Monthly Archives: Dicembre 2014

L’anno che verrà. All’insegna della rivincita, del riscatto, della liberazione.

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Si chiude un anno ancora infausto per la Terra nostra. Nell’arco del 2014, segnato dal governo Renzi, il Sud ha subito un aggravamento della sua emarginazione economica e politica. Non ci sono ministri meridionali  in questo governo, mentre  quei pochi viceministri e sottosegretari, proni ai desiderata del nord, sono vieppiù indagati per varie malversazioni.

Dai 5 miliardi di euro destinati alle infrastrutture investiti per il 98,8% al centro-nord e solo un misero 1,2% al Sud, ai 2 miliardi di euro sbloccati dal Cipe per lo sviluppo dati interamente al nord, ai 3,5 miliardi di euro di fondi europei destinati alle regioni meridionali e dirottati per sostenere le assunzioni al nord, fino ai fondi per le scuole, ancora una volta sottratti al Sud e al regalo di Natale del farsesco risanamento dell’Ilva di Taranto e della Terra dei fuochi, promesso con soldi che non ci sono: tutto ci parla di fase terminale della colonizzazione del Sud da parte dei gruppi finanziari del nord, cui i governi italiani sono da sempre asserviti. A questo s’aggiunga la disoccupazione giovanile armai al 60% con la conseguente emigrazione di oltre 100.000 giovani, tra i quali molti laureati, verso nord, come e peggio del precedente decennio.

Tuttavia, per la nostra gente in quanto a reazione, spirito di lotta e ritrovato orgoglio di comunità, il 2014 è stato un anno magnifico.

Dalla determinata risposta dei calabresi al tentativo di scippo dei Bronzi di Riace messo in atto dalla impresentabile coppia  Maroni-Sgarbi, a quella dei siciliani contro il nocivo sistema satellitare Muos, all’imponente protesta dei lucani contro le mortali estrazioni petrolifere, a quella dei pugliesi contro la morte per Ilva, a quella dei campani per  la Terra dei fuochi, fino agli abruzzesi e molisani in lotta contro discariche mortali e trivelle marine: tutto ci dice che il nostro popolo è pronto a rivendicare i propri diritti calpestati da ormai 154 anni di malfatta unità.

Alle proteste popolari del 2014 si è  accompagnata la consapevolezza culturale della nostra Storia negata e della Questione meridionale  funzionale all’arricchimento di una sola parte del Paese.  Il termometro più evidente di ciò è la pagina facebook di Briganti che ha quasi raggiunto i 200.000 mi piace, grazie al suo meritevole ed egregio lavoro di “alfabetizzazione di base” sulla Storia, le tradizioni e le continue vessazioni a tutt’oggi subite del Sud.  Mentre proseguono ininterrotte le pubblicazioni di affermati saggisti, quali Pino Aprile, e di nuovi autori meridionali che danno profondità d’analisi alla Questione meridionale.

Oggi, anche alla luce delle ipocrite dichiarazioni  sulla passata grandezza delle Due Sicilie mortificata dall’unità, da parte di Renzi ed altri politici par suo, e dell’improvviso interessamento per il Sud di improponibili personaggi d’accatto quali Salvini & C, possiamo affermare che dal punto di vista culturale il Sud ha vinto.

Non altrettanto netta è tuttavia la vittoria del Sud dal punto di vista politico, poiché il passaggio dalla consapevolezza culturale e sociale a quella più strettamente politica non è né facile e né immediato.

Nei vari movimenti meridionalisti, da una parte persistono convincimenti di subalternità ai partiti responsabili del saccheggio del Sud, dall’altra parte esistono posizioni di astratto ribellismo massimalista che si esaurisce nel campo di altisonanti parole. Unione Mediterranea al contrario lavora per una strategia politica indipendente ed efficace, mirante ad unire sul campo i meridionalisti in un fronte compatto ed incisivo nel raggiungimento dell’obiettivo proposto del riscatto del Sud.

Il 2015 ci pone intanto obiettivi intermedi sui quali lavorare da subito, quali le elezioni regionali, per le quali abbiamo promosso la formazione di liste civiche indipendenti dai partiti, con un programma che a partire da una macroregione meridionale rivendica il riscatto del Mezzogiorno. Mentre resta prioritario il dialogo con i  comitati popolari per estendere al loro interno la coscienza meridionalista.

E’ con tali convincimenti che esprimiamo il nostro augurio per un grande 2015 per la Terra nostra, certi che il tempo della rivincita del Sud è MO.

Raffaele Vescera

La spoliazione del Sud a firma Franceschini: giù le mani dalla Collezione Farnese!

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Il Ministro dei Beni Culturali, l’emiliano Dario Franceschini, per non lasciare che il 2014 passi senza che il suo Ministero abbia fatto scelte a vantaggio del centro-nord (alla pari di quello dell’Economia),  ha annunciato di voler trasferire la “Collezione Farnese” di proprietà napoletana, alle città di Parma e Piacenza. Leggi tutto

COMUNICATO STAMPA REGIONALI 2015, IN CAMPO LISTA CIVICA MO – “MAI ACCORDI CON CHI HA DISTRUTTO LA CAMPANIA”

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“Alle regionali Campania non ci saranno solo i partiti presenti nel Parlamento nazionale ma anche, per la prima volta, una lista civica che vede il riscatto del Sud e le battaglie per la salute, l’ambiente e il lavoro al primo posto. A Caserta un’assemblea partecipata e a tratti commossa ha lanciato i sette punti del programma del progetto MO! Una Lista civica per la Campania in vista delle prossime elezioni regionali del 2015.
Dopo il promettente avvio dello scorso 22 novembre a San Giorgio a Cremano, a un mese di distanza all’Hotel Vanvitelli, sabato 20 dicembre, si è sancito che il progetto non solo è valido ma c’è voglia, da parte di tutti, di farne la vera alternativa ai soliti schieramenti che la partitocrazia sta mettendo in campo per le prossime elezioni regionali in Campania. Unica precondizione era e rimane il fatto di non fare da stampella o da ruota di scorta ad alcuna compagine politica che ha determinato il disastro della Regione Campania degli ultimi decenni. Il progetto parte dal basso, da movimenti, associazioni, che hanno dato vita ed animato lotte per la riscoperta di una forte identità meridionalista, a difesa del proprio territorio e dell’ambiente, di diritti fondamentali quali quello alla salute e al lavoro.
A Caserta sono stati presentati i punti imprescindibili che dovranno comporre il programma della lista civica: MO SUD, una proposta di legge unica da approvare in tutte le regioni del mezzogiorno; MO BASTA, per fermare il federalismo voluto dal Nord e le discriminazioni territoriali; MO LAVORO, con burocrazia zero a sostegno delle imprese per un lavoro vero; MO SALUTE, per garantire la tutela della salute dei cittadini attraverso campagne di prevenzione diffusa e una funzionale sanità pubblica; MO FELIX, per la definitiva soluzione al dramma della Terra dei fuochi ed un corretto ciclo di smaltimento dei rifiuti urbani, passando per politiche energetiche ecosostenibili; MO RISPARMIO, per una rete commerciale moderna che informi i consumatori circa la provenienza dei prodotti, per dare la possibilità di scegliere quelli del proprio territorio; infine MO LIBERIAMOCI, per riappropriarci degli spazi pubblici, scuole, beni comuni, acqua pubblica.
Il progetto è aperto alle forze sane che riterranno di condividerne il percorso, il programma e le modalità operative; sicuramente si arricchirà nel tempo di nuove importanti componenti. Tra i tanti intervenuti, gli scrittori Pino Aprile e Angelo Forgione, che hanno sottolineato il proprio sostegno all’iniziativa. La Lista civica MO si è data appuntamento a gennaio.”

I popoli meridionali devono riappropriarsi della sovranità sul territorio: il tempo è adesso. L’appello di Francesco Tassone.

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Il punto di partenza

Sono ormai molti decenni che le popolazioni meridionali – o almeno larghi strati di popolazione, in ogni luogo che ancora si riconosce come Meridione- hanno la consapevolezza di fare parte di un territorio dipendente, soggetto come tale ad un processo di sfruttamento di tipo coloniale. La qualificazione  di “italiani” non inganna più nessuno, o almeno non inganna quelli che sono pervenuti a tale consapevolezza, ai quali è sufficientemente  chiaro come tale qualificazione vale a mistificare il dato di  fatto della dipendenza, costituisca cioè un consapevole  inganno volto a impedire che i meridionali  si rendano conto  della  loro effettiva condizione e dello sfruttamento  a cui correlativamente vengono assoggettati.

Tuttavia, malgrado la larga diffusione di questa  consapevolezza, accompagnata da una ormai vasta letteratura – in cui spiccano il nome di Nicola Zitara, che ha aperto la strada con opere tanto rigorose quanto appassionate, e quelli più recenti di Pino Aprile e di Marco  Esposito – i numerosi movimenti che nel tempo si sono andati organizzando sulla base di essa (e solo sulla base di essa) con l’intento dichiarato di voler restituire al  Meridione il potere che esso aveva sul suo territorio prima della conquista piemontese, si sono dissolti o rimangono episodi di poco conto, incapaci di raccogliere  consensi elettorali di un qualche rilievo e tantomeno significativi rispetto al fine propostosi.

Appare quindi legittimo avanzare l’ipotesi che essi, e se si vuole tutti noi ( e qui tuttavia  è necessario un qualche distinguo   quanto al Movimento Meridionale, e  lo dico solo perché ciò può tornare utile nello svolgimento ulteriore di questo discorso, che non può certo esaurirsi con questa nota) abbiamo finora battuto una via insufficiente e temporalmente sbagliata, pretendendo di partire dalla fine, da quello che può essere, e deve essere visto come l’esito finale del processo, anziché partire da quello che necessariamente, ineludibilmente ne costituisce l’inizio; cioè dall’intervento sulle sofferenze derivanti dallo stato di avanzata disgregazione, in cui versa la società meridionale come società, e insieme dallo stato di spoliazione di ogni potere sul suo territorio (divenuto oggetto di discariche e di insensate trivellazioni) e sulle sue strutture produttive (vedi da ultimo la totale spoliazione del suo sistema creditizio) e comunitario.  Un dato di fatto questo che va molto al di là del dato costituito dalla perdita della memoria storica, anche se   la disgregazione sociale e produttiva nella quale oggi ci troviamo trova in essa la sua radice e ne costituisce la concreta materializzazione.

In altri termini, i tanti movimenti che si sono fin qui susseguiti – e nei quali, occorre aggiungere, sono state spese, spesso, tante fatiche, tanta passione e tante risorse e sono state  raccolte tante brucianti delusioni – hanno eluso  di incontrarsi e di scontrarsi con la dipendenza, e di contrastare ad essa il passo, lì dove essa quotidianamente pone la sua ma no pesante, lì dove essa asserve  ai suoi fini e stravolge e inaridisce i territori, le istituzioni sociali e produttive, gli uomini, la cultura e la nostra stessa anima. Era   lì invece  ed è l’che andava portata e va portata la nostra presenza  e posta la nostra azione e le nostre energie, lavorando a costruire, a organizzare e riorganizzare dove la dipendenza disgrega e stravolge; e  questo insieme alle popolazioni, come parti di esse, qualificate dal fatto di costituire prime strutture organizzate di un più ampio processo popolare di liberazione già iniziato e di agire, si badi bene, in nome di esso.

In definitiva, il nostro compito è quello di avviare un processo progressivamente rilevante di carattere sociale,la cui dimensione politica è data dal fatto che esso si svolge in nome della liberazione del Meridione dalla sua condizione di assoggettamento di tipo coloniale.

Il numero che va in stampa intende porsi come consapevole punto di svolta del comune modo di pensare e di operare sopra indicato.

Esso,  come il lettore rileverà agevolmente, è dedicato  interamente alla figura di Rocco Brienza, al lungo lavoro da lui speso per la causa dell’uomo, della società meridionale, da cui Rocco traeva le sue radici, e insieme –si tratta di termini nel concreto inscindibili – della democrazia.

Della transizione, come processo quotidiano di conquista del potere di autogovernarsi, in tutte le situazioni in cui una società venga a trovarsi, e particolarmente in quelle in cui tale potere le sia limitato o addirittura sottratto, egli aveva una cognizione piena e completa, sia come formulazione morale e politica, sia come esperienza  quotidiana, come “prassi” personale e comunitaria. Sapeva che non si può restare all’infinito  “in attesa dell’avvento” , ma occorre dare materiale inizio  qui ed ora

Animato  da tale passione, Rocco Brienza, negli anni ‘60 e ’70, diede vita in Basilicata, ed in particolare  nella sua Rionero, al Movimento di Comunità di Adriano Olivetti e poi, finita tale esperienza, al Movimento di Educazione Civica, attivo in tutto il Meridione, impostando il lavoro dell’uno e dell’altro movimento nell’organizzazione, luogo per luogo di centri e  di associazioni che costituissero per espressione concreta di un più  o meno ampio autogoverno civile delle comunità. Era chiaro in lui che il raggiungimento di un tale obiettivo costituisce la meta finale; la quale tuttavia  trova già ora la sua quotidiana concreta realizzazione, per quanto incompleta, in tutte quelle strutture di cooperazione sociale che, nel suo segno, una popolazione (già di per sé strutturata in comunità locali tra di esse interconnesse) costruisce per difendere i suoi beni e dare ad essi piena esplicazione.

L’incontro con la sua esperienza di vita e con il suo lavoro culturale e politico, avvenuto agli inizi degli anni ’80, resta quindi per questa rivista, e prima ancora per la causa meridionale, che – sia consentito- in questo territorio e nell’ambito di quella distorta convivenza realizzata dallo  “Stato italiano” coincide con la causa della democrazia di fondamentale importanza, poiché in essi si ritrovano le basi per acquisire la cognizione ed il sentimento del processo necessario perché le popolazioni meridionali possano conquistare spazi di autonomia sempre più ampi, in cui contrastare e ridurre  la presenza e la violenza della dipendenza.

Il numero che va in stampa costituisce quindi un omaggio a un nostro comune amico e compagno carissimo ed anche un’attestazione che egli è ancora pienamente presente tra noi e ci accompagna nel nostro lavoro, con il rigore , la lucidità e l’affabilità del suo pensiero e della sua passione civile.   Esso si articola in due parti, la prima dedicata alle testimonianze, cioè alla materia viva del  rapporto da ciascuno di noi intrattenuto con lui; e la seconda al suo lavoro culturale nel campo della filosofia, della storia e dell’antropologia, con l’occhio volto sempre alla formazione, intesa sempre come  continuo scambio delle parti tra chi è chiamato a dare e chi è chiamato a ricevere. Ed è destinato ad accompagnare il corso che  questa rivista-richiamandosi peraltro ad esperienze pregresse, dalla stessa intensamente vissute con le popolazioni nelle situazioni del dopo alluvione e dopo terremoto- intende porre come centrale, quello della costruzione della transizione.

MO! Lista civica per la Campania. Il programma.

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Mo. Perché è ora di agire. E perché è urgente farlo. La crisi non aspetta: distrugge posti di lavoro e moltiplica l’emigrazione. E non aspetta il cancro, che falcia vite con ferocia crescente.

La crisi economica e sociale ha esaurito persino le parole: dopo desertificazione, cosa c’è? Eppure in Campania si assiste a tour di politici dall’accento toscano o padano disposti a elogiare il tempo dei Borbone pur di continuare a raccattare consensi elettorali. Persino chi ha costruito la carriera sulle offese ai napoletani, oggi viene a chiedere voti al Sud. Ci prendono per scemi.

Non hanno ancora capito – e sarà utile che non lo comprendano subito – che il tempo è cambiato. Che la storia degli “stili di vita” responsabili d’improvviso della morte di giovani vite non ce la beviamo. Che non sappiamo che farcene di promesse. Che non ci fidiamo di politici locali bravi a servire il potente di turno.

Mo tocca a noi tirare fuori la nostra terra dal baratro. Non tradiremo, perché non possiamo tradire noi stessi. La storia insegna che questa terra fertile viveva meglio quando si governava da sola. Ci proveremo con la determinazione di chi sa che la nostra è la battaglia della vita. E ci riuscireMO.

Dopo l’incontro del 22 novembre a San Giorgio a Cremano è tempo di programmi. Per questo sabato 20 dicembre ci ritroveremo in un altro luogo-simbolo della nostra straordinaria regione: Caserta.

Non cambia la precondizione fissata a San Giorgio a Cremano: la Lista Civica Campania che andremo a costruire non farà da stampella o da ruota di scorta per nessuna formazione partitica corresponsabile del disastro.

Il tempo per il riscatto della nostra terra è adesso. Anzi: è MO!