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PIANO DELLE AREE – Una posizione chiara a tutela dei nostri territori

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di Nicola Manfredelli

Il Piano delle Aree è innanzitutto un fattore di coesione sociale e territoriale che mette mano agli squilibri non più accettabili tra cittadini e amministrazioni pubbliche. A MO! – Unione Mediterranea sta molto a cuore il ripristino di un provvedimento che va nella direzione di individuare nei territori la sovranità decisionale sull’uso delle risorse e sulla salvaguardia dell’ambiente.

D’altronde non si chiede nulla di straordinario ma soltanto di dare attuazione a uno degli orientamenti più importanti dell’UE (purtroppo solo in minima parte preso in considerazione) che è il Principio della sussidiarietà, non solo quella verticale, che quasi sempre è a prevalenza centralistica, ma soprattutto quella orizzontale, che assegna voce in capitolo alle popolazioni locali.

Nelle regioni meridionali in particolare lo strumento del Piano delle Aree assume una valenza di notevole rilievo poiché siamo in presenza di una situazione di rischio ambientale non più sostenibile, denunciata dal nostro movimento con una PETIZIONE presentata al Parlamento Europeo, con la quale, ai sensi dell’art. 44 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE abbiamo chiesto l’istituzione di una Commissione Speciale per verificare il rispetto di tali Diritti Fondamentali nelle regioni del SUD. Sono note le vicende della Terra dei Fuochi in Campania, così come quelle delle violazioni in tante altre zone del Sud. Non ultime le violazioni in materia di concessione delle licenze offshore in Calabria e quelle che riguardano le ipotesi di disastro ambientale nei territori della Lucania dove l’impatto delle attività petrolifere sta compromettendo le risorse naturali di vaste zone.

Per tutelare i nostri territori si rende necessario introdurre strumenti normativi, regolamentari, programmatori, in grado di scongiurare ulteriori interventi che potrebbero procurare danni irreversibili. Considerato che in aggiunta alla già rilevante attività estrattiva dell’Eni e della Total, che riguarda all’incirca il 20% dell’intero territorio regionale su cui si estraggono oltre 100.000 barili al giorno di petrolio, sono in essere ulteriori richieste di autorizzazione di pozzi petroliferi da parte della Shell nell’area del Potentino. In Basilicata è in corso un’azione del consiglio regionale per concordare con le altre regioni l’approvazione di un testo di legge che possa essere presentato al Parlamento su proposta dei Consigli regionali per reintrodurre il Piano delle Aree, che nell’immediato può rappresentare un utile strumento per superare lo stato di confusione che si è determinato e le preoccupazioni circa un quadro autorizzativo che lascia campo aperto a qualsiasi intervento a forte impatto sull’ambiente.

Più in generale le azioni di sfruttamento eterodirette sul territorio si scontrano (specialmente a sud) col diritto all’autodeterminazione di chi quei territori li vive. Troppo spesso si è sacrificato un patrimonio paesaggistico, naturalistico e culturale nel nome di un presunto sviluppo che pure non ha lasciato ricchezza là dove questi processi di sfruttamento hanno avuto luogo.

NIMBY – Not In My Backyard (non nel mio giardino). Se n’è parlato anche durante il referendum del 17 aprile. L’accusa di particolarismo serve solo ad attaccare e delegittimare chi si oppone alle trivelle, togliendo peso invece alle istanze propositive di cui il piano delle aree fa parte a pieno titolo.

Tuttavia MO! – Unione Mediterranea fa presente che oltre al ripristino del Piano della Aree si rende necessario introdurre nella normativa anche strumenti di Partecipazione attiva dei cittadini prevedendo, almeno per le attività maggiormente sensibili per l’ambiente e la salute delle popolazioni, di introdurre forme obbligatorie di iniziative pubbliche, sia informative (Conferenze semestrali sullo stato dell’Ambiente) che consultive (Parere Popolare tramite consultazione dei cittadini residenti) in modo da restituire alle comunità locali la sovranità degli orientamenti sugli interventi che incidono sulla conservazione e sulla tutela dell’ambiente in cui vivono”.

#NOTRIV – MO! – Unione Mediterranea alla Camera dei Deputati

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La proposta di legge per la reintroduzione del Piano Aree è ormai in fase di pieno decollo. Il coordinamento delle sigle coinvolte nello studio e nella promozione di tale disegno di legge ha indetto una conferenza stampa a palazzo Montecitorio, presso la Camera dei Deputati, per illustrarne i contenuti.

Il nostro segretario, Pierluigi Peperoni, relazionerà in rappresentanza di MO! – Unione Mediterranea. La nostra voce si fa sentire chiaramente nelle sedi preposte. MO! – Unione Mediterranea non cederà di un passo in merito alla difesa del territorio, sposando e proponendo con totale convinzione iniziative di questo tipo e portando le ragioni della nostra terra su tutti i campi di battaglia possibili.

La conferenza stampa si terrà alle ore 16.00 e vedrà anche l’intervento di Roberta Radich (Coordinamento Nazionale No Triv), Marica Di Pierri (A SUD), Enzo Di Salvatore (costituzionalista), Paolo Carsetti (Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica), Bengasi Battisti (Associazione “Comuni Virtuosi”), Maurizio Marcelli (Fiom-Cgil), Samuele Segoni (Alternativa Libera), Marco Baldassarre (Alternativa Libera), Pippo Civati (Possibile), Annalisa Corrado (Green Italia), Alfonso Pecoraro Scanio (Fondazione UniVerde), Nicola Stumpo (PD), Stefano Fassina (SI), Serena Pellegrino (SI), Gianni Melilla (SI), Rosa Rinaldi (PRC), Maurizio Acerbo (PRC).

Unione Mediterranea sottoscrive l’appello del Coordinamento nazionale NO TRIV per il ripristino del piano delle aree

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L’abrogazione di uno strumento di salvaguardia così importante costituisce l’ennesimo scippo ai nostri danni. Abolito (senza praticamente aver mai visto la luce) dalla legge di stabilità 2016 del governo Renzi il Piano deve essere reintrodotto a tutela del patrimonio ambientale Italiano e – soprattutto – Meridionale.

MO! Unione Mediterranea crede fermamente nello sfruttamento sostenibile delle risorse del territorio, ma gli enti privati operanti nel settore obbediscono esclusivamente a logiche di mercato, spesso proponendo piani industriali che sacrificano la tutela ambientale in favore della massimizzazione del profitto.

I governi Italiani non si sono mai fatti troppi problemi a favorire questa inclinazione, specialmente quando si tratta dei territori “della colonia”. La Val D’Agri è un chiaro esempio di come vanno le cose nel “bel paese”.

Il Piano Aree è uno strumento fondamentale in difesa dei nostri territori; il giusto contrappeso alle sciagure dello Sblocca Italia; un’arma per obbligare lo stato italiano a fare – ogni tanto – gli interessi di tutti, e non solo della parte “più forte”.

E ci è stato sottratto!

 

Clicca qui per scaricare l’appello in formato PDF.