Monthly Archives: Gennaio 2016

Il dovere di esserci

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Maikol. 27 anni. Morto per essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliatissimo. Ennesima vittima innocente di una guerra che ammazza Napoli e il sud da mesi, anni, decenni.

Lo smarrimento provato di fronte a tante vite spezzate dalla malavita, l’impotenza appresa da chiunque ami la propria terra al punto da volerla sognare un giorno libera dal giogo mafioso, l’insostenibile puzza di quella montagna di merda che è la camorra, rappresentano un rischio. Il rischio di voler gettare la spugna, di abbandonare la speranza che lottare per una causa giusta possa essere utile, il rischio di credere, consciamente e inconsciamente, che tanto nulla potrà mai cambiare. Qui, nei sud di Forcella, della Sanità, Casal di Principe, Crotone, Corleone, ecc.

Ogni singolo giorno noi crediamo innanzitutto di dover combattere contro questo pericolo del ‘tutto è inutile’. Perché non è così, noi sappiamo che non è così. Abbiamo il dovere di ritrovarci innanzitutto come popolo, per far capire ai camorristi che non possono più pensare di trovare ‘zone franche’. Abbiamo il diritto di chiedere una Napoli disarmata. Di chiederlo a noi stessi, e allo Stato, qualora si decidesse a capire che la lotta contro le mafie non può essere estemporanea. Ma deve essere continua. Un continuo lavoro sia militare che culturale. Se le mafie ancora presenti nei nostri territori stridono con la narrazione attuale di un’Italia tutta Leopolde e ottimismo, è compito nostro lottare e manifestare per la verità. Per Maikol, ucciso a Forcella, per Genny, vittima innocente della Sanità, per chiunque si sia trovato al momento sbagliatissimo nel posto ancora più sbagliato.

Ecco perché domani ci sareMO, assieme ai tanti che si sono messi in cammino, contro questa nuova fottuta camorra, che ci insanguina il futuro.

#UnPopoloInCammino è un popolo che ha alzato la testa. E non intende abbassarla mai più.

Renzi: “sud piagnone”. Daje Matteo, facce ride’ ancora che nun è arte do presidente

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di Raffaele Vescera dalla pagina Terroni di Pino Aprile

Ogni volta che Renzi parla di Sud ci viene immediatamente da ridere, non per accettazione del suo invito a non piangerci addosso, ma perché noi Meridionali non ci curiamo dei suoi e altrui insulti, sappiamo ridere più degli altri e ridiamo soprattutto per le sue battute comiche sul Sud, quando afferma che finalmente lui “metterà i soldi per far rinascere il Mezzogiorno.”

Come? Sentite un po’ che cosa ha detto nella sua specie di discorso di fine anno in un’intervista rilasciata al Mattino di Napoli: “Faremo le bonifiche delle Terra dei fuochi e dell’area di Bagnoli, e per le infrastrutture la linea ferroviaria Napoli-Bari, il completamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e la riforma dei porti. Se noi riusciamo a fare solo una parte di ciò che abbiamo deciso e finanziato, torniamo a essere competitivi”.

Tutto qui. Al Sud, basterebbe una ripulitura della Campania, una strada e un treno per rinascere. Roba da Circo Barnum. Insomma Matteo, i governi italiani depredano il Sud da sempre dando ai suoi cittadini il 40% in meno che a quelli del resto del Paese e lasciandolo senza industrie, lavoro, ferrovie, aeroporti, porti, scuole, asili, ospedali, tribunali, e tu ci vieni a raccontare la barzelletta che bastano queste cosucce per sanare il debito?

La Terra dei fuochi è stata martoriata per decenni dallo stato italiano e ora Renzi, dopo aver destinato 1500 milioni di euro al dopo Expo, ne dà appena la decima parte per “bonificare la Campania”, soldi che non basteranno neanche a rimuovere le ecoballe accumulate dall’azienda lombarda Impregilo, che avrebbe dovuto già farlo a proprie spese. Ma il regalo non finisce qui.
Il completamento della Salerno Reggio Calabria? E’ un atto dovuto da mezzo secolo, e rinviato all’infinito per colpa dei governi italiani che hanno mancare i finanziamenti e della stessa Impregilo che ha gestito la costruzione dell’opera.
Il raddoppio della linea ferroviaria Napoli Bari? A 155 anni dalla fondazione del paese Italia spa (indovinate a chi appartengono le azioni) non esiste ancora un treno tra le due maggiori città del Sud continentale. In quanto ai porti, stendiamo un velo pietoso”.

Ma questa è musica vecchia, la battuta più comica della sua intervista è quando afferma che “se riparte l’Italia riparte anche il Sud”. Riparte forse per emigrare ancora, visto che il tessuto produttivo del Sud è stato distrutto dai governi italiani a fin di nord? Insomma è la solita storiella del “prima aiutiamo a crescere il Nord e poi si vedrà per il Sud”. Altrettanto comica è la battuta che se riesce a fare per il Sud anche solo una parte delle cose che ha elencato, “torniamo a essere competitivi”.

Se non venissimo fuori da un’allegra festa per l’arrivo del nuovo anno ci incazzeremmo davvero, ma l’adrenalina è scarica e ci ridiamo su, mentre, nonostante l’euforia della festa, non riusciamo a ridere, sulle parole “politically correct” del presidente Mattarella, riusciamo solo a sorridere. Esce grigio che più grigio non si può, seduto in un grigio salotto quirinalesco, per leggere un discorso scritto senza un tono di passione: pur essendo siciliano parla senza alcun accento, e non ha accenti neanche per il Sud, per il quale dice che “bisogna fare di più”. Perché s’è fatto forse qualcosa sinora? Oppure intende dire che al Mezzogiorno bisogna fare ancora più male?
E come fa a non parlare della condanna a morte del giudice Nino Di Matteo, colpevole di indagare sul patto Stato-mafia, lui che ha avuto un fratello ammazzato dalla mafia?
Pare il presidente che non c’è, fa quasi tenerezza. Grillo l’ha definito un ologramma. Io arrivo a dubitare persino della sua esistenza reale, sembra quasi trasparente, pare uno di quei personaggi a mo’ di monsieur Travet inventati dal web, possono dire ciò che vogliono ma non possono fare nulla, neanche prendere un caffè per mancanza di soldi a fine mese.

.Che altro dire? Se gli auspici istituzionali per il Sud sono questi, ai cittadini del Sud non resta che voltare le spalle e affidarsi alla propria capacità di lotta, quella già dimostrata dalla battaglia contro il Muos in Sicilia, alla Terra dei fuochi, dalla difesa dei Bronzi di Reggio, a quella per gli ulivi, fino a quella contro le trivelle petrolifere. Battaglie vinte, ma la guerra da farsi è lunga, molto lunga, dunque prima si comincia e meglio è.

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