Monthly Archives: Dicembre 2016

È dalle regioni più in difficoltà che è arrivato il NO!

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Mentre i partiti italiani si spartiscono le percentuali del risultato referendario, i dati ISTAT sono agghiaccianti. 1 italiano su 4 è povero. Le famiglie sotto la soglia di povertà sono così distribuite:

  • Nord 17.4%,
  • Centro 24%,
  • Sud 46.6%.

Le regioni più in difficoltà si confermano Sicilia, Puglia e Campania. L’emigrazione giovanile è in grave aumento. Nonostante ciò l’esecutivo Renzi ha calcolato le soglie di povertà assoluta in modo che risultassero più alte nel settentrione d’Italia riservando il 55% dei sussidi statali al Nord e il 45% al Sud (assecondando la richiesta delle soglie territoriali proposta dalla Lega nel 2005).

Il 4 dicembre si votava per modificare l’impianto costituzionale, certo. E di sicuro molti hanno scelto nel merito di una riforma avvertita come sbagliata. Ma l’eccessiva personalizzazione del referendum ha reso le percentuali un’occasione di giudizio popolare sull’operato politico del Governo. Il No in maggioranza dei giovani è geograficamente più forte al Sud ed esprime un messaggio di reazione ed inequivocabile insofferenza da parte di chi si sente ultimo nelle lista delle priorità di un paese diviso sempre più miope, gerontocratico e scandalosamente diseguale.

di Flavia Sorrentino

Botricello (CZ) – Noi ci unimmo per lottare per respingere l’attacco del padrone

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La soddisfazione che il circolo Unione Mediterranea – A. Scopelliti  – manifesta per il risultato referendario la esprime non solo  citando questo breve ma significativo passo della nota canzone di Bertoli ma soprattutto dicendo GRAZIE a chi ha sposato da subito la causa del No al referendum sulla Costituzione. Grazie a chi ha meditato e nel corso della discussione ha deciso per il NO. Grazie a chi ha scelto all’ultimo minuto la strada del NO
Grazie al nostro paese Botricello e alla Calabria
Partendo dal nostro circolo, plauso e frutti raccolti anche grazie all’unica manifestazione pro No ad opera dello stesso che ha visto la partecipazione nella discussione dell’ On. Nico Stumpo  (Pd per il No), della Dott.ssa Emanuela Altilia (Fondazione della libertà e del bene comune), dell’Avv. Salvatore Iannone ( società civile), del Sig, Giuseppe Marino (circolo UM) e di Franco Falbo coordinatore del circolo stesso.
Le nostre riflessione a caldo:
a Botricello, il NO ha superato la media nazionale attestandosi al 67.88% (dati Viminale)
– il risultato schiacciante del No assume valenza politica a livello comunale perchè con tale vittoria si è voluto anche penalizzare fortemente i due schieramenti politici locali quasi tutti per il Si
– la nomenclatura politica locale è stata di fatto surclassata dal voto libero dei cittadini che hanno responsabilmente detto NO
– da ultimo e non per importanza e considerando tale risultato non un punto di arrivo ma  un punto di partenza , ci proponiamo di continuare come circolo UM, su questa strada di opera politica e civile al fine di confermare e rafforzare tale risultato nel futuro prossimo del nostro paese.
Grazie

L’altra faccia del referendum, la fine dei capibastone

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Per il coordinatore lucano di UM, Manfredelli, ha vinto la volontà di riscatto della popolazione

L’esito del Referendum è stato accolto con grandissima soddisfazione da parte del Movimento UNIONE MEDITERRANEA, che ha sostenuto con forza le ragioni del No, non per un fatto ideologico, ma esclusivamente per opporsi a una proposta di modifica costituzionale dannosa e pericolosa per il Sud, il quale, attraverso il meccanismo del “regionalismo differenziato”, avrebbe rischiato di essere ridotto a terra di conquista senza possibilità di difesa.

Anche in Basilicata, come in tutte le regioni meridionali – sottolinea il coordinatore regionale, Nicola Manfredelli – con la schiacciante vittoria del NO, emerge con chiarezza la volontà di riscatto della popolazione, che ha deciso di riappropriarsi della propria autonomia e di votare secondo le proprie convinzioni, indipendentemente dalle posizioni e dagli ordini dei partiti.

Dopo una campagna referendaria condotta mettendo in campo ogni mezzo possibile e immaginabile per far prevalere il SI, il dato delle urne ci consegna un risultato che non lascia dubbi sulla scelta della gente di voler difendere le norme democratiche e i diritti dei territori e delle popolazioni a dire la propria sulle scelte che si compiono, a maggior ragione in Basilicata dove sono in gioco questioni decisive per le sorti future.

Se nessuno si può intestare la vittoria del NO è certo però, che tra i sostenitori del SI, oltre a Matteo Renzi e al suo governo ha perso di brutto quell’apparato intermedio di “capibastone”, il cosiddetto plotoncino di “cani alla guardia dei palazzi del potere”, che da sempre ha svolto un ruolo essenziale nella gestione del consenso politico ed elettorale.

L’altra faccia del Referendum dimostra, infatti, che l’azione di quei personaggi e di quei corpi intermedi delle categorie e del sindacalismo consociativo, è stata pressoché ininfluente, se non dannosa per chi governa, ai fini dell’orientamento e del condizionamento del voto dei cittadini.

Il vero cambiamento non può essere attestato nei gruppi e nelle sovrastrutture di ristretto interesse economico, ma deve essere seriamente collegato al tessuto sociale delle diverse realtà, indispensabile per recupere dignità e credibilità istituzionale e politica.

Dal risultato del Referendum esce, in sostanza – afferma Manfredelli – una Basilicata più forte e consapevole che apre la strada per rilanciare una significativa azione politica basata sul protagonismo della gente e sull’autonomia del Sud, per troppo tempo penalizzato e maltrattato, alla pari di una colonia di altri tempi.

Voti No? Sei populista

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Nel torpore di una notte troppo breve passata a seguire exit poll e proiezioni, sono inavvertitamente passato davanti allo specchio. Non saprei descrivere il fastidio che ho provato nel rendermi conto conto che lì, a pochi centimetri da me, si trovava l’immagine di qualcuno che, senza possibilità di errore, rifletteva in tutto e per tutto i caratteri morfologici del populista.

Accendo il computer, ricontrollo i dati. Non c’è dubbio: i populisti hanno vinto il referendum con percentuali di 60 a 40 a livello nazionale, e addirittura 70 a 30 nelle principali regioni del Sud (poco oltre il 70 per il No in Sicilia e Sardegna).

Perché è chiaro che io, in quanto votante per il No, come del resto altri 19 milioni di cittadini italiani, sono un populista.

Questo, almeno, è stato uno degli argomenti forti della campagna per il Sì: “Non votate No, perché Salvini e Grillo votano No. Grillo e Salvini sono populisti. Quindi chi vota No è populista”. Ogni tanto si aggiungeva, in ambienti di sinistra filogovernativa, che anche Casapound aveva dato indicazioni per il No, e che quindi qualcuno che si professasse di sinistra avrebbe dovuto votare Sì. Argomento che ricorda la battuta secondo cui, poiché Hitler aveva un naso, allora chi era contro Hitler non poteva avere un naso, altrimenti sarebbe stato come Hitler.

Una trovata geniale, quella dell’argumentum ad personam contro Grillo e Salvini, che però si è rivoltata contro chi l’aveva partorita, ermettendo ai due personaggi di avere un risalto mediatico molto maggiore del dovuto. Grillo e Salvini, per inciso, ringraziano: oggi, approfittando dell’assist fornito dalla campagna per il Sì, si dichiarano i vincitori assoluti del referendum. È un circolo vizioso che quasi nessuno sembra interessato a spezzare: del resto ci guadagnano tanto il PD, che in qualche modo può appellarsi al populismo innato della maggioranza italiani per giustificare la sconfitta, tanto Lega e M5S, che avranno per un po’ gli onori della cronaca.

Solo che in questa narrativa c’è un problema. E il problema – serio – nasce dal fatto che, oltre ai 5 Stelle e alla Lega, un buon numero di altri movimenti e partiti, fosse per il No. Lo siamo stati noi di MO; lo è stata tutta la sinistra a sinistra del PD – e anche la sinistra interna al PD; lo è stato la già citata destra sociale. Lo è stato il centrodestra berlusconiano. Del resto l’aveva riconosciuto lo stesso (ormai ex) premier, quando aveva parlato di un’ ‘accozzaglia’ per definire la schiera di istanze politiche contro cui si sarebbe dovuto battere. Un’accozzaglia irriducibile ai due spauracchi populisti. Qualcuno ha fatto menzione di quest’accozzaglia? Sì, ma con scarso risalto mediatico. Del resto, dati Agcom alla mano, è evidente in che direzione siano andati i media televisivi durante la campagna. Eppure diversi osservatori esteri hanno ben chiaro che molti di coloro che hanno votato No non hanno nulla a che fare né con Salvini né con Grillo, e che non li voterebbero in caso di elezioni politiche, come sottolinea per esempio il britannico The Guardian.

Sembra quasi superfluo ricordare – ma, alla luce di quanto detto, giova invece farlo – che, in primo luogo, gli argomenti in favore del No sono stati molto più variegati e complessi di quanto la campagna per il Sì abbia tentato di far credere (altri articoli su questo blog li hanno esaminati a dovere). E che in secondo luogo noi, in quanto meridionalisti, molto difficilmente potremmo condividere le basi ideologiche della posizione di un Salvini, che dichiara come suo primo nemico il Meridione.

Ma al di là dei programmi ideologici, uno sguardo ai dati mostra per esempio come a Napoli, tutt’altro che una roccaforte leghista o pentastellata, le percentuali di No abbiano raggiunto livelli di molto al di sopra della media nazionale. Idem dicasi per Bari, Palermo (anche se, nel caso della Sicilia, va detto che il M5S locale è uno dei più agguerriti a livello nazionale) e Cagliari. Un altro dato interessante? Nella Parma fiore all’occhiello dei 5 Stelle e del sindaco pentastellato Pizzarotti, ha vinto il Sì (i dati disaggregati comune per comune li trovate qui).

La risposta alla domanda se la modalità comunicativa della campagna per il Sì abbia pagato è sotto gli occhi di tutti. La strategia deliberata di riduzione della complessità discorsiva (voti No  sei un populista), al fine di costruire dei facili uomini di paglia contro i quali focalizzare l’attenzione degli elettori, è stata devastante per il Sì. E, a dirla tutta, non ha neanche denotato una grande onestà intellettuale. Nonostante la presunzione di cavalcare il caro vecchio sistema clientelare tricolore, guardando i risultati, è stata una strategia che non sembra aver influenzato minimamente il voto degli elettori meridionali. Forse le fritture di pesce sono diventate indigeste.

di Roberto Cantoni