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Due Napoli, due Sud

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di Salvatore Legnante

Scrive Isaia Sales, nel suo poderoso e fondamentale saggio “Storia dell’Italia mafiosa”, che nel nostro paese parlare di mafie significa innanzitutto parlare di rapporti istituzionali con le mafie. Le organizzazioni, anzi le istituzioni criminali sviluppatesi nel Sud Italia non avrebbero avuto il successo e la durata che hanno senza un costante ed indissolubile rapporto con le istituzioni “legittime”.

Guardando la foto della candidata a sindaco di Napoli, Valeria Valente, sorridente al fianco di Denis Verdini, sodale di Nicola Cosentino, lo scritto di Sales acquisisce piena e viva sostanza. La mancanza di qualsiasi imbarazzo da parte del partito di governo, mentre suoi alleati affermano di non trovare affatto anomala la presentazione nelle liste di Ala del figlio di un boss del rione Traiano, può far comprendere cosa si appresta a diventare il Partito della Nazione, che ben potrà rappresentare le istituzioni italiane e quelle loro collusioni mai interrotte col potere criminale.

Napoli rappresenta un vero laboratorio politico per il PD: a fronte di una città data per persa, si sperimenta “lo stomaco” dei propri elettori proponendogli schemi di alleanze e candidature in linea con quelle che saranno scelte politiche per i prossimi appuntamenti elettorali, dal referendum costituzionale alle Elezioni del 2018 (o dell’anno prossimo, stando ai rumors ed agli umori di Renzi).

Non esiste alcun rispetto per la maggiore città del mezzogiorno d’Italia, non c’è alcuna presa di coscienza dei problemi che rappresentano candidature e sostegni degli impresentabili, non si pone alcuna visione sul Sud oltre alle paracule firme di Patti per fondi già assegnati e debitamente decurtati: questa è Napoli per il governo, questo è il Sud per Renzi.

Contrapposta a questa (non) visione ve ne è un’altra: quella che immagina una autonomia meridionale, che parta dal cancellare tutte le collusioni criminali, a Napoli e nel Sud. E’ questo il senso degli abbracci delle Resistenze meridionali, negli incontri del fine settimana all’Officina delle Culture di Scampia. Ciro Corona, Giancarlo Costabile, attivisti dell’antimafia reale, sociale, assieme ad Isaia Sales, al nostro Marco Esposito, a Pino  Aprile, a Luigi de Magistris: per discutere e comunicare il Sud che vuole riscattarsi, per fare massa ed esportare modelli di liberazione dalle mafie, da Napoli alla Calabria, avendo come filo conduttore l’orgoglio e la passione di gridare che queste terre sono nostre, non sono e non saranno più appannaggio dei mafiosi.

E’ l’altro laboratorio politico che sta nascendo a Napoli: l’incrocio di esperienze di orgoglio e lotte, in cui l’identità meridionale si esprime nella voglia di liberazione dagli oppressori comuni: mafiosi e politici collusi.

In una moderna riedizione della Questione Meridionale gramsciana, compito primario di queste esperienze politiche che si stanno saldando sarà quello  di combattere il modello di potere espresso da Valente e Verdini, quel saldarsi degli interessi criminogeni tra politica, imprenditoria al soldo del potente di turno, e forme di criminalità.

Qui al Sud tale modello di potere potrà trovare, da un lato, nuove forme di espansione, perché è qui che si fa sentire più forte la crisi economica, è qui che può essere più semplice cadere nei tranelli e negli accordi sporchi. Dall’altro lato, però, è proprio qui a Sud che sarà possibile sviluppare una concreta resistenza a tale tentativo: partendo da Napoli per poi propagarsi in altre realtà meridionali, sarà compito arduo ma necessario dare sostanza politica al meridionalismo del nostro tempo, immaginando nuovi spazi di partecipazione orizzontali e non verticistici, proponendo nuove politiche economiche e redistributive, nei limiti praticabili, togliendo e tagliando i tentacoli dell’affarismo e delle camorre dall’economia e dalle nostre città.

Sarà complicatissimo se non impossibile, non nascondiamocelo. Ad alcune vittorie si succederanno sconfitte cocenti, Napoli potrebbe a lungo restare un’esperienza isolata.

Noi non dovremo mai più perdere il filo da tessere assieme. Dovremo sempre trovare la nostra strada del Sud, per ribaltare la visione dell’Italia e dell’Europa totalmente nordcentrica, in termini economici, politici, sociali.

Il potere reale è altrove da qui, lo sappiamo. Ma alle loro marionette da potere dovremo opporre la nostra capacità di non arrenderci al “puzzo del compromesso morale”, e restare allegri, schietti, inclusivi, solari: in una parola, Mediterranei.

Laboratorio Napoli: i fiori del Sud.

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Una delle foto più emblematiche di questa campagna elettorale per le Amministrative è senz’altro quella scattata mercoledì 4 maggio all’Agora demA, durante la presentazione del nuovo libro di Pino Aprile, ‘Carnefici’. Oltre all’autore, sul palco c’erano Eugenio Bennato, la nostra Flavia Sorrentino, Luigi de Magistris ed Isaia Sales.

Un quadro intergenerazionale, un misto di esperienze e percorsi diversi, eppure legati insieme da un invisibile fil rouge: il Sud. C’è chi l’ha raccontato in tutte le sue tragedie, come Pino, chi l’ha cantato, chi ne ha studiato a fondo il cancro mafioso che lo affligge, e chi si appresta ad amministrarne per i prossimi 5 anni la sua città più importante, Napoli.

Sgombriamo il campo dagli equivoci. Su quel palco non tutti erano d’accordo su tutto, ed è pressoché impossibile che sarà così, anche in futuro. Ma quel palco può rappresentare davvero un inizio, un laboratorio meridionale che si oppone ai modelli attualmente dominanti, in Italia ed in Europa, modelli politici, istituzionali e culturali assolutamente nordcentrici.

Potrà essere un inizio se verrà tessuta la tela dei valori comuni, che pure quelle personalità hanno passionalmente trasmesso, durante la serata.

Il Sud potrà rappresentare un vero “soggetto di pensiero”, opponendosi al destino di “oggetto di potere”, se diventerà il terreno di incontro politico di quelle forze che non si rassegnano alle logiche di imposizione dall’alto (intendendo come ‘alto’ anche il senso geografico del termine, il Nord italico ed europeo), e che vogliono invece sviluppare un modello alternativo, che abbia come riferimenti i valori mediterranei dell’inclusione sociale, della salvaguardia dei beni comuni, della riscoperta democratica del confronto pubblico, dell’autonomia contrapposta ai diktat. E ciò potrà essere più semplice se il Sud saprà riconoscere e ricostruire l’ orgoglio di una storia e una cultura antichissima e nobilissima, a patto che questa riscoperta di sé non faccia del mezzogiorno terra di sterile rivendicazionismo.

La sfida è lanciata: per questo il progetto di Napoli Autonoma rappresenta oggi un punto di snodo fondamentale. L’autonomia è la richiesta di chi ha ritrovato la  voce e non vuole più perderla, perché ha deciso di parlare con le proprie parole, non con quelle messegli in bocca da altri.

Il Sud non è un Nord ancora imperfetto: e questo concetto deve passare in Italia e in Europa. E’ qui che potrà nascere una classe dirigente che dirà un no definitivo alle connivenze col malaffare, è qui che si potranno sviluppare nuove forme democratiche e partecipative, anche nel tempo della contrazione democratica, è qui che gli spazi e i beni pubblici potranno essere liberati dagli affaristi, è qui che si riscoprirà il senso della Politica: perché è qui, al Sud, che potrà esserci la presa di coscienza di una nuova visione del mondo.

Per questo, le elezioni amministrative del prossimo giugno a Napoli potranno rappresentare l’incipit di un capitolo nuovo della nostra storia comune.

Se sapremo avere il coraggio collettivo di ascoltarci, di tessere assieme, avremo iniziato a scrivere le pagine più importanti del nostro futuro: quelle della rivoluzione mediterranea delle coscienze.

di Salvatore Legnante