducati di Parma e di Toscana. Aveva perciò trascorso un periodo a Firenze dove aveva avuto modo di esaminare con grande interesse ciò che si eseguiva nei laboratori medicei. Nel 1737 venne soppressa a Firenze la Manifattura di Arazzi e l’Opificio delle Pietre Dure sembrò dover subire la stessa sorte. Fu allora che Carlo di Borbone colse l’occasione per far venire a Napoli dei lavoratori professionisti. Francesco Ghinghi era un intagliatore di cammei e artefice dell’Opificio delle Pietre Dure, mentre Domenico del Rosso e Giovanni Francesco Pieri erano due artisti che avevano rivestito importanti cariche direttive nella manifattura medicea degli arazzi. Questi artisti toscani, una volta giunti a Napoli, ebbero l’incarico di adattare ad opificio lo stabile adiacente la chiesa di San Carlo alle Mortelle, nei pressi del Corso Vittorio Emanuele, a cui si aggiunse dopo poco la manifattura di arazzi.

Il Real Laboratorio delle Pietre Dure, diretto da Francesco Ghinghi, ebbe lunga vita e rimase aperto fino all’Unità d’Italia. I lavori eseguiti durante la sua direzione furono di gusto prettamente barocco e risultava evidente l’impegno e la raffinatezza nell’esecuzione degli oggetti. Il direttore era coadiuvato da altri nove collaboratori fiorentini giunti a suo seguito.

E’ quindi evidente una tendenza opposta rispetto a quella cui oggigiorno quasi impotenti assistiamo. Artisti esperti si spostarono dal Nord della penisola per raggiungere il Sud, il Regno delle Due Sicilie che in quel periodo, grazie alla creazione di fabbriche proprie, offrì importanti opportunità lavorative a professionisti. Infatti, dopo la morte del Ghinghi, nel 1762, altri artisti toscani si successero nella direzione della fabbrica ed indirizzarono i lavori verso il nuovo gusto neo-classico.

La Real Fabbrica degli Arazzi prese il via quasi contemporaneamente a quella delle Pietre Dure. Domenico Del Rosso e Giovan Francesco Pieri organizzarono gli atelier di lavoro per i quali vennero chiamati da Firenze anche altri arazzieri medicei. La svolta si ebbe nel 1757 quando Pietro Duranti, arazziere romano, si trasferì a Napoli per aprire una piccola manifattura di arazzi. Gli vennero concessi in uso alcuni locali a San Carlo alle Mortelle dove poteva gestire una fabbrica parallela a quella già esistente. La produzione si intensificò anche in concomitanza con la richiesta di  tappezzerie necessarie per le sale della Reggia di Caserta. Da questo momento l’arazzeria si inserì nel panorama artistico napoletano anche grazie al rapporto istauratosi con i più grandi pittori attivi in quel momento, come Giuseppe Bonito, Francesco De Mura, Pietro Bardellino, che realizzarono i cartoni preparatori per gli arazzi.

Napoli costituiva un polo attrattivo non solo per i professionisti del Nord. Infatti, anche francesi e spagnoli trovarono impiego in altre fabbriche, ovvero in quella delle stoffe broccate e nella Real fabbrica d’armi.

Durante il XVIII secolo la Francia aveva il primato nella realizzazione delle stoffe. Il telaio sperimentale montato nelle vicinanze dell’Arazzeria era, non a caso, affidato ad un mastro francese: Monsieur Trouillieur, alle cui dipendenze vi erano due operai. Purtroppo, questo tipo di lavorazione rimase ad un livello artigianale. Per avere una produzione più alta bisognerà aspettare il periodo ferdinandeo con il complesso di San Leucio.

Un altro esempio dell’impiego di maestranze straniere fu quello della fabbrica d’armi di Torre Annunziata. Infatti, nacque l’esigenza di fornire autonomamente gli eserciti di armi. Per avviare questa produzione si rese necessaria la presenza di artefici spagnoli che trasmisero quest’arte agli armieri locali. Ben presto, la produzione si ampliò anche verso un settore più artistico come quello delle armi da caccia. Tale manifattura, per il pregio delle armi che venivano realizzate, rimase riservata al re e ad una ristretta committenza aristocratica. Anche in questo caso, dopo l’Unità, l’intera fabbrica perse le sue peculiarità divenendo uno spolettificio.

Le diverse tipologie di maestranze esperte trovarono nelle fabbriche, fortemente volute da Carlo di Borbone, il luogo idoneo per dar vita alle loro creazioni. La loro presenza può darci l’idea di come il Regno delle Due Sicilie costituisse un nucleo accentratore dove a grandi professionisti venne data la possibilità di affermare la propria arte nei campi più disparati.

 

Flavia Tizzano, Ass. Cult. locus iste LUOGHI e MEMORIA

Mediterraneo sotto assedio, il 5 Luglio per dire “no” alla tragedia greca.

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Il punto di vista di… Raffaele Vescera. 
La Grecia assediata dal terrorismo finanziario, la Tunisia da quello armato. Non sono certo che si tratti di due avvenimenti tra loro separati causati da differenti motivazioni. Che il popolo greco sia vittima sacrificale dell’ingordigia nordeuropea è ormai noto, meno nota è invece l’azione delle multinazionali che agiscono nell’ombra per l’accaparramento delle risorse nei paesi del terzo mondo. Bisogna chiedersi chi arma la mano del terrorismo islamico, chi ha interesse a scatenare guerre territoriali, chi ci guadagna nel traffico delle armi e perché ogni volta che uno Stato prova a darsi un governo indipendente che miri al benessere nazionale interviene qualcosa per spodestare i legittimi governanti eletti dal popolo al fine di imporre governi fantoccio.
E’ accaduto recentemente in Italia, con Monti e Renzi, imposti dal massone Napolitano per conto terzi, e sta accadendo in Grecia, dove i reiterati dinieghi tedeschi stanno portando alla disperazione un popolo intero.

L’obiettivo della Merkel sembra ormai chiaro, abbattere Tsipras per sostituirlo con un governo di “unità nazionale” che riporti al potere i vecchi fantocci greci asserviti alla finanza internazionale, politici ad alto tasso di corruzione che hanno portato il debito pubblico greco alle stelle, un debito reso inesigibile dalla stessa azione della Troika che, imponendo l’austerità, ha depresso ancor di più l’economia greca, facendola crollare. Il terrore del default greco ha favorito la svalutazione dell’Euro, così utile alle esportazioni tedesche, cresciute impetuosamente negli ultimi anni, mentre i paesi mediterranei entravano in un tunnel senza fine. Se si tratta della terza guerra mondiale, scatenata dalla Germania, questa volta con le armi finanziarie, possiamo stare tranquilli, la Germania vince la battaglie, ma perde le guerre, pur lasciando l’Europa in macerie.

La stessa Germania che esige il pagamento immediato ed integrale del debito greco è quella che, unica nazione al mondo, non ha mai pagato i propri debiti. E’ andata in default due volte, nel 1923 e nel 1945, in seguito alle due guerre mondiali scatenate.
Alla Conferenza di Londra del 1953, le nazioni creditrici tra cui la Grecia e l’Italia, le condonarono il debito ammontante a 23 miliardi di Dollari, il 100% del Pil tedesco dell’epoca. Gli stati creditori consentirono alla Germania, tecnicamente già in default, di dimezzare il debito del 50%, dilazionandolo in 30 Anni, mentre l’Altro 50% l’avrebbe restituito a riunificazione avvenuta, ovvero sine die. Nel 1990 la Germania, per evitare il default, si oppose al pagamento del debito restante, estinguendolo con il pagamento di una cifra irrisoria.

Ma se la Germania è uno squalo che vuole divorare l’Europa, ha trovato nel popolo greco pane per i suoi denti. La resistenza di Tsipras al ricattatorio strozzinaggio della Merkel ha qualcosa di eroico, tale da ricordarci le memorabili gesta dei Greci contro l’impero persiano prima, e quello turco dopo. Se i greci salveranno ancora una volta la civiltà mediterranea, dipende anche da noi, dal nostro sostegno alla loro battaglia. Tsipras ha convocato un referendum il 5 luglio per dire no alle ulteriori e inaccettabili richieste di impoverimento del suo popolo provenienti dalla Troika. I sondaggi dicono che il popolo greco è con il suo legittimo governo e voterà no. Accada quel che accada, la dignità e l’indipendenza di un popolo vale più di una banca.

 

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Giovedì con Unione Mediterranea: incontriaMO iscritti e simpatizzanti

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Giovedì 2 Luglio alle ore 18.30 nella sede di Confartigianato di Napoli, in Via Medina 63, Unione Mediterranea incontra iscritti e simpatizzanti per informare su quanto stabilito a Matera il 20 e 21 Giugno in occasione del secondo congresso nazionale del Movimento, comunicare le prossime iniziative e attività in cantiere e conoscere il neo segretario eletto Enrico Inferrera.

Ti aspettiamo: cresciamo insieme per il riscatto della nostra terra.

UM siamo noi.

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No alle trivelle a Pozzuoli

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Un secco no alle trivellazioni al Sud ed alle lobby che hanno precisi interessi nella più grande operazione di distruzione dell’ambiente degli ultimi anni: è questa la posizione di Unione Mediterranea, movimento politico attivo per il riscatto e lo sviluppo del Mezzogiorno.
E la ferma posizione del movimento viene espressa di fatto nel sostegno alla cittadinanza attiva impegnata nel “No trivelle a Via Pisciarelli e nella zone flegrea”, con la partecipazione di Flavia Sorrentino , portavoce nazionale di Unione Mediterranea, e di Lucio Iavarone ambientalista ed ex portavoce comitati fuochi, all’Assemblea Pubblica prevista per domenica 28 giugno 2015.
Il segretario nazionale di Unione Mediterranea , Enrico Inferrera da sempre attivo in tutte le iniziative di tutela e salvaguardia del territorio ritiene ” assolutamente rischioso ed illogico procedere con le trivellazioni in un’area ad alta densità abitativa, tra le più belle e storicamente importanti in Campania, anche in virtù della sismicità della zona. Ancora una volta dobbiamo constatare come non si tenga in minima considerazione quanto affermato e sottoscritto da studiosi e cittadinanza attiva, ignorando dunque le istanze della popolazione residente. Questo aspetto è gravissimo e ci vedrà molto attenti agli sviluppi della questione”.

“Con Unione Mediterranea – afferma Flavia Sorrentino portavoce nazionale UM – abbiamo appena presentato all’europarlamento una petizione sui diritti fondamentali al Sud, in cui chiediamo di istituire una commissione straordinaria che si occupi di monitorare lo stato di salute dei nostri territori. Sarebbe il caso di chiamare lo sblocca Italia di Renzi più semplicemente lo sblocca trivelle: ancora una volta, lo stato italiano dimostra di non aver alcun interesse per la tutela del Mezzogiorno, che continua ad essere utilizzato come fonte di guadagno in spregio alla salute del territorio e dei cittadini”