Monthly Archives: Dicembre 2016

Il momento di votare è arrivato. Voteremo no, e lo faremo per noi.

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Cominciano a tirarsi le somme degli ultimi giorni di campagna referendaria.
Mentre la ministra Boschi presenzia di programma in programma, entrando direttamente nelle case degli italiani, il premier Renzi impazza tra le piazze d’Italia e i pc degli italiani, attraverso le continue dirette Facebook.
Da tempo ormai non si assisteva ad un acceso dibattito politico; da anni non si verificava una divisione politica di tale entità.
L’agognata riforma costituzionale, menzionata dall’inizio dell’anno 2016 e  scorporata nelle sue sfaccettature negli ultimi mesi; eppure mai, come in questo caso, abbiamo assistito ad un’autentica informazione disinformatrice. L’ossimoro risulta calzante, poichè  se tra i sostenitori del sì, tanto si è parlato della “loro” riforma, altrettante volte lo si è fatto in maniera del tutto sibillina e fuorviante. Ci hanno servito un pacco regalo dalla carta lucida e l’interno vuoto, perché dietro la riduzione del numero dei parlamentari, si cela un senato ineleggibile; dietro il superamento del bicameralismo perfetto, si nasconde un bicameralismo confuso; dietro la semplificazione politica, vi in è in realtà una riforma che darà vita ad una struttura complessa e farraginosa.
Avvisaglie di novità rivestono punti oscuri di una manovra politica che vuol rendere l’Italia un paese accentrato:
– Le autonomie locali  soffocate da una clausola di supremazia che permetterebbe allo stato di imporsi anche in materie di pertinenza non statale;
– la partecipazione politica depotenziata, con un aumento di ben 800000 firme, per i referendum abrogativi;
– il principio di uguaglianza calpestato dalla dicotomia regioni virtuose- regioni inefficienti, all’interno della quale si nasconde una pericolosa discriminazione tra regioni ricche e povere, utilizzando come parametro di misura la ricchezza storica.
Difendiamo il nostro diritto alla libertà, alla partecipazione, all’uguaglianza.
Rivendichiamo il  diritto a decidere cosa fare in materia di ambiente, turismo, istruzione, beni culturali, gestione del territorio, ordinamento scolastico.
Il diritto all’uguaglianza, pietra angolare di ogni democrazia, non può essere denaturato da un disegno politico oligarchico.
Giorno 4 saremo chiamati ad esprimere la volontà di preservare la nostra sovranità popolare: non deludiamo chi, prima di noi, ha lottato affinché venisse riconosciuta.

Domenica non  andremo a dare un giudizio a Renzi o al suo governo, ma ad esprimerci sui nostri diritti e sul diritto di esercitare tali diritti.
Innalziamo lo sdegno verso chi ci vorrebbe cittadini di serie B, indigniamoci di fronte a coloro che vorrebbero dare vita ad una democrazia elitaria.
No presidente del consiglio, non riconduca il voto alla sua persona; abbiamo qualcosa di più importante su cui esprimerci e per cui lottare.
Tuteliamo la nostra terra, difendiamo le nostre libertà da questa tendenza oligarchica;  voteremo no, non per lei, Renzi, ma per noi.
I governi passano, caro presidente, ma la Costituzione resta.

Carmen Altilia

Napoli: ‘O Monumento per ricordare il genocidio del Sud

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Si scrive ‘O Monumento, con l’apostrofo prima della “O”. Vero. Ma Facebook non lo permette. E allora va bene anche O Monumento. Basta che si faccia, che si possa iniziare insieme un’opera di “Rimemorazione”.
Il progetto è concreto. C’è l’artista – Domenico Sepe – disposto a realizzarlo gratis. C’è la localizzazione, nella zona della Ferrovia. C’è il consenso del sindaco di Napoli Luigi de Magistris. C’è la promotrice, Annamaria Pisapia, con il sostegno di MO Unione Mediterranea e di tutti i gruppi che vorranno unirsi al progetto.
Ma ‘O Monumento sarà firmato dal “Popolo Napoletano” perché una simile iniziativa va a segno se raccoglie il consenso di tanti. Ecco perché apriamo una sottoscrizione pubblica per raccogliere la somma necessaria per le spese vive di realizzazione, trasporto e installazione del monumento: 3.000 euro. Presto comunicheremo le modalità per la raccolta fondi.

Perché ‘O Monumento?
Nel 1860 il popolo del Regno delle Due Sicilie venne massacrato, stuprato, derubato e infine colonizzato dalle truppe sabaude. L’oblìo fu il destino delle centinaia di migliaia di vittime che si opposero o anche solo subirono l’invasione piemontese. Pino Aprile in Carnefici fornisce cifre agghiaccianti. Di questo sacrificio vi sono tracce labili nella storia ufficiale. Nessun libro di scuola riporta quanto accaduto nella sua reale dimensione. Nessun monumento lo ricorda. Nessuna strada è intitolata alle vittime dell’invasione. Il grido di dolore di un popolo annientato è ancora intrappolato nello spazio e nel tempo. Nessuna elaborazione del lutto. Tutto doveva essere ed è stato cancellato, represso e con esso anche il dolore, per lasciare il posto a una macabra euforia da “liberazione”.
Da 155 anni il popolo del Sud vive in un limbo in attesa di una rimemorazione. Nei casi di genocidio, come quello avvenuto alle genti del Sud, il processo di identificazione è lacerato, rendendo quasi impossibile la percezione dell’importanza dell’identità. Identità che un popolo costruisce dalla memoria del suo passato, laddove identità e memoria sono interdipendenti, come ci ricorda la semiotica, ed entrambe ci consentono di proiettarci nel futuro.
Ed è a tal proposito che, da molti anni, persone come Annamaria Pisapia immaginano un doveroso riconoscimento alle vittime delle barbarie perpetrate dalle truppe piemontesi. Un’ opera che ne ricordasse il sacrificio, ma che nel contempo servisse come “Luogo della Memoria”. Ora, finalmente, l’intuizione di Annamaria, appoggiata da MO Unione Mediterranea, fatta propria nel progetto di Napoli Autonomia e Identità, a cui ha prontamente aderito il Comune di Napoli nella figura del Sindaco Luigi de Magistris e degli assessori Carmine Piscopo e Mario Calabrese, è stata accettata. Ma, che sia detto in modo esplicito, una simile iniziativa non è di una sola persona o di un solo movimento: è un’azione di popolo. E così sarà firmata.
Dopo 155 anni quel grido di dolore si libera e prende corpo attraverso l’opera unica dello scultore Domenico Sepe, già autore di sculture di notevole pregio presenti in Vaticano e in molte città d’Italia, che ha partecipato con enfasi al progetto, rinunciando a ogni compenso. Da adesso il Sud può cominciare a riscrivere la sua storia. Chi conosce il passato, merita il futuro.