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Comunicato sulla petizione “Terra Nostra” di Unione Mediterranea

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La storica iniziativa del movimento Unione Mediterranea che ha presentato il 25 giugno 2015 a Bruxelles la prima petizione ufficiale relativa alle violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia di dignità umana, diritto alla vita, libertà professionale e diritto di lavorare, condizioni di lavoro giuste ed eque, sicurezza sociale e assistenza sociale, protezione della salute), ambiente e consumatori.
Sta ricevendo in queste ultime settimane molte attenzioni da diverse realtà politiche sia nazionali ( M5S) che meridionaliste.
Questo non può che farci piacere ma al contempo ci spinge a dover sottolineare la paternità di MO Unione Mediterranea rispetto all petizione.
Vogliamo, ancora una volta, ricordare che la petizione fu presentata il 25 giugno 2015 a Bruxelles da una delegazione di Unione Mediterranea in rappresentanza della lista “Terra Nostra”, che in occasione delle elezioni europee del 25 maggio 2014 aveva raccolto circa 10.500 firme nelle regioni della circoscrizione Italia Meridionale.
Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione con n. 0748/2015.
La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”.
Ricordiamo a quanti in questi giorni si stanno adoperando con diverse iniziative per presentare la petizione di MO Unione Mediterranea che la stessa rappresenta un importante documento su cui lavorare e collaborare per il bene comune della nostra terra ed invitiamo ad evitare di farla passare come una iniziativa di singoli su cui poter apporre la propria firma.

Per ulteriori informazioni ed approfondimenti e per scaricare il pdf completo della Petizione, è possibile visitare il sito ufficiale di MO Unione Mediterranea all’indirizzo https://unionemediterraneainfo254950.r.worldssl.net/wp-content/uploads/2014/06/petizione-terra-nostra.pdf

COMUNICATO STAMPA

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21 giugno 2018, alla Camera dei deputati nel dibattito “Una legislazione per lo sviluppo del Mezzogiorno” si è parlato della petizione che MO Unione Mediterranea ha presentato a Bruxelles il 25 giugno 2015.
Ricordiamo che in occasione delle elezioni europee di Maggio 2014, abbiamo presentato la lista civica di scopo Terra Nostra con l’obiettivo di inoltrare una petizione al Parlamento europeo per l’istituzione di una commissione straordinaria d’inchiesta, che avesse il compito di monitorare e realizzare verifiche ed analisi sul territorio dell’Italia meridionale e della Sicilia.
Autofinanziandoci ed autorganizzandoci, grazie al contributo e alla volontà di quanti hanno creduto nel nostro progetto, abbiamo raccolto 10.500 firme: 10.500 nomi e cognomi veri, che hanno scelto di impegnarsi in prima persona per denunciare la disparità di trattamento riservata al Mezzogiorno da parte delle istituzioni in materia di ambiente, salute, lavoro, istruzione e tutela dei consumatori.
Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione n. 0748/2015
La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”.
Abbiamo cercato negli ultimi mesi di ottenere quanto richiesto, sollecitando in tal senso l’attuale Presidente Antonio Tajani, ma solo l’azione congiunta degli eurodeputati meridionalisti, attualmente assenti nel parlamento europeo, si potrebbe portare ad ottenere qualche risultato pratico.

Siamo felici che il lavoro di MO Unione Mediterranea stia dando i suoi frutti anche grazie a chi ha partecipato a suo tempo alla stesura della stessa e oggi continua a sostenerla anche dall’esterno, segno evidente del grande valore della petizione.

Clicca qui per scaricare la petizione

Intanto che in italia assistiamo ad “un’orgia politica” il sud rischia un gancio che potrebbe mandarlo definitivamente al tappeto.

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Un taglio ai fondi di coesione del 5%, quasi quattro miliardi di tagli, che si aggiungerebbero ai circa 2,5 miliardi che il nostro Paese rischia di perdere per effetto della proposta di dicembre di Bruxelles che li vorrebbe destinare ai Paesi che vogliono attuare le riforme strutturali.

Il pericolo per l’Italia è una sforbiciata di 6 miliardi, di cui circa 4 sono quelli che perderebbe il Sud.

Oggi, 2 maggio, quando la Commissione presenterà ai governi (in Italia non sappiamo ancora a quale) la sua proposta sul nuovo quadro finanziario dell’Unione, che dovrebbe ripartire un budget di 1.020 miliardi nei sette anni dal 2021 al 2027. Un bilancio condizionato dalla necessità di far quadrare i conti dopo la Brexit. Di Maio, Salvini, Berlusconi e Renzi, non sono ancora giunti alla divisione delle poltrone e questo potrebbe essere letale per il Mezzogiorno.
La stangata per il Sud sui fondi di coesione si tradurrebbe infatti in un taglio di 1,08 miliardi dei programmi operativi Fse (Fondo sociale europeo) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) che penalizzeranno soprattutto Puglia (360 milioni ), Campania (266 milioni) e Sicilia (265 milioni).
Per il sud si tratta di una battaglia per la sopravvivenza, il punto di non ritorno, per un territorio abbandonato dalla politica nazionale, è ormai dietro l’angolo. Già ultime in Italia le regioni del Mezzogiorno sono, secondo Eurostat, anche le ultime tra le 270 Regioni della UE.
MO Unione Mediterranea non accetterà passivamente di veder morire la propria terra.

Massimo Mastruzzo 
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

 

Comunicato Petizione Terra Nostra

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In occasione delle elezioni europee di Maggio 2014, abbiamo presentato la lista civica di scopo Terra Nostra, con l’obiettivo di inoltrare una petizione al Parlamento europeo per l’istituzione di una commissione straordinaria d’inchiesta, che avesse il compito di monitorare e realizzare verifiche ed analisi sul territorio dell’Italia meridionale e della Sicilia.

Autofinanziandoci ed autorganizzandoci, grazie al contributo e alla volontà di quanti hanno creduto nel nostro progetto, abbiamo raccolto 10.500 firme: 10.500 nomi e cognomi veri, che hanno scelto di impegnarsi in prima persona per denunciare la disparità di trattamento riservata al Mezzogiorno da parte delle istituzioni in materia di ambiente, salute, lavoro, istruzione e tutela dei consumatori.

Il giorno 25 giugno 2015 una delegazione di Unione Mediterranea ha presentato alla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea la suddetta petizione, corredata delle firme che la Lista Civica di Scopo “Terra Nostra” aveva raccolto nella circoscrizione Italia meridionale, ai sensi dell’articolo 44 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Con la petizione anche un dossier di 70 pagine, in cui si denunciavano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori) della medesima Carta.

La petizione è stata solo un primo passo di una lunga serie di azioni concrete, ed oggi abbiamo un primo risultato che vogliamo condividere con chi ha creduto e lottato insieme a Unione Mediterranea.

COMUNICATO UFFICIALE
Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione n. 0748/2015 presentata il 25 giugno 2015 a Bruxelles da una delegazione di Unione Mediterranea in rappresentanza della lista “Terra Nostra”, che in occasione delle elezioni europee del 25 maggio 2014 aveva raccolto circa 10.500 firme nelle regioni della circoscrizione Italia Meridionale, presentate a corredo della petizione stessa. La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”.

Anche se l’accoglimento delle richieste dipende ora dal Presidente del Parlamento Europeo, che dovrebbe porle all’attenzione dell’agenda dei lavori del Parlamento stesso, quanto ottenuto dalla Commissione Petizioni costituisce comunque un fatto di rilevanza storica per il Sud Italia, senza precedenti, in quanto rappresenta un riconoscimento ufficiale di come lo Stato Italiano tratta le regioni meridionali.

Nella petizione si denunciano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori), proponendo al Parlamento Europeo l’istituzione di una Commissione speciale della durata di anni tre denominata “Dignità, vita, lavoro, sicurezza, salute, ambiente e protezione dei consumatori in tutti i territori dell’Unione europea”. In particolare la Commissione dovrebbe avere il compito di:
– analizzare e valutare nell’intera area dell’Unione europea, a partire dall’Italia meridionale e dalla Sicilia, l’entità del fenomeno dell’avvelenamento dei territori da interramento dei rifiuti, affondamento di navi e altre forme di devastazione ambientale, con particolare attenzione alla qualità delle acque, dei cibi, dell’aria;
– valutare proposte per circoscrivere le aree contaminate e procedere alle bonifiche; promuovere una certificazione dei prodotti nell’interesse primario della salute dei consumatori e della tutela delle attività imprenditoriali;
– verificare il corretto utilizzo dei fondi pubblici e in particolare dei finanziamenti dell’Unione Europea;
– proporre misure adeguate che consentano all’Unione di prevenire e contrastare tali minacce, a livello internazionale, europeo e nazionale.

Nella petizione si mette in evidenza come “il popolo dell’Italia del sud vive da 154 anni una situazione di colonia interna che ha origine dall’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna nel 1861”, descrivendo brevemente i passaggi storici di tale colonizzazione, avvenuta anche con l’uso indiscriminato delle armi da parte dell’esercito Sabaudo.

È poi riportata una serie di dati dettagliati e tabelle (tra cui un estratto del drammatico rapporto SVIMEZ 2014) che arriva fino ad oggi, relativa alla situazione economica ed infrastrutturale del Sud Italia, in cui si dimostra la disparità di trattamento tra il Meridione ed il resto della penisola. Un ampio capitolo è dedicato all’inquinamento dei territori meridionali ad opera di aziende settentrionali ed europee senza scrupoli, con le ormai acclarate complicità di organi dello Stato, ed alle trivellazioni indiscriminate autorizzate dai vari governi italiani, che stanno distruggendo la possibilità di vivere in alcune zone del Paese come la Val D’Agri, e che in un futuro non lontano potrebbero minacciare la balneabilità delle nostre coste. La petizione, consistente in 71 cartelle, si conclude con altre richieste, oltre a quella di istituire una Commissione speciale: istituire una giornata alla memoria che possa restituire la dignità ad una parte della popolazione italiana che ha fortemente contribuito, obtorto collo, all’unificazione nazionale; ripartire i mezzi finanziari statali ed europei in maniera commisurata alla percentuale rappresentata dalla popolazione del Sud d’Italia rispetto alla totalità della popolazione italiana, cosa che oggi, con vari trucchi creati ad arte dai governi italiani e descritti nella petizione, non viene fatta; richiesta di un’audizione dei redattori della petizione di fronte al Parlamento Europeo per presentare in dettaglio la situazione dei nostri territori. Abbiamo cercato negli ultimi mesi di ottenere quanto richiesto, sollecitando in tal senso l’attuale Presidente Antonio Tajani, ma solo l’azione congiunta degli eurodeputati meridionali potrebbe portare ad ottenere qualche risultato pratico. Dubitiamo che questo possa accadere considerato il comportamento dei nostri rappresentanti politici, sia a Bruxelles che a Roma, propensi più agli interessi personali e di partito che a quelli generali delle popolazioni meridionali. Ma continueremo la nostra lotta per rendere giustizia a quanti hanno dovuto lasciare la propria terra e per evitare che i nostri giovani continuino a farlo.
Un ringraziamento particolare va a tutti quelli che hanno firmato e redatto la petizione.

Comitato Coordinamento Nazionale
MO Unione Mediterranea

Clicca qui per scaricare l’intera petizione in formato PDF

Catalogna: 5 domande a… Pierluigi Peperoni

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Oggi vi presentiamo il punto di vista sul referendum catalano di Pierluigi Peperoni, Segretario nazionale di Unione Mediterranea, attualmente in carica.

1. Cosa ne pensa del percorso indipendentista catalano? È un modello riproducibile per il mezzogiorno d’Italia?

Il percorso catalano è stato favorito da una diffusa consapevolezza della forte identità che li caratterizza come popolo. Abbiamo visto piazze gremite e festanti, abbiamo visto un popolo che nel momento in cui subiva la violenza vessatrice del Governo spagnolo ha saputo reagire compostamente, pacificamente, aggirando gli ostacoli posti sul loro cammino.
Risulta difficile immaginare che il mezzogiorno tutto sia pronto per intraprendere un cammino lungo un percorso così arduo, ma ci stiamo arrivando a grandi passi.

2. Quali sono i punti in comune tra il nostro sud e la Catalogna?

Al momento è difficile trovare similitudini tra due aree che per indicatori sociali, economici e per storia sono molto diverse.

3. Quali sono, invece, le differenze?

La presenza di un tessuto produttivo ricco che ha interesse a schierarsi a difesa dei propri interessi e una consapevolezza della propria identità che è molto più radicata. Loro sono una regione che ha costruito tanto, noi invece siamo sempre stati indotti a pensare che “non si può”. Inoltre la loro consapevolezza di essere popolo è certamente in una fase molto più avanzata della nostra. Nelle scuole si parla il catalano, esistono canali televisivi catalani e le insegne dei negozi sono nella loro lingua. Evidentemente questo referendum a cui, pare, seguirà la dichiarazione unilaterale di indipendenza è solo l’atto finale di un lungo percorso di autodeterminazione.

4. La differente solidità dell’economia di queste due macroregioni non impone riflessioni diverse sull’opportunità di una secessione?

Dietro ogni cambiamento storico importante vi sono ragioni economiche. La Catalogna vuole difendere il proprio “status quo” di area ricca. Noi invece subiamo sistematicamente l’attacco dei Governi che si succedono da ormai quasi 160 anni e che vanno sistematicamente a impoverire i nostri territori con scelte che penalizzano gli investimenti, l’università, i servizi.
La loro secessione è difesa dei privilegi, la nostra sarebbe affermazione dei diritti. Per noi sarebbe legittima difesa.

5. L’UE come si comporterebbe di fronte ad una tale possibilità? In particolare accetterebbe il rientro tra i Paesi membri di una nuova nazione, già ex-regione?

Esiste una questione aperta, di natura squisitamente tecnica, legata alla permanenza della Catalogna nell’Unione Europea: alcuni sostengono che continuerebbe a far parte dell’UE, altri che dovrebbe fare richiesta per rientrare. In questo caso l’ok dovrebbe arrivare dagli stati membri, inclusa la Spagna. Politicamente però l’UE avrebbe tutto l’interesse ad accogliere la Catalogna tra le proprie fila.